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2013-03-20

AFRICA/CONGO RD - Speranze e interrogativi dopo la rese di Bosco Ntaganda

Kinshasa (Agenzia Fides)- La resa di Bosco Ntaganda, capo di una fazione dell'M23, che il 18 marzo si è presentato all'ambasciata degli Usa in Rwanda, chiedendo di essere trasferito alla Corte Penale Internazionale (CPI) sta suscitando gioia ma anche interrogativi nel Nord Kivu nell’est della Repubblica Democratica del Congo.
Ci si chiede in particolare perché si sia presentato all’Ambasciata degli USA (che non hanno ratificato il trattato che ha dato vita alla CPI) e quali sono i suoi rapporti con le autorità rwandesi. “Il fatto che Bosco Ntaganda sia consegnato spontaneamente” dice all’Agenzia Fides una fonte umanitaria che opera nell’area- dimostra che è stato sconfitto sul terreno”. Ntaganda era a capo della fazione dell’M23 che intendeva continuare la guerra contro le forze congolesi. L’altra fazione dell’M23, capitanata da Sultani Makenga era invece intenzionata a negoziare con Kinshasa.
Lo scontro tra le due fazioni ha visto prevalere la linea dei di coloro favorevoli alla trattativa. “Prima di entrare in Rwanda, Ntaganda ha cercato di installarsi nel Masisi (sempre nel Nord Kivu), ma a quanto pare ha incontrato l'opposizione dei ribelli hutu dell’FDRL e ormai era stato sopraffatto dall'altra fazione dell’M23” dice la nostra fonte. “Restare nel Nord Kivu voleva dire andare incontro alla sconfitta perché i suoi uomini erano meno equipaggiati degli uomini di Makenga”.
“ Di fronte a questa situazione ha preso la decisione di rifugiarsi in Rwanda assieme ai suoi militari.
È presumibile che dietro la decisione di consegnarsi alla CPI ci sia un gioco diplomatico dietro le quinte orchestrato da USA e Rwanda”.
“Il fatto che comunque un uomo incriminato della morte di 800 civili e del massiccio reclutamento di bambini soldato non sarà più in libertà e questo è comunque una vittoria della giustizia e speriamo che possa essere da esempio per altri criminali nella RDC” conclude la fonte di Fides. (L.M.) (Agenzia Fides 20/3/2013)

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