Fides News - Italianhttps://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AFRICA/SOMALIA - Siccità, pirateria, tensioni politiche: la gente ha bisogno di assistenza immediata.https://www.fides.org/it/news/77629-AFRICA_SOMALIA_Siccita_pirateria_tensioni_politiche_la_gente_ha_bisogno_di_assistenza_immediatahttps://www.fides.org/it/news/77629-AFRICA_SOMALIA_Siccita_pirateria_tensioni_politiche_la_gente_ha_bisogno_di_assistenza_immediataMogadiscio - La situazione in Somalia rimane fragile, con la recrudescenza della pirateria, il peggioramento della crisi umanitaria e le tensioni politiche che rappresentano le principali sfide del momento. Sono oltre 6 milioni i somali che si trovano ad affrontare una grave insicurezza alimentare . Il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia avverte che la situazione è peggiorata a causa del più ampio impatto regionale del conflitto tra Stati Uniti e Iran e dei continui cambiamenti climatici. Dall'inizio dell'anno più di 500 mila persone sono state sfollate, oltre il 90% a causa della siccità, in aggiunta ai 3,3 milioni di somali già costretti a lasciare le proprie case. I bambini rappresentano la fascia particolarmente colpita. La crisi umanitaria è sempre più grave anche per la siccità che ha distrutto mezzi di sussistenza, compresi i raccolti, e ha ucciso il bestiame. L'intera popolazione è in attesa di aiuti essenziali non ancora arrivati, anche a causa dei tagli ai finanziamenti diminuiti drasticamente. Quest'anno, secondo il Servizio di monitoraggio finanziario dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, è stato ricevuto solo il 14% dei fondi richiesti. Secondo quanto riferito da funzionari, la Somalia è stata intenzionalmente esclusa dal programma di aiuti umanitari globali da 2 miliardi di dollari annunciato dagli Stati Uniti per quest'anno, a causa di accuse di appropriazione indebita di fondi, corruzione e distruzione di un magazzino del Programma Alimentare Mondiale finanziato dagli Stati Uniti nel Paese.<br />A questo contesto così precario si aggiunge il fenomeno della pirateria. Solo negli ultimi giorni al largo delle coste somale sono stati registrati abbordaggi, sequestri, dirottamento di grandi navi a largo delle coste e la presa in ostaggio dei marinai. <br />L'instabilità politica, inoltre, si è acuita con l'approvazione, osteggiata e boicottata dalla coalizione di opposizione, da parte del Parlamento lo scorso 4 marzo, della nuova Costituzione che ha visto la revisione e modifica di quella provvisoria del 2012. La riforma più significativa, e più contestata, tra quelle varate è quella che introduce, dopo oltre mezzo secolo, il sistema elettorale a suffragio universale che permetterà per la prima volta ai cittadini di eleggere i membri del Parlamento. Fino ad oggi infatti in Somalia vigeva un sistema di voto basato sulle appartenenze ai clan ed erano gli esponenti di tali clan a nominare deputati e senatori, i quali a loro volta eleggevano il capo dello Stato.<br />Non si arresta il conflitto con Al-Shabaab, che continua a controllare il territorio e a imporre tasse su acqua e cibo. L'instabilità politica è elevata, con continue tensioni tra il governo federale e gli stati membri come il Puntland e il Jubaland.<br /> <br />Wed, 29 Apr 2026 11:16:34 +0200VATICANO - Nuovo seminario “on line” sull’uso dell’Intelligenza artificiale nel campo dell’animazione missionariahttps://www.fides.org/it/news/77628-VATICANO_Nuovo_seminario_on_line_sull_uso_dell_Intelligenza_artificiale_nel_campo_dell_animazione_missionariahttps://www.fides.org/it/news/77628-VATICANO_Nuovo_seminario_on_line_sull_uso_dell_Intelligenza_artificiale_nel_campo_dell_animazione_missionariaCittà del Vaticano – Giovedì 30 aprile, è in programma la terza tappa del seminario on line sull’uso della intelligenza artificiale nell’animazione e formazione missionaria . Il Segretariato Internazionale della Pontificia Unione Missionaria ha accolto la proposta della Direzione Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie polacche di realizzare un percorso a tappe sulla modalità di uso dell’intelligenza artificiale nelle attività connesse all’opera missionaria. <br />Il Seminario rientra nel più ampio orizzonte di eventi e iniziative messe in agenda tra il 2024 ed il 2026 in vista dei rilevanti anniversari concentrati nell'anno in corso: i 100 anni dalla istituzione della Giornata Missionaria Mondiale, i 110 anni dalla fondazione della Pontificia Unione Missionaria ed i 200 anni dell'inaugurazione della pia pratica del "Rosario Vivente”. L’incontro on line, aperto a tutti, è rivolto in particolare ai Direttori nazionali e diocesani delle POM, ai Segretari nazionali della PUM e a tutti quelli che sono impegnati nella rete delle POM nazionali e diocesane. Le applicazioni ed i loro usi concreti saranno al centro dell’appuntamento di giovedì, che verrà aperto da <br />Padre Dinh Anh Nhue Nguyen, Segretario generale della PUM alle ore 12:30 . Dopo la sua introduzione prenderà la parola Karol Gnat, produttore tv, conduttore e fondatore del canale polacco “Odbudowani” sul tema “Usare l’intelligenza artificiale per creare animazioni semplici per il lavoro missionario”. Previsto anche uno spazio di dibattito e confronto al termine degli interventi. <br />Il workshop si terrà in inglese con traduzione simultanea in francese, spagnolo, italiano e si concluderà alle ore 14:00 . <br />In allegato la locandina con il programma ed il link di collegamento.<br /> <br /><br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.fides.org/it/attachments/view/file/PUM_AI_PART_3_30APR2026.pdf">LOCANDINA</a>Wed, 29 Apr 2026 14:15:53 +0200AMERICA/PERU' - Gli "Invisibili" del "Cottolengo" di Arequipa, amati come figlihttps://www.fides.org/it/news/77626-AMERICA_PERU_Gli_Invisibili_del_Cottolengo_di_Arequipa_amati_come_figlihttps://www.fides.org/it/news/77626-AMERICA_PERU_Gli_Invisibili_del_Cottolengo_di_Arequipa_amati_come_figlidi Domitia Caramazza<br /><br /><p ><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/fSGjJwQY-3U?si=6ag3nw7lbJ1_6oEA" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p><br /><br />AMERICA/PERU’ - Gli “Invisibili” del “Cottolengo” di Arequipa, amati come figli<br /><br />di Domitia Caramazza<br />Arequipa – Il “Cottolengo” di Arequipa - Hogarcito de Niños Especiales San Jose Benito Cottolengo – accoglie gli “invisibili” arrivati da ogni parte del Perù: bambine e bambini, ragazze e donne “speciali”, con grave disabilità fisica e psichica, in stato di abbandono e povertà.<br />Ad attrarre immediatamente l’attenzione è un cartellone colorato con un messaggio per il “Papa peruano”: «Te queremos mucho Papa Leon XIV. Te saludan las ninas del hogar Benito de Cotolengo» …<br /><br />Fondato il 1° agosto 2002 grazie all’iniziativa delle suore di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, la Casa è espressione viva e attuale dell’originario carisma del santo torinese che nell’Ottocento diede origine alla Piccola Casa della Divina Provvidenza, in Italia.<br /><br />Nel 2007 il progetto ha trovato una sede stabile nel distretto di Tiabaya, in Arequipa, consolidando la propria presenza sul territorio grazie al “passaggio di testimone” e all’attuale missione delle Serve del Signore e della Vergina di Matarà e dei laici collaboratori che hanno ereditato il carisma originario.<br /><br />Oggi il “Cottolengo” di Arequipa continua a essere famiglia per vite «in condizioni di grave fragilità e abbandono, spesso a causa di disabilità multiple o dell’impossibilità delle famiglie di prendersene cura», spiega suor Maria Confianza de los debiles. <br /><br />Stento a riconoscerla in abito da suora… L’avevo incontrata nel 2022, come Daniela Vargas, amministratrice laica della Casa. In passato si dichiarava atea, oggi indossa l’abito della vita religiosa. «Ho conosciuto Dio all’Università Cattolica San Pablo che mi ha messo in contatto con il “Cottolengo”, dove mi ha incantata l’esperienza della Provvidenza». Lì, a contatto con i più fragili è maturata la sua vocazione: «è lì che ho percepito con forza questa chiamata del Signore». L’esperienza concreta della carità e della Provvidenza ha avuto un ruolo decisivo: pur vedendo mancanze materiali, riconosce che «non mancava mai nulla», perché «al momento giusto, la Provvidenza dava esattamente ciò di cui c’era bisogno». Avverte la misericordia di Dio che la chiama a consacrarsi. Oggi è in formazione religiosa, grata per aver incontrato in quei «figli», accolti con cuore materno, una testimonianza viva: «loro sono il Vangelo». <br /><br />Giovanna, Gilda, Jessica, Franquito, sono i primi che mi presenta nella sezione dei “Franciscos”, dedicata alla riabilitazione dei più fragili. Li saluta con una carezza, con un sorriso e una preghiera. Scherza con loro. Le cure sono personalizzate e dignitose perché non sono rivolte al «“paziente del letto numero tot”, ma a bambini e adulti con una propria storia». <br />Mi racconta quella di Giovanna, accolta fin da piccolissima in una situazione di grave abbandono e disagio familiare: la madre, a sua volta disabile, «non poteva tenerla con sé, né prendersene cura adeguatamente» e la bambina viveva in condizioni disumanizzanti: «andava in giro a quattro zampe… mangiava come un cagnolino». Attraverso un lavoro paziente e quotidiano, la comunità ha accompagnato Giovanna in un percorso di rinascita e crescita umana: «a poco a poco, le è stato insegnato a camminare eretta, a mangiare con le posate e a sedersi a tavola, a sorridere». <br />A sorridere… Giovanna è testimonianza di un amore che diventa cura: «è come una figlia», aggiunge suor Confianza. Poi, si ferma accanto a Franquito, l’unico bambino di quella abitazione. Sembra disteso su quel letto come abbracciato a una croce, ma con uno sguardo sorprendentemente vivace che comunica desiderio di vivere: «ogni volta pensiamo: “ecco, è ora”… ma ci sorprende sempre». <br /><br />Non mancano le difficoltà economiche e sanitarie, dal momento che molte famiglie hanno abbandonato queste figlie e figli, e altre non possono sostenerne le cure complesse. La Casa cerca di garantire assistenza completa, evitando, quando possibile, il ricovero ospedaliero, e progettando un ampliamento per accogliere casi ancora più gravi. In molti casi è lo Stato ad affidarli al “Cottolengo”. <br /><br />L’impegno missionario è accompagnarli per tutta la vita, offrendo non solo assistenza, ma anche la possibilità del riconoscimento della propria dignità personale: «li accogliamo… fino all’ultimo giorno, cercando di garantire la migliore qualità di vita possibile». <br /><br /><br />Restituire “l’infanzia rubata” <br /><br />La Casa comprende non solo il centro di riabilitazione, ma anche le abitazioni delle piccole. Oggi sono più numerose, rispetto al 2022, e sempre straordinariamente accoglienti. Le camere delle bambine sono colorate e arredate come stanze di un castello delle favole, nel tentativo di restituire un’infanzia rubata a molte di loro: «abusate e messe incinta dal padre, come avviene di frequente tra le mura domestiche di zone rurali». È l’ agghiacciante denuncia di suor Confianza. Tra le cause: «Cultura machista, scarso senso di filiazione, mancanza di educazione, miseria, alcolismo e omertà delle mogli degli abusatori, madri delle abusate». È straziante. Incontro e riabbraccio a distanza di anni una delle vittime che ha ricominciato a vivere.