VATICANO - AVE MARIA a cura di mons. Luciano Alimandi - L’egoismo è cieco

mercoledì, 30 gennaio 2008

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “Convertitevi perché il Regno dei Cieli è vicino” (Mt 3,2). L’invito di Gesù alla conversione è sempre attuale per un cristiano incamminato sulla via della perfezione evangelica. La grande Teresa d’Avila ricordava alle sue monache che erano entrate in convento non per una vita facile, ma per combattere. Questo combattimento spirituale, però, non riguarda solamente le suore o i sacerdoti, ma tutti. C’è sempre, infatti, da combattere contro l’uomo vecchio, contro il proprio egoismo che non dà tregua all’uomo nuovo. Gesù ne parla chiaramente: “chi vuol essere mio discepolo rinneghi se stesso…”.
Il discepolo di Cristo conosce bene la dinamica della rinuncia, che apre l’anima alla carità, dono di Dio per eccellenza. Senza questa dinamica non c’è autentico amore, né discepolato. E’ una “dinamica” perché è un “cammino” continuo, un “divenire”, affinché Gesù “divenga” nel discepolo, fino a che questi raggiunga lo “stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo” (Ef, 4, 13), come spiega stupendamente San Paolo. Nel Vangelo troviamo le parole lapidarie di Cristo: “se non vi convertirete e non diventerete come i bambini non entrerete nel Regno dei Cieli” (Mt 18, 3). Questo è il “divenire” dei Santi, che sono i discepoli per eccellenza del Signore! Essi hanno capito, che l’uomo perfetto cresce solo se muore l’uomo vecchio, e viceversa. In questa lotta tra i due, ci può essere solamente un vincitore: l’egoismo, che è la dinamica dell’uomo vecchio, oppure la carità, che è la dinamica dell’uomo nuovo. Le due dinamiche non possono coesistere. L’egoismo, infatti, non lascia spazio alla carità e questa, a sua volta, nell’anima che rinnega se stessa, si diffonde ai danni dell’amor proprio, vincendo le resistenze apre il cuore alla libertà: la libertà della carità, libertà dell’uomo liberato da Cristo, riscattato dal Suo Amore.
Giovanni Battista descrive la dinamica dell’uomo nuovo, quando afferma: “Lui deve crescere ed io devo diminuire”. In altre parole, se vogliamo far crescere la grazia di Cristo in noi, cioè la carità di Dio, dobbiamo rinunciare a noi stessi! In fondo, la dinamica della rinuncia è conseguente, è logica: come faccio a liberarmi di me stesso se continuo a possedermi? Non posso liberarmi delle mie ambizioni se non rinunciando ad esse, e quanto più bussano alla porta, tanto più dovrò respingerle. Se non lo faccio soccombo ad esse e perdo Gesù, che mi vuole libero per riempirmi di Sé! Quanto più ameremo l’uomo nuovo, tanto più trascureremo l’uomo vecchio, con la sua brama di apparire, di valere, di potere…
Proprio come insegna Paolo nella citata lettera agli Efesini: “voi non così avete imparato a conoscere Cristo, se proprio gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, per la quale dovete deporre l’uomo vecchio con la condotta di prima, l’uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera” (Ef 4, 20-25).
Gesù viene incontro ad ognuno per rivestirlo di Sé, delle Sue virtù, per trasformarlo in creatura nuova, nella creatura vera che è destinata a diventare. In fondo è Gesù in noi l’uomo nuovo, mentre l’uomo vecchio è l’io che fa a meno di Dio, l’io ingannatore, il falsario!
Quanto falsa è, infatti, la percezione di quest’uomo vecchio, quanto falsata è la prospettiva del suo io chiuso su se stesso; la visione della realtà è totalmente diversa da quella dell’uomo nuovo. Basti pensare alla morte! Come è opposta la visione dei due: l’uomo nuovo, la vede come un passaggio, un tuffo definitivo nell’eternità, mentre l’altro, l’uomo vecchio, fa finta di non vederla, l’ignora, la rimanda, come se non lo riguardasse.
Falsata dal proprio ego, la realtà delle cose risulta tutt’altra da quella che è veramente davanti a Dio. La logica dell’egoismo, dell’io chiuso su stesso, non liberato da Dio, falsa la percezione della realtà. Dio ci ha creati per Se stesso, ci ha creati per l’eterna felicità, ha infuso in noi un’intelligenza, una ragione che è destinata, realmente, alla piena comunione con la Sua Intelligenza, con la Sua Ragione, con il Suo Amore! Ma l’uomo vecchio non vede tutto questo, non vede Dio, perché vede solo il proprio limitato orizzonte.
Viene qui in mente il miracolo del cieco di Betsaida, che venne risanato da Gesù. Egli lo prese per mano, lo condusse fuori del villaggio, gli mise della saliva sugli occhi, gli impose le mani, una prima e una seconda volta, così lo guarì. L’evangelista Marco dice, alla fine, del povero cieco: “fu sanato e vedeva a distanza ogni cosa” (cfr. Mc 8, 22-26). Così accade nella conversione: occorre lasciarsi prendere per mano da Gesù, uscire da se stessi, farsi toccare dalla Sua Presenza risanatrice, che rende creature nuove, con occhi aperti, per vedere “a distanza ogni cosa”, nella luce di Dio! (Agenzia Fides 30/1/2008; righe 53, parole 812)


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