Fides News - Italianhttps://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.PAPA IN FRANCIA/V - La missione (silenziosa) di Lourdes: "La carità di Dio non cura chi non ha ferite"https://www.fides.org/it/news/78158-PAPA_IN_FRANCIA_V_La_missione_silenziosa_di_Lourdes_La_carita_di_Dio_non_cura_chi_non_ha_feritehttps://www.fides.org/it/news/78158-PAPA_IN_FRANCIA_V_La_missione_silenziosa_di_Lourdes_La_carita_di_Dio_non_cura_chi_non_ha_feritedi Marie-Lucile Kubacki<br /><br />Lourdes – A poche settimane dalla visita di papa Leone XIV, prevista al santuario di Notre-Dame de Lourdes il 26 e 27 settembre, l’attesa è palpabile nella città mariana, sommersa dalle prenotazioni. <br />Le iscrizioni sono già chiuse e il santuario prevede circa 150.000 partecipanti ai vari appuntamenti della visita pontificia, un’affluenza eccezionale. Una volta sul posto, il Papa pregherà alla grotta, celebrerà la Messa domenicale sul prato del santuario, incontrerà i malati e i loro accompagnatori all’Accueil Notre-Dame, per poi partecipare alla recita del Rosario e alla processione mariana a lume di fiaccola. Insomma, il Pontefice seguirà le orme di quei circa tre milioni di visitatori che ogni anno calpestano il suolo del santuario.<br />«C’è una grande gioia nei nostri cuori», confida all’Agenzia Fides don Jean-Xavier Salefran, sacerdote della Comunità di Saint-Martin e vicerettore del santuario. Presente a Lourdes dal 2015, dopo anni di ministero nelle diocesi di Fréjus-Toulon e Perpignan, evoca la mobilitazione di tutta la comunità che accoglie i visitatori: personale del santuario, sacerdoti, religiosi, volontari, ospedalieri e pellegrini. «Siamo tutti consapevoli di trovarci di fronte a un evento molto importante, non solo per il santuario, ma per la Chiesa in Francia e per la Chiesa tutta». Per il vicerettore, l’arrivo di Leone XIV è atteso come un «momento di grazia», nella continuità delle visite di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Ma rappresenta anche una responsabilità concreta: accogliere una folla considerevole preservando al contempo ciò che costituisce il carattere proprio di Lourdes, ovvero la vicinanza alle persone più fragili.<br /> <br />Una Chiesa «concreta»<br /><br />Se ogni tappa del viaggio del Papa incarna un volto particolare della Chiesa di Francia , «a Lourdes, ciò che è particolare è che si vive l’esperienza della Chiesa nella sua realtà concreta, del popolo di Dio con tutte le sue componenti», spiega don Jean-Xavier Salefran. Il santuario è, secondo lui, un luogo di devozione popolare dove si manifesta «la Chiesa nella sua diversità, nella sua universalità», con i malati, i vescovi, le famiglie, i giovani, i volontari, i gruppi diocesani e i pellegrini provenienti da numerosi paesi. Qui sono rappresentati tutti i volti della Chiesa, in una grande mescolanza sociale e culturale. Non è raro incontrare Tamil in abito tradizionale, che attingono l’acqua dalla sorgente con le mani per poi versarla sui capelli, e donne musulmane che pregano Maria, accanto alle vecchie carrette blu, eredità del passato termale del luogo. <br />Questa diversità comporta una responsabilità missionaria: offrire a ciascuno, con semplicità, i segni e il linguaggio della fede, per poi accompagnare coloro che desiderano andare oltre. «La fede cristiana si manifesta attraverso gesti molto accessibili, molto semplici e molto profondi», sottolinea il vicerettore. Toccare la roccia di Massabielle, bere l’acqua della sorgente, compiere il gesto dell’acqua, portare un cero, partecipare a una processione: questi gesti, familiari a Lourdes, coinvolgono allo stesso tempo il corpo e lo spirito. Non costituiscono un’esperienza solitaria, insiste don Jean-Xavier, ma si inseriscono in un percorso «veramente ecclesiale». La sorgente rivelata da Bernadette Soubirous diventa così il segno di una grazia divina «sempre la stessa e sempre nuova».<br />Questa pedagogia incarnata raggiunge persone molto diverse per cultura, percorso religioso o ferite. Il santuario accoglie da tempo una forte presenza internazionale, che si è ampliata nel corso dei decenni, in particolare in Asia e in America Latina. Sempre più spesso, il santuario accoglie visitatori che non giungono necessariamente nell’ambito di un tradizionale pellegrinaggio diocesano: persone sole, famiglie, giovani, turisti alla ricerca di un senso o ancora uomini e donne che non hanno più un legame regolare con una comunità cristiana. La sfida pastorale consiste proprio nell’accogliere questa diversità senza ridurre Lourdes a una semplice meta turistica o a una spiritualità vaga.<br /><br />Bernadette, una porta d’accesso<br /><br />In questa missione di accoglienza e di primo annuncio, la figura di Bernadette rimane centrale. «È una testimone che parla ancora oggi con altrettanta forza», osserva il vicerettore. La ragazza di Lourdes, alle prese con la povertà, la malattia, la mancanza di istruzione e l’incomprensione suscitata dalla sua testimonianza, si rivolge in modo particolare ai giovani e alle persone che stanno attraversando un momento difficile. «Una porta d’accesso sono proprio le prove attraversate da Bernadette», spiega. Ma i giovani sono colpiti anche dalla «sua franchezza, dalla sua purezza, dal suo coraggio» nel riferire ciò che aveva visto e udito. Una certa trasparenza nei confronti della grazia di Dio. Bernadette non viene presentata come una figura lontana o priva di asperità: conosceva anche le sue lotte personali e il suo temperamento impulsivo. Ma aveva imparato, diceva lei, a far prevalere il «secondo impulso», quello della grazia e della ragione, sulla reazione immediata.<br />Il santuario propone così ai visitatori di seguire le orme di Bernadette e di riscoprire la sua storia ogni giorno. Raccontare le apparizioni, ricordare le parole attribuite alla Vergine Maria e far comprendere il significato di questi luoghi permette già, secondo Don Jean-Xavier, di offrire una prima catechesi. «Nel raccontare e nel citare le parole della Vergine Maria, si svolge già una catechesi.»<br /><br />Flusso spontaneo e non “organizzato”<br /><br />Il vicerettore osserva che molte persone che arrivano a Lourdes non sono state contattate direttamente dagli operatori pastorali. «Vengono perché hanno bisogno di qualcosa di vero, di solido; non sanno più ‘a priori’ a chi affidarsi», afferma. A suo avviso, «la Vergine Maria le ha attirate». La risposta offerta dal santuario passa quindi attraverso un accompagnamento graduale. Alcuni si accontentano inizialmente di recarsi alla Grotta, di guardare, ascoltare, compiere un gesto di preghiera. Altri intraprendono un «percorso di grazia», che permette di visitare il santuario, di spiegarne i simboli e di accompagnare le persone nei gesti della luce, dell’acqua e della roccia.<br />Questo percorso spesso apre la strada a un incontro personale con un sacerdote e, per molti, alla riscoperta del sacramento della riconciliazione. «Abbiamo moltissime, moltissime, moltissime persone alle confessioni», sottolinea Don Jean Xavier. «Si scopre che questo sacramento risponde a un’aspettativa molto importante oggi»: l’attesa di misericordia, di pace interiore e di ricostruzione.<br />Non senza commozione, ricorda un uomo giunto a Lourdes in bicicletta dopo aver attraversato numerose prove. Quell’uomo gli aveva confidato di aver bisogno di «ricostruire su qualcosa di vero, di solido». Dopo aver deposto il proprio fardello, era ripartito con la sensazione di «imparare di nuovo a vivere». Per il vicerettore, tali racconti testimoniano le guarigioni interiori e spirituali di cui Lourdes è quotidianamente testimone, senza che queste cancellino l’importanza delle sofferenze fisiche né la realtà, a volte lunga e difficile, della malattia.<br /><br />I più fragili in prima fila<br /><br />La prossima visita del Papa metterà esplicitamente in luce questa dimensione essenziale. Il 27 settembre, Leone XIV incontrerà gli operatori ospedalieri e i malati ospitati all’Accueil Notre-Dame, un luogo appositamente progettato per i pellegrini non autosufficienti o con disabilità. «Mi aspetto molto dai gesti del Papa», confida don Jean Xavier. Il vice-rettore spera soprattutto che il Santo Padre ribadisca «l’importanza e il posto delle persone vulnerabili, delle persone malate, nel cuore della Chiesa e nel cuore del mondo». In una società segnata dal culto dell’efficienza, dalla solitudine e dalla paura della vulnerabilità, Lourdes ricorda che i malati non sono persone da emarginare, ma testimoni che insegnano qualcosa di decisivo sulla condizione umana.<br />Questa priorità si esprime nel servizio degli ospedalieri, dove il confine tra chi aiuta e chi riceve aiuto è spesso labile. «Coloro che vengono a servire i malati scoprono spesso di essere essi stessi malati, a modo loro», osserva il vicerettore. La gratuità del servizio, la vicinanza ai corpi fragili, la preghiera condivisa e l’attenzione concreta rivolta a ciascuno diventano così una forma di missione. Don Jean Xavier ricorda ancora una donna incinta alla quale era stato comunicato che il bambino che portava in grembo era malato. Venuta a chiedere una benedizione e a cercare una luce per affrontare una decisione dolorosa, alla fine ha scelto di accogliere il suo bambino. In seguito, ha testimoniato che il suo soggiorno a Lourdes le aveva dato la forza di amarlo e di accoglierlo. «Portava in sé una prova, e in quella prova aveva trovato una luce», racconta.<br />A Lourdes, la missione non è un programma ma una presenza: quella di una Chiesa che accoglie, ascolta, prega e serve; quella di credenti che rendono visibile l’attenzione verso l’altro; quella delle persone malate, la cui vulnerabilità mette in discussione le certezze di un mondo individualista; quella dei sani che scoprono di essere feriti e quella dei malati che si vedono risollevati interiormente e talvolta fisicamente. È l’opposto di ciò che Charles Péguy chiamava «anime abituate» e a proposito delle quali scriveva: «Poiché non sono feriti, non sono vulnerabili. Poiché non manca loro nulla, non si porta loro nulla. Poiché non manca loro nulla, non si porta loro ciò che è tutto. Neanche la carità di Dio cura chi non ha ferite». Andare a Lourdes significa recarsi alla fonte dell’urgente bisogno di essere salvati. <br />Fri, 11 Sep 2026 12:24:42 +0200AFRICA/CONGO RD - Bukavu: almeno 27 alunni morti in un vasto incendio che ha colpito due scuolehttps://www.fides.org/it/news/78157-AFRICA_CONGO_RD_Bukavu_almeno_27_alunni_morti_in_un_vasto_incendio_che_ha_colpito_due_scuolehttps://www.fides.org/it/news/78157-AFRICA_CONGO_RD_Bukavu_almeno_27_alunni_morti_in_un_vasto_incendio_che_ha_colpito_due_scuoleKinshasa – Sono almeno due gli incendi scoppiati ieri, 10 settembre, a Bukavu, capoluogo del Sud Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, occupata dai ribelli dell’M23, appoggiati dai militari ruandesi.<br /><br />Secondo quanto riferito all’Agenzia Fides da fonti locali, l’episodio più grave si è verificato nel quartiere di Cimpunda, sull’avenue Kasheke, dove almeno 27 studenti hanno perso la vita e molti altri sono rimasti gravemente feriti.<br /><br />Le vittime, alunni delle scuole Ujamaa e Furaha, sono morte nella calca mentre cercavano di sfuggire alle fiamme che avanzavano rapidamente e ai fumi sprigionati dall’incendio. Secondo le nostre fonti, le fiamme sono scoppiate intorno alle 8 del mattino in un’abitazione privata e si sono rapidamente propagate alle due scuole adiacenti.<br /><br />«Su quella collina vi sono centinaia di case in legno, una appiccicata all’altra. Non ci sono strade né acqua e i pompieri sono assenti. Le due scuole sono state attorniate dal fuoco. Nel parapiglia per scappare, diversi alunni sono caduti e sono stati calpestati dalla calca, mentre altri sono rimasti intossicati dal fumo». Molti di loro sono riusciti a salvarsi e sono ora ricoverati in ospedale, insieme a diversi insegnanti.<br /><br />Nell’incendio sono state distrutte almeno 500 abitazioni.<br /><br />Sulle cause dell’incendio, le nostre fonti affermano che al momento non sono note, ma che si possono formulare alcune ipotesi. «In primo luogo, molta gente campa vendendo lungo le strade benzina, che tiene in casa. Vi sono poi fili elettrici “volanti” che possono produrre scintille. Qualcuno potrebbe aver dimenticato di spegnere la carbonella utilizzata per cucinare. Le cause dell’incendio, insomma, possono essere tante», dicono le nostre fonti.<br /><br />«Inoltre – aggiungono – siamo ancora nella stagione secca. Non vediamo pioggia dai primi giorni di maggio. Oltre all’erba secca, durante questa stagione soffiano impetuosi gli alisei, che hanno alimentato le fiamme».