AFRICA/TOGO - Celebrare la vita festeggiando la morte

martedì, 31 ottobre 2017 tribalismo   chiese locali   liturgia  

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Kolowaré (Agenzia Fides) – “Novembre è il mese dedicato al ricordo dei defunti e quest’anno la nostra comunità ha partecipato ad un banchetto funebre in onore di Bamela Antoinette Manaba, una delle donne più anziane di Kolowaré, deceduta all'inizio di ottobre” racconta a Fides padre Silvano Galli, SMA.
“Tali banchetti si svolgono soprattutto per onorare gli anziani, ed accompagnarli nel mondo degli antenati affinché continuino a proteggere la famiglia" , continua il missionario. "Questi riti funebri sono presenti non solo in Africa, e hanno radici lontane. Si trovavano, per esempio, presso i Romani ed erano chiamati refrigeria alludendo sia al rinfresco fisico sia alla nuova condizione celeste del defunto e alla sua felicità. I nostri cristiani hanno conservato questi riti trasfigurando il ricordo in un momento di festa comunitaria”, nota.
E racconta: “Mi faccio accompgnare da Robert, un chierichetto. Dobbiamo passare tra i campi, per raggiungere il quartiere Akonta in mezzo ai boschi. Ci stiamo dirigendo verso la casa della defunta, Bamela Antoinette, deceduta il 3 ottobre scorso. Per i funerali e le cerimonie funebri hanno atteso che tutta la grande famiglia fosse riunita. Venerdì 13 ottobre c’è stata la veglia nell’abitazione della defunta, poi funerale il giorno dopo e la domenica 15 la messa in suo suffragio. Poi il banchetto funebre. Invitati il consiglio parrocchiale, i catechisti, le varie associazioni come Legione di Maria, Rinnovamento nello Spirito, e altri. Antoinette era nata verso il 1930 nel nord del paese, a Ténéga. Sposata con Charles Alou Badjabani, si stabilisce nel sud, a Tcharébaou verso Blitta. I due sono agricoltori. Nel 1960 arrivano a Kolowaré e da allora hanno sempre vissuto a Kolowaré. Si sono sposati nella chiesa di Kolowaré il 9 agosto 1987. Il marito era deceduto dieci anni fa. Pur essendo il marito ammalato di lebbra ha avuto 8 figli, di cui sei viventi, 35 nipoti, e 19 pronipoti. Ci accoglie un grande albero poco distante dalle due abitazioni dove sono riuniti e distribuiti invitati, familiari e i vari gruppi. La festa e il banchetto è aperto a tutti. Passo a salutare i vari gruppi seduti su panche, o sotto degli alberi. La famiglia mi attendeva poco lontano. Avevano allestito, sotto alcuni alberi, un angolino con cibo, bevande. Mi siedo con loro. Ci sono i figli Nicodème, Pierre, Dominique, Paulin, Anne, Salomé, i nipoti e diversi altri membri della famiglia. La sera, alle 17 ci ritroviamo per pregare il Rosario per la defunta e la famiglia tutta. In prima fila alcuni nipotini della famiglia, poi i famliari e il gruppo di fedeli con le suore".
P. Galli prosegue: "Un proverbio kotokoli (uno dei gruppi etnici togolesi più importanti) ricorda che ‘la morte inghiotte l’uomo, ma non il suo nome e la sua reputazione’. Un altro proverbio dice che ‘è la persona che muore, non il suo nome’. La morte, dunque, è considerata in stretta continuazione e comunione con la vita. Il banchetto funebre, e il culto collettivo del defunto, diventa un momento fondamentale in cui tutta la grande famiglia, parenti, familiari e amici, si riunisce per riflettere e per prendere delle decisioni. La perdita di una persona cara non è associata soltanto al dolore, ma anche alla gioia di poter partecipare a riti che mettono in comunicazione con l'aldilà. Ecco allora la funzione del pasto funebre, celebrato da parenti e amici nella dimora del defunto, che diventa, così, un convitato invisibile: il banchetto intende essere un elemento aggregante per rinsaldare i vincoli della solidarietà e della concordia familiare”, conclude p. Silvano. (SG/AP) (31/10/2017 Agenzia Fides)


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