di Marie- Lucile Kubacki
Parigi (Agenzia Fides) - Lo storico Martin Dumont ha appena pubblicato un’opera dedicata alla lunga storia dei rapporti tra i papi e la Francia (La France dans la pensée des papes, Éditions du Cerf).
In occasione del viaggio di Leone XIV in Francia, Dumont ripercorre le tappe fondamentali di tale rapporto, dalla formula sulla Francia «figlia primogenita della Chiesa» alle successive riflessioni dei papi di fronte alle trasformazioni del cattolicesimo francese. A suo avviso, la visita di Leone XIV si inserisce in una Francia diventata, secondo le parole di Papa Francesco, «una periferia da evangelizzare», ma anche in un contesto di ridefinizione del cattolicesimo.
Attraverso la storia dei viaggi pontifici, Martin Dumont sottolinea così un filo conduttore che rimane di attualità: al di là della difesa di un’eredità culturale o di un’influenza, la vocazione della Chiesa in Francia è quella di ritrovare un «nuovo slancio missionario», attingendo ai propri tesori spirituali per annunciare Cristo e servire i popoli.
Il Suo libro ripercorre la storia lunga e spesso movimentata dei rapporti tra i papi e la Francia. Alla luce di questa storia, quali sono i segni dei tempi che connotano la visita di Leone XIV rispetto a quelle di altri Vescovi di Roma?
- Se pensiamo ai viaggi di Francesco a Marsiglia (settembre 2023) e ad Ajaccio (dicembre 2024), le poste in gioco sono diverse, anche se la Corsica di Francesco e il santuario di Lourdes di Leone XIV sono più legati di quanto si possa credere, grazie alla devozione popolare. È piuttosto con la visita di Benedetto XVI nel 2008 a Parigi e a Lourdes che si nota il salto temporale: la pratica religiosa era già crollata nel 2008, ma i dati non sono affatto migliorati da allora, rendendo oggi la Francia «una periferia da evangelizzare», secondo le parole di Papa Francesco. La visita di Papa Leone, tuttavia, si inserisce in un contesto particolare, sia per l’avvicinarsi di una campagna presidenziale che si preannuncia particolarmente tesa, sia per un cattolicesimo in fase di riorganizzazione, attraversato da correnti contraddittorie. Tuttavia, è noto a tutti che Leone XIV è un agostiniano, il cui programma pontificio è improntato alla pace («la pace, disarmata e disarmante») e il cui spirito si riassume in «due cuori in uno».
La Francia è stata a lungo definita la «figlia primogenita della Chiesa», espressione oggi discussa ma ancora presente nell’immaginario cattolico. Cosa rivela questa formula sull’evoluzione del legame tra la Chiesa di Roma e la società francese contemporanea?
- «Figlia primogenita della Chiesa, ma non la più fedele», affermava papa Francesco nel 2016, riassumendo in qualche modo l’equilibrio romano attraverso l’uso di un’espressione storicamente superata per rivolgere elogi o rimproveri a un popolo cattolico di una nazione amata. Per quanto riguarda il monarca («figlio primogenito della Chiesa») sotto l’Ancien Régime, l’espressione nacque nel XIX secolo dalla penna di Frédéric Ozanam, uno dei fondatori della Società di San Vincenzo de’ Paoli, e poi dalle prediche di padre Lacordaire a Notre-Dame. Resa popolare da papa Leone XIII nel 1896, in occasione del 14° centenario del battesimo di Clodoveo, essa costituisce per Roma un modo per prendere atto dei successivi cambiamenti di regime avvenuti in Francia e, al contempo, per rivolgersi regolarmente in tal modo al popolo cristiano: i regimi politici passano, i credenti rimangono, per esortare o incoraggiare alla fedeltà a Cristo e alla Sede di Pietro.
Al di là dei rapporti tra la Santa Sede e lo Stato francese, quali sono stati i momenti più significativi verificatisi durante le visite? Quali parole dei papi hanno contribuito a risvegliare la coscienza cristiana?
