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2014-03-03

AFRICA/SUD SUDAN - Malakal, città di 250.000 abitanti, completamente deserta dopo gli assalti ribelli: la testimonianza a Fides di una missionaria

Juba (Agenzia Fides) – “Malakal, una città di 250.000 abitanti, è completamente deserta, non c’è più nessuno. Anche se la nostra sicurezza fosse garantita, rimanere lì sarebbe stato completamente inutile, perché non avremmo avuto nessuno da assistere” dice all’Agenzia Fides Suor Elena Balatti, missionaria comboniana, appena giunta a Juba da Malakal, capoluogo dello Stato petrolifero dell’Alto Nilo, al centro degli scontri tra i militari governativi e i ribelli fedeli all’ex Vice Presidente Riek Machar. “Gli unici presenti sono i ribelli sia pure in numero ridotto” aggiunge,
Suor Elena spiega che “Malakal è stata attaccata per ben tre volte dalle forze ribelli di Riek Machar: alla vigilia di Natale, il 14 gennaio e il 18 febbraio. Al termine di ogni attacco gli abitanti progressivamente abbandonava la città. Molti si sono rifugiati nei villaggi limitrofi, altri si sono diretti nel nord dello Stato, altri ancora addirittura verso il Sudan. Un numero limitato di persone ha trovato rifugio a Juba, la capitale, raggiungibile solo per via aerea. Infine ci sono ancora 20.000 sfollati accolti nel campo dell’ONU nei pressi della città”.
La missionaria descrive un quadro sconfortante: “la città è stata distrutta. Ho ancora in mente l’immagine del mercato cittadino con gli addobbi natalizi, poco prima dell’attacco del 24 dicembre. Adesso quel mercato non esiste più. Tutte le strutture governative sono state saccheggiate e incendiate”.
Suor Elena denuncia i crimini commessi contro i civili dai ribelli: “La violenza delle donne è diventata un crimine molto diffuso, soprattutto in quest’ultimo attacco. Prima di prendere l’aereo per Juba ho portato all’ospedale della Croce Rossa una ragazzina di 12 anni che faceva parte di un gruppo di 9 giovanissime che erano state violentate nella chiesa di Cristo Re. Dalle testimonianze della gente che si era rifugiata nella chiesa, la sera del 25 febbraio i ribelli sono arrivati a tre riprese per rapire le 9 ragazzine”.
“Nell’ultimo attacco - continua a raccontare la religiosa - i pochi abitanti rimasti, che avevano trovato rifugio nelle chiese risparmiate dagli assalti precedenti, hanno visto i ribelli assalire i luoghi di culto. In particolare gli uomini del cosiddetto ‘White Army’ sono entrati direttamente nelle chiese, oltre che nell’ospedale e nell’orfanotrofio, perché erano gli unici posti ancora da saccheggiare e dove trovare persone sulle quali esercitare la propria vendetta. Alcune persone sono state uccise nelle chiese”.
Suor Elena spiega così la decisione di abbandonare la città: “Eravamo rimaste le ultime tre suore comboniane. Dopo che anche la nostra casa è stata saccheggiata, non avevamo un posto dove abitare. Siamo rimaste, insieme ai sacerdoti locali, fino a quando una parte minima della popolazione ancora restava a Malakal. Ora che tutti sono fuggiti, anche noi abbiamo abbandonato Malakal con l’ultimo gruppo di persone, perché non c’era più ragione di rimanere in una città deserta”.
Nonostante gli accordi per il cessate il fuoco firmati ad Addis Abeba, gli scontri continuano. “I ribelli hanno dichiarato di puntare alla conquista dei pozzi di petrolio dell’Alto Nilo che sono gli unici che ancora funzionano a pieno regime. Preghiamo perché si raggiunga un accordo che faccia cessare i combattimenti, come primo passo per la pace” conclude la missionaria. (L.M.) (Agenzia 3/3/2014)

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