ASIA/SRI LANKA - Proposta una “Legge anti-conversioni”; cristiani discriminati nei permessi edilizi

sabato, 17 dicembre 2011

Colombo (Agenzia Fides) – Torna in auge con forza sulla scena pubblica la richiesta di promulgare una “legge anti-conversioni” che proibisca a un cittadino di cambiare la propria fede, se non in casi specifici e con l’autorizzazione di un magistrato. A riproporlo è il “Jathika Hela Urumaya” (JHU), movimento ultranazionalista, singalese e buddista, composto da molti monaci buddisti, che da 7 anni ha fatto di tale proposta uno strumento di ascesa politica, giungendo a far eleggere nove monaci in Parlamento . Nei giorni scorsi, informano fonti locali di Fides, il partito ha rinnovato la sua campagna che vede nelle altre religioni “una contaminazione per il paese”, invitando il governo a reintrodurre il divieto di convertirsi. La richiesta desta preoccupazione nei cristiani dello Sri Lanka, che sostengono la piena libertà di coscienza e di religione di ogni individuo, che lo stato non può condizionare.
Un altro campanello di allarme per i cristiani nello Sri Lanka, notano fonti di Fides, è l’atteggiamento del Ministero degli Affari religiosi, che ha disposto la chiusura di “chiese non autorizzate” e continua a rifiutarne la registrazione ufficiale, mentre nega le licenza edilizie (anche per edifici civili, non adibiti al culto) se il richiedente è un individuo o un'organizzazione cristiana. Il Ministero ha diffuso, nel settembre scorso, una lettera circolare in cui si specifica che “la costruzione o il mantenimento dei luoghi di culto deve avere una preventiva approvazione del Ministero”. Secondo fonti di Fides, sono soprattutto le chiese cristiane evangeliche ad affrontare la maggiore pressione nella società, sia da parte dello stato, con la chiusura di locali adibiti a chiese, ma anche da parte dei movimenti nazionalisti buddisti. (PA) (Agenzia Fides 17/12/2011)


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