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        <title>Fides News Italiano</title>
        <description><![CDATA[Le notizie dell'Agenzia Fides]]></description>
        <link>http://www.fides.org/index.php</link>
        <lastBuildDate>Tue, 09 Feb 2010 18:21:16 +0100</lastBuildDate>
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            <title>Logo dell'Agenzia Fides</title>
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            <description><![CDATA[Feed fornito da www.fides.org. Fare click per visitare il sito.]]></description>
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            <title>ASIA/FILIPPINE - Consultazione popolare e dialogo a Mindanao: un contributo efficace per ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33049&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Davao (Agenzia Fides) – “La pace a Mindanao parte del basso: occorre comunicare con la gente, informarla, renderla partecipe dei contenuti dell’accordo di pace”: lo dichiara all’Agenzia Fides il gesuita p. Albert Alejo, responsabile esecutivo dei progetti “Consultazione a Mindanao” e “Dialogo su Mindanao”, promossi dalla “Conferenza dei Vescovi e Ulema” delle Filippini (Bishop-Ulama Conference, BUC). 
Il primo progetto – una vera e propria “consultazione popolare” della gente della vasta isola del Sud delle Filippine – si è appena concluso e p. Alejo ha presentato ufficialmente un rapporto, inviato all’Agenzia Fides, con i risultati dell’indagine. Il rapporto traccia alcuni punti essenziali per costruire un accordo di pace: “La sincerità, per vincere la sfiducia della popolazione; la sicurezza per sconfiggere la paura; la sensibilità verso le ferite lasciate dal conflitto; la solidarietà per realizzare il desiderio di tutti a partecipare; la spiritualità, per il ruolo della fede e dei simboli religiosi; la sostenibilità per le istituzioni”. 
Il progetto della consultazione popolare è stato gestito in pieno accordo e a stretto contatto con l’Ufficio del Consigliere presidenziale per il processo di pace, del governo filippino che – dopo il collasso dei negoziati di pace nel 2008 – ha dunque sposato questa nuova metodologia che parte dal basso.
Ora si apre la seconda fase, quella fase del “Dialogo su Mindanao”, spiega a Fides il Gesuita: “La consultazione sarà estesa a livello nazionale per informare la gente sui passi e sui contenuti del processo di pace. Finora i colloqui sono stati segreti e gli accordi calati dall'alto. Questa è la ragione principale del fallimento. Oggi si cambia strategia”.
La nuova consultazione parte subito con una serie di argomenti e domande più specifiche (finora si sono affrontati temi di carattere generale) e si concluderà entro la fine di marzo. Procederà attraverso incontri con gruppi selezionati di 300 persone, rappresentanti di un ampio ventaglio di settori e categorie (la società civile, il mondo della cultura, le professioni, gli amministratori locali, etc) inclusi i mass-media, per chiarire e discutere i punti e gli orientamenti del processo di pace.
P. Albert sottolinea: “La sfida più grande è l’informazione: se la gente conosce e comprende, allora tutto è più facile. La pace è possibile: non so se sarà tecnicamente possibile siglare un accordo prima delle elezioni, per evidenti motivi di carattere politico. Ma oggi anche i ribelli del MILF (Moro Islamic Liberation Front) lo vogliono,  quindi forse è anche possibile in tempi stretti”.
“In questa fase – conclude il gesuita – la BUC è stata determinante: il ruolo dei leader religiosi è molto importante, perchè essi godono della fiducia della gente, più dei politici. Sono felice che cristiani e musulmani  siano impegnati in questo percorso e spero che in futuro il loro impegno continui”. (PA) (Agenzia Fides 9/2/2010 righe 28 parole 276)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Tue, 09 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
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            <title>AFRICA/NIGERIA - Il Senato vota una mozione per il trasferimento dei poteri presidenziali al ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33048&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Abuja (Agenzia Fides)- Il Senato della Nigeria ha votato oggi, 9 febbraio, una mozione affinché il Vicepresidente  Goodluck Jonathan diventi Presidente ad interim. La mozione, votata dalla maggioranza dei Senatori, chiede che il “Vicepresidente Goodluck Jonathan possa adempiere alle funzioni di ufficio del Presidente, Comandante in Capo delle forze armate delle federazione, nella qualità di Presidente facente funzione”. 
	La mozione del Senato è un’ulteriore e forte pressione sul Presidente Umaru Yar'Adua, ricoverato da novembre in Arabia Saudita, perché nomini il suo Vice Capo dello Stato ad interim. Finora Yar’Adua ha tergiversato, mentre in Nigeria cresce l’incertezza e la tensione per la mancanza di notizie certe sul suo stato di saluto e, soprattutto, sulla capacità del Presidente di esercitare le sue funzioni, in un momento delicato per la vita del Paese. Oltre agli scontri di Jos (vedi Fides 20/1/2010), si sono aggiunte le minacce del MEND (Movimento di Emancipazione del Delta del Niger) di riprendere le ostilità nel delta del Niger e le preoccupazioni per il deterioramento dell’immagine internazionale della Nigeria a causa del fallito attentato commesso da un giovane nigeriano sul volo Amsterdam – Detroit il giorno di Natale 2009. 
	La mozione del Senato deve essere approvata dalla Camera bassa per diventare operativa. Il voto della Camera è previsto l’11 febbraio. Se la mozione, come probabile, dovesse essere approvata anche dalla Camera, Jonathan assumerebbe subito i poteri presidenziali. 
Il Vicepresidente si è impegnato per trovare una soluzione definitiva alle tensioni nello Stato di Plateau, la cui capitale Jos è sprofondata nella violenza a fine gennaio. Ma come ricordava a Fides Sua Eccellenza Mons. Ignatius A. Kaigama, Arcivescovo di Jos, “occorre ridurre la tensione che sta salendo nel Paese, conferendo i pieni poteri presidenziali al Vicepresidente Jonathan, che altrimenti non può mettere in pratica tutte quelle misure necessarie per assicurare la pace, perché il Vicepresidente ha poteri limitati” (vedi Fides 4/2/2010). (L.M.) (Agenzia Fides 9/2/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Tue, 09 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
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            <title>AMERICA/HAITI - Nella casa delle Piccole Sorelle di Gesù, dove si distribuiscono gli aiuti ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33047&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Port au Prince (Agenzia Fides) – “È la mia prima esperienza di aiuti internazionali all’estero,  ma sono rimasto colpito dal numero di giovani volontari, tanti senza riferimenti a istituzioni, arrivati fin qui per aiutare”: sono alcune impressioni inviate all’Agenzia Fides da fratel Luca Perletti, Consultore generale dei Camilliani, che è infermiere professionale, da settimane impegnato ad Haiti nell’opera di soccorso dopo il terremoto. Fratel Luca racconta la sua visita alle “Piccole Sorelle di Gesù”, una comunità internazionale di sei suore inserita in uno dei quartieri della capitale, Port au Prince. “La loro casa è in fondo ad una stretta via, resa impervia dai detriti, dalle carcasse di macchine e dalla tanta gente che ha la strada per abitazione. Attorno tanta animazione, ma anche pace. Il quartiere, da anni, è stato suddiviso in zone il cui responsabile collabora con le suore nel risolvere i problemi quotidiani. Qui, per esempio, la distribuzione del cibo non ha bisogno dell’apparato militare americano per la protezione. Sei piccole suore consegnano ad ogni capo settore il cibo necessario per le famiglie del proprio settore e questi lo suddividono in tutta tranquillità! La casa è un piccolo quartiere generale, dove sono ammassate le scorte (non molte in verità), dove si fanno riunioni, si prega e ci si incontra. Fedeli al loro carisma di silenziosa incarnazione, queste suore condividono la vita del popolo, in tutte le forme, persino quella del dormire sul marciapiedi, vista la precarietà delle costruzioni. Solo da pochi giorni sono rientrate in casa, dopo che i Vigili del Fuoco italiani, hanno dato l’ok alla abitabilità. Arrivando alla loro casa si passa per una strada strettissima a due sensi di marcia, che corre contorta tra case cresciute disordinatamente e non si può non rallentare nei pressi di una scuola comunale ridotta in briciole: qui, il 12 gennaio, quasi 200 bambini stavano partecipando al turno pomeridiano di lezioni. Se ne sono salvati 25, venti cadaveri sono stati recuperati mentre il resto è ancora sepolto. Attorno la vita scorre normale. A pochi metri di distanza, altoparlanti diffondono musica ad alto volume. Si tratta di canti animati da una delle tante chiese protestanti che, in questo clima di dramma, offrono una immediata consolazione. Il raduno raccoglie centinaia di persone, venute per dimenticare la loro sorte al ritmo di canti frenetici e di parole di speranza. Che differenza con la pace, la serenità e l’organizzazione pratica delle sei suore appena incontrate! Ma la gente di Haiti ha bisogno anche di questo, di canti, di musica e di stordimento per poter affrontare la fatica di ogni giorno! E mentre usciamo dal quartiere mi colpisce una scritta che un anonimo ha lasciato su un muro: Adieu Port au Prince: Haiti never die”. (AP/LP) (9/2/2010 Agenzia Fides; Righe: 34; Parole:488)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Tue, 09 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
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            <title>AFRICA/KENYA - Campagna triennale per la lotta contro la trasmissione verticale dell’Aids</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33046&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Nairobi (Agenzia Fides) – E’ stata appena lanciata in Kenya una campagna triennale per ridurre la trasmissione dell’Aids madre-figlio. La campagna, soprannominata “Campagna per porre fine all’Hiv/Aids Infantile”, mira ad incrementare i tassi di copertura nella prevenzione della trasmissione dell’Hiv da madre a figlio e aumentare le cure per quelli contagiati. Inizialmente la campagna si concentrerà su sei paesi: Kenya, Uganda, Tanzania, Mozambico, Zambia e Nigeria. Ogni anno sono circa 40 mila i bambini contagiati dall’ HIV, una cifra molto elevata. Il governo ad oggi fornisce farmaci antiretrovirali (ARV) per 30 mila bimbi sieropositivi. Secondo le stime, 60 mila necessitano di ARV. (AP) (9/2/2010 Agenzia Fides; Righe:12; Parole:11)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Tue, 09 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
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            <title>ASIA/HONG KONG - Dalla Giornata della vita consacrata un nuovo incoraggiamento a promuovere le ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33045&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Hong Kong (Agenzia Fides) – Le persone che hanno scelto la vita consacrata devono essere un ponte di comunione “con intelligenza, saggezza e discrezione”, inoltre tutti si devono prendere cura delle vocazioni, “non solo sacerdotali, ma anche per la vita religiosa”: sono le raccomandazione di Mons. John Tong, Vescovo della diocesi di Hong Kong, durante la celebrazione della Giornata della Vita Consacrata, svoltasi il 2 febbraio nella parrocchia di Cristo Re. Secondo quanto riferisce Kong Ko Bao (il bollettino diocesano in versione cinese),  oltre 400 tra sacerdoti, religiosi e religiose, hanno partecipato alla solenne e suggestiva liturgia della festa della Presentazione al Tempio di Gesù, rinnovando i voti di povertà, castità ed obbedienza. Mettendo in luce lo stretto legame dei religiosi con la realtà diocesana,  il Vescovo ha raccomandato ai presenti di dare la massima attenzione alla formazione delle vocazioni, alla pastorale della Chiesa e ai fedeli immigrati presenti nel territorio, soprattutto si deve mobilitare a tutto campo il Gruppo per la promozione delle Vocazioni costituito in ogni parrocchia. Infine Mons. Tong ha sottolineato di “aver visto con gioia l’attiva partecipazione dei laici alla vita della Chiesa”, tuttavia “il ruolo dei sacerdoti e delle persone di vita consacrata rimane insostituibile”. (NZ) (Agenzia Fides 09/02/2010 - righe 19, parole 196)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Tue, 09 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
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            <title>ASIA/INDONESIA - Da Aceh, nel dopo-tsunami, una speranza per Haiti</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33044&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Medan (Agenzia Fides) – Dal male può nascere un bene. Da una tragedia, speranza e nuova vita. E’ questo il messaggio che la provincia di Banda Aceh (nel Nord dell’isola di Sumatra), distrutta dallo tsunami nel 2004, lancia ad Haiti, colpita dal sisma del 12 gennaio. Secondo le cifre ufficiali, ad Haiti si registrano 112mila morti, 196mila feriti, 2 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria di base, fra i quali 200mila orfani.
Ad Aceh, lo tsunami del dicembre 2004 ha devastato il territorio, lasciando 160mila morti e oltre 500mila sfollati, radendo al suolo intere città e villaggi. Aceh, era definita “provincia ribelle”, luogo movimenti terroristi e separatisti. E’ la provincia indonesiana dove dal 2002 è in vigore la sharia, che  preoccupa i non musulmani. 
A cinque anni dal disastro, oggi Banda Aceh, capitale della provincia, è il simbolo del “trionfo sullo tsunami”, un luogo dove la qualità della vita è alta, dove si respira l’armonia interreligiosa, dove “vi è stata una rinascita che offre speranze a tutto il mondo, specialmente alla gente di Haiti”, dice all’Agenzia Fides Mons. Antonius Sinaga, OFM Cap, Arcivescovo di Medan, la principale città di Nord Sumatra. Lo tsunami ha dato l’impulso per un nuovo inizio.
Mons. Sinaga sottolinea a Fides: “La gente oggi è molto aperta, umanamente e socialmente. Banda Aceh è divenuta una città internazionale e dalla tragedia dello tsunami è rinata una città socialmente molto diversa. C’è grande riconoscenza per gli aiuti giunti dall’esterno, soprattutto dagli Stati Uniti e dai paesi europei, chiamati ‘paesi cristiani’, che hanno permesso di ricostruire oltre 140mila case”.
Grazie agli aiuti, per un valore complessivo di oltre 6,7 miliardi di dollari, si sono ricostruite anche 1.700 scuole, 996 edifici pubblici, 36 aeroporti e porti, 3.800 moschee, 363 ponti e oltre 20.000 chilometri di strade. “Si comprende perché oggi i cittadini dei paesi donatori sono chiamati amici o perfino fratelli”, nota l’Arcivescovo.
“Il miglioramento è sensibile: la città è pacificata a tutti i livelli. Non vi è tensione sociale, nè interreligiosa, e il clima politico è molto favorevole. Il benessere sociale ed economico è più alto che in altre zone di Sumatra”, continua il Presule. 
“I cristiani vivono liberamente e in tranquillità. La Chiesa cattolica ha instaurato un ottimo rapporto con il governo e le autorità civili, in un clima di dialogo e di sereno confronto. Anche le relazioni con i leader musulmani locali sono più che buone”, dice l’Arcivescovo, rassicurando anche su altro punto: la sharia. 
“La legge islamica, in vigore nella provincia, non rappresenta un problema: le autorità, i mass-media, i tribunali ripetono che essa è valida per i cittadini musulmani e che i credenti di altre religioni possono vivere liberamente. Va detto che questo è molto chiaro a livello ufficiale, mentre a livello popolare – soprattutto nei villaggi remoti e culturalmente tradizionalisti, che non sono venuti a contatto con la modernità – la situazione è più difficile e vi sono restrizioni che a volte causano problemi alla popolazione”.
Per questo alcuni gruppi attivi per la tutela dei diritti umani, come l’Ong indonesiana “Kontras”, hanno denunciato “la violazione dei diritti umani e della stessa legislazione statale indonesiana, nell’applicazione delle punizioni previste dalla sharia”.
“Nonostante tutto, nel complesso le condizioni sociali della popolazione e dei cristiani (4.000 fedeli su 3,5 milioni di abitanti di Aceh) sono notevolmente migliorate – rimarca l’Arcivescovo – e vi sono buone prospettive. Certo, la Chiesa cattolica non è ancora autorizzata a creare nuove opere sociali, come scuole e ospedali, ma le speranze crescono. Alla nostra intenzione di aprire una clinica ad Aceh, il governatore ci ha detto di sostenere questo progetto, ma che pensava di rinviarlo a un momento in cui il clima culturale e sociale ad Aceh lo consentisse. Credo che quel momento si stia avvicinando”, conclude Mons. Sinaga. (PA) (Agenzia Fides 9/2/2010 righe 43 parole 436)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Tue, 09 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AFRICA/SUDAN - La visita del Presidente ciadiano in Sudan segna una svolta nelle relazioni tra ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33043&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Khartoum (Agenzia Fides)- Svolta nelle relazioni tra Ciad e Sudan. Il Presidente ciadiano Idriss Déby è arrivato ieri, 8 febbraio, nella capitale sudanese, Khartoum, per la sua prima visita in Sudan dopo sei anni. 
	“Siamo venuti per ripartire con la pace. Siamo venuti qui come una colomba, siamo venuti per rimarcare la nostra volontà, la nostra disponibilità, il nostro impegno per il ritorno della pace e di un clima di fiducia” ha affermato il Presidente ciadiano al suo arrivo all’aeroporto di Khartoum, dove è stato accolto dal suo omologo sudanese, Omar el-Beshir.
	Le relazioni tra Ciad e Sudan erano tese dal 2003, da quando è scoppiata la ribellione nel Darfur, regione sudanese al confine con il Ciad. Fin dal primo anno della ribellione del Darfur, il Sudan e il Ciad si sono scambiati accuse di sostenere  i gruppi ribelli che agiscono nei rispettivi territori. Il Ciad, come il Sudan, deve far fronte ad una serie di gruppi ribelli che operano nella regione al confine con il Darfur sudanese. 
