Fides News - Italianhttps://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.A Barcellona Leone XIV sulle orme di Gaudí, architetto missionariohttps://www.fides.org/it/news/77783-A_Barcellona_Leone_XIV_sulle_orme_di_Gaudi_architetto_missionariohttps://www.fides.org/it/news/77783-A_Barcellona_Leone_XIV_sulle_orme_di_Gaudi_architetto_missionariodi Marie-Lucile Kubacki<br /><br />Barcellona - «La nuova torre avvera il progetto di Gaudí, suo architetto, che fu profondamente ispirato dalla fede. Egli per primo intese l’arte come forma di annuncio evangelico e linguaggio privilegiato della missione cristiana», ha dichiarato il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, in un’intervista ai media vaticani in vista del viaggio apostolico del Santo Padre in Spagna, dal 6 al 12 giugno 2026. <br /><br />Nella basilica della Sagrada Família, il Papa presiederà una concelebrazione eucaristica il 10 giugno e parteciperà all’inaugurazione della torre di Gesù Cristo. <br />Presentando questa torre come «faro di redenzione e di speranza» e «opera di evangelizzazione», il Segretario di Stato ha collocato la Sagrada Família oltre il solo registro legato al valore artistico e culturale: per la Santa Sede, l’edificio manifesta una Chiesa «cantiere di pietre vive, in continua crescita lungo la storia», chiamata a innalzare lo sguardo degli uomini verso Dio.<br /><br />Questo approccio getta una luce particolare sulla figura del venerabile Antoni Gaudí e il suo contributo a un’architettura missionaria, che non è il semplice frutto del suo genio estetico, ma il risultato di un cammino di conversione. <br /><br />Nato nel 1852 in una famiglia cattolica, l’architetto catalano è dapprima un cristiano piuttosto "tiepido", ma le prove della vita – la malattia, i lutti – scavano progressivamente in lui uno spazio nel quale si costruisce la relazione con Dio. Quando accetta il cantiere della Sagrada Família, è anche attratto dalla prospettiva di carriera che questo progetto gli offre; ma il giovane dandy si trasforma a poco a poco in un «monaco architetto», secondo la nota espressione di Patrick Sbalchiero nel suo saggio Antoni Gaudí. L’architecte de Dieu, in riferimento alla povertà e all’ascesi che caratterizzeranno gli ultimi anni della sua esistenza.<br /><br />La Sagrada Família scolpisce il cuore dell’uomo nello stesso tempo in cui l’uomo lavora alla sua trama di pietra. L’opera plasma l’artista, nella misura in cui egli la affida a Dio. Basilica «espiatoria» – il suo nome completo è «Temple Expiatori de la Sagrada Família», «Tempio espiatorio della Sacra Famiglia» – «finanziata esclusivamente grazie all’elemosina», cioè dalle offerte dei fedeli e dei visitatori, la costruzione ha conosciuto numerose interruzioni, in particolare a causa delle difficoltà economiche, e rimane tuttora un cantiere aperto. Proprio per questa storia particolare, è una chiesa di pietre vive, fatta di fede e di preghiera, e in questo senso profondamente “ispirata”. <br /><br />Durante la dedicazione della chiesa e del suo altare, nel 2010, Benedetto XVI ricordava che Gaudí, di fronte alle innumerevoli difficoltà che doveva affrontare, un giorno esclamò, «pieno di fiducia nella divina Provvidenza»: "San Giuseppe porterà a termine la chiesa"».<br /><br />Non è dunque soltanto un «grande architetto» che il Papa Leone XIV viene a onorare con la sua presenza, ma una certa esperienza dell’arte e della vocazione dell’artista missionario. «Con la sua opera, Gaudí ci mostra che Dio è la vera misura dell’uomo, che il segreto della vera originalità consiste, come egli diceva, nel tornare all’origine che è Dio. Egli stesso, aprendo così il suo spirito a Dio, è stato capace di creare in questa città uno spazio di bellezza, di fede e di speranza, che conduce l’uomo all’incontro con Colui che è la verità e la bellezza stessa», affermava Benedetto XVI nel 2010. <br /><br />Un secolo dopo la morte dell’architetto, la basilica continua così, con la sua singolare bellezza “vegetale”, a interpellare i suoi circa 4,8 milioni di visitatori ogni anno. Tue, 09 Jun 2026 16:10:18 +0200Arte, storia e missione nel cuore di Roma barocca. Una giornata di studi sul Palazzo di Propaganda Fidehttps://www.fides.org/it/news/77781-Arte_storia_e_missione_nel_cuore_di_Roma_barocca_Una_giornata_di_studi_sul_Palazzo_di_Propaganda_Fidehttps://www.fides.org/it/news/77781-Arte_storia_e_missione_nel_cuore_di_Roma_barocca_Una_giornata_di_studi_sul_Palazzo_di_Propaganda_FideRoma – Ci sono dentro i duelli a colpi di genio tra il grande artista Gian Lorenzo Bernini e il suo rivale Francesco Borromini. Ci sono le storie dei primi seminaristi che da Asia, Africa e America venivano nella Roma del Seicento per studiare dottrina e teologia e poi tornare tra le loro genti, ad annunciare il Vangelo di Cristo. Ci sono storie di debiti delle famiglie dei Cardinali.<br />Soprattutto, ci sono le prime sequenze della grande avventura missionaria del cattolicesimo in epoca moderna, che in quegli anni, dopo la nascita della Sacra Congregazione “de Propaganda Fide” , allargava il suo orizzonte al mondo intero.<br /><br />C’è tutto questo e molto altro dentro la storia e la memoria di Palazzo Ferratini, con la facciata rivolta verso Piazza di Spagna, nel cuore di Roma. <br /><br />Quello che tutti conoscono come il Palazzo di Propaganda Fide. Palazzo storico che non è diventato museo, e ancora oggi è il luogo dove opera la comunità di lavoro di una sezione del Dicastero per l’Evangelizzazione, quella dedicata alla prima evangelizzazione e alla cura delle nuove Chiese particolari. Una rete vitale di opere e attività che ogni giorno connette chi lavora in quel palazzo con le urgenze, le novità e i problemi di comunità ecclesiali sparse in tutto il mondo.<br /><br />La “donazione” del Palazzo alla Congregazione de Propaganda Fide avvenne giusto 400 anni fa, il 1° giugno 1626.<br />Quattro secoli dopo, giovedì 11 giugno 2026 una intensa giornata internazionale di studi sul Palazzo di Propaganda Fide viene ospitata nell’aula magna del Pontificio Collegio Urbano, sul Gianicolo, nell’area della Pontificia Università Urbaniana. Occasione preziosa per affacciarsi sui primi passi della storia suggestiva del Palazzo, e riscoprire anche i tesori d’arte che custodisce.<br /><br />La giornata si apre alle ore 9.00 con i brevi interventi del Cardinale Luis Antonio Gokim Tagle – Pro-Prefetto del Dicastero Missionario –, del Professor Vincenzo Buonomo – Rettore della Pontificia Università Urbaniana –, di don Armando Nugnes – Rettore del Pontificio Collegio Urbano – e di monsignor José María Giaima Brosel Gavila, Rettore di Santa Maria in Monserrato, la chiesa nazionale spagnola a Roma. Seguono due sessioni di studio: la prima scandita da interventi di carattere storico, la seconda concentrata sui rilevanti aspetti artistici e architettonici del Palazzo.<br /><br />Il programma della giornata di studi<br /><br />400 anni fa, a donare il Palazzo di Propaganda come sede della Congregazione incaricata delle missioni in tutto il mondo era stato il sacerdote valenziano Juan Bautista Vives. Il Palazzo era stato al centro di una lunga controversia tra il monsignore spagnolo e gli eredi – travolti da problemi finanziari - del Cardinale Bartolomeo Ferratini, che aveva fatto costruire il Palazzo nei pressi di Piazza di Spagna come dimora privata. <br /><br />Nella prima sessione di studio - coordinata dal professor Pierantonio Piatti, Segretario del Pontificio Comitato di Scienze Storiche – gli eventi complessi e le ragioni che portarono alla donazione del Palazzo verranno esposti dalle relazioni di monsignor Flavio Belluomini, archivista dell’Archivio Storico di Propaganda Fide. Poi, con un salto di trecento anni, la seconda relazione – affidata a Luca Balducci, della Biblioteca della Pontificia Università Urbaniana - si soffermerà sul trasferimento del Collegio Urbano – che fin dalla sua fondazione, nel 1627, ospitava i suoi studenti nel Palazzo di Propaganda - nella nuova sede sul Gianicolo, completata nel 1926. La relazione di Balducci, focalizzata sull’acquisto dell’immobile, le tappe del trasferimento e i primi anni di avvio della nuova sede, contigua alla Pontificia Università Urbaniana – aiuterà a cogliere la continuità di esperienza tra i primi studenti extra-europei ospitati dal XVII secolo nel palazzo affacciato su Piazza di Spagna e la comunità studentesca ospitata nel Collegio Urbano di oggi, formata da più di 160 studenti provenienti da quasi 40 nazioni diverse.<br /><br />Bernini, Borromini e la “Cappella dei Re Magi”<br /><br />Gli storici attribuiscono a Gian Lorenzo Bernini anche la facciata principale del Palazzo di Propaganda, che si affaccia su Piazza di Spagna, davanti alla quale si innalza la colonna dell’Immacolata. Mentre Francesco Borromini ha impresso il suo tocco sperimentale all’intera identità architettonica del Palazzo, a cominciare dalla facciata di via di Propaganda, conclusa intorno al 1662.<br />Anche all’interno, Borromini sostituì la piccola cappella ellittica del Bernini con quella che anche oggi è nota come la cappella dei Re Magi, completata nel 1666, con una pianta complessa, ricca di curve, nicchie e superfici continue: Spazio liturgico dedicato all’Epifania, in un Palazzo in cui da sempre tutto è rivolto ad accompagnare e servire l’opera apostolica della Chiesa in tutto il mondo.<br />La seconda sessione della giornata di Studi - coordinata dal gesuita portoghese Nuno da Silva Gonçalves, direttore de “La Civiltà Cattolica” e professore presso la Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa della Pontificia Università Gregoriana - si apre con la relazione sul “Palazzo di Propaganda Fide e i suoi Architetti” affidata alla Professoressa Marisa Tabarrini, del Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura dell’Università di Roma “La Sapienza”. A seguire, il Professor Joseph Connors, della Notre Dame University, svolgerà la sua relazione “From Bernini’s Small Chapel to Borromini’s Large Chapel”.<br />Alle 18.00, la giornata di studi si concluderà con un momento di preghiera e ringraziamento proprio nella cappella dei Re Magi del Palazzo di Propaganda, dove saranno celebrati i Vespri.<br />La giornata di giovedì 11 giugno segna anche l’inizio di un ciclo di studi promossi e coordinati dalla stessa sezione del Dicastero per l’Evangelizzazione che si concluderà nel 2027 in occasione di un convegno internazionale che ricorderà i 400 anni di attività del Collegio Urbano.<br /><br />Giornalisti e operatori dei media possono richiedere alla Sala Stampa della Santa Sede l’accredito per la partecipazione alla giornata di studi. <br /><br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.fides.org/it/attachments/view/file/Convegno_11_giugno.pdf">locandina</a>Tue, 09 Jun 2026 13:24:46 +0200EUROPA/SPAGNA - El Hierro, preghiera per i migranti morti nell’Atlantico alla vigilia della visita del Papahttps://www.fides.org/it/news/77779-EUROPA_SPAGNA_El_Hierro_preghiera_per_i_migranti_morti_nell_Atlantico_alla_vigilia_della_visita_del_Papahttps://www.fides.org/it/news/77779-EUROPA_SPAGNA_El_Hierro_preghiera_per_i_migranti_morti_nell_Atlantico_alla_vigilia_della_visita_del_Papadi Laura Gómez Ruiz<br /><br />La Restinga – L’isola di El Hierro, uno dei principali punti di arrivo della rotta migratoria atlantica verso le Canarie, ha appena ospitato un momento di preghiera e memoria per i migranti morti in mare e per coloro che sono riusciti a raggiungere le coste dopo la traversata. <br />La celebrazione si è svolta questo sabato nel porto di La Restinga, all’estremità meridionale dell’isola, appartenente alla diocesi Nivariense .<br /><br />La cosiddetta rotta canaria, che parte principalmente dalla costa occidentale dell’Africa, espone numerose imbarcazioni precarie alla deriva nell’Oceano Atlantico, cosa che spiega i frequenti arrivi nell’arcipelago, in particolare nell’isola di El Hierro.<br />Secondo i dati del Governo delle Canarie, l’isola, con appena 11.700 abitanti, ha ricevuto nell’ultimo anno quasi la metà delle imbarcazioni irregolari arrivate nell’arcipelago. Solo nel 2024 sono sbarcati sulle sue coste 23.994 migranti, più della metà dei 46.843 giunti alle Canarie nello stesso anno.<br /><br />Con il motto “El Hierro alza lo sguardo”, la comunità cattolica locale ha vissuto questa iniziativa come preparazione alla imminente visita del Papa. Nella parrocchia di Nuestra Señora de los Reyes è stata celebrata l’Eucaristia, presieduta da Eloy Alberto Santiago, vescovo di San Cristóbal de La Laguna , concelebrata dal cardinale Baltazar Porras, arcivescovo emerito di Caracas, e dai sacerdoti della pastorale insulare. Era presente anche il parroco di La Restinga e delegato di Cáritas a El Hierro, Darwin Rivas, uno dei promotori dell’accoglienza dei migranti nella zona, che offrirà la sua testimonianza sulla realtà pastorale della migrazione nell’arcipelago all’incontro previsto con il Santo Padre nella Plaza del Cristo de La Laguna il prossimo 12 giugno.<br /><br />La celebrazione è stata segnata dalla preoccupazione pastorale per la situazione migratoria dell’arcipelago. Il vescovo Eloy Alberto Santiago ha ribadito in più occasioni la necessità di non nascondere la sofferenza di quanti intraprendono la traversata verso le Canarie, chiedendo una maggiore consapevolezza istituzionale di fronte a quello che ha definito un “dramma umanitario in cui molte persone perdono la vita”.