<br /><br /><br />La “loro dignità” è “la mia”<br /><br />Ci raggiunge chi ha raccolto “il testimone” di Daniela Vargas: Gabriela Fernández Medina Paz, l’attuale amministratrice laica della Casa, che racconta di aver iniziato a lavorare nel 2023 e di aver scelto di restare dopo aver conosciuto le bambine, le loro storie e necessità: «Ho accettato la sfida».<br />Gabriela, trentasei anni, si occupa dell’organizzazione e del sostegno quotidiano alle 43 “niñas” accolte. Sottolinea le difficoltà del contesto, dove spesso queste persone vengono considerate « “inutili”, persone che “non producono”… “non servono a nulla”». <br />Bambini che possono essere trovati anche nella spazzatura, come «Juan Pablito, microcefalo, non vedente e muto - ricorda suor Confianza - trovato nella immondizia appena nato. In ospedale dissero che non sarebbe sopravvissuto più di due settimane. Così, pensando a un luogo degno dove farlo morire, lo hanno portato al “Cottolengo”. Ci siamo prese cura di lui e ha vissuto tre anni. Un miracolo chiamato Giovanni Paolo, come il Papa santo. Juan Pablito è stato motivo di conversione per chi lo ha conosciuto». Gabriella denuncia coraggiosamente la mancanza di supporto istituzionale, soprattutto quando le ragazze diventano maggiorenni: «si pensa: “sono grandi, quindi che vedano cosa fare della loro vita”, ma fuori potrebbe capitare loro di tutto… questa è la loro casa». <br /><br />È divenuta casa anche per Estela, arrivata in condizioni gravissime di denutrizione, e che sembrava impossibile potesse camminare: «proveniva da Huánuco, era molto magra, ci avevano detto che non si sarebbe mai alzata in piedi. Quando è arrivata aveva un’unica espressione sul viso…». Estela, oggi, è cambiata: sorride, gioca e riesce anche a camminare se aiutata. Questo, per Gabriela, è il segno concreto dell’amore ricevuto. <br /><br />«Al di là della disabilità - dice - ogni persona ha piena dignità umana e va riconosciuta come tale. Loro rimangono persone a immagine e somiglianza di Dio… hanno la stessa dignità che ho io».<br /><br /><br />Una scuola che insegna a vivere<br /><br />Espressione del riconoscimento della loro dignità è anche la scuola interna alla Casa. Oltre alle cure e all’accoglienza, viene data grande importanza all’educazione. Suore e personale della grande “Famiglia del Cottolengo” aiutano ogni bambina e ragazza allo sviluppo integrale della propria persona anche attraverso uno speciale percorso scolastico. <br /><br />È opera delle alunne il cartellone con il messaggio di amore per il Papa, nel cortile dove le vedo ballare durante la ricreazione. Leggo una frase scritta a caratteri più piccoli: «Podemos ser diferentes, pero en esta clase crecemos juntos» . <br />Rientrando in classe con loro, stupisce come l’ambiente educativo abbia prodotto risultati non solo sul piano didattico, ma anche umano. La maestra parla di obiettivi concreti: «un’istruzione speciale, dedicata a loro, con risultati da ottenere». In queste parole si coglie una visione pedagogica attenta alle potenzialità individuali più che ai limiti. Il confronto con altre realtà educative rende ancora più evidente la specificità del contesto: «Sono molto diverse da come si comporta la società nelle istituzioni pubbliche», osserva, evidenziando un livello di cura, disciplina e accompagnamento che altrove fatica a emergere. Colpisce in particolare il senso di responsabilità condivisa e la dimensione relazionale: «Sono molto collaborative – aggiunge la maestra - si aiutano a vicenda e condividono tutto tra loro». In questa dinamica di sostegno reciproco, l’insegnante riconosce un valore educativo profondo, che trasforma la classe in una comunità. Il bilancio è carico di entusiasmo: «Sono felice e entusiasta di stare con loro». <br />È il rendere vivo il Vangelo tra i banchi ciò che fa di questa scuola anche una scuola di vita. <br /><br /><br />I doni e il saluto finale per il “Papa peruano”<br /><br />Vita che si fa dono creativo nelle classi e nel laboratorio artigianale. Ingrid, Elena, Raquel, Ada, Katty Melisa, le ragazze del “Taller productivo” , hanno confezionato una sciarpa bianca e un porta cellulare in legno dipinto a mano, da regalare a Papa Leone. Miss Sandra, Carmen, Ana, Rosmery, Gabriela, Raquel, invece, hanno realizzato un biglietto con l’immagine dell’Immacolata, per lui, «con mucho carino» e lo invitano ad Arequipa. Anche il cartellone disegnato da Rosa, Silvana, Ines, Diana, Milagros, Jesyca, che adesso accoglie chi passa per il cortile della Casa, è un dono per il “Papa peruano” per il quale tutte hanno un ultimo accorato messaggio: «Nos vemos en Chiclayo!» . <br />Wed, 29 Apr 2026 08:59:56 +0200La strage nascosta degli operatori umanitarihttps://www.fides.org/it/news/77625-La_strage_nascosta_degli_operatori_umanitarihttps://www.fides.org/it/news/77625-La_strage_nascosta_degli_operatori_umanitaridi Cosimo Graziani<br /><br />Le crisi dell’ordine internazionale e l’indebolimento del multilateralismo assumono, ai margini delle grandi catastrofi umanitarie, l’aspetto di una strage silenziosa: quella degli operatori umanitari. <br /><br />Una volta considerati il fiore all’occhiello delle agenzie internazionali in un sistema che vedeva in loro la punta di diamante della collaborazione tra le nazioni per sconfiggere fame, siccità e guerre, oggi si trovano a pagare un conto pesantissimo in termini di vite umane, con un bilancio che negli anni tende a crescere anziché diminuire. <br /><br />Nel 2025, in 21 Paesi sono stati uccisi almeno 326 operatori, portando il bilancio di questa guerra contro chi porta aiuti ai civili a 1.010 vittime in tre anni. <br /><br />Secondo le stime, più della metà di loro hanno perso la vita tra Gaza e la Cisgiordania , 130 nella guerra dimenticata del Sudan, 60 in Sud Sudan, 25 in Ucraina e altrettanti nella Repubblica Democratica del Congo.<br /><br />La conta dei morti è solo il tratto più tragico di un fenomeno di diffusa violenza che vede almeno 600 episodi l’anno tra rapimenti, ferimenti gravi, arresti e detenzioni ad opera tanto delle forze irregolari presenti sui territori di crisi quanto di quelle regolari. <br /><br />Spesso la morte viene dal cielo: gli attacchi aerei, specialmente a Gaza, in Libano e in Ucraina, sono la principale causa di morte. In Africa invece bisogna tenere conto soprattutto delle armi leggere in mano a forze militari o paramilitari composte da personale poco addestrato e molto determinato. <br /><br />I rapimenti sono aumentati in Sud Sudan, Burkina Faso, Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Nigeria e Sudan, ma più in generale è cresciuto il numero di arresti e detenzioni di operatori umanitari da parte delle autorità statali e locali come strumento di molestia e controllo delle organizzazioni che operano in loco. I dati parlano di 14 casi di rapimento, 145 di arresti e fermo di polizia, 441 di intimidazione e molestie. Queste ultime liste attestano anche l'erosione che va subendo l’autorevolezza del sistema delle agenzie internazionali e del sistema multilaterale in generale. <br />Se i consessi delle nazioni non sono più riconosciuti come freno delle violenze ma come semplici assemblee che intralciano la libertà degli Stati, ognuno si sente libero di ricorrere alle maniere dure con chi agisce sotto la loro egida. Il mondo ricco le sta abbandonando e le conseguenze sono anche finanziarie.<br />Il settore degli aiuti umanitari infatti risente ancora fortemente del congelamento, deciso lo scorso anno da Donald Trump, di quasi tutti i finanziamenti esteri per lo sviluppo e gli aiuti nelle aree di crisi. Molti i programmi che sono stati costretti a chiudere, molti quelli che si sono trovati costretti a tagliare drasticamente su tutto, anche sulla sicurezza del personale. Non solo: la decisione di Washington ha comportato un rafforzamento della narrazione che descrive l’Onu e le agenzie internazionali come sostanzialmente inefficienti , alimentando le facili rivalse e la propaganda ai loro danni.<br />Purtroppo l’Onu, sostanzialmente priva dell’appoggio di suoi rilevanti membri - a cominciare da chi occupa un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza - non può che dimostrare una volta di più la propria impotenza di fronte all’uso plateale della forza bruta. <br /><br />La risoluzione 2730 del maggio 2024 del Consiglio di Sicurezza , ha esortato infatti gli Stati membri a imporre il rispetto del diritto internazionale per la protezione degli operatori umanitari, a condurre indagini indipendenti, tempestive ed efficaci sulle violazioni contro il personale umanitario e dell’Onu, a perseguire i responsabili. <br /><br />Nel 2025 sono stati registrati 62 attacchi contro installazioni delle Nazioni Unite e 84 contro mezzi che operavano con bandiera Onu. “Ci considerano un obiettivo facile e legittimo”, ha detto Tom Fletcher, l’alto funzionario del Palazzo di Vetro cui è toccato esporre lo stato della situazione al Consiglio di Sicurezza. Tue, 28 Apr 2026 22:33:50 +0200AFRICA/NIGERIA - Rapiti 23 bambini da un orfanotrofio nella struttura di Dahallukitab Group of Schools di Lokojahttps://www.fides.org/it/news/77627-AFRICA_NIGERIA_Rapiti_23_bambini_da_un_orfanotrofio_nella_struttura_di_Dahallukitab_Group_of_Schools_di_Lokojahttps://www.fides.org/it/news/77627-AFRICA_NIGERIA_Rapiti_23_bambini_da_un_orfanotrofio_nella_struttura_di_Dahallukitab_Group_of_Schools_di_LokojaLokoja – Non risulta ancora alcuna rivendicazione sulla responsabilità dell'attacco ad un orfanotrofio nigeriano nel quale un gruppo di uomini armati ha rapito 23 bambini. I criminali hanno fatto irruzione e prelevato i minori nella tarda serata di domenica 26 aprile da una struttura non registrata chiamata Dahallukitab Group of Schools, situata in una zona isolata nella capitale dello Stato di Kogi, Lokoja. Lo ha dichiarato il Commissario per l'Informazione di Kogi, Kingsley Fanwo, lunedì in un comunicato divulgato dalle autorità nigeriane. Il Commissario ha affermato anche che la "pronta e coordinata risposta" delle forze dell'ordine ha portato al salvataggio di 15 bambini, ma otto risultano ancora dispersi. Anche la moglie del proprietario dell'orfanotrofio è stata rapita, secondo quanto riportato nel comunicato. "Sono in corso intense operazioni per garantire il ritorno in sicurezza delle restanti otto vittime e per arrestare i responsabili", ha dichiarato il funzionario, il quale ha aggiunto che l'orfanotrofio pare operasse ‘illegalmente’ in una località remota all'insaputa delle autorità e delle forze di sicurezza competenti.