	Nel gennaio 2010 i due Paesi hanno firmato un accordo di “normalizzazione” dei loro rapporti e un protocollo di sicurezza delle frontiere, che prevede il dispiegamento lungo il confine di una forza di 3mila uomini, divisa in parti uguali.
	Il miglioramento delle relazioni tra i due Paesi deriva, secondo diversi osservatori internazionali, in primo luogo da esigenze di politica interna. In Ciad a novembre sono previste le elezioni legislative seguite da quelle presidenziali nell’aprile 2011. In Sudan ad aprile si terranno le elezioni presidenziali e legislative mentre nel gennaio 2011 si terrà il referendum sull’indipendenza del sud Sudan.
	La normalizzazione delle relazioni tra Sudan e Ciad dovrebbe infine facilitare il raggiungimento di un accordo tra Khartoum e i gruppi ribelli del Darfur, che perdono i punti di appoggio in territorio ciadiano. Il Presidente ciadiano inoltre ha legami familiari e tribali con almeno uno dei leader dei ribelli del Darfur e potrebbe offrirsi per facilitare il negoziato tra la ribellione e il governo sudanese che è in corso a Doha (Qatar).
Il ritorno della pace nel Darfur è un elemento importante nella strategia del Presidente sudanese Beshir sul cui capo pende un mandato di cattura della Corte Penale Internazionale per i crimini commessi nella repressione della ribellione nella regione sudanese. Il Sudan che non ha aderito alla Corte Penale Internazionale ha finora ignorato il mandato di cattura, ma il Presidente Beshir è costretto a limitare i suoi spostamenti all’estero, per timore di essere arrestato. (L.M.) (Agenzia Fides 9/2/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Tue, 09 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AMERICA/PERU’ - La sfida missionaria degli Istituti Secolari in America Latina e nei Caraibi</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33042&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Lima (Agenzia Fides) – Dal 3 al 7 febbraio si è svolto nella capitale peruviana, il X Congresso latinoamericano e dei Caraibi degli Istituti Secolari, sul tema “La sfida missionaria degli Istituti Secolari in America Latina e nei Caraibi”. La riunione si è svolta presso la Casa Giovanni Paolo II, nella località di Santa Rosa – Ancon, ed è stata promossa dalla Federazione degli Istituti secolari in Perù e la Confederazione di Istituti Secolari latino-americani (CISAL), al fine di condividere giornate di intensa preghiera e di comunione fraterna. Tra i relatori, hanno preso la parola Padre Jose Luis del Palacio, direttore della Casa Giovanni Paolo II e direttore del Cammino Neocatecumenale in Perù; la signora Maria Cristina Ventura, Presidente della CISAL del Messico; padre Jose Valverde, SJ., il dottore Luis Solari de la Fuente. Mons. Lino Panizza Richero, OFM Cap., Vescovo di Carabayllo e Segretario Generale della Conferenza Episcopale Peruviana ha presieduto l'inaugurazione. (CE) (Agenzia Fides, 09/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Tue, 09 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AMERICA/ARGENTINA - Maria incoronata “Regina delle Missioni” all’inizio dell’Assemblea Annuale ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33041&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Buenos Aires (Agenzia Fides) – Il 23 febbraio avrà luogo nella parrocchia di S. Maria di Betania a Buenos Aires, la solenne incoronazione di Maria “Regina delle Missioni”, in coincidenza con la celebrazione della Messa di apertura dell’Assemblea Annuale dei Direttori diocesani delle Pontificie Opere Missionarie (POM) dell’Argentina. Il rito sarà presieduto da Sua Ecc. Mons. Adriano Bernardini, Nunzio Apostolico in Argentina. Alla celebrazione parteciperanno anche Vescovi e sacerdoti, tra cui il Direttore nazionale delle POM, padre Osvaldo P. Leone. Dopo la celebrazione, l'immagine di Maria incoronata Regina, sarà portata in processione dalla chiesa alla sede nazionale delle POM.
Le POM dell’Argentina hanno preparato una pagina web per illustrare la devozione a Maria Regina delle Missioni, che contiene la storia della devozione, il significato dell'immagine, la novena in onore di Maria Regina delle Missioni, alcuni articoli sulla Vergine nelle missioni, il Rosario Missionario, le preghiere mariane, inni delle missioni a Maria e una galleria di immagini molto ampia.
Leggendo la storia della devozione, si apprende che il titolo di "Regina delle Missioni" sembra sorgere solo nella prima metà del ventesimo secolo. In Spagna i missionari Vincenziani pubblicarono dal 1935 al 1956 una rivista chiamata "Regina delle Missioni", dove si dice che già negli anni 30, Maria era stata insignita di questo titolo. Tuttavia il suo inserimento ufficiale tra i titoli mariani da parte della Chiesa è più tardivo. Nell'invocazione finale alla Vergine nei documenti missionari moderni del XX secolo scritti da Benedetto XV (Lettera Apostolica Maximum illud, 1919), Pio XI (Enciclica Rerum Ecclesiae, 1926) e Pio XII (Enciclica Fidei Donum, 1957) Maria viene sempre chiamata "Regina degli Apostoli", solo nell’Enciclica Princeps Pastorum di Giovanni XXIII, del 1959, è invocata come "Regina delle Missioni". (CE) (Agenzia Fides, 09/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Tue, 09 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AMERICA/BOLIVIA - Giornata Mondiale del Malato: anche l'esperienza della malattia e della ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33040&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[La Paz (Agenzia Fides) – L’11 febbraio la Chiesa cattolica celebra la Giornata Mondiale del Malato. Questa celebrazione rappresenta un momento speciale in Bolivia, che invita tutti gli uomini di buona volontà a rivolgere l'attenzione e la preghiera ai fratelli malati che soffrono. I Vescovi della Bolivia, evocando il Concilio Vaticano II, sottolineano l’importante compito della Chiesa di prendersi cura della sofferenza umana. Lo stesso Pontefice, nel suo messaggio per la Giornata del Malato, ha citato il lavoro che in questo campo realizzano le diverse diocesi e gli istituti religiosi, ringraziando questi operatori che ha chiamato "il patrimonio" prezioso della Chiesa.
In Bolivia sono molti gli eventi organizzati dalla Chiesa per questa celebrazione. L'Arcivescovo di Sucre, Mons. Jesús Pérez, celebrerà una Messa nella chiesa di Nostra Signora di Lourdes, durante la quale si svolgerà l'imposizione delle mani e la benedizione di ogni malato. Mons. Sergio Gualberti Vescovo Ausiliare della Arcidiocesi di Santa Cruz, nella sua omelia di domenica scorsa, annunciando la Giornata del Malato, ha detto: “Questo giorno è utile per aiutarci a capire che, con la grazia di Dio, quando viene accolta e vissuta nella vita quotidiana, anche l'esperienza della malattia e della sofferenza può diventare scuola di speranza.” (CE) (Agenzia Fides, 09/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Tue, 09 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AFRICA/SUDAFRICA - Alla Chiesa cattolica locale la gestione di un programma internazionale di ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33039&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Johannesburg (Agenzia Fides)- “Questo evento premia l’impegno e i risultati della Chiesa cattolica nel prendersi cura della più vasta popolazione del mondo colpita dal virus HIV” ha affermato Ruth Stark rappresentante del CRS (Catholic Relief Services, la Caritas degli Stati Uniti) in Sudafrica, nel corso di una cerimonia svoltasi a Johannesburg. L’evento si riferisce al trasferimento della gestione del programma AIDSRelief dalle mani del CRS a quelle della Southern African Catholic Bishops’ Conference (SACBC, la conferenza episcopale che riunisce i Vescovi di Sudafrica, Botswana e Swaziland).
	AIDSRelief fornisce cura e assistenza a più di 60mila persone nei tre Paesi dell’Africa australe, dove si registra la più alta incidenza di infezioni da virus HIV. Il programma è finanziato dal President’s Emergency Plan for AIDS Relief (PEPFAR), i cui fondi sono inviati in Sudafrica attraverso il CRS.
	“Siamo orgogliosi e grati delle persone che lavorano sul campo, fornendo cure ai bambini a livello locale. È qui che la dedizione e l’impegno del nostro personale, specializzato e non, si mostra all’altezza di incredibili sfide, spesso in circostanze difficili. È l’impegno e il duro lavoro di queste persone che tiene insieme il tutto” ha detto Suor Alison Munro, responsabile dell’ufficio AIDS della SACBC.
	 Nel suo intervento, Suor Alison ha ricordato la storia degli ultimi 10 anni dell’ufficio AIDS della Conferenza episcopale dell’Africa australe, che ha il compito di coordinare gli sforzi della Chiesa cattolica in Sudafrica, Botswana e Swaziland a favore delle persone colpite dalla malattia. La religiosa ha inoltre sottolineato che assistono la Chiesa sudafricana in questa opera,  oltre al CRS, anche altri organismi cattolici Cordaid (Olanda), Trocaire (Irlanda) e Cafod (Inghilterra e Galles).
	Il programma è rivolto soprattutto ai bambini e, pur rimanendo “una goccia nell’oceano”, come ha ricordato Suor Alison, “il suo effetto a cascata è impossibile da misurare”. Grazie alla distribuzione gratuita di medicinali antiretrovirali, la maggior parte delle persone inserita nel programma sopravvivono e sono in grado di vivere un’esistenza dignitosa. (L.M.) (Agenzia Fides 8/2/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Mon, 08 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AFRICA/GUINEA - “Le tensioni provocate dalle condizioni di sottosviluppo dell’area sono alla ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33038&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Conakry (Agenzia Fides)- “Un banale incidente di circolazione che provoca un’esplosione di violenza mette in evidenza il degrado della vita sociale della Guinea e in particolare di quella zona del Paese” dice all’Agenzia Fides una fonte della Chiesa della Guinea dopo gli scontri a N'Zérékoré, che hanno provocato due morti e una quarantina di feriti.
	N'Zérékoré è un centro nella Guinea forestale, a circa 1000 km dalla capitale Conakry, nell’est della Guinea. Gli incidenti sono scoppiati venerdì 5 febbraio a seguito di un banale diverbio tra una donna di etnia Guerzé, cristiana, che pretendeva di attraversare la strada sbarrata dalla polizia per permettere la preghiera ai fedeli musulmani, di etnia Malinké, che non avevano trovato posto nella moschea vicina. Il diverbio è poi degenerato in scontri tra le due etnie. Le autorità hanno imposto il coprifuoco e hanno inviato a  N'Zérékoré una delegazione governativa, che si è riunita con i leader religiosi locali, cristiani e musulmani. Questi ultimi hanno invitato la popolazione alla calma.
	“Le tensioni politiche degli ultimi mesi in Guinea hanno risvegliato conflitti atavici tra i Malinké, musulmani originari del Mali, e Guerzé, cristiani, ma non penso che vi sia un legame con le attuali vicende politiche del Paese” dice la fonte di Fides. 
	“Queste tensioni legate alla spartizione delle terre e delle risorse, sono state acuite dal fatto che per circa 20 anni, nel periodo di governo del Presidente Lansana Conté (1984-2008), la Guinea Forestale dove si trova N'Zérékoré è stata abbandonata a se stessa” dice la fonte di Fides. “Non vi sono infrastrutture né strade asfaltate, o un programma di sviluppo reale. Per percorrere i 1000 km che separano N'Zérékoré dalla capitale occorrono 20 ore. Le uniche attività economiche avanzate sono realizzate da una serie di multinazionali: la zona è in via di deforestazione a causa del massiccio taglio di alberi pregiati da parte di un’azienda cinese, mentre una compagnia americana sfrutta gli importanti giacimenti di ferro. Queste attività provocano gravi danni ambientali senza recare dei benefici alla popolazione locale, come posti di lavoro o la creazione di infrastrutture accessibili a tutti. Per esportare il minerale di ferro, ad esempio, viene utilizzato un aeroporto privato gestito dalla compagnia mineraria”.
	Per comprendere le cause delle recenti violenze, (oltre a quelle di ieri, ve ne sono state nel 2006 e nel 2007) occorre dunque una chiave di lettura più approfondita di una semplice descrizione di “scontri tra cristiani e musulmani”. (L.M.) (Agenzia Fides 8/2/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Mon, 08 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
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            <title>ASIA/PAKISTAN - Shazia e la violenze sulle donne cristiane in Pakistan</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33037&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Lahore (Agenzia Fides) – La triste vicenda di Shazia – la ragazza cristiana violentata, torturata e uccisa dal suo datore di lavoro, un ricco avvocato musulmano di Lahore (vedi Fides 25/01/2010) – “riporta all’attenzione dell’opinione pubblica e della comunità internazionale le violenze sulle donne in Pakistan, specialmente sulle lavoratrici cristiane”, dicono a Fides fonti della Chiesa in Pakistan.
Secondo l’Ong pakistana “Alleanza contro la Violenza Sessuale” (“Alliance Against Sexual Harassment”), il 91% delle lavoratrici domestiche dice di aver subito abusi o violenze sessuali. In più “Shazia, che era giovane e appartenente a una comunità religiosa di minoranza era particolarmente vulnerabile”, nota l’Ong. Secondo l’organizzazione, ogni anno le denunce di casi simili sono numerose e riguardano anche veri e propri sequestri, subiti da tali lavoratrici: spesso vengono strappate alle famiglie cristiane, costrette a sposare ricchi uomini di affari e a convertirsi all’islam.
Nel 2009 i casi denunciati di violenze contro le donne (cristiane e non) sono aumentati del 13%, nota la Fondazione “Aurat”, attiva da oltre 20 anni nella difesa della donna in Pakistan. E molti casi restano sconosciuti perché non registrati. Secondo i dati forniti dalla Fondazione, nel 2009 vi sono stati 1.052 omicidi di donne, 71 casi di stupro con omicidio, 352 stupri, 265 stupri di gruppo, 1.452 casi di torture, 1.198 sequestri.
Alcuni di questi casi riguardano perfino delle bambine, come il recente episodio di una bimba di 4 anni violentata e uccisa il 31 gennaio scorso in un villaggio nell’area di Faisalabad, in Punjab.
“La situazione è preoccupante”, notano le fonti di Fides. “La discriminazione sociale contro le minoranze religiose è diffusa, in particolare sono molti gli abusi sulle donne, perpetrati da gruppi militanti islamici ma anche da esponenti della media borghesia, come è accaduto nel caso di Shazia. Il governo deve adottare seri provvedimenti per garantire la libertà e i diritti delle donne in Pakistan”. (PA) (Agenzia Fides 8/2/2009 righe 26 parole 267)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Mon, 08 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>ASIA/MALAYSIA - La Chiesa evangelica del Borneo presenta ricorso per utilizzare la Bibbia con ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33036&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Kuala Lumpur (Agenzia Fides) – La vicenda sull’uso del nome Allah per i cristiani della Malaysia continua a tenere banco nella società malaysiana, notano fonti di Fides nella Chiesa locale.
La Chiesa evangelica “Sidang Injil Borneo” (SIB), che significa “Comunità evangelica del Borneo”, denominazione protestante radicata soprattutto nel Borneo Malaysiano, ha inoltrato un ricorso all’Alta Corte per gli Appelli e i Poteri Speciali per ottenere il permesso di utilizzare e diffondere le Bibbie e altre pubblicazioni pastorali in lingua “Bahasa Malaysia”, in cui si usa il termine “Allah” per indicare Dio. 
L’Alta Corte ha fissato per il 5 marzo la prima udienza con i rappresentanti della Chiesa evangelica, per esaminare la delicata questione, che si inserisce nella vicenda già nota che ha occupato le cronache dei giornali nel mese di gennaio: il ricorso presentato dalla Chiesa cattolica, in particolare dal settimanale “Herald”, per l’uso della parola “ Allah” nella sua edizione in “Bahasa Malaysia”.
La Chiesa “Sidang Injil Borneo”, in una dichiarazione in dieci punti inviata all’Agenzia Fides, chiede al governo il riconoscimento del suo diritto, costituzionalmente sancito, di usare e diffondere le Bibbie in lingua  “Bahasa Malaysia” e in  “Bahasa Indonesia” , due lingue molto simili, che utilizzano il termine “Allah”. 
La Chiesa SIB è nata nel 1928 e si è diffusa nella Malaysia peninsulare nel 1993, utilizzando quasi sempre per il culto, le liturgie e le pubblicazioni, il “Bahasa Malaysia”, unica lingua diffusa fra gli indigeni del Borneo. Si tratta si una della più grandi Chiese cristiane in Malaysia, contando oltre 500mila fedeli e 600 chiese in tutta la nazione. Una di queste è stata attaccata nella scia di violenze contro gli edifici cristiani, seguita alla sentenza dell’Alta Corte, favorevole alla Chiesa cattolica, ai primi di gennaio.
Il leader della SIB, Jerry Dusing, ricorre contro il divieto emesso dal governo verso le Bibbie e le pubblicazioni che utilizzano il termine “Allah”, in quanto la comunità si è trovata “impedita nel culto e nel lavoro pastorale”. Perdipiù sono state sequestrate le Bibbie circolanti nella congregazione, e quelle spedite dall’Indonesia, tutte in “Bahasa Malaysia” o in  “Bahasa Indonesia” (vedi Fides 20/10/2009). “La libertà religiosa è un nostro diritto”, ha detto Dusing. Il leader ha anche criticato l’orientamento del governo di concedere solo ai fedeli cristiani presenti nel Borneo malaysiano (precisamente nei due stati di Sabah e Sarawak) di utilizzare il termine “Allah” per il culto (perchè “l’utilizzo è tradizionale per i cristiani nativi in Malaysia orientale”, dice l’esecutivo). Tutte questioni che la SIB presenterà al giudice in tribunale.
