ASIA/MYANMAR - L’Arcivescovo Bo: “Comunicare la misericordia significa ascoltare la nostra gente”

martedì, 14 giugno 2016 diritti umani   minoranze religiose   giubileo della misericordia   giustizia   pace  

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Yangon (Agenzia Fides) – “Abbiamo bisogno di ascoltare la nostra gente in Myanmar: i musulmani, i Rohingya, il Ma Ba Tha, la Lega nazionale per la Democrazia, la società civile, anche quanti sono contro la democrazia. L’ascolto è il primo compito della comunicazione: serve a costruire ponti di guarigione, ad abbattere i muri del fraintendimento, a includere gli esclusi”: lo ha detto l’Arcivescovo di Yangon, il Card. Charles Maung Bo, durante la Messa celebrata il 12 giugno in occasione della Giornata per la comunicazione, a cui hanno partecipato i Vescovi cattolici, i superiori religiosi e tutte le persone impegnate nelle varie diocesi birmane nel campo della comunicazione.
Nel messaggio offerto all’assemblea e inviato dal Cardinale all’Agenzia Fides, Mons. Bo ha ricordato: “I conflitti continuano a imperversare nella terra delle popolazioni shan, kachin e karen: abbiamo bisogno di ascoltare le cause profonde di questi conflitti, abbiamo bisogno di costruire ponti tra culture, abbiamo bisogno di portare la misericordia ai campi profughi, abbiamo bisogno di portare giustizia nelle miniere di giada, dobbiamo portare la pace nelle aree prese dal traffico di droga. Abbiamo bisogno di ascoltare le vittime, ma anche gli autori di crimini contro l'umanità e comunicare il messaggio di speranza. In quest'anno giubilare il messaggio della misericordia deve procedere accanto al messaggio della pace”
“Negli ultimi sessanta anni – ha ricordato il Porporato – le comunicazioni sono state soffocate, e il Myanmar è sprofondato in un tunnel di cultura del silenzio. L'alba della democrazia è una benedizione, che porta grandi obblighi anche per la Chiesa cattolica, unica organizzazione diffusa in tutta la nazione, da Nord a Sud. Tale obbligo è portare la misericordia, annunciare la misericordia”; soprattutto “ai rifugiati, ai migranti, alle vittime della tratta e della droga, alle vittime della violenza etnica e della povertà”. Un tempo costretta al silenzio, oggi la Chiesa porta “l'eloquenza della misericordia attraverso la comunicazione”, ha concluso. (PA) (Agenzia Fides 14/6/2016)


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