<br /><br />Le fonti di Fides concludono ricordando che quest’anno si sono già verificati una decina di incendi a Bukavu. Tanto è vero che un secondo incendio è scoppiato nel pomeriggio nell’area di Panzi, ma è stato circoscritto rapidamente. <br />Fri, 11 Sep 2026 11:56:00 +0200AFRICA/MALAWI - Corso per i formatori dei seminari minori e maggiori promosso dalle Pontificie Opere Missionariehttps://www.fides.org/it/news/78156-AFRICA_MALAWI_Corso_per_i_formatori_dei_seminari_minori_e_maggiori_promosso_dalle_Pontificie_Opere_Missionariehttps://www.fides.org/it/news/78156-AFRICA_MALAWI_Corso_per_i_formatori_dei_seminari_minori_e_maggiori_promosso_dalle_Pontificie_Opere_MissionarieZomba - Le Pontificie Opere Missionarie in Malawi, in collaborazione con il Segretariato Internazionale della Pontificia Opera di San Pietro Apostolo , organizzano un corso di formazione per i formatori dei seminari minori e maggiori del Paese. Il corso mira a rafforzare le conoscenze, lo spirito missionario e la competenza pastorale di coloro ai quali è affidata la formazione dei futuri sacerdoti, come richiesto dai documenti del Magistero, in modo particolare la Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis. <br />Il corso di formazione si terrà dal 14 al 18 settembre 2026 presso il Seminario Maggiore di San Pietro, nella diocesi di Zomba. Il tema: "Formatori dei seminaristi: uno in Cristo, uniti nella missione, nel ministero della formazione”. Per l’occasione padre Guy Bognon, Segretario Generale della POSPA, accompagnato da don Alessandro Brandi, officiale nella medesima Opera, arriveranno in Malawi il 12 settembre 2026. Rimarranno nel Paese fino al 20 settembre 2026, avendo così l’opportunità di prendere parte alle celebrazioni per i 125 anni dall’inizio della missione cattolica in Malawi. <br />Il 14 settembre con la celebrazione eucaristica, presieduta da Thomas Luke Msusa, Arcivescovo di Blantyre e Presidente dei seminari in Malawi, si aprirà ufficialmente il corso formativo. Insieme alla delegazione giunta da Roma vi sarà sul posto Don Peter Madeya, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Malawi, e Fr. Pascal Mtuwana, Responsabile Nazionale per la Tutela dei Minori e delle Persone Vulnerabili .<br />Durante i cinque giorni del corso, i partecipanti avranno modo di approfondire, riflettere e confrontarsi su più tematiche. In particolare vi saranno sessioni specifiche su: la necessità della formazione permanente dei formatori, una presentazione generale della Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis, la dimensione istituzionale della formazione e il ruolo della comunità educativa, la missione e l'identità del formatore, l'itinerario della formazione sacerdotale in seminario, la tutela dei minori e delle persone vulnerabili e la sua integrazione nei percorsi di formazione seminaristica, la dimensione spirituale della formazione e l'accompagnamento spirituale, la formazione umana. Spazio sarà riservato anche alla presentazione delle Pontificie Opere Missionarie e della loro storia, con una parte più pratica sui sussidi delle POM, con particolare attenzione alla Pontificia Opera di San Pietro Apostolo.<br />Questa iniziativa riflette l'impegno delle POM nel sostenere la formazione integrale dei futuri sacerdoti e rafforza il legame tra la Chiesa in Malawi e il Segretariato Internazionale della Pontificia Opera di San Pietro Apostolo nella promozione del discepolato missionario e della formazione sacerdotale. Il corso mira altresì ad approfondire l'identità missionaria dei formatori dei seminari, a migliorare la qualità della formazione sacerdotale in Malawi e a favorire una più stretta collaborazione tra la Chiesa locale e la Chiesa universale nella preparazione di futuri sacerdoti radicati in Cristo e impegnati nel mandato missionario della Chiesa. <br /> <br /><br /><br /><br /><br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.fides.org/it/attachments/view/file/locandina.jpg">LOCANDINA</a>Fri, 11 Sep 2026 11:41:35 +0200ASIA/INDIA - Nuova "legge anti-conversione" in Maharashtra: l'impatto sulla vita dei cristianihttps://www.fides.org/it/news/78155-ASIA_INDIA_Nuova_legge_anti_conversione_in_Maharashtra_l_impatto_sulla_vita_dei_cristianihttps://www.fides.org/it/news/78155-ASIA_INDIA_Nuova_legge_anti_conversione_in_Maharashtra_l_impatto_sulla_vita_dei_cristianiPoona - Nello stato indiano del Maharashtra, in India centro-occidentale, la comunità cattolica locale si ritrova a gestire la sua vita pastorale e la sua missione evangelizzatrice facendo i conti con il "Maharashtra Freedom of Religion Act 2026", provvedimento approvato dall’Assemblea legislativa dello Stato ed entrato in vigore il 28 agosto, dopo l’assenso della presidente della Repubblica indiana. Il fine della legge è fermare le conversioni religiose ottenute attraverso la forza, la frode, la coercizione, false dichiarazioni, lusinghe o pressioni indebite. La legge punisce atti come offrire denaro o doni, promettere un impiego, garantire un’istruzione gratuita, prospettare un matrimonio o uno stile di vita migliore, o invocare guarigioni divine allo scopo di indurre qualcuno a cambiare religione. Anche presentare una fede come superiore a un’altra, con l’intento di favorire una conversione, può rientrare nel campo di applicazione della legge.<br />Le pene possono arrivare fino a sette anni di reclusione e a una multa di 100 mila rupie, mentre per i recidivi la pena può raggiungere i dieci anni. L’onere della prova ricade sulla persona accusata di aver provocato o favorito la conversione, mentre la denuncia può essere registrata anche da un parente o conoscente della presunta "vittima": questa disposizione potrebbe esporre sacerdoti, religiosi, operatori pastorali e semplici fedeli a procedimenti fondati su accuse non provenienti dalla persona direttamente interessata.<br /><br />Con la sua formulazione, la normativa impatta sulla vita dei cristiani, come osserva all'Agenzia Fides mons. Simon Almeida, Vescovo di Poona, diocesi in Maharashtra: "Il Maharashtra è il 13° stato indiano che ha approvato una legge sulla 'libertà di religione', che in sostanza è una legge anti-conversione. Va detto che, anche se i cattolici non sono affatto coinvolti né intenti a promuovere la conversione alla fede cristiana, vi sono persone che vorrebbero conoscere Cristo per le quali questa via è divenuta difficile o sottoposta a faticose restrizioni".<br />Il Vescovo che guida una comunità di 92mila cattolici nota: "Ci ritroviamo a non poter affermare che Gesù è l'unico Dio e l'unico Salvatore: questa frase può essere interpretata come una comparazione e una delegittimazione degli altri culti. Anche nella predicazione in chiesa dobbiamo essere molto prudenti", nota. <br />"Con questa legislazione restrittiva, la nostra predicazione va oggettivamente incontro a difficoltà", ribadisce. La questione, poi, - rileva il Vescovo - ha un peso perché "in Maharashtra, come nell'intera India, esistono moltissime istituzioni sociali cattoliche operanti nei settori dell’educazione, della sanità, dell’assistenza sociale, del sostegno ai poveri, ai dalit e alle popolazioni tribali. E la loro opera potrebbe essere scrutinata o accusata di proselitismo".<br />Tuttavia, in uno stato governato dal partito nazionalista Bharatiya Janata Party - lo stesso partito che governa l'India a livello federale - "il nostro atteggiamento è sempre dialogico, non cerchiamo mai la contrapposizione, ma intendiamo avviare colloqui col governo perché il fine di impedire conversioni coercitive non sconfini nella negazione di diritti fondamentali come la libertà di coscienza", conclude.<br /><br />Anche lo United Christian Forum dell’India, in un memorandum indirizzato al primo ministro del Maharashtra Devendra Fadnavis, ha chiesto al governo del Maharashtra di rivedere e rinviare l’applicazione della normativa: "La carità cristiana - si sottolinea - non ha la finalità di ricercare di nuovi fedeli, ma è amore gratuito a ogni persona, accolta e amata nella sua dignità fondamentale come immagine di Cristo".<br />I cristiani dello Stato si appellano alla Costituzione indiana, che garantisce la libertà di professare, praticare e propagare la propria religione, pur nel rispetto dell’ordine pubblico, della moralità e della salute pubblica.<br /> <br />Fri, 11 Sep 2026 11:22:32 +0200"La vita eterna è restare accanto a Gesù": il Cardinale Tagle celebra le esequie di suo padre a Imushttps://www.fides.org/it/news/78154-La_vita_eterna_e_restare_accanto_a_Gesu_il_Cardinale_Tagle_celebra_le_esequie_di_suo_padre_a_Imushttps://www.fides.org/it/news/78154-La_vita_eterna_e_restare_accanto_a_Gesu_il_Cardinale_Tagle_celebra_le_esequie_di_suo_padre_a_ImusImus – Questa mattina, alle dieci, le campane della Cattedrale di Imus hanno suonato per un funerale e per una famiglia. Nella prima diocesi che fu affidata al ministero episcopale del Cardinale Luis Antonio Gokim Tagle, si sono svolte le esequie di suo padre, Manuel Topacio Tagle Sr. Per tutti, semplicemente, "Tatay Maning". <br /><br />A celebrare la Messa, e a pronunciare l'omelia, è stato il figlio: il Cardinale Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione.<br /><br />Intorno a lui si sono raccolti numerosi Vescovi, due Cardinali, il Nunzio Apostolico nelle Filippine, l’Arcivescovo Charles Brown, Nunzio apostolico nelle filippine. Centinaia di sacerdoti e religiosi. E una moltitudine venuta da Imus, da Manila, da ogni angolo dell'arcipelago. Un popolo intero, per dire il proprio affetto al Cardinale e alla sua famiglia.<br /><br />Nella sua omelia, il Cardinale Tagle ha ricordato come l'Eucaristia raccolga i credenti in un'unica comunione e riveli come Dio possa rendere gli uomini dono l’uno per l’altro, reciprocamente., <br /><br />Il Cardinale ha riconosciuto che l’esperienza della morte dei propri cari è segnata dalla solitudine e dalla sofferenza. Ma ha sottolineato che proprio in tali circostanze si può percepire anche in maniera luminosa il cuore umano è fatto per la vicinanza, la compagnia, la comunione: un desiderio che suo padre aveva manifestato con particolare intensità anche nei momenti di malattia e di ricovero.<br /><br />Il Cardinale ha poi ripreso il Vangelo della crocifissione, e la promessa fatta al buon ladrone: "Oggi sarai con me in paradiso". Una risposta, ha detto, alla paura più antica dell'uomo: quella di essere abbandonato. <br /><br />La vita eterna - ha ricordato il Cardinale - è restare accanto a Gesù. È essere custoditi per sempre nella memoria d'amore di Dio. Gli uomini, a volte, dimenticano, ma Dio non dimentica mai chi ama. E questo – ha raccontato il Pro-prefetto del Dicastero missionario – è stato evidente anche nella vita di suo papà, segnata dalla sofferenza, dal servizio, dall'amore.<br /> <br />Tatay Maning era ancora un ragazzo quando un bombardamento, durante la guerra, gli uccise il padre. Alcune schegge gli rimasero nel corpo per sempre. Da quella ferita, ha detto il Cardinale, nasce un appello: rifiutare la guerra, costruire un mondo senza vedove e senza feriti. Anche da adulto conobbe la violenza. Fu rapito, scambiato per il figlio di un uomo ricco. Eppure, quando ne parlava, lo faceva senza rancore. Il Cardinale ha voluto leggere anche questa ferita come un appello: contro i rapimenti, contro ogni sfruttamento dei più piccoli, per comunità dove nessuno resti indietro.<br /><br />La fede di Tatay Maning si è riverberata in gesti piccoli e costanti. Come ministro straordinario dell'Eucaristia, portava la Comunione ai malati, ai moribondi. Visitava le famiglie, con regolarità, senza mai stancarsi. Aiutava con discrezione chi era in difficoltà, sostenendo in maniera anonima alcuni studenti nel corso di studi. Molti l'hanno scoperto solo dopo la sua morte. Era, ha detto il Cardinale, un uomo grato per l'aiuto che lui stesso aveva ricevuto.<br /><br />In famiglia, Tatay accompagnava i figli già grandi e adulti all'aeroporto, li attendeva al ritorno, sempre di persona. Gesti quotidiani che esprimevano la sua dedizione a stare vicino a chi amava, in ogni partenza e in ogni ritorno — un'attenzione che oggi continua nel fratello del Cardinale, Manuel "Nonoy" Tagle Jr.<br />Il Cardinale ha infine ricordato la serenità degli ultimi momenti del padre: pur trovandosi a Roma, era riuscito a parlargli in videochiamata, a pregare con lui e a benedirlo. Rassicurato che la famiglia si sarebbe presa cura della moglie, Tatay aveva potuto lasciarsi andare in pace. Una morte che l'omelia ha voluto leggere come un passaggio verso la promessa del paradiso: in Cristo, ha concluso il Cardinale, nessuno resta solo, perché tutti sono custoditi nella memoria di Dio e accolti nella comunione eterna.