Intanto dopo l’arresto e la detenzione di tre giovani accusati di aver preso parte agli attacchi contro le chiese cristiane avvenuti nel mese di gennaio, le indagini della polizia continuano e hanno portato all’arresto e al fermo di altri quattro giovani musulmani: si tratta di quattro disoccupati fra i 18 e i 29 anni , accusati dai magistrati degli attacchi incendiari per i quali rischiano pene fino a 20 anni di prigione.
Nella lista dei 18 edifici di culto che hanno subito attacchi o atti vandalici fra l’8 e il 27 gennaio, in seguito alla vicenda che ha infiammato l’opinione pubblica malaysiana, figurano: 11 chiese e un convento cristiano; tre moschee e due aule di preghiera musulmane; un tempio sikh. (PA) (Agenzia Fides 8/2/2010 righe 28 parole 289)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Mon, 08 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>EUROPA/IRLANDA - Nomina del Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33035&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Il Card. Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 1 gennaio 2010 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Irlanda per un quinquennio (2010-2014) il Rev.do P. Gary Howley, della Società di San Patrizio per le Missioni Estere. 
	Il nuovo Direttore nazionale è nato il 25 ottobre 1952 a Clonmel (diocesi di Waterford and Lismore) e, dopo gli studi teologici a Kiltegan, è stato ordinato sacerdote il 7 giugno 1980 nella chiesa di Saint Mary, diocesi di Kildare and Leighlin, dal Vescovo della diocesi di Abakaliki, in Nigeria. Dal 1980 al 1985 ha lavorato nella diocesi di Abakaliki (Nigeria) come parroco e nel seminario minore. Dal 1985 al 1989 ha lavorato in Irlanda nell’ufficio per la promozione Società di San Patrizio per le Missioni Estere, quindi nel 1990/1991 è stato parroco nell’Arcidiocesi di Lusaka (Zambia). Nel 1991/1992 ha studiato giornalismo negli Stati Uniti d’America. Al rientro è stato: direttore del magazine della Società di San Patrizio “Africa” (1993/2003); Segretario dell’Associazione stampa dei religiosi (1995/2001); Superiore regionale dei missionari di San Patrizio (2004/2008); Membro esecutivo della Unione Missionaria Irlandese (IMU) (2004/2008). (S.L.) (Agenzia Fides 8/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Mon, 08 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>ASIA/CINA - Cattolici cinesi apprezzati e riconosciuti dalla società e dai media</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33034&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Pechino (Agenzia Fides) – Un cattolico è stato eletto dai maggiori mass media nazionali cinesi e dai voti espressi on-line, nell’elenco dei “10 personaggi 2009”, mentre uno studente universitario cattolico, morto per salvare un bambino, è stato indicato dalle Autorità provinciali e comunali come modello morale di coraggio e di dedizione: sono due recenti ed eloquenti testimonianze di come oggi i cattolici cinesi siano apprezzati e riconosciuti dalla società e dai media cinesi in generale. 
Secondo le informazioni giunte all’Agenzia Fides, Wang Ping An (Ping An significa “pace”), un contadino cattolico di 71 anni di modeste condizioni, da oltre 23 anni si è preso cura di anziani, bambini abbandonati, malati, soli, disabili, accogliendone centinaia nella propria casa. Ha accompagnato 63 anziani nel tratto conclusivo della loro vita terrena, occupandosi di tutto, anche del loro funerale. Nel 2000 ha costruito una casa con 50 semplici stanze, facendosi accordare un prestito, per dare una casa a tutti quelli che non ne avevano una. Durante il pellegrinaggio a Roma, nel 2007, offertogli da un benefattore, ha partecipato all’udienza generale del Santo Padre: per lui è stato il premio più grande, la realizzazione del sogno della sua vita. Oggi, dopo le selezioni tra migliaia di persone, è stato eletto come canditato tra i “10 personaggi 2009” che hanno commosso tutta la Cina, dalla Commissione composta dai rappresentanti dei maggiori mass media cinesi come CCTV (China Central Television), Agenzia Xin Hua e People Daily,  e dai voti popolari espressi on-line. La premiazione avrà luogo per il Capodanno cinese e sarà trasmessa in diretta dalla CCTV in prima serata. Ma lui, nella sua semplicità di contadino, ha ripetuto: “Gesù ci ha insegnato ‘ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me’”.
Invece il giovane universitario cattolico Giovanni Huang Chuan Ding, 21 anni, della parrocchia di Nan Guan della diocesi di Bao Ji nella provincia dello Shaan Xi, è morto il 27 gennaio per salvare un bambino di 5 anni caduto nelle acque del fiume gelato. Al suo funerale, celebrato il 3 febbraio, hanno partecipato oltre tre mila fedeli, compresi i compagni di università, le autorità provinciali e comunali, che lo hanno ricordato commossi. “Esempio per tutti i cittadini di Bao Ji”, “universitario eroico, coraggioso, di alto profilo morale”, “il miglior universitario” sono i titoli con cui le Autorità lo hanno ufficialmente indicato a modello. (NZ) (Agenzia Fides 08/02/2010 - righe 32, parole 406)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Mon, 08 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AMERICA/COSTA RICA - Laura Chinchilla: prima donna eletta Presidente del Costa Rica</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33033&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[San José (Agenzia Fides) –  Nel Costa Rica per la prima volta una donna è stata eletta alla guida del paese: Laura Chinchilla Miranda, in testa ai sondaggi, è riuscita a scalare l’ultimo gradino, infatti dal 2006 al 2008 era stata Primo Vice-presidente del governo di Oscar Arias (Premio Nobel per la Pace 1987). Rappresentante del Partido de liberación nacional (Pln), di sinistra, ha conquistato il 47% dei voti contro il 24% del candidato del centro-sinistra Otton Solis. La neo eletta, 50 anni, ha rivolto un appello al dialogo ai suoi avversari politici e ai diversi settori sociali, promettendo di continuare le politiche del suo predecessore Arias: migliorare la qualità della salute, l'educazione, la sicurezza e assicurare sostegno al matrimonio. 
La sua presentazione ufficiale era avvenuta il 28 novembre 2009, in occasione della “Marcia della vita e della famiglia”, sostenuta dalla Chiesa cattolica, in cui 50.000 persone hanno manifestato contro l’aborto e i matrimoni tra omosessuali. La sua presenza aveva suscitato stupore sia nella maggioranza sia nell’opposizione. Durante la campagna elettorale, la candidata alla presidenza ha visitato 3 emittenti radio, tra cui "La Paz del dial", e in uno dei programmi ha affermato: “La mia visione è a favore della vita. Non capisco come ci siano genitori che insegnano ai loro figli a rispettare agli animali ma poi sono capaci di sacrificare una vita umana.”
Ieri, domenica 7 febbraio, giorno delle elezioni, Mons. Hugo Barrantes Ureña, Arcivescovo di San José e Presidente della Conferenza Episcopale, ha celebrato alle ore 7 la Santa Messa nella Cattedrale Metropolitana a cui erano stati invitati tutti i candidati alle elezioni. (CE) (Agenzia Fides, 08/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Mon, 08 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AMERICA/EL SALVADOR - “La situazione di violenza è estremamente grave e minaccia di far ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33032&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[San Salvador (Agenzia Fides) – La Chiesa cattolica in El Salvador ha proposto oggi di chiedere aiuto ad altre nazioni, in particolare Stati Uniti e Brasile, per combattere la violenza nel paese, che a suo parere “è molto grave e rischia di travolgere la società”. “Si può ricevere un aiuto da altre nazioni, in particolare dagli Stati Uniti, per l'assistenza di strategie in questo settore” ha detto l'Arcivescovo di San Salvador, Mons. José Luis Escobar Alas, in una conferenza stampa dopo la Messa di domenica, citando anche il Brasile o “tanti paesi amici”. Il presidente brasiliano, Luiz Inácio Lula da Silva, che è molto considerato in El Salvador, ha in programma di visitare il paese a fine febbraio.
“L’escalation della violenza non ha limiti: come è infinito il bene perché viene da Dio, così anche il male può non avere limiti - ha detto l'Arcivescovo -. Se la società tollera e permette una crescita della violenza, allora dove stiamo andando? Dobbiamo mettere un freno adesso, per porre fine a questa situazione. Adesso”. Mons. Escobar Alas ha commentato il clima di violenza che imperversa nel più piccolo paese dell'America: il 2009 si è chiuso con la cifra spaventosa di 4.365 omicidi, la più alta negli ultimi 10 anni secondo le statistiche della polizia. E anche l’anno 2010 è iniziato con lo stesso ritmo. L'Arcivescovo ha infatti descritto "profondamente preoccupante il livello di violenza" in El Salvador, riferendosi alle stragi registrate nella notte di sabato 6 febbraio, quando sono state uccise almeno cinque persone e altre sei sono rimaste ferite, e per gli analoghi episodi del 2 febbraio, quando sette presunti membri di una gang sono stati uccisi da un gruppo armato.
“Una cosa è chiara per tutti: la situazione di violenza è estremamente grave e minaccia di far sprofondare la società, quindi è necessario reagire prontamente ed efficacemente”, ha aggiunto Mons. Escobar Alas. Solo nel mese di gennaio in El Salvador ci sono stati 404 omicidi, ciò vuol dire una media di 13 ogni giorno, secondo la Polizia Nazionale Civile (PNC). Il 30 gennaio la Conferenza Episcopale ha pubblicato un documento in cui invita tutta la comunità a riflettere sul paese che “soffre una epidemia di violenza”, ed invita ad agire contro di essa. I Vescovi sono molto chiari quando scrivono: “Neanche i paesi in guerra perdono così tante vite come il nostro a causa della violenza... mettendo in pratica l’insegnamento di Cristo, riusciremo a stabilire la pace sociale”. (CE) (Agenzia Fides, 08/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Mon, 08 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>ASIA/TAILANDIA - La casa di accoglienza per bambini disabili dei Camilliani organizza ogni anno ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33031&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Bangkok (Agenzia Fides) – Ogni secondo sabato di gennaio in Tailandia si festeggia la “Giornata per i Bambini”. Quest’anno era il giorno 9, e la St. Camillus foundation of Thailand Home for Disabled Children Lat Krabang, Casa di Accoglienza per bambini disabili dei Religiosi Camilliani, in collaborazione con la Croce Rossa tailandese, ha organizzato molte attività per i più piccoli. In questa occasione si sono uniti anche i bambini della fondazione Kevorkian oltre a quelli della comunità limitrofa al Centro Camilliano. Oltre ai diversi giochi organizzati, ai premi e al cibo a disposizione di tutti i bambini, ognuno di loro ha organizzato veri e propri spettacoli. Nel mese di gennaio sono stati accolti presso la Casa dei Camilliani 4 nuovi bambini con patologie psichiche, fisiche e disabilità multiple. Grazie ad alcuni volontari, i bambini sono andati al cinema e hanno cenato fuori. Inoltre, un gruppo di studenti dell’Università Rungsit hanno girato un video sulla vita dei bambini che vivono all’interno della Casa dei Camilliani per usarlo come pubblicità al Centro. La storia è stata raccontata da un bambino non vedente che sa suonare la chitarra, facendo emergere l’abilità dei bambini disabili. Inoltre sono state girate alcune scene nella stanza della fisioterapia e in quella delle attività e di studio dove i bambini svolgono le loro attività quotidiane. Nella stanza delle attività ci sono i bambini che hanno problemi di sviluppo mentale e autismo impegnati a piantare semi di fagioli, oltre che a dedicarsi a disegno e pittura. (AP) (8/2/2010 Agenzia Fides; Righe:21; Parole:266)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Mon, 08 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>EUROPA/SPAGNA - “Dare la Vita, seminando la speranza”: XV Giornata diocesana di Pastorale per ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33030&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Fuenlabrada (Agenzia Fides) – Si celebrerà sabato 20 febbraio, presso l’ospedale di Fuenlabrada, la XV Giornata diocesana di Pastorale per la Salute organizzata dalla Delegazione diocesana di Pastorale per la Salute. Durante l’incontro verrà presentata la campagna “Dare la Vita, seminando la speranza”, e verranno ricordati gli obiettivi della stessa: celebrare il XXV anniversario della Giornata del Malato; valorizzare e diffondere il grande impegno pastorale di questa Giornata, valutare le ripercussioni nelle comunità cristiane, riguardo all’attenzione sanitaria e nella società; celebrare i 25 anni di vita e speranza della Giornata del Malato e dare un nuovo impulso alla celebrazione della stessa, come mezzo per rinnovare l’azione evangelizzatrice della Chiesa nel mondo della salute. (AP) (8/2/2010 Agenzia Fides; Righe:13; Parole:127)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Mon, 08 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>VATICANO - “La Chiesa al servizio dell'amore per i sofferenti”: XXV Anniversario del Pontificio ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33029&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Iniziano domani, 9 febbraio, le celebrazioni per il XXV anniversario del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari e la XVIII Giornata Mondiale del Malato, che si chiuderanno l’11 febbraio. Aprirà gli incontri la mostra “La Chiesa al servizio dell’amore per i sofferenti”, 28 quadri del pittore Francesco Guadagnuolo. Il soggetto principale dei quadri esposti è Papa Giovanni Paolo II, che 25 anni fa istituì il Dicastero, e il suo rapporto con la sofferenza. “La mostra di pittura è destinata a costituire – ha spiegato Sua Ecc. Mons. José L. Redrado, O.H, Segretario del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari - un corollario artistico-culturale alle celebrazioni  religiose  in programma per il XXV del Dicastero. Tre giornate che hanno come motivo conduttore proprio il titolo del Messaggio di Sua  Santità Papa Benedetto XVI dedicato all'occasione: “La Chiesa al servizio dell'amore per i sofferenti”. Nello stesso spirito che è stato organizzato anche il Concerto di musica classica in cui si esibiranno il duo pianistico composto dal tedesco Rolf-Peter Wille e dalla taiwanese Lina Yeh nonché  la JuniorOrchestra del Conservatorio Santa Cecilia di Roma. 
Tra i momenti salienti delle celebrazioni giubilari figura il Simposio Internazionale, martedì 9 e mercoledì 10 febbraio, che sarà incentrato su due Lettere Apostoliche: la “Salvifici Doloris” e il  Motu Proprio “Dolentium Hominum”, con cui Papa Giovanni Paolo II istituì il Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari. La mattina dell’11 febbraio, XVIII Giornata Mondiale del Malato, è previsto l’arrivo in Vaticano delle reliquie di Santa Bernadette Soubirous e la Messa solenne presieduta da Sua Santità Papa Benedetto XVI in San Pietro. Al termine delle celebrazioni, avrà luogo una processione per via della Conciliazione con la statua della Madonna di Lourdes, organizzata dell’UNITALSI e destinata a concludersi in Piazza San Pietro. (AP) (8/2/2010 Agenzia Fides; Righe:26; Parole:329)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Mon, 08 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AMERICA/HAITI - “Sapere che molte persone pregano per me mi aiuta a continuare a fare quel poco ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33028&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Port au Prince (Agenzia Fides) – “Non ci sono parole per descrivere la devastazione causata dal terremoto in questa città. In tutta la città ne sono evidenti i segni. Abbiamo bisogno di tutto – acqua, cibo, medicine, tende -. Per favore, aiutateci, adesso! Ricchi e poveri hanno perso ogni cosa. Si sente la gente cantare inni di preghiera a Dio perché li salvi”: sono le parole di Colette Cunningham, una volontaria irlandese di 49 anni, appena tornata nel suo paese, l’Irlanda, dopo aver lavorato in Zambia con il Catholic Relief Services (CRS) e quindi ad Haiti. La sua testimonianza è stata inviata all’Agenzia Fides da suor Janet Fearns, FMDM, responsabile delle comunicazioni della Direzione nazionale di Inghilterra e Wales delle Pontificie Opere Missionarie (Missio).       
Mentre era ad Haiti, Colette scriveva: “Sto lavorando con il CRS per l’assistenza sanitaria… sto lavorando anche con i bambini rimasti traumatizzati dal sisma, li assisto per farglielo superare. C’è una bambina piccola, Anne-Delianne, di 4 anni. E’ rimasta intrappolata sotto le macerie della sua casa per quattro giorni, con un masso sulla testa. Questo ha causato una piaga da pressione sulla sua fronte e quando è arrivata in clinica aveva un buco che lasciava intravedere il cranio. Ha cominciato a raccontarmi che era rimasta intrappolata e che aveva potuto sentire sua nonna piangere e chiamarla per nome. Ciò l’ha rattristata al punto che ha detto a sua nonna di non piangere perché non stava per morire e che Gesù si stava prendendo cura di lei. Successivamente è stata salvata e i suoi danni fisici potranno essere riparati da un intervento di chirurgia ricostruttiva”. Colette Cunningham descrive inoltre come sebbene la piccola fosse rimasta muta dopo il trauma del terremoto, attraverso le sue conversazioni con la bambina, è gradualmente ritornata a ridere, cantare e saltare.       
