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Dossier

2004-08-09

DOSSIER FIDES - 150° ANNIVERSARIO DEL DOGMA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE PRIMA PARTE :Il Dogma dell'Immacolata Concezione

- IL DOGMA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE.

“Nella discendenza di Eva, Dio ha scelto la Vergine Maria perché fosse la Madre del suo Figlio. <>, Lei è <>: fin dal primo istante del suo concepimento, è interamente preservata da ogni macchia del peccato originale ed è rimasta immune da ogni peccato personale durante tutta la sua vita.”
Così recita il numero 508 del Catechismo della Chiesa Cattolica a proposito del dogma dell’Immacolata Concezione.
Ancora, con questi termini si indica l’insegnamento della Chiesa Cattolica secondo cui “la Beatissima Vergine, nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio concessole da Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, fu preservata immune da ogni macchia di peccato originale”. E tale dottrina “a Deo revelata atque idcirco ab omnibus fidelibus firmiter constanterque credendam (esse)”.
Alla base della definizione dogmatica vi è il presupposto teologico secondo cui Maria discendendo da Adamo per naturale generazione avrebbe dovuto, come tutti gli uomini, contrarre il peccato originale. Ma essa fu fatta oggetto di un particolare privilegio per essere “degna abitazione di Dio”: se tutti gli uomini sono liberati dal peccato originale da Cristo Redentore dopo averlo contratto, la Vergine fu preservata dal contrarlo. Questa unica eccezione alla legge comune è stata solennemente definita dalla Chiesa come rivelata da Dio e perciò contenuta nelle fonti della Rivelazione.
Tale dogma, per le sue molteplici connessioni con le problematiche teologiche, pastorali e le implicazioni ecumeniche è venuto assumendo un rilievo particolare sia nella teologia che nella vita ecclesiale.
Nella storia dei dogmi, quello dell’Immacolata Concezione reca con sé una peculiarità che lo rende unico: la sua definizione per opera di Pio IX, nel 1854, nasce non tanto dalle attestazioni scritturistiche o dalla tradizione più antica, quanto, e qui sta il tratto di unicità, dall’approfondimento del sensus fidelium e del Magistero.
“ … Così la Chiesa nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede. Questa Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l'assistenza dello Spirito Santo: cresce, infatti, la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la contemplazione e lo studio dei credenti che le meditano in cuor loro (cfr. Lc 2,19 e 51), sia con l’intelligenza data da una più profonda esperienza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità. Così la Chiesa nel corso dei secoli tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa vengano a compimento le parole di Dio”.
Questo testo della Dei Verbum, 8 sembra essere il testo che meglio risponde al contesto che ha generato la definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione. E’ lo Spirito Santo che matura il sensus fidei del popolo cristiano tanto da renderlo capace di una percezione spontanea del dato rivelato e di una maturazione interiore del dato stesso grazie alla riflessione, all’esperienza e alla predicazione.
L’Immacolata Concezione è una festa dell’anno liturgico che, talvolta, è stata ed è recepita dai fedeli in maniera non corretta, venendo essa confusa con il concepimento verginale di Maria e non con l’assenza, nella Madre di Gesù, di ogni peccato sin dall’istante del concepimento nel seno di sua madre.
Il dogma dell’Immacolata Concezione costituisce anche un punto di attrito nel dialogo interreligioso, particolarmente con i protestanti e gli ortodossi. Questi ultimi, pur riconoscendosi in una sostanziale unità con l’Occidente riguardo al mistero della Madre di Dio, hanno difficoltà ad accettare il dogma, almeno nella formulazione definitiva del 1854, in quanto contiene espressioni che sembrano supporre un’azione arbitraria di Dio.
I protestanti, invece, dal canto loro, respingono la definizione perché non fondata su riferimenti chiari e certi alla Sacra Scrittura e ancor più perché il dogma collocherebbe Maria fuori dalla realtà del peccato, propria dell’uomo, e Gesù non ne sarebbe più il Salvatore.
A questa obiezione risponde in maniera soddisfacente la Lumen Gentium, al numero 53: “Infatti Maria vergine, la quale all'annunzio dell'angelo accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio e portò la vita al mondo, è riconosciuta e onorata come vera madre di Dio e Redentore. Redenta in modo eminente in vista dei meriti del Figlio suo e a Lui unita da uno stretto e indissolubile vincolo, è insignita del sommo ufficio e dignità di madre del Figlio di Dio, ed è perciò figlia prediletta del Padre e tempio dello Spirito Santo; per il quale dono di grazia eccezionale precede di gran lunga tutte le altre creature, celesti e terrestri. Insieme però, quale discendente di Adamo, è congiunta con tutti gli uomini bisognosi di salvezza; anzi, è « veramente madre delle membra (di Cristo)... perché cooperò con la carità alla nascita dei fedeli della Chiesa, i quali di quel capo sono le membra » (…)”.
Ancor prima, Pio XII nella Fulgens Corona scrisse: “Considerate diligentemente, come si conviene, queste lodi della beata Vergine Maria, chi oserebbe dubitare che Colei, la quale fu più pura degli angeli e pura in qualunque tempo non sia rimasta monda in qualsiasi anche minimo istante, da ogni macchia di peccato? Ben a ragione dunque sant'Efrem si rivolge al Cristo con queste parole: «Tu e la tua Madre, voi soli in verità siete per ogni verso e integralmente belli. Non vi è in te, o Signore, e neppure nella Madre tua macchia alcuna». Da queste parole si rileva con evidenza che fra tutti i santi e le sante, di una solamente può dirsi, allorché si tratta di qualsivoglia macchia di peccato, non potersi neppure porre il quesito; e parimenti che questo singolarissimo privilegio, a nessuno mai concesso, ella per questo motivo lo ottenne dal Signore perché fu innalzata alla dignità di Madre di Dio. Tale eccelso officio, che fu solennemente riconosciuto e sancito nel concilio di Efeso contro l'eresia nestoriana e di cui non sembra potervi essere altro maggiore, postula la pienezza della grazia divina e l'anima immune da qualsiasi peccato, perché esige la più alta dignità e santità dopo quella di Cristo. Anzi da questo sublime officio di Madre di Dio, come da arcana fonte limpidissima, sembrano derivare tutti quei privilegi e tutte quelle grazie che adornarono in modo e misura straordinaria la sua anima e la sua vita. Come ben dice l'Aquinate: «Poiché la beata Vergine è Madre di Dio, dal bene infinito che è Dio trae una certa dignità infinita». E un illustre scrittore sviluppa e spiega lo stesso pensiero con le seguenti parole: «La beata Vergine ... è Madre di Dio; perciò è così pura e così santa da non potersi concepire purità maggiore dopo quella di Dio».
Nella storia del dogma dell’Immacolata Concezione è certo che vi è una precedenza assoluta del sensus fidei sulla Teologia che ha, invece, indugiato sui pro e i contra del privilegio mariano.
(Agenzia Fides 9/8/2004)

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