ASIA/NEPAL - L'Amministratore apostolico Bogati: "La Chiesa cresce, tra le speranze di cambiamento nel Paese"

giovedì, 11 giugno 2026

Catholic Communication Nepal

Kathmandu (Agenzia Fides) - Mentre il Nepal vive una fase di grande rinnovamento politico e sociale, la Chiesa cattolica guarda con fiducia al futuro. «Vediamo l'opera di Dio nel nostro Paese», afferma in un colloquio con l'Agenzia Fides padre Silas Bogati, Amministratore apostolico del Vicariato del Nepal. La comunità cattolica, riferisce, continua a crescere: ogni anno circa cento adulti ricevono il Battesimo e si uniscono a una Chiesa che conta oggi quasi 9.400 fedeli, impegnata nella missione educativa, sociale e pastorale in tutto il Paese.
Padre Bogati guarda con speranza al futuro della presenza ecclesiale nel Paese himalayano: Con 13 parrocchie, quattro delle quali nella capitale Kathmandu e nove nel resto del Paese, «la nostra è una Chiesa piccola ma molto vivace», osserva padre Bogati. «La maggior parte dei fedeli è praticante. Abbiamo una vita parrocchiale intensa, con gruppi di preghiera, realtà giovanili, gruppi carismatici e movimenti di devozione mariana. La nostra comunità cresce, è un segno di speranza per noi», afferma.
Tra le principali necessità della Chiesa locale vi è lo sviluppo delle infrastrutture pastorali: «Siamo ancora una Chiesa povera», rileva il sacerdote. «Non disponiamo di risorse sufficienti per costruire nuove chiese, canoniche e cappelle. C'è ancora molto lavoro da fare per sviluppare le nostre strutture».
Sul piano religioso, la Costituzione nepalese, in vigore dal 2015, all'articolo 26 garantisce la libertà di culto, ma resta in vigore una normativa che vieta il proselitismo e considera con particolare attenzione le conversioni religiose. Spiega padre Bogati: «Molte persone si avvicinano spontaneamente alla Chiesa attraverso le scuole, le opere sociali e i progetti caritativi. Vedono la nostra testimonianza, conoscono il nostro lavoro e poi chiedono il Battesimo».
Guardando all'attuale situazione del Paese, l'Amministratore apostolico registra una fase di profondo cambiamento politico e sociale, segnata dall'emergere delle nuove generazioni, tornate a essere protagoniste della vita politica. «Nell'ultimo anno - ricorda - c'è stata una sorta di rivoluzione giovanile. La Generazione Z ha fatto sentire la propria voce, chiedendo soprattutto buon governo, trasparenza e cambiamento» e, dopo le elezioni del marzo scorso, il paese è entrato in una nuova era.
Il nuovo esecutivo guidato dal giovane leader Balendra Shah ha intercettato le aspettative e la voglia di cambiamento. «Esisteva un forte desiderio di rinnovamento e oggi molti cittadini guardano con fiducia al nuovo corso politico. Il governo ha scelto uno stile basato su poche parole e più azioni. La sfida sarà riformare il Paese mantenendo l'equilibrio», nota.
Attualmente si registra una fiducia reciproca tra cittadini e istituzioni: «I giovani sono pieni di speranza», afferma padre Bogati. «Dopo molto tempo è emerso un leader che promette di mantenere gli impegni assunti. La gente gli accorda fiducia, ma questa fiducia dovrà essere confermata dai fatti». «Si può dire che esiste una sorta di luna di miele tra il governo e la popolazione. Ma nessuna luna di miele dura per sempre. Il rapporto dovrà essere consolidato attraverso risultati concreti», aggiunge.
Il sacerdote evidenzia tuttavia anche alcune criticità. «Il governo è in carica da marzo 2026 e molti ministri sono nuovi alla vita politica. Questo comporta inevitabilmente una certa mancanza di esperienza, che può rappresentare sia un limite sia un'opportunità».
Tra le principali sfide sociali, resta quella dell'emigrazione: «La disoccupazione spinge molti giovani a lasciare il Paese in cerca di lavoro. L'economia nepalese dipende in larga misura dalle rimesse inviate dagli emigrati alle loro famiglie». Per questo motivo il governo punta a creare nuove opportunità occupazionali nei settori produttivi strategici: «Occorre sviluppare l'industria, il turismo e l'agricoltura, che continua a essere una delle principali risorse economiche del Nepal. Vi è inoltre una forte attenzione alla promozione del turismo e alla valorizzazione di luoghi di richiamo mondiale come l'Himalaya», spiega p. Bogati.
Tra i primi provvedimenti adottati dal governo vi sono una serie di "ordinanze esecutive". Una di queste ha revocato numerose nomine effettuate in passato sulla base di appartenenze politiche: «Circa 1.500 persone che avevano ottenuto incarichi pubblici grazie a legami politici sono state rimosse. Si tratta di una misura che ha ricevuto un ampio consenso da parte dell'opinione pubblica», riferisce il sacerdote.
Al tempo stesso, alcune delle ordinanze approvate dal governo hanno suscitato un dibattito. Tra queste vi sono provvedimenti che limitano la presenza di organizzazioni sindacali in determinati ambiti del settore pubblico e misure anticorruzione che hanno portato all'apertura di indagini e ad arresti per presunti illeciti finanziari.
Particolare attenzione desta, inoltre, la riforma del sistema educativo, che coinvolge direttamente le istituzioni cattoliche: «Una delle nuove ordinanze prevede che le scuole con nomi stranieri debbano adottare denominazioni locali entro un anno. Questo riguarda anche le nostre scuole storiche, alcune delle quali esistono da oltre settant'anni e portano il nome di santi, come San Giuseppe», spiega l'Amministratore. Per la Chiesa si tratta di una questione delicata: «Se fossimo costretti a cambiare nome, perderemmo una parte significativa della nostra identità. Per questo intendiamo avviare un dialogo con il governo per spiegare la nostra posizione e cercare una soluzione condivisa, eventualmente attraverso una deroga», riferisce.
Nonostante tali preoccupazioni, il sacerdote sottolinea che le autorità non hanno mostrato ostilità nei confronti della comunità cristiana. «Il governo non ha manifestato pregiudizi verso i cristiani», afferma. «Speriamo che possa inaugurare una stagione di pace e di buon governo, capace di offrire nuova speranza alla popolazione».
Padre Bogati si sofferma, infine, sulla figura di Papa Leone XIV, che gode di grande considerazione nel Paese himalayano in cui, su circa 29 milioni di abitanti, l'80% della popolazione è induista e i cristiani, delle diverse confessioni sono, nel complesso, meno del 2%.
«I cattolici nepalesi seguono il Papa attraverso i suoi scritti e i suoi messaggi e nutrono grande stima e affetto nei suoi confronti. Anche molti non cristiani ne apprezzano l'impegno per la pace e il suo ruolo di voce morale sulla scena internazionale», racconta a Fides. «Il popolo nepalese e il governo sono favorevoli alla pace. Per questo il messaggio del Papa viene ascoltato con rispetto e rappresenta una testimonianza importante anche per chi non appartiene alla Chiesa cattolica», conclude.
(PA) (Agenzia Fides 11/6/2026)


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