Colette continua a raccontare la sua esperienza tra i terremotati di Haiti: “Ieri, in uno dei campi, una ragazza si stava riparando sotto un telone perché ferita ad una gamba. Sul telone, lei e la sua famiglia avevano scritto ‘Gesù è la mia sicurezza’. Ci sono momenti in cui mi sento veramente senza forze, ma sapere che molte persone pregano per me mi aiuta a continuare a fare quel poco che posso per portare aiuto in questa terribile situazione”. (AR) (Agenzia Fides 6/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Sat, 06 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>ASIA/TAIWAN - 60 anni di missione a Taiwan per la Legio Mariae</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33027&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Tai Pei (Agenzia Fides) – Il 21 febbraio 1950, in una piccola stanza della parrocchia di Hua Sha, è nata la prima comunità della Legio Mariae a Taiwan. Sessanta anni dopo, i suoi oltre 2.300 membri, presenti in 206 comunità sull’isola, stanno intensificando il cammino verso la solenne celebrazione dei 60 anni di missione a Taiwan, che si è aperto il primo gennaio 2010 e si concluderà il 20 febbraio 2011 sul tema “Imitare Cristo, applicare la Carità - Dove c'è la Madre, là c'è anche il Figlio”. I membri della Legio Mariae di Taiwan, attraverso la diffusione della devozione mariana, si impegnano attivamente nella pastorale, nel catechismo, nell’evangelizzazione, nel servizio sociale, affinché attraverso l'amore verso la Madre, sia più conosciuto ed amato il Figlio suo. Sono i migliori collaboratori dei sacerdoti e una ricca fonte di vocazioni per la vita consacrata. 
Secondo le informazioni inviate all’Agenzia Fides sul programma delle celebrazioni per il 60° anniversario, la solenne liturgia di apertura dei “60 anni della Legio Mariae a Taiwan” si terrà il 27 febbraio, mentre un Seminario per i giovani membri della Legio Mariae si svolgerà il 15 agosto. Ad ottobre verrà promossa una importante operazione di carità in tutta l’isola, e l’8 dicembre si celebrerà la giornata della consacrazione di tutti membri della famiglia. Infine, il 20 febbario 2011, si terrà la solenne chiusura della celebrazione per il 60°. 
La Legio Mariae è un movimento laicale fondato il 7 settembre 1921 a Dublino da Frank Duff, dopo aver scoperto il "Trattato della vera devozione alla Vergine Maria" di S. Luigi Maria Grignon de Montfort. Il Servo di Dio Frank Duff ha potuto così attingere da questo testo una profonda comprensione del vitale e fondamentale ruolo della Madonna nell'opera della redenzione del mondo. Oggi la Legio Mariae conta oltre 3 milioni di membri. Il missionario irlandese p. W. A. Mcgrath, responsabile della missione di Han Yang, nella provincia di Hu Bei dei missionari Colombani, ha introdotto questo movimento in terra cinese negli anni 40 dello scorso secolo. (NZ) (Agenzia Fides 06/02/2010 - righe 27, parole 333)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Sat, 06 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>ASIA/INDIA - Un “Libro Bianco” sulle violenze per portare riconciliazione e giustizia in ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33026&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Bhubaneswar (Agenzia Fides) – Il governo dovrebbe stilare un “Libro Bianco” sulla situazione dell’Orissa, per affrontare e risolvere “con neutralità e trasparenza” le questioni degli sfollati, della restituzione delle terre, del diritto a una vita pacifica: è l’appello affidato all’Agenzia Fides da Sua Ecc. Mons. Raphael Cheenath, Arcivescovo di Bhubaneswar, diocesi dove si sono verificate le violenze anticristiane dell’agosto 2008.
L’Arcivescovo ha diffuso l’appello all’indomani della visita di una delegazione di rappresentanti dell’Unione Europea che si sono recati nel distretto di Kandhamal, teatro delle violenze. 
“Nonostante i proclami degli amministratori, la dignità e i diritti umani dei cristiani vittime delle violenze del 2008 restano molto lontani da un minimo standard di normalità. A quindici mesi dalle violenze, migliaia di profughi vivono ancora per strada, in rifugi di fortuna, senza speranza di riavere una vita dignitosa, sottoposti a continue minacce”, nota a Fides l’Arcivescovo.
“Chiediamo per l’Orissa una pace e una riconciliazione duratura, possibile solo attraverso una giustizia trasparente: consentendo cioè ai profughi di ritornare nelle proprie case”, spiega Mons. Cheenath. “Ci opponiamo a una ghettizzazione del distretto di Kandhamal”.
L’Arcivescovo denuncia l’inadeguatezza del governo locale a compiere un’indagine neutrale e trasparente, a garantire alla gente cacciata di casa i propri diritti. Nel contempo assicura il forte impegno della Chiesa cattolica nel processo di assistenza e riabilitazione degli sfollati: “Ci avviciniamo alla stagione dei monsoni e le loro condizioni di vita potrebbero ulteriormente peggiorare: sarebbe un disastro umanitario”, afferma allarmato.
Inizialmente, dopo le violenze del 2008, le famiglie di sfollati erano circa 11mila, per un totale di circa 54mila persone. Di queste, 1.200 famiglie hanno lasciato l’area per trasferirsi in altri stati dell’India. Oggi circa 6.000 famiglie vivono alla meglio, accampate in baracche nei sobborghi di Bhubaneswar, capitale dell’Orissa; circa 300 famiglie continuano a risiedere nei campi profughi predisposti dal governo nel distretto di Kandhamal; oltre 4.440 famiglie vivono in tende o rifugi di fortuna in diverse città e villaggi dello stato. Hanno ricevuto un minimo di assistenza umanitaria dal governo o dalle Ong solo 1.100 famiglie.  La Chiesa sta facendo il possibile e ha aiutato intanto a ricostruire circa 2.500 case , ma questa è ancora una minima parte dell’opera umanitaria e di ricostruzione che occorre.
Molti dei profughi hanno cercato di rientrare nelle proprie case, ma hanno ricevuto minacce e intimidazioni dagli estremisti indù che se ne sono appropriati con la violenza, nell’assoluta indifferenza delle autorità civili locali. 
“Il cammino della giustizia è fondamentale”, nota Mons. Chhenath. “Oggi i colpevoli delle violenza e degli omicidi sono ancora liberi, nonostante deposizioni di testimoni oculari, mentre numerosi imputati sono stati assolti. Chiediamo con forma una Indagine  Speciale sui fatti di Kandhamal”, aggiunge l’Arcivescovo.
I punti fondamentali, da includere nel “Libro Bianco” sull’Orissa sono, secondo il Presule: la compensazione dovuta ai profughi per le proprietà distrutte ; l’occupazione e il diritto al lavoro; la questione della terra, che resta il primo elemento di sopravvivenza per le famiglie della zona. “Calpestando il diritto alla terra, si nega a queste famiglie il sostentamento di base, nonchè l’istruzione e le cure sanitarie”. (PA) (Agenzia Fides 6/2/2010  righe 29 parole 298)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Sat, 06 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AFRICA/CONGO RD - Preoccupazione dei missionari per l’ennesima operazione militare nell’est del ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33025&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Kinshasa (Agenzia Fides)- L’avvio di una nuova offensiva militare nel nord e sud Kivu (nell’est della Repubblica Democratica del Congo) contro le Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda suscita diversi interrogativi da parte dei missionari della Rete “Pace per il Congo”. Una nota inviata all’Agenzia Fides dalla Rete evidenzia che “le autorità militari congolesi hanno annunciato la fine dell’operazione militare Kimya II (vedi Fides 19/11/2009) condotta contro le FDLR e l’inizio di una nuova operazione denominata Amani leo (“La pace adesso”, in swahili). Sono due informazioni che suscitano alcuni interrogativi”. 
“Se, secondo le dichiarazioni ufficiali, Kimya II è stata un successo per aver raggiunto i suoi obiettivi, perché la si è interrotta e non la si è continuata?” si chiedono i missionari. Forse perché le dichiarazioni ufficiali, altamente positive, non corrispondono alla realtà e sono state contraddette dall’ultimo rapporto del Gruppo degli esperti dell’ONU per la RDC e da diverse associazioni  per i diritti umani che hanno affermato chiaramente il fallimento di Kimya II, infatti non solo non è riuscita a disarmare e rimpatriare un numero significativo di ribelli rwandesi, ma non è nemmeno riuscita a smantellarne la struttura locale di comando e a impedire il loro ritorno in certe zone minerarie da cui erano stati allontanati. A questi insuccessi si è aggiunto l’aggravamento della crisi umanitaria a causa degli “effetti collaterali” dell’operazione: persone civili uccise, villaggi incendiati, violenze sessuali, furti, sfollati, …” 
Secondo la Rete “Pace per il Congo” la nuova operazione annunciata, Amani leo, “non lascia presagire nulla di diverso, dal momento che non c’è stato alcun cambio di persone nei quadri di comando. Si afferma, tuttavia, che sarà meno offensiva e più difensiva rispetto a Kimya II. Si sarà forse capito che il miglior modo di combattere gli attacchi delle FDLR è quello di ridurre la pressione militare su di loro e aumentare le possibilità di dialogo politico e di negoziati? È ciò che si spera. D’altra parte, le operazioni militari contro le FDLR sono servite soprattutto a deviare l’attenzione dell’opinione pubblica, nazionale e internazionale, dai grandi problemi della regione dei Grandi Laghi Africani: il commercio illegale delle risorse minerarie, la mancanza di democrazia e la deriva dittatoriale, le violazioni dei diritti umani, il non rispetto della sovranità nazionale e dell’intangibilità delle frontiere, i tentativi di espansionismo e di egemonismo, la corruzione, l’impunità, le questioni salariali, … ” concludono i missionari. (L.M.) (Agenzia Fides 6/2/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Sat, 06 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AFRICA/MALAWI - La nomina del Capo dello Stato del Malawi a Presidente dell’Unione Africana ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33024&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Lilongwe (Agenzia Fides)- Il 31 gennaio il 14esimo Vertice dell’Unione Africana ha eletto il Capo dello Stato del Malawi, Bingu wa Mutharika, Presidente di turno dell’Unione. Nel discorso di accettazione alla carica tanto inseguita, Mutharika ha indicato quali saranno le priorità del suo mandato:  la sicurezza alimentare, le infrastrutture continentali (strade, porti, ecc..) ed energetiche, il mantenimento della pace nel continente.
	“In Malawi tutto il governo canta le lodi del suo Presidente eletto alla guida dell'Africa. Il Malawi diventerà famoso e sarà conosciuto nel continente. Di questo anche l'opposizione si dice soddisfatta” dice a Fides p. Piergiorgio Gamba, missionario monfortano che da 30 vive e opera nel Paese. 
Ma qual è la risposta della popolazione? “La prima conseguenza concreta della nomina di  Bingu wa Mutharika a Presidente dell’UA è  stata l’aggiunta al budget statale presentato in Parlamento per l'approvazione, di un miliardo di Kwacha (circa 4 milioni 900mila Euro) da spendere per i primi sei mesi del mandato di Mutharika” dice il missionario. “Si tratta di spese per incontri, viaggi, altro personale che il Ministero degli Esteri mette a disposizione del Presidente per l’alto incarico. L’Unione Africana non riesce a finanziare le sue spese e perché mai tocca  a noi pagare? si chiedono i cittadini del Malawi”
“Questo accade in un Paese dove il Ministero dell'educazione denuncia la mancanza di 6000 maestri per le scuole dove in alcuni casi la media studente/insegnante è di 1 insegnante per 200 alunni, mentre la norma dovrebbe essere di 65 studenti  per insegnante. L’opposizione vorrebbe sapere i dettagli della spesa prima di firmare in bianco per un’impresa che può offrire diverse opportunità, che sono però difficili da quantificare” dice p. Gamba.
“Mi auguro che questa carica internazionale possa indurre il governo a scelte “democratiche” all'interno del Paese, prima di dare al continente  lezioni di libertà e collaborazione. In ogni caso il 2010 sarò un anno veramente importante per il Malawi” conclude il missionario. (L.M.) (Agenzia Fides 6/2/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Sat, 06 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AMERICA/BRASILE - “Intermirifica.net”: anche per i missionari un'occasione per creare sinergie</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33023&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Porto Alegre (Agenzia Fides) –  Si chiude oggi a Porto Alegre, in Brasile, l'Incontro Continentale di Comunicatori Cattolici chiamato "Mutirão de Comunicação da America Latina e Caribe" (Muticom) che si era aperto il 3 febbraio. Il Muticom, che è organizzato dalla Conferenza Episcopale brasiliana, dal CELAM, dall’Organismo Cattolico Latinoamericano per le Comunicazione (OCLACC) e da altri organismi della Chiesa, è stato inaugurato dal Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, l’Arcivescovo Claudio M. Celli.
Nel suo discorso, Mons. Celli, parlando della “Chiesa come un corpo vivo nella società della rete”, ha presentato il primo catalogo globale "on line" dei media cattolici. Questo nuovo elenco, di struttura Wiki, è frutto della collaborazione tra gli editori che si registrano nel sistema. E' inoltre incoraggiato dal CELAM, da SIGNIS e da altri organismi ecclesiali internazionali. La presentazione di "intermirifica.net" ha offerto l’occasione a Mons. Celli di interpellare i partecipanti al Muticom, ricordando che solo in Brasile ci sono oltre 180 stazioni radio cattoliche, mentre in tutto il continente africano ci sono poco meno di 200 stazioni radio cattoliche, e che le opportunità di sinergie, lo scambio e la cooperazione reciproca sono aperti.
P. Ariel Beramendi, officiale del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, interpellato dall’Agenzia Fides sulle prime impressioni suscitate dal portale intermirifica.net ha riferito che “per i missionari può essere un'occasione di creare sinergie tra i media, anche nella stessa Congregazione religiosa”. Quindi ha aggiunto: “Non si può programmare un’azione di pastorale missionaria senza conoscere oggettivamente le risorse su cui si conta. In questo senso, la directory Intermirifica.net aiuta a svelare la situazione specifica dei diversi contesti che si intendono evangelizzare, azione in cui i mezzi di comunicazione svolgono un ruolo fondamentale. Per noi - continua P. Ariel - i media cattolici sottolineano la cattolicità della Chiesa, dove, rispettando i carismi e la sensibilità dei missionari, ci sentiamo parte di una grande famiglia”. Il Muticom, che si è svolto presso l'Università Cattolica di Rio Grande do Sul in Brasile, ha riunito specialisti di 37 paesi che hanno riflettuto sul tema centrale "I processi di comunicazione e cultura solidale". (CE) (Agenzia Fides, 06/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Sat, 06 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AMERICA/BRASILE - Mons. Lara Barbosa sulla “legge della scheda pulita”: “siamo aperti al ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33022&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Brasilia (Agenzia Fides) – Il Movimento per la lotta contro la corruzione elettorale (MCCE) in Brasile, guidato dalla Chiesa cattolica e da diversi attivisti sociali, oggi ha presentato nuovamente al Congresso la richiesta di non modificare il progetto di legge che pone il veto alla partecipazione alle elezioni di ottobre, per i candidati che abbiano procedimenti giudiziari. L'organizzazione ha dichiarato di essere aperta al dialogo per discutere il progetto, chiamato anche "Legge della scheda pulita" e che si trova all’esame della Camera dei deputati, ma si oppone a "cambiamenti radicali" dell'iniziativa, come proposto dai congressisti del governo e dai parlamentari dell’opposizione. 
Il disegno di legge è stato consegnato al Congresso a settembre 2009 con il sostegno di un milione e mezzo di firme raccolte dal MCCE. La votazione è prevista per marzo e le sanzioni previste, per far sì che entra in vigore nelle presidenziali, legislative e di governatore nel mese di ottobre, dovrebbero essere definite al più tardi a giugno.
“La società brasiliana non si aspetta nuovi ritardi nella discussione e nell'approvazione di questo tema che viene come prima cosa negli interessi di tutti i cittadini” ha scritto in una dichiarazione il Segretario generale della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile, Mons. Dimas Lara Barbosa. Per i politici di alto livello coperti dal "foro privilegiato", che permette loro di non essere giudicati dal corpo giudiziario ordinario, la normativa proposta prevede il diritto di veto, senza una condanna in primo grado e sarebbe sufficiente che un tribunale accettasse la denuncia. (CE) (Agenzia Fides, 06/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Sat, 06 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AFRICA/CONGO RD - I leader religiosi di 4 Paesi dell’Africa centrale disposti a mediare con i ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33021&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Kisangani (Agenzia Fides)- “La pace non ha colore politico o religioso. Perché i nostri sforzi di pace abbiano successo, bisogna sostenerli con la preghiera. Preghiamo insieme per la pace nei nostri cuori, preghiamo per le vittime, preghiamo per coloro che imbracciano le armi affinché si convertano alla pace e preghiamo perché le risoluzioni e le raccomandazioni di questa conferenza portino dei frutti” ha affermato Sua Ecc. Mons. Marcel Utembi Tapa, Arcivescovo di Kisangani, nella sua omelia della Messa di chiusura della conferenza (vedi Fides 30/1/2010) dei leader religiosi sulla questione dei guerriglieri ugandesi dell’LRA (Esercito di Resistenza del Signore).
 La conferenza si è tenuta dal 2 al 4 febbraio a Kisangani (capoluogo della Provincia Orientale, nell’est della Repubblica Democratica del Congo). Vi hanno partecipato i leader religiosi delle aree dove è attivo l’LRA: nord dell’Uganda, est della RDC, sud Sudan e Repubblica Centrafricana. In particolare le delegazioni erano così composte: 5 rappresentati del sud Sudan; 2 dell’Uganda; 3 del Centrafrica; 8 della RDC ai  quali si è aggiunto il Ministro dell’Interno della Provincia Orientale, che rappresentava il governo provinciale.
