Finora niente exploit per i movimenti indipendentisti che agitano il Canada

domenica, 25 ottobre 2026 geopolitica   nazionalismi   politica internazionale  

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Grafici sui risultati del Referendum del 1995 sull'indipendenza del Québec

Ottawa (Agenzia Fides) - Mentre in Europa singoli Stati vedono affermarsi forze e movimenti che puntano a riaffermare le istanze nazionali in chiave anti-Unione Europea a la chiusura verso i flussi migratori, in Canada pulsioni analoghe prendono la forma di spinte all’isolazionismo o al separatismo su base regionale.

In questo scenario va letto si deve leggere lo svolgimento del referendum organizzato in Alberta lo scorso 19 ottobre.
Gli abitanti di quello Stato, più di quattro milioni, sono stati chiamati alle urne per decidere se iniziare l’iter di secessione da Ottawa. L’affluenza è stata bassa, con più di un milione e novecentomila persone che si è recata alle urne e che, secondo i risultati parziali – quelli definitivi arriveranno nei prossimi giorni –, ha espresso la volontà di non iniziare nessun processo indipendentista con il 76% dei voti.
I risultati sono stati accolti con favore da parte del primo ministro canadese Mark Carney, che nelle scorse settimane aveva partecipato alla campagna elettorale contro l’opzione indipendentista. “È un grande risultato per il Canada che gli abitanti dell’Alberta abbiano scelto l’unità” queste le sue prime parole non appena sono stati pubblicati i dati parziali. Carney ha aggiunto che i risultati permetteranno al Canada di guardare avanti, diversificando il commercio e facendo diventare il Paese una potenza energetica, con lo Stato federaleo al centro di questi processi. L’Alberta infatti è un produttore di petrolio e possiede la quarta riserva di greggio al mondo.
Il primo ministro locale Danielle Smith ha commentato la pubblicazione dei risultati enfatizzando il forte supporto per rimanere nella federazione: “gli abitanti dell’Alberta hanno votato per uno Stato forte in un Canada unito” ha scritto sui suoi social. È stata proprio lei però a proporre la consultazione sul tema, spinta dalle forze secessioniste in seno al suo Partito, il Partito Conservatore Unito (Ucp).

I movimenti indipendentisti, nonostante la sconfitta, promettono di continuare a promuovere l’indipendenza. Il leader dell’Alberta Prosperity Project ha dichiarato all’Associated Press che continuerà a promuovere i benefici dell’indipendenza alla popolazione come ha fatto negli ultimi mesi, sperando di creare spazio per la causa da una secessione interna dell’Upc.
Venti di secessione soffiano non solo in Alberta, ma anche in uno stato dove tradizionalmente il tema è più sentito: il Quebec.
Il 5 ottobre, alle elezioni nello Stato a maggioranza francofona, il Parti Québécois ha ottenuto sessanta seggi su centoventisette, risultando il primo Partito. Pur non avendo ottenuto la maggioranza assoluta per governare – avrà bisogno dell’appoggio esterno di un altro Partito –, il suo leader Paul St. Pierre Plamondon ha messo subito in chiaro che cercherà di organizzare un altro referendum per l’indipendenza, dopo i due già organizzati nel 1980 e nel 1995.
St. Pierre Plamondon ha chiarito che il suo obiettivo è puntare al referendum dopo che il Presidente USA Donald Trump avrà lasciato la Casa Bianca nel 2029. Come nel caso dell’Alberta, il primo Ministro canadese Carney dopo la vittoria del Parti Québécois ha rilasciato dichiarazioni concilianti nei confronti degli indipendentisti.
A differenza dell’Alberta, in Quebec gli indipendentisti hanno più chiaramente in testa l’obiettivo dell’indipendenza. Lo stesso St. Pierre Plamondon, nel suo discorso post-elezioni, ha detto che continua a “sognare e visualizzare” il Quebec indipendente e che il suo sogno un giorno “si realizzerà.” Ma secondo molti analisti il sostegno all’indipendenza al momento è basso e si attesta attorno al 30% (nel referendum nel 1995 era risultato di poco inferiore al 50%.

Il Canada è stato il primo Paese a subire le dichiarazioni di Trump riguardanti l’espansione territoriale degli Stati Uniti. Lo stesso Carney ha cavalcato l’orgoglio canadese durante la campagna elettorale nel 2025 per vincere le elezioni. L’immagine a livello internazionale era quella di un Paese compattato in reazione alle dichiarazioni del suo vicino meridionale. Proprio per questo i movimenti indipendentisti non sembrano gettare troppe ombre sull’’immagine che Ottawa ha dato di sé. Resta da vedere soltanto come le cose evolveranno nel breve e medio periodo. (CG) Agenzia Fides 25/10/2026)


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