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2013-04-19

ASIA/BANGLADESH - Un Vescovo: “La società non vuole una nuova legge sulla blasfemia”

Chittagong (Agenzia Fides) – “Molte differenti organizzazioni nella società civile hanno avviato iniziative pubbliche per dire no alla nuova proposta di legge sulla blasfemia. In generale la gente non è favorevole, ma solo alcuni gruppi radicali la propongono. Come Chiesa cattolica e altre minoranze apprezziamo il passo del governo: ha detto che è impossibile introdurla”: è quanto dichiara all’Agenzia Fides Mons. Lawrence Subrato Howlader, Vescovo Ausiliare Chittagong, mentre una nuova imponente manifestazione pro-blasfemia è stata annunciata dai gruppi islamici radicali per il 4 e 5 maggio prossimo. La proposta di legge presenta 13 richieste, molte delle quali, notano gli difensori dei diritti umani “sono in contrasto con la costituzione del Bangladesh”. Si propone la pena di morte per chiunque sia colpevole di blasfemia verso la religione islamica; si vuole impedire alle donne di lavorare con gli uomini, vietare tutte le attività culturali che diffamano l'islam, rendere obbligatoria l'educazione islamica, tutte proposte che porterebbero a “una talebanizzazione del Bangladesh”.
Il Vescovo spiega a Fides: “Come cristiani siamo contrari anche perché uno dei punti della legge è rivolto proprio contro di noi e vorrebbe impedire a sacerdoti e fedeli di recarsi nei villaggi per promuovere opere sociali e attività”. “Ma il governo ha detto chiaramente che non potrà approvare questa legge – prosegue – e che intende mantenere un giusto approccio verso tutte le religioni. Altrimenti il paese farebbe un passo indietro di 60 anni”. Secondo il Vescovo “i diritti umani, la libertà religiosa, il diritto e la dignità della donna sono principi fondamentali che non possono essere fermati o negati con una legge”.
Il Vescovo risiede a Chittagong che è la patria del movimento “Hefajat-e-Islam”, nuovo gruppo radicale che cerca di imporre la legge islamica nel paese, ed è fra i promotori della legge. “Sono piccoli ma potenti, e cercano di aumentare la loro influenza nella società”, in un paese al 90% musulmano. “Con i musulmani moderati va avanti il dialogo interreligioso, e in campo sociale lavoriamo tranquillamente a fianco di organizzazioni musulmane. Questi gruppi estremisti invece rifiutano qualsiasi relazione con noi”, spiega.
“Continuiamo a pregare e restiamo prudenti. Quando vi sono manifestazioni di protesta ci teniamo molto lontani dalle zone calde, che potrebbero esplodere in violenza”, conclude. (PA) (Agenzia Fides 19/4/2013)

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