	I partecipanti alla conferenza hanno espresso il loro apprezzamento per l’iniziativa ed hanno auspicato che serva a riportare la pace nella regione. Alla fine dei lavori è stato creato un comitato regionale composto da 9 membri rappresentanti le diverse delegazioni, incaricato di formulare delle proposte di negoziazione con l’LRA. Nel suo discorso di chiusura, l’Arcivescovo di Kisangani ha affermato che i capi religiosi sono pronti a mediare nei negoziati di pace con il gruppo di guerriglia se verrà loro richiesto. (L.M.) (Agenzia Fides 5/2/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Fri, 05 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AFRICA/KENYA - La  proposta di inserire nella Costituzione una clausola che sposta l’inizio ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33020&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Nairobi (Agenzia Fides)- Sta suscitando la forte opposizione della Chiesa del Kenya la proposta della Commissione Parlamentare per la Revisione della Costituzione di modificare la clausola che definisce l’inizio della vita. Secondo la nuova proposta l’inizio della vita verrebbe spostato dal concepimento alla nascita (vedi Fides 25/1/2010).
	P. Pascal Mwambi, sacerdoto keniano esperto in bioetica, ha inviato all’Agenzia Fides un contributo nel quale spiega le motivazioni religiose, etiche e scientifiche che dimostrano la necessità di riconoscere i diritti dell’embrione.  “La commissione parlamentare incaricata di proporre una bozza della revisione costituzionale non può affermare che la vita inizia al momento della nascita, a meno che non sia mossa da motivazioni egoistiche e da una mentalità anti-vita pronta a distruggere molte vite prima della nascita” afferma il sacerdote.  “Biologi, scienziati e medici, non devono vergognarsi di affermare i fatti empirici sul processo di formazione del nuovo organismo umano a partire dalla fecondazione. Dopo sette settimane (stadio embrionale), il nuovo organismo ha tutti gli organi formati in attesa di uno sviluppo graduale.. In nessun momento possiamo dire che l’embrione non sia una persona umana. Vi è una crescita autonoma e continua del bambino insieme a un dialogo incrociato con la madre, che dovrebbe essere il primo "ventrus Advocatus" (avvocato del ventre) del bambino”. 
	 Se dovesse passare la concezione che la vita inizia solo al momento del parto, implicitamente negando i diritti dell’embrione, secondo p. Mwambi, “si aprirebbero le porte ad ogni forma di manipolazione, ricerca e sperimentazione sull’embrione”. Inoltre “la diagnosi di eventuali indicazioni di anomalie ereditarie o di patologie cromosomiche porterà all’aborto eugenetico o selettivo perché il feto non è una persona vivente giuridicamente riconosciuta. La negazione stessa porterà a modalità di fecondazione medicalmente assistita che ignorano o sostituiscono l’atto coniugale, portando alla separazione tra l’unione sessuale e la procreazione”. 
	Siamo ancora in tempo ad agire perché il progetto non è ancora stato approvato. Non si tratta solo di modificare una clausola della bozza di revisione costituzionale, ma si tratta di salvare le vite umane delle generazioni future” conclude p. Mwambi. (L.M.) (Agenzia Fides 5/2/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Fri, 05 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AMERICA/ECUADOR - A 100 anni dalla nascita di Mons. ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33019&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Quito (Agenzia Fides) – A 100 anni dalla nascita di Mons. Leonidas Proaño, la Conferenza Episcopale dell’Ecuador e tutta la comunità nazionale hanno celebrato questa ricorrenza con molta devozione e con l’impegno di far conoscere ai più giovani la persona e l’opera del “Vescovo degli Indios” come era noto. Mons. Proaño nacque il 29 gennaio 1910 a San Antonio di Ibarra e morì il 31 agosto 1988 a Quito. Anche l'Assemblea Nazionale all'unanimità ha reso omaggio al “Vescovo dei poveri e degli indiani”, il quale ha lasciato come eredità il rispetto dei principi di trasparenza, giustizia, uguaglianza sociale e difesa dei diritti umani.
La Conferenza Episcopale dell’Ecuador ha affidato a Sua Ecc. Mons. Julio Terán Dutari, Vescovo di Ibarra, il compito di ricordare la persona, il ministero e l’eredità di Mons. Proaño. Scrive Mons. Terán Dutari: “tra tutti i meriti di monsignor Proaño, devo mettere in rilievo il suo valore enorme di Pastore della Chiesa, forse controverso in passato, ormai riconosciuto da tutti indistintamente”. E cita una dichiarazione del Card. Pablo Muñoz Vega, suo contemporaneo illustre, che affermò: “Siamo davanti a un Vescovo ecuadoriano e latino-americano di indubbia influenza, all'interno e al di fuori dell'ambiente della Chiesa”.
A Mons. Proaño è capitato di vivere il periodo del cambiamento dopo il Concilio Vaticano II. Continua Mons. Terán Dutari: “La Conferenza dell’Episcopato latinoamericano a Medellin è stata una concretizzazione del Vangelo e del Vaticano II, per quell’ora che viveva l'America Latina. E il suo annuncio è stato: l'amore preferenziale per i poveri. Perché tra loro agisce Cristo risorto, perché dai poveri si può costruire una nuova comunità di fede, di speranza per tutti. Questo era il segreto di Mons. Proaño: vivere le ricchezze di una vita cristiana comunitaria, trasformando la povertà sociologica, con un autentico spirito di povertà evangelica… La rotta di Mons. Proaño fino alla sua morte appare quella di un Pastore fedele sotto il continuo impulso dello Spirito Santo. Affrontò segni di contraddizione. Aprì strade per discernere e continuare ad andare avanti. Ed oggi rimane come luminoso testimone per quanti, vicini e lontani, si mantengono vigilanti nella speranza dinanzi al passaggio di Dio nella storia dei nostri popoli.”  (CE) (Agenzia Fides, 05/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Fri, 05 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AMERICA/MESSICO - Anche in diretta web il XIV Congresso nazionale dell’infanzia e ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33018&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Chihuahua (Agenzia Fides) – Si sta svolgendo a Chihuahua in Messico, dal 4 al 7 febbraio, il XIV Congresso nazionale dell'infanzia e dell'adolescenza missionaria (CONIAM), organizzato dalle Pontificie Opere Missionarie del Messico. L'obiettivo principale del CONIAM è risvegliare lo spirito missionario nei bambini e negli adolescenti messicani, rafforzare il lavoro dell’Infanzia Missionaria e dell’Adolescenza Missionaria (IAM), oltre a promuovere la loro nascita dove ancora non ci sono. Da 28 anni (1982) il Messico celebra i Congressi Missionari per bambini e adolescenti: fino ad oggi sono stati 13 e l’attuale è il 14°. Il Congresso della IAM si tiene ogni due anni in una diocesi del paese, ed è ritenuto un ottimo mezzo per risvegliare la coscienza missionaria delle famiglie e degli animatori così da poter rispondere al mandato missionario di Cristo risorto. 
Questa volta la diocesi ospitante è l’Arcidiocesi di Chihuahua, e lo slogan è: “La tua vita, Padre Maldonado, alla Missione ci ha invitato”. Padre Maldonado (1892-1937), sacerdote diocesano di Chihuahua, ha lavorato con gli indios Tarahumara. E' stato brutalmente assassinato nel comune del villaggio dove era parroco in un momento in cui era intensa la persecuzione della Chiesa da parte del governo messicano. Giovanni Paolo II lo ha dichiarato beato nel 1992 e canonizzato nel 2000.
Il Congresso raduna migliaia di bambini e adolescenti tra gli otto e i quindici anni. L'apertura e la chiusura sono momenti particolarmente intensi di preghiera e di festa, perché tutti i partecipanti si riuniscono per la celebrazione della Santa Messa. Uno dei momenti significativi, alla chiusura del Congresso, è costituito dalla Marcia missionaria, dove i bambini e gli adolescenti cantano, danzano, gridano e applaudono, mentre si cammina. La novità di questo Congresso 2010 è che le POM del Messico hanno lavorato per rendere possibile la trasmissione dal vivo di questo evento, in modo che quanti non possono partecipare direttamente possano viverlo attraverso il sito web: www.ompemexico.org.mx. (CE) (Agenzia Fides, 05/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Fri, 05 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>ASIA/CINA - La comunità cattolica dell’He Bei promuove la famiglia ed il matrimonio cristiano ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33017&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Shai Jia Zhuang  (Agenzia Fides) – In vista del Capodanno cinese, che è una festa tradizionale molto importante contraddistinta dall’unione familiare e considerando le tante sfide che la societ&#1072; odierna pone alla famiglia e alla Chiesa, come il divorzio, le separazioni…, diverse comunità cattoliche dell’He Bei stanno promuovendo numerose iniziative che hanno per oggetto la famiglia e il matrimonio cristiano, di cui è pervenuta notizia all’Agenzia Fides. 
Consapevole delle esigenze della zona rurale, dove i membri delle coppie vivono a lungo separati a causa dell’emigrazione per motivi di lavoro, il Centro di Servizio Sociale della diocesi di Heng Shui ha portato i corsi di promozione familiare e matrimoniale in diversi villaggi, approfittando del rientro dei lavorati emigrati per la festa di Capodanno. I sacerdoti e 5 volontari del Centro, insieme ad un sacerdote psicologo, don Hu Qiu Cheng, hanno guidato un incontro di 2 ore in ogni villaggio per spiegare il senso della vita, del matrimonio e della vita familiare. In ognuno dei luoghi stabiliti per l’incontro si sono presentati non solo centinaia di fedeli del luogo, ma anche quelli provenienti dai villaggi vicini, tra cui diversi non cattolici.
Un’altra iniziativa sul tema è realizzata dalla parrocchia di Wu An della diocesi di Han Dan, che ha istituito un premio per le “coppie modello” che promuovono la vita familiare e matrimoniale cristiana nella società, soprattutto in mezzo ai giovani di oggi. “La testimonianza concreta, dal vivo, è la migliore predica” sostiene il parroco. La parrocchia celebra sempre collettivamente anche gli anniversari di matrimonio, per ricordare a tutti  “l’indissolubilità e l’importanza di una famiglia armonica, costruita su una base solida che è quella cristiana”. (NZ) (Agenzia Fides 05/02/2010 - righe 25, parole 257)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Fri, 05 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>VATICANO - Messaggio del Papa per la Quaresima: “formare società giuste, dove tutti ricevono il ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33016&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Città del Vaticano (Agenzia Fides) – “La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo” (Rm 3, 21-22) è il tema del Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2010. Benedetto XVI innanzitutto illustra il significato del termine “giustizia”: “Ciò di cui l’uomo ha più bisogno non può essergli garantito per legge… Sono certamente utili e necessari i beni materiali – del resto Gesù stesso si è preoccupato di guarire i malati, di sfamare le folle che lo seguivano e di certo condanna l’indifferenza che anche oggi costringe centinaia di milioni di essere umani alla morte per mancanza di cibo, di acqua e di medicine -, ma la giustizia ‘distributiva’ non rende all’essere umano tutto il ‘suo’ che gli è dovuto. Come e più del pane, egli ha infatti bisogno di Dio”.
Ricercando le cause dell’ingiustizia, il Papa afferma che essa è frutto del male, “non ha radici esclusivamente esterne; ha origine nel cuore umano, dove si trovano i germi di una misteriosa connivenza col male… L’uomo è reso fragile da una spinta profonda, che lo mortifica nella capacità di entrare in comunione con l’altro. Aperto per natura al libero flusso della condivisione, avverte dentro di sé una strana forza di gravità che lo porta a ripiegarsi su se stesso, ad affermarsi sopra e contro gli altri: è l’egoismo, conseguenza della colpa originale”. 
Il “legame profondo” tra fede in Dio e giustizia verso il prossimo si ritrova anche nella parola che in ebraico indica la virtù della giustizia, sedaqah, che  infatti significa “da una parte, accettazione piena della volontà del Dio di Israele; dall’altra, equità nei confronti del prossimo, in modo speciale del povero, del forestiero, dell’orfano e della vedova… Per entrare nella giustizia è pertanto necessario uscire da quell’illusione di auto-sufficienza, da quello stato profondo di chiusura, che è l’origine stessa dell’ingiustizia”. 
“L’annuncio cristiano risponde positivamente alla sete di giustizia dell’uomo” afferma il Santo Padre, in quanto la giustizia di Cristo “è anzitutto la giustizia che viene dalla grazia, dove non è l’uomo che ripara, guarisce se stesso e gli altri… Dio ha pagato per noi nel suo Figlio il prezzo del riscatto, un prezzo davvero esorbitante. Di fronte alla giustizia della Croce l’uomo si può ribellare, perché essa mette in evidenza che l’uomo non è un essere autarchico, ma ha bisogno di un Altro per essere pienamente se stesso. Convertirsi a Cristo, credere al Vangelo, significa in fondo proprio questo: uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza - indigenza degli altri e di Dio, esigenza del suo perdono e della sua amicizia.”
Il Messaggio si conclude ricordando che “forte di questa esperienza, il cristiano è spinto a contribuire a formare società giuste, dove tutti ricevono il necessario per vivere secondo la propria dignità di uomini e dove la giustizia è vivificata dall’amore”, ed auspicando che il tempo penitenziale della Quaresima “sia tempo di autentica conversione e d’intensa conoscenza del mistero di Cristo, venuto a compiere ogni giustizia”. (SL) (Agenzia Fides 5/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Fri, 05 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>ASIA/FILIPPINE - “Dai candidati alla presidenza vogliamo chiarezza sulla difesa della vita”: ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33015&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Manila (Agenzia Fides) – “I candidati alla presidenza della Repubblica devono esser chiari sulle questioni che toccano il rispetto della vita e della famiglia. Se si definiscono cattolici, non può esserci dicotomia fra la fede e il servizio pubblico a cui sono chiamati”: è quanto afferma in un colloquio con l’Agenzia Fides S.Ecc. Mons. Paciano Aniceto, Arcivescovo di San Fernando e Presidente della Commissione Episcopale su Vita e famiglia. La Commissione ha pubblicato, sul finire del 2009, un “Catechismo su famiglia e vita per le elezioni del 2010”, in cui si illustra la posizione della Chiesa e si chiede ai governanti di “coltivare una moralità illuminata dalla fede”, non appoggiando perciò leggi che violino il diritto alla vita e i diritti delle famiglie. 
Il documento ha generato un ampio dibattito sulla stampa, nell’opinione pubblica e nella politica delle Filippine, in questa “fase calda” della campagna elettorale, in vista delle elezioni presidenziali del maggio prossimo. Il Catechismo, in particolare, ha avuto l’effetto di “costringere” i candidati alla residenza a esprimere un parere favorevole o contrario a un testo di legge in discussione al Congresso Filippino, il “Documento sulla salute riproduttiva” (Reproductive Health Bill). 
Il progetto di legge intende legalizzare e promuovere nelle Filippine pratiche come l’aborto e la contraccezione fra i giovani come strumenti di controllo delle nascite. Di recente il Congresso Filippino, data la delicatezza della materia e le divisioni nell’opinione pubblica, ha rinunciato a esaminare e votare la legge, rinviandola a dopo le elezioni.
La rinuncia del Congresso ha causato forti reazioni sulla stampa che ha duramente attaccato la Chiesa cattolica, accusata dal principale quotidiano filippino, il Philippine Daily Inquirer, di essere "ingiusta e immorale al suo interno", di voler imporre una morale alla nazione, di voler limitare le libertà dei cittadini e impedire il controllo demografico. 
Mons. Aniceto anticipa all’Agenzia Fides la risposta a questa accuse, che diffonderà in un comunicato pubblico: “Più volte abbiamo condannato ingiustizia e immoralità, nella vita pubblica come nella Chiesa. Più volte abbiamo parlato contro la corruzione e chiesto la trasparenza nella politica, specialmente in vista delle elezioni. Oggi la questione della cosiddetta ‘salute sessuale e riproduttiva’ è nuova nell’agenda politica nazionale, ed esige una risposta chiara della Chiesa e degli uomini pubblici. Intendiamo seguire e presentare al popolo filippino gli orientamenti della dottrina sociale della Chiesa. Vogliamo smascherare le trappole presenti nel testo di legge in discussione al Congresso e le pressioni che, in materia, fanno sulle Filippine alcune agenzie dell’Onu e degli Stati Uniti, favorevoli a mezzi di controllo demografico che violano il diritto alla vita. Vogliamo informare i cittadini su una delicata questione di coscienza che necessita la luce della fede”  (PA) (Agenzia Fides 5/2/2010 righe 27 parole 273)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Fri, 05 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>ASIA/INDONESIA - “C’è dialogo e amicizia interreligiosa a Sumatra”, dice a Fides l’Arcivescovo ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33014&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Medan (Agenzia Fides) – Non c’è tensione interreligiosa nel Nord dell’isola di Sumatra dopo i recenti episodi di violenza contro due aule di culto protestanti: “Si tratta di episodi rari, avvenuti in precise circostanze. Negli ultimi cinque anni la situazione a Sumatra – in particolare nella provincia di Aceh – è molto migliorata a livello sociale, umano, interreligioso”: è quanto dice in un’intervista all’Agenzia Fides S. Ecc. Mons. Antonius Sinaga, OFM Cap, Arcivescovo di Medan, Arcidiocesi metropolitana a cui fanno riferimento le altre due diocesi di Nord Sumatra, Padang e Sibolga.
