Abuja (Agenzia Fides) – “L’insicurezza colpisce tutti i nigeriani, non solo i cristiani” dice Mons. Matthew Man’oso Ndagoso, Arcivescovo di Kaduna, Presidente della Catholic Bishops Conference of Nigeria (CBCN) che ha rilasciato un’intervista all’Agenzia Fides.
D. L’arcidiocesi di Kaduna è stato particolarmente colpita negli ultimi mesi da rapimenti di massa (vedi Fides 12/2/2026), ma sono intere zone della Federazione nigeriana vivono da tempo nell’insicurezza. Secondo lei a cosa è dovuta?
R. All’origine delle violenze vi sono diversi cause, dall’ignoranza ai conflitti per il controllo delle terre tra agricoltori e allevatori, alla povertà diffusa che fa sì che molte persone aderiscono a bande criminali. Queste si vede soprattutto nel dilagare dei sequestri di persona a scopo di riscatto. È un fenomeno puramente criminale che non fa distinzione di persona: ognuno può essere vittima di queste bande. Oltre a questi fattori occorre tenere conto che vi sono diverse aree della Nigeria dove il governo non è presente e dove quindi attori non statali possono facilmente prenderne il controllo e farne delle basi da dove possono colpire altre aree.
D. Le violenze quindi colpiscono tutti senza distinzioni di appartenenza religiosa.
R. Il problema dell’insicurezza in Nigeria è complesso, specialmente nel nord del Paese. Il fattore geografico ha la sua importanza. Vi sono zone dove la presenza dei cristiani è maggioritaria come ad esempio la Middle Belt, sono questi ultimi a essere maggiormente colpiti dalle violenze commesse da bande armate o dai jihadisti. Viceversa nelle aree a maggioranza musulmana, come quelle del Nord-est, sono questi a essere più colpiti dalle violenze. Quindi l’insicurezza generalizzata colpisce non solo i cristiani ma pure i musulmani.
D. Che impatto ha sulla vita della Chiesa questa situazione?
R. Nelle aree maggiormente insicure la vita della Chiesa ne ha fortemente risentito. Ad esempio nella mia diocesi, quella di Kaduna, numerose stazioni missionarie non sono funzionanti perché gli operatori pastorali, sacerdoti, religiosi e catechisti, non possono muoversi liberamente in sicurezza.
La Chiesa non vive separata dal resto della società, quindi nelle zone maggiormente colpite dall’insicurezza la Chiesa come il resto della popolazione risente con forza di questa situazione.
D. Di recente l’Amministrazione statunitense ha designato la Nigeria come un “Country of Particular Concern (CPC) per le persecuzioni dei cristiani. Cosa ne pensa?
R. La Nigeria è un Paese di particolare preoccupazione perché la minoranza cristiana nel nord è discriminata in diversi modi. In particolare nel nord-est i cristiani trovano delle restrizioni nell’essere assunti in certi posti di lavoro, oppure vi sono forti limitazioni per l’acquisto di terreni sui quali costruire chiese, mentre le aree a predominanza cristiana sono abitualmente trascurate. Quindi per questo motivo si può dire che vi siano forme di persecuzioni contro i cristiani in quelle particolari aree del nord, ma non in tutta la Nigeria.
D. A suo parere il governo nigeriano sta adottando politiche soddisfacenti per affrontare l’insicurezza?
R.Lo scorso mese il governo federale ha dichiarato di aver allocato risorse per potenziare le forze di sicurezza. Ma nonostante questo pensiamo che il governo possa fare di più per garantire la sicurezza dei nigeriani. Dall’altronde l’esercito nigeriano ha svolto efficaci missioni di sicurezza e di peacekeeping in altri Paesi, non si vede perché non possa essere altrettanto efficace nel proprio Paese. (L.M) (Agenzia Fides 12/3/2026)