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Asia

2003-11-11

ASIA/CINA - APERTA AL PUBBLICO UNA GRANDE BIBLIOTECA DIGITALE CON 12 MILIONI DI CYBER-DOCUMENTI A PECHINO: MA LA SCELTA DEI DOCUMENTI RISPONDE A UNA GRIGLIA IDEOLOGICA O DEMOCRATICA?

Pechino (Agenzia Fides) – Una database con 12 milioni di documenti costituisce il cuore della biblioteca digitale in lingua Cinese più grande al mondo, aperta a Pechino l’8 novembre. Lo scopo dell’iniziativa, promossa dal governo, è mettere a disposizione degli utenti nell’arco dei prossimi tre anni l’80 % del materiale letterario pubblicato in Cina. Il database raccoglie informazioni da giornali, periodici, libri, tesi, toccando diversi campi del sapere.
Pan Longfa, responsabile della Casa editrice elettronica della Rivista Accademica Cinese (presso l’Università Qing Hua a Pechino) che ha curato l’apertura della cyber-biblioteca, ha detto: “Durante la costruzione del database abbiamo sottolineato l’importanza di proteggere i diritti di proprietà intellettuale, pagando 31 milioni di yuan (3,7 milioni di dollari ) agli autori”. Secondo una recente inchiesta, le informazioni disponibili su Internet in cinese includono 15 milioni di documenti riguardanti scienza, economia, cultura cinese, dei quali solo 150.000 hanno il copyright per esser pubblicati in rete.
Ma se da un lato Pechino, con questa iniziativa, può vantarsi di mettere a disposizione dei cittadini cinesi milioni di informazioni per via telematica, si solleva anche il problema della selezione di questi documenti. Occorre chiedersi: quali sono i criteri che guidano la scelta dei documenti pubblicati? Sono criteri che rispondono a una griglia ideologica o espressione di una cultura autenticamente libera e democratica?
Da un lato la libertà senza regole legislative dello stato dà la possibilità pubblicare su Internet materiale dannoso all’uomo, dalla pornografia fino al manuale di costruzione di bombe o alle istruzioni per compiere attentati terroristici. Dall’altro i necessari limiti devono essere reale espressione di uno stato democratico, rispettoso della verità e della dignità della persona, difensore dei diritti umani e delle inalienabili libertà fondamentali di ogni individuo, incluse la libertà di espressione, di fede e di pensiero.
Che Pechino avesse timore delle informazioni che circolano su Internet lo si è compreso dalla messa al bando dei motori di ricerca “Altavista” e “Google”, avvenuta lo scorso anno e dallo stretto controllo esistente negli Internet cafè, dove viaggia la dissidenza politica. Come informa il “Rapporto 2003’ di Reporters sans Frontières i cyber-dissidenti in Cina sono arrestati e processati. Secondo le statistiche ufficiali, alla fine di aprile del 2002, il numero di navigatori su Internet in Cina ha raggiunto i 56,6 milioni, concentrati nelle aree delle grandi città.
(Agenzia Fides 11/11/2003 lines 42 words 415)

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