“Per i rapporti interreligiosi, soprattutto fra musulmani e cristiani, non sono preoccupato, anzi, sono molto fiducioso. Gli episodi isolati di violenza anticristiana (soprattutto contro le denominazioni protestanti) dipendono da fattori contingenti e non sono conseguenza di un odio diffuso. Ad esempio l’ultimo incidente (due aule di preghiera di una comunità Pentecostale incendiate a Padang, nel Nord Sumatra), è stato il frutto dell’incitamento di un leader musulmano radicale che è venuto a visitare la provincia e di un gruppo di fanatici che lo ha seguito. L’episodio è stato condannato da numerosi leader musulmani locali”. 
Importante, sottolinea il Vescovo, è la politica del governo locale: “A livello pubblico il governo locale a Sumatra ha fatto sua e difende l’idea di pluralismo e pluriformità della società, come accade a livello nazionale, nel rispetto del Pancasila, i cinque principi cardine della nazione indonesiana, che garantiscono libertà ai credenti delle comunità religiose riconosciute”. 
E’ vero che una forma di controllo e di pressione sulla crescita delle comunità cristiane protestanti è quella esercitata negando o allungando molto l’iter dei permessi per la costruzione di nuove chiese. Ed anche la “visibilità e rumorosità” delle liturgie cristiane delle denominazioni Pentecostali a volte suscitano le reazioni di piccoli gruppi fondamentalisti islamici, che temono il proselitismo cristiano. 
Inoltre a Nord Sumatra una potenziale situazione di conflitto si trova all’interno della comunità di etnia batak, che vive soprattutto nel Sud della provincia di Aceh: tale comunità include cristiani e musulmani, e vi sono dunque forti pressioni per la conversione all’islam dei batak cristiani, nel tentativo di riallineare i due fattori, gruppo etnico e religione.
Ma, pur considerando questo scenario e tale complessità di elementi, come notano a Fides fonti della Chiesa indonesiana, “occorre ricordare anni dolorosi nemmeno tanto lontani (verso la fine degli anni ‘90) in cui le chiese bruciate ogni anno in Indonesia erano un fenomeno preoccupante e raggiungevano cifre molto alte: circa 800 chiese incendiate o attaccate fra il 1996 e il 2000. Oppure si pensi alla violenza anticristiana che si è generata nelle Molucche e in Sulawesi fra il 1999 e il 2001. Da allora i passi avanti sono evidenti”.
Inoltre le maggiori organizzazioni islamiche indonesiane – come Muhammadiyah (circa 30 milioni di seguaci) e Nahdlatul Ulama (circa 40 milioni di seguaci) – condannano simili episodi. Anche autorevoli e influenti mass-media hanno deplorato la violenza, come mostra l’ultimo editoriale del Jakarta Post, titolato “Stop Church burning”. “La valutazione complessiva dell’armonia interreligiosa a Sumatra e in tutta l’Indonesia – conclude la fonte di Fides – è dunque positiva e speriamo in continui miglioramenti”. (PA) (Agenzia Fides 5/2/2010 righe 28 parole 287)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Fri, 05 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AMERICA/REPUBBLICA DOMINICANA - “Trionfo della vita” nella nuova Costituzione della Repubblica ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33013&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Santo Domingo (Agenzia Fides) – La nuova Costituzione della Repubblica Dominicana garantisce il diritto alla vita dal momento del concepimento fino alla morte naturale. Il dipartimento stampa della Conferenza Episcopale della Repubblica Dominicana ha informato l’Agenzia Fides che “dopo una lunga battaglia con i gruppi pro-aborto e contro gli interessi internazionali che premevano sul governo per fare in modo che nella nuova Costituzione si approvasse il diritto ad uccidere (l’aborto), ha trionfato la vita”. “La Chiesa cattolica – prosegue il testo - era diventata la parte dell’opposizione e per questo ha ricevuto critiche ed è stata oggetto di sarcasmo, ma alla fine Dio ha permesso che nella nostra Costituzione sia rispettata la vita dal momento del concepimento fino alla morte naturale”.
A seguito di una discussione durata quasi sette mesi in parlamento, poi diventato Assemblea Nazionale di Revisione, è stata approvata la nuova Costituzione della Repubblica Dominicana, che sostiene e "difende la vita dal concepimento fino alla sua morte naturale". Dopo l'annuncio ufficiale da parte del presidente dell'Assemblea, Reinaldo Pared Pérez, il presidente della Repubblica Dominicana, Leonel Fernández, ha dichiarato che la nuova Costituzione è "la Costituzione del secolo XXI"
La nuova Costituzione Dominicana che penalizza l'aborto è entrata in vigore il 26 gennaio, il giorno di Juan Pablo Duarte (il principale “Padre della Patria” Dominicana) ed è stata approvata dal Congresso Nazionale Dominicano. La difesa della vita è stata una delle questioni più controverse durante l'assemblea, che alla fine ha approvato l'articolo 37 della Costituzione in cui si afferma che "il diritto alla vita è inviolabile dal suo concepimento fino alla morte. Non può essere stabilita, pronunciarsi né applicarsi, in nessun caso, la pena di morte". (CE) (Agenzia Fides, 04/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Thu, 04 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AMERICA/HAITI - L'appello di mons. Dumas, presidente di Caritas Haiti: “La gente ha bisogno di ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33012&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Roma (Agenzia Fides) – “I primi aiuti effettivi dopo il terremoto sono stati distribuiti dal personale della Chiesa cattolica, cominciando dal Nunzio e dalle diverse comunità religiose che si trovano in tutto il paese. Così anche per i primi soccorsi medici: sono stati sempre i servizi sanitari dei religiosi a soccorrere la popolazione nei primi momenti dopo il terremoto”: è quanto ha detto Sua Ecc. Mons. Pierre-André Dumas, Vescovo di Anse-a-Veau e Presidente di Caritas Haiti, rispondendo alla domanda dell’Agenzia Fides al termine della conferenza stampa svoltasi presso la sede della Comunità di Sant’Egidio a Roma il 3 febbraio.  
Il Presidente di Caritas Haiti ha descritto la situazione dell’isola, avanzato alcune proposte per la ricostruzione e a lanciato un appello al Presidente degli Stati Uniti d’America. Ai giornalisti il Vescovo ha detto che la stampa può trasformare la tragedia di questo momento in un aiuto solidale per il “dopo” tragedia, per non farla diventare una “emergenza dimenticata”.
Questi alcuni dati forniti dal Vescovo: oltre 180.000 morti, più di 185.000 feriti, oltre 200.000 scomparsi; solo una comunità di suore, le Figlie di Maria, ha perso 15 religiose; un milione e 500.000 persone vagano all’interno del paese. Molte persone e famiglie sono ancora traumatizzate fino a sentirsi male ogni qualvolta la terra trema, e lo fa ancora di continuo. Nella capitale il 75% delle case sono distrutte, ma ci sono anche altre città all’interno del paese che hanno perso quasi tutto e che non fanno notizia. La gente comincia ad andarsene verso il Canada, la Francia, gli USA. Anche per chi resta è difficile trovare le cose essenziali come riso, fagioli, pasta. Non ci sono più  supermercati, nè ospedali e neanche i palazzi del governo. Sono andati perduti tutti gli archivi dei documenti, così si sono persi tutti i punti di riferimento. 
“Ma gli Haitiani sono un popolo che ha dignità, vogliono rimettersi in piedi” ha detto ancora il Presidente di Caritas Haiti. La reazione al disastro della gente comune è comunque priva di violenza, e questo è importante in quanto le forze di polizia sono quasi dimezzate perché molti sono morti e i superstiti stanno cercando di sistemare le loro famiglie. “La gente ha bisogno di una mano amica – ha detto ancora il Vescovo -. Basta discorsi su questo calvario. Basta polemiche. Questo dovrebbe essere il momento della riflessione. Il problema si presenta per il domani: l’educazione non si può realizzare perché non ci sono scuole, le 15 principali chiese di Port-au-Prince non ci sono più, cominciando della Cattedrale, non ci sono neanche le case per i sacerdoti e religiosi che erano incaricati di queste parrocchie. Dovremo ricostruire e pensare se conviene rifare tutto da capo. Dobbiamo considerare la Chiesa locale, ci sono delle Istituzioni che possono canalizzare gli aiuti. Da un primo calcolo si valuta che serviranno circa 30 milioni di euro per questa impresa. Ma attenzione, risolvere non vuol dire fare al posto degli haitiani”.
Sul lavoro della Caritas, il Vescovo ha ribadito che essa deve agire “in modo rapido ed efficiente”, ed ha proseguito: “per questo chiediamo che l’aiuto non sia militarizzato, non dobbiamo demonizzare le persone e il paese, è il momento della gratuità. Ho visto medici Statunitensi e Cubani lavorare insieme, questo dice tutto. Il nostro paese vicino ci ha aiutato tanto, Santo Domingo ha donato enormi quantità di aiuti alimentari e di tutti i generi, ma non tutti sanno che per Santo Domingo l’haitiano è sempre stato considerato come un essere con qualcosa di inferiore”. Mons. Dumas ha sottolineato ancora: “occorre che il popolo di Haiti sia protagonista della sua storia, Haiti merita rispetto”. Quindi ha lanciato un appello al Presidente degli Stati Uniti d’America e premio Nobel per la pace, Barak Obama, perché l’America “può fare di più” per la sua vicinanza geografica, e il Presidente Obama può usare tutta la sua autorità per rendere gli aiuti effettivi. (CE) (Agenzia Fides 04/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Thu, 04 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AFRICA/NIGERIA - “Siamo tutti preoccupati per il vuoto di potere creato dall’assenza del ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33011&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Jos (Agenzia Fides)- “I nigeriani sono molto preoccupati e disorientati per il rischio che si crei un serio vuoto di potere” dice all’Agenzia Fides Sua Eccellenza Mons. Ignatius A. Kaigama, Arcivescovo di Jos, in Nigeria, dove crescono le pressioni sul Presidente Umaru Yar’Adua perché si dimetta o trasferisca i propri poteri al Vicepresidente Goodluck Jonathan. Il Capo dello Stato è ricoverato in una clinica saudita dallo scorso novembre e non sembra ancora in grado di esercitare le sue funzioni, in un momento delicato della vita politica della Nigeria. Gli scontri di Jos (vedi Fides 20/1/2010) e l’annuncio del Movimento di Emancipazione del Delta del Niger (MEND) di sospendere la tregua nel sud della Nigeria, sono eventi che richiedono una direzione salda e sicura del Paese. Per questo motivo si moltiplicano gli appelli da parte di diversi organismi e personalità della Nigeria affinché Yar’Adua attui le procedure previste dalla Costituzione in caso di assenza o impedimento del Presidente. Ieri, 3 febbraio, i 17 principali quotidiani e media della Nigeria hanno lanciato un appello perché Yar'Adua, si dimetta o trasferisca i poteri al suo Vice entro sette giorni. Se Yar'Adua non dovesse ottemperare, sarebbe necessario avviare in Parlamento una procedura d'impeachment.
“Il conferimento dei pieni poteri al Vicepresidente non significa che il Presidente una volta ristabilito dalla malattia, non possa tornare a governare il Paese” dice Mons. Kaigama. “Si tratta solo di una misura temporanea perché la Nigeria ha bisogno urgente di un salda direzione politica di fronte ai problemi che stanno emergendo. Occorre ridurre la tensione che sta salendo nel Paese, conferendo i pieni poteri presidenziali al Vicepresidente Jonathan, che altrimenti non può mettere in pratica tutte quelle misure necessarie per assicurare la pace”. 
“Faccio un esempio- continua Mons. Kaigama- quando ci siamo riuniti nella villa Presidenziale per discutere della situazione di Jos (vedi Fides 2/2/2010), il Vicepresidente non era seduto sullo scranno presidenziale, perché non gli sono state conferite ad interim le attribuzioni del Capo dello Stato: in quanto Vicepresidente egli ha poteri limitati”. 
	Per quanto riguarda Jos, Mons. Kaigama  afferma che “la situazione sta migliorando di giorno in giorno. Una delegazione della Christian Association of Nigeria (CAN) è giunta per esprimere la solidarietà di tutti i cristiani della Nigeria alla popolazione provata dagli scontri”. 
	Nel sud della Nigeria, lo scorso ottobre il MEND aveva dichiarato una tregua e aveva accettato l’amnistia offerta dal Presidente Yar’Adua. I ribelli affermano che l’assenza del Presidente ha ostacolato l’applicazione dell’amnistia e adesso minacciano di riprendere le ostilità. (L.M.) (Agenzia Fides 4/2/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Thu, 04 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>ASIA/HONG KONG - I Trappisti di Hong Kong festeggiano, dopo tanti anni, i voti perpetui di due ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33010&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Hong Kong (Agenzia Fides) – Il monastero dei trappisti cistercensi di Hong Kong dedicato a “Our Lady of Joy”, di solito dominato dal silenzio e dalla preghiera, il 30 gennaio ha celebrato con una grande festa i voti perpetui di due monaci. La gioia è stata immensa non soltanto perché, dopo tanti anni, questo monastero che ormai conta esclusivamente monaci anziani ha avuto due nuove vocazioni, ma soprattutto perché la professione religiosa si è svolta in piena celebrazione dell’Anno diocesano delle Vocazioni Sacerdotali. Come ha affermato l’Abate dom Anastasius Li, davanti a centinaia di partecipanti al rito: “auspico che tutti si ricordino particolarmente delle vocazioni della diocesi, degli istituti religiosi e del monastero”. 
Secondo quanto riferisce Kong Ko Bao (il bollettino diocesano in versione cinese), i due monaci, visibilmente commossi, hanno emesso i voti davanti all’assemblea, ribadendo con fermezza il loro impegno di dedicarsi alla vita contemplativa “osservando il silenzio, la preghiera, il lavoro e una vita di santificazione”.
L’abbazia Our Lady of Joy di Hong Kong gode di una straordinaria stima e rispetto nell’isola ed anche nel continente. I 16 monaci hanno costruito a mani nude questo bellissimo monastero sulla montagna che una volta era la zona più sperduta dell’isola, concessa dall’Amministrazione di Hong Kong ai monaci fuggiti dal continente nel 1950 portando con sé solo il saio che indossavano. Con il loro duro lavoro e grande dedizione, i monaci hanno trasformato questo luogo in un’oasi spirituale dell’isola, dominata dalla vita sfrenata.
I trappisti cistercensi, fondati nel 1098 a Citeaux, arrivarono in Cina, nella provincia dell’He Bei, nel 1883 e fondarono la “Our Lady of Consolation Abbey”, che fu il primo monastero cistercense in Asia. Nel 1928 ne fondarono un altro, Our Lady of Joy Abbey, sempre nell’He Bei. L’ordine fu sciolto con la forza nel luglio 1947 e il monastero fu distrutto nell’agosto dello stesso anno. Ma i monaci non si arresero e nel 1947 si trasferirono nella città di Cheng Du, nella provincia del Si Chuan, quindi ad Hong Kong nel 1950, con i 16 monaci rimasti che ricostruirono la Our Lady of Joy Abbey. Nel 1986 è stato aperto il monastero The Holy Mother of God a Nan Tou a Taiwan. Oggi nel monastero di Hong Kong vivono 17 monaci: 9 sacerdoti e 8 fratelli.  (NZ) (Agenzia Fides 04/02/2010 - righe 31, parole 383)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Thu, 04 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>VATICANO - I Vescovi di Inghilterra e Galles in visita a Propaganda Fide pregano nella cappella ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33009&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Città del Vaticano (Agenzia Fides) – In occasione della loro presenza a Roma per la prima visita Ad Limina Apostolorum nel Pontificato di Benedetto XVI, svoltasi dal 24 gennaio al 4 febbraio, i Vescovi di Inghilterra e Galles hanno visitato il 3 febbraio il Palazzo di Propaganda Fide, che ospita la sede della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e dei Segretariati internazionali delle Pontificie Opere Missionarie, soffermandosi in particolare nei luoghi legati al Cardinal John Henry Newman (1801-1890): la Cappella dei Re Magi e la Cappella Newman. 
I Vescovi, accompagnati dal Presidente della Conferenza Episcopale, l’Arcivescovo di Westminster Mons. Vincent Nichols, e dall’Arcivescovo emerito di Westminster, il Card. Cormac Murphy-O'Connor, sono stati accolti dal Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il Card. Ivan Dias, dal Segretario del Dicastero Missionario, Sua Ecc. Mons. Sarah, e dal Segretario aggiunto, Sua Ecc. Mons. Piergiuseppe Vacchelli.
Dopo un incontro nel quale è stata presa in considerazione la situazione della Chiesa locale e le sfide più urgenti, i Vescovi si sono recati nella Cappella dei Re Magi per la Santa Messa, concelebrata dal Card. Dias, dal Card. Murphy-O'Connor e dall’Arcivescovo Nichols, cui hanno partecipato anche gli officiali della Congregazione. Il Presidente della Conferenza Episcopale ha parlato della “costante chiamata alla conversione” che deve essere presente nel cuore di ogni uomo e che fu avvertita così chiaramente nella vita del Cardinal Newman, che si spera possa essere presto beatificato. Mons. Nichols ha parlato anche della grande nostaglia provata da Newman per una “autorità infallibile ed universale”, cosa che “alla fine lo portò qui”. Infatti Newman non solo venne ordinato sacerdote e celebrò la sua prima Messa nella Cappella del palazzo di Propaganda Fide, ma vi risiedette e vi frequentò gli studi nell’allora Collegio Urbano che aveva qui la sua sede. L’Arcivescovo di Westminster ha definito Newman “un convertito eccezionale” e ha detto che proprio per questo si sentivano “commossi ad essere in questo luogo, dove ci sentiamo così vicini a lui”. Al termine della Messa, Mons. Nichols ha sottolineato che la visita alla Cappella dei Re Magi, luogo dove avvenne l’ordinazione come sacerdote cattolico di John Henry Newman, è stata un “momento prezioso” della loro visita a Roma e resterà per sempre impressa nella loro memoria.     
