VATICANO - AVE MARIA a cura di don Luciano Alimandi - “E’ il Signore!”

mercoledì, 18 aprile 2007

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “Quando già era l’alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: ‘Figlioli, non avete nulla da mangiare?’. Gli risposero: ‘No’. Allora disse loro: ‘Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete’. La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: ‘È il Signore!’ Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi il camiciotto, poiché era spogliato, e si gettò in mare” (Gv 21, 4-7).
“E’ il Signore!” Questa esclamazione dell’apostolo prediletto viene dal profondo della sua anima: è la purezza del suo cuore che gli consente di riconoscere il Signore prima degli altri discepoli. E’ stato così anche dopo quella corsa al sepolcro, insieme a Pietro, la mattina di Pasqua, quando solo di Giovanni ci viene detto che “vide e credette”: vide solo la Sindone, cioè il lenzuolo funebre di Gesù, nel sepolcro vuoto, ma gli bastò; in lui, la promessa del Maestro “beati i puri di cuore perché vedranno Dio”, iniziò a farsi realtà.
Giovanni “vide” perché aveva il cuore libero, dedito solo al Signore, non era preso da preoccupazioni di sé e non faceva calcoli, ma, nella sua semplicità, ha corso più veloce sui sentieri della fede e dell’amore gratuito. Le anime semplici sono così, giungono prima delle altre a gustare Dio nella propria vita, ad assaporare la libertà caratteristica dell’amicizia con Lui, il desiderio di quella santità che è dono del Signore, partecipato, giorno dopo giorno, a chi vive con coerenza i suoi comandamenti, prima di tutto quello dell’amore.
Giovanni è da sempre considerato l’apostolo dell’Amore per eccellenza; tale è diventato perché ha puntato tutto su Gesù. La sincerità del suo anelito di voler solo ciò che Cristo vuole, pur in mezzo alle inevitabili lotte della fragilità umana, lo ha portato lontano: le sue vele erano spiegate al vento dello Spirito che permetteva di navigare più veloce.
Pietro si rendeva conto che Giovanni era prediletto dal Signore proprio per questa sua “innocenza”, che traspariva dal suo sguardo e dai suoi gesti. Non era certo un ragazzino, era un uomo con il suo forte temperamento, da meritarsi, con il fratello Giacomo, l’appellativo di “figlio del tuono” datogli da Gesù; ma il suo cuore era quello di un giovinetto entrato più profondamente nell’amicizia spirituale con Cristo perché più degli altri gli rassomigliava.
Non è certo la coincidenza di un momento, se proprio a Giovanni il Signore ha affidato il tesoro più prezioso che aveva sulla terra: sua Madre, la più pura creatura, l’Immacolata. Giovanni prese Maria con sé, cioè nella sua casa e tra i suoi beni, immediatamente dopo la consegna fattagli da Gesù sulla croce. Il suo cuore era preparato ad ospitare il Cuore della Madonna, il suo animo, rassomigliando al Maestro, era intimamente prossimo a quello di Maria e così poteva ricevere da Lei, negli anni della dimora sotto lo stesso tetto, la più perfetta testimonianza che poteva essere data sulle profondità umane e divine del Verbo incarnato. Quando si legge il Quarto Vangelo è lecito pensare che quelle stupende parole sono anche il frutto di questa vicinanza di Giovanni con Maria. Chi meglio di Lei avrebbe, infatti, potuto esclamare “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv 1, 14)!
Un altro Giovanni dei nostri tempi, il Servo di Dio Giovanni Paolo II, ci ha lasciato la stupenda eredità di diventare “apostoli della misericordia”, proprio come il discepolo prediletto. Il Santo Padre Benedetto XVI, proprio nella recente festa della Divina Misericordia, la II Domenica di Pasqua, Domenica della Divina Misericordia, ce lo ha ricordato e ha rilanciato l’invito: “Il Santo Padre Giovanni Paolo II volle che questa domenica fosse celebrata come la Festa della Divina Misericordia: nella parola "misericordia", egli trovava riassunto e nuovamente interpretato per il nostro tempo l’intero mistero della Redenzione…È la misericordia che pone un limite al male. In essa si esprime la natura tutta peculiare di Dio - la sua santità, il potere della verità e dell’amore. Due anni orsono, dopo i primi Vespri di questa Festività, Giovanni Paolo II terminava la sua esistenza terrena. Morendo egli è entrato nella luce della Divina Misericordia di cui, al di là della morte e a partire da Dio, ora ci parla in modo nuovo. Abbiate fiducia - egli ci dice - nella Divina Misericordia! Diventate giorno per giorno uomini e donne della misericordia di Dio! La misericordia è la veste di luce che il Signore ci ha donato nel Battesimo. Non dobbiamo lasciare che questa luce si spenga; al contrario essa deve crescere in noi ogni giorno e così portare al mondo il lieto annuncio di Dio” (Benedetto XVI, 15 aprile 2007). Possa questa veste di luce pura rivestire ogni nostra giornata, per farci esclamare dal profondo del cuore “è il Signore!” tutte le volte che la carità di Cristo ci raggiunge come un raggio di sole tra le fessure, aperte all’eternità, della quotidianità. (Agenzia Fides 18/4/2007, righe 54, parole 862)


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