<br /><br />Dopo la Messa, Tatay Maning è stato accompagnato alla tomba di famiglia. Un momento riservato ai parenti più stretti. È seguito un pranzo aperto a tutti, semplice, familiare. Si sentiva, in quel clima, il grande affetto della gente per il Cardinale e per i suoi cari. Erano presenti la madre del porporato, la signora Mila Tagle, "Nanay", 96 anni, il fratello Manuel "Nonoy" Tagle Jr. e numerosi parenti, alcuni arrivati anche dall'estero. La giornata si è conclusa con un momento più intimo riservato alla famiglia. )<br />Thu, 10 Sep 2026 16:49:49 +0200Leone XIV ai nuovi Vescovi: rimanete accanto a Gesù "Buon Pastore", per custodire un cuore missionariohttps://www.fides.org/it/news/78153-Leone_XIV_ai_nuovi_Vescovi_rimanete_accanto_a_Gesu_Buon_Pastore_per_custodire_un_cuore_missionariohttps://www.fides.org/it/news/78153-Leone_XIV_ai_nuovi_Vescovi_rimanete_accanto_a_Gesu_Buon_Pastore_per_custodire_un_cuore_missionarioCittà del Vaticano – Un cuore «completamente rivolto al Padre e, proprio per questo, totalmente donato ai fratelli»: è questa l'immagine centrale scelta da Papa Leone XIV per descrivere l'identità del Vescovo, ricevendo in udienza, il 10 settembre, i partecipanti ai corsi di formazione per i nuovi Vescovi promossi dai Dicasteri per i Vescovi, per le Chiese Orientali e per l'Evangelizzazione. <br /><br />Sono 147 i presuli giunti a Roma dai cinque continenti per i corsi, terminati oggi con la Messa e la venerazione delle reliquie dell'Apostolo Pietro, nella Basilica vaticana.<br /><br />Prima di iniziare il suo discorso, il Papa ha chiesto di pregare per il riposo eterno del padre del Pro-Prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione, Cardinale Luis Antonio G.Tagle, guidando la recita di un'Ave Maria per la consolazione della famiglia. <br /><br />Il Papa ha assicurato ai nuovi Vescovi, e con loro alle loro Chiese, un posto nella propria preghiera, spiegando: «Tutti devono trovare un posto nel cuore del Vescovo, perché tutti hanno già un posto nel cuore di Cristo». Da qui è sgorgata la riflessione offerta dal Successore di Pietro ai nuovi Successori degli apostoli. <br /> <br />La prima urgenza, ha detto il Papa, è quella di rimanere con Gesù. «Tra le molte cose che sarete chiamati a fare come Vescovi, questa è la più importante. Siamo Vescovi, ma siamo anzitutto discepoli», ha insistito. «Ne costituì Dodici, ci dice il Vangelo di San Marco , che chiamò apostoli, perché stessero con lui e per mandarli a predicare» ha proseguito il Vescovo di Roma. «È questo l'ordine del Vangelo: stare con Lui e, da Lui, essere mandati», ha spiegato, invitando a custodire il tempo dedicato all'Eucaristia, alla Parola e alla preghiera silenziosa.<br /><br />Il Pontefice ha poi richiamato un secondo aspetto, presentato come il tratto più proprio dell'episcopato: «avere il cuore di Gesù buon Pastore, un cuore completamente rivolto al Padre e, proprio per questo, totalmente donato ai fratelli». Citando il Vangelo di Giovanni, «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore», il Papa ha esortato i presuli con parole dirette: «Amate la gente che il Signore vi ha affidato. Imparate i loro nomi, ascoltate le loro storie, entrate, quando potete, nelle loro case, pregate con loro». Specialmente nelle giovani Chiese, ha osservato, «la presenza del Vescovo dice moltissimo, prima ancora delle sue parole»: una visita, una benedizione, l'ascolto di una famiglia, tra gli altri piccoli gesti, «possono rimanere nell'animo di una persona per tutta la vita».<br /><br />Questa insistenza sul cuore pastorale da parte di Leone XIV richiama da vicino un tema caro al suo predecessore : il 24 ottobre 2024 Papa Francesco aveva dedicato l'intera enciclica «Dilexit nos» all'amore umano e divino del Cuore di Cristo, proponendolo come chiave per comprendere la vita della Chiesa e il ministero dei suoi pastori. <br /><br />Il Papa ha poi richiamato quella che la tradizione chiama «sollicitudo pastoralis», la sollecitudine pastorale che San Paolo chiamava nella seconda Lettera ai Corinzi definiva come suo «assillo quotidiano», tratto proprio della «paternità episcopale» per cui la Chiesa affidata diventa «sempre più parte della vostra vita, quasi parte di voi stessi». Citando un'omelia di Papa Francesco del 18 maggio 2020, Leone XIV ha ricordato che «la vicinanza è uno dei tratti di Dio con il suo popolo», aggiungendo un passaggio pronunciato dallo stesso Papa Francesco ai Vescovi del corso di formazione il 12 settembre 2019: «Noi esistiamo per rendere palpabile questa vicinanza». Da qui l'appello ad amare i sacerdoti, specialmente quelli anziani e ammalati: «Fate sentire loro che sono preziosi, che la Chiesa è loro grata e che il Vescovo non li dimentica».<br /><br />Riprendendo Sant'Agostino, che definiva il proprio ministero un «amoris officium» , un servizio d'amore, Leone XIV ha collegato questa carità pastorale alle domande poste dal presente. Ha citato la propria Enciclica «Magnifica humanitas», con cui ha spiegato di aver voluto offrire «in primis ai Pastori delle Chiese, una visione e un metodo per affrontare la grande sfida della custodia dell'umano nell'epoca dell'intelligenza artificiale», invitando i Vescovi a promuovere nelle diocesi «percorsi di riflessione e dialogo» al servizio della «civiltà dell'amore».<br /><br />Ai molti presuli provenienti da Chiese giovani e di missione, il Papa ha chiesto di conservare «un cuore missionario», capace di aprirsi «non soltanto a coloro che frequentano le nostre parrocchie, ma anche ai cristiani di altre confessioni, ai credenti di altre religioni, alle persone che non professano una fede, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà». Citando ancora Sant'Agostino – «Vobis enim sum episcopus, vobiscum sum christianus», «per voi […] sono vescovo, con voi sono cristiano» – Leone XIV ha invitato i nuovi Vescovi a camminare con il proprio popolo, pregando, ascoltando la Parola e celebrando l'Eucaristia insieme ai fedeli. <br /><br />Concludendo l'incontro, il Papa ha assicurato ai presuli, in partenza per le rispettive diocesi, la fedeltà del Signore che li ha chiamati e li precederà sul cammino, affidandoli insieme ai loro popoli alla custodia di Maria, Madre della Chiesa. Thu, 10 Sep 2026 14:10:21 +0200Lettera del Dicastero per l'Evagelizzazione al Cardinale Tagle "in occasione della morte del suo amato padre"https://www.fides.org/it/news/78152-Lettera_del_Dicastero_per_l_Evagelizzazione_al_Cardinale_Tagle_in_occasione_della_morte_del_suo_amato_padrehttps://www.fides.org/it/news/78152-Lettera_del_Dicastero_per_l_Evagelizzazione_al_Cardinale_Tagle_in_occasione_della_morte_del_suo_amato_padrePubblichiamo la lettera di condoglianze che il Dicastero per l'Evangelizzazione ha rivolto al Cardinale Luis Antonio G. Tagle, Pro-Prefetto dello stesso Dicastero missionario, e ai suoi cari, dopo la morte del suo amato papà, Manuel "Tatay Maning" Tagle.<br />Anche l'Agenzia missionaria Fides, con tutta la comunità di lavoro del Dicastero missionario, si unisce al cordoglio del Cardinale Tagle per la scomparsa del caro "Tatay Maning". <br /><br />§§§ <br /><br /><br />Città del Vaticano, 7 settembre 2026<br /><br />Eminenza,<br /><br />In occasione della morte del Suo amato padre, il Sig. Manuel "Tatay Maning" Tagle, desideriamo esprimere a Vostra Eminenza e alla Sua famiglia le più sentite condoglianze e l'affettuoso ricordo nella preghiera di tutti noi del Dicastero per l'Evangelizzazione.<br /><br />I legami che ci uniscono nel servizio condiviso alla Chiesa sono divenuti, nel corso degli anni, un autentico vincolo familiare. È in questo spirito che condividiamo il Suo dolore e ci uniamo a Lei, a Nanay Mila, a Kuya Nonoy e a tutti i Suoi cari nell'affidare Tatay Maning con fiducia all'infinita misericordia di Dio.<br /><br />Alcuni di noi hanno avuto il privilegio di conoscere personalmente Tatay Maning, in particolare durante la sua visita a Roma con Nanay Mila e Kuya Nonoy, quando vennero anche al Dicastero. Ricordiamo con affetto il suo calore, la sua semplicità e la sua presenza cordiale. Coloro che non hanno avuto tale privilegio hanno comunque conosciuto qualcosa dell'uomo che egli era attraverso Vostra Eminenza: nella fede, nella bontà, nella pazienza e nella sollecitudine paterna che Ella pone al servizio della Chiesa e che così generosamente estende a noi. In queste qualità riconosciamo qualcosa della casa e della famiglia in cui esse furono per prime coltivate. Ricordiamo con particolare affetto la recente celebrazione dei loro settant'anni di matrimonio, straordinaria testimonianza di fedeltà, dedizione e di una vita intera condivisa nell'amore.<br /><br />Nella tristezza di questo distacco, troviamo consolazione nelle parole del Signore: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà" . Sorretti da questa fede, affidiamo Tatay Maning alle mani misericordiose del Padre e professiamo con la Chiesa che, per coloro che credono in Cristo, la vita non è tolta ma trasformata.<br /><br />Mentre Suo padre completa il suo pellegrinaggio terreno ed entra nella pienezza della vita eterna, la famiglia del Dicastero esprime la sua vicinanza e fraterna solidarietà inviando il Sottosegretario per essere presente accanto a Lei di persona. Assicuriamo Vostra Eminenza, Nanay Mila, Kuya Nonoy e l'intera famiglia del nostro speciale ricordo nella preghiera in questi giorni difficili.<br />Preghiamo in modo particolare per il riposo eterno di Tatay Maning, fiduciosi che il Signore, che egli ha amato e servito per tutta la sua lunga vita, lo accolga nella pace e nella gioia del Suo Regno. Che lo stesso Signore rimanga vicino a Vostra Eminenza e alla Sua famiglia, Vi sostenga nel dolore e Vi conceda la consolazione e la forza che nascono dalla speranza cristiana.<br />Con sentimenti di profonda stima, affetto e comunione di preghiera,<br /><br />✠ Fortunatus NWACHUKWU — Segretario<br /><br />✠ Samuele SANGALLI — Segretario Aggiunto<br /><br />Mons. Erwin BALAGAPO — Sottosegretario<br /><br />P. Tadeusz NOWAK, OMI — Coordinatore delle Pontificie Opere Missionarie<br /><br />Thu, 10 Sep 2026 12:40:55 +0200ASIA/NEPAL - P. Bogati: "Aiuto umanitario e consolazione agli sfollati"https://www.fides.org/it/news/78151-ASIA_NEPAL_P_Bogati_Aiuto_umanitario_e_consolazione_agli_sfollatihttps://www.fides.org/it/news/78151-ASIA_NEPAL_P_Bogati_Aiuto_umanitario_e_consolazione_agli_sfollatiKathmandu - "Ho appena visitato una delle zone principali dove molte persone sono state travolte dall'acqua; tra queste c'era anche una scuola con 300 studenti. Siamo ancora scioccati, e la gente è traumatizzata. Ma siamo vicini con la preghiera e con la solidarietà": è quanto dice all'Agenzia Fides P. Silas Bogati, Amministratore del Vicariato apostolico del Nepal, di ritorno da una missione umanitaria. "Caritas Nepal ha distribuito aiuti in diverse località e gestisce centri per sfollati, con particolare attenzione ai bambini rimasti soli, dove si accolgono tutti i minori vittime delle inondazioni", riferisce. P. Silas Bogati conclude: "Stiamo rispondendo all'emergenza e siamo concretamente presenti accanto a chi soffre e a chi è nel bisogno. Accanto all'aiuto materiale la nostra missione è portare consolazione".<br />Con la Direttrice esecutiva di Caritas nepal, suor Cecilia Durga Shrestha, P. Bogati ha visitato le aree di Trisuli colpite dalle inondazioni per constatare i danni e comprendere la situazione delle famiglie coinvolte.<br />Nel corso della visita, i due si sono recati anche presso i centri di accoglienza che ospitano attualmente le famiglie sfollate. Caritas Nepal sostiene al momento tre centri di accoglienza e otto "spazi a misura di bambino" a Nuwakot, fornendo assistenza essenziale, accoglienza e protezione a minori e famiglie.<br />P. Bogati e suor Durga Shrestha hanno inoltre incontrato il personale operativo, gli animatori e i volontari Caritas, i partner locali per valutare insieme la situazione, capire le necessità e le sfide affrontate nei centri. Lo spirito - affermano le persone impegnate nell'assistenza umanitaria - è "restare a fianco delle famiglie e dei bambini colpiti, offrendo loro sostegno, cura e dignità".