Al termine della celebrazione Sua Ecc. Mons. Michael Campbell, Vescovo di Lancaster, ha detto all’Agenzia Fides che “la prossima beatificazione di John Henry Newman, un grande uomo inglese, è un evento importante non solo per la Chiesa cattolica, ma anche a livello ecumenico, dal momento che è venerato da cattolici e anglicani, come studioso, gentleman e santo”. (AR) (Agenzia Fides 4/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Thu, 04 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>VATICANO - Benedetto XVI all’udienza generale: “nel cuore della Chiesa deve sempre bruciare un ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33008&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Città del Vaticano (Agenzia Fides) – La testimonianza missionaria di San Domenico di Guzman,  fondatore dell’Ordine dei Predicatori noti come Frati Domenicani, è stata sottolineata dal Santo Padre Benedetto XVI durante l’udienza generale di mercoledì 3 febbraio. Nato in Spagna, a Caleruega, intorno al 1170 in una nobile famiglia, Domenico si distinse per l’interesse nello studio della Sacra Scrittura e per l’amore verso i poveri. Ordinato sacerdote, fu eletto canonico del capitolo della Cattedrale nella sua diocesi di origine, Osma. Il Vescovo di Osma, che stimava le sue qualità spirituali, lo portò con sé nell’Europa del Nord, per compiere alcune missioni diplomatiche. “Viaggiando – ha ricordato il Santo Padre -, Domenico si rese conto di due enormi sfide per la Chiesa del suo tempo: l’esistenza di popoli non ancora evangelizzati, ai confini settentrionali del continente europeo, e la lacerazione religiosa che indeboliva la vita cristiana nel Sud della Francia, dove l’azione di alcuni gruppi eretici creava disturbo e l’allontanamento dalla verità della fede. L’azione missionaria verso chi non conosce la luce del Vangelo e l’opera di rievangelizzazione delle comunità cristiane divennero così le mète apostoliche che Domenico si propose di perseguire”.
A Domenico venne quindi affidata dal Papa la predicazione al gruppo eretico degli Albigesi. “Domenico accettò con entusiasmo questa missione, che realizzò proprio con l’esempio della sua esistenza povera e austera, con la predicazione del Vangelo e con dibattiti pubblici. A questa missione di predicare la Buona Novella egli dedicò il resto della sua vita. I suoi figli avrebbero realizzato anche gli altri sogni di san Domenico: la missione ad gentes, cioè a coloro che ancora non conoscevano Gesù, e la missione a coloro che vivevano nelle città, soprattutto quelle universitarie, dove le nuove tendenze intellettuali erano una sfida per la fede dei colti.”
	Benedetto XVI ha messo in luce l’attualità della missione: “Questo grande santo ci rammenta che nel cuore della Chiesa deve sempre bruciare un fuoco missionario, il quale spinge incessantemente a portare il primo annuncio del Vangelo e, dove necessario, ad una nuova evangelizzazione: è Cristo, infatti, il bene più prezioso che gli uomini e le donne di ogni tempo e di ogni luogo hanno il diritto di conoscere e di amare! Ed è consolante vedere come anche nella Chiesa di oggi sono tanti – pastori e fedeli laici, membri di antichi ordini religiosi e di nuovi movimenti ecclesiali – che con gioia spendono la loro vita per questo ideale supremo: annunciare e testimoniare il Vangelo!”
Due sono i valori ritenuti indispensabili da Domenico per il successo della missione evangelizzatrice: la vita comunitaria nella povertà e lo studio. Domenico e i Frati Predicatori si presentavano come mendicanti, cioè senza proprietà di terreni da amministrare, che li rendeva così più disponibili allo studio e alla predicazione itinerante e costituiva una testimonianza concreta per la gente… In secondo luogo, Domenico, “con un gesto coraggioso, volle che i suoi seguaci acquisissero una solida formazione teologica”. Alla morte di Domenico, avvenuta nel 1221 a Bologna, l’Ordine dei Predicatori era diffuso in molti Paesi dell’Europa. Domenico venne canonizzato nel 1234. Concludendo la sua catechesi, Benedetto XVI ha sottolineato i due mezzi indispensabili che San Domenico indica affinché l’azione apostolica sia incisiva: la devozione mariana e il valore della preghiera di intercessione per il successo del lavoro apostolico. Il Papa ha infine invocato l’intercessione di Domenico di Guzman perché Dio arricchisca sempre la Chiesa “di autentici predicatori del Vangelo”. (SL) (Agenzia Fides 4/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Thu, 04 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AFRICA/KENYA - La celebrazione in Kenya dei 100 anni delle Missionarie della Consolata</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33007&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Nairobi (Agenzia Fides)- “È vero che, come Missionarie della Consolata, avete vissuto il desiderio del vostro Fondatore: far conoscere l'amore di Dio” ha affermato Sua Ecc. Mons. Peter Kairo, Arcivescovo di Nyeri (Kenya), nel festeggiare i 100 anni delle Suore Missionarie della Consolata, a Mathari, Nyeri, il 30 gennaio. Secondo quanto riporta l’Agenzia CISA di Nairobi, circa 5mila fedeli hanno partecipato alla Messa di ringraziamento.
	Mons. Kairo  ha rimarcato l’amore di Dio che ha spinto le suore a lasciare il loro Paese e a venire in Kenya per mettersi al servizio degli altri. L’Arcivescovo di Nyeri  ha citato l'esempio di suor Irene Stefani, “Nyaatha”, la cui tomba è stata benedetta prima della Messa,  sottolineando la sua dedizione “di portare conforto ai malati, non solo a Nyeri, ma anche nella parrocchia di Gikondi dove morì”. Mons. Kairo ha poi citato come esempio vivente Suor Graziella Paladin, 81 anni, che opera ancora al servizio dei detenuti del carcere locale. 
Suor Jacinta Theuri, Superiora regionale delle Missionarie della Consolata in Kenya, nel suo intervento ha definito la celebrazione giubilare “un evento speciale che segna la nostra rinascita, è un nuovo inizio. Siamo venute 100 anni fa, oggi siamo qui e vogliamo guardare avanti per altri 100 anni. Essere Missionari della Consolata non significa essere una sorella, un sacerdote o un fratello, significa essere una persona che ha sperimentato l'amore di Cristo profondamente nella propria vita”. 
Suor Jacinta ha colto l'occasione, a nome di tutti i padri, fratelli e sorelle della Consolata, per chiedere perdono a chi ha subito un torto in qualsiasi modo dai Missionari della Consolata. “Perdonateci, perché vogliamo iniziare il nuovo secolo con questa parola di perdono. Penso che quando impariamo a perdonare, noi diventiamo veri portatori di consolazione”. 
	Alla cerimonia era presente anche il Premio Nobel per la Pace, la professoressa Wangari Maathai, che ha studiato presso le Suore della Consolata. "La mia missione nella vita è ricordare alla gente che siamo parte dell'ambiente. La missione dei Missionari della Consolata è di consolare e di riconciliare, e abbiamo bisogno di consolare e di riconciliarci con l'ambiente”.
Le Missionarie della Consolata sono una congregazione internazionale fondata il 29 gennaio 1910 a Torino dal beato Giuseppe Allamano (dieci anni dopo i Missionari della Consolata). Dal 1913 sono presenti in Kenya. Oggi la Congregazione è composta da 746 membri, presenti in tutto il mondo delle quali 700 professe, 38 juniores e 8 novizie. In Kenya la Congregazione ha 80 suore che lavorano in sette diocesi: Mombasa, Nyeri, Marsabit, Maralal, Embu, Meru e Nairobi. (L.M.) (Agenzia Fides 3/2/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Wed, 03 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AFRICA/ETIOPIA - Concluso il Vertice dell’UA: al centro dei lavori le crisi in Somalia e ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33006&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Addis Abeba (Agenzia Fides)- Il conflitto in Somalia, il mantenimento della pace in Sudan e la crisi politica in Madagascar sono stati i temi principali del Vertice dell’Unione Africana che si è chiuso ieri, 2 febbraio, ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia.
	 Secondo il Presidente della Commissione dell’UA, Jean Ping, in Sudan “sono stati compiuti dei progressi notevoli nell’applicazione dell’Accordo di Pace inclusivo del 2005, ma delle sfide di una grandezza senza precedenti richiederanno un’attenzione continua da parte della comunità internazionale”. Il Sudan si appresta alle elezioni presidenziali e parlamentari nell’aprile di quest’anno, mentre nel 2011 è previsto il referendum sull’indipendenza del Sud Sudan. È proprio l’eventualità di una vittoria dei sostenitori dell’indipendenza sud-sudanese a preoccupare gli osservatori internazionali. “Dobbiamo lavorare con i responsabili sudanesi per promuovere la pace nel Paese” ha sottolineato il Commissario alla Pace e alla Sicurezza dell’UA, Ramtane Lamamra, mentre il Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-Moon, si è espresso a favore del mantenimento dell’unità del Sudan. “Facciamo questo rispettando pienamente la volontà dei popoli sudanesi, ma dobbiamo in ogni caso rendere attraente l’unità del Paese” ha affermato Ban. Dalle dichiarazioni rilasciate alla stampa da esponenti sudanesi emerge però la consapevolezza che il Sud Sudan si sta ormai avviando verso l’indipendenza. Secondo un funzionario sudanese il ruolo della comunità internazionale dovrebbe essere quello di garantire un pacifico periodo post referendario.
	L’UA ha chiesto “ al regime illegale del Madagascar di mettere fine ai tentativi di imporre delle soluzioni unilaterali alla crisi” minacciando l’imposizione di sanzioni. L’uomo forte dell’Isola, Andry Rajoelina, ha indetto unilateralmente le elezioni legislative il prossimo marzo, mettendo fine ai negoziati con gli altri movimenti politici malgasci (vedi Fides 17/12/2009).
Per quel che riguarda la Somalia durante il Vertice l’IGAD (Autorità intergovernativa per lo Sviluppo, che raggruppa 6 Paesi dell’Africa dell’est), ha pubblicato un comunicato nel quale esprime preoccupazione per l’estensione delle azioni dei gruppi terroristici somali  alle regioni relativamente stabili del Somaliland e del Puntland (vedi Fides 1/2/2010).
Il Presidente del Malawi, Bingu wa Mutharika, è stato eletto Presidente dell’UA, in sostituzione del leader libico Gheddafi. Il nuovo Presidente dell’UA ha dichiarato che tra le priorità del suo mandato vi saranno la sicurezza alimentare del continente, lo sviluppo delle infrastrutture e dell’energia. (L.M.) (Agenzia Fides 3/2/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Wed, 03 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AFRICA/ BURKINA FASO - Nomina del Vescovo di Ouahigouya</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33005&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il Santo Padre Benedetto XVI, in data 2 febbraio 2010 ha nominato Vescovo della diocesi di Ouahigouya (Burkina Faso) il Rev. Justin Kientega, del clero di Koudougou, Economo della diocesi.
Il Rev. Justin Kientega è nato il 7 luglio 1959 nella parrocchia di Temnaoré, diocesi di Koudougou. Dopo la scuola primaria è entrato nel Seminario Minore di Koudougou, quindi in quello Maggiore di Ouagadougou e in quello di Koumi, a Bobo-Dioulasso. È stato ordinato sacerdote il 25 luglio 1987 per la diocesi di Koudougou. Dopo l'ordinazione ha svolto le seguenti mansioni: 1987-1992: Vicario parrocchiale a St. Alphonse di Rèo; 1988-1992: Cappellano diocesano dell'Infanzia Missionaria; 1992-2002: Parroco della Cattedrale di Koudougou; 2002-2007: Studi per la Laurea in Pastorale della Salute presso l’Istituto Camillianum a Roma; 2007-2008: Vicario della parrocchia Notre Dame de la Réconciliation de Burkina a Koudougou; dal 2008: Economo della diocesi e Cappellano del Centro ospedaliero regionale di Koudougou. La Diocesi di Ouahigouya, eretta nel 1958, è suffraganea dell'Arcidiocesi di Ouagadougou, ha una superficie di 19.126 kmq e una popolazione di 1.200.000 abitanti, di cui 100.000 sono cattolici. Vi lavorano 62 sacerdoti (53 diocesani, 9 Fidei Donum), 13 fratelli religiosi, 99 suore e 15 seminaristi maggiori. (SL) (Agenzia Fides 3/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Wed, 03 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AFRICA/MADAGASCAR - Dimissioni del Vescovo di Mahajanga e successione</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33004&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il Santo Padre Benedetto XVI, in data 2 febbraio 2010 ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Mahajanga (Madagascar), presentata da Sua Ecc. Mons. Joseph Ignace Randrianasolo, in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico. Gli succede Sua Ecc. Mons. Roger Victor Rakotondrajao, Coadiutore della medesima diocesi. (SL) (Agenzia Fides 3/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Wed, 03 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AMERICA/STATI UNITI - Pubblicati gli Atti del Primo Forum Internazionale su Migrazioni e Pace</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33003&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[New York (Agenzia Fides) - Nei giorni 29 e 30 gennaio 2009 si è tenuto ad Antigua, Guatemala, il Primo Forum Internazionale su Migrazioni e Pace, organizzato dallo Scalabrini International Migration Network (SIMN),  organizzazione non a scopo di lucro e apolitica della Congregazione dei Missionari di San Carlo, Scalabriniani. L'evento si è svolto attorno alla discussione del tema "Frontiere: Muri o Ponti?" Nei due giorni del Forum, i 218 partecipanti hanno condiviso le loro esperienze, azioni e idee per promuovere una convivenza veramente umana e pacifica nel rispetto dei diritti umani a livello internazionale e con particolare attenzione verso le Americhe. Tra i partecipanti c'erano rappresentanti di quasi tutti gli stati americani, rappresentanti di governo e di organizzazioni internazionali, sociali, ecclesiastiche, centri accademici e dei media, politici, esperti in materia di migrazione, organizzazioni di immigrati, migranti e alcuni Premi Nobel della Pace, come la guatemalteca Rigoberta Menchú, il Comitato Internazionale della Croce Rossa, Medici Senza Frontiere e l'UNHCR. I lavori del Forum sono ora stati pubblicati in due volumi, uno in spagnolo e uno in inglese. Copie della pubblicazione sono disponibili presso lo Scalabrini International Migration Network (SIMN), 27 Carmine Street. Nueva York, NY 10014-4423. E-Mail: secretary@simn-cs.net (SL) (Agenzia Fides 3/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Wed, 03 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>ASIA/COREA DEL SUD - Ai figli di don Orione affidata l’assistenza degli immigrati di Changwon: ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33002&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Changwon (Agenzia Fides) - “Oggi, 2 febbraio, festa della Presentazione al tempio di Gesù e festa
della Vita Consacrata, un discreto eppure grande evento si è svolto a Changwon, città costiera della Corea del Sud: l’incardinazione di una comunità orionina in questa nazione asiatica”: sono le parole pronunciate dal Superiore generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza, don Flavio Peloso, all’atto della firma della convenzione con il Vescovo di Masan, Sua Ecc. Mons. Han Myeong Ok, che ha ufficializzato la presenza dell’Opera di Don Orione in Corea del Sud, precisamente nella città di Changwon. Il Vescovo ha affidato ai figli di don Orione l’assistenza e la pastorale dei numerosi immigrati che giungono per lavoro nella città industriale di Changwon, un milione di abitanti, i quali vivono in condizioni molto precarie e di grande necessità.
Per il momento gli Orionini usufruiranno per la loro missione degli ambienti di un centro sociale della diocesi e vivranno in un appartamento di un grande condominio popolare. “Da una decina d’anni l'apertura in Corea è stata prima nel desiderio e poi nella programmazione nel quadro dello sviluppo in Asia, dopo le Filippine e l’India – ha detto ancora il Superiore generale -. Ora è diventata realtà. Dopo i contatti personali, dopo il primo inserimento esplorativo nel 2006-2007, ora i due confratelli coreani P. Bernardo Seo Young-Tae e P. Andrea Kim Tae Gun e il chierico bielorusso Yury Prakapiuk formano la prima comunità residente in Corea.” (SL) (Agenzia Fides 3/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Wed, 03 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>ASIA/CINA - Con l’XI° Corso di Evangelizzazione la parrocchia di Fu Shun ha iniziato le ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33001&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Fu Shun (Agenzia Fides) – “Il dogma, principio dell’evangelizzazione; la spiritualità, anima dell’evangelizzazione; la Sacra Scrittura, strumento dell’evangelizzazione; i Sacramenti, radice dell’evangelizzazione”: questi sono stati gli argomenti trattati durante l’XI° Corso di Evangelizzazione svoltosi nella parrocchia di Fu Shun della diocesi di Liao Ning, con l’obbiettivo di promuovere l’evangelizzazione attraverso l’attiva partecipazione di tutti. Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, in una settimana di studio, dal 18 al 23 gennaio, oltre 270 fedeli parrocchiani provenienti da 7 distretti, si sono impegnati nello studio e nella condivisione, accompagnati da 6 sacerdoti, 8 religiose e 3 seminaristi. Inoltre Mons. Pei Jun Min, Vescovo della diocesi di Liao Ning, ha presieduto l’apertura del Corso, incoraggiando tutti perché ciascuno “si assuma la missione secondo la propria vocazione”.
