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Dossier

2004-04-03

PERU’ - L’Hogar San Camilo prima casa famiglia nel Perù che dal 1997 accoglie i neonati da madri sieropositive. Parla Padre Zeffirino Montin responsabile del Centro.

Lima (Agenzia Fides) - L’ “HOGAR SAN CAMILO” è stata la prima casa per persone sieropositive nata in Perù ed è stato inaugurato il 30 settembre del 1995 dal P. Generale P. Angelo Brusco. E’sorta in un momento importante quando non c’erano strutture per sieropositivi ed era forte il rifiuto verso le persone Hiv.
Alfredo diceva “Dite a tutti che siamo persone umane, anche noi sentiamo, possiamo camminare ...” e per lui e per tutti gli altri, con la forza dell’amore stiamo riavvicinando il mondo dei malati sieropositivi con il mondo dei sani e specialmente alle famiglie. E’ con la terapia dell’amore che stiamo recuperando la salute e vediamo realizzarsi in questa esperienza il miracolo di Gesù “ Va in pace la tua fede ti ha salvato”.
La vita nel Hogar si svolge normalmente come in una famiglia; si compiono le stesse azioni, dalle più semplici a quelle che richiedono un pò più di sforzo, tutti i giorni. Tutti devono, come in una famiglia, avere una partecipazione attiva in tutte le cose: pulire, lavare le stoviglie, preparare la tavola, dare acqua ai fiori ed al giardino, accogliere le persone che vengono al Hogar, organizzare riunioni terapeutiche, ludiche etc... interessarsi se l’amico ha preso le medicine o è andato dal medico, se la famiglia è venuta a visitarlo o se sta vivendo problemi personali che lo portino ad isolarsi etc...se sta mangiando con appetito o rifiuta la alimentazione etc... se sta mettendo in pratica le norme di bio-sicurezza e specialmente se si sta lavando... se riesce a perdonare se stesso e la famiglia. Ma quello che è più importante è mettersi davanti al Signore vivere il perdono ed instaurare una relazione di amicizia con Lui.
Se si pensa che molti non hanno da mangiare per due o tre giorni alla settimana o non hanno un letto dove riposare o non hanno acqua per lavarsi, essere accolti nel Hogar è come vincere una lotteria. Non solo non soffriranno le difficoltà che vivevano in casa, ma ricevono quella pace e tranquillità necessarie che unite alla buona alimentazione, all’igiene, alle attività varie e all’incontro con il Signore fanno dell’esperienza del Hogar il cammino verso quella salute che chiamiamo “salute integrale”.
In una settimana si notano i primi effetti Hogar: recuperano peso, appetito, sorriso, sicurezza e pace.

L’Hogar oggi...

Lima (Agenzia Fides) - “Per capire l’Hogar bisogna viverlo, continua Padre Zeffirino: è bello nella sua linea architettonica di stile coloniale, infonde pace, tranquillità, invita alla riflessione e raccoglimento, ha qualche cosa di magico che ti attrae e senti il gusto di stare tra quelle colonne ed archi, tra il colore giallo ocra che si fa più intenso e luminoso nel tramonto quando per pochi minuti il patio raccoglie il riflesso rosso delle nubi .
Siamo al centro di Lima, quella parte antica che un giorno vedeva paseggiare la nobiltà e ora vivono famiglie povere e per il degrado, le case fatiscenti dove si rifugiano drogati o viziosi, è considerato uno dei posti più pericolosi della città; non dire ad un taxista devo andare a Barrios Altos, normalmente si rifiuta. Le strade che costeggiano il convento sono importanti per il flusso del traffico; attorno rumore di motori, di clacson, fumo e polvere, ma dentro nell’Hogar è diverso, anzi diversissimo.
Un portone grande di legno con il Nº 300 indica che siamo davanti al Hogar San Camilo; entriamo, una cancellata nera ci dice che dobbiamo aspettare che l’incaricato della portineria dia i due o tre giri di chiave, solo allora è permesso entrare veramente nel luogo che un giorno era convento ed ora casa famiglia per malati Hiv/Aids.
L’Hogar è una casa piena di vita: è ricercata dai malati e la sentono come la loro casa, i vari gruppi di sieropositivi la chiedono per fare incontri a livello locale e nazionale, ogni mese ci riuniamo con un gruppo di religiosi che lavorano con persone Hiv+, gruppi delle scuole superiori e gruppi parrocchiali vengono per stare con i malati e capire cosa devono fare per difendersi dal virus dell’Hiv.
Da un convento diroccato, dalla emarginazione e dall’isolamento è sorta, grazie al carisma camilliano, la vita ed è il miracolo che solo l’amore può fare. Molti, che ci vengono a visitare, chiedono dove sono i malati e si meravigliano quando chi è di portineria o di altro servizio dice ‘Io sono un sieropositivo, noi che siamo qua’. Non ci credono perchè pensano che i malati di Aids devono stare a letto, ma vedendo i letti ben fatti allora si rendono conto che ... non deve essere una malattia a togliere loro la voglia di vivere e di camminare, lavorare, cantare e perchè no .. ballare. Hanno capito che ancora hanno la vita e che dalla disavventura hanno imparato ad amarla e lo vogliono far capire al mondo.
Non dimentichiamo le 14 persone che vanno a visita domiciliare che, alle 9.30 del mattino, con le loro borse con medicine e storie cliniche in mano, vanno a visitare i più di 300 malati nelle loro case. I posti più inospitali ed incomodi , su e giù per le scale lungo le pendici delle colline e sulle strade polverose, tra la sabbia ed il sole cocente dell’estate sono i luoghi a loro familiari per le 20 o 30 visite giornaliere. Rientrano verso le 2 o le 3 del pomeriggio per mangiare, sistemare i dati nel computer e prepararsi per il giorno dopo a fare altrettante visite. I malati, i familiari, i volontari, il personale, il servizio mensa per sieropositivi, le riunioni, incontri tra gruppi, le attività manuali, incontri in collegi e parrocchie, riunioni nel ministero, con associazioni ed Ong, ritiri etc... sono i segni di vita con i quali siamo riusciti a far vivere ed amare la vita.
L’Hogar si presenta come un centro di accoglienza, di riferimento per coloro che vogliono capire, informarsi e formarsi su come aiutare i malati o come difendersi o prevenire la malattia, ma è anche per tutti un centro di vita, dove la morte è presente, ma non la paura della morte perchè la speranza mossa dall’amore si è aperta alla resurrezione. Abbiamo Vinto! (ZM/AP) (3/4/2004 Agenzia Fides)

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