ASIA/INDIA - Respinta a libertà su cauzione per il gesuita, impegnato per i diritti dei tribali, incriminato di "sedizione"

sabato, 24 ottobre 2020 diritti umani   minoranze religiose   violenza   giustizia   politica   ordini religiosi  

popolazioni adivasi in India

Ranchi (Agenzia Fides) - Un tribunale speciale della National Investigation Agency ha respinto ieri, 23 ottobre, la richiesta di libertà su cauzione per il gesuita padre Stanislaus Lourduswamy, (detto comunemente p. Stan Swamy) attivista per i diritti dei tribali arrestato per il suo presunto coinvolgimento con i ribelli maoisti e per in moti di violenza registratisi del 2018 nel Maharashtra. L'83enne religioso, sotto custodia giudiziaria, aveva chiesto la libertà su cauzione per motivi di salute. Ora è custodito nel reparto di quarantena del carcere di Taloja, nei pressi di Mumbai.
Padre Swamy è stato prelevato dalla sua casa di Ranchi, in Jharkhand, l'8 ottobre scorso da una squadra di funzionari della NIA di Delhi. Il suo arresto ha suscitato indignazione in tutto il paese, suscitando critiche da diversi ambienti della società civile e della Chiesa cattolica. Un tribunale lo aveva mandato in custodia giudiziaria fino al 23 ottobre.
Il gesuita è stata la sedicesima persona ad essere arrestata, in base alla legge antiterrorismo, per gli episodi di violenza in Maharashtra. La violenza era scoppiata in prossimità di un monumento ai caduti nel villaggio di Bhima Koregaon, vicino a Pune il 1° gennaio 2018, presumibilmente dopo che erano stati pronunciati discorsi provocatori nella città di Pune. Secondo la NIA padre Swamy era attivamente coinvolto nelle attività del gruppi maoisti e aveva avito un ruolo nell'istigare la violenza. La polizia sostiene che il sacerdote gesuita è un membro del Partito maoista, bandito dalle autorità.
Per quanti hanno conosciuto padre Swamy, queste affermazioni sono assurde. "Alzare la voce lottare per la giustizia e la verità, a prescindere dalla religione, dalla cultura e dall'etnia a cui si appartiene: questo è l'obiettivo di padre Stan Swamy, affermano i suoi confratelli, che ricordano come il religioso abbia trascorso cinquant'anni promuovendo incessantemente i diritti i valori delle popolazioni indigene, emarginate e vulnerabili. .
Dopo aver insegnato all'Indian Social Institute di Bangalore, si era trasferito in Jharkhand, attivandosi per migliorare la vita degli adivasi (popolazioni tribali), all'interno di "JOHAR" Organizzazione Jharkhandi per i diritti umani, e impegnandosi contro il fenomeno dello spostamento forzato dei tribali dalle loro terre ancestrali. Dal 2001, p Swamy si è trasferito a Ranchi, continuando a impegnarsi a livello sociale contro il fenomeno della indebita espropriazioni e appoggiando il movimento "Pathalgadi", formato dagli indigeni. Tuttavia, il governo del partito Bharatiya Janata Party ha percepito il movimento come "anti-sviluppo" e ha dispiegato truppe paramilitari e forze di polizia per sopprimerlo. Ora il governo statale ha presentato istanze di sedizione contro 20 attivisti, tra i quali p. Swamy, sulla base dei loro interventi pubblici (o sui social media) in cui si afferma che il governo dovrebbe impegnarsi in un dialogo pacifico con gli adivasi coinvolti nel movimento Pathaldadi piuttosto che reprimerlo.
La incessante campagna del gesuita, e di altri leader, contro lo sfollamento e le violazioni dei diritti degli adivasi - compiute dal governo e da imprese interessate ad accaparrarsi i loro terreni - e la costante denuncia di disuguaglianze e ingiustizie sono i motivi alla base delle assurde accuse di sedizione che hanno portato al suo arresto.
(PA) (Agenzia Fides 24/10/2020)


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