Il parroco, don Wang Jian Xin, ha spiegato: “con questa iniziativa abbiamo aperto le attività di evangelizzazione dell’anno 2010. Coloro che hanno frequentato il Corso porteranno quello che abbiamo condiviso a tutte le comunità ecclesiali di base per amplificare l’evangelizzazione”. La parrocchia di Fu Shun, con oltre 7.000 fedeli, è una comunità molto attiva. All’inizio dell’anno 80 fra Ministri straordinari della comunione e Catechisti hanno ricevuto il mandato durante una solenne celebrazione. La Congregazione del Sacro Cuore di Gesù, fondata nel 1941, conta oggi una sessantina di religiose che sono attive nella pastorale, nell’evangelizzazione e nel servizio sociale, soprattutto sanitario. (NZ) (Agenzia Fides 03/02/2010 - righe 23, parole 214)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Wed, 03 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>ASIA/INDIA - I profughi cristiani dell’Orissa, un obbrobrio da nascondere</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33000&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Bhubaneswar (Agenzia Fides) – Continua l’immane sofferenza dei profughi cristiani dell’Orissa, vittime delle violenze anticristiane verificatesi nell’agosto 2008. Come comunica all’Agenzia Fides, la Chiesa dell’Orissa, i profughi sono stati colpiti e oltraggiati due volte: la prima quando furono cacciati dai lori villaggi per la furia dei gruppi estremisti indù che hanno dato alle fiamme le loro case e rubato loro proprietà; la seconda è avvenuta in questi giorni, in quanto il governo locale dell’Orissa – dopo un lungo tira e molla – ha finalmente autorizzato la visita di una delegazione di rappresentanti dell’Unione Europea (UE) nel noto distretto di Kandhamal, teatro delle violenze anticristiane.
La presenza dei profughi accampati alla meglio per le strade, le loro evidenti condizioni di marginalità e miseria, l’assoluta carenza di ogni assistenza sociale, lo stato di abbandono in cui versano, sarebbero stati segno evidente della responsabilità e indifferenza del governo locale di fronte a questa penosa situazione. I funzionari civili hanno dunque deciso di “ripulire” l’area che sarà visitata dalla delegazione della UE, in arrivo il 4 e 5 febbraio.
E così circa 100 persone di 21 famiglie poverissime, di 11 villaggi cristiani – attualmente sistemati in tendoni di fortuna, dove e faticano a sopravvivere – sono state costrette a lasciare in fretta e furia la cittadina di G Udaigiri, dove si erano stabiliti all’indomani delle violenze.
La Chiesa locale dice a Fides: “Sono persone sull’orlo della disperazione: non possono tornare ai loro villaggi perchè abusivamente occupati da estremisti indù, che continuano a minacciarli; hanno dovuto lasciare all’improvviso i campi profughi, chiusi dal governo; sono rifiutati ed emarginati nei villaggi o nelle città dove cercano riparo e soccorso. Continuano a subire vessazioni, minacce e violenze”. Ora, la loro presenza è sgradita al governo dell’Orissa che alla delegazione della UE intende mostrare solo le case ricostruite, raccontando come l’area di Kandhamal sia tornata alla competa normalità e all’armonia.
“La situazione è molto grave. Abbiamo scritto una lettera alla Commissione Nazionale per le Minoranze, per segnalare questa ulteriore, patente violazione dei diritti di questi profughi cristiani e cittadini indiani”, ha detto all’Agenzia Fides John Dayal, responsabile dell’All India Christian Council, organismo ecumenico che difende i diritti delle minoranze religiose in India. “Al momento non si hanno notizie di dove siano stati trasferiti i rifugiati. Occorre ricordare  che oltre la metà delle 5.600 case distrutte o bruciate a Kandhamal sono ancora da ricostruire. Intanto nessuno si preoccupa dell’occupazione di questa gente, primo strumento per una sopravvivenza dignitosa, e dell’istruzione dei loro figli”. (PA) (Agenzia Fides 3/2/2010  righe 28 parole 289)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Wed, 03 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AMERICA/BOLIVIA - Nella festa della Presentazione di Gesù è iniziata la Missione Permanente per ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=32999&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Cochabamba (Agenzia Fides) – L'Arcidiocesi di Cochabamba prosegue il proprio cammino di evangelizzazione inviando discepoli missionari da parte della comunità ecclesiale. Alla base di questo impegno c’è la convinzione che “siamo tutti missionari”, anche se abbiamo fatto scelte di vita diverse, e abbiamo la consapevolezza del nostro ruolo nella vita e nella missione della Chiesa. Con queste motivazioni tutti gli operatori pastorali sono stati invitati per il lancio della Missione Permanente, che ha avuto luogo il 2 febbraio alle ore 19 nella Cattedrale Metropolitana di Cochabamba.
La celebrazione ha avuto inizio in 3 luoghi diversi: la Parrocchia della Compañia, dove si sono riuniti tutti i laici provenienti dalle parrocchie dell’Arcidiocesi, nella Parrocchia di Santo Domingo, dove si sono incontrati i sacerdoti e nel Centro Francescano dove si sono concentrati tutti di rappresentanti della Vita Consacrata. Da qui si sono svolte tre processioni verso la Cattedrale.
L'Arcidiocesi di Cochabamba ha una superficie di 32.306 km2 e comprende 13 delle 16 province del Dipartimento (divisione politica) con lo stesso nome. La popolazione che vive nell’arcidiocesi è di 1.266.314 abitanti (dato del 2002). L'Arcidiocesi ha 66 parrocchie, di cui 28 si trovano in provincia Cercado, capitale del dipartimento, e formano la "Vicaria Episcopal Ciudad", mentre le altre sono distribuite nel resto delle province che costituiscono l'Arcidiocesi e formano quattro Vicariati Episcopali: Ayopaya-Capinota, Sacaba-Chapare Valle Alto e Valle Bajo. (CE) (Agenzia Fides, 03/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Wed, 03 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AMERICA/ARGENTINA - In pieno svolgimento il Corso Internazionale di Missiologia</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=32998&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Buenos Aires (Agenzia Fides) – E’ in pieno svolgimento il Corso Internazionale di Missiologia, organizzato dal Centro di Missiologia per il Cono Sud "Giovanni Paolo II", che ha avuto inizio il 25 gennaio presso la sede nazionale delle Pontificie Opere Missionarie (POM). Si tratta del XXVIII Corso di Missiologia, che si concluderà il 13 febbraio, cui stanno partecipando circa 60 persone che arrivano da tutto il paese: sacerdoti, religiosi, seminaristi e laici. Presenti anche studenti provenienti da Cile, Uruguay, Paraguay e Venezuela e missionari di diverse nazionalità (Brasile, Colombia e Indonesia). Il Corso è approvato dalla Pontificia Università Urbaniana e ha il sostegno della Conferenza Episcopale Argentina, attraverso la Commissione Episcopale per le Missioni.
Secondo le informazioni inviate all’Agenzia Fides, la cerimonia di apertura è stata presieduta dal Direttore nazionale delle POM dell’Argentina, padre Osvaldo Pablo Leone, e da Victorina Ramos, coordinatrice del Centro di Missiologia per il Cono Sud "Giovanni Paolo II", che dipende dalla Pontificia Unione Missionaria (PUM). Erano presenti anche i Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, della Parrocchia di Nostra Signora dei Dolori.
Secondo quanto hanno spiegato i responsabili, il corso offre non solo uno spazio per la formazione individuale, ma invita anche a condividere il patrimonio di esperienza missionaria in fraternità, nello studio, nella preghiera e nella missione, "insieme ad altri fratelli di diverse espressioni culturali che, fedeli a Gesù, continuano a scommettere su Colui che è la Via, la Verità e la Vita." (CE) (Agenzia Fides 03/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Wed, 03 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>ASIA/GIAPPONE - “Blog vocazionali” per creare entusiasmo verso il sacerdozio e la vita religiosa</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=32997&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Tokyo (Agenzia Fides) – La scintilla di una vocazione può nascere sul web. E’ quanto afferma la nuova task-force dedicata alla pastorale vocazionale, di recente istituita dalla Chiesa giapponese: come l’Agenzia Fides apprende dalla Conferenza Episcopale, si tratta di un gruppo di persone che dovranno monitorare il settore delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata in tutto il Giappone, cercando soluzioni ai problemi più evidenti, delineando prospettive e proponendo orientamenti pratici per dare un impulso alle vocazioni in terra nipponica.
Il team è presieduto dall’Arcivescovo di Osaka, S. Ecc. Mons. Jun Ikenaga, e dal Vescovo di Nagoya, S. Ecc. Mons. Jun’ichi Nomura. Ne fanno parte sacerdoti, teologi, esperti, religiosi e laici.
La commissione è partita da un’analisi della situazione, individuando le cause più profonde della carenza di vocazioni in Giappone, dovuta fondamentalmente alla cultura individualista e materialista che non lascia spazio alla dimensione trascendente dell’uomo. 
Fra i nuovi mezzi individuati per allargare il campo dell’apostolato e della promozione vocazionale, si prevede il lancio di “blog vocazionali” su Internet, e anche la ricerca di spazi sui media tradizionali: si spera che un approccio nuovo possa generare un entusiasmo e un risveglio di vocazioni in Giappone. (PA) (Agenzia Fides 3/2/2010 righe 25 parole 256)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Wed, 03 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>ASIA - La donna in Asia, fra violenza e povertà, trova forza nell’Eucarestia</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=32996&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Dacca (Agenzia Fides) – “La violenza sulle donne è molto diffusa in Asia meridionale. La povertà delle donne è fortissima. Nelle società dei paesi dell’Asia meridionale il pregiudizio e la discriminazione delle donne sono nella cultura dominante. La religione, e in particolare la fede cattolica, sono per le donne una strada per recuperare la propria dignità, autostima e identità”: è quanto afferma in un colloquio con l’Agenzia Fides Virginia Saldhana, responsabile dell’ufficio dedicato alle donne, nell’ambito del Ufficio per il Laicato e la Famiglia della Federazione delle Conferenze Episcopali Asiatiche (FABC), a margine di una recente seminario della FABC dedicato alle donne in Asia del Sud.
Al Forum, tenutosi a Dacca (in Bangladesh), e intitolato “Donne che vivono l’Eucarestia in Asia meridionale”, hanno partecipato religiosi, laici e in prevalenza donne cattoliche dei paesi dell’area. Il Seminario ha focalizzato i principali problemi che toccano la condizione femminile, incoraggiando le Chiese locali a rispondere con impegno alle sfide imposte dalla mancanza di diritti e dignità delle donne. 
“Abbiamo cercato di spiegare alle donne che possono vivere l’Eucarestia con un senso e un significato nuovo: non solo come rifugio per le loro sofferenze, ma come sorgente di forza per agire nella promozione umana e sociale della loro condizione”, spiega a Fides Virginia Saldhana.
“Impegnarsi e prendere l’iniziativa a volte comporta dei rischi. Ma dall’Eucarestia le nostre donne possono attingere il coraggio di farsi pane spezzato per gli altri” aggiunge, come hanno spiegato le esperienze raccontate da diverse donne durante il meeting.
“Abbiamo riflettuto sulla vita di Maria e su come la Vergine ha vissuto l’Eucarestia nella sua vita. Il suo esempio è stato di forte impatto su tutte le donne partecipanti, che hanno apprezzato il modello di Maria come donna che parla loro nel XXI secolo”, nota la responsabile FABC.
“Le donne sono parte essenziale della missione della Chiesa e per loro vivere in pienezza la vita cristiana significa anche portare avanti senza paure il discorso sulla propria dignità”, sottolinea Saldanha.
“Da parte nostra vogliamo incoraggiare ogni Chiesa locale in Asia e riconoscere il ruolo fondamentale della donna nella missione della Chiesa: nella famiglia, nella comunità, nella pastorale ecclesiale, nel dialogo interreligioso”, conclude. (PA) (Agenzia Fides 2/2/2010 righe 27 parole 274)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Tue, 02 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>OCEANIA/AUSTRALIA - Un nuovo Rapporto per la tutela delle minoranze aborigene</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=32995&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Sydney (Agenzia Fides) – Ridurre la presenza degli aborigeni nelle carceri australiane; proteggere il linguaggio indigeno; sostenere lo sviluppo delle comunità aborigene locali: lungo tali linee d’azione si articola il nuovo Rapporto del Consiglio per Diritti Umani in Australia, organo governativo, che ha condotto un’inchiesta sul campo e uno studio sulle condizioni e le prospettive delle comunità aborigene australiane. 
I risultati dello studio, inviati all’Agenzia Fides, sono stati presentati al Parlamento australiano che si impegnerà a proseguire sulla strada dello sviluppo economico e sociale degli aborigeni e della loro progressiva integrazione nel tessuto sociale australiano, pur conservando la propri identità culturale.
Attualmente gli aborigeni nella società australiana sono circa 470.000. Il governo, con l’ausilio di numerose Ong e un forte impegno della Chiesa cattolica, ha avviato programmi di sviluppo umano, istruzione, e solidarietà per contribuire alla crescita e allo sviluppo delle comunità.
L’impegno del governo australiano si pone nella scia delle raccomandazioni offerte dal recente Rapporto Onu sulla condizione dei popoli indigeni nel mondo (“State of the World’s Indigenous People”). Secondo il documento, oltre 370 milioni di indigeni nel mondo vivono in povertà e soffrono di privazioni nel campo della salute, dell’istruzione, dell’occupazione, del rispetto dei diritti umani, ed è compito dei governo intervenire per promuovere i loro diritti umani, economici e sociali. (PA) (Agenzia Fides 2/2/2010 righe 27 parole 274)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Tue, 02 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AMERICA/HAITI - Il Nunzio Apostolico ha accompagnato i Vescovi della Repubblica Dominicana a ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=32994&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Port-au-Prince (Agenzia Fides) – Il Nunzio apostolico ad Haiti, l’Arcivescovo Bernardito Auza, ha raccontato all’Agenzia Fides l’incontro dei Vescovi della Repubblica Dominicana con i Vescovi di Haiti che si tenuto pochi giorni fa per esprimere una effettiva solidarietà e manifestare l’impegno a continuare ad aiutare il popolo di Haiti dopo il terremoto del 12 gennaio.
Venerdì 29 gennaio, il Cardinale Arcivescovo di Santo Domingo e Presidente della Conferenza Episcopale della Repubblica Dominicana, insieme a cinque altri Vescovi ed al Rettore dell'università cattolica "Mater et Magistra" hanno voluto incontrare i Vescovi haitiani per esprimere condoglianze e solidarietà. 
L'aereo con cui viaggiavano è arrivato alle ore 08,15. “Li ho accolti all'aeroporto - racconta l’Arcivescovo Auza a Fides - poi li ho accompagnati alla sede della Conferenza Episcopale di Haiti (CEH) e verso le ore 9,10 è cominciato l'incontro. Il Presidente della CEH e Arcivescovo di Cap-Haitien, Mons. Louis Kebreau, sdb, ha preso la parola, poi, il Cardinale di Santo Domingo, con un discorso formale. Poco dopo è stato consegnato un assegno di 100.000 US $ come aiuto della Chiesa del paese vicino”.
Alcuni Vescovi haitiani hanno preso la parola. Negli scambi di idee, tutti i Vescovi della Repubblica Dominicana hanno preso la parola per assicurare il continuo aiuto in viveri ed altre cose e per aiutare la ricostruzione del paese. I Vescovi dominicani hanno mostrato grande interesse circa la questione della futura sistemazione dei 240 seminaristi sopravvissuti (su 256), alcuni gravemente feriti, giacché i due seminari maggiori (filosofia e teologia) sono stati ambedue distrutti. Dopo l'incontro la visita alla tomba del compianto Arcivescovo di Port-au-Prince, Sua Eccellenza Joseph Serge Miot. In questa occasione è stata fatta una preghiera comune.
Il Nunzio Apostolico ha poi accompagnato gli ospiti a vedere la parte devastata di Port-au-Prince, soprattutto le sedi istituzionali, statali e governative, poi sono arrivati anche al luogo dove sorgeva la Cattedrale e l'Arcivescovado. Il commento dei Vescovi è stato unanime: “La distruzione è stata totale”. E' stata una visita di poco più di cinque ore. L'aereo è ripartito alla volta di Santo Domingo alle ore 14. L’Agenzia Fides ringrazia il Nunzio per questa sua testimonianza da Port-au-Prince. (CE) (Agenzia Fides, 02/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Tue, 02 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
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            <title>AFRICA/CONGO RD - La solidarietà della Chiesa di Isiro con le vittime dei guerriglieri dell’LRA</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=32993&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Kinshasa (Agenzia Fides)- La comunità cattolica di Isiro, nella provincia dell’Equatore, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, ha partecipato, domenica 31 gennaio ad una processione e a una Santa Messa per ricordare e pregare per le vittime di ribelli ugandesi dell’LRA (Lord’s Resistence Army), