VATICANO - AVE MARIA a cura di don Luciano Alimandi - “Madre dell’unità”

mercoledì, 24 gennaio 2007

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito. Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra… molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: ‘Non ho bisogno di te; né la testa ai piedi: ‘Non ho bisogno di voi’… Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte” (1Cor 12, 13-14; 20-21; 26-27).
Quest’intenso brano di San Paolo, tratto dalla lettera ai Corinzi, dischiude lo sconfinato orizzonte salvifico del Corpo mistico di Cristo e della comunione di vita che esiste e scorre tra ogni membro della Chiesa che, in virtù del battesimo, è innestato come tralcio vivo nell’unica vite che è Gesù. Perché un tale mistero diventi in noi realtà è necessaria la nostra corrispondenza alla grazia della partecipazione, della condivisione e dell’apertura incondizionata all’Amore di Dio che tutti ci unisce in un solo corpo. L’amore vicendevole non è un’opzione, ma è il comandamento nuovo.
Nemico primordiale dell’autentica comunione è l’individualismo, che non mette al centro l’amore di Dio e del prossimo, ma l’amor proprio e la sua gloria. Altro nemico, sempre in agguato, è l’indifferenza; essa fa sì che tutto ciò che non è sul mio orizzonte personale, che non mi da dei vantaggi, esula dalla mia vita. Occorre tenacemente combattere questi “virus” che circolano liberi e troppo spesso incontrastati, infettano la mente e le azioni del sedicente credente in Cristo che, avendo indebolita la coscienza dell’appartenenza all’unico Corpo, non ha più lo slancio all’unità. Avviene, appunto, quello che S. Paolo stigmatizza e che non dovrebbe accadere: “la testa dice ai piedi, non ho bisogno di voi”.
Quante volte questo “virus” entra nel cuore in sordina, facendoci camminare non già un percorso di santità, ma una traiettoria di esaltazione personale, dove, chi si mette a tavola, non è il Signore, ma noi con la presunzione di farci servire da Lui! Ripetutamente Gesù ci ha insegnato, con la predicazione e con la sua vita, che nessun uomo è un’isola, ma che ogni vero discepolo, unito agli altri, ha bisogno di tutti, come tutti hanno bisogno di ciascuno: altrimenti, nulla viene edificato! Una goccia, da sola, non riempie il calice, ma tante gocce, unite, lo possono colmare, perché ciascuna si è fatta tutto a tutte e, così, si sono moltiplicate.
L’unità dei cristiani, la vitale comunione di vita, l’unanimità di cuore e di spirito deve essere una priorità nella vita del credente, il cui motto sarà: mi sono fatto tutto a tutti! (1Cor 9, 22). In questo immenso impegno ci viene in aiuto, in modo particolare, la Madre di Dio, invocata come Madre dell’Unità.
La Chiesa, infatti, è “fermamente convinta”, come recita l’introduzione al formulario della Santa Messa in onore della Madre dell’Unità, “che la causa dell’unità dei cristiani è propriamente legata alla funzione della maternità spirituale della beata Vergine Maria” (cfr Leone XIII, Lettera Enciclica “Adiutricem populi”: AAS 28, 1895-1896, p. 135).
Senza la Madre, i discepoli di Cristo si disgregano, le gocce non si ritrovano e le forze si disperdono. Questa considerazione ci porta alla memoria la realtà dei rigagnoli d’acqua che, non riunendosi, non diventano fiume e non sfociano nell’unico mare, ma si perdono e inaridiscono. Cristo ha voluto la sua Chiesa perché sia un “solo gregge e un solo pastore” (Gv 10, 16), donando Pietro come Guida e Maria come Madre.
Il Santo Padre Benedetto XVI ci ricorda che “come Cristo, la Chiesa non è solo strumento dell’unità, ma ne è anche segno efficace. E la Vergine Maria, Madre di Cristo e della Chiesa, è la Madre di quel mistero di unità che Cristo e la Chiesa inseparabilmente rappresentano e costruiscono nel mondo e lungo la storia” (Benedetto XVI a Efeso, il 29 novembre 2006). Alla luce di questo mistero è doveroso riscoprire la forza della preghiera mariana per eccellenza: il Santo Rosario; i Sommi Pontefici ne hanno richiamato la recita comunitaria, specialmente per ottenere alla Chiesa e al mondo i frutti dell’unità e della pace, ad ogni livello, a partire dalle famiglie. Laddove il Rosario viene recitato, nel nascondimento del focolare domestico, pubblicamente in chiesa davanti al Santissimo Sacramento esposto, camminando lungo vie popolate o semideserte, non v’è dubbio che l’azione di Maria imprime quei segni di grazia desiderati con forza dal suo diletto Figlio Gesù Cristo. (Agenzia Fides 24/1/2007, righe 51; parole 774)


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