<br /><br />La Nigeria è afflitta da molteplici conflitti, dalla lunga e violenta aggressione del gruppo armato Boko Haram alle bande di banditi, alle violenze tra agricoltori e pastori e ai separatisti del sud-est. Anche il gruppo Lakurawa, legato all'ISIS, opera nelle comunità della parte nord-occidentale del paese, al confine con il Niger. I rapimenti di massa sono diventati un metodo comune per le bande criminali e i gruppi armati per arricchirsi rapidamente nel paese più popoloso dell'Africa, soprattutto nelle zone rurali con scarsa presenza governativa. La zona centro-settentrionale della Nigeria, dove si trova lo stato di Kogi, è stata già teatro di violenti attacchi, tra cui incursioni nelle scuole, negli ultimi mesi, alcuni dei quali attribuiti a gruppi armati. Tra i precedenti vanno ricordati il rapimento di ventiquattro ragazze il 17 novembre 2025 nel dormitorio di una scuola secondaria nello stato di Kebbi, nel nordovest della Nigeria e centinaia di studenti e insegnanti di una scuola primaria e secondaria cattolica St. Mary nella comunità di Papiri, nello Stato del Niger, nella Nigeria centro-settentrionale .<br /><br />A gennaio 2026, il fenomeno dei rapimenti rimane una delle principali minacce alla sicurezza nel nord e nel centro del Paese, mettendo a rischio il diritto all'istruzione di un'intera generazione. Infatti, secondo il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia, la paura dei sequestri ha portato alla chiusura di numerose scuole, lasciando milioni di bambini senza accesso all'istruzione in una regione già vulnerabile.<br /><br /> <br />Tue, 28 Apr 2026 10:58:31 +0200AFRICA/SUD SUDAN- Il Vescovo di Tombura-Yambio: la scomparsa di padre Luke Yugue e dell'autista Michael Gbeko è una ferita che si rifiuta di guarirehttps://www.fides.org/it/news/77607-AFRICA_SUD_SUDAN_Il_Vescovo_di_Tombura_Yambio_la_scomparsa_di_padre_Luke_Yugue_e_dell_autista_Michael_Gbeko_e_una_ferita_che_si_rifiuta_di_guarirehttps://www.fides.org/it/news/77607-AFRICA_SUD_SUDAN_Il_Vescovo_di_Tombura_Yambio_la_scomparsa_di_padre_Luke_Yugue_e_dell_autista_Michael_Gbeko_e_una_ferita_che_si_rifiuta_di_guarireJuba – La "dolorosa e irrisolta scomparsa di padre Luke Yugue e del suo autista, Michael Gbeko, avvenuta il 27 aprile 2024" è come "una ferita che si rifiuta di guarire”. Così Eduardo Hiiboro Kussala, Vescovo di Tombura-Yambio nel Sud Sudan, ricorda la misteriosa scomparsa del giovane sacerdote e del suo autista, svaniti il 27 aprile 2024 dopo aver lasciato in moto la contea di Nagero, in direzione di Tombura, nello Stato dell'Equatoria occidentale. <br /><br />Nonostante fosse stata celebrata a un mese dalla loro scomparsa una preghiera funebre per il sacerdote e il suo accompagnatore , la domanda sulla loro sorte non è mai venuta meno.<br /> <br />In un messaggio diffuso nei giorni scorsi il Vescovo Kussala esprime la speranza “di vedere, sentire, percepire, di avere la certezza di una qualche verità sui nostri fratelli scomparsi, sui nostri figli scomparsi”. “Il tempo è passato, ma le domande no. Il dolore no. La nostalgia no”.<br />“Li ricordiamo non solo con dolore, ma con fede, coraggio e un impegno incrollabile per la verità e la giustizia” continua il Vescovo. “Padre Luke era un servitore del Vangelo, un pastore dedito alla missione di pace, riconciliazione e speranza in Cristo. Michael Gbeko, suo compagno di servizio, camminava fedelmente al suo fianco” afferma Mons. Kussala che sottolinea che le due persone scomparse “non appartenevano solo alle loro famiglie o alla Chiesa. Appartenevano a tutti noi. La loro scomparsa non è una perdita privata. È una ferita nazionale. È una prova morale per la nostra società”.<br /><br />In un suo precedente messaggio, diffuso ad un anno dalla loro scomparsa, il Vescovo aveva affermato che: “Li stiamo ancora cercando; stiamo ancora cercando la verità; continuiamo a chiedere giustizia”. Un triplice proposito che- dice Mons. Kussala – “ripeto oggi con ancora maggiore urgenza”.<br /><br />Il Vescovo di Tombura-Yambio rivolge un appello “al nostro governo” al quale si rivolge “con responsabilità pastorale e chiarezza morale” perché “agisca in modo adeguato al suo mandato” al fine di “rendere giustizia e ristabilire la pace”. “Esercitate una leadership degna della dignità del vostro popolo. L'autorità non è solo potere, è responsabilità davanti a Dio e davanti alla storia” ricorda Mons. Kussala.<br />La scomparsa del giovane sacerdote e del suo autista non è però un caso isolato. “In tutta la nostra nazione, molte persone sono scomparse. Molte vite sono state prese con leggerezza. Molte famiglie continuano a piangere in silenzio” ricorda il Vescovo di Tombura-Yambio che invita a “costruire una cultura in cui la vita sia protetta, in cui nessuno scompaia senza che qualcuno sia chiamato a risponderne, in cui la giustizia non sia selettiva e in cui la pace sia radicata nella verità”.<br />Il messaggio conclude offrendo il conforto alle famiglie dei scomparsi e con l’annuncio che da ora in poi le Messe celebrate nella diocesi nell’anniversario della loro scomparsa includano “speciali intenzioni di preghiera per padre Luke Yugue e Michael Gbeko”. Tue, 28 Apr 2026 11:46:33 +0200All’Urbaniana Giornata di studi della “Cattedra Velasio de Paolis” sul Diritto nella vita e nella missione della Comunità ecclesialehttps://www.fides.org/it/news/77624-All_Urbaniana_Giornata_di_studi_della_Cattedra_Velasio_de_Paolis_sul_Diritto_nella_vita_e_nella_missione_della_Comunita_ecclesialehttps://www.fides.org/it/news/77624-All_Urbaniana_Giornata_di_studi_della_Cattedra_Velasio_de_Paolis_sul_Diritto_nella_vita_e_nella_missione_della_Comunita_ecclesialeRoma - «L’epoca storica che stiamo vivendo è quella della separazione tra fede e scienza. È il tempo della frattura tra fede e ragione, tra fede e cultura». Così scriveva Velasio De Paolis, il Cardinale scalabriniano, autorevole canonista, scomparso nel 2017.<br /> «Questa separazione nel campo del diritto» spiegava De Paolis «si rivela soprattutto nella concezione positivistica dominante del diritto, nella concezione del diritto come pura legge formale priva del suo fondamento etico». Mentre «lontano da tendenze positivistiche, la Chiesa colloca il suo diritto all’interno d’una visione larga del suo ordinamento o della sua disciplina, la quale né comincia, né si esaurisce con il diritto»<br /><br />A distanza di 9 anni dalla scomparsa, la Pontificia Università Urbaniana ospita martedì 28 aprile la V giornata della Cattedra “Velasio De Paolis” dedicata all’indagine e al confronto su questioni cruciali riguardanti il Diritto nella vita della Chiesa. “Credere nel diritto: profili filosofici e giuridici” è il tema della giornata di studio, che si svolge nell’Aula Magna Benedetto XVI a partire dalle ore 9.00.<br /><br />Dopo i saluti del prof. Vincenzo Buonomo, Magnifico Rettore della Pontificia Università Urbaniana, e del Decano della Facoltà di Diritto Canonico, il prof. Andrea D’Auria, la mattinata di studio, moderata dal prof. Maurizio Martinelli inizia con la relazione Intitolata “Persona, Comunità ecclesiale e Legge”, affidata al prof. Luca Tuninetti, Decano della Facoltà di Filosofia della stessa Università Pontificia. A seguire, la relazione della prof.ssa Sandra Mazzolini, della facoltà di missiologia, si sofferma su “Chiesa, Fede e Diritto sotto il profilo della missione evangelizzatrice”.<br /><br />La giornata di studio prosegue con l’intervento del prof. Antoine M. Ndiaye su “Quale rapporto tra fede e diritto?”, seguito dalle conclusioni.<br /> <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.fides.org/it/attachments/view/file/Locandina_28.04.2026-compresso.pdf">LOCANDINA</a>Mon, 27 Apr 2026 13:05:21 +0200ASIA/CINA - La Giornata di preghiera per le vocazioni celebrata con fervore dalle comunità cattoliche cinesihttps://www.fides.org/it/news/77623-ASIA_CINA_La_Giornata_di_preghiera_per_le_vocazioni_celebrata_con_fervore_dalle_comunita_cattoliche_cinesihttps://www.fides.org/it/news/77623-ASIA_CINA_La_Giornata_di_preghiera_per_le_vocazioni_celebrata_con_fervore_dalle_comunita_cattoliche_cinesiShijiazhuang – “Tutti noi possiamo diventare custodi e promotori delle vocazioni, coltivando insieme il terreno fertile della chiamata, affinché sempre più persone possano ascoltare l’invito ‘Vieni e seguimi’ e, con coraggio, entrare nella vigna del Signore, diventando operai insieme a Cristo”. Così si legge nell’Appello per le Vocazioni del Seminario diocesano di Pechino pubblicato in vista della Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, che cade nella quarta domenica del tempo di Pasqua, la “Domenica del Buon Pastore”. <br />Nelle giornate di sabato 25 e domenica 26 aprile, sono state innumerevoli le iniziative a sostegno delle vocazioni sacerdotali e religiose promosse in tutta la Cina continentale.<br /> Nelle parrocchie di Pechino si sono distribuiti materiali formativi riguardo alle vocazioni, compreso un libretto di “Quiz sulla Sacra Scrittura” predisposto in occasione dell’Anno della Parola di Dio indetto dalla diocesi. Sono state distribuite anche bose con immagine della cattedrale. <br />Nella diocesi di Ningbo, sono stati ordinati 4 nuovi sacerdoti. Il Vescovo Francesco Saverio Jin Yangke ha presieduto la solenne liturgia di ordinazione nella cattedrale dedicata all’Assunzione di Maria. Il Vescovo ha invitato in modo particolare i fedeli a pregare per le vocazioni. “Il nostro tempo è un’epoca segnata dalla scarsità di vocazioni sacerdotali e religiose. Quindi non dobbiamo solo pregare per le vocazioni, ma anche discernere con attenzione il nostro cuore, essere disposti a offrire la nostra vita e ad affidare al Signore anche i nostri figli”. <br />Dopo la liturgia, che ha visto la partecipazione di molti fedeli, soprattutto parenti e amici dei nuovi sacerdoti, il Vescovo Jin ha emanato il decreto episcopale di assegnazione delle parrocchie al servizio pastorale dei nuovi sacerdoti. <br />Alla vigilia della Giornata, la parrocchia di Jiujiang aveva già sollecitato i fedeli alla “preghiera e all’offerta per le vocazioni della diocesi”.