<br /> <br /><br /><br />Thu, 10 Sep 2026 12:37:28 +0200Cento anni dopo. Il lungo viaggio dei primi Vescovi cinesi per ricevere l'ordinazione episcopale dalle mani del Successore di Pietrohttps://www.fides.org/it/news/78150-Cento_anni_dopo_Il_lungo_viaggio_dei_primi_Vescovi_cinesi_per_ricevere_l_ordinazione_episcopale_dalle_mani_del_Successore_di_Pietrohttps://www.fides.org/it/news/78150-Cento_anni_dopo_Il_lungo_viaggio_dei_primi_Vescovi_cinesi_per_ricevere_l_ordinazione_episcopale_dalle_mani_del_Successore_di_Pietrodi Peter Zhao Jianmin*<br /><br />Shanghai - Esattamente il giorno di oggi di cent’anni fa, il 10 settembre 1926, nel porto di Shanhghai il lungo fischio delle sirene di bordo annunciò la partenza della nave su cui viaggiavano sei Vicari apostolici cinesi. Li accompagnava l’Arcivescovo Celso Costantini, il primo Delegato apostolico in Cina. Colui che due anni prima aveva preparato e guidato per conto di Papa Pio XI il “Primum Concilium Sinense”, il Concilio della Chiesa cinese celebrato proprio a Shanghai nel 1924. Il Delegato apostolico accompagnava i sei Vicari apostolici diretti a Roma, dove erano attesi per ricevere l’ordinazione episcopale dalle mani del Successore di Pietro.<br /><br />Quella cerimonia di consacrazione, celebrata il 28 ottobre 1926 nella Basilica di San Pietro, suscitò attenzione e interesse in tutto il mondo. Dopo la consacrazione, i vescovi cinesi partirono da Roma per un viaggio che attraversò quattro Paesi europei, accolti sempre con grande entusiasmo. A Lovanio, in Belgio, la folla li salutò salutò al grido di “Vive la Chine!” .<br /><br />Quel viaggio accese la fierezza e l’orgoglio non solo della comunità cattolica in Cina, ma anche della intera nazione cinese. Una nazione che, appena quattordici anni prima, era riuscita a liberarsi di una condizione semifeudale e semicoloniale. <br /><br />Si tratta di una pagina di storia che merita di essere esplorata e studiata con rinnovata passione. Per questo appare utile e suggestivo ripercorrere quel lungo viaggio, pieno di dettagli interessanti e evocativi.<br /><br />Il resoconto dettagliato/taccuino di viaggio che segue è stato elaborato soprattutto sulla base delle informazioni contenute nelle memorie del Cardinale Celso Costantini , e nell’opera intitolata “Ricordi di due anni” di Venantius Zhao Huaixin. Questi era il quinto fratello del vescovo Filippo Zhao Huaiyi. Sacerdote, era diplomato al Seminario di Pechino e vi insegnava latino a livello avanzato. Accompagnò a Roma suo fratello Filippo Zhao insieme agli altri Vicari cinesi. Durante il viaggio per la loro consacrazione episcopale svolse il ruolo di segretario. Successivamente lavorò presso l’Ufficio del Delegato Apostolico, nell’ambito dell’Associazione per l’educazione. Nel 1927 divenne segretario del vescovo e, nello stesso anno, assunse anche l’incarico di rettore del Seminario Minore di Xuanhua. Nel 1932 divenne professore del Seminario Maggiore; nel 1937 fu nominato anche vicario di Xuanhua. Nel 1948 entrò nel consiglio consultivo della diocesi di Xuanhua. Morì nel luglio 1949.<br /><br /><br /><br />Il viaggio per mare verso l’Europa<br /><br />Il 10 settembre 1926 i sei Vicari salparono da Shanghai. “Ci imbarcammo a Shanghai su una nave americana; per evitare possibili equivoci, non prendemmo né una nave francese né una italiana. Una grande folla di fedeli venne a salutarci e l’emozione era evidente sui volti di tutti”. <br /><br />Arrivarono a Hong Kong il 13 settembre. Autorità ecclesiastiche e fedeli li accolsero al porto. Visitarono la “Tipografia di Nazareth” e la Casa di riposo Betania. Il 14 settembre ripresero il viaggio in nave.<br /><br />Arrivarono a Manila il 16 settembre. Furono esentati da tutte le formalità di controllo e di dogana. Lì furono accolti dal delegato apostolico nelle Filippine, da religiosi e da numerosi fedeli. Visitarono il convento e la chiesa dei Domenicani, nonché l’Università di Santo Tomás. Alla cerimonia di benvenuto parteciparono l’arcivescovo di Manila e il console cinese nelle Filippine. Visitarono inoltre la chiesa di San Francesco e la chiesa di Sant’Ignazio. Alla cerimonia di benvenuto organizzata dall’Associazione della Gioventù Cattolica parteciparono l’Arcivescovo di Manila, il Delegato apostolico e il console cinese nelle Filippine. Il 17 settembre ripresero la navigazione.<br /><br />Giunsero a Singapore il 21 settembre. Sacerdoti e fedeli li accolsero al porto e li accompagnarono alla chiesa del vescovado. Visitarono una chiesa frequentata dai cinesi, il museo e la chiesa di San Giuseppe della Congregazione di San Paolo. I fedeli offrirono loro un’accoglienza calorosa e raccolsero offerte in loro favore. Il 22 settembre ripresero il viaggio in nave.<br />Penang <br />Arrivarono Malacca il 24 settembre. Il vescovo locale e i sacerdoti li accolsero al porto. Visitarono la chiesa e il seminario maggiore. Il 25 settembre ripresero la navigazione.<br /><br />Giunsero poi a Colombo, in Sri Lanka, il 29 settembre e si recarono presso il vescovado. In serata ripresero il viaggio in nave.<br /><br />Il 4 ottobre passarono davanti all’isola di Socotra.<br /><br />Entrarono nel Mar Rosso il 7 ottobre. L’11 ottobre la nave entrò nel Canale di Suez e il 12 ottobre giunse all’imboccatura settentrionale del Canale.<br />Sbarcarono a Alessandria d’Egitto il 13 ottobre. Visitarono la chiesa di Santa Caterina e in serata ripresero la navigazione.<br />La nave attraccò al porto di Napoli il 16 ottobre. Lì furono accolti da rappresentanti della Sacra Congregazione di Propaganda Fide e da circa cinquanta persone.<br /><br /><br /><br />Consacrazione episcopale e viaggio in Europa<br /><br />Il 17 ottobre i sei Vicari e i loro accompagnatori partirono in treno da Napoli. Il governo italiano concesse loro l’esenzione dal controllo dei bagagli e, come segno di benvenuto, prenotò gratuitamente per loro tre compartimenti di prima classe, incaricando inoltre i personale di accompagnarli e assisterli durante il viaggio.<br /><br />All’arrivo in treno a Roma, furono accolti sul binario da rappresentanti della Sacra Congregazione de Propaganda Fide, dal Cardinale Vicario di Roma, da studenti cinesi e da altri presenti. All’uscita della stazione fu aperto appositamente il passaggio riservato al re d’Italia.<br />“Il giorno dopo il nostro arrivo a Roma, il Papa avrebbe ricevuto noi. Io dissi che non abbiamo ancora l’abito romano; il Papa rispose: ‘Va bene anche l’abito cinese’” . Pio XI abbracciò affettuosamente ciascuno dei sei futuri vescovi.<br />Il 28 ottobre, festa di Santi Apostoli Simone e Taddeo, ebbe luogo nella Basilica di San Pietro la solenne liturgia di consacrazione episcopale.<br />Il 29 ottobre i Vescovi neo-consacrati visitarono le Catacombe di Domitilla.<br />Il 30 ottobre, il prefetto di Propaganda Fide mise a loro disposizione un’automobile per visitare Castel Gandolfo, residenza estiva del Papa. Successivamente visitarono numerosi luoghi e istituzioni religiose e culturali di Roma, tra cui: la Casa della Congregazione della Missione di San Vincenzo de’ Paoli; il Colosseo; la Basilica di San Giovanni in Laterano; la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme; la chiesa di Santa Maria della Consolazione, dove si tenne un incontro; la Cappella Sistina; l’Università Gregoriana, dove fu organizzata una cerimonia di benvenuto; il Seminario Romano, dove furono accolti da sei cardinali, circa quaranta vescovi, numerosi sacerdoti e molte altre persone; la tomba di San Pietro; convento dei Trappisti; convento dei francescani; la Basilica di San Lorenzo fuori le Mura; la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere.<br />Il 10 novembre, durante una nuova udienza con il Papa, Pio XI disse: “Desidero che possiate venire più spesso a Roma. Oggi i mezzi di comunicazione sono ancora poco sviluppati e per questo occorre molto tempo; in futuro i trasporti miglioreranno certamente e, viaggiando in aereo, si potrà andare dalla Cina a Roma e tornare in pochi giorni” . <br />In seguito i Vescovi cinesi visitarono anche la chiesa di Trinità dei Monti, l’Università Urbaniana di Propaganda Fide, la chiesa dei Domenicani, la chiesa dei Gesuiti e la sede dei Cavalieri di Colombo.<br /><br />Il 15 novembre, iniziando il loro viaggio in Italia e in altri Paesi europei, i Vescovi cinesi partirono dalla stazione ferroviaria di Foligno. Il vescovo locale, sacerdoti, studenti cinesi e fedeli li accompagnarono alla stazione per salutarli. Anche in questa tratta il governo italiano incaricò il personale di accompagnarli e assisterli durante il viaggio. Successivamente visitarono Assisi ; Loreto ; Padova ; Udine, la città legata al beato Odorico da Pordenone e terra natale di Celso Costantini.<br />Il 30 novembre arrivarono a Milano, dove furono accolti alla stazione da numerosi sacerdoti e fedeli. Visitarono la casa del PIME, la Curia arcivescovile, la Basilica di Sant’Ambrogio e il Duomo, dedicato a Santa Maria Nascente.<br />Il 6 dicembre arrivarono a Torino, dove visitarono la chiesa della Curia arcivescovile. Poi iniziò il loro viaggio in Francia<br />L’8 dicembre i nuovi Vescovi cinesi giunsero a Lione, dove visitarono il vescovado e i luoghi legati al Santo Curato d’Ars, san Jean-Marie Vianney.<br /><br />Il 9 dicembre raggiunsero Parigi. Durante la permanenza parteciparono a un ricevimento offerto dal Cardinale Arcivescovo, visitarono la Congregazione della Missione , la Congregazione delle Figlie della Carità e la Basilica del Sacro Cuore. L’Ambasciatore cinese in Francia offrì loro un banchetto presso l’ambasciata. Visitarono inoltre l’Associazione degli studenti dell’Estremo Oriente di Parigi e la Basilica del Notre-Dame de Paris. Inoltre, parteciparono a un ricevimento organizzato dall’Associazione dell’Amicizia Missionaria, al quale presero parte più di duecento persone.<br />Successivamente raggiunsero Paray-le-Monial, dove visitarono la celebre Basilica del Sacro Cuore; proseguirono per Lisieux, dove visitarono il Santuario di Santa Teresa di Gesù Bambino.<br /><br />Dirigendosi in Belgio, il 20 dicembre arrivarono a Bruxelles. Alla stazione furono accolti calorosamente da sacerdoti e fedeli. Successivamente si recarono presso la residenza dell’Ambasciatore cinese in Belgio, visitarono il Collegio San Luigi e la Curia e la chiesa dell’arcidiocesi di Malines, e furono ricevuti dalla Regina del Belgio. In seguito visitarono la Cattedrale di Bruxelles.<br /><br />All’arrivo alla stazione di Lovanio, furono accolti da professori universitari, sacerdoti e fedeli. Lungo il percorso erano esposte bandiere bicolori franco-cinesi e bandiere a cinque colori. L’Associazione della Gioventù Cattolica Cinese in Belgio e numerosi membri della comunità cinese li salutarono acclamando: “Viva la Cina!” .<br />Successivamente parteciparono a una cena di benvenuto organizzata dall’American College, presso il quale furono anche alloggiati. L’American College era considerato uno dei collegi dell’Università Cattolica di Lovanio con le migliori condizioni di vitto e alloggio.<br />Durante il soggiorno parteciparono inoltre a un ricevimento organizzato dagli studenti cinesi, durante il quale il vescovo Filippo Zhao Huaiyi pronunciò un discorso in francese. Visitarono la chiesa di San Michele, la chiesa dei Gesuiti e il convento francescano; parteciparono al ricevimento offerto dal rettore dell’Università Cattolica di Lovanio, al ricevimento degli studenti cinesi di Lovanio e a un incontro conviviale presso la scuola femminile del Sacro Cuore. Visitarono inoltre un convento benedettino.<br />A Malines , andarono a far visita ai genitori di padre Vincent Lebbe e visitarono la Congregazione dei padri Scheut .<br /><br /><br />Raggiunta l’Olanda il 27 dicembre, durante il viaggio in treno, effettuarono un cambio a Breda, dove furono accolti alla stazione dal vicario locale e da altre autorità ecclesiastiche.<br />A Utrecht, in occasione di un ulteriore cambio di treno, furono accolti dal Vicario episcopale, che li accompagnò presso il vescovado, dove furono invitati a pranzo.<br />Proseguirono quindi in treno verso Amsterdam. All’arrivo alla stazione, furono accolti da numerose persone. Sulla parte anteriore delle automobili che li trasportavano erano esposte bandiere bicolori e bandiere a cinque colori.<br />Durante la cena di benvenuto, visitarono l’Opera Missionaria di San Pietro Apostolo, nonché quattro importanti chiese. Inoltre, visitarono le città di Haarlem, Rotterdam, Breda e Nimega.<br /><br />Il 1° gennaio 1927 rientrarono in Belgio e si recarono ad Ans, dove visitarono la Scuola commerciale dei Gesuiti e la Basilica di Nostra Signora. Durante la cerimonia di benvenuto, pronunciò un discorso anche il Console cinese ad Ans.<br />Proseguirono quindi per Liegi, dove visitarono la Congregazione della Missione di San Vincenzo de’ Paoli e la relativa chiesa.<br />Successivamente raggiunsero Namur. Alla stazione furono accolti da una grande folla; lungo il percorso erano esposte le bandiere delle diverse associazioni e organizzazioni. Presso il vescovado e la cattedrale ebbe luogo una cerimonia di benvenuto, durante la quale il vescovo Filippo Zhao Huaiyi pronunciò in francese un discorso di ringraziamento.