ASIA/PAKISTAN - I talebani dell’Asia uniti contro Malala, ma “il Pakistan è con lei”

giovedì, 18 ottobre 2012

Lahore (Agenzia Fides) – Mentre la scuola di Mingora, dove studiava Malala Yousafzai, la ragazza vittima di un attentato talebano che lotta fra la vita e la morte, è stata costretta a una temporanea chiusura “per le minacce ricevute e la troppa attenzione dei media”, il fronte di tutti i movimenti talebani dell’Asia meridionale e centrale ha diffuso una dichiarazione pubblica per ribadire “la legittimità della morte di Malala”.
Come riferiscono fonti di Fides in Pakistan, i gruppi Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP), Harkat-e-Islami Uzbekistan (HIU) e Al-Sahab, braccio di A-Qaeda, si sono impegnate in uno sforzo congiunto per giustificare l'aggressione a Malala e ridurre l'impatto delle reazioni, interne e internazionali, contro l’atto criminoso. La dichiarazione degli estremisti ricorda che “chi denigra l’attentato a Malala, ignora abusi e uccisioni da parte dei governi degli Stati Uniti e del Pakistan”. “Malala meritava di morire perché aveva parlato contro i mujaheddin”, notano i gruppi talebani, descrivendo Malala come una “spia dell'Occidente”. Non motivano, invece, l’attacco come reazione all’impegno della ragazza per l’istruzione femminile.
P. James Channan, Domenicano, responsabile del “Peace Center” di Lahore, molto impegnato nel dialogo interreligioso, commenta a Fides: “Nonostante queste dichiarazioni degli estremisti, tutto il Pakistan è con Malala. Credo che la sua vicenda abbia scosso le coscienze e creato una nuova consapevolezza. Oggi nella società civile, nella politica, nei mass media, nell’opinione pubblica, tutti dicono di rifiutare la talebanizzazione del Pakistan. E’ cresciuto un sentimento anti-talebano”.
P. James nota: “Nel paese di susseguono, dappertutto, manifestazioni e incontri in favore di Malala. Ogni giorno scendono in strada studenti, avvocati, gruppi femminili, mentre ci sono molti incontri interreligiosi. Tutti sostengono un Pakistan dove siano garantiti l’istruzione, le pari opportunità, i diritti delle donne, la vita e la dignità di ogni cittadino”. (PA) (Agenzia Fides 18/10/2012)


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