<br />Dopo l’Eucaristia, i partecipanti hanno percorso in processione il tragitto fino al molo di La Restinga in un clima di silenzio e raccoglimento, portando fiaccole. Qui il vescovo ha elevato una preghiera per l’isola e per le persone migranti giunte sulle coste, concludendo il gesto con un atto simbolico di memoria, gettando fiori in mare in ricordo di coloro che hanno perso la vita durante la traversata.<br />Tue, 09 Jun 2026 12:57:45 +0200AFRICA/NIGERIA - “Esiste una legge in Nigeria” afferma il Vescovo di Ondo dopo la condanna di 4 jihadisti per il massacro di Pentecostehttps://www.fides.org/it/news/77778-AFRICA_NIGERIA_Esiste_una_legge_in_Nigeria_afferma_il_Vescovo_di_Ondo_dopo_la_condanna_di_4_jihadisti_per_il_massacro_di_Pentecostehttps://www.fides.org/it/news/77778-AFRICA_NIGERIA_Esiste_una_legge_in_Nigeria_afferma_il_Vescovo_di_Ondo_dopo_la_condanna_di_4_jihadisti_per_il_massacro_di_PentecosteAbuja – Quattro persone sono stare condannate a morte per il massacro commesso 4 anni fa, il 5 giugno 2022 nella chiesa di San Francesco Saverio di Owo, nello Stato di Ondo .<br />Idris Abdulmalik Omeiza, 25 anni, Al Qasim Idris, 20 anni, Jamiu Abdulmalik, 26 anni, e Abdulhaleem Idris, 25 anni, sono stati condannati a morte dall’Alta Corte Federale di Abuja per impiccagione con nove capi d'accusa che includevano presa di ostaggi, sequestro di persona, finanziamento del terrorismo e detonazione di esplosivi con conseguente morte e lesioni.<br />Un quinto indiziato, Momoh Otuho Abubakar è stato assolto per insufficienza di prove, anche se era stato trovato in possesso di una forte somma di denaro della quale non era riuscito a spiegarne la provenienza. Le indagini sono state effettuate dal Department of State Security , il servizio di sicurezza interna federale. Sono 11 le persone che hanno testimoniato al processo. I 4 condannati che inizialmente si erano dichiarati innocenti, hanno poi ammesso spontaneamente, di aver compiuto l'attacco dopo essere stati informati dal loro capo, tuttora latitante, che la Chiesa cattolica stava commettendo blasfemia insultando il profeta Maometto, e di aver ricevuto l'ordine specifico di uccidere il parroco, sopravvissuto all'attacco.<br />Secondo quanto è emerso nel corso del dibattimento processuale, gli accusati si sarebbero uniti al gruppo jihadista somalo Al Shabaab nel 2021. Tuttavia Al Shabaab non ha rivendicato l'attentato del giugno 2022 e la sua presenza operativa in Nigeria rimane incerta. Nemmeno lo Stato Islamico della Provincia dell'Africa Occidentale nato da una scissione del gruppo nigeriano Boko Haram, ha mai rivendicato il massacro di Pentecoste , che ha provocato oltre 40 morti e più di 100 feriti.<br />Commentando la sentenza Mons. Jude Ayodeji Arogundade, Vescovo di Ondo, ha affermato che “è stata fatta giustizia almeno in parte, ma allo stesso tempo, la sentenza non restituisce la vita alle 41 persone brutalmente assassinate quel giorno”. “Quindi la mia reazione è: beh, in questo Paese esiste una legge. La legge avrà pure fatto il suo corso, ma a noi resta il compito di continuare a curare le ferite di coloro che sono stati segnati dall’attacco” ha aggiunto.<br />La pena di morte in Nigeria viene applicata raramente ed è quindi probabile che le quattro condanne capitali verranno tramutate in ergastoli. <br />Tue, 09 Jun 2026 11:33:49 +0200AFRICA/MOZAMBICO - Il popolo vuole risposte, verità, sicurezza, giustizia per l’assassinio del Vescovo Osorio Citóra Afonsohttps://www.fides.org/it/news/77777-AFRICA_MOZAMBICO_Il_popolo_vuole_risposte_verita_sicurezza_giustizia_per_l_assassinio_del_Vescovo_Osorio_Citora_Afonsohttps://www.fides.org/it/news/77777-AFRICA_MOZAMBICO_Il_popolo_vuole_risposte_verita_sicurezza_giustizia_per_l_assassinio_del_Vescovo_Osorio_Citora_AfonsoQuelimane – “È un peccato mortale e una complicità criminale sapere chi ha commesso questo barbaro crimine e non denunciarlo!” si legge tra le tante pagine social dedicate al brutale assassinio del vescovo di Quelimane, Osorio Citóra Afonso, perpetrato sabato 6 giugno. Nella stessa nota si esprime totale comunione con la Chiesa e i suoi pastori, in particolare con la Chiesa Cattolica, con la famiglia di Don Osório e con il popolo martire di Zambezia. “La persecuzione delle chiese e dei loro pastori non è una novità, e chi pensa di poterla mettere a tacere si sbaglia! Questo deve essere un momento di unità per tutti i fedeli, le chiese e le persone di buona volontà, e non devono esitare a far sentire la propria voce per chiedere giustizia e una punizione esemplare per questi assassini!”<br /><br />“Osório era uno di noi. Un fratello semplice, sorridente, capace di camminare tra la gente senza difese, con la sola forza della Parola di Dio. Un missionario che non ha mai smesso di credere nella bontà delle persone, nella pace, nella riconciliazione. Un pastore che si è lasciato consumare dal servizio, fino all’ultimo giorno”, afferma il Superiore Generale, padre James Bhola Lengarin, IMC, nel suo Messaggio rivolto ai missionari della Consolata, domenica 07 giugno e prosegue – “La sua morte violenta ci interroga, ci ferisce, ci mette in ginocchio. Ma proprio da questo luogo di fragilità nasce anche la nostra forza: la comunione. Siamo una famiglia, e quando uno di noi soffre, tutti soffriamo. Quando uno di noi cade, tutti ci chiniamo per rialzarlo. Quando uno di noi dona la vita, tutti siamo chiamati a rinnovare la nostra”, osserva. “Abbiamo il dovere morale e spirituale di desiderare che la verità su quanto accaduto emerga pienamente. La morte di un pastore non può rimanere avvolta nel silenzio o nell’incertezza. La verità è un atto di giustizia verso Osório, verso la sua gente e verso la nostra stessa missione”, dichiara il padre Generale.<br /><br />“Quanto è accaduto ci ha fatto cadere in uno stato di profondo dolore, smarrimento e sconforto.... non ci sono parole” ha detto all’Agenzia Fides il Superiore della Comunità di Casa Generalizia dei Missionari della Consolata a Roma, padre Osvaldo Coppola. “Affidiamo il nostro carissimo Confratello Osório nelle mani di Dio Padre misericordioso. Dal cielo continui a intercedere per il Suo amato popolo.”<br /><br />In tutti i messaggi di cordoglio emergono l’animo gentile, generoso, coraggioso di don Osório e al contempo tutti chiedono che venga fuori la verità e gli autori di questo ingiustificato crimine. “Il popolo vuole risposte. Vuole la verità. Vuole sicurezza. Vuole giustizia” si legge tra gli altri. “Per chi rappresenta una minaccia un vescovo? Quale pericolo rappresentava il vescovo Osório Citora? Chi disturbava la sua voce? Cosa predicava? Cosa denunciava? Perché oggi in Mozambico persino la fede sembra camminare scortata dalla paura. Quante morti devono finire sui giornali perché ci siano risposte concrete e non solo fredde dichiarazioni? La gente non vive più. C'è terrorismo a Cabo Delgado. Ci sono rapimenti nelle città. Ci sono omicidi inspiegabili. Ci sono sparizioni. C'è paura di parlare. C'è paura di denunciare. C'è persino paura di chiedere. E ora c'è anche paura di pregare. Che futuro avrà un Paese in cui uomini di pace muoiono a causa della violenza? Che futuro avrà una nazione in cui persino i leader religiosi vengono uccisi nelle proprie case? Che futuro avrà un popolo che si sveglia ogni giorno nel lutto, nell'insicurezza e nel silenzio?”<br /><br />Attraverso una nota diffusa dal Presidente dell'Ordine degli Avvocati del Mozambico questo atto criminale viene definito come “un giorno particolarmente buio per la Chiesa cattolica, per i fedeli di tutte le confessioni religiose e per tutti coloro che credono nella dignità della vita umana, nel dialogo e nella convivenza pacifica. Quando una voce di fede, speranza e impegno verso i più vulnerabili viene messa a tacere dalla violenza, non è solo un'istituzione religiosa a essere colpita, ma la coscienza morale stessa della società a subire un duro colpo.” Nel loro messaggio esprimono profondo sgomento e indignazione per l'assassinio del Vescovo Osório. “Questo crimine ci ricorda che nessuno è immune. Le ricorrenti notizie di violenza e intolleranza che hanno scosso il Mozambico costituiscono segnali profondamente preoccupanti di un deterioramento della sicurezza pubblica e del tessuto morale della società.” Nella nota esprimono solidarietà alla Chiesa Cattolica, alla Diocesi di Quelimane, alla famiglia del Vescovo Osório e a tutti i fedeli che oggi piangono questa irreparabile perdita. “Sollecitiamo le autorità competenti a condurre un'indagine rapida, rigorosa e trasparente, capace di identificare gli autori materiali e morali di questo crimine e di assicurarli alla giustizia.”<br /><br />La Conferenza Episcopale del Mozambico ha reso noto il calendario ufficiale delle esequie solenni che si terranno venerdì 12 giugno nella Cattedrale di Quelimane, presiedute dal Nunzio Apostolico in Mozambico, Arcivescovo Luis Miguel Muñoz Cárdaba. Successivamente, la salma sarà trasferita a Nampula, dove si svolgeranno la veglia funebre e le cerimonie familiari. Sabato 13 giugno, verrà celebrata la Messa funebre nella Cattedrale di Nostra Signora di Fatima, presieduta dall'Arcivescovo Inácio Saure di Nampula, seguita dalla sepoltura nel Cimitero del Clero dell'Arcidiocesi di Nampula, nel quartiere di Nampaco.<br /><br />La comunità del Dicastero per l’Evangelizzazione, Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari, celebrerà una Messa di suffragio giovedì 11 giugno presso la Cappella dei Re Magi, nel Palazzo di Propaganda Fide, Roma. “Affidando la sua anima all’abbraccio misericordioso del Padre celeste, ricorderemo nella preghiera questo zelante Pastore che, anche durante gli anni del suo servizio presso il nostro Dicastero, ha offerto una preziosa testimonianza di fede, dedizione e comunione ecclesiale.”<br /><br /> <br />Tue, 09 Jun 2026 10:43:58 +0200ASIA/FILIPPINE - Solidarietà e una speciale colletta nelle chiese per sostenere le comunità colpite dal sisma a Mindanaohttps://www.fides.org/it/news/77776-ASIA_FILIPPINE_Solidarieta_e_una_speciale_colletta_nelle_chiese_per_sostenere_le_comunita_colpite_dal_sisma_a_Mindanaohttps://www.fides.org/it/news/77776-ASIA_FILIPPINE_Solidarieta_e_una_speciale_colletta_nelle_chiese_per_sostenere_le_comunita_colpite_dal_sisma_a_MindanaoGeneral Santos - Profonda solidarietà, aiuti umanitari immediati e preghiera incessante: così le comunità cattoliche filippine si fanno “prossime” alle popolazioni devastate dal potente terremoto di magnitudo 7,8 che ha colpito il sud dell'arcipelago. La scossa dell'8 giugno ha interessato diverse province della grande isola di Mindanao, causando la morte di almeno 37 persone e il ferimento di circa 500, mentre il bilancio continua ad aggravarsi. Il terremoto ha provocato interruzioni di corrente in molte zone, distruggendo abitazioni, infrastrutture, strade e alcune chiese, soprattutto nell'area della città di General Santos. Le operazioni di soccorso proseguono mentre le autorità valutano l'entità dei danni e i bisogni immediati delle comunità colpite.<br />In una dichiarazione del 9 giugno, il presidente della Conferenza episcopale delle Filippine , mons. Gilbert Garcera, Arcivescovo di Lipa, ha esortato diocesi, parrocchie, comunità religiose e istituzioni cattoliche a includere intenzioni speciali per le vittime del terremoto durante le messe della prossima domenica. Ha inoltre rivolto un appello ai vescovi di tutto il Paese affinché autorizzino una speciale colletta il 14 giugno, i cui proventi saranno destinati ai centri di azione sociale diocesani e alla Caritas Filippine per sostenere gli interventi di soccorso e riabilitazione nelle aree colpite dall'emergenza. <br />«In momenti come questi, ricordiamo che la Chiesa è chiamata a essere segno di speranza e testimone di carità», ha affermato Garcera. «Come un'unica famiglia in Cristo, non possiamo rimanere indifferenti alla sofferenza dei nostri fratelli e sorelle. Il loro dolore è il nostro dolore; la loro perdita è la nostra perdita», ha aggiunto.<br />Caritas Filippine ha intanto iniziato a coordinare l'assistenza alle comunità colpite. Mons. Gerardo Alminaza, vescovo di San Carlos e presidente di Caritas Filippine, ha assicurato ai sopravvissuti che la rete di azione sociale della Chiesa cattolica è al loro fianco nel percorso di ripresa dopo il disastro.<br />«In mezzo alla paura, all'ansia e all'incertezza, vogliamo assicurarvi che non siete soli», ha dichiarato il Vescovo Alminaza, rivolgendo alle diocesi, alle organizzazioni religiose e alle persone di buona volontà un appello a sostenere gli sforzi di soccorso e riabilitazione. Alcune aree della diocesi di Marbel, tuttavia, rimangono difficili da raggiungere, in particolare quelle abitate dalle comunità indigene della zona del lago Sebu.<br />Il Cardinale José Advincula, Arcivescovo di Manila, ha assicurato la preghiera e il continuo sostegno della Chiesa mentre le comunità avviano gli sforzi di ricostruzione. In un messaggio trasmesso da "Radio Veritas", il Cardinale ha sottolineato la responsabilità condivisa nei momenti di crisi: «Nei momenti difficili, possiamo trarre forza dalla nostra fede e dalla solidarietà reciproca».<br />Anche mons. Alberto Uy, arcivescovo di Cebu, nel centro dell'arcipelago, ha invitato i fedeli a unirsi in preghiera per le persone colpite dal terremoto, sollecitando un sostegno spirituale che accompagni l'intervento umanitario. Nelle diverse diocesi, i Vescovi stanno organizzando la speciale colletta che si terrà durante le messe di domenica 14 giugno; il ricavato sarà destinato, attraverso Caritas Filippine, agli aiuti umanitari per le popolazioni colpite.