<br />Il Seminario Filosofico e Teologico della provincia dello Shaanxi ha organizzato momenti di condivisione dedicati al discernimento e alla formazione vocazionale, in vista della Giornata di preghiera dedicata alle vocazioni. Vari gruppi composti da seminaristi, sacerdoti formatori, docenti e suore, per un totale di oltre 70 persone, hanno visitato le parrocchie per raccontare il proprio cammino della formazione vocazionale, a partire dalla vita quotidiana del seminario. Il sacerdote formatore dopo avere descritto la propria esperienza vocazionale e la realtà concreta del lavoro formativo in seminario, ha proposto una riflessione sul discernimento, la risposta e la perseveranza nella vocazione, incoraggiando le famiglie a custodire la chiamata di Dio, a vivere la fede nella quotidianità e a impegnarsi con zelo nella promozione delle vocazioni per l’annuncio del Vangelo. <br /> <br />Mon, 27 Apr 2026 12:22:18 +0200Visite mediche gratuite per tutti: comunità ecclesiale e autorità sanitarie condividono l’impegno per la cura della salute del popolo vietnamitahttps://www.fides.org/it/news/77622-Visite_mediche_gratuite_per_tutti_comunita_ecclesiale_e_autorita_sanitarie_condividono_l_impegno_per_la_cura_della_salute_del_popolo_vietnamitahttps://www.fides.org/it/news/77622-Visite_mediche_gratuite_per_tutti_comunita_ecclesiale_e_autorita_sanitarie_condividono_l_impegno_per_la_cura_della_salute_del_popolo_vietnamitadi Andrew Doan Thanh Phong<br /><br />Ho Chi Minh – Ho Chi Minh, la città più grande e popolosa del Vietnam meridionale, punta a fornire visite mediche annuali gratuite a 15 milioni di persone tra il 2026 e il 2030. Questo obiettivo va di pari passo con lo sviluppo di un sistema di screening sanitario della popolazione l’applicazione della digitalizzazione nella sanità pubblica.<br />In linea con questo progetto, il 17 aprile scorso il dipartimento della sanità di Ho Chi Minh ha lanciato contemporaneamente un programma di visite mediche gratuite su larga scala in 168 centri sanitari in tutta la città. Il personale medico di oltre 100 ospedali è stato mobilitato per condurre gli screening gratuiti e creare cartelle cliniche elettroniche per tutti i 15 milioni di residenti della città.<br />Tutti i risultati dei test e i fattori di rischio emersi dalle visite mediche gratuite dei residenti di Ho Chi Minh saranno aggiornati nelle cartelle cliniche elettroniche, consentendo così un monitoraggio completo e continuo della salute di ogni individuo. I medici ritengono che, se questo modello venisse mantenuto a lungo termine, potrebbe aumentare significativamente il tasso di diagnosi precoce delle malattie per gli abitanti di Ho Chi Minh, migliorando così l'efficacia dei trattamenti, riducendo i tassi di mortalità e alleggerendo l'onere finanziario sulle famiglie e sulla società.<br /><br />Il sig. Nguyen Manh Cuong, vicepresidente del Comitato popolare di Ho Chi Minh, ha dichiarato: "La salute non è solo il bene più prezioso di ogni individuo, ma anche il fondamento della qualità della vita e dello sviluppo sostenibile. Ho Chi Minh – una città civile, moderna e solidale – non si misura solo in base alla sua crescita economica, ma anche all’accesso della popolazione a servizi sanitari di qualità". L’obiettivo è di garantire che ogni cittadino riceva almeno una visita medica gratuita all’anno.<br />Il programma di visite mediche gratuite a Ho Chi Minh è stato accolto con grande favore da molte persone, in particolare dai lavoratori poveri e a basso reddito. In Vietnam, molte persone sono riluttanti a sottoporsi a visite mediche non solo a causa dei costi, ma anche perché temono che, se venisse loro diagnosticata una malattia, dovrebbero spendere soldi per le cure e non sarebbero in grado di continuare a lavorare per mantenere se stessi e le loro famiglie.<br />Pertanto, dopo aver saputo delle visite mediche gratuite, molte persone si sono precipitate alle strutture sanitarie di prima mattina, mettendosi in fila come indicato dal personale medico per sottoporsi alla visita.<br />La signora Nguyen Thi Duyen , che si guadagna da vivere vendendo biglietti della lotteria per strada, ha colto l’occasione per sottoporsi a una visita medica dopo molti anni. “Mi sono sottoposta alla visita per capire meglio se avessi qualche malattia in modo da poter adeguare la mia dieta e il mio stile di vita di conseguenza. Dopo la visita, mi sento molto più tranquilla”, ha raccontato la signora Duyen.<br />Il signor Giang Kim Quy sorride raggiante, con in mano un sacco di riso, dono della città, appena ricevuto dopo la visita. Condivide la sua emozione: “Oggi il medico mi ha visitato di nuovo, mi ha dato istruzioni più dettagliate, mi ha prescritto dei farmaci e mi ha spiegato come monitorare le mie condizioni. Le persone in difficoltà e con malattie come me sono molto felici e grate per questo lavoro così umano della città e in particolare del settore sanitario. Inoltre, grazie a questo programma, gli anziani come noi non devono viaggiare lontano e risparmiano sui costi delle visite”.<br />In precedenza, il 29 marzo 2026, l’Ufficio Caritas dell’Arcidiocesi di Saigon, guidato da suor Nguyen Phuong Dung insieme a medici, farmacisti, dentisti e volontari, ha visitato la parrocchia di An Binh nella diocesi di Buon Me Thuot, nel Vietnam meridionale. La piccola parrocchia si trova nel comune di Da Kia, una zona povera circondata da montagne scoscese e strade tortuose, e ospita una numerosa popolazione della minoranza etnica S’tieng. Tra i 2.500 residenti di questo comune montuoso, solo il 20% circa è cattolico; il resto è costituito da persone S’tieng che non hanno ancora sentito parlare di Dio e da altri migranti provenienti dal confine cambogiano. Il team medico ha visitato con diligenza gli abitanti del villaggio per individuare disturbi comuni quali patologie interne, disturbi muscolo-scheletrici e ipertensione.<br />Recentemente, la sanità pubblica sta ricevendo maggiore attenzione da parte del governo e delle organizzazioni legate alle comunità di credenti in Vietnam, compresa la Chiesa cattolica. Lo slogan “ognuno ha diritto ad accedere a un'assistenza sanitaria di qualità per una vita lunga e sana” sta diventando sempre più sentito dalla società vietnamita. <br />Mon, 27 Apr 2026 10:53:51 +0200AFRICA/SUD SUDAN - “Grazie, Papa Leone XIV! Il vero frutto della visita si vedrà in ciò che diventeremo” dice il vescovo di Tombura Yambiohttps://www.fides.org/it/news/77621-AFRICA_SUD_SUDAN_Grazie_Papa_Leone_XIV_Il_vero_frutto_della_visita_si_vedra_in_cio_che_diventeremo_dice_il_vescovo_di_Tombura_Yambiohttps://www.fides.org/it/news/77621-AFRICA_SUD_SUDAN_Grazie_Papa_Leone_XIV_Il_vero_frutto_della_visita_si_vedra_in_cio_che_diventeremo_dice_il_vescovo_di_Tombura_YambioTombura Yambio – Dal cuore del Sud Sudan, una nazione ancora alla ricerca della pienezza della pace, il Presidente della Commissione per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale della Conferenza Episcopale Cattolica del Sudan e del Sud Sudan Eduardo Hiiboro Kussala, Vescovo della diocesi di Tombura-Yambio, ha espresso gratitudine per la visita di Papa Leone XIV nel continente africano appena conclusa.<br /><br />Il vescovo Hiiboro ha voluto mettere in luce il grande impatto lasciato dai diversi Pontefici che si sono recati in terra africana a partire dalla storica visita di Papa Francesco dal 3 al 5 febbraio 2023 . “Il suo amore per la nostra terra non si è limitato alle parole, ma si è rivelato in un gesto che durerà nella storia. Quando si è inginocchiato e ha baciato i piedi dei nostri leader politici, ha trasformato la diplomazia in profezia. Quel gesto rimane un appello morale alla nostra nazione, una chiamata alla conversione, alla riconciliazione e alla coraggiosa costruzione della pace.”<br /><br />“In continuità con questa tradizione profetica, la prima visita all'estero di Papa Leone XIV in Africa segna un momento decisivo e ricco di grazia per la Chiesa e per il continente. Dal momento in cui ha messo piede sul suolo africano in Algeria, la sua direzione è apparsa chiara. Ha scelto di soffermarsi sulle Beatitudini del Vangelo secondo Matteo, ‘Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio’, proponendole come una guida vivente per l'Africa e per il mondo”, scrive il presule. “Questa visione evangelica è al centro del suo messaggio. È al tempo stesso consolazione e mandato. In un continente ricco di fede ma segnato dalle ferite dei conflitti e da strutture fragili, le Beatitudini offrono una chiave profetica per ripensare la leadership, la società e la missione della Chiesa. Attraverso le Beatitudini, Papa Leone XIV ridefinisce il potere e il successo. Chiama i leader all'umiltà, le nazioni alla giustizia e le società alla misericordia. Ci ricorda che la pace non è il silenzio delle armi, ma il frutto della verità, della giustizia e del rispetto della dignità umana. Il nostro cammino verso la pace rimane fragile. Eppure la nostra Chiesa è vibrante, in crescita e piena di giovani la cui fede è segno di speranza. Continuiamo a pregare per l'unità, la guarigione, una leadership responsabile e le opportunità per i nostri giovani.”<br /><br />“La voce dei Papi nel corso dei secoli si unisce in un unico appello. Papa Giovanni Paolo II disse: ‘Non abbiate paura’. Papa Benedetto XVI invitò l'Africa ad ‘Alzarsi e camminare’. Papa Francesco indicò la via dell'umiltà e della fraternità. Ora, Papa Leone XIV ci propone le Beatitudini come stile di vita. La sfida è chiara. Dobbiamo passare dalle parole ai fatti, recuperare la voce profetica della Chiesa, formare leader di coscienza. Dobbiamo accompagnare i giovani, costruire la pace attraverso il dialogo e l'incontro. Soprattutto, dobbiamo vivere ciò che proclamiamo. Le Beatitudini ora si ergono sul suolo africano come un cammino vivo. ‘Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio’. Questa è la nostra identità. Questa è la nostra missione.”<br /><br />Il vescovo Hiiboro conclude il suo messaggio rimarcando che “questa visita sarà ricordata non solo per i suoi momenti, ma per il suo significato. Il suo vero frutto si vedrà in ciò che diventeremo”.