- La mente corre ovviamente in primo luogo all’appello di Giovanni Paolo II al Bourget il 1° giugno 1980: «Francia, figlia primogenita della Chiesa, sei fedele alle promesse del tuo battesimo?». La frase riecheggia ancora oggi, tanto è stata ripresa periodicamente. Ma altri momenti hanno segnato i viaggi pontifici, dal richiamo alla «laicità positiva» di Benedetto XVI all’Eliseo nel 2008 e al ruolo del cristianesimo nella cultura europea nel suo discorso al College des Bernardins (2008), fino all’indignazione di Francesco a Marsiglia di fronte alla «globalizzazione dell’indifferenza » di fronte all’accumularsi delle vittime tra i migranti nel Mediterraneo, passando per l’omaggio alla libertà di coscienza di fronte ai totalitarismi nel discorso di Giovanni Paolo II all’Unesco nel maggio 1980 e per quel discorso senza parole che fu l’emozione manifestata da Benedetto XVI durante la visita alla casa dei genitori di Bernadette Soubirous.
La storia missionaria francese ha segnato profondamente il cattolicesimo. Leone XIV proviene dagli Stati Uniti, e da una storia missionaria diversa, pur se segnata all’inizio da una certa influenza francese. Con quali parole Leone XIV può interpellare la Chiesa di Francia alla luce di queste due storie parallele?
- Può essere utile un riferimento alla storia personale di Papa Leone e a *Libres sous la grâce*, un volume di testi scritti dall’allora padre Robert Prevost. Nel 2003, in occasione dell’apertura dell’incontro delle circoscrizioni agostiniane d’Europa, egli affermò allora di «provare una certa riluttanza a parlare troppo, poiché non sono europeo (che Dio ci preservi, si potrebbe pensare, dal fatto che un americano dica agli europei cosa devono pensare!)». Ora Prevost è diventato Papa, e i francesi a Parigi e a Lourdes, così come gli europei a Metz, dovranno ascoltarlo! Ma è piuttosto alla luce della sua esperienza peruviana e di priore generale degli Agostiniani che occorrerebbe considerare le cose, immergendosi nei testi di Prevost. In particolare le sue parole a Brno, nel settembre 2006, sulla vicinanza del pastore alle popolazioni e ai cristiani, il senso della preghiera, il non guardare indietro; o quelle sul fatto che «la missione non è il successo, ma l’annuncio del Regno», pronunciate nell’omelia a Biñan,, nel settembre 2010… Spesso lo si dimentica: quarant’anni fa Giovanni Paolo II a Lione aveva già espresso questo concetto, sulla scia di Paolo VI: «Chiesa di Francia, lasciatevi interpellare dalle giovani Chiese, quelle che i vostri missionari sono andati a fondare. Forse hanno un nuovo slancio da darvi!»
Nel suo libro, quale lezione principale offre la storia dei rapporti tra i papi e la Francia per la missione della Chiesa oggi?
- Forse si potrebbe trovare una sorta di sintesi nel Messaggio inviato da Leone XIV nel maggio 2025 ai vescovi di Francia in occasione del centenario delle canonizzazioni di Jean Eudes, Teresa di Lisieux e del parroco d’Ars, in cui esortava i cattolici francesi a interessarsi alla propria storia e ad attingere ai tesori spirituali per suscitare un «nuovo slancio missionario». Infatti, i vari richiami rivolti da Roma alla «Figlia primogenita della Chiesa», dal futuro Pio XII a Notre-Dame (1937) fino a Papa Francesco e Leone XIV, non hanno avuto altro intento se non quello di sottolineare questo aspetto: la «vocazione» della Francia è innanzitutto e soprattutto spirituale e caritatevole, dedicata all’annuncio dell’amore di Cristo per gli uomini. (Agenzia Fides 25/9/2026)