ASIA/IRAQ - Gruppo USA a Trump: Creare “zone protette” per i cristiani iracheni fa parte dei nostri “interessi di sicurezza nazionale”

martedì, 14 febbraio 2017 medio oriente   chiese orientali   minoranze religiose   jihadisti  

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Washington (Agenzia Fides) – La nuova amministrazione USA è chiamata a favorire in ogni modo la creazione di una “zona protetta” per i cristiani iracheni nella Piana di Ninive, e di altre “aree di sicurezza” destinate a yazidi e turcomanni. E questo perchè cristiani, yazidi e turcomanni sono “alleati naturali degli Stati Uniti”, e la protezione di queste comunità minoritarie non solo rientra tra “gli interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti”, ma è anche “coerente con i valori del popolo statunitense”. Sono questi gli argomenti utilizzati nell'appello rivolto di recente all'amministrazione Trump dall'organizzazione no profit USA In Defense of Christians (IDC), che individua come possibili aree protette destinate alle minoranze, oltre alla Provincia di Ninive, anche le province nordirachene di Tal Afar e Sinjar. Il Presidente Trump” si legge nel testo diffuso da IDC - ha affermato che adotterà le misure necessarie per proteggere i cristiani in Medio Oriente. Questo può iniziare con la creazione di una zona di sicurezza nella Provincia di Ninive,p er aiutare quelle comunità religiose minoritarie perseguitate a ricostruire le loro vite. I cristiani, yazidi, e turcomanni” continua il documento dell'organizzazione USA “sono gli alleati naturali della Stati Uniti, e la protezione di queste comunità non fa solo parte degli interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ma è anche coerente con i valori del popolo statunitense”. Per riaffermare che cristiani, yazidi, e altre minoranze in Iraq rappresentano “alleati affidabili” per gli Stati Uniti, i responsabili di IDC fanno notare che dal 2003, anno dell'invasione USA dell'Iraq, in quel Paere “non ci sono state vittime statunitensi per mano di yazidi, cristiani, o turcomanni”. I responsabili di IDC suggeriscono anche di creare le “zone di sicurezza” destinate alle minoranze attraverso i coinvolgimento di una “forza multinazionale”, che potrebbe iniziare a costituirsi a partire dalle “truppe della coalizione” già presenti nella regione. A giudizio di In Defence of Christians, “Ci sono precedenti interventi di questo tipo da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati” che potrebbero essere utilizzati “come modelli per proteggere queste minoranze etniche e religiose in Iraq”.
In Defense of Christians aveva già promosso lo scorso settembre a Washington (vedi Fides 10/9/2016) una Convention nazionale dedicata al tema “Oltre il Genocidio. Preservare la cristianità in Medio Oriente" (“Beyond Genocide: Preserving Christianity in Middle East”). In quell'occasione, aveva già preso forma l'idea di far pressione sul Congresso Usa affinchè appoggiasse la creazione di una “zona protetta” per le minoranze religiose nella Piana di Ninive, con il consenso delle autorità locali e in collaborazione sia con il governo centrale di Baghdad che con i responsabili politici della Regione autonoma del Kurdistan iracheno. Congressisti Usa di diverso schieramento, presenti alla Convention - organizzata in collaborazione con sigle come Philos Project. l'Armenian National Committee of America e l'Institute of Global Engagement – in quella circostanza avevano già espresso il loro appoggio all'iniziativa. A stretto giro (vedi Fides 12/9/2016), reazioni negative nei confronti di tale strategia erano arrivate da settori politici iracheni: l'intenzione di presentare al Congresso USA una risoluzione sostenuta da politici sia repubblicani che democratici per chiedere l'istituzione di una provincia autonoma nella Piana di Ninive “sotto la bandiera della protezione delle minoranze”, era stata bollata dalla parlamentare sciita Ferdous al Awadi, rappresentante molto attiva dell'Alleanza nazionale Irachena, come un tentativo di mettere in atto “l'infame progetto di Joe Biden di dividere l'Iraq e indebolirlo”. Gli Stati Uniti – aveva dichiarato a fonti irachene la rappresentante politica sciita - “si stanno preparando a dividere l'Iraq attraverso un piano già predisposto, che dovrà essere realizzato dopo la sconfitta dell'autoproclamato Stato Islamico (Daesh)”. (GV) (Agenzia Fides 14/2/2017).


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