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Africa

2012-04-21

AFRICA/CONGO RD - Allarme sicurezza nell’est della RDC per centinaia di diserzioni tra i militari

Kinshasa (Agenzia Fides) - Cresce la preoccupazione per la situazione nelle due province del Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo da quando, all’inizio di aprile, qualche centinaio di militari hanno disertato le file dell’esercito. Secondo un rapporto inviato all’Agenzia Fides dalla Rete “Pace per il Congo”, i disertori “sono militari provenienti dal Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP), integrati nell’esercito nazionale nel 2009 ma ancora sotto il comando del generale Bosco Ntaganda, anch’egli del CNDP, un movimento politico-militare fomentato e appoggiato dal regime rwandese e ora trasformato in partito politico, membro della Maggioranza Presidenziale (MP)”.
Le diserzioni sono avvenute dopo che, in marzo, la Corte Penale Internazionale (CPI) aveva rinnovato la richiesta al Governo congolese di arrestare il generale Bosco Ntaganda, colpito da un mandato di arresto internazionale emesso nel 2006, per arruolamento di bambini soldato e crimini di guerra commessi nel distretto dell’Ituri nel 2002-2003.
Ufficialmente, Ntaganda è incaricato dell’integrazione delle truppe del CNDP nell’esercito nazionale. In realtà ha il comando dell’operazione militare “Amani Leo” (La Pace oggi) condotta contro i gruppi armati, nazionali e stranieri, ancora attivi nel Kivu, tra cui le Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR). “Apparentemente, essa sembra un’operazione militare normale e dovuta” scrive “Rete Pace per il Congo”. “In realtà, come nelle operazioni precedenti ‘Umoja Wetu’ (Nostra Unione) e ‘Kimia II’ (Tranquillità), anche in ‘Amani Leo’ la popolazione locale è oggetto di gravi e sproporzionati danni collaterali (attacchi ai villaggi, furti, stupri, arresti, devastazione dei campi, incendi di case…), tanto che si vede costretta ad abbandonare le proprie case e le proprie attività per fuggire in foresta. Nel frattempo, nei villaggi e nei campi abbandonati dalla popolazione locale si insediano nuovi ‘occupanti’, normalmente rwandofoni o, addirittura, chiaramente rwandesi, in vista del controllo delle miniere di cassiterite, oro, coltan, tungsteno e wolframite di cui è ricco il sottosuolo dei due Kivu”.
Ntaganda, servendosi dei disertori, starebbe quindi organizzando una sua milizia per difenderlo da un eventuale arresto. “Probabilmente, forse non è questo il momento più adatto per arrestare Bosco Ntaganda, in quanto le truppe a lui fedeli sono in stato di allerta e pronte a difenderlo a costo di seminare il terrore tra la popolazione civile. Doveva essere stato fatto prima. Dovrà essere fatto il prima possibile, per poi trasferirlo immediatamente alla CPI” commentano i missionari di “Rete Pace per il Congo”. Ma il problema di fondo riguarda l’attuazione di “una vera riforma dell’esercito, per metterlo in grado di assicurare la sicurezza e l’integrità territoriale dell’intera RDC”. (L.M.) (Agenzia Fides 21/4/2012)

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