<br /><br /><br />Il 6 gennaio, in treno, raggiunsero il confine tra Belgio e Francia. I Vescovi cinesi furono esentati dai controlli doganali e di frontiera. Alla stazione furono accolti da sacerdoti delle Missioni Estere di Parigi .<br />Pranzarono presso la Nunziatura in Francia, alla presenza di due cardinali, due vescovi ausiliari e altri vescovi, per un totale di più di venti persone. <br />Il 9 gennaio lasciarono Parigi, accompagnati alla stazione da una numerosa folla.<br />Successivamente visitarono Bordeaux e Dax, dove furono accolti alla stazione da numerose persone e dai lazzaristi. Si recarono quindi nella città natale di San Vincenzo de’ Paoli, per poi proseguire verso Lourdes.<br />Il 12 gennaio arrivarono a Marsiglia, dove furono accolti alla stazione da numerosi sacerdoti appartenenti a diversi ordini e congregazioni religiose. Visitarono il vescovado e la chiesa di Nostra Signora della Guardia.<br /><br /><br />Il viaggio di ritorno in Cina via mare<br /><br />Il 14 gennaio i Vescovi cinesi salparono da Marsiglia. Avevano acquistato biglietti di seconda classe, ma la compagnia di navigazione, come gesto di cortesia, li trasferì gratuitamente in prima classe.<br />Il 18 gennaio passarono presso l’isola di Creta.<br />Il 19 gennaio raggiunsero l’imboccatura settentrionale del Canale di Suez.<br />Il 25 gennaio passarono per Gibuti. .<br />Il 1° febbraio 2027, i Vescovi di ritorno in Cina fecero scalo a Colombo, nello Sri Lanka.<br />Il 5 febbraio attraversarono lo Stretto di Malacca.<br /><br />Il 7 febbraio arrivarono a Singapore. Vescovi, sacerdoti e fedeli salirono a bordo per accoglierli. Visitarono il vescovado, e di nuovo una chiesa frequentata dalla comunità cinese locale, parteciparono a una cerimonia di benvenuto e visitarono una scuola maschile e una scuola femminile.<br />Il 10 febbraio, sempre sulla via del ritorno, arrivarono a Saigon, dove furono accolti da sacerdoti delle Missioni Estere di Parigi e da altri religiosi. Visitarono il vescovado, la congregazione dei carmelitani e la Congregazione delle Suore di San Paolo.<br /><br />Il 16 febbraio arrivarono a Hong Kong. Vescovi, sacerdoti e fedeli salirono a bordo per accoglierli. Presso il vescovado fu organizzato un ricevimento in loro onore.<br /><br />Il 20 febbraio sbarcarono finalmente a Shanghai. Al porto furono accolti tra il fragore dei petardi e dei fuochi d’artificio. Si recarono quindi presso la Curia vescovile e parteciparono alla Messa solenne di ringraziamento nella chiesa di Yangjiabang .<br /><br /><br /><br />Contesto storico<br />Per cogliere la portata delle prime consacrazioni episcopali di Vescovi cinesi, è utile anche tener conto delle convulse vicende storiche che hanno segnato i decenni prima e dopo quell’importante avvenimento ecclesiale. <br /><br />Il 10 ottobre 1911 era scoppiata la rivolta di Wuchang, atto d’innesco della Rivoluzione Xinhai, che portò al rovesciamento della dinastia imperiale e alla fine dell’ordine monarchico.<br />Il 1° gennaio 1912, Sun Yat-sen assunse a Nanchino la carica di Presidente provvisorio della Repubblica di Cina.<br />Il 14 maggio 1912, il Senato provvisorio della Repubblica stabilì come bandiera nazionale la bandiera a cinque colori, costituita da cinque fasce orizzontali — rosso, giallo, blu, bianco e nero, dall’alto verso il basso — a simboleggiare l’ideale della “Repubblica delle Cinque Razze” .<br />Il 12 dicembre 1915, Yuan Shikai proclamò l’Impero e assunse il titolo di imperatore. Il 23 marzo 1916, costretto dalle circostanze, abolì nuovamente la monarchia. Seguirono un periodo di tombini e scontri tra i “Signori della guerra” e la divisione politica tra Nord e Sud.<br />Il 29 dicembre 1922, il primo Delegato apostolico in Cina, Celso Costantini, arrivò a Pechino, allora capitale del governo della Repubblica di Cina.<br />Dal 15 maggio al 12 giugno 1924 si tenne a Shanghai Primum Concilium Sinense.<br />In questo scenario, il 10 settembre 1926 inizia il viaggio raccontato in questo articolo, che portò a Roma i sei vicari apostolici cinesi destinati a ricevere la consacrazione episcopale dalle mani di Papa Pio XI.<br />Il 17 dicembre 1928, il governo nazionalista di Nanchino approvò per legge la bandiera del Cielo Blu, del Sole Bianco e della Terra Rossa come bandiera nazionale.<br />Il 29 dicembre 1928, con il cosiddetto “cambio di bandiera del Nord-Est”, la bandiera a cinque colori fu sostituita dalla bandiera del Cielo Blu con Sole Bianco , atto che segnò la riunificazione formale del Nord e del Sud della Cina sotto il governo nazionalista.<br />Il 14 maggio 1934, il Delegato apostolico in Cina Mario Zanin arrivò a Nanchino, allora capitale del governo della Repubblica di Cina.<br />Nel luglio 1942, la Repubblica di Cina e la Santa Sede stabilirono relazioni diplomatiche ufficiali.<br />Nel 1943, il governo della Repubblica di Cina istituì una legazione a Roma; il primo ministro plenipotenziario fu Xie Shoukang.<br />Nel 1946 fu istituita la gerarchia ecclesiastica ordinaria in Cina. La Santa Sede istituì nella capitale, Nanchino, la Nunziatura Apostolica in Cina .<br /><br />2026)<br /><br />* Sacerdote, Direttore dell’Istituto di Studi e Cultura cattolica di PechinoThu, 10 Sep 2026 01:26:31 +0200Al Corso per i nuovi Vescovi presentati gli strumenti concreti della comunione missionaria col Successore di Pietrohttps://www.fides.org/it/news/78149-Al_Corso_per_i_nuovi_Vescovi_presentati_gli_strumenti_concreti_della_comunione_missionaria_col_Successore_di_Pietrohttps://www.fides.org/it/news/78149-Al_Corso_per_i_nuovi_Vescovi_presentati_gli_strumenti_concreti_della_comunione_missionaria_col_Successore_di_PietroRoma – I vescovi di recente nomina convenuti a Roma per prendere parte ai Corsi di formazione predisposti per loro dai Dicasteri della Santa Sede hanno avuto modo di essere adeguatamente informati su una serie di realtà e strumenti loro offerti per vivere e manifestare in pienezza la loro sollecitudine episcopale per la missione della Chiesa universale, nel vincolo di comunione che unisce ogni Successore degli Apostoli al Successore di Pietro, il Vescovo di Roma.<br /><br />I lavori della sessione pomeridiana di ieri, martedì 8 settembre, sono stati ospitati nell’Aula Magna della Pontificia Università Urbaniana. Hanno visto la partecipazione congiunta sia dei Vescovi iscritti al Corso organizzato dal Dicastero per l’Evangelizzazione che dei Vescovi partecipanti all’analogo Corso di formazione organizzato dal Dicastero per i Vescovi.<br /><br />Nei loro interventi, i relatori hanno tenuto a sottolineare come le istituzioni e le opere presentate affondino le radici nella storia millenaria della Chiesa.<br /><br /> <br />L'Obolo di San Pietro e la vedova del Vangelo<br /><br />Ha aperto la riflessione l’Arcivescovo Filippo Iannone, Prefetto del Dicastero per i Vescovi, che ripercorre la storia dell'Obolo di San Pietro, «offerta volontaria che i fedeli fanno direttamente al Papa», il cui nome «richiama il 'piccolo dono' della vedova del Vangelo , segno di generosità fatto col cuore, non in base all'abbondanza». Nato ufficialmente con re Offa di Mercia nel VII secolo come “Denarius Sancti Petri”, divenne nel Medioevo «tributo fiscale regolare... spesso contestato per gli abusi», per poi cessare con la Riforma protestante. Pio IX lo rilanciò dopo il 1870 con l'enciclica Saepe Venerabilis come «offerta volontaria dei fedeli di tutto il mondo». Mons. Iannone cita Giovanni Paolo II e Benedetto XVI . Dal motu proprio di Francesco , l'Obolo resta disposto dalla Segreteria di Stato ma è amministrato dall'APSA sotto il controllo della Segreteria per l'Economia, «al fine di garantire maggiore trasparenza».<br />Sul canone 1271, «nuovo nella legislazione canonica» del Codice del 1983, l’Arcivescovo Iannone precisa che «la norma non intende imporre un tributo. Si limita a richiamare i Vescovi ad un obbligo annesso al loro stesso ufficio». Ne cita il testo: «I Vescovi, in ragione del vincolo di unità e di carità, secondo le disponibilità della propria diocesi, contribuiscano a procurare i mezzi di cui la Sede Apostolica secondo le condizioni dei tempi necessita, per essere in grado di prestare in modo appropriato il suo servizio alla Chiesa universale». <br /><br />I fondi e i Collegi romani nella lunga storia di Propaganda Fide<br /><br />L’Arcivescovo Samuele Sangalli, Segretario Aggiunto per l'Amministrazione del Dicastero missionario si ricollega alla descrizione circa il valore dell'Obolo di San Pietro e del can. 1271 per presentare «altri tre argomenti, che si collocano nel medesimo orizzonte»: le Pontificie Opere Missionarie , il Fondo Ecclesiae Sanctae con la Colletta Pro Afris, e il sostegno ai Collegi romani di formazione.<br />Il Fondo Ecclesiae Sanctae, spiega l’Arcivescovo Sangalli, «è la conseguenza di un percorso di elaborazione ed analisi durato circa 17 anni, che trae origine dal Concilio Vaticano II e dall'omonimo Motu Proprio attuativo di Sua Santità Paolo VI» , pensato per coinvolgere «l'episcopato mondiale... ad inviare ogni anno un contributo specifico al Dicastero». <br />Il Fondo finanzia borse di studio per l'Università Urbaniana e i suoi cinque Collegi, l'invio di libri ai seminari maggiori.<br />Quanto alla Pontificia Colletta Pro Afris, «fu istituita da Leone XIII, nel 1890, per sostenere quanti si adoperavano per la liberazione degli schiavi in Africa», poi confermata da Paolo VI nel 1976 «allargando la sua destinazione alla liberazione di tutte le forme di schiavitù»; oggi finanzia i corsi dell'I.C.O.F. per operatori pastorali che hanno subito «traumi fisici, psicologici e spirituali» in zone di guerra o tratta.<br />L’Arcivescovo Sangalli si sofferma soprattutto sui Collegi romani, eredi della Congregazione de Propaganda Fide : il Pontificio Collegio Urbano , che celebrerà il prossimo anno il quarto centenario, ospita «circa 170 seminaristi» da Africa, Asia, Oceania e Vicariati apostolici latinoamericani; i Collegi San Pietro e San Paolo accolgono ciascuno «da 150 a 200 sacerdoti»; il Collegio Mater Ecclesiae , a Castel Gandolfo, ospita «circa 130 giovani suore»; il Collegio San Giuseppe, sul Gianicolo dal 2006, ospita ogni anno rettori ed educatori di «425 seminari minori, 135 seminari propedeutici e 270 seminari maggiori» per i loro corsi di formazione. <br />L'Università Urbaniana conta 97 istituti affiliati in 40 nazioni. Il Segretario aggiunto del Dicastero missionario conclude: «abbiamo bisogno del sostegno di tutte le Chiese locali, perché questi Collegi possano garantire il servizio per il quale sono stati istituiti».<br /><br />Il “segreto” delle Pontificie Opere Missionarie<br /><br />In Qualità di coordinatore ad interim delle Pontificie Opere Missionarie , padre Nowak apre con un'affermazione venata di umorismo, notando che «le Pontificie Opere Missionarie sono forse il segreto meglio custodito della Chiesa cattolica», visto che anche molti tra i Vescovi e i sacerdoti «non sanno veramente chi siamo». <br />Nel suo intervento, padre Nowak ha richiamato sinteticamente i profili e l’origine delle quattro Pontificie Opere: la Pontificia Unione Missionaria, definita da Paolo VI «l'anima» delle quattro POM; l'Opera di San Pietro Apostolo, a sostegno di seminari e noviziati; l'Opera della Santa Infanzia, il cui motto è «I bambini aiutano i bambini»; e l’Opera della Propagazione della Fede , fondata dalla Beata Pauline Jaricot a Lione nel 1822. Padre Nowak, Segretario generale della POPF, ha definito tale Opera «un partner, e non un benefattore o un finanziatore» delle Chiese locali, richiamato la fitta gamma si sussidi ordinari e straordinari distribuiti ogni anno dalla POPF a sostegno della missione delle Chiese particolari, richiamando i criteri di trasparenza e sostenibilità garantiti dalle procedure di concessione delle risorse. Wed, 09 Sep 2026 13:20:14 +0200AFRICA/SUDAN- Il cloro da agente potabilizzatore ad arma chimica, col rischio di un embargo su un elemento essenziale per i civilihttps://www.fides.org/it/news/78148-AFRICA_SUDAN_Il_cloro_da_agente_potabilizzatore_ad_arma_chimica_col_rischio_di_un_embargo_su_un_elemento_essenziale_per_i_civilihttps://www.fides.org/it/news/78148-AFRICA_SUDAN_Il_cloro_da_agente_potabilizzatore_ad_arma_chimica_col_rischio_di_un_embargo_su_un_elemento_essenziale_per_i_civiliKhartoum – Un conflitto sempre più influenzato da attori esterni e sul quale cala ora il sospetto dell’uso, da parte di almeno uno dei contendenti, di armi chimiche. È la dimenticata guerra interna sudanese, scoppiata il 15 aprile 2023 tra i militari dell’esercito sudanese e i miliziani delle Forze di Supporto Rapido , che, lungi dall’essere vicina a una conclusione, rischia di coinvolgere in misura crescente gli Stati confinanti .