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2013-07-12

ASIA/LIBANO - Sondaggio: cresce l'insofferenza verso i rifugiati siriani

Beirut (Agenzia Fides) – il 54 per cento dei libanesi auspica che le frontiere del proprio Paese siano sbarrate all'afflusso di nuovi rifugiati provenienti dalla Siria. E ben il 90 per cento di loro preferirebbe vedere cancellata la libertà d'accesso senza restrizioni che finora il Libano ha garantito a chi fugge dalla guerra civile siriana. Sono dati eloquenti quelli registrati dal sondaggio promosso dalla Fondazione di ricerca norvegese Fafo e appena pubblicato sulle reazioni suscitate nella popolazione libanese dall'ondata di profughi in fuga dalla guerra siriana. Secondo i test effettuati a maggio su un campione di 900 persone rappresentativo del mosaico etnico-religioso libanese, i motivi del crescente malcontento sono principalmente di ordine economico e sociale: l'82 per cento d'interpellati ritiene che i rifugiati tolgano il lavoro ai libanesi provocando la caduta dei salari, mentre per il 66 per cento la loro presenza prolungata è destinata a mettere in crisi la gestione delle risorse idriche e energetiche del Paese. Alcuni dati evidenziano il crescere di pulsioni xenofobe: più dell'80 per cento degli interpellati considera negativamente l'eventualità che i propri parenti sposino un siriano o una siriana, mentre il 53 per cento è preoccupato dall'idea che i bambini siriani siano ammessi a frequentare le stesse classi scolastiche dei propri figli.
Padre Simon Faddoul, Presidente di Caritas Libano, non considera sorprendenti i risultati del sondaggio: “Purtroppo” riferisce il sacerdote libanese all'Agenzia Fides “c'era da aspettarselo. In Libano ci sono più di un milione di rifugiati siriani. Secondo alcuni la loro cifra sale fino a un milione e mezzo, e i libanesi sono solo quattro milioni e mezzo. Il Libano è troppo piccolo per sopportare un afflusso così pesante, che sta impattando la vita della popolazione dal punto di vista economico e delle sicurezza e rischia di contribuire alla destabilizzazione del fragile equilibrio politico. Questa è la realtà. La comunità internazionale dovrebbe farsi carico delle conseguenze del conflitto siriano, favorendo una redistribuzione dei profughi siriani in altri Paesi e allentando la pressione che ora pesa esclusivamente sulle nazioni confinanti” (GV) (Agenzia Fides 12/7/2013).

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