<br /> <br />Tue, 09 Jun 2026 08:52:57 +0200LEONE XIV IN SPAGNA -Il Papa ai Vescovi spagnoli: custodite "come un tesoro" ciò che facilita il cammino nella fedehttps://www.fides.org/it/news/77775-LEONE_XIV_IN_SPAGNA_Il_Papa_ai_Vescovi_spagnoli_custodite_come_un_tesoro_cio_che_facilita_il_cammino_nella_fedehttps://www.fides.org/it/news/77775-LEONE_XIV_IN_SPAGNA_Il_Papa_ai_Vescovi_spagnoli_custodite_come_un_tesoro_cio_che_facilita_il_cammino_nella_fedeMadrid - «Ho pensato di proporvi l’immagine di un viaggio in cui la destinazione è Dio, verso il quale alziamo lo sguardo». Nel discorso rivolto ai vescovi di Spagna, lunedì 8 giugno, passaggio rilevante della sua visita apostolica in terra spagnola, Leone XIV ha ribadito che la missione della Chiesa è prima di tutto un cammino di fede, più che un insieme di cose da fare o di risultati da ottenere.<br /> <br />Il Papa ha messo in guardia dalla tentazione di fissarsi su ciò che si lascia indietro, «luoghi, cose, forme», senza «aprirci, nella docilità allo Spirito, alla novità di ciò che troviamo», invitando a «coniugare prudentemente libertà e coraggio» per «abbandonare strutture che non ci aiutano, non rispondono o addirittura ci allontanano dal nostro fine, con la forza di conservare come un tesoro ciò che lo facilita». Dicendo questo, ha sottolineato la bellezza del patrimonio architettonico spagnolo, indicando la «sfida enorme» di fare in modo che «questo patrimonio produca i frutti di cui è capace».<br /><br />La forza della Chiesa, ha ribadito il Papa, «non nasce dalla grandezza dei mezzi, ma dalla santità dei suoi figli, dalla comunione dei suoi pastori, dalla fedeltà umile e perseverante di chi si lascia guidare dallo Spirito», dal camminare insieme come un solo corpo, anche in un tempo «di polarizzazioni e contrapposizioni sempre più dure». La comunione diventa così il primo segno missionario, capace di parlare al mondo più delle strategie o dell’uso scaltro dei mezzi a disposizione. «Questa chiamata a essere segno di comunione in Cristo, camminando nell’unità e tendendo la nostra mano al fratello che incontriamo, ci pone davanti a un’altra sfida che oggi tocca il cuore di molti: la difficoltà di assumere impegni definitivi e di prendere decisioni vitali», ha proseguito. <br /><br />In tanti giovani, e non solo in loro – ha notato il Papa - la domanda: «Per chi sono?» risuona come una ricerca sincera di senso, di appartenenza e di dono. Il cuore umano non si colma accumulando esperienze, possibilità o garanzie provvisorie: si colma quando scopre una chiamata, quando comprende che la vita raggiunge la pienezza solo se donata».<br />In questo orizzonte si comprende anche il richiamo alla pastorale vocazionale, che «non può ridursi a una semplice ricerca di numeri». Le vocazioni nascono lungo il cammino, in comunità vive, «da sacerdoti gioiosi» e da famiglie che testimoniano «la bellezza della fedeltà».<br /><br />La missione, per Leone XIV, è anche un viaggio di incontro e di dialogo. Il Papa invita a «imparare il linguaggio dell’altro», a «tessere legami» affinché il patrimonio cristiano diventi «strumento e opportunità di dialogo» con le diverse realtà, dalle «immense pianure castigliane» segnate dallo spopolamento alle metropoli dove «il silenzio e la lontananza non sono fisici, ma spirituali». Lungo questo itinerario, la Chiesa è chiamata a riconoscere la «profonda sete di senso» che abita molti uomini e donne, offrendo il «tesoro» che le è stato affidato: Gesù Cristo, nel cui nome l’uomo «può alzarsi e camminare».<br /><br />Lungo questo cammino fatto di incontri, le difficoltà «possono essere affrontate come opportunità». «A volte ci risulta difficile presentare la vocazione dei laici e la loro integrazione in questo cammino di vita che come Chiesa stiamo compiendo», ha riconosciuto. «D’altra parte, vediamo come in molte opere, tradizionalmente gestite da religiosi, si ricorra a collaboratori laici per poter continuare a svolgere il lavoro. È una difficoltà che possiamo trasformare in opportunità di incontro, di dialogo e di comunicazione. Dipende da noi che questi laici arrivino a percepire la loro partecipazione a questo servizio ecclesiale come una chiamata che Dio rivolge ad assumere responsabilità come cristiani, interiorizzandone lo spirito, sentendosi parte della missione che il Signore ha affidato ai religiosi che l’hanno realizzata». <br />Fra questi incontri c’è anche quello con le persone «ferite proprio da chi doveva prendersi cura di loro, anche da membri del clero», davanti alle quali la comunità ecclesiale è chiamata a farsi realmente «samaritana», rispondendo «con l’ascolto, la verità, la giustizia, la riparazione» e con un impegno deciso per «la prevenzione e la cultura della cura».<br /><br />In un mondo secolarizzato - ha aggiunto il Vescovo di Roma - molti non «rifiutano semplicemente Dio», ma portano dentro «una profonda sete di senso, di verità, di appartenenza e di speranza»; la missione consiste allora nel riconoscere questi desideri, ascoltarli con rispetto e offrire, come Pietro e Giovanni al paralitico alla porta del tempio, «il tesoro» che la Chiesa ha ricevuto: Gesù Cristo, «nel cui nome l’uomo può alzarsi e camminare».<br /><br />Così, la missione si configura come un pellegrinaggio condiviso, in cui «noi camminiamo con Lui», guidati da Cristo e accompagnati da Maria, «piccola agli occhi del mondo» e tuttavia capace di far «fermentare la massa» come un lievito nascosto. <br /><br />Il Papa ha concluso la sua riflessione citando san Giovanni d’Ávila, patrono del clero spagnolo: «Se mi mandate, Signore, a fare ciò che voi avete fatto, datemi il vostro cuore» . Agenzia Fides 8/6/2026)<br />Mon, 08 Jun 2026 14:13:15 +0200AFRICA/MOZAMBICO - Proseguono le indagini per il barbaro omicidio di Dom Osório Afonso Citorahttps://www.fides.org/it/news/77774-AFRICA_MOZAMBICO_Proseguono_le_indagini_per_il_barbaro_omicidio_di_Dom_Osorio_Afonso_Citorahttps://www.fides.org/it/news/77774-AFRICA_MOZAMBICO_Proseguono_le_indagini_per_il_barbaro_omicidio_di_Dom_Osorio_Afonso_Citora<p ><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/WQvpgyImFCo?si=0knvZerOQFsUsh_H" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p><br /><br />Quelimane – Proseguono le indagini per risalire al movente e ai responsabili del barbaro omicidio del vescovo di Quelimane, Osório Afonso Citora, IMC, ucciso sabato 6 giugno. <br /><br />Secondo Maximino Amílcar, portavoce dell’Agenzia investigativa e di polizia scientifica del Mozambico in Zambézia, un numero imprecisato di individui avrebbe fatto irruzione nella residenza del presule nelle prime ore del mattino, sparando i colpi letali.<br /><br />Appresa la notizia durante il volo che lo stava portando in Spagna per il viaggio apostolico in programma dal 6 al 12 giugno 2026, Papa Leone XIV ha espresso profondo dolore per l'assassinio del vescovo Osório. Il Pontefice “si unisce nella preghiera al popolo delle diocesi e del Mozambico in quest’ora di smarrimento, perché il Signore doni loro consolazione, perché custodisca nel suo amore ogni uomo e ogni donna e fermi la mano dei violenti” si legge in un messaggio divulgato nel canale Telegram della Sala Stampa della Santa Sede. La morte del vescovo Osório ha suscitato reazioni di costernazione nella Chiesa e nella società mozambicana, tra cui quella dell'arcivescovo di Nampula, Dom Inácio Saúre.<br /><br />Dolore e indignazione da parte del Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar . In una dichiarazione rilasciata questo fine settimana, i vescovi africani hanno definito l'atto un "crimine barbarico" e un attacco alla vita, alla dignità umana, alla pace, alla giustizia e alla libertà religiosa. L'organizzazione condanna fermamente l'omicidio e ribadisce che nessun leader religioso dovrebbe essere bersaglio di violenza per aver dedicato la propria vita al servizio di Dio, alla riconciliazione e al bene comune. Nel documento, il SECAM chiede al Governo del Mozambico e alle autorità competenti di condurre un'indagine immediata, trasparente e indipendente per identificare e perseguire tutti i responsabili del crimine. I vescovi chiedono inoltre il rafforzamento delle misure di protezione per i leader religiosi e i luoghi di culto. Al contempo, esprimono solidarietà alla Conferenza Episcopale del Mozambico, al clero, ai fedeli delle diocesi di Quelimane e Beira, nonché alla famiglia del Vescovo Osório Afonso, pregando per l'eterno riposo del prelato e rinnovando il loro appello per la giustizia, la pace, il rispetto della vita umana e della libertà religiosa in Mozambico e in tutto il continente africano.<br /><br />Fonti locali raggiunte dall’Agenzia Fides rimarcano la crudeltà di un crimine perpetrato senza alcuna possibile motivazione. In un video divulgato dai Missionari della Consolata, ripreso durante l’ultima visita pastorale effettuata dal loro confratello vescovo il 5 giugno, in una delle comunità, si vede don Osório che toglie i sandali per dialogare seduto con i musulmani e si sofferma sull'ultima Nota Pastorale della Conferenza Episcopale del Mozambico pubblicata il 13 maggio 2026 , nella quale i vescovi chiedevano la fine delle violenze a Cabo Delgado, mettendo in guardia dall'estremismo e dalla violenza che affliggono la regione, in particolare contro le comunità cristiane. In quel suo ultimo appello il Vescovo Osório aveva detto esplicitamente rivolgendosi ai convenuti: “Ve lo chiedo: non possiamo mai accettare che la religione ci divida, ma che la religione ci unisca. Non è così? Allora voi pregate e anche noi preghiamo. Questo è il senso della mia visita. Ho detto così: i miei fratelli là vivono con i musulmani. Non c’è un mercato solo per i musulmani, il mercato è per cattolici, cristiani e musulmani. Non è così? L’ospedale è per tutti insieme. Allora ho detto: vado là a parlare con loro, a salutarli e a dire che voglio che preghino per me e che anch’io prego per loro. E tutti noi pregheremo per la pace in Mozambico, pregheremo per il benessere in Mozambico, pregheremo affinché ci sia giustizia in Mozambico. Togliendomi i sandali ho ricordato, quindi, che il nostro Dio ci chiede umiltà, ci chiede di riconoscere che siamo tutti fratelli”.<br /><br /> <br />Mon, 08 Jun 2026 12:13:43 +0200ASIA/INDIA - Il "Partito popolare dello scarafaggio", nuova speranza per i giovani indianihttps://www.fides.org/it/news/77773-ASIA_INDIA_Il_Partito_popolare_dello_scarafaggio_nuova_speranza_per_i_giovani_indianihttps://www.fides.org/it/news/77773-ASIA_INDIA_Il_Partito_popolare_dello_scarafaggio_nuova_speranza_per_i_giovani_indianiDelhi - "Il Cockroach Janata Party , divenuto in poche settimane virale e molto popolare tra i giovani, rappresenta un segno di speranza per il Paese. Con la sua chiave originale e satirica, è espressione dei giovani della Generazione Z, della loro voglia di mettersi in gioco e di partecipare alla vita sociale e politica. Esprime il desiderio di fermare corruzione e clientelismo e promuove il buon governo. Lo vedo come un segno del risveglio dei giovani in India", dice all'Agenzia Fides Ambrose Pitchaimuthu, Vescovo di Vellore, in Tamil Nadu, e Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in India, dopo che il Cockroach Janata Party , nuovo movimento giovanile nato in India alla metà di maggio, ha tenuto il primo raduno popolare a Delhi il 6 giugno scorso. Esponenti cristiani in India guardano con favore al CJP, considerandolo un segno di attenzione alle problematiche dei giovani, come la disoccupazione e gli scandali nel settore dell'istruzione, e rimarcano che "ascoltare il malcontento giovanile è importante". "La protesta è originale e ha dei contenuti; è nata e si è sviluppata online e sui social media. Nella loro creatività, quei giovani hanno anche saputo aggirare la censura che il governo aveva cercato di imporre per fermare il movimento", rileva il Vescovo.<br />Dal canto suo, il gesuita padre George Mutholil SJ si è interrogato sulla possibilità che "anche i giovani cristiani indiani si coinvolgano in proteste creative e nel dibattito pubblico su giustizia e lavoro", lanciando un appello affinché "i giovani cristiani, animati da responsabilità sociale, diano un contributo alla costruzione di un'India più equa, giusta e fraterna".<br />Il Cockroach Janata Party ha tenuto la sua prima grande manifestazione di protesta dal vivo a Nuova Delhi. Il movimento giovanile satirico - nato online come parodia del Bharatiya Janata Party , il partito di governo del primo ministro Narendra Modi - è stato fondato da Abhijeet Dipke, uno studente trentenne rientrato dagli Stati Uniti, e ha raccolto in poche settimane oltre 22 milioni di follower sui social media. Nella sua prima manifestazione reale, dopo l'exploit nel mondo virtuale, migliaia di giovani manifestanti si sono radunati indossando maschere da scarafaggio, magliette a tema e portando copie della Costituzione indiana, chiedendo le dimissioni del ministro federale dell'Istruzione, Dharmendra Pradhan, a causa dei recenti scandali legati alle frodi rilevate nei test nazionali di ammissione all'università.<br />Il movimento esprime la frustrazione della Generazione Z indiana per la mancanza di trasparenza e meritocrazia nel Paese, nonché per l'annoso problema della disoccupazione giovanile. Gli organizzatori hanno dichiarato che, se entro una settimana le richieste rimarranno inascoltate, agitazioni e scioperi saranno estesi su scala nazionale.