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Asia

2004-04-30

ASIA/INDONESIA - Allarme in Indonesia: guerriglieri del gruppo radicale islamico Laskar Jihad sbarcano nelle isole Molucche per difendere i “fratelli musulmani” e combattere la “guerra santa”

Giacarta (Agenzia Fides) - E’ allarme rosso nelle isole Molucche indonesiane, sconvolte da alcuni giorni si susseguono scontri fra musulmani e cristiani: diverse fonti autorevoli contattate dall’Agenzia Fides confermano che guerriglieri del gruppo radicale islamico Laskar Jihad, provenienti da diverse parti dell’Indonesia, sono sbarcati nelle isole Molucche per difendere i “fratelli musulmani” e combattere la “guerra santa”. Secondo le fonti di Fides, altre migliaia di combattenti (oltre 12.000, secondo alcuni) si stanno preparando per sbarcare ad Ambon, inviati da organizzazioni islamiche in Surabaya, Giava orientale, Sud Sulawesi.
Gruppi di nuovi mujaheddin sono già stati avvistati nei dintorni di Ambon, capitale della Provincia delle Molucche meridionali ed epicentro della violenza. La polizia e membri dell’esercito locale, già allertati sulla presenza dei guerriglieri, si sono schierati sulle cime di una collina per fermare l’avanzata delle bande di fanatici armati, nei pressi del villaggio di Kuda Mati, prossimo alla città di Ambon. Se riuscissero a entrare in città, sarebbe una carneficina e la violenza diventerebbe “guerra aperta”, avvertono le fonti di Fides che, per motivi di scurezza devono conservare l’anonimato.
Proprio oggi il Ministro per la Sicurezza Hari Subarno ha invitato pubblicamente il gruppo a non inviare volontari nelle Molucche, ma l’appello è rimasto inascoltato. Il Laskar Jihad si era sciolto nel 2002, dopo la firma della accordo di pace.
Il pericolo che il conflitto potesse infiammarsi di nuovo, a causa di gruppi radicali giunti dall’esterno delle Molucche, era stato paventato ieri da mons. Petrus Mandagi, Vescovo di Amboina. In una intervista esclusiva all’Agenzia Fides, il Vescovo ha dichiarato: “Se vi saranno interventi esterni, come quelli del gruppo radicale islamico Laskar Jihad, il conflitto potrebbe degenerare di nuovo, con grande rammarico e sofferenza per tutti. Le autorità del governo centrale e quelle locali devono prendere in mano la situazione e impedire che ciò accada”.
Il Vescovo ha aggiunto: “Dopo tre anni di guerra, la situazione è molto delicata e la gente è ancora traumatizzata. E’ facile cedere alle provocazioni. Tutta la popolazione di Ambon ha paura. I cristiani temono di essere etichettati come indipendentisti, e identificati con i separatisti del RMS, un fatto che non corrisponde a verità. I musulmani, da parte loro, rivendicano la loro identità islamica. La guerra è ancora troppo vicina, le ferite del passato non sono rimarginate, i traumi e il lutto ancora freschi. Per questo è facile sfruttare questa situazione e riaccendere la violenza, in un contesto di riconciliazione ancora fragile”.
Oggi Mons. Mandagi, ha lanciato un nuovo messaggio di SOS, chiedendo alle Nazioni Unite per riportare la pace nelle Molucche. Il Vescovo, esprimendo tutta la preoccupazione della Chiesa locale, afferma che “sembra non vi sia una via d’uscita”: per questo domanda alle Nazioni Unite e a tutte le nazioni di “difendere i diritti del popolo di Ambon a una vita sicura nella città”.
Il testo chiede con urgenza al governo indonesiano di porre fine al più presto possibile a ogni attacco reciproco fra gruppi cristiani e musulmani, e di prendersi cura delle vittime di queste violenze, soprattutto dei rifugiati il cui numero sta aumentando di giorno in giorno.
Nel malaugurato caso in cui non si riuscisse a fermare la violenza, egli domanda alla comunità internazionale “di aiutare tutti gli abitanti di Ambon che vogliono vivere in pace, a evacuare fuori della città, fuori delle Molucche, e perfino fuori dell’Indonesia, dove potranno vivere senza paura e violenze”.
(PA) (Agenzia Fides 30/4/2004 lines 55 words 609)

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