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2014-05-02

ASIA/SIRIA - Anche un cristiano prova a candidarsi alle elezioni presidenziali di giugno

Damasco (Agenzia Fides) - Shamih Mikhael Moussa, nato a Btaiha nel 1963, è il primo cristiano che prova a correre per la carica di Presidente della Repubblica Araba di Siria. Le elezioni presidenziali, destinate fatalmente a confermare in carica il Presidente Bashar al-Assad, si svolgeranno il 3 giugno. I termini per sottoporre la propria richiesta di candidatura alla Corte costituzionale sono scaduti il primo maggio. Le richieste pervenute entro i termini di presentazione hanno portato a 24 il numero dei potenziali candidati, tra i quali figurano 2 donne. Adesso ognuno di loro dovrà riuscire a raccogliere l'appoggio scritto di almeno 35 dei 250 membri dell'Assemblea parlamentare per fare in modo che la sua richiesta di candidatura sia accolta. Nel parlamento 161 dei 250 parlamentari siriani appartengono al Partito Baath, guidato dal Presidente Assad.
Il villaggio nativo di Shamih Mikhael Moussa si trova sulle alture del Golan, che furono occupate da Israele nella guerra dei 1967. La Costituzione siriana in vigore dispone che il Presidente della Siria debba essere un musulmano sunnita, ma la legge elettorale per le elezioni del 2014, che è stata approvata in Parlamento nel marzo 2013, non ha incluso nei suoi paragrafi alcun riferimento vincolante riguardo all'appartenenza religiosa dei canditati alla Presidenza.
E' previsto che la Corte costituzionale renda nota la lista ufficiale dei candidati il 6 maggio, passati 5 giorni dalla scadenza dei termini di presentazione delle candidature. Tutte le candidature saranno esaminate a partire dalle norme elettorali in vigore. Fonti locali contattate dall'Agenzia Fides confermano che, a parte Assad, i nomi degli altri candidati sono sconosciuti alla maggioranza della popolazione, e buona parte di loro verranno esclusi dalla competizione elettorale dalla Corte costituzionale. Un limitato consenso potrà essere raccolto presso l'elettorato femminile da una delle due candidate, se i loro nomi non verranno cassati dalla Corte costituzionale.
La prima elezione presidenziale con diversi candidati è stata messa in programma in un Paese dilaniato dalla guerra civile, con ampie aree controllate dalle fazioni dell'opposizione, a partire da quelle di marca islamista. Secondo quanto stabilito dalla commissione elettorale, coloro che sono usciti “illegalmente” dal Paese non saranno ammessi al voto. Il Presidente Assad punta a essere riconfermato con ampio consenso per dimostrare che la maggior parte del popolo siriano ancora lo appoggia. Gli organi vicini al regime presentano come un passo significativo verso la democrazia la prossima scadenza elettorale - bollata dalle opposizioni come una farsa – e la possibile presenza di donne nella lista ufficiale dei candidati. (GV) (Agenzia Fides 2/5/2014).

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