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Città del Vaticano (Agenzia Fides) - In un tempo in cui la costruzione delle “narrazioni” viene talvolta utilizzata per rimuovere o manipolare la realtà dei fatti, la testimonianza cristiana può come sempre «rischiarare ogni ombra», illuminando anche «le tenebre più fitte».
Lunedì dell’ Angelo 2026. Dopo la celebrazione della Paqua, rivolto alla moltitudine raccolta in Piazza San Pietro, Papa Leone ha preso spunto dal Vangelo letto nella liturgia del giorno per riproporre nei suoi tratti elementari la natura propria dell’annuncio cristiano, affidato alla nuda e inerme autenticità di testimoni inviati nel mondo a annunciare che «Cristo è risorto».
Il brano del Vangelo secondo Matteo letto nelle messe celebrate oggi giustappone la testimonianza delle donne - Maria di Màgdala e Maria di Cleofa - che allontanandosi dal sepolcro vuoto «hanno incontrato il Risorto», e quello delle guardie, corrotte dai capi del sinedrio che chiedono loro di spargere la diceria secondo cui i discepoli stessi avrebbero trafugato e fatto sparire il corpo di Cristo dal sepolcro. «Le prime annunciano la vittoria di Cristo sulla morte; le seconde annunciano che la morte vince sempre e comunque. Nella loro versione, infatti, Gesù non è risorto, ma il suo cadavere è stato rubato».
Il contrasto - ha rimarcato il Pontefice -«fa riflettere «sul valore della testimonianza cristiana e sull’onestà della comunicazione umana. Spesso, infatti, il racconto della verità viene oscurato da fake news, come si dice oggi, cioè da menzogne, allusioni e accuse senza fondamento». Davanti a tali ostacoli - ha riconosciuto il Vescovo di Roma - la verità non rimane comunque occultata, ma «ci viene incontro, viva e raggiante, illuminando le tenebre più fitte».
Come alle donne giunte al sepolcro - ha ricordato il Successore di Pietro - «anche a noi oggi Gesù dice: “Non temete! Andate ad annunciare”. Egli stesso diventa «la buona notizia da testimoniare nel mondo». Ed è cruciale che l’annuncio raggiunga soprattutto «quanti sono oppressi dalla malvagità, che corrompe la storia e confonde le coscienze», come accade «ai popoli tormentati dalla guerra, ai cristiani perseguitati per la loro fede, ai bambini privati dell’istruzione».
Prima di recitare la preghiera mariana del Regina Coeli, il Vescovo di Roma ha ricordato anche «alla luce del Risorto» e «con particolare affetto» Papa Francesco, «che proprio il Lunedì dell’Angelo dello scorso anno ha consegnato la vita al Signore. Mentre facciamo memoria della sua grande testimonianza di fede e di amore» ha aggiunto Papa Prevost «preghiamo insieme la vergine Maria, Sede della sapienza, perché possiamo diventare annunciatori sempre più luminosi della verità».
(GV) (Agenzia Fides 6/4/2026)