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Asia

2013-02-19

ASIA/BANGLADESH - Società civile e comunità religiose: urge una legge anti-discriminazione

Dacca (Agenzia Fides) – Il diritto alle “pari opportunità” e all’uguaglianza sono principi sanciti dalla Dichiarazione universale Onu sui diritti dell'uomo e garantiti dalla Costituzione del Bangladesh. Ma, nonostante ciò, la discriminazione in Bangladesh persiste ed è dilagante: tocca la violenza di genere, il mancato accesso all’istruzione, il rifiuto per motivi di casta o di religione. Per questo urge nel paese un specifica “legge anti-discrimianzione” che fermi tali pratiche e punisca quanti ancora la promuovono. E’ l’appello lanciato dalla società civile del Bangladesh, sostenuto e condiviso anche da comunità, associazioni e leader religiosi, cristiani e non. Il documento, pervenuto all’Agenzia Fides, è firmato da numerose organizzazioni sociali bengalesi come “Bangladesh Legal Aid and Services Trust” (BLAST), “FAIR”, “Bangladesh Horijon Oikko Porishod”, “Manusher Jonno Foundation” e altri movimenti che difendono i diritti dei dalit.
L’appello nota, in primis, la discriminazione basata sulle caste: il divieto costituzionale di discriminazione di casta non viene applicato e le gerarchie castali, con le discriminazioni connesse, è largamente presente sia fra i musulmani che fra le popolazioni indù in Bangladesh. La maggior parte dei dalit vivono ben al di sotto della soglia di povertà e hanno accesso molto limitato ai servizi sanitari e di istruzione. Altra discriminazione è quella basata sulla razza o sul gruppo etnico: le popolazioni indigene in Bangladesh continuano a subire forti discriminazioni, sono vittime di “land grabbing” (espropriazione indebita di terreni) e i loro diritti sono costantemente negati
Altrettanto forte è la discriminazione su base religiosa: sebbene la Costituzione disegni un sistema politico laico, l'Ottavo emendamento alla Costituzione dichiara l’islam “religione di stato” creando, di fatto “una distinzione di classe tra cittadini musulmani e non musulmani”. Discriminazione nei confronti delle minoranze religiose da parte dello Stato si verifica anche per mezzo di leggi che privano le minoranze religiose del loro territorio. Resta alto il tasso di violenza, di frequente impunita, sulle minoranze religiose, come buddisti, ahmadhi, cristiani.
Fra le più gravi e diffuse, vi è la discriminazione di genere: le donne non hanno pari diritti rispetto agli uomini, subiscono i matrimoni forzati, non godono dei diritti di eredità, e veien loro negata l’istruzione di base. Spesso subiscono abusi, stupri ma le leggi non le tutelano e spesso gli aguzzini restano impuniti. Le donne, per tradizioni socioculturali non hanno alcun potere decisionale all’interno della famiglia, della comunità e vivono situazione di totale subalternità agli uomini.
Sono discriminate anche le persone con disabilità, i malati di Aids, le persone omosessuali.
Per questo il forum della società civile chiede al governo un provvedimento legislativo che, applicando il principio di uguaglianza, impedisca qualsiasi trattamento differenziato per motivi di etnia, casta, religione, genere sessuale o luogo di nascita. (PA) (Agenzia Fides 19/2/2013)

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