<br /> <br />Mon, 27 Apr 2026 10:17:29 +0200EUROPA/SPAGNA - Le Pontificie Opere Missionarie spagnole celebrano la Giornata delle vocazioni autoctonehttps://www.fides.org/it/news/77620-EUROPA_SPAGNA_Le_Pontificie_Opere_Missionarie_spagnole_celebrano_la_Giornata_delle_vocazioni_autoctonehttps://www.fides.org/it/news/77620-EUROPA_SPAGNA_Le_Pontificie_Opere_Missionarie_spagnole_celebrano_la_Giornata_delle_vocazioni_autoctone Madrid - "I missionari svolgono un lavoro straordinario, ma non si limitano a fare il proprio lavoro; piuttosto, costruiscono la Chiesa nei territori in cui si trovano, ed è per questo che uno dei frutti più importanti che possono portare è la formazione di sacerdoti, religiosi e religiose che saranno apostoli delle proprie culture".<br /><br />Così si è espresso José María Calderón, direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie spagnole, in occasione della presentazione della Giornata delle vocazioni autoctone e della Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, celebrate in Spagna in maniera congiunta.<br /><br />In una nota diffusa dalle POM della Spagna si ricorda che sono circa 751 i seminari sostenuti dalla Pontificia Opera di San Pietro Apostolo, che si dedica specificamente a supportare la formazione del clero locale nei territori che fanno riferimento al Dicastero per l’Evangelizzazione . <br /><br />Lo scorso anno l'Opera di San Pietro Apostolo ha distribuito circa 15.793.859,18 euro tra i differenti seminari, di cui circa due milioni provenienti dalla raccolta effettuata in Spagna attraverso la Giornata delle Vocazioni Native. <br /><br />Il 78% di questi fondi costituisce un sussidio annuale per le spese ordinarie dei seminari e per il sostentamento dei seminaristi. La parte restante viene utilizzata per esigenze specifiche, come la costruzione di nuove aule, l'installazione di pannelli solari e il pagamento delle tasse universitarie. <br /><br />L’importanza del sostegno ai seminari e della cura delle vocazioni autoctone si percepisce anche attraverso testimonianze come quella del Vescovo Vincent Frederick Mwakhwawa, già direttore delle POM del Malawi, che racconta come da bambino fosse rimasto colpito dalla testimonianza di un missionario italiano che visitava il suo villaggio ogni quattro mesi per celebrare l'Eucarestia. Oggi Vincent Frederick Mwakhwawa è vescovo ausiliare di Lilongwe, in Malawi e ricorda: "I miei genitori non avevano soldi, ma ho potuto ricevere la mia formazione fin da quando avevo 14 anni grazie alla Pontificia Opera di San Pietro Apostolo, che sostiene tutti i seminari diocesani del mio Paese. Sono il frutto del sacrificio di brave persone che hanno offerto denaro e pregato per noi. Sono a loro profondamente grato". <br /><br />La maggior parte dei giovani che arrivano nei seminari in Malawi non ha risorse economiche familiari sufficienti per sostenere il periodo di formazione. Sun, 26 Apr 2026 21:46:53 +0200ASIA/COREA DEL SUD - Cinque “Santi Patroni” per la Giornata Mondiale della Gioventù “Seoul 2027”https://www.fides.org/it/news/77619-ASIA_COREA_DEL_SUD_Cinque_Santi_Patroni_per_la_Giornata_Mondiale_della_Gioventu_Seoul_2027https://www.fides.org/it/news/77619-ASIA_COREA_DEL_SUD_Cinque_Santi_Patroni_per_la_Giornata_Mondiale_della_Gioventu_Seoul_2027Seoul - San Giovanni Paolo II , Sant'Andrea Kim Taegon e compagni, Santa Francesca Saverio Cabrini , Santa Giuseppina Bakhita e San Carlo Acutis : sono loro i Santi Patroni scelti per accompagnare la Gioventù nella Giornata Mondiale che si terra a Seoul nell’agosto 2027. Lo annuncia il Comitato Organizzatore Locale , a conclusione di un processo di selezione e discernimento iniziato alla fine del 2024. Ispirandosi ai temi spirituali dell’evento - verità, amore e pace -, un gruppo di giovani ha preparato una preghiera e un simbolo rappresentativo per esaltare i tratti connotativi di ogni santo.<br /><br />“Questi Santi Patroni abbracciano Continenti e generazioni, e ciascuno di loro offre un percorso concreto per vivere la fede nelle realtà che I giovani affrontano oggi” ha sottolineato l’Arcivescovo di Seoul Peter Soon-Taick Chung, Presidente del COL della GMG di Seoul 2027. “ Spero che i giovani scoprano in questi santi degli esempi per la propria vita e, attraverso il cammino di preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù, instaurino con loro un profondo legame spirituale », ha auspicato l’Arcivescovo coreano. <br /><br />I giovani, la famiglia e la dignità umana erano nel cuore di Papa Giovanni Paolo II, che istituì le Giornate mondiali della Gioventù. La fede e il coraggio hanno distinto il primo sacerdote coreano martire Andrea Kim; l’amore di Francesca Cabrini ha soccorso e salvato migranti e poveri; la speranza e la libertà hanno trasfigurato la sofferenza in Giuseppina Bakhita; in Carlo Acutis la speranza cristiana è stata annunciata anche attraverso strumenti digitali ancora prima dei social. <br />L’annuncio dei Santi Patroni scelti per la GMG Seul 2027 si accompagna al lancio di una app interattiva intitolata ‘Scopri il tuo santo patrono!’ “realizzata nello stile dei test della personalità e dei quiz interattivi oggi molto popolari tra i giovani” spiega il comunicato diffuso dal Comitato Organizzativo Locale.<br /><br />L’iniziativa si somma alla serie di incontri, programmi e eventi organizzati in tutta la Corea per coinvolgere i giovani nei preparativi delle GMG. Sun, 26 Apr 2026 18:57:53 +0200Tenere libera la soglia del Mistero. Leone XIV indica ai nuovi sacerdoti i “segreti” della loro missionehttps://www.fides.org/it/news/77618-Tenere_libera_la_soglia_del_Mistero_Leone_XIV_indica_ai_nuovi_sacerdoti_i_segreti_della_loro_missionehttps://www.fides.org/it/news/77618-Tenere_libera_la_soglia_del_Mistero_Leone_XIV_indica_ai_nuovi_sacerdoti_i_segreti_della_loro_missioneCittà del Vaticano - Oggi più che mai, specialmente nei luoghi dove «i numeri sembrano delineare un distacco fra le persone e la Chiesa», la missione primaria degli uomini chiamati al sacerdozio è quella di «tenere libera la soglia» che introduce al Mistero della salvezza, indicandola a tutti «senza bisogno di troppe parole». <br />26 aprile, quarta domenica del tempo di Pasqua, la “Domenica del Buon Pastore”. Quella in cui da 63 anni si celebra la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni sacerdotali e religiose. <br /><br />Nella Basilica di San Pietro, Papa Leone XIV presiede la solenne liturgia eucaristica e ordina 10 nuovi sacerdoti, di cui 8 per la diocesi di Roma. Nell’omelia, prende spunto anche dal passo del Vangelo secondo Giovanni letto durante la liturgia per suggerire l’orizzonte aperto e vasto quanto il mondo in cui si svolge il «servizio del prete», un «ministero di comunione» offerto per condividere con tutti la “vita in abbondanza” che «viene a noi nel personalissimo incontro» con Cristo. Nell’omelia, rivolgendosi in particolare ai nuovi prossimi sacerdoti, il Vescovo di Roma richiama tre «segreti» della «vita del prete», spunti per cogliere l’ampiezza e la natura della missione a cui sono chiamati.<br /><br />«Più profondo è il vostro legame con Cristo» ricorda il Pontefice, delineando il primo “segreto” della vita del prete, «più radicale è la vostra appartenenza alla comune umanità. Non c’è contrapposizione, né competizione, tra il cielo e la terra: in Gesù si saldano per sempre».<br /><br />La realtà - aggiunge Papa Prevost tratteggiando il secondo “segreto” - «non deve farci paura». Oggi «il bisogno di sicurezza rende aggressivi gli animi, chiude su sé stesse le comunità, induce a cercare nemici e capri espiatori». Mentre «la vostra sicurezza» - esorta il Vescovo di Roma rivolto agli ordinandi -non va riposta «nel ruolo che avete, ma nella vita, morte e risurrezione di Gesù, nella storia di salvezza a cui partecipate col vostro popolo». <br /><br />Le comunità in cui i nuovi sacerdoti eserciteranno il loro ministero - ricorda il Pontefice - «sono luoghi in cui il Risorto è già presente, dove molti lo hanno già seguito in modo esemplare. Riconoscerete le sue piaghe, distinguerete la sua voce, troverete chi ve lo indicherà. Sono comunità - soggiunge il Successore di Pietro «che aiuteranno anche voi a diventare santi. E voi aiutatele a camminare unite dietro a Gesù buon Pastore, perché siano luoghi – giardini – della vita che risorge e si comunica».<br /> <br />Ai sacerdoti, anche Papa Prevost non chiede complessi piani o iperattivismi pastorali. Ricorda piuttosto che «Facilitare l’incontro, aiutare a convergere chi altrimenti non si frequenterebbe mai, avvicinare gli opposti è un tutt’uno col celebrare l’Eucaristia e la Riconciliazione. Radunare è sempre e di nuovo impiantare la Chiesa». <br />Poi richiama il brano del Vangelo secondo Giovanni in cui Gesù dichiara di sé «Io sono la porta». Nell’accompagnare altri nel cammino della fede - aggiunge rivolto agli ordinandi - «ravviverete la vostra. Con gli altri battezzati varcherete ogni giorno la soglia del Mistero, quella soglia che ha il volto e il nome di Gesù. Non nascondete mai questa porta santa, non bloccatela, non siate di impedimento a chi vuole entrare». <br />Papa Leone nella sua omelia richiama il «rimprovero amaro» che Gesù nello stesso Vangelo rivolge a coloro che «hanno nascosto la chiave di un passaggio che doveva essere aperto a tutti». Mentre «Oggi più che mai, specialmente dove i numeri sembrano delineare un distacco fra le persone e la Chiesa», i sacerdoti sono chiamati a tenere «la porta aperta. Lasciate entrare e siate pronti a uscire». <br />Proprio questo è il terzo “segreto” della «vita del prete» che il Successore di Pietro richiama per gli ordinandi e per tutti i sacerdoti: «voi» dice «siete un canale, non un filtro». Riguardo alla appartenenza alla Chiesa e al camminare nella fede - aggiunge il Pontefice - «Molti credono di sapere già cosa c’è oltre quella soglia. Portano con sé ricordi, magari di un passato lontano; spesso c’è qualcosa di vivo che non si è spento e che attrae; a volte, però, c’è dell’altro, che ancora sanguina e respinge. Il Signore sa e attende». Mentre i sacerdoti sono chiamati a essere «riflesso della sua pazienza e della sua tenerezza. Voi siete di tutti e siete per tutti».