AFRICA/SUDAN - Primo arresto di un capo islamista a seguito delle pressioni statunitensi

lunedì, 16 marzo 2026

Khartoum (Agenzia Fides) – Il governo sudanese ha arrestato ieri, 15 marzo, Enagi Abdullah, un importante leader islamista e comandante di un gruppo di paramilitari che combattono al fianco dell'esercito.
Durante un raduno per il Ramadan, Abdullah il 3 marzo aveva dichiarato l'esplicito sostegno del suo gruppo all'Iran nel suo confronto con Israele e gli Stati Uniti, ribadendo al contempo il forte appoggio al movimento palestinese Hamas.
L’arresto di Abdullah è avvenuto all’indomani dell’inserimento della Fratellanza Musulmana sudanese nella “lista nera” statunitense come gruppo "terroristico", accusandola di ricevere sostegno dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) dell'Iran (vedi Fides 10/3/2026).
Il generale Abdel Fattah al-Burhan, comandante in capo delle Forze Armate sudanesi, aveva preso le distanze dal gruppo in seguito a tali dichiarazioni. Burhan ha affermato che l'esercito non avrebbe permesso a nessuna entità politica di parlare a suo nome e ha ordinato l'adozione di provvedimenti legali contro chiunque tentasse di rappresentare la posizione ufficiale dell'esercito.
Gruppi e movimenti legati alla Fratellanza Musulmana rimangono influenti all’interno delle istituzioni sudanesi controllate dal generale Burhan,, specie nelle agenzie di sicurezza e d'intelligence e nella magistratura.
Il governo di Khartoum potrebbe avere difficoltà ad attuare le misure imposte dagli Stati Uniti – come il congelamento dei conti correnti della Fratellanza o la limitazione della libertà di movimento dei loro capi - a causa della penetrazione ideologica del movimento all'interno del corpo ufficiali, che risale fin dagli anni ’70 del secolo scorso.
Per quanto riguarda i rapporti con la Repubblica Islamica dell’Iran, i Fratelli Musulmani sudanesi hanno avuto un approccio ondivago. Fino ai primi anni ’10 di questo secolo il Sudan è stato un importante alleato iraniano nell’Africa orientale. Poi con il rafforzarsi dell’ala militare nel regime di Khartoum, c’è stata una rottura dei rapporti, complice di petrodollari provenienti dalle Monarchie arabe del Golfo. Ma la componente islamista del regime ha comunque mantenuto i contatti con Teheran, anche durante la guerra in Siria, dove le forze iraniane appoggiavano il regime di Assad, contro la ribellione nella quale c’era una forte componente della locale Fratellanza Musulmana. (L.M.) (Agenzia Fides 16/3/2026)


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