“Chiesa dei Covoni”: il “mandato missionario” conclude il primo Convegno internazionale

sabato, 24 ottobre 2026

foto Fides

Roma (Agenzia Fides) – Con una “Messa di invio” si è concluso il Convegno internazionale dedicato alla “Chiesa dei Covoni”: iniziativa promossa dal Dicastero per l’Evangelizzazione (Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiesa particolari), che ha riunito a Roma per due giornate di lavoro intenso e di scambi fecondi sacerdoti, religiosi, religiose e laici di tutto il mondo convolti nell’opera missionaria, nello studio intorno alla missione e nell'accompagnamento pastorale. Un evento ospitato presso la Pontificia Università Urbaniana, preceduto da un approfondito lavoro di riflessione condivisa svolto in tutti i Continenti, e che rappresenta soltanto una tappa di una riflessione più ampia sulla missione da vivere in un mondo multipolare, dove anche riguardo alle dinamiche ecclesiali i rapportii tra l’Occidente e il Sud globale appaiono già profondamente trasformati.

A presiedere la celebrazione, sabato 24 ottobre, memoria liturgica del Vescovo missionario Sant’Antonio Maria Claret, è stato l’Arcivescovo Samuele Sangalli, Segretario aggiunto con incarico di Responsabile dell’Amministrazione del Dicastero per l’Evangelizzazione, nella Chiesa Santo Spirito in Sassia.

Nell’omelia l’Arcivescovo ha richiamato le parole con cui il Santo fondatore dei Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria descriveva il missionario: «un uomo che arde di carità e che brucia dovunque passa», che «non si lascia spaventare da nulla» e «non pensa ad altro che a come seguire e imitare Gesù Cristo».


Arcivescovo Sangalli: l’opera missionaria richiede pazienza, non dogmatismi

Oggi, ha osservato l’Arcivescovo, alla luce del Magistero del Concilio Vaticano II, e del cammino sinodale avviato in tutta la Chiesa, risuonano con ancora più forza le parole di Paolo agli Efesini riproposte nell’odierna liturgia della parola. In Segretario aggiunto del Dicastero missionario le ha rilette, nello spirito del Cardinale Carlo Maria Martini che insegnava come «la Scrittura va lasciata penetrare lentamente»: i diversi doni - richiamava l’Apostolo. delle Genti - «per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo», un corpo che, «ben compaginato e connesso», cresce «secondo l’energia propria di ogni membro».

Di fronte ai «complessi e talvolta seriamente contraddittori processi di globalizzazione» che segnano la nostra epoca, ha proseguito, «ci rendiamo conto che gli itinerari di inculturazione del Vangelo», e «degli stessi missionari e missionarie», richiedono «davvero quella pazienza» che, nel Vangelo del giorno, il vignaiolo suggerisce al padrone perché il fico porti frutto. «Pazienza. Passi in avanti e anche indietro», ha insistito, senza affrontare le cose «automaticamente e irrimediabilmente», ma «tutte le volte con lo spirito del discernimento».


Il sostegno del Dicastero per un nuovo tempo missionario


Anche il percorso avviato in questi giorni, ha aggiunto l’Arcivescovo Sangalli, può configurarsi come «uno dei tanti processi» con cui il Dicastero si prende cura dell’«aggiornamento degli stili e dei modi della missione» in tutto il mondo. Citando il Salmo 121, ha ricordato che il cammino verso la Gerusalemme celeste «accende il cuore di gioia e di desiderio di condivisione», perché i cristiani sentono «veramente custodito nel mistero di unità che è Dio, il destino di ogni uomo e di ogni donna che viene sulla terra».

L’Arcivescovo ha infine affidato ai partecipanti al Convegno le esortazioni di Papa Leone XIV nel Messaggio per la centesima Giornata Missionaria Mondiale, celebrata domenica scorsa, «parole molto belle che indicano una traiettoria» e che il Papa consegna «perché le lasciamo penetrare profondamente dentro di noi»: la missione evangelizzatrice, che Cristo ha affidato ai discepoli, richiede anzitutto cuori riconciliati e desiderosi di comunione». E ancora: «Se l’unità è la condizione della missione, l’amore ne è la sostanza».


Arcivescovo Nwachukwu: collaboratori in una “iniziativa missionaria globale”

Al termine della celebrazione, l’Arcivescovo Fortunatus Nwachukwu, Segretario del Dicastero missionario, ha pronunciato a nome della Santa Sede la formula di mandato. Si è rivolto ai partecipanti ricordando che, riuniti a Roma, essi hanno condiviso «i doni e le esperienze» delle loro Chiese locali e hanno compiuto insieme un’opera di discernimento insieme come far avanzare la missione di una «Chiesa per tutti: sinodale nel metodo, missionaria nello spirito, credibile nell’amore».

«A nome della Santa Sede – ha detto l’Arcivescovo Nwachukwu – vi conferisco il mandato di collaboratori dell’Iniziativa missionaria globale della Chiesa dei Covoni». E ha esortato: «Andate a far crescere una comunione di Chiese in cui i doni di ogni Chiesa locale siano accolti con gratitudine e condivisi con generosità per il bene di tutti». Un invito a rivolgere «un’attenzione particolare a coloro che si trovano nelle periferie», a «costruire ponti tra culture e Continenti» e a testimoniare il Vangelo «attraverso il servizio umile e l’amore reciproco».

Il Convegno svoltosi a Roma è il primo atto pubblico di un percorso che proseguirà fino alla Pentecoste del 2028. Mentre il multilateralismo è in crisi sul piano politico, l’iniziativa della Chiesa dei Covoni lascia intravedere che le Chiese continuano a condividere e alimentare insieme un “multilateralismo ecclesiale” vissuto come scambio di doni, manifestazione storica della comunione che fiorisce attingendo alla condivisa fede degli Apostoli.

(MLK) (Agenzia Fides 24/10/2026)


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