<br />La sollecitudine primaria di ogni missione sacerdotale - ricorda Leone XIV nella parte conclusiva della sua omelia - è quella di «tenere libera la soglia e indicarla, senza bisogno di troppe parole». Una missione tutta intessuta nel segno della libertà e della gratuità. Il contrario delle strategie umane volte a accorpare persone in maniera forzosa, spingendole a entrare in recinti senza uscita. «Ci sono appartenenze che soffocano, compagnie in cui è facile entrare e quasi impossibile uscire» riconosce Papa Prevost. Ma nella Chiesa, nella compagnia dei discepoli di Cristo, non funziona così: «Chi è salvato, dice Gesù, “entra, esce e trova pascolo”. Tutti cerchiamo riparo, riposo e cura: la porta della Chiesa è aperta. Non per estraniarci dalla vita: la vita non si esaurisce in parrocchia, nell’associazione, nel movimento, nel gruppo. Chi è salvato “esce e trova pascolo”». <br />Anche i sacerdoti sono chiamati a “uscire” e a incontrare le persone lì dove scorre la loro vita reale. A meravigliarsi «per ciò che Dio fa crescere senza che noi l’abbiamo seminato. Coloro per cui sarete preti – fedeli laici e famiglie, giovani e anziani, bambini e malati –» avverte il Vescovo di Roma «abitano pascoli che dovete conoscere. A volte vi sembrerà di non averne le mappe. Le possiede però il buon Pastore, di cui ascoltare la voce, così familiare». Sun, 26 Apr 2026 15:58:18 +0200AFRICA/CENTRAFRICA - Nomina dell’Arcivescovo Coadiutore di Banguihttps://www.fides.org/it/news/77617-AFRICA_CENTRAFRICA_Nomina_dell_Arcivescovo_Coadiutore_di_Banguihttps://www.fides.org/it/news/77617-AFRICA_CENTRAFRICA_Nomina_dell_Arcivescovo_Coadiutore_di_BanguiCittà del Vaticano - Papa Leone XIV ha nominato Arcivescovo Coadiutore dell’Arcidiocesi di Bangui il Rev.do P. Joseph Samedi, S.I., finora Direttore del Complesso Scolastico Papa Francesco e Superiore della Compagnia di Gesù di Bangui.<br /><br />Joseph Samedi, S.I., è nato il 20 dicembre 1971 a Mongoumba, nella Diocesi di M’Baiki . Dopo il noviziato a Bafoussam , ha studiato Filosofia presso la Facoltà di Filosofia Saint-Pierre Canisius a Kinshasa, ha proseguito la formazione gesuitica in Ciad e, infine, ha studiato Teologia a Bruxelles . Successivamente, ha conseguito una Licenza in Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.<br /><br />È stato ordinato sacerdote il 6 agosto 2006.<br /><br />Ha ricoperto i seguenti incarichi: Responsabile della Biblioteca e Vicario presso la Parrocchia francofona di Bangui ; Formatore presso il Seminario Maggiore Nazionale Saint-Marc di Bangui ; Superiore ad tempus della Compagnia di Gesù di Bangui e Responsabile della formazione permanente del clero dell’Arcidiocesi di Bangui ; Direttore del Collegio Saint-Charles Lwanga di Sarh, in Ciad ; finora, Direttore del Complesso Scolastico Papa Francesco e Superiore della Compagnia di Gesù di Bangui . Sat, 25 Apr 2026 14:11:20 +0200AFRICA/CENTRAFRICA - Erezione della Provincia Ecclesiastica di Berbérati e nomina dell’Arcivescovo Metropolitahttps://www.fides.org/it/news/77616-AFRICA_CENTRAFRICA_Erezione_della_Provincia_Ecclesiastica_di_Berberati_e_nomina_dell_Arcivescovo_Metropolitahttps://www.fides.org/it/news/77616-AFRICA_CENTRAFRICA_Erezione_della_Provincia_Ecclesiastica_di_Berberati_e_nomina_dell_Arcivescovo_MetropolitaCittà del Vaticano - Papa Leone XIV ha eretto la Provincia Ecclesiastica di Berbérati, con le Diocesi suffraganee Bouar, Mbaïki e Bossangoa, e ha nominato S.E. Mons. Dennis Kofi Agbenyadzi, S.M.A., finora Vescovo di Berbérati, Arcivescovo Metropolita della medesima.<br /><br />Dennis Kofi Agbenyadzi, S.M.A., è nato il 9 ottobre 1964 a Kadjebi-Akan, Diocesi di Jasikan, Volta Region . Dopo aver svolto il servizio civile nazionale, è entrato nella Società delle Missioni Africane. Successivamente, ha studiato Filosofia nel Seminario diocesano di Accra e ha svolto l’anno di spiritualità a Cavali e il tirocinio pastorale a Bèlèmboké nella Diocesi di Berbérati. In seguito, ha completato gli studi di Teologia presso il Seminario Maggiore Interdiocesano di Anyama e ha emesso i Voti Perpetui il 29 giugno 1996.<br /><br />È stato ordinato sacerdote il 12 luglio 1997.<br /><br />Ha ricoperto i seguenti incarichi: Vicario Parrocchiale a Berbérati ; Parroco a Berbérati e Direttore delle opere di sviluppo per il popolo pigmeo; Membro del Consiglio Episcopale ed incaricato della gestione dei prodotti farmaceutici e Assistente del Superiore Regionale ; Superiore della Casa di formazione a Bangui e Membro della Commissione diocesana per la Pastorale dei Migranti, nonché Superiore Regionale dei Padri della Società delle Missioni Africane, rieletto nel 2010 per un secondo mandato . È stato nominato Vescovo di Berbérati il 14 maggio 2012, ricevendo la consacrazione episcopale il 22 luglio successivo. Sat, 25 Apr 2026 14:10:10 +0200ASIA/TAIWAN - Nominato il nuovo Direttore delle Pontificie Opere Missionariehttps://www.fides.org/it/news/77615-ASIA_TAIWAN_Nominato_il_nuovo_Direttore_delle_Pontificie_Opere_Missionariehttps://www.fides.org/it/news/77615-ASIA_TAIWAN_Nominato_il_nuovo_Direttore_delle_Pontificie_Opere_MissionarieCittà del Vaticano - Il Cardinale Luis Antonio G. Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione , nomina, in data, 25 aprile 2026, padre Sean O’Leary C.S.Sp Direttore delle Pontificie Opere Missionarie in Taiwan, per un periodo di cinque anni .<br /><br />Il nuovo Direttore delle POM è nato in Irlanda nel 1967, appartiene alla Congregazione dello Spirito Santo ed è stato ordinato l’8 giugno del 1997. A dicembre del 1997 arriva a Taiwan dove studia per due anni la lingua cinese. Dal 2000 al 2008 svolge il suo ministero pastorale nella parrocchia dello Spirito Santo, lavorando con la gioventù emarginata a Hsinchu, diocesi nella quale svolge anche la funzione di cappellano carcerario. Dal 2008 al 2013 torna in Irlanda, dove ricopre per la sua Congregazione il ruolo di Consigliere della provincia d'Irlanda. Successivamente dal 2013 al 2015 è parroco della parrocchia St. Ronans, nella diocesi di Dublino.<br /><br />Nel 2015 torna a Taiwan per svolgere il suo ministero pastorale nella Diocesi di Taichung e nelle parrocchie di Houli e Dongshi, dove insegna anche la lingua inglese. Dal 2019 è il Superiore della Congregazione dello Spirito Santo per la Provincia di Taiwan.<br /> <br />Sat, 25 Apr 2026 12:17:54 +0200AMERICA/COLOMBIA - “Gesù chiama, forma e invia in comunità”: Settimana Nazionale di Preghiera per le Vocazioni 2026https://www.fides.org/it/news/77609-AMERICA_COLOMBIA_Gesu_chiama_forma_e_invia_in_comunita_Settimana_Nazionale_di_Preghiera_per_le_Vocazioni_2026https://www.fides.org/it/news/77609-AMERICA_COLOMBIA_Gesu_chiama_forma_e_invia_in_comunita_Settimana_Nazionale_di_Preghiera_per_le_Vocazioni_2026Bogotá – Dal 26 aprile al 3 maggio 2026, la Chiesa in Colombia vivrà la Settimana Nazionale di Preghiera per le Vocazioni, un tempo dedicato alla preghiera, alla riflessione e all’animazione pastorale con l’obiettivo di “rafforzare la cultura vocazionale, promuovere il discernimento e rinnovare l’impegno missionario nelle comunità ecclesiali del Paese”.<br />L’iniziativa, promossa dalla Conferenza Episcopale della Colombia , si inserisce in comunione con la Chiesa universale nell’ambito della LXIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che si celebra la IV Domenica di Pasqua, quest’anno il 26 aprile.<br />La giornata di preghiera fu istituita da Papa Paolo VI nel 1964 come risposta all’invito evangelico a “pregare il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe”, con l’obiettivo di sostenere nella preghiera le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, intese come dono di Dio affidato a tutta la comunità cristiana.<br /><br />Con il motto “Gesù chiama, forma e invia in comunità”, la proposta della Chiesa colombiana invita a riscoprire la vocazione come “un dono gratuito di Dio, che nasce nel profondo del cuore e si sviluppa in comunità, come cammino di pienezza, servizio e santità”.<br />La guida pastorale elaborata dalla CEC per quest’anno sottolinea che la vocazione si vive sempre nella Chiesa e a partire dalla Chiesa, dove ogni stato di vita - laicale, sacerdotale, consacrato o familiare - partecipa dell’unica missione evangelizzatrice. Si insiste sul fatto che ogni vocazione nasce in una comunità cristiana chiamata a essere spazio di accoglienza, accompagnamento e invio.<br />Il percorso proposto articola diverse dimensioni pastorali: celebrazione liturgica, formazione, preghiera ed esperienza comunitaria. <br />La settimana vocazionale si apre con l’Eucaristia domenicale, “fonte e culmine di ogni vocazione”, e si sviluppa lungo giornate tematiche che affrontano le diverse tappe della vita cristiana: l’ascolto nell’infanzia, il discernimento nella giovinezza, il ruolo della famiglia come spazio vocazionale e l’accompagnamento di coloro che hanno risposto a una chiamata specifica nel sacerdozio o nella vita consacrata.<br /><br />In particolare, viene messa in risalto l’iniziativa “24 ore con il Signore”, che propone l’adorazione eucaristica continua come segno di comunione ecclesiale e di affidamento all’opera dello Spirito Santo.<br />In questo modo la preghiera costituisce il centro della pastorale vocazionale e un spazio di incontro con Cristo per ascoltare e discernere la chiamata di Dio nella vita di ciascuno. La vocazione è dunque presentata come “un progetto di amore e di felicità”, che si concretizza nel servizio agli altri.<br /><br />I dati dell’Annuario Statistico della Chiesa aiutano a inquadrare questo impegno pastorale in un contesto più ampio. A livello mondiale, il numero dei sacerdoti continua a diminuire. In America, questa riduzione costante riguarda sia il clero diocesano che quello religioso, con il conseguente aumento del carico pastorale e del numero di fedeli per ministro ordinato.<br />In Colombia, Paese a tradizione prevalentemente cristiana, con circa 52 milioni di abitanti e una popolazione cattolica stimata in circa 48 milioni di fedeli, questa realtà si riflette in una rete ecclesiale ampia, che richiede molto impegno da parte degli operatori pastorali: con più di 78 circoscrizioni ecclesiastiche e circa 4.600 parrocchie distribuite su un territorio di oltre 1,1 milioni di km², i sacerdoti sono appena 9.700 tra diocesani e religiosi. Ciò significa che c’è soltanto 1 sacerdote ogni 5.000 abitanti, dato che attesta l’impatto di questo squilibrio vocazionale.<br />A questo quadro si aggiunge però una significativa rete di sostegno ecclesiale composta da più di 11mila religiose, 51 mila catechisti e quasi 73 mila missionari laici, che portano avanti l’opera evangelizzatrice nonostante un contesto di stagnazione vocazionale e trasformazione demografica.