<br />Il Cockroach Janata Party è nato, in chiave satirica, in risposta alle dichiarazioni del giudice della Corte Suprema indiana Surya Kant, che aveva etichettato con disprezzo i giovani disoccupati indiani come “scarafaggi e parassiti”. Il movimento, tuttavia, va già oltre la satira e ha costituito un sindacato studentesco, la “Cockroach Students' Union of India”, che promuove trasparenza e rappresentanza giovanile nelle istituzioni. <br />La Generazione Z indiana costituisce circa la metà della popolazione nazionale, pari a 1,4 miliardi di abitanti.<br /> <br />Mon, 08 Jun 2026 11:33:39 +0200EUROPA/POLONIA - Accorrono in migliaia al Santuario Nazionale di Jasna Góra per i 200 anni del Rosario Viventehttps://www.fides.org/it/news/77772-EUROPA_POLONIA_Accorrono_in_migliaia_al_Santuario_Nazionale_di_Jasna_Gora_per_i_200_anni_del_Rosario_Viventehttps://www.fides.org/it/news/77772-EUROPA_POLONIA_Accorrono_in_migliaia_al_Santuario_Nazionale_di_Jasna_Gora_per_i_200_anni_del_Rosario_Vivente<p ><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/qGVHTxSNSRY?si=YmazHRyu3ow1o62l" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p><br /><br /><br />Częstochowa - Venerdì’ 5 e sabato 6 giugno il Santuario Nazionale di Jasna Góra a Częstochowa è diventato il cuore pulsante del movimento del Rosario Vivente, iniziato nel 1826 su ispirazione della Beata Pauline Jaricot a Lione. <br /><br />In occasione dei 200 anni dall'istituzione del movimento, l’importante santuario mariano polacco ha ospitato il III Congresso Nazionale del Rosario ed il tradizionale pellegrinaggio che sono stati particolarmente partecipati.<br /><br />L'importante anniversario si celebrerà nei prossimi 12 e 13 giugno anche a Lione con un programma denso di iniziative, a cui prenderà parte anche il Cardinale Luis Antonio Gokim Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione .<br /><br />Durante la due giorni polacca, ha raccontato all’Agenzia Fides Don Maciej Będziński, direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Polonia, il Congresso è stata l’occasione per approfondire la storia, la teologia e la spiritualità del Rosario Vivente, a partire dalla figura della sua fondatrice: la Beata Paolina Jaricot. Un elemento di straordinario valore all'interno del congresso cui hanno preso parte oltre 1200 persone è stato rappresentato dalle testimonianze dei laici. Tra i partecipanti una delegazione della direzione nazionale delle POM in arrivo da Lione insieme ad Annette d’Arbaumont, discendente della famiglia della Beata Paolina Jaricot, la cui presenza ha sottolineato il carattere internazionale delle celebrazioni.<br /><br />Al termine dei lavori del congresso, i fedeli hanno sfilato in processione attorno ai bastioni del santuario, meditando i misteri del Rosario. Il culmine della serata è stato il solenne Appello di Jasna Góra che ha visto la partecipazione di diverse migliaia di persone, seguito immediatamente dalla veglia notturna di preghiera davanti al quadro miracoloso della Madre di Dio. Questo tempo di meditazione e raccoglimento è culminato nella celebrazione eucaristica, presieduta dal Vescovo Jan Piotrowski, presidente della commissione per le missioni della Conferenza Episcopale polacca. <br /><br />La seconda giornata di celebrazioni si è aperta al mattino presto quando i pellegrini hanno iniziato a riempire la spianata di Jasna Góra. In circa 20 mila hanno preso parte al pellegrinaggio che è proseguito nel santuario con un denso programma di preghiere comunitarie, <br />testimonianze, incontri con missionari ed una conferenza spirituale. Il momento centrale delle celebrazioni è stata la santa messa celebrata sulla cima di Jasna Góra, presieduta dal Nunzio Apostolico in Polonia, l'Arcivescovo Antonio Guido Filipazzi.<br /><br />Si stima che in Polonia oltre 2 milioni e mezzo di persone facciano parte del movimento del Rosario Vivente. In centinaia di parrocchie polacche sono presenti le reliquie della Beata Paolina Jaricot, e i pellegrini polacchi visitano regolarmente la sua città natale, Lione. <br />“Le due giornate di celebrazioni hanno dimostrato che la tradizione bicentenaria iniziata da Paolina Jaricot a Lione è straordinariamente viva in Polonia – ha concluso il direttore delle POM polacche che ha sottolineato come in questi due giorni vi siano stati rappresentanti anche di altre realtà di preghiera mariane -. Essa continua a svilupparsi in modo dinamico e unisce le generazioni, dai più piccoli ai più avanti in età”. Mon, 08 Jun 2026 00:23:22 +0200Assemblea delle POM, l'Arcivescovo Lhernould: la missione della Chiesa è per il mondohttps://www.fides.org/it/news/77771-Assemblea_delle_POM_l_Arcivescovo_Lhernould_la_missione_della_Chiesa_e_per_il_mondohttps://www.fides.org/it/news/77771-Assemblea_delle_POM_l_Arcivescovo_Lhernould_la_missione_della_Chiesa_e_per_il_mondodi Gianni Valente <br /> <br />Tunisi - L’Assemblea generale annuale delle Pontificie Opere Missionarie ha appena avuto luogo a Roma, e Nicolas Lhernould ha il cuore e la mente pieni di informazioni, parole e incontri - compreso quello con Papa Leone XIV - che hanno ravvivato le giornate assembleari. <br /> <br />L’Arcivescovo di Tunisi ha partecipato anche quest’anno all’Assemblea come direttore nazionale delle POM in Tunisia insieme a più di cento direttori nazionali convenuti a Roma dai 5 Continenti. <br /> <br />Anche la sua esperienza di Vescovo nelle terre di Sant’Agostino - come emerge con chiarezza nell’intervista che segue - lo aiuta a formulare e condividere suggestioni preziose per tutti intorno alla natura propria della missione affidata da Cristo alla sua Chiesa. Per la salvezza di tutti. <br /> <br />Arcivescovo Lhernould, Lei da tempo ripete che la Chiesa non può per natura e missione essere centrata su se stessa. Che cosa intende?<br /> <br />NICOLAS LHERNOULD: La Chiesa è un mezzo istituito da Cristo al servizio della sua missione, la missione di Cristo, che è rapportarsi nell'amore con tutti gli esseri umani e rivelare questo amore a tutti. La Chiesa non ha il suo baricentro in sé stessa: il suo baricentro è nella relazione d'amore di Dio con il mondo. Nella storia, ogni volta che la Chiesa si sposta e fa perno su se stessa, perde la sua vitalità perché perde l’orizzonte fondamentale per il quale è stata istituita da Gesù.<br /> <br />Già nei primi giorni del suo Pontificato Papa Leone XIV aveva avvertito: non togliamo a Cristo la missione…<br /> <br />LHERNOULD: Alla fine del Vangelo di Matteo, Gesù chiede agli undici Apostoli di ammaestrare tutte le nazioni, battezzandole «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». C'è un compito missionario, un “mandato” affidato da Gesù ai suoi, ma non c'è un trasferimento di autorità. L'autorità rimane quella dell'unico missionario, che è Gesù stesso. Noi possiamo essere suoi collaboratori. I collaboratori dell’unico missionario che è Cristo in persona.<br /> <br />Tutto questo è emerso anche durante i lavori della Assemblea generale delle Pontificie Opere Missionarie, da poco svoltasi a Roma?<br /> <br />LHERNOULD: Quando partecipo alla settimana dell’Assemblea generale delle Pontificie Opere Missionarie, questo mi è sempre chiaro. Le POM sono un aspetto dello “strumento Chiesa” a servizio della relazione tra Dio e il mondo, che è il cuore della missione. Quando l’Assemblea finisce, dopo che si è parlato di progetti, di statuti, di tante cose importanti da fare, sempre mi viene da riportare tutto alle parole di San Paolo: «Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo, e Cristo è di Dio».<br /> <br />Cosa può preservare anche appuntamenti come l’Assemblea delle POM dall’auto-referenzialità? <br /> <br />LHERNOULD: Ci sono due dati complementari che a mio giudizio non dobbiamo mai contrapporre in maniera dialettica. Il primo è la vivacità e la gioia propria del Corpo di Cristo, che è la Chiesa. Per vivere e condividere questa gioia abbiamo tutti gli strumenti umani, spirituali, anche teologici a disposizione, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, che ha ripreso la teologia della comunione dei Padri della Chiesa per descrivere e condividere questa comunione, la comunione propria del Corpo di Cristo.<br /> <br />Poi c’è un altro dato, che è stato richiamato con forza nel magistero di Papa Francesco: è tutto ciò che riguarda e è implicato nella relazione della Chiesa con quello che le è esteriore. Con quello che Chiesa non è. È in questo ambito che si tocca il tema della fraternità.<br /> <br />I Padri della Chiesa, nel contesto della loro epoca, non erano chiamati a sviluppare quella che oggi potremmo definire come una “ecclesiologia della fraternità”. Perché allora questa relazione con tutte le realtà che non erano Chiesa era vissuta in maniera diversa da quello che accade oggi. E oggi possiamo percepire con più intensità che proprio l’incontro con chi non è “noi”, ci rivela a noi stessi. Ci aiuta a riconoscere la nostra identità propria, la nostra natura propria. <br /> <br /> <br />Proprio i primi cristiani vivevano in un mondo in cui gli altri, tutti gli altri, non erano cristiani…<br /> <br />LHERNOULD: C’è quel brano degli Atti degli Apostoli che parla dei discepoli di Gesù ad Antiochia, dove si riferisce che proprio ad Antiochia quelli che seguono Gesù hanno ricevuto il nome di cristiani. Vuol dire che quel nome non se lo sono dati da soli, i discepoli di Gesù. Quel nome lo hanno ricevuto, e lo hanno ricevuto in un ambito che non era cristiano. Sono stati gli altri che li hanno chiamati cristiani. Non si sono chiamati cristiani da se stessi. <br /> <br />E questo cosa suggerisce anche oggi?<br /> <br />LHERNOULD: È una legge esistenziale e anche teologica: una parte della nostra identità cristiana viene rivelata grazie all'incontro con gli altri, con chi cristiano non è.<br /> <br />E la vostra condizione nei Paesi del Nord Africa aiuta e concorre in qualche modo a sperimentare questa dinamica?<br /> <br />LHERNOULD: Già nel 1979 i Vescovi del Nord Africa avevano scritto una bella lettera pastorale comune che intitolarono “Il senso dei nostri incontri”. Ovviamente la Rivelazione si è conclusa con la morte dell'ultimo Apostolo, però il volto di Cristo si rivela tramite l'incontro reale dei suoi discepoli con le culture e coi popoli. E c'è qualcosa del volto di Cristo che non potrebbe venire alla luce, non potrebbe rivelarsi a noi se non ci fosse questo processo di incarnazione, nei popoli e nelle culture, che andrà fino alla parusia, la manifestazione gloriosa di Gesù Cristo alla fine dei tempi.<br /> <br /> <br />E allora che strade può prendere in Tunisia e in altri Paesi del Nord Africa la vostra missione, quella che Cristo ha affidato alla sua Chiesa?<br /> <br />LHERNOULD: A me piace molto la definizione della missione data da Christian de Chergé. Il Priore della comunità monastica di Tibhirine, i monaci uccisi nel 1996 in Algeria e proclamati Beati nel 2018. Lui diceva che la missione non è conquista, la missione è profumo.<br /> <br />«Vi è più gioia nel dare che nel ricevere» . Il dono ricevuto lo condividiamo con gli altri. E questo è il dinamismo elementare di ogni slancio missionario. Ma se ci fermiamo un attimo, e diamo anche agli altri la possibilità di sperimentare questa gioia, la gioia di dare, ricevendo quello che gli altri vogliono condividere, offriamo di fare l'esperienza la gioia del dono di se nel senzo evangelico. Così si può aprire la strada a una gioia da cui può sprigionarsi una curiosità, la curiosità di toccare la fonte di questa gioia, anche senza nominarla subito.<br /> <br />Possiamo e dobbiamo lasciare a Cristo stesso la possibilità di toccare i cuori in questa gratuità dell'incontro con lui in persona. E anche rimanere aperti all’esperienza di ricevere, ricevere anche il meglio della cultura dell'altro, della sua domanda davanti al Mistero e davanti a Dio, delle sue gioie. E non è una passività, è un atto missionario. Fa parte dell’opera per avvicinarsi, tutti, alla fonte della gioia.<br /> <br />Nella Sacra Scrittura quali immagini e quali storie suggeriscono meglio questa maniera di vivere la missione ?<br /> <br />LHERNOULD: Come appartenenti alle Chiese del Nord Africa veniamo molto interpellati e chiamati in causa da quella che potremmo chiamare l'icona paradigmatica dell'Epifania. Nel Vangelo dell’Epifania Gesù è appena nato, non parla, non fa niente. Anche Maria tace. Apre solo la porta. Arrivano i Re Magi, tre sconosciuti, e l'unico fatto della disponibilità a accoglierli fa sì che loro, a modo loro, con la loro cultura, dopo il loro cammino, offrono il meglio di quello che hanno e di quello che sono, con i loro doni e la loro adorazione.<br /> <br />I Re Magi sono una alterità, e rimangono alterità. Dopo aver adorato Gesù Bambino tornano al proprio Paese, alle loro cose, alla loro realtà. Ma c'è stata la Rivelazione anche per loro. La rivelazione è per tutti. Così negli altri, in chi non è “noi”, c'è qualcosa di costitutivo del rivelarsi della nostra identità, e questo aspetto secondo me va tenuto in conto, è un aspetto importante, quando si parla della missione.<br /> <br />In alcune situazioni non si possono fare attività e promuovere opere identificate come missionarie. In quei contesti, si può dire che la missione coincide con la semplice confessione della fede, la Confessio fidei?