<br /><br />Le accuse, rilanciate da due delle maggiori testate statunitensi, sull’uso di bombe al cloro da parte delle SAF, se confermate, aggiungerebbero ulteriori motivi di preoccupazione. Nei primi giorni di settembre, sia il New York Times sia il Washington Post hanno pubblicato articoli basati su rapporti d’intelligence di un non meglio specificato “Paese mediorientale” relativi alla sperimentazione, alla produzione e al successivo utilizzo di bombe contenenti cloro da parte delle SAF. Gli ordigni chimici sarebbero stati impiegati contro postazioni delle RSF, anche nei pressi della raffineria di petrolio di Al Jaili e della base militare di Garri, a nord di Khartoum, nel settembre 2024. Video e immagini mostrano vapori giallo-verdi compatibili con il cloro, mentre testimoni hanno riferito di difficoltà respiratorie.<br /><br />Per sostanziare le accuse occorrono però verifiche sul terreno da parte di esperti indipendenti, che raccolgano residui di munizioni, campioni ambientali e medici, testimonianze delle vittime e documenti relativi alle operazioni militari.<br /><br />Oltretutto, c’è da chiedersi se l’impiego di queste armi risalga effettivamente al settembre 2024 e perché solo ora ne sia stata data notizia. Le bombe al cloro sono state impiegate anche dopo gli episodi riferiti? Se sì, quando e dove? Nel 2025 gli Stati Uniti avevano già imposto sanzioni al leader delle SAF, il generale Abdel Fattah al-Burhan, e al Sudan in relazione all’uso di armi chimiche, sulla base di precedenti segnalazioni d’intelligence riguardanti attacchi con cloro. Le SAF hanno negato di aver sviluppato o utilizzato armi chimiche.<br /><br />Ma c’è un ulteriore elemento sul quale riflettere. Il cloro impiegato per riempire gli ordigni trova ampio uso nel trattamento dell’acqua potabile, ma il suo impiego come arma ne cambia completamente la natura. Il cloro può diventare un agente pericoloso e asfissiante se inalato in alte concentrazioni, soprattutto in spazi chiusi o in aree dalle quali i civili non possono fuggire rapidamente. I documenti presentati dai giornali americani descrivono i piani per prelevare quantitativi di cloro da un impianto di trattamento delle acque civile che in origine aveva ricevuto la sostanza chimica da agenzie umanitarie internazionali<br /><br />Qui risiede uno degli aspetti più pericolosi della questione sudanese: il materiale utilizzato nelle operazioni umanitarie quotidiane può, in un contesto di guerra, trasformarsi in uno strumento di sterminio di massa. Ciò significa che gli organismi di controllo internazionali potrebbero dover inasprire i controlli sulle forniture di cloro destinate a fini civili. Ma controlli più severi potrebbero creare un altro problema, qualora dovessero interrompere le forniture essenziali per garantire l’acqua potabile, aggravando così le condizioni di vita di una popolazione stremata da più di tre anni di guerra. <br /> <br />Wed, 09 Sep 2026 11:39:42 +0200ASIA/MALAYSIA - Convegno pastorale nazionale: "Camminare insieme uniti, pur nella diversità"https://www.fides.org/it/news/78147-ASIA_MALAYSIA_Convegno_pastorale_nazionale_Camminare_insieme_uniti_pur_nella_diversitahttps://www.fides.org/it/news/78147-ASIA_MALAYSIA_Convegno_pastorale_nazionale_Camminare_insieme_uniti_pur_nella_diversitaSibu “Spero che il Convegno pastorale della Malaysia del 2026 sia un tempo di riflessione, colmo di grazia, su cosa significhi essere Chiesa in Malaysia. L'auspicio è che esso ci unisca nel celebrare la nostra fede, abbracciando al contempo la ricchezza della nostra diversità culturale ed etnica”: così l'Arcivescovo Julian Leow, alla guida dell'Arcidiocesi di Kuala Lumpur, presenta la grande assemblea pastorale che la comunità cattolica nella Malaysia vive dal 9 al 13 settembre a Sibu, nella regione di Sarawak, sull'isola del Borneo malaysiano. La convention, con quasi mille delegati, affronterà quattro temi principali: famiglia, chiesa, società ed ecologia, riecheggiando l'approccio sinodale con lo stile di “celebrare, ascoltare, camminare”.<br />L'Arcivescovo Leow, tra i presenti , rimarca che il convegno sarà un momento per “ascoltare le gioie e i dolori, le speranze e i sogni gli uni degli altri, per imparare ad accompagnarci e sostenerci a vicenda lungo il cammino della vita”. “Attraverso uno spirito di ascolto attento e di discernimento condiviso - aggiunge - siamo chiamati a riscoprire il nostro ruolo profetico di Chiesa in Malaysia e individuare percorsi pastorali che rispondano alle sfide presenti, preparandoci a quelle future”.<br /><br />Il Convegno pastorale della Malaysia del 2026 è stato preparato da un comitato organizzatore composto da delegati di tutte e nove le diocesi: “È importante - osserva il Cardinale Sebastian Francis, Vescovo di Penang - che l'esito del convegno non sia determinato solo dai Vescovi, ma da tutti i partecipanti che si sono impegnati in questo processo sinodale. Lo Spirito Santo, motore principale, ci guiderà. Il nostro compito è partecipare con umiltà, obbedienza e fedeltà allo Spirito Santo e al Popolo di Dio”.<br />Nel pluralismo di un'assemblea composita, fatta da persona di diverse etnie e culture, si avverte l'anelito all'unità, in una realtà nazionale che vede da un lato le diocesi della Malaysia peninsulare e dall'altro quelle nel Borneo malaysiano, con propria specifica identità: “Desideriamo approfondire cosa significhi essere un'unica Chiesa. Dalla formazione della Malaysia nel 1963, le diocesi e le regioni della Malaysia peninsulare, come Sabah e Sarawak, hanno sviluppato i propri approcci pastorali e tenuto le rispettive assemblee. Ora, per la prima volta, delegati da tutto il Paese si riuniscono in terra di Sarawak per ascoltare, discernere e cercare insieme una via comune da seguire”, rileva il Cardinale Francis.<br /><br />Il Convegno si concluderà il 13 settembre, appena tre giorni prima della Giornata della Malesia , celebrata il 16 settembre di ogni anno, che commemora la nascita della Federazione malaysiana, avvenuta nel 1963. In un momento in cui gli sviluppi politici e le questioni nazionali possono acuire le sensibilità religiose e le tensioni sociali, contribuendo a creare polarizzazioni, il Convegno pastorale sarà un momento per ribadire “l'impegno a camminare insieme e per offrire testimonianza evangelica unita nella nostra nazione”, nota l'Arcivescovo di Kuching, Simon Poh.<br /><br />Osserva Patricia Pereira, direttrice del giornale cattolico “Herald Malaysia”: “Ogni viaggio significativo inizia con una visione. L'idea di una convention pastorale della Malesia venne formulata per la prima volta durante il Convegno dell'assemblea della comunità della Malesia peninsulare del 2016. Fu in quell'occasione che l'Arcivescovo emerito John Ha propose qualcosa di senza precedenti: riunire tutte e nove le diocesi della Malesia in un'unica assemblea pastorale nazionale”. “Per quattro decenni, infatti, la Chiesa nella Malaysia peninsulare era stata caratterizzata da percorsi pastorali mentre altri percorsi specifici vi erano nelle Chiese di Sabah e Sarawak. Ogni regione si è sviluppata secondo la propria storia e il proprio contesto. Era giunto il momento di andare oltre i dialoghi regionali e iniziare a discernere insieme come unica Chiesa malaysiana”, ricorda.<br />Dopo un tempo di discernimento e preparazione durato circa dieci anni, la convention ora prende forma: “Il sogno nato nel 2016 è diventato un cammino condiviso che unisce Vescovi, clero, religiosi e laici in tutta la Malaysia. Dopo anni di preghiera, dialogo e discernimento, la Chiesa si trova ora sulla soglia di un momento cruciale della sua storia, per rinnovare la sua missione”.<br /> <br />Wed, 09 Sep 2026 11:09:14 +0200EUROPA/ITALIA - Dalla vocazione alla missione: Anselmo Fabiano emette il giuramento perpetuo nella Società delle Missioni Africanehttps://www.fides.org/it/news/78146-EUROPA_ITALIA_Dalla_vocazione_alla_missione_Anselmo_Fabiano_emette_il_giuramento_perpetuo_nella_Societa_delle_Missioni_Africanehttps://www.fides.org/it/news/78146-EUROPA_ITALIA_Dalla_vocazione_alla_missione_Anselmo_Fabiano_emette_il_giuramento_perpetuo_nella_Societa_delle_Missioni_AfricaneFeriole – «…chiamato dal Signore ad annunciare il Vangelo alle genti, in particolare in Africa, e conoscendo lo scopo della Società delle Missioni Africane, giuro di rimanere membro di questa Società per tutta la vita, per partecipare alla sua vita e attività missionaria…». Con queste parole Anselmo Fabiano, seminarista della Società delle Missioni Africane , ha emesso domenica 6 settembre il giuramento perpetuo di appartenenza alla Provincia italiana. La celebrazione si è svolta presso la comunità SMA-NDA di Feriole, in provincia di Padova, alla presenza della famiglia, dei confratelli SMA, delle suore di Nostra Signora d’Africa e di numerosi amici.<br /><br />«È stata una giornata di gioia, ringraziamento e profonda emozione, che ha segnato la vita di Anselmo», riferisce una nota della SMA inviata all’Agenzia Fides. La Messa è stata presieduta da padre Ceferino Cainelli, Superiore Provinciale d’Italia, che nell’omelia ha richiamato le «due famiglie» che hanno accompagnato il cammino vocazionale del giovane: quella d’origine, nella quale ha ricevuto la fede e maturato la propria vocazione, e quella SMA, alla quale appartiene ora definitivamente attraverso l’impegno perpetuo. Come testimoni, Anselmo ha scelto la madre Dalia e padre Giuseppe Brusegan, confratello della comunità SMA-NDA di Feriole. La loro presenza ha sottolineato il legame tra la famiglia d’origine, il percorso vocazionale e la comunità missionaria che lo ha accompagnato nella formazione.<br /><br />Il giuramento perpetuo conclude una prima importante tappa del cammino di Anselmo, iniziato il 1° agosto 2022. Dopo un mese nella missione di Monassao, tra i pigmei della Repubblica Centrafricana , ha trascorso dieci mesi in Benin, presso il “Centro Brésillac”, per l’Anno Internazionale di Spiritualità dei seminaristi SMA . Nel settembre 2024 è quindi arrivato al Cairo, in Egitto, per un’esperienza missionaria durata un anno . Rientrato in Italia, ha completato gli studi teologici istituzionali e conseguito il Baccalaureato presso la Facoltà teologica di Padova lo scorso 25 giugno. Ora si prepara a un nuovo passaggio del suo percorso: sabato 12 settembre 2026, nella Cattedrale di Como, sarà ordinato diacono insieme a tre compagni diocesani. Dopo l’ordinazione partirà nuovamente per l’Egitto, dove proseguirà lo studio della lingua araba e collaborerà alla vita pastorale della parrocchia di Choubra. L’esperienza sarà anche un ulteriore tempo di preparazione alla futura ordinazione sacerdotale.<br /><br /> <br />Wed, 09 Sep 2026 10:54:50 +0200AFRICA/MOZAMBICO - I presuli del Paese chiedono chiarezza sulla morte del vescovo Osò￳rio Citora Afonsohttps://www.fides.org/it/news/78144-AFRICA_MOZAMBICO_I_presuli_del_Paese_chiedono_chiarezza_sulla_morte_del_vescovo_Oso_rio_Citora_Afonsohttps://www.fides.org/it/news/78144-AFRICA_MOZAMBICO_I_presuli_del_Paese_chiedono_chiarezza_sulla_morte_del_vescovo_Oso_rio_Citora_AfonsoQuelimane - Sono passati poco pi di tre mesi dalla morte violenta di Osò￳rio Citora Afonso, Vescovo di Quelimane e Amministratore Apostolico dell'Arcidiocesi di Beira.<br /><br />In un comunicato diffuso al termine dell'Assemblea Plenaria Straordinaria della Conferenza Episcopale del Mozambico , svoltasi dal 2 al 4 settembre presso il Seminario Maggiore Filosofico Interdiocesano Sant'Agostino di Matola, nell'Arcidiocesi di Maputo, i Vescovi chiedono che venga fatta piena luce sulle circostanze della morte del confratello e sui responsabili dell'assassinio, avvenuto nella sua residenza di Quelimane .<br /><br />La CEM esprime profondo dolore e preoccupazione per l'omicidio e si interroga su chi abbia ucciso il Vescovo Osò￳rio e sulle motivazioni che hanno portato al crimine. I Vescovi rivolgono quindi un appello alle autorità giudiziarie affinchè proseguano le indagini fino all'accertamento della verità.<br /><br />Per la Conferenza Episcopale del Mozambico, fare piena luce sull'accaduto e assicurare giustizia costituisce un passo necessario nel cammino verso la riconciliazione e il rinnovamento del Paese.