<br /><br />La Chiesa in Colombia ha sempre sottolineato lo stretto legame tra vocazione e missione, riconoscendolo come parte essenziale di una Chiesa “in uscita”. Da qui emerge la corresponsabilità delle comunità cristiane nell’accompagnamento delle vocazioni e la dimensione missionaria che si esprime anche nell’invio di sacerdoti diocesani come “Fidei donum”, segno di comunione tra le Chiese particolari nell’opera di annunciare il Vangelo in tutto il mondo.<br />Nel contesto di una riflessione sull’accompagnamento dei sacerdoti in Colombia, l’Arcivescovo di Cali, Luis Fernando Rodríguez Velásquez, ha sottolineato recentemente l’importanza della vita sacerdotale nel Paese, evidenziando la gratitudine per “la dedizione quotidiana dei sacerdoti e dei diaconi che, spesso in contesti di violenza, povertà o isolamento geografico, sostengono la vita sacramentale e comunitaria”. Ha inoltre insistito sulla necessità di considerare il ministero ordinato in coerenza con una Chiesa chiamata a essere sempre più missionaria e vicina alle realtà del Popolo di Dio. Sat, 25 Apr 2026 11:55:11 +0200Crescono le vocazioni in Africa e Asia, nutrite dalla fede del Popolo di Diohttps://www.fides.org/it/news/77606-Crescono_le_vocazioni_in_Africa_e_Asia_nutrite_dalla_fede_del_Popolo_di_Diohttps://www.fides.org/it/news/77606-Crescono_le_vocazioni_in_Africa_e_Asia_nutrite_dalla_fede_del_Popolo_di_Diodi padre Guy Bognon* <br /><br /><br />Pubblichiamo un accurato contributo preparato da padre Guy Bognon, Segretario generale della Pontificia Opera San Pietro Apostolo , in occasione della 63esima Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni <br /><br /> §§§<br /><br />Roma - La Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, istituita da Papa Paolo VI e celebrata ufficialmente per la prima volta domenica 12 aprile 1964, si celebra quest’anno il 26 aprile, quarta domenica di Pasqua, denominata «Domenica del Buon Pastore». <br /><br />Questa giornata speciale di preghiera per le vocazioni ha un legame particolare e molto stretto con la Pontificia Opera di San Pietro Apostolo, che si occupa esclusivamente delle vocazioni sacerdotali e religiose nei territori di competenza del Dicastero per l’Evangelizzazione, Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari. <br /><br /><br />1. La Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, di cosa si tratta?<br /><br />Come molte parole che si svuotano del loro significato originario per lasciare tranquille le coscienze, il termine «Vocazione» viene sempre più spesso inteso solo nel suo senso generico di inclinazione, di impulso irresistibile o particolare, che un individuo prova verso una professione, un tipo di attività o uno stato di vita.<br /><br />Di conseguenza, si osserva sempre più la tendenza a fare di questa giornata una Giornata di preghiera per ogni tipo di stato di vita, per ogni tipo di vocazione. <br /><br />Ma se torniamo al contesto in cui nacque questa iniziativa di Papa Paolo VI, risulta chiaro che non si trattava propriamente di pregare affinché le persone sentissero o abbracciassero la vocazione di storico, romanziere, commerciante, pittore, o affinché molti giovani scegliessero la vita coniugale per diventare mogli e mariti, madri e padri nella società, poiché in questo ambito non vi era alcuna carenza.<br /><br />Sebbene il termine «Vocazione» possa assumere questi significati, quando si parla di giornata di preghiera per le Vocazioni, la Chiesa intende l’espressione nel suo senso stretto di movimento interiore attraverso il quale l’essere umano si sente chiamato da Dio e destinato alla vita consacrata, sacerdotale e religiosa. L'obiettivo di questa Giornata era quindi, prima di tutto, pregare affinché molte persone, in particolare i giovani, decidessero di impegnarsi a diventare sacerdoti, religiose e religiosi per annunciare Cristo al mondo con tutta la loro vita. <br /><br />Infatti, in occasione della primissima Giornata di preghiera per le vocazioni, il primo messaggio del Papa, sabato 11 aprile 1964, iniziava con queste parole che riprendono l’invito di Cristo: “Pregate il Signore della Messe affinché mandi operai” per la sua Chiesa . E la ragione che motivava questa esortazione era chiara: «Gettando uno sguardo ansioso sull’immensa distesa di campi verdeggianti che, in tutto il mondo, attendono mani sacerdotali, questa sincera invocazione sgorga dall’anima verso il Signore, conformemente alla raccomandazione di Cristo».<br /><br />Questo invito del Papa, che riprende le stesse parole di Cristo, scaturiva da una constatazione desolante: la mancanza di pastori e di anime totalmente ed energicamente dedicate alle numerose esigenze pastorali nel campo della missione evangelizzatrice. È proprio per questo che, in quel primo messaggio, quella giornata era stata definita «Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni sacerdotali e religiose».<br /><br /><br /><br /><br />Questo invito alla preghiera è rivolto a tutti i membri del popolo di Dio e la preghiera da recitare è a favore di tutti i membri del popolo di Dio, affinché ciascuno, secondo le proprie possibilità e il proprio ruolo, contribuisca alla nascita e alla fioritura delle vocazioni sacerdotali e religiose. . <br /><br /><br /><br />La preghiera alla quale tutto il popolo di Dio è invitato in modo particolare nella domenica del Buon Pastore è chiamata a protrarsi nelle devozioni quotidiane o ordinarie, poiché ovunque e in ogni momento si avverte in modo sempre nuovo il bisogno di pastori. Queste preghiere e devozioni non mancano di portare frutto. <br /><br />Occupandosi della formazione del clero locale attraverso il sostegno ai seminari diocesani e interdiocesani e alle case di formazione religiosa nei territori di missione, la Pontificia Opera di San Pietro Apostolo constata ogni anno l’aumento del numero di seminaristi e novizi che decidono di intraprendere la vita sacerdotale e religiosa. <br /><br />Considerando ad esempio i dati dell’anno accademico 2023-2024 e quelli dell’anno accademico 2024-2025 , la differenza in eccesso è di 23 seminari e 5.297 seminaristi. <br /><br />Non mancano le spiegazioni per cercare di giustificare l’aumento annuale del numero dei seminari e dei seminaristi.<br /><br />2. Alcune ragioni evidenti dell'aumento delle vocazioni sacerdotali<br /><br />In generale, e dal punto di vista della fede, si può affermare che l’aumento del numero delle vocazioni sacerdotali e religiose è il segno tangibile che il Signore esaudisce le preghiere del suo popolo, che grida a Lui le proprie necessità, pur adempiendo alla propria parte di responsabilità. Infatti, come dice così bene il santo Papa Giovanni Paolo II nell’Esortazione Apostolica Pastores dabo vobis, «il dono di Dio non distrugge la libertà dell’uomo, ma la suscita, la sviluppa e la richiede. Pertanto, nella Chiesa, la fiducia totale nella fedeltà incondizionata di Dio alla sua promessa va di pari passo con la grande responsabilità di cooperare all’azione del Dio che chiama, di contribuire a creare e a mantenere le condizioni in cui il buon seme, seminato da Dio, possa mettere radici e portare frutti abbondanti». Queste condizioni, in una certa misura, costituiscono probabilmente il terreno fertile che fa sorgere vocazioni sacerdotali e religiose in alcuni paesi dove la logica umana se lo aspetta meno.<br /><br />- Secondo quanto riferito dai formatori nelle case di formazione, gli ambienti di provenienza dei giovani che arrivano nei Seminari sono spesso ambienti modesti, di famiglie semplici e di umili condizioni economiche. Alcuni di questi giovani fanno esperienza dell’indigenza, diventando sensibili alla sofferenza dei bisognosi, dei malati, di chi non ha voce, degli abbandonati, degli umiliati, e sentendo nel profondo di sé la chiamata a consacrare la propria vita al servizio di coloro per i quali nessuno ha tempo. Avendo sperimentato il dolore delle situazioni difficili, hanno acquisito la capacità del silenzio, della riflessione, della cultura personale, della vita spirituale, della preghiera. Sono più disposti ad ascoltare la chiamata discreta e delicata di Dio che sollecita la loro disponibilità.<br /><br />- Gli ambienti in cui abbondano le vocazioni sono luoghi in cui la fede viene vissuta con fervore. Per avere sacerdoti o consacrati, occorrono innanzitutto dei cristiani. Le numerose vocazioni sono il frutto della vitalità di una fede vissuta con gioia, senza complessi, senza falsa vergogna; con la pratica regolare ed entusiasta dei sacramenti del battesimo, della comunione, della cresima, della riconciliazione e del matrimonio secondo le regole della Chiesa.<br /><br />- Le vocazioni provengono da ambienti in cui si seguono gli insegnamenti della Chiesa cattolica senza selezionarli per trattenere solo ciò che piace, ciò che rassicura, respingendo con estrema facilità e senza scrupoli ciò che si giudica difficile, duro o superato.<br /><br />- Si tratta di luoghi in cui gli operatori pastorali, i sacerdoti, i religiosi, le religiose e persino i fedeli laici comunicano facilmente con i giovani attraverso progetti pastorali di vario genere e un insegnamento catechistico rigoroso; luoghi in cui i giovani hanno la certezza che l’esperienza nella Chiesa non limita la loro libertà, ma piuttosto la arricchisce e contribuisce a realizzarla più pienamente<br /><br />- Si tratta di parrocchie o diocesi in cui la pastorale vocazionale, senza eccessive complicazioni intellettualistiche e astratte, è strutturata e organizzata nella semplicità delle realtà locali per accompagnare assiduamente i giovani nella loro ricerca della volontà di Dio sulla loro vita, con rigore e amore. Ciò mette in luce che anche in questi paesi di missione, dove le vocazioni sono generalmente numerose, se ne nota il calo o l’inesistenza nelle parrocchie in cui i pastori si preoccupano ben poco dei giovani e hanno difficoltà a mettere in atto una buona pastorale vocazionale<br /><br />- Si osserva infine che i luoghi in cui le vocazioni sacerdotali e religiose sono in netto aumento sono quei territori e quelle diocesi in cui esistono ancora i Seminari Minori. Il loro obiettivo è «aiutare la maturazione umana e cristiana degli adolescenti in cui si manifestano i primi segni della vocazione al sacerdozio ministeriale, al fine di far crescere in loro una libertà interiore propria della loro età, che li renda capaci di corrispondere al progetto di Dio sulla loro vita.» . <br /><br />Secondo le testimonianze dei Rettori, questi Seminari Minori costituiscono la fonte principale di ingressi dei candidati nei Seminari Propedeutici e nei Seminari Maggiori come anche nei Noviziati o in altre case di formazione religiosa.<br /><br />Di fronte a questo aumento delle vocazioni, che rende necessaria la creazione di nuovi seminari, la Pontificia Opera di San Pietro Apostolo si sente più direttamente coinvolta nel proprio ruolo e cerca costantemente modi e mezzi per contribuire alla formazione di questi giovani che sentono questa particolare chiamata alla vita consacrata.<br /><br /> 3. Il ruolo della POSPA oggi nel campo delle vocazioni<br /><br />La formazione di un giovane che avverte la chiamata divina non è solo compito della sua famiglia, né tantomeno della sua parrocchia d’origine, ma è compito di tutta la Chiesa universale. Di conseguenza, i Seminari e le case di formazione religiosa hanno bisogno della generosa collaborazione di tutti i fedeli per poter dare ai candidati la formazione adeguata e necessaria che permetterà loro di diventare pastori e missionari per la Chiesa..<br /><br />Oggi, senza il contributo della POSPA, che si avvale delle raccolte messe a sua disposizione dalle Direzioni Nazionali delle Pontificie Opere Missionarie, molti Seminari sarebbero costretti a chiudere i battenti, la creazione di nuovi Seminari, di cui c’è urgente bisogno, sarebbe difficile se non impossibile e molti giovani capaci di diventare buoni sacerdoti sarebbero costretti a scegliere un altro orientamento di vita. Nella sua lettera apostolica in occasione del centenario della POSPA nel 1989, Papa San Giovanni Paolo II scriveva: «La crescita del clero autoctono potrebbe essere frenata dall’insufficienza delle risorse disponibili. Secondo la testimonianza di numerosi Vescovi dei paesi di missione, ancora oggi più di una diocesi potrebbe vedere vanificata la propria speranza di un clero autoctono senza l’aiuto fornito dall’Opera di San Pietro Apostolo». Dopo diversi decenni, queste parole del Papa rimangono più attuali che mai.<br /><br />Alla luce dei dati recenti di cui dispone, per l'anno accademico 2024-2025 la POSPA ha assegnato sussidi ordinari a: <br /><br />- 449 Seminari Minori, con un numero globale di 53.405 Seminaristi minori di cui l’84% in Africa, 16% in Asia.<br /><br />- 141 Seminari Propedeutici per un totale di 6.575 Seminaristi propedeutici, di cui il 77% in Africa, 17% in Asia, 2% in America e 1% in Oceania.<br /><br />- 211 Seminari Maggiori con un numero totale di 23.312 Seminaristi maggiori, di cui 68% in Africa, 21% in Asia, 1% in America e 1% in Oceania.<br /><br />Oltre ai sussidi ordinari destinati al funzionamento quotidiano dei Seminari, vengono accordati anche Sussidi cosiddetti Straordinari, destinati a progetti di costruzione o a importanti interventi materiali necessari alla vita del Seminario. Inoltre, al fine di garantire la qualità della formazione dei candidati, in vari Paesi vengono promosse e sostenute sessioni di formazione permanente rivolte ai formatori dei Seminari. In linea con questo obiettivo, vengono inoltre messe a disposizione borse di studio presso Università cattoliche per la preparazione dei sacerdoti che le Conferenze Episcopali destinano all’insegnamento e alla formazione nei Seminari. Queste borse di studio sono estese anche ai Religiosi e alle Religiose delle Congregazioni autoctone di diritto diocesano, per la preparazione dei Formatori e delle Formatrici nei loro Noviziati.<br /><br />Oltre ai Seminari in cui vengono formati i sacerdoti diocesani, l’Opera di San Pietro Apostolo si occupa anche dei Novizi/e delle Congregazioni presenti nei territori di missione, inviando ogni anno un modesto contributo a titolo di Sussidio Ordinario ai Noviziati delle Congregazioni religiose sia di diritto diocesano che di diritto pontificio. Secondo i dati più recenti, conta 1.200 Noviziati con un totale di 7.845 Novizi, di cui 2.801 ragazzi e 5.044 ragazze. Anche le vocazioni religiose sono numerose e si moltiplicano soprattutto in Africa e in Asia.<br /><br />Va notato che, nonostante vi sia un aumento delle vocazioni nei territori di missione, il campo da mietere continua ad ampliarsi e il bisogno di operai si fa sempre più sentire, soprattutto se si pensa alle Chiese che ne hanno maggiormente bisogno in questo momento in cui la missione chiama ovunque. Per vocazione, ogni Chiesa locale è chiamata a pensare e a partecipare ai bisogni della Chiesa universale e quindi di tutte le altre Chiese attraverso la preghiera e la condivisione. Qualunque sia la necessità o l’urgenza della missione sul proprio territorio, ogni Chiesa dovrebbe essere in grado di interessarsi a ciò che vivono le altre Chiese e di condividere reciprocamente con loro le proprie risorse per l’estensione del Corpo di Cristo fino ai confini della terra e fino alla fine dei tempi. <br /><br />*Sacerdote della Compagnia dei Sacerdoti di San Sulpizio, Segretario generale della Pontificia Opera di San Pietro Apostolo <br />Sat, 25 Apr 2026 14:48:37 +0200AFRICA/ANGOLA - Suor Idalina Mareco: la visita di Leone XIV, segno della prossimità di Diohttps://www.fides.org/it/news/77610-AFRICA_ANGOLA_Suor_Idalina_Mareco_la_visita_di_Leone_XIV_segno_della_prossimita_di_Diohttps://www.fides.org/it/news/77610-AFRICA_ANGOLA_Suor_Idalina_Mareco_la_visita_di_Leone_XIV_segno_della_prossimita_di_DioLuanda - “Sono state giornate intense, cariche di gioia, fede ed entusiasmo per tutti noi - racconta all’Agenzia Fides suor Idalina Mareco delle, Figlie di Maria Ausiliatrice – Salesiane di don Bosco - al termine dalla visita del Pontefice in quattro Paesi africani, conclusa ieri 23 aprile.<br /><br />“Un segno di prossimità di Dio verso il nostro popolo angolano afflitto da ferite, fame, ingiustizie, divario sociale, disoccupazione. Il Santo Padre conosce il grido di dolore del Popolo ma ne riconosce anche le ricchezze umane e le risorse. In tutti i suoi messaggi ha richiamato queste risorse, ha incoraggiato alla speranza, alla Pace e alla riconciliazione. Avevamo tutti bisogno di questi momenti che ci hanno resi più fratelli, uniti in comunione attorno al Vicario di Cristo” rimarca suor Mareco impegnata nella provincia di Luanda.<br /><br />“Insieme, potete fare dell'Angola un progetto di speranza. La Chiesa cattolica, il cui servizio al Paese so che apprezzate molto, desidera essere lievito nella pasta e promuovere la crescita di un giusto modello di convivenza, libero dalle schiavitù imposte dalle élite ricche e dalle false gioie. Solo insieme possiamo moltiplicare i talenti di questo meraviglioso popolo, anche nelle periferie urbane e nelle regioni rurali più remote, dove la vita pulsa e si prepara il loro futuro” ha detto il Pontefice rivolgendosi alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico nel palazzo presidenziale a Luanda sabato, 18 aprile.<br /><br />Accogliere il Papa a casa nostra – aggiunge la suora salesiana Laurinda Kinha - significa tempo di grazia. Guardando il popolo angolano che ha vissuto diverse situazioni in questi ultimi tempi, la visita del Santo Padre ha portato con sé una profonda e vera consolazione. E come Chiesa segna concretamente l'unicità che professiamo. Il pastore visita il gregge; questo pensiero porta anche un certo privilegio sapendo che sono le prime visite apostoliche proprio all'inizio del suo Pontificato.<br /><br />L’auspicio degli angolani è che il messaggio di fede portato dal Papa insegni a vivere la vera riconciliazione tra fratelli.<br /><br /> <br />Fri, 24 Apr 2026 12:02:21 +0200ASIA/HONG KONG - Aperti allo Spirito Santo: l’incoraggiamento del Cardinale Chow ai primi sette catechisti inviati secondo le indicazioni di “Antiquum ministerium”https://www.fides.org/it/news/77614-ASIA_HONG_KONG_Aperti_allo_Spirito_Santo_l_incoraggiamento_del_Cardinale_Chow_ai_primi_sette_catechisti_inviati_secondo_le_indicazioni_di_Antiquum_ministeriumhttps://www.fides.org/it/news/77614-ASIA_HONG_KONG_Aperti_allo_Spirito_Santo_l_incoraggiamento_del_Cardinale_Chow_ai_primi_sette_catechisti_inviati_secondo_le_indicazioni_di_Antiquum_ministeriumHong Kong – “Siate aperti allo Spirito Santo, conferendo nuovo significato plurale e profondo alla missione di catechisti”: è l’incoraggiamento del Cardinale Stephen Chow Sau-yan, vescovo della diocesi di Hong Kong, ai primi sette catechisti nominati e mandati dalla diocesi secondo le indicazioni di Antiquum ministerium, la Lettera apostolica in forma di Motu Proprio con cui Papa Francesco, nel maggio 2021, aveva istituito il ministero laicale del catechista. <br />Il mandato missionario ai catechisti di Hong Kong è stato conferito il 19 aprile nella cattedrale dedicata all’Immacolata Concezione. <br />Secondo quanto ha riferito KungKaoPo, bollettino settimanale diocesano, alla celebrazione presieduta dal Cardinale Chow hanno preso parte come concelebranti il Vicario Generale Peter Choy Wai Man, presidente della Commissione diocesana per il ministero dei catechisti, e numerosi sacerdoti. <br />Alla consegna della Croce d’argento i nuovi catechisti di Hong Kong, come tutti i catechisti della Chiesa universale, hanno confermato al vescovo la loro volontà di “contribuire alla costruzione della Chiesa locale, in particolare a partire dalle parrocchie, crescendo come testimoni della fede, guide, interpreti del mistero di Dio, compagni di cammino ed educatori”. <br /><br />Nell’omelia, il cardinale ha fatto riferimento all’apparizione di Gesù ai due discepoli d Emmaus, sottolineando che le persone che incontrano Gesù sono chiamate a accogliere con cuore aperto la rivelazione del Signore e trasmettere la fede attraverso le relazioni: “voi catechisti potete vivere la vostra chiamata attraverso i diversi servizi, rinnovandovi costantemente e approfondendo la vostra conoscenza, la vostra esperienza di fede e la vostra vita spirituale”. <br />I catechisti sono stati inviati a operare in diversi ambiti della diocesi: parrocchie, Associazione degli universitari cattolici, Commissione Pastorale del Matrimonio e Famiglia. <br />Dopo un anno di intensa formazione, ricevendo il mandato, coloro che hanno ricevuto il ministero laicale hanno anche auspicato che in futuro ci siano sempre più persone disposte a rispondere alla chiamata di Dio e a unirsi al gruppo dei catechisti, guidati dallo dallo Spirito Santo a offrire i propri carismi personali a servizio della Chiesa.<br />Secondo il Vicario Generale Peter Choy Wai Man, nei prossimi due anni la diocesi valuterà quest’esperienza di servizio dei primi catechisti, per poi decidere gli sviluppi futuri. Fri, 24 Apr 2026 11:32:50 +0200