<br /> <br />LHERNOULD: Quando si sente parlare di confessione della fede, leghiamo subito questa espressione all'impegno della parola, alla necessità di proclamare. La confessione assoluta dell'amore del Padre, come dice con altre parole l'inizio della Lettera agli Ebrei, è Gesù. Ora, nell'Epifania, Gesù non è in grado di dire niente. Gesù sta lì, è un neonato, e non dice niente. Poi ci sono trent'anni di vita nascosta, che sono anche essi una confessione. Gesù è il Verbo incarnato che è venuto a vivere tra noi. Quindi a rivelare l'amore non solo parlando, ma vivendo. Charles de Foucauld diceva questo molto bene. Lui diceva: io vorrei vivere in modo tale che la gente possa, vedendomi vivere, interrogarsi sull'origine di quest'amore. Noi siamo chiamati alla stessa attesa, ad avere la stessa domanda. <br /> <br />Mi piacciono molto quei brani del Vangelo in cui, quando Gesù non è in grado di parlare perché è bambino, oppure che attorno a lui non si dice niente, si è come Giuseppe, come Maria all’evento dell'Epifania. Non è il “tutto” della missione, ma ci chiama a riconoscere che la confessione è un'incarnazione dell'essere di Cristo Gesù tra noi.<br /> <br /> <br />Così si confessa l’amore di Gesù Cristo anche per i musulmani? <br /> <br />LHERNOULD: Da noi, sappiamo che i musulmani non leggeranno mai o quasi mai un Vangelo. Ma se la vita di una persona è una pagina di Vangelo aperta, anche con le sue fragilità, anche con delle debolezze, c'è qualcosa di Gesù che si lascia davvero toccare. <br /> <br />Lei è stato Vescovo di Ippona, dove Papa Prevost si è recato sulle orme di San’Agostino, a lui caro…<br /> <br />LHERNOULD: Sono stato Vescovo quattro anni e mezzo nella Diocesi di Costantina e Ippona. Ed è vero che ho imparato a essere vescovo, seguendo le orme di Agostino. In un certo senso, per la percezione condivisa e prevalente il Vescovo di Ippona è ancora lui, è ancora Agostino, 16 secoli dopo. Sempre molto amato e rispettato anche dagli algerini. È bello che il Pontificato di Papa Leone abbia avuto l’effetto di ravvivare non soltanto la memoria di Agostino, ma la sua attualità spirituale e missionaria.<br /> <br />Da Vescovo e da Direttore Nazionale delle POM, cosa l’ha colpita e aiutata di più di Agostino?<br /> <br />LHERNOULD: Spesso mi è stato chiesto come cominciare a avvicinarsi a Agostino. Tanti invitano a leggere le sue Confessioni. Io rispondo piuttosto invitando a leggere il suo trattato sulla prima Lettera di Giovanni. Perché là troviamo il cuore dell'essere cristiano in missione con gli altri: «dall’amore che avrete gli uni per gli altri, tutti sapranno che siete miei discepoli» , dice Gesù nel Vangelo secondo Giovanni. <br /> <br />E cosa suggerisce Agostino per la missione della Chiesa nel tempo presente?<br /> <br />LHERNOULD: Quello che attira di più la mia attenzione è forse l'aspetto sul quale ha scritto di meno: il suo sentirsi amato personalmente da Dio. La sorgente di tutta la sua opera è questa esperienza personale dell'incontro intimo con Gesù.<br /> <br />Per me gli orizzonti prioritari della missione sono quelli interiori: sono quelli del poter trasmettere la gioia già dell’essere chiamati, e anche la gioia vissuta di questo incontro intimo con Dio che poi si tradurrà con un essere nel mondo, nella famiglia, nella società, anche nelle parole che potremmo condividere con gli altri per esprimere questa familiarità.<br /> <br />Un incontro vero con la persona di Gesù è l'unica cosa in grado di poter trasformare in gioia l'integralità della propria vita.<br /> <br />Quindi non è come una proposta che ti si offre, da selezionare in mezzo a una varietà di opzioni. E neanche una scelta, una opzione verso la quale vorremmo o potremmo mai forzare nessuno. Possiamo soltanto dire: questa gioia che è offerta gratuitamente a tutti mi fa vivere e trasforma la mia vita. E questa testimonianza, come direbbe Santa Bernadette a Lourdes, io non sono qua per “fartela credere”, ma per dirtela. <br /> <br /> <br />La vostra condizione in alcuni Paesi del Nord Africa vi facilita a cogliere questi tratti della missione, interessanti per tutti?<br /> <br />LHERNOULD: Spesso si dà della missione una definizione riduttiva, che la identifica solo con la proclamazione del Kerigma. Però la Buona Novella non è solo, pur ovviamente centrale, il Kerigma inteso come annuncio del Mistero pasquale, della Passione, morte e Resurrezione di Gesù. Sin dall'inizio del Vangelo Gesù manda già i suoi a proclamare la Buona Novella, e lui non è ancora morto né risorto in quel momento. Quindi la Buona Novella coinvolge tutto un processo che comincia dall’incarnazione, dalla nascita di Gesù fino a Pentecoste. La rivelazione della nuova vita in Gesù comincia con la sua nascita, e prosegue con la silenziosa testimonianza dei suoi primi trent'anni. Ogni proclamazione kerigmatica non deve mai dimenticare la realtà di questa incarnazione vissuta nel silenzio.<br /> <br /> <br />Lei all’assemblea delle POM ha portato la sua testimonianza di Vescovo di una Chiesa poco numerosa e senza mezzi, ripetendo che più si è poveri, più si può riconoscere la sorgente della missione. Non c’è il rischio di inseguire la retorica del “pochi ma buoni”? <br /> <br />LHERNOULD: Volevo dire che non c’è meno esperienza della cattolicità se siamo in 300 piuttosto che tre milioni. Gli Apostoli dopo la Resurrezione di Gesù erano 11. In una lettera pastorale che avevo scritto quando ero a Constantine avevo accennato anche questo, dicendo che non siamo chiamati all'efficienza, che quantifica, ma alla fecondità, che genera.<br /> <br />La cattolicità della Chiesa non è una nota statica, ma è missione. È vero che siamo contenti quando siamo in tanti, ma l’autenticità e l’efficacia dell'agire missionario non si misura con le statistiche. Germoglia da una fecondità che ama.<br /> <br />Quando mancano le strutture, quando mancano i mezzi e le opere che permettono di fare tante cose, anche vivere e abbracciare questa condizione è missionario. Aiuta a riconoscere che la missione ha a che fare prima di tutto con la nostra relazione d’amore con il Signore e con gli altri: Ne costituì Dodici, dice Marco, perché prima di tutto "stessero con lui"; e per mandarli a predicare. La prima chiamata missionaria è questa intimità del missionario con Cristo, che si estende in una predicazione viva nell'amore. Una opera anche comunitaria. Come abbiamo già detto: «dall’amore che avrete gli uni per gli altri, tutti sapranno che siete miei discepoli» <br /> <br /> <br />In che modo questa fecondità si percepisce anche negli incontri delle POM?<br /> <br />LHERNOULD: Trovo sempre bello che durante l’Assemblea delle Pontificie Opere Missionarie tutto si illumina attraverso le esperienze e le testimonianze che si condividono, provenienti da tutte le regioni e da tutti i contesti. Senza l’ansia di ridurre tutto a categorie standard. C’è una complementarietà delle diverse esperienze, propria del processo missionario, che è il processo della Chiesa intera. E anche vivere la propria comunione nelle proprie diversità, come accade nelle Assemblee delle POM, è in se stesso un atto missionario forte. <br /> <br />Cosa permette di superare il rischio della frammentazione e della dispersione? Servono i corsi aziendali di “team building”?<br /> <br />LHERNOULD: Anche all’Assemblea delle POM si sperimenta che, nella fraternità, anche la diversità è vissuta come ricchezza. La diversità rimane, non si affrontano le cose allo stesso modo. Ma anche se guardiamo il primo Collegio degli Apostoli, a viste umane, le cose non potevano funzionare. C’erano delle personalità così diverse, anche opposte tra di loro. Ma il camminare con Cristo, accogliendo le sue parole e lasciandosi prendere passo dopo passo dalla forza dello Spirito, questo ha creato la comunione nella diversità. Già a Pentecoste, la Chiesa parla tutte le lingue della Terra. E Agostino sottolinea che a parlare tutte le lingue non è il singolo Apostolo, ma la Chiesa intera, con le sue diversità. <br /> <br />E le parole di Papa Leone in che modo sostengono e incoraggiano questo cammino?<br /> <br />LHERNOULD: All’udienza dello scorso anno, Leone XIV aveva richiamato la comunione e l’universalità come tratti distintivi delle Pontificie Opere Missionarie. Allora mi era subito venuto in mente che i suoi suggerimenti e le sue sottolineature erano molto “agostiniani”. Anche quest’anno, il titolo del suo messaggio per la 100esima Giornata Missionaria Mondiale è “Uno in Cristo, uniti nella missione”, e riecheggia direttamente il suo motto episcopale agostiniano. Papa Leone XIV ci ripete che la comunione non è l’esito di un nostro sforzo, una architettura che dobbiamo costruire noi, ma frutto dello Spirito Santo. Si sperimenta la comunione tra persone diverse perché in modi diversi, nello Spirito, si manifesta la testimonianza dello stesso Cristo Gesù. <br /><br />Mon, 08 Jun 2026 00:10:42 +0200LEONE XIV IN SPAGNA - Gesù «cammina per le strade». Il Corpus Domini con il Papa a Madridhttps://www.fides.org/it/news/77770-LEONE_XIV_IN_SPAGNA_Gesu_cammina_per_le_strade_Il_Corpus_Domini_con_il_Papa_a_Madridhttps://www.fides.org/it/news/77770-LEONE_XIV_IN_SPAGNA_Gesu_cammina_per_le_strade_Il_Corpus_Domini_con_il_Papa_a_MadridMadrid - A Madrid, nella solennità del Corpus Domini celebrata domenica 7 di giugno, momento forte del suo viaggio in Spagna, Papa Leone XIV ha proposto nella sua omelia della liturgia eucaristica da lui presieduta a Plaza de Cibeles una riflessione densa sulla spiritualità popolare, mettendo in guardia contro la nostalgia e ricordando che nella esperienza ecclesiale il “fare memoria” è un atto sempre vivo vivo e trasformante. <br /><br />In Spagna, ha ricordato il Pontefice, il Corpus Domini «non è una delle tante feste del calendario liturgico, ma un ritornare alle radici della fede per rinnovare l’amore e la fedeltà a Dio»: le processioni hanno plasmato «per secoli la pietà, l’arte, la musica, l’architettura e la vita del popolo spagnolo». Non si tratta, ha avvertito, «di una manifestazione esteriore, di una sopravvivenza folkloristica o di un semplice ornamento estetico», ma «della fede nella presenza del Signore Risorto, che è vivo e passa ancora in mezzo a noi».<br />In questa luce, la processione è anche un gesto missionario, perché «se nella Celebrazione eucaristica Cristo si dona come alimento, la processione dice che Egli non rimane chiuso nel tempio ma, anzi, esce incontro a noi». Gesù «cammina per le strade, attraversa le piazze, visita i nostri quartieri», e il Cristo che passa nell’ostensorio «è lo stesso che si identifica con i poveri, i malati, i soli e gli scartati». Per questo «non si tratta solo di portare fuori un ostensorio, quanto di lasciarci noi stessi portare fuori dall’egoismo, dall’indifferenza, da una fede comoda e privata, per rispondere al suo invito alla conversione, a cambiare sguardo, accogliendo la sua presenza che ci cambia e ci rende costruttori di un mondo nuovo.»<br /><br />La distinzione tra un semplice souvenir nostalgico e una memoria viva è cruciale per comprendere la spiritualità popolare, che costituisce un ambito importante per la missione in tutto il mondo e, in modo ancora più particolare, nei Paesi secolarizzati, dove la partecipazione alla Messa tende a diminuire più rapidamente rispetto alle pratiche devozionali. «La memoria storica delle processioni del Corpus Domini non si lascia imprigionare da un ricordo nostalgico; essa diventa invece un invito per l’oggi, per la nostra vita personale, per le nostre relazioni, per la società, per la costruzione del futuro». Così si comprende l’invito biblico a «ricordare» il cammino nel deserto: «ricordare» per «non dimenticare chi è il Signore» e non affidarsi ad «altri idoli» o nutrirsi di «un pane che non sazia».<br /><br />Da qui la consegna alla Spagna: «la religiosità che da secoli anima questo Paese non sia un museo del passato da visitare, ma una scuola di fede dalla quale attingere anche oggi». Una scuola che «ci insegna a inginocchiarci davanti a Dio e davanti al prossimo», che educa alla «gratuità dell’amore che si fa dono» e ricorda che «Dio è presenza reale» e che anche i cristiani sono chiamati «ad essere presenti nelle situazioni e nelle sfide della società».<br /><br />Richiamando san Manuel González, «vescovo spagnolo dei tabernacoli abbandonati», grande apostolo dell’Eucaristia nella Spagna del primo Novecento, e i versi di san Giovanni della Croce - «Ben conosco quella fonte che scorre e zampilla, anche se fonda è la notte» -, il Papa ha indicato in Gesù Eucaristico «quell’eterna fonte nascosta» che disseta «senza abbagliare» e senza imporsi «in modo spettacolare». Da questa fonte, ha concluso, occorre tornare ad abbeverarsi, perché la grazia eucaristica «non ci chiude in una devozione privata ma ci manda a irrigare i fratelli famiglie, i poveri, coloro che soffrono, coloro che hanno perduto la speranza» e «ci rende protagonisti della trasformazione della storia e segno di speranza per coloro che incontriamo.» Sun, 07 Jun 2026 15:50:40 +0200LEONE XIV IN SPAGNA - Papa alle Canarie, il vescovo Mazuelos: un segno di speranza per i migranti dell’Atlanticohttps://www.fides.org/it/news/77769-LEONE_XIV_IN_SPAGNA_Papa_alle_Canarie_il_vescovo_Mazuelos_un_segno_di_speranza_per_i_migranti_dell_Atlanticohttps://www.fides.org/it/news/77769-LEONE_XIV_IN_SPAGNA_Papa_alle_Canarie_il_vescovo_Mazuelos_un_segno_di_speranza_per_i_migranti_dell_AtlanticoLas Palmas di Gran Canaria – La visita di papa Leone XIV alle Isole Canarie, prevista per l’11 e 12 giugno, si inserisce nel suo primo viaggio apostolico in Spagna, che si svolge dal 6 al 12 giugno, con tappe precedenti a Madrid e Barcellona prima dell’arrivo nell’arcipelago. <br /><br />La tappa alle Canarie, a conclusione del viaggio apostolico di Papa Prevost in terra spagnola, col suo “cambio di rotta” esprime la sollecitudine pastorale del Pontefice verso la vita che scorre in una delle principali frontiere migratorie d’Europa.