<br /><br /> <br />Wed, 09 Sep 2026 12:15:48 +0200La “Chiesa dei covoni”: una prospettiva missionaria presentata ai vescovi di recente ordinazionehttps://www.fides.org/it/news/78145-La_Chiesa_dei_covoni_una_prospettiva_missionaria_presentata_ai_vescovi_di_recente_ordinazionehttps://www.fides.org/it/news/78145-La_Chiesa_dei_covoni_una_prospettiva_missionaria_presentata_ai_vescovi_di_recente_ordinazioneRoma – I vescovi ordinati nell’ultimo anno riuniti a Roma per partecipare ai Corsi di formazione loro proposti dal Dicastero per l’Evangelizzazione e dal Dicastero per i Vescovi si sono ritrovati nella mattinata martedì 8 settembre nell’Aula Magna della Pontificia Università Urbaniana per ascoltare interventi connessi alle problematiche della formazione sacerdotale. <br /><br />Il cardinale Lazzaro You Heung Sik, Prefetto del Dicastero per il Clero, ha dedicato il suo intervento alla “Formazione sacerdotale nel contesto odierno”; l’Arcivescovo Fortunatus Nwachukwu, Segretario della Sezione per la Prima Evangelizzazione e le Nuove Chiese Particolari del Dicastero per l'Evangelizzazione, che ha presentato una relazione intitolata “Al servizio della formazione sacerdotale in una Chiesa sinodale. La Chiesa dei covoni”.<br /><br />L’Arcivescovo Nwachukwu ha portato ai vescovi il saluto a nome del Cardinale Luis Antonio Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero missionario, rientrato nelle Filippine in seguito alla recente scomparsa del padre.In qualità di Segretario del Dicastero, Nwachukwu ha presentato brevemente il Dicastero e il suo ruolo nella formazione dei sacerdoti nei territori di propria competenza.<br /><br />Il cuore del suo intervento è stato dedicato a un paradigma missionario che il Dicastero sta sviluppando per l’opera apostolica in tali territori. Il clero e i religiosi locali, ha detto, hanno progressivamente raccolto “dai missionari occidentali le redini dell'evangelizzazione” e, “più recentemente..., stanno iniziando a portare il proprio contributo alla Chiesa universale in uno spirito di sinodalità. Per questo stiamo attualmente sviluppando un quadro per l'evangelizzazione nella Chiesa sinodale che chiamiamo ‘La Chiesa dei covoni’”.<br /><br />“La Chiesa dei covoni”, ha detto, “è un paradigma ecclesiologico tratto dalle parole del Salmo 126”, uno dei Salmi delle ascensioni cantati dai pellegrini diretti a Gerusalemme. Citando l'ultimo versetto nella traduzione della Liturgia delle Ore — “una traduzione moderna dei Salmi, approvata per l'uso liturgico, fedele al testo ebraico e utilizzata per la preghiera comunitaria nella Liturgia delle Ore” — ha detto: “Nell'andare, se ne va e piange, portando la semenza da gettare, ma nel tornare, viene con giubilo, portando i suoi covoni” .<br /><br /><br />La semina dei missionari<br /><br /><br />Commentando l'immagine, l'Arcivescovo ha detto: “Vediamo, nell'immagine di chi parte piangendo, i missionari che hanno portato il Vangelo nei nostri territori. Hanno lasciato le loro zone di comfort e i loro ambienti, il calore delle loro famiglie, dei coetanei, degli amici e delle persone care, per andare in territori di missione sconosciuti”. Poiché la maggior parte di loro “non pensava di fare più ritorno a casa”, ha osservato, “in un certo senso, il loro partire era come un morire. Infatti molti di loro morirono solo pochi mesi dopo il loro arrivo nei territori di missione. Hanno sacrificato tutto, comprese le loro vite”. Eppure “non partirono a mani vuote, ma portarono con sé i semi del Vangelo da seminare nei nuovi territori di missione”.<br /><br />Passando alla seconda metà del versetto, l’Arcivescovo Nwachukwu ha detto: “La bella notizia è che i loro sforzi e i loro sacrifici non sono stati vani. I semi che hanno seminato hanno dato origine a piante che oggi fioriscono e portano frutti abbondanti, i covoni. Siamo ora nel momento della mietitura, del riportare a casa i covoni. Il nostro Dicastero ha il compito di continuare ad annaffiare ciò che i missionari hanno piantato, e di offrire sostegno nella mietitura e nel riportare i covoni alla Chiesa universale”.<br /><br />Il tempo della mietitura<br /><br /><br />“Qualcuno” ha osservato Fortunatus Nwachukwu “ha suggerito che, se la Chiesa nei territori di missione è chiamata la Chiesa dei covoni, allora quella in Occidente, che ha inviato i missionari, dovrebbe essere chiamata anche la Chiesa dei semi”. Il progetto, ha spiegato, “è sviluppato dal nostro Dicastero in collaborazione con il Centre for World Catholicism della DePaul University negli Stati Uniti, con la nostra Università Urbaniana e con un'ampia rete di docenti universitari, prevalentemente teologi”, con l'obiettivo di “preparare i covoni alla loro accoglienza nella famiglia della Chiesa universale e nelle Chiese locali in Occidente”. Una “prima conferenza mondiale”, ha annunciato, “è prevista qui, presso la nostra Università, il mese prossimo”.<br /><br /><br />Un passato da onorare, non da cancellare<br /><br /><br />Parlando sia come funzionario del Dicastero sia, con le sue parole, come “parte io stesso dei covoni”, l'Arcivescovo ha espresso gratitudine alle Chiese che hanno inviato missionari, “eroi della nostra fede” che “hanno sacrificato i momenti più belli della loro giovinezza, comprese le loro stesse vite”, per valori “sui quali si è costruita l'Europa così come oggi la conosciamo”. Ha concluso con un'osservazione pungente sulle tensioni attuali all'interno della Chiesa: “Purtroppo, a volte, quando alcune persone delle nostre Chiese locali oggi insistono nel restare fedeli a quegli insegnamenti dei missionari, vengono etichettate come conservatrici. Molti in Occidente vogliono che abbandonino gli insegnamenti ricevuti dai missionari occidentali per abbracciare valori nuovi e non collaudati, insegnati da persone che non reggono e non possono reggere il confronto con i missionari quanto a convinzione e solidarietà fraterna. Non possiamo abbandonare la nostra eredità né trascurare il passato, poiché il futuro vi affonda le radici. Vi prego, aiutateci a onorare la memoria dei vostri fratelli e sorelle eroici, i missionari, anche offrendo una calorosa accoglienza ai frutti dei loro sacrifici, nella Chiesa dei covoni”.<br /><br /><br />Il rischio di programmi che diventano “bla bla bla”<br /><br /><br />In precedenza, il cardinale You Heung Sik aveva aperto il proprio intervento ricordando i suoi anni da giovane vescovo a Daejeon, in Corea del Sud, dove Papa san Giovanni Paolo II lo aveva nominato Coadiutore nel 2003. Trovandosi davanti a «situazioni a me sconosciute, a volte dolorose e delicate», ha detto di essersi dato tre priorità che ancora oggi lo guidano: «l'essere, non il fare», cioè vivere ogni giorno «la mia vocazione di cristiano, di discepolo di Gesù»; «puntare ai rapporti» con i collaboratori, i sacerdoti e gli altri vescovi più che alle attività, perché questo «spalanca le porte per ciò che più conta: fare l'esperienza del Regno di Dio»; e «puntare lo sguardo sull'unico Maestro: il Crocifisso Risorto». Senza questo radicamento nel Vangelo, ha avvertito, «tutto il resto, e anche il meraviglioso programma di una Chiesa sinodale e missionaria, rischia di rimanere ‘bla bla’: parole, programmi e attività che non cambiano il cuore delle persone e la vita delle comunità”.<br /><br />Lazzaro You si è poi soffermato sulla sinodalità, ricordando che la Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis del 2016 insiste già sulla «dimensione comunitaria» della formazione, e che la vita comune in Seminario e «la comunione presbiterale» costituiscono, insieme alla spiritualità, «il campo d'allenamento per diventare ogni giorno più discepoli missionari, servi dei propri fratelli e sorelle, andando oltre i rischi dell'individualismo e del clericalismo». Questo orientamento, ha spiegato, è stato portato avanti dal Sinodo sulla sinodalità, il cui Documento finale ha chiesto che la formazione dei candidati venga configurata «in stile sinodale», il che richiede, tra l'altro, «una presenza significativa di figure femminili», «un inserimento nella vita quotidiana delle comunità», «l'educazione a collaborare con tutti nella Chiesa», «la formazione al discernimento ecclesiale» e «la passione per la missio ad gentes». Su questa base, il Gruppo di studio 4 del Sinodo, incaricato da Papa Francesco di rivedere la Ratio «in prospettiva sinodale missionaria», ha scelto di non riscrivere il documento, ma di redigere un Documento preliminare che delineasse «l'identità relazionale dei ministri ordinati in una Chiesa sinodale missionaria», pubblicato lo scorso marzo insieme a 26 esempi di buone pratiche già in atto nel mondo, tra cui, ha osservato, «il coinvolgimento di figure femminili nella stessa équipe formativa». Ha ricordato anche l'origine del Convegno internazionale per la formazione permanente dei sacerdoti del 2024: un confratello vescovo gli aveva detto un giorno: «Adesso tu sei responsabile che tutti i sacerdoti del mondo siano felici».<br /><br />Il card. You Heung Sik ha collegato questo percorso alla recente Lettera apostolica di Papa Leone XIV “Una fedeltà che genera futuro”, pubblicata per il 60° anniversario dei Decreti conciliari Optatam totius e Presbyterorum Ordinis, osservando che due dei suoi cinque capitoli sono dedicati a “Fedeltà e fraternità” e “Fedeltà e sinodalità”. Ha citato la domanda del Papa: «Come, infatti, noi ministri potremmo essere costruttori di comunità vive, se non regnasse prima di tutto fra noi una effettiva e sincera fraternità?», e il suo invito ai presbiteri a superare «il modello di una leadership esclusiva, che determina l'accentramento della vita pastorale e il carico di tutte le responsabilità affidate a lui solo», verso «una conduzione sempre più collegiale, nella cooperazione tra i presbiteri, i diaconi e tutto il Popolo di Dio...».<br /> Tue, 08 Sep 2026 15:49:02 +0200ASIA/FILIPPINE - I consacrati: testimonianza evangelica e lotta alla corruzionehttps://www.fides.org/it/news/78142-ASIA_FILIPPINE_I_consacrati_testimonianza_evangelica_e_lotta_alla_corruzionehttps://www.fides.org/it/news/78142-ASIA_FILIPPINE_I_consacrati_testimonianza_evangelica_e_lotta_alla_corruzioneZamboanga - Una testimonianza credibile del Vangelo nelle Filippine richiede azioni incisive contro la corruzione, le dinastie politiche e l'abuso dei fondi pubblici. È quanto chiedono alla conclusione della loro assemblea nazionale 233 uomini e donne consacrati filippini, in rappresentanza di 159 congregazioni religiose. La fede, affermano, impone di affrontare i problemi sociali del Paese anziché rimanere in silenzio. "Scegliamo la verità al posto della disinformazione, la giustizia invece della corruzione, la responsabilità e non l'interesse politico personale e delle dinastie consolidate", afferma la dichiarazione conclusiva diffusa il 6 settembre, affermando che "la vita consacrata si misura in base alla testimonianza evangelica".<br /><br />I consacrati filippini esprimono preoccupazione per fenomeni che affliggono la nazione come povertà, disuguaglianza, attività minerarie distruttive, traffico di esseri umani, sfollamento, disastri naturali e conflitti armati, affermando che questi fenomeni continuano a minacciare la dignità della persona umana e richiedono l'azione dei credenti.<br />La dichiarazione ricorda la vicenda pubblica che ha attraversato l'ultimo anno: la corruzione nei progetti di controllo delle inondazioni, stigmatizzando la polarizzazione politica che affligge il Paese.<br />Ribadendo il loro impegno attraverso la Commissione per la Giustizia, la pace e integrità del creato, le congregazioni religiose filippine promettono di essere al fianco di agricoltori, lavoratori, pescatori, comunità indigene, migranti, marinai e poveri delle aree urbane, tutti gruppi sociali che affrontano povertà e sfruttamento. “La pace e la fraternità nella nazione è il frutto della verità, della giustizia, della riconciliazione, del dialogo, della dignità umana e di un giusto rapporto con il creato”, concludono i religiosi.<br /><br />Quello legato ai "progetti fantasma" per il controllo delle inondazioni nelle Filippine è un grave scandalo di corruzione legato a miliardi di pesos destinati a opere di difesa idraulica del Dipartimento dei lavori pubblici. Molti progetti risultavano pagati ma inesistenti, incompleti, di scarsa qualità o realizzati in posizioni sbagliate. Il presidente Ferdinand Marcos Jr. lo ha denunciato pubblicamente nel 2025, avviando ispezioni e indagini. Secondo le stime dono oltre 400 i progetti completamente inesistenti o costruiti fuori posto e non secondo gli standard. A settembre 2026, l'Ufficio dell’Ombudsman ha già depositato circa 35 casi in tribunale , mentre sono in corso indagini preliminari su altre 166 denunce. Ieri, 7 settembre 2026, l'Ombudsman ha depositato un’accusa di appropriazione indebita aggravata da 7,44 miliardi di pesos contro l’ex presidente della Camera Martin Romualdez e altri tre imputati, per presunte tangenti legate a progetti di controllo delle inondazioni e altre infrastrutture. <br /> Tue, 08 Sep 2026 11:44:19 +0200ASIA/CINA - Consacrazione dell’Arcivescovo di Chongqinghttps://www.fides.org/it/news/78143-ASIA_CINA_Consacrazione_dell_Arcivescovo_di_Chongqinghttps://www.fides.org/it/news/78143-ASIA_CINA_Consacrazione_dell_Arcivescovo_di_ChongqingCittà del Vaticano - Oggi, martedì 8 settembre 2026, ha avuto luogo l’ordinazione episcopale del Rev. Andrea Ding Yang, che il Santo Padre, in data 28 luglio 2026, ha nominato Arcivescovo di Chongqing , avendone approvata la candidatura nel quadro dell’Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese.<br />Il Rev. Andrea Ding Yang è nato il 16 settembre 1981, nel Distretto di Hechuan, a Chongqing. Dal 2000 al 2006 ha frequentato il Seminario di Pechino. Dopo un anno di tirocinio pastorale presso la Parrocchia di San Giuseppe a Yuzhong , è stato ordinato presbitero il 24 maggio 2007. Ha, poi, ricoperto l’incarico di Vice-Parroco della summenzionata parrocchia. Dal 2009 al 2011, ha soggiornato a Macao, dove ha approfondito lo studio della teologia presso la St. Joseph University. Dal 2012 al 2014 è stato educatore presso il Seminario Teologico Nazionale, a Pechino. Nel mese di marzo 2014 si è trasferito a Roma, dove ha frequentato l’Università della Santa Croce, rientrando in Cina l’anno successivo. In seguito ha prestato servizio come Parroco a Tongliang, Tongnan, Tongguanyi e Jiulongpo, nell’Arcidiocesi di Chongqing.<br /> <br /><br /> Tue, 08 Sep 2026 12:10:47 +0200AFRICA/GHANA - Polemica sulla Corte Suprema. I Vescovi: “Più cautela, non dimissioni”https://www.fides.org/it/news/78141-AFRICA_GHANA_Polemica_sulla_Corte_Suprema_I_Vescovi_Piu_cautela_non_dimissionihttps://www.fides.org/it/news/78141-AFRICA_GHANA_Polemica_sulla_Corte_Suprema_I_Vescovi_Piu_cautela_non_dimissioniAccra – Il Presidente della Corte Suprema, Paul Baffoe-Bonnie, dovrebbe essere più cauto nel rilasciare dichiarazioni, ma non vi sono motivi per chiederne le dimissioni. È questa, in sintesi, la posizione della Conferenza Episcopale del Ghana sulla controversia nata dalle dichiarazioni rilasciate da Baffoe-Bonnie il 2 settembre 2026, durante le visite di lavoro al Social Security and National Insurance Trust e al Minerals Income Investment Fund .<br /><br />Il Presidente della Corte Suprema ha fatto un riferimento critico agli “ultimi otto anni” che, nel contesto politico del Ghana, poteva ragionevolmente essere interpretato come un confronto tra l’attuale amministrazione e la precedente. Quella che poteva essere intesa come una valutazione dell’operato istituzionale ha quindi assunto, almeno in apparenza, il carattere di un giudizio di parte, suscitando forti polemiche da parte dell’opposizione.<br /><br />In una dichiarazione firmata il 6 settembre dal suo Presidente, Mons. Matthew Kwasi Gyamfi, Vescovo di Sunyani, la Conferenza Episcopale del Ghana afferma che “'l’indipendenza della magistratura non è solo una questione di imparzialità effettiva; dipende anche dall'apparenza visibile e inequivocabile di imparzialità. Un giudice, e soprattutto il capo della magistratura, deve essere, e deve apparire essere, al di sopra delle lotte partitiche”.<br /><br />“Il Presidente della Corte Suprema, come ogni cittadino, ha diritto alle proprie convinzioni”, affermano i Vescovi. “La questione non è se possa nutrirle, ma se la sua condotta pubblica nell'esercizio delle sue funzioni debba mai creare spazio per ragionevoli dubbi sulla sua posizione al di sopra delle parti”.<br /><br />I Vescovi ritengono tuttavia che “le richieste di dimissioni basate solo su questo fatto ci sembrano sproporzionate rispetto alla gravità dell'imprudenza”, anche perché “lo stesso livello di moderazione deve essere richiesto a ogni funzionario pubblico, indipendentemente da chi ricopra l'incarico o da quale partito sia al governo”.<br /><br />“Continuiamo a includere nelle nostre preghiere la magistratura e tutti coloro che servono la nazione nelle cariche pubbliche, e preghiamo che Dio conceda ai nostri leader la saggezza di servire la verità, la giustizia e l'unità della nostra casa comune”, concludono i Vescovi. <br />Tue, 08 Sep 2026 11:42:25 +0200ASIA/CINA - Celebrata l’ordinazione episcopale di Andrea Ding Yang, nuovo Arcivescovo di Chongqinghttps://www.fides.org/it/news/78140-ASIA_CINA_Celebrata_l_ordinazione_episcopale_di_Andrea_Ding_Yang_nuovo_Arcivescovo_di_Chongqinghttps://www.fides.org/it/news/78140-ASIA_CINA_Celebrata_l_ordinazione_episcopale_di_Andrea_Ding_Yang_nuovo_Arcivescovo_di_Chongqingdi Marta Zhao<br /><br />Chongqing – Nella mattinata di oggi, martedì 8 settembre, festa liturgica del Santo Nome di Maria, nella cattedrale di Chongqing, dedicata a San Giuseppe, è stata celebrata la messa di ordinazione episcopale del sacerdote Andrea Ding Yang, nuovo Arcivescovo della Arcidiocesi di Chongquing, nella provincia cinese di Sichuan. Papa Leone XIV - riferisce l’informazione diffusa oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede - aveva nominato Andrea Ding Yang Arcivescovo di Chongqing in data 18 luglio 2026, “avendone approvata la candidatura nel quadro dell’Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica popolare cinese” sulle nomine dei Vescovi cinesi. <br /><br />Con la nomina episcopale di Leone XIV, e la consacrazione episcopale di oggi, diventano 18 i nuovi Vescovi cattolici cinesi ordinati in piena comunione con il Vescovo di Roma nella cornice dell’Accordo Provvisorio sulle nuove nomine episcopali sottoscritto sotto il pontificato di Papa Francesco da Santa Sede e Repubblica Popolare Cinese il 22 Settembre 2018, rinnovato con cadenza biennale nel 2020 e nel 2022, per poi essere prorogato per un quadriennio nell’ottobre 2024. Anche il processo che ha portato alla nomina e alla consacrazione episcopale di Paolo Liu Honggang si è svolto integralmente e fin dai suoi primi passi sotto il pontificato di Papa Prevost.
<br /><br />Giuseppe Li Shan, Arcivescovo della diocesi di Pechino, ha presieduto la celebrazione come consacrante. Hanno concelebrato come co-consacranti He Zeqing, vescovo della diocesi di Wanzhou; Luo Xuegang, vescovo della diocesi di Yibin, nella provincia del Sichuan; Cui Qingqi, vescovo della diocesi di Wuhan, nella provincia dell’Hubei; Xiao Zejiang, vescovo della diocesi del Guizhou; e Matteo Shen Xuebin, vescovo coadiutore della diocesi di Pechino. Alla cerimonia hanno presso parte 350 sacerdoti, religiose, seminaristi e fedeli laici.<br /><br />Andrea Ding Yang è nato il 16 settembre 1981 nel distretto di Hechuan, a Chongqing. Dal 2000 al 2006 ha frequentato il Seminario di Pechino. Dopo un anno di tirocinio pastorale presso la Parrocchia di San Giuseppe a Yuzhong , è stato ordinato presbitero il 24 maggio 2007. Ha, poi, ricoperto l’incarico di Vice-Parroco della summenzionata parrocchia. Dal 2009 al 2011 ha soggiornato a Macao, dove ha approfondito lo studio della teologia presso la St. Joseph University. Dal 2012 al 2014 è stato educatore presso il Seminario Teologico Nazionale, a Pechino. Nel mese di marzo 2014 si è trasferito a Roma, dove ha frequentato l’Università della Santa Croce, rientrando in Cina l’anno successivo. In seguito ha prestato servizio come Parroco a Tongliang, Tongnan, Tongguanyi e Jiulongpo, nell’Arcidiocesi di Chongqing.<br /><br />Oggi Chongqing conta circa 120mila fedeli con trentina di sacerdoti, 30 chiese e 20 luoghi di preghiera. Inoltre, operano nell’Arcidiocesi le suore della Congregazione del Cuore Immacolata di Maria, con una casa per gli anziani chiamata “Ren Ai - Carità”. <br /><br />Il percorso dell’Arcidiocesi di Chongqing è intrecciato a alcune delle vicende più importanti della storia del cattolicesimo cinese: la missione evangelizzatrice, l’inculturazione, il rapporto tra la Chiesa e le potenze straniere, la crescita del clero cinese e i grandi cambiamenti sociali. <br /><br />Le origini della missione evangelizzatrice in epoca moderna della provincia di Sichuan risalgono al XVII secolo. Nel 1696 fu costituito il Vicariato Apostolico di Sichuan. Il 2 aprile 1856, la Santa Sede divise il Vicariato apostolico del Sichuan e istituì il Vicariato apostolico del Sichuan sud-orientale che è il predecessore dell’attuale Arcidiocesi di Chongqing. Nel 1860 esso prese il nome di Vicariato apostolico del Sichuan orientale. In questo periodo, l’attività missionaria fu svolta principalmente dai missionari della Società per le Missioni Estere di Parigi . Città di grande importanza nell’alto corso del fiume Yangtze, rappresentava già allora un centro politico e commerciale di primo piano. Per questo motivo divenne progressivamente una delle principali basi dell’attività missionaria cattolica.<br /><br />Nel 1924, il Vicariato apostolico del Sichuan orientale assunse ufficialmente il nome di Vicariato apostolico di Chongqing. Nel 1929, una parte del territorio nord-orientale fu separata per costituire il Vicariato apostolico di Wanzhou. L’11 aprile 1946 Papa Pio XII istituì in Cina la gerarchia ecclesiastica ordinaria, e il Vicariato apostolico di Chongqing venne elevata ad Arcidiocesi. E’ anche la sede metropolitana della Provincia ecclesiastica del Sichuan. <br />Nella seconda metà del XX secolo, l’Arcidiocesi di Chongqing visse un lungo periodo di difficoltà nella propria vita ecclesiale. <br /><br />È particolarmente significativo il legame tra la storia di Chongqing e la figure missionarie come padre Vincent Lebbe, che assunse il nome cinese Lei Mingyuan, missionario belga della Congregazione della Missione. Inoltre, l’importanza di Chongqing è dovuta anche al “santuario” tra i più amati dai cattolici cinesi, dove sono custodite le spoglie mortali di padre Lebbe. “Andrò in Cina e morirò da martire”, diceva Vincent quando aveva 11 anni. E mantenne la promessa dopo mezzo secolo quando morì a Chongqing nel 1940. <br /><br />Padre Vincent sosteneva con forza che la Chiesa in Cina doveva essere guidata dagli stessi cinesi, e occorreva formare sacerdoti, vescovi e responsabili della Chiesa di origine cinese. Ancora oggi padre Lei viene commemorato come una delle figure più importanti del cattolicesimo moderno. La sua spiritualità, la sua totale identificazione con il popolo cinese, la sua difesa della giustizia e la sua creatività nel promuovere nuove forme di apostolato sono gli aspetti più significativi della sua eredità. Il Cardinale belga Leon-Joseph Suenens, una delle figure di spicco del Concilio Vaticano II, lo definì “il precursore di quelli che sarebbero stati i principali orientamenti del Concilio”.<br /> Tue, 08 Sep 2026 11:42:19 +0200AMERICA/HAITI - Padre Miraglio: “Investire nell'educazione per raccogliere buoni frutti domani”https://www.fides.org/it/news/78139-AMERICA_HAITI_Padre_Miraglio_Investire_nell_educazione_per_raccogliere_buoni_frutti_domanihttps://www.fides.org/it/news/78139-AMERICA_HAITI_Padre_Miraglio_Investire_nell_educazione_per_raccogliere_buoni_frutti_domaniPourcine-Pic Makaya - Primo giorno di Scuola in Haiti; l'anno scolastico inizia tradizionalmente con la Messa allo Spirito Santo. “Purtroppo molte scuole, soprattutto nelle capitale Port au Prince ma non solo, hanno dovuto rimandare l'apertura a causa del clima d'insicurezza, di violenza e di un sistema educativo allo sbando” racconta all’Agenzia Fides padre Massimo Miraglio, missionario camilliano, parroco di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso tra le alture del villaggio di Pourcine- Oic Makaya.<br /><br />“Alla scuola parrocchiale di Pourcine-Pic Makaya da qualche giorno siamo all'opera, per preparare l'apertura, rispettando così il calendario ministeriale. Oggi riapriamo le porte con la speranza di trascorrere un buon anno scolastico. Gli insegnanti sono tutti presenti gli alunni sono accorsi numerosi, ma il locale che accoglie le classi è ancora molto precario malgrado alcuni lavori di manutenzione e di consolidamento.”<br /><br />Negli ultimi mesi, a causa della siccità e della conseguente perdita di buona parte del raccolto, le condizioni generali della popolazione si sono degradate. “Il nostro impegno è quello di stare accanto alle famiglie e agli alunni”.<br /><br />“Più avanzo con il mio servizio e più mi rendo conto dell'importanza fondamentale della scuola per mettere le basi di un futuro migliore per la nostra Comunità” rimarca il camilliano. “Investire nell'educazione per raccogliere buoni frutti domani. È una battaglia dall'esito molto incerto ma noi alla scuola Parrocchiale di Pourcine-Pic Makaya non ci tiriamo indietro” conclude p. Massimo.<br /> <br />Tue, 08 Sep 2026 11:33:26 +0200