<br /><br />Il vescovo delle Canarie, José Mazuelos, riconosce nel prossimo arrivo del Pontefice un evento dal profondo significato pastorale ed ecclesiale, in particolare in relazione alla realtà migratoria dell’arcipelago. <br /><br />In un’intervista diffusa dal sito ufficiale della diocesi, il Mazuelos ha sottolineato che la visita risponde all’attenzione della Chiesa universale verso coloro che raggiungono le coste canarie attraverso la rotta atlantica, una delle più pericolose al mondo. “Il Papa viene per diverse ragioni. Una di queste è la crisi migratoria del porto di Arguineguín, il ‘porto della vergogna’, che abbiamo vissuto in piena pandemia”, ha ricordato il vescovo. <br />Il molo di Arguineguín è diventato uno dei simboli della crisi migratoria del 2020, quando vi fu allestito un campo improvvisato in cui arrivarono a vivere in condizioni di sovraffollamento circa 3.000 persone in appena 200 metri, tutte giunte a bordo di cayucos.<br /><br />Il Papa inizierà la sua permanenza a Gran Canaria proprio con una visita a questo molo. Qui incontrerà alcuni migranti che hanno compiuto la traversata, volontari, operatori e istituzioni impegnati in prima linea nell’accoglienza, che racconteranno la propria esperienza, in un gesto che la diocesi considera di “profondo valore simbolico ed evangelico”.<br /><br />Caya Suárez, coordinatrice dell’evento, ha spiegato nell’ultima conferenza stampa che l’incontro ad Arguineguín sarà semplice ma curato nei dettagli, pensato “per e con le persone della realtà migratoria delle Canarie”. Ha inoltre sottolineato che l’arcipelago rappresenta in questo viaggio la tappa della carità, ricordando che “il 24% della popolazione è migrante” e richiamando il lavoro della Chiesa nell’accompagnamento e nell’accoglienza.<br />La visita prevede anche gesti e iniziative in memoria delle vittime delle rotte migratorie, come una mostra fotografica sul molo e un momento di preghiera per la speranza e la dignità di chi arriva alle coste Canarie in cerca di un futuro migliore. La presenza del Papa mira a trasformare simbolicamente Arguineguín, noto come “molo della vergogna”, in un “porto della speranza”, dove operano i cosiddetti “Angeli dell’Oceano”, come il vescovo delle Canarie definisce il Salvamento Maritimo, la Croce Rossa e le squadre di emergenza impegnate nei primi soccorsi ai migranti.<br /><br />Canarie, frontiera atlantica dell’Europa<br /><br />Il significato della visita di Leone XIV alle Canarie si coglie appieno guardando agli anni passati e al pontificato di Papa Francesco, che ha lasciato un’impronta profonda nell’attenzione pastorale e morale verso le persone migranti. <br />Il vescovo Mazuelos ha ricordato l’impatto dell’immagine di tre giovani nigeriani giunti alle Canarie dopo essere rimasti per undici giorni nascosti, seduti in bilico sul timone di una petroliera partita dalla Nigeria. La fotografia, diffusa nel 2023, colpì profondamente Papa Francesco, che confidò: “Quella foto mi ha toccato”.<br />Da allora le Canarie hanno occupato un posto rilevante nella sensibilità pastorale della Santa Sede. Francesco ha espresso più volte la sua vicinanza all’arcipelago, arrivando a manifestare il desiderio di farvi tappa per essere vicino “ai governanti e al popolo delle Canarie”, riconoscendo in quest’area una delle frontiere più drammatiche d’Europa. In una lettera inviata ai vescovi delle Canarie nel novembre 2023 ringraziava la Chiesa locale per il lavoro di accoglienza e incoraggiava la creazione di “reti di amore e fari di speranza” di fronte alla persistenza della crisi migratoria.<br />Nel gennaio 2024, il Presidente del Governo delle Canarie, Fernando Clavijo, insieme al Vescovo José Mazuelos e al vescovo ausiliare Cristóbal Déniz, fu ricevuto in Vaticano, dove esposero tre grandi urgenze: l’emergenza umanitaria nella rotta atlantica, le difficoltà di accoglienza e integrazione -in particolare dei minori- e la mancanza di prospettive stabili per coloro che vengono trasferiti nella penisola. <br />La comunità cattolica, in questo contesto, ha promosso iniziative come i cosiddetti “corridoi dell’ospitalità”, per favorire accoglienza, formazione e integrazione dei giovani migranti nelle diverse diocesi spagnole.<br />La visita di papa Leone XIV viene letta come un ulteriore passo nella continuità di questa attenzione pastorale, il cui significato, secondo il vescovo José Mazuelos, non può essere compreso senza questo percorso di ascolto e accompagnamento di una delle realtà umane più complesse del presente.<br /><br />Una comunità ecclesiale che accompagna e spera<br /><br />Mazuelos ha ribadito la continuità dell’impegno ecclesiale nelle Canarie, soprattutto nell’accompagnamento dei minori e delle persone vulnerabili: “Una Chiesa che non si stanca e che continua a esserci”, ha affermato.<br />Riflettendo sulla realtà migratoria nel contesto della globalizzazione, ha sottolineato la necessità di “portare luce su questa realtà, affinché non resti nascosta”.<br />Ha inoltre indicato tre dimensioni dell’azione pastorale: “accoglienza immediata, intervento sulle cause di origine e integrazione”. Per spiegare l’urgenza della risposta ha utilizzato un’immagine: “Quando c’è una fuga di gas non posso dire alla gente ‘finché non si risolve non faccio nulla’, devo dare una maschera di gas per non farla morire. E poi si interviene sulla perdita”. Per questo, ha insistito, occorre accogliere, integrare e allo stesso tempo agire sulle cause nei Paesi di origine, come mafie, sfruttamento delle risorse e guerre.<br />Mazuelos ha richiamato anche il dramma umano della traversata: “Una persona deve aver sofferto moltissimo per salire su un cayuco con altre cento persone nell’Oceano Atlantico per cinque o otto giorni senza sapere se arriverà”.<br /> Allo stesso tempo ha affermato che i migranti, come dice papa Leone XIV, sono “maestri di speranza”, perché “ci insegnano a sperare”.<br />Secondo il bilancio presentato il 2 giugno da Cáritas Diocesana delle Canarie, nel 2025 l’azione sociale nella provincia di Las Palmas ha assistito 21.372 persone e 7.633 nuclei familiari, con un aumento del 2% rispetto all’anno precedente, di cui il 54% migranti. <br />Di fronte a questi dati, il Vescovo Mazuelos ha ricordato: “Come ci invita il Santo Padre Leone XIV, che ci visiterà tra pochi giorni, dobbiamo alzare lo sguardo e lavorare insieme come comunità per promuovere maggiore giustizia e uguaglianza, affinché non vi sia più bisogno di emigrare, e ancor meno attraverso la rotta atlantica che continua a mietere tante vite”.<br /><br />Un messaggio di speranza per la Chiesa locale<br /><br />Tra i frutti attesi della visita del Pontefice, il presule ha espresso il desiderio che “l’Atlantico e il Sahara smettano di essere un cimitero”.<br />“Che insieme siamo capaci di umanizzare sia i luoghi di origine sia quelli di arrivo dei migranti”, ha aggiunto. “La migrazione non è un fenomeno temporaneo, ma il risultato di una realtà globale: il mondo cambia ed è sempre più interconnesso. Per questo abbiamo il dovere di accogliere e, insieme a chi arriva, contribuire a creare condizioni più umane anche nei Paesi di origine. È importante non generare rifiuto verso chi cerca un futuro migliore, ma mettere al centro la dignità e la responsabilità condivisa”.<br />La visita del Pontefice ribadisce con forza che le Canarie non sono una periferia dimenticata, ma un luogo centrale in cui si gioca la dignità umana. La sua presenza sarà un gesto di ascolto verso chi opera in prima linea nell’accoglienza, di consolazione per le comunità che sostengono il peso della crisi e un appello alla coscienza internazionale, ricordando che la migrazione non è un fenomeno locale ma globale. Seguendo la scia del suo predecessore, Leone XIV porta un messaggio chiaro: ogni migrante non è un numero, ma un volto; non è un peso, ma un fratello. Il Papa “viene a confermare questa Chiesa che pellegrina e cammina nelle Isole Canarie”, ha concluso il vescovo Mazuelos.<br /> Sun, 07 Jun 2026 14:46:29 +0200Il cordoglio del Dicastero per l’Evangelizzazione per la morte del Vescovo Osório Citora Afonsohttps://www.fides.org/it/news/77768-Il_cordoglio_del_Dicastero_per_l_Evangelizzazione_per_la_morte_del_Vescovo_Osorio_Citora_Afonsohttps://www.fides.org/it/news/77768-Il_cordoglio_del_Dicastero_per_l_Evangelizzazione_per_la_morte_del_Vescovo_Osorio_Citora_AfonsoCittà del Vaticano Pubblichiamo integralmente il testo diffuso oggi dal Dicastero per l’Evangelizzazione dopo aver appreso della morte del Vescovo mozambicano Osório Citora Afonso, che in passato era stato anche Officiale dello stesso Dicastero missionario<br /><br /> <br /> §§§<br /> <br />Con profondo cordoglio, ma confortato dalla ferma speranza della Risurrezione<br />promessa dal Signore Nostro Gesù Cristo, il Dicastero per 'Evangelizzazione, Sezione per<br />la Prima Evangelizzazione e le Nuove Chiese Particolari, partecipa al lutto della Chiesa che<br />è in Mozambico e si unisce spiritualmente al Santo Padre Leone XIV, all'Arcivescovo<br />emerito, ai presbiteri, ai diaconi, alle persone consacrate e a tutti i fedeli laici delle Diocesi<br />di Quelimane e di Beira nell'apprendere la dolorosa notizia dell'improvvisa dipartita di<br /><br />S.E. MONS. OSÓRIO CITORA AFONSO, I.M.C.<br />Vescovo di Quelimane, Amministratore Apostolico di Beira e Segretario Generale della<br />Conferenza Episcopale del Mozambico, <br />che il Signore ha chiamato alla Casa del Padre il 6 giugno 2026, all'età di 54 anni.<br /><br />Nato a Ribáuè, in Mozambico, il 6 maggio 1972, S.E. Mons. Osório emise la professione<br />perpetua nell'Istituto Missioni Consolata e ricevette 'ordinazione sacerdotale il 3 novembre<br />2002. Animato da un autentico spirito missionario e da un profondo amore per la Sacra<br />Scrittura, dedicò con generosità il proprio ministero al servizio dell'evangelizzazione in<br />Africa, in Italia e nella Chiesa universale. Dopo aver ricoperto numerosi incarichi pastorali,<br />formativi e missionari, fu chiamato a prestare servizio presso la Santa Sede quale Officiale<br />del Dicastero per 'Evangelizzazione, ove esercitò il proprio ministero dal 2017 fino alla<br />nomina episcopale. Gli anni trascorsi al servizio del Dicastero furono contraddistinti da<br />competenza, dedizione, sincero spirito ecclesiale e generoso impegno per la missione ad<br />gentes e per la crescita delle giovani Chiese.<br />Il 21 settembre 2023 il Santo Padre Francesco lo nominò Vescovo Ausiliare di Maputo<br />e Vescovo titolare di Puzia di Numidia. Ricevette l'ordinazione episcopale il 28 gennaio 2024<br />mediante l'imposizione delle mani e la preghiera consacratoria di S.Em. il Signor Card. Luis<br />Antonio G. Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per 'Evangelizzazione. Successivamente, il 25<br />luglio 2025, fu nominato Vescovo di Quelimane, dedicandosi con instancabile zelo pastorale<br />e autentica carità apostolica al Popolo di Dio affidato alle sue cure. <br /><br />Il 10 aprile 2026 gli venne<br />altresì affidato l'ufficio di Amministratore Apostolico di Beira, assumendo la responsabilità<br />pastorale di due Chiese particolari e continuando nel contempo a svolgere il servizio di<br />Segretario Generale della Conferenza Episcopale del Mozambico.<br /><br />La sua improvvisa dipartita priva la Chiesa in Mozambico di un Pastore zelante e<br />premuroso, di un missionario esemplare, di un uomo di profonda fede e di un fedele<br />servitore del Vangelo. <br /><br />Quanti hanno avuto modo di conoscerlo e di collaborare con lui ne<br />ricordano l'umiltà, la bontà fraterna, la profondità spirituale, la saggezza pastorale e la totale<br />dedizione alla missione affidatagli dal Signore per il bene della Chiesa.<br /><br />In quest'ora di dolore, il Dicastero per 'Evangelizzazione eleva il proprio rendimento<br />di grazie a Dio Onnipotente per la vita, il ministero sacerdotale e il servizio episcopale di<br />S.E. Mons. Osório. Affida la sua nobile anima all'infinita misericordia del Padre e si raccoglie<br />nella preghiera insieme ai suoi familiari, ai confratelli dell'Istituto Missioni Consolata, al<br />clero, alle persone consacrate e a tutti i fedeli delle Chiese di Quelimane e di Beira.<br /><br />Alla materna intercessione della Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa, alla quale<br />egli fu sempre profondamente devoto, affidiamo questo nostro confratello nell'Episcopato,<br />certi che il Signore Risorto, che egli ha servito con fedeltà quale missionario, sacerdote e<br />vescovo, lo accolga nella pace eterna del suo Regno.<br />Conforti il Signore quanti ne piangono la scomparsa e sostenga la sua Chiesa nella<br />fiduciosa attesa della risurrezione dei morti e della vita del mondo che verrà.<br />Requiescat in pace.<br /><br />Dal DICASTERO PER L'EVANGELIZZAZIONE,<br />Sezione per la Prima Evangelizzazione e le Nuove Chiese Particolari<br />Città del Vaticano, 6 giugno 2026<br /><br />† In comunione con il Santo Padre Leone XIV e con tutta la Chiesa, eleviamo la nostra<br />preghiera per l'eterno riposo dell'anima di Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Osório<br />Citora Afonso, I.M.C., nella certezza della parola dell'Apostolo: «Sia che viviamo, sia che<br />moriamo, siamo del Signore» , sostenuti dalla speranza della risurrezione e della<br />vita eterna.<br /><br /><br />Sat, 06 Jun 2026 15:15:38 +0200AFRICA/MOZAMBICO - Sgomento e dolore per l'uccisione del Vescovo di Quelimane, Osório Citora Afonsohttps://www.fides.org/it/news/77766-AFRICA_MOZAMBICO_Sgomento_e_dolore_per_l_uccisione_del_Vescovo_di_Quelimane_Osorio_Citora_Afonsohttps://www.fides.org/it/news/77766-AFRICA_MOZAMBICO_Sgomento_e_dolore_per_l_uccisione_del_Vescovo_di_Quelimane_Osorio_Citora_AfonsoQuelimane - La Chiesa cattolica in Mozambico è in lutto per l'uccisione dei Osório Citora Afonso, Vescovo della diocesi di Quelimane. La notizia - riferita all'Agenzia Fides da fonti locali - ha portato sgomento e dolore nell'intera comunità cattolica oltre che tra le tante persone che lo hanno conosciuto. Il presule è stato trovato morto la mattina di sabato 6 giugno nella sua residenza episcopale a Quelimane, ucciso da colpi di arma da fuoco che lo hanno raggiunto al torace. Al momento, le indagini del servizio nazionale di investigazione criminale sono in corso e non sono stati ancora forniti dettagli certi sulla dinamica e sugli autori dell'omicidio, avvenuto nelle prime ore del mattino. <br /><br />L'intera comunità piange la scomparsa del quarto vescovo della Diocesi di Quelimane istituita nel 1954, che ha come patrona Nostra Signora della Liberazione. La Diocesi ha annunciato che oggi, 6 giugno 2026, alle ore 18, verrà celebrata una Messa di suffragio. La celebrazione avrà luogo presso la Parrocchia di Nostra Signora della Liberazione – Cattedrale di Quelimane. L'annuncio è stato dato dal Collegio dei Consultori della Diocesi dopo aver comunicato l'improvvisa scomparsa del vescovo. <br /><br />Per tutti "Don Osório", il Vescovo era stato Officiale del Dicastero per l'Evangelizzazione, Sezione per la Prima Evangelizzazione e le nuove Chiese particolari con la quale è rimasto sempre in contatto. E' stato stretto collaboratore dell'Agenzia Fides con la quale ha condiviso fino a poche settimane fa notizie sulla Chiesa locale, informazioni sulla grave situazione di violenze e conflitti che vedono coinvolto il Paese. <br /><br />Profondo cordoglio è stato espresso dal Presidente della Repubblica del Mozambico, Daniel Francisco Chapo, che nel suo messaggio ha sottolineato che "la morte del vescovo Osório rappresenta una perdita irreparabile per la società mozambicana e per la comunità cristiana, evidenziando la sua testimonianza di umiltà, dedizione pastorale e promozione dei valori di pace e riconciliazione".<br /><br />Membro dell'Istituto Missionario della Consolata, Citora ricopriva la carica di Segretario della Conferenza Episcopale del Mozambico, Vescovo di Quelimane dall'agosto 2025 e, dall'aprile di quest'anno, era anche Amministratore Apostolico ad interim dell'Arcidiocesi di Beira, su nomina di Papa Leone XIV.<br /><br />Il territorio della diocesi di Quelimane si estende su 57.798 chilometri quadrati e attualmente conta 29 parrocchie e missioni, circa 1.930 comunità cristiane con 1.366.593 cattolici, secondo le statistiche del 2025.<br /><br /> Sat, 06 Jun 2026 12:02:52 +0200ASIA/INDIA - In Tamil Nadu un Primo Ministro cattolico. Il Vescovo di Vellore: "disponibili a collaborare per lo sviluppo e l'armonia sociale"https://www.fides.org/it/news/77764-ASIA_INDIA_In_Tamil_Nadu_un_Primo_Ministro_cattolico_Il_Vescovo_di_Vellore_disponibili_a_collaborare_per_lo_sviluppo_e_l_armonia_socialehttps://www.fides.org/it/news/77764-ASIA_INDIA_In_Tamil_Nadu_un_Primo_Ministro_cattolico_Il_Vescovo_di_Vellore_disponibili_a_collaborare_per_lo_sviluppo_e_l_armonia_socialeVellore - "Una grande novità in Tamil Nadu è avere il Primo Ministro dello Stato di fede cattolica. Il celebre attore indiano C. Joseph Vijay, leader del partito Tamilaga Vettri Kazhagam , ha prestato giuramento il 10 maggio scorso. La sua elezione segna un importante cambiamento nel panorama politico regionale, ponendo fine a quasi 60 anni di dominio dei due partiti dravidici": lo dichiara all'Agenzia Fides Ambrose Pitchaimuthu, Vescovo di Vellore, in Tamil Nadu, e Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in India. I partiti dravidici, cui il Vescovo fa riferimento, sono formazioni politiche regionali indiane, radicate quasi esclusivamente nello Stato del Tamil Nadu, importante stato dell'India meridionale, e che traggono origine ideologica dal Movimento dravidico, una corrente di riforma sociale e di orgoglio linguistico-culturale nata in loco all'inizio del XX secolo.<br />Nota mons. Pitchaimuthu: "Il nuovo Primo Ministro è riuscito a spezzare un lungo duopolio. È cattolico ma è stato eletto con i voti di tutti. Il suo nuovo partito ha incontrato il favore popolare. Il popolo del Tamil Nadu ha voluto fortemente il cambiamento dopo 60 anni di alternanza di due partiti che hanno sempre governato. I cittadini hanno voluto dare una svolta, lamentando corruzione e nepotismo". I due partiti regionali, storicamente radicati nello stato, sono: il DMK , di orientamento laico, progressista e regionalista; e l'AIADMK , anch'esso regionalista, legato a politiche di welfare e a leader carismatici.<br />"I cattolici in Tamil Nadu sono circa il 12% della popolazione, e la presenza cristiana arriva al 30%, su circa 77 milioni di abitanti dello Stato. Ma il fattore religioso non ha contato nel voto, anche se frange indù hanno tentato di delegittimare C. Joseph Vijay, sulla base della religione", afferma il Vescovo.<br />Sulla sua fulminea ascesa, il Vescovo Pitchaimuthu nota: "È stato attore e questo gli ha dato grande popolarità. Ricordo che in passato, nella fiction, ha impersonato un uomo politico; ora è un politico vero, di professione. Ed è curioso che, sui social media, vi sia una sovrapposizione tra real e reel ".<br /><br />"Il nuovo partito - prosegue - si è presentato con sfide e proclami altisonanti. In campagna elettorale ha annunciato elettricità gratuita, salario alle donne, un sussidio mensile ai giovani contro la disoccupazione, prestiti studenteschi senza garanzie collaterali fino a 2 milioni di rupie: sono misure di grande impatto emotivo e sociale. Questa è ora la sfida che dovrà affrontare. A mio parere potrà e dovrà dire onestamente alla popolazione quali misure, tenendo presenti i conti del bilancio dello Stato, saranno realmente praticabili".<br />Secondo gli osservatori, attuare tutte queste promesse elettorali graverebbe pesantemente sulle casse dello Stato. Il governo di Vijay ha ereditato un forte debito pubblico dal precedente governo e la sua sfida principale sarà reperire i fondi necessari al governo senza imporre nuove tasse.<br /><br />Conclude il Vescovo di Vellore: "La popolazione dello Stato nutre grandi aspettative sul nuovo governo. Nell'esecutivo statale, un governo di coalizione, vi è una nutrita rappresentanza cristiana ed è una novità: oltre al Primo Ministro cattolico, per la prima volta nella storia, anche il Ministro delle Finanze è cattolico e anche lo Speaker del Parlamento è un cristiano. Noi, come Vescovi, lo incontreremo e gli esprimeremo la nostra disponibilità a collaborare per la crescita, lo sviluppo e la crescita del Tamil Nadu e per promuovere l'armonia sociale, base della prosperità".<br /><br />Subito dopo aver assunto la guida del governo, Vijay ha approvato importanti provvedimenti per una fornitura parziale gratuita di energia elettrica, per la creazione di una speciale "forza di protezione" per le donne e di squadre antidroga in ogni distretto statale. Nel suo discorso inaugurale, il Primo Ministro Vijay ha chiesto alla popolazione di concedergli del tempo per mantenere le promesse elettorali.<br /> Sat, 06 Jun 2026 12:12:18 +0200AMERICA/HAITI - Conferma nell'incarico del Direttore delle Pontificie Opere Missionariehttps://www.fides.org/it/news/77765-AMERICA_HAITI_Conferma_nell_incarico_del_Direttore_delle_Pontificie_Opere_Missionariehttps://www.fides.org/it/news/77765-AMERICA_HAITI_Conferma_nell_incarico_del_Direttore_delle_Pontificie_Opere_MissionarieCittà del Vaticano - Il Cardinale Luis Antonio G. Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione , in data 25 maggio 2026, ha confermato nell’incarico di Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie ad Haiti, don Junior Phares Larosiliere, del clero diocesano di Port au Prince, per il quinquennio 2025-2030 .<br />EG <br /><br />Fri, 05 Jun 2026 13:49:18 +0200AFRICA/SUD SUDAN - Il St. Theresa Mission Hospital lancia una campagna di sensibilizzazione contro l’ebolahttps://www.fides.org/it/news/77763-AFRICA_SUD_SUDAN_Il_St_Theresa_Mission_Hospital_lancia_una_campagna_di_sensibilizzazione_contro_l_ebolahttps://www.fides.org/it/news/77763-AFRICA_SUD_SUDAN_Il_St_Theresa_Mission_Hospital_lancia_una_campagna_di_sensibilizzazione_contro_l_ebolaNzara - L'ospedale missionario di Santa Teresa a Nzara ha avviato un'ampia campagna di sensibilizzazione rivolta alla diocesi cattolica di Tombura-Yambio per rafforzare le misure precauzionali contro le epidemie di Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda, sottolineando l'importanza della prevenzione e della vigilanza, nonostante il Sud Sudan rimanga indenne da casi confermati.<br /><br />Dalla sessione di sensibilizzazione, tenutasi ieri 4 giugno presso la Curia diocesana, è emersa crescente preoccupazione per la salute pubblica regionale, a seguito dei casi confermati nei paesi limitrofi. Il Sud Sudan, che ha registrato la sua prima epidemia di Ebola nel 1976 nella contea di Nzara, rimane particolarmente vigile data la vicinanza del paese alle regioni colpite e l'importanza storica della malattia nel suo territorio.<br /><br />Il Vescovo della diocesi di Tombura Yambio, Barani Eduardo Hiiboro Kussala, ha espresso gratitudine all'Ospedale Missionario e al Catholic Organization for Development and Peace per aver promosso l'iniziativa, riconoscendo l'importanza di un'educazione sanitaria proattiva. Ha ricordato a tutti i partecipanti quanto sia fondamentale la vigilanza. Il Vescovo, inoltre, ha sottolineato la necessità di misure di protezione, ha riconosciuto la realtà e la pericolosità dell'Ebola, che ha definito “malattia seriamente pericolosa che richiede un'attenta considerazione durante le attività quotidiane”. Il presule ha esortato le autorità governative, i partner internazionali, le comunità e gli scienziati a intensificare ricerca e campagne di sensibilizzazione sul virus, sottolineando il potenziale pericolo per la vita quotidiana e i sistemi sanitari delle comunità. Ha incoraggiato le comunità, le organizzazioni della società civile e le organizzazioni non governative a segnalare tempestivamente i casi sospetti alle autorità sanitarie. Ha inoltre auspicato frequenti sessioni di sensibilizzazione condotte in tutte le lingue locali, con l’obiettivo di raggiungere tutti i membri della comunità, indipendentemente dal livello di istruzione o dalla conoscenza della lingua.<br /><br />L'Ospedale Missionario di Santa Teresa, struttura sanitaria cattolica che serve l'area di Nzara, svolge un ruolo fondamentale nel sistema sanitario diocesano e funge al contempo da punto di riferimento per gli operatori sanitari di tutta la diocesi che cercano indicazioni sui protocolli di prevenzione e risposta all'Ebola. Secondo le autorità sanitarie locali gli sforzi congiunti della Diocesi, dell'Ospedale, del CODEP, delle autorità governative e delle organizzazioni comunitarie rappresentano la risposta coordinata necessaria per impedire l'ingresso dell'Ebola nel Sud Sudan e per proteggere la salute e il benessere delle comunità vulnerabili nello Stato dell'Equatoria Occidentale.<br /><br />Alla sessione di sensibilizzazione hanno partecipato il personale della Diocesi di Tombura-Yambio e del CODEP, rappresentanti dell'Organizzazione Eve, sacerdoti, direttori e responsabili della Curia. La partecipazione eterogenea, proveniente sia da organizzazioni ecclesiastiche che della società civile, dimostra l'approccio collaborativo alla sicurezza sanitaria.<br /><br /> <br />Fri, 05 Jun 2026 11:31:10 +0200ASIA/MYANMAR - Cinque Vescovi costretti a lasciare la cattedrale: "La gente, stanca e traumatizzata per la violenza, prega con le lacrime agli occhi", dice il Vescovo di Pekhonhttps://www.fides.org/it/news/77762-ASIA_MYANMAR_Cinque_Vescovi_costretti_a_lasciare_la_cattedrale_La_gente_stanca_e_traumatizzata_per_la_violenza_prega_con_le_lacrime_agli_occhi_dice_il_Vescovo_di_Pekhonhttps://www.fides.org/it/news/77762-ASIA_MYANMAR_Cinque_Vescovi_costretti_a_lasciare_la_cattedrale_La_gente_stanca_e_traumatizzata_per_la_violenza_prega_con_le_lacrime_agli_occhi_dice_il_Vescovo_di_PekhonCittà del Vaticano - A causa della guerra civile in corso dal 2021, cinque Vescovi del Myanmar, sulle 17 diocesi esistenti nel Paese, sono stati costretti ad abbandonare la loro sede vescovile e le rispettive cattedrali e vivono in parrocchie situate in zone più sicure, non interessate dagli scontri tra i ribelli e l'esercito. "Sono i Vescovi delle diocesi di Pekhon, Loikaw, Banmaw, Mindat e Lashio", riferisce all'Agenzia Fides mons. Felice Ba Htoo, Vescovo di Pekhon, città nello Stato Shan, nel centro del Myanmar, raccontando la sofferenza dei Pastori del Myanmar che da cinque anni vedono la loro nazione sconvolta dalla guerra civile, con effetti pesanti sulla popolazione. "Anche noi, come Vescovi, siamo stati interessati e, con noi, le nostre parrocchie, molte delle quali sono state chiuse, perchè colpite o danneggiate o perchè rimaste senza fedeli", racconta. I Vescovi del Myanmar, in questi giorni in Vaticano per la visita ad limina Apostolorum, oggi incontrano Papa Leone e approfondiscono con il Pontefice le loro sofferenze e quelle del popolo birmano, pregando con lui per la pace e la riconciliazione.<br />Dice il Vescovo Felice Ba Htoo a Fides: "Non sappiamo cosa ci riserverà il futuro. Viviamo il presente confidando in Dio. La nostra missione oggi è stare vicini alla gente, agli sfollati interni dispersi nel territorio: alcuni nella giungla, altri nei campi profughi, altri ancora in villaggi meno interessati dalla violenza. Cerchiamo di incontrarli, consolarli, offrire una parola di speranza. Con i cattolici celebriamo i sacramenti. Li incoraggiamo, invitandoli a vivere uno spirito di amore reciproco, di collaborazione e di aiuto, in modo da poter superare questo tempo di precarietà e difficoltà. La gente è stanca e traumatizzata dal conflitto che continua da cinque anni. In questo quadro storico segnato da prove e sofferenze, viviamo il nostro pellegrinaggio della speranza".<br />Preti, religiosi e catechisti sono vicini alla gente, predicando la pace e la riconciliazione, per far sì che l'odio non prevalga, riferisce. "Confidiamo in Dio e preghiamo che ci sia un tempo di luce per il nostro futuro".<br />Il Vescovo descrive così la situazione locale: "La diocesi è stata raggiunta da almeno altri 40 mila sfollati, persone di diverse religioni che cercano zone non interessate dalla violenza, come la parte occidentale del territorio diocesano". A orientare il flusso dei profughi è anche la ricerca di acqua: "Gli sfollati cercano di stabilirsi in luoghi dove c'è acqua, perché nella nostra zona l'acqua scarseggia. Per la sopravvivenza, negli anni scorsi la gente dei villaggi indigeni è stata molto ospitale e ha condiviso i frutti della terra e i terreni da coltivare. Ma ora, dopo cinque anni, diventa molto difficile: gli indigeni devono provvedere alla propria famiglia e non hanno più risorse da condividere con gli sfollati. La situazione umanitaria è peggiorata". "Ora - prosegue - migliaia di sfollati vivono anche in oltre 30 campi profughi presenti nel nostro territorio. Altri vivono accampati dove capita, dove riescono a trovare un posto che consenta loro di sopravvivere".<br />Sulla vita della Chiesa cattolica, segnata da questa precarietà, il Vescovo rimarca: "La vita della Chiesa è stata toccata dal conflitto. I combattimenti quotidiani mi hanno costretto a lasciare il centro pastorale di Pekhon e a trasferirmi in un villaggio, nella parrocchia della Beata Vergine Maria. Abbiamo dovuto chiudere circa sette parrocchie su 16. Dei circa 60mila cattolici della diocesi , molti hanno lasciato il territorio delle parrocchie e si sono spostati nelle zone rurali, vicino ai loro parenti".<br />Inoltre, "alcune chiese e alcuni conventi sono stati distrutti. Proprio nel centro della diocesi, a Pekhon, vi era la popolazione cattolica più numerosa e vi si trovavano edifici e infrastrutture migliori, ma in tutte queste zone la gente non poteva rimanere e si sono progressivamente spopolate", osserva.<br />"I sacerdoti diocesani - prosegue - vivono nei campi accanto ai profughi. Vivono lì con la gente. Incoraggiano le persone perché esse, per così dire, si affidano ai sacerdoti, si fidano di loro e si sentono anche un po' protette.<br />Preti, religiosi, suore e catechisti si spendono per mostrare vicinanza ai fedeli e provvedere ai loro bisogni; cercano di fare in modo che possano partecipare alla Messa almeno la domenica, organizzano classi scolastiche per i bambini, cercano sempre di incoraggiare, consolare e accompagnare le famiglie sfollate".<br />"Per noi, sacerdoti e suore, è fondamentale accompagnare le persone traumatizzate. Questa è la nostra principale preoccupazione: mostrare che il Signore le ama sempre. In una situazione così difficile, Dio ci riserva comunque qualcosa di buono: ci dà la possibilità di essere davvero vicini a queste persone vulnerabili e afflitte", dice mons. Felice Ba Htoo.<br />"La situazione che viviamo - confessa con amarezza - è davvero critica. La violenza da cinque anni ci tormenta. La gente è esausta, ma prega con le lacrime agli occhi, con parole accorate, intense e profonde. I fedeli recitano il Rosario, vanno in chiesa o nelle cappelle improvvisate, fanno Adorazione eucaristica: c'è sempre tanta gente. Questo non è cosa da poco. Significa che la gente ha fede in Dio e non perde la speranza in un futuro migliore".<br />Pekhon, nel sud dello Stato Shan, fa parte del fronte sudorientale della guerra civile, dove si registra una violenza episodica ma persistente. Il territorio è un'area strategicamente importante per le vie di comunicazione e vede contrapposte le forze della giunta militare e le Forze di Difesa Popolare locali. In una situazione complessa e frammentata, sono presenti anche milizie etniche filogovernative, come la Pa-O National Organisation.<br />L'area rimane contesa e fortemente instabile, con scontri tra l'esercito, che controlla alcune basi e le principali arterie stradali, e i gruppi della resistenza, assiepati nelle aree rurali e sulle colline circostanti.<br /> <br /><br />Fri, 05 Jun 2026 10:47:24 +0200Se il “problema” non è più l’ateismo. L’urgenza missionaria della Spagna che attende Leone XIVhttps://www.fides.org/it/news/77761-Se_il_problema_non_e_piu_l_ateismo_L_urgenza_missionaria_della_Spagna_che_attende_Leone_XIVhttps://www.fides.org/it/news/77761-Se_il_problema_non_e_piu_l_ateismo_L_urgenza_missionaria_della_Spagna_che_attende_Leone_XIVdi Marie-Lucile Kubacki <br /><br />Madrid - Dal 6 al 12 giugno 2026, Papa Leone XIV ha scelto la Spagna come meta del suo quarto viaggio apostolico fuori dall’Italia. In questa occasione visiterà Madrid e Barcellona, dove celebrerà una Messa nella basilica della Sagrada Família, nel contesto delle commemorazioni del centenario della morte del suo celebre architetto, Antoni Gaudí , e si recherà anche alle Canarie, arcipelago colpito dalla crisi migratoria. <br /><br /><br />Da un punto di vista ecclesiale e missionario, la situazione spagnola è particolarmente interessante. Paese storicamente segnato dal cristianesimo, la Spagna è oggi raggiunta dal processo di secolarizzazione, anche se la comunità ecclesiale continua avere una consistenza socialmente rilevabile. <br /><br /><br />Un’indagine pubblicata dal CIS stima che il 15,2% degli intervistati si definisce cattolico praticante; sull’intero campione, l’11,4% dichiara di andare a Messa «tutte le domeniche e nei giorni festivi», mentre il 4,7% vi partecipa «più volte alla settimana».<br />Alla luce di questa situazione, la Conferenza episcopale spagnola conduce da diversi anni una riflessione approfondita per ripensare la missione a partire dalla realtà del Paese. <br /><br /><br />Alcune settimane prima dell’arrivo del Papa, proprio la Conferenza episcopale ha pubblicato un lungo e interessante documento intitolato «Mettetevi in cammino» , che propone linee pastorali per i prossimi quattro anni. <br /><br /><br />Mentre Papa Leone XIV,nel recente discorso rivolto ai partecipanti all’Assemblea generale delle Pontificie Opere Missionarie, ha ricordato ai «fedeli delle Chiese più antiche» quanto sia importante inserirsi «nello spirito missionario di tutta la Chiesa» , si può leggere nel testo dei Vescovi spagnoli una diagnosi al tempo stesso lucida e dinamica. «In Spagna, l’epoca ormai trascorsa, radicata per secoli, in cui si diceva: “sono cattolico perché sono nato in Spagna” è definitivamente alle nostre spalle», riconosce il documento.<br />«Le difficoltà che incontriamo nell’evangelizzazione, insieme all’invecchiamento e alla diminuzione numerica dei membri della comunità cristiana — sposi, consacrati, pastori e laici impegnati nella missione della Chiesa — generano un certo scoraggiamento nella Chiesa, aggravato dal sovraccarico di lavoro e di sfide evangelizzatrici, in particolare tra i ministri ordinati», si legge ancora. «I consacrati vivono in Spagna una straordinaria riconfigurazione delle loro province e delle loro presenze apostoliche. La riorganizzazione permanente delle parrocchie in “unità pastorali” — qualunque sia la denominazione — insieme a quanto appena descritto, ci fa vivere con la sensazione di essere centrati sull’“amministrazione di una scarsità quantitativa”, che ostacola il cammino verso quella “conversione pastorale” che la novità del cambiamento d’epoca richiede».<br /><br />La tentazione della “doppia vita” e le attese da ascoltare<br /><br /><br />La CEE propone di riflettere a partire dall’episodio del Cenacolo, dove i discepoli sono inizialmente chiusi nella paura. «Alcuni pensano che sia meglio rifugiarsi nel “cenacolo” finché la tempesta non passi», scrive, mettendo in guardia dalla tentazione di concepire la missione in modo scisso, dividendo la vita tra ciò che si svolge all’interno del “tempio”, in contesto ecclesiale, e ciò che accade all’esterno, nel resto del tempo. «Le difficoltà, radicate profondamente nella cultura, spingono verso una sorta di doppia vita, nella quale si possono esibire vessilli evangelici adottando al tempo stesso forme di vita, strumenti e mezzi mondani», prosegue il testo. «Si finisce per ridurre la vita evangelica ai templi, mentre fuori — nei rapporti di lavoro, nelle relazioni con gli altri e con i vicini, come genitori a scuola o come professionisti — si accettano le regole del mondo, dominate dal denaro e dal potere, che generano indifferenza e passività al momento di evangelizzare negli spazi della mentalità dominante». Questa «doppia vita» è l’«alienazione sociale» a cui si riferisce Francesco nell’enciclica Dilexit nos . È da questo clima, analizza la CEE, che nascono «le riduzioni ideologiche della fede o la nostalgia dei tempi passati», attribuendo «alla riforma conciliare e alla sua recezione tutti i mali della Chiesa».<br /><br /><br /><br /><br />Tra i sintomi della mondanità contemporanea, la CEE individua la cultura dell’«empowerment» negli ambiti antropologico, economico e politico, che genera «una mentalità contraria alla comprensione cristiana della persona». Altro sintomo è il consumismo. «Il sistema culturale, economico e politico contemporaneo è strutturato come un supermercato: il piacere, inteso come soddisfazione di un desiderio, e il potere e il denaro come strumenti per raggiungerlo», si legge. In un contesto segnato dalla crescita di un individualismo che indebolisce la percezione tradizionale dei legami familiari e comunitari, la CEE rileva una crescente inquietudine di fronte all’ignoto. La «riduzione antropologica della persona a semplice individuo» genera una profonda insoddisfazione, impoverendo «la ragione, l’affettività e la volontà». Questa insoddisfazione è spesso compensata dalla ricerca di «potere» o da «surrogati additivi», senza mai colmare il disagio persistente. E tuttavia, questa tensione rivela un’aspirazione più profonda: riscoprire che «la vita è dono e non potere». Così, dietro l’esaltazione dell’individuo emerge la «nostalgia della persona», dietro la ricerca di potere quella dell’«amore», e dietro le promesse di un «progetto di vita compiuta» offerte da una società dei consumi, quella della «santità». Per la CEE, sono queste le attese che la Chiesa deve ascoltare per essere missionaria.<br /><br />Il trionfo del religioso “fai-da-te"<br /><br />Un altro dato fondamentale è che, all’interno della società spagnola secolarizzata, «la sfida della Chiesa non è tanto l’ateismo quanto la fame di Dio che si manifesta in modi molto diversi». Secondo un’indagine della Fundación SM, “Jóvenes españoles 2026” , ripresa da diversi media cattolici spagnoli, se la percentuale di giovani che si dichiarano cattolici è passata dal 31,6% al 45% tra il 2020 e il 2025, il contenuto di questa fede è spesso sincretico: tra i cattolici praticanti, il 60,7% dichiara di credere nel karma, il 48,5% nella reincarnazione e il 44,1% nelle arti magiche, dando vita a una spiritualità “su misura” che mescola elementi della tradizione cattolica e frammenti di «spiritualità neo-esoteriche». Anche se occorre sempre evitare di idolatrare i numeri, questi dati mostrano la complessità della situazione, che non può essere letta semplicemente secondo la dialettica declino/rinnovamento. Come rispondere a questa fame di Dio, sapendo che spesso si accompagna a un approccio più individualista e distaccato rispetto alle istituzioni? La missione verso coloro che i sociologi delle religioni chiamano talvolta “spiritual but not religious” o “nones” rappresenta infatti una delle grandi urgenze del nostro tempo.<br />Elementi che si ritrovano anche in Francia, dove il Papa si recherà dal 25 al 28 settembre prossimo. In entrambi i Paesi, la constatazione della secolarizzazione e del calo della pratica invita a concentrarsi più che mai sulla coerenza e sulla vitalità della testimonianza. <br /><br /><br />In Spagna, la Chiesa invita a operare questo cambiamento di paradigma utilizzando la chiave di discernimento offerta da Papa Francesco nel suo discorso alla Curia romana del 2023: «Sessant’anni dopo il Concilio — aveva dichiarato — continuiamo a discutere sulla divisione tra “progressisti” e “conservatori”; ma questa non è la vera differenza: la differenza vera e principale è tra gli “innamorati” e gli “abitudinari”. Questa è la differenza. E solo chi ama può camminare». <br /><br /><br />Numerose iniziative e sperimentazioni apostoliche sono state attuate negli ultimi anni «nell’ambito del primo annuncio, del catecumenato degli adulti, del rinnovamento dei percorsi per la preparazione ai sacramenti, dei nuovi itinerari di preparazione al matrimonio, della spiritualità popolare, dell’adorazione eucaristica e dell’aiuto ai più poveri», osserva la CEE, che sottolinea anche il contributo degli immigrati cattolici in termini di rivitalizzazione e ringiovanimento delle comunità. In definitiva, non si tratta tanto di inventare nuove ricette quanto di ritrovare, in ogni epoca e in ogni luogo, la sorgente di acqua viva del Vangelo e i gesti semplici di sempre delle Beatitudini. <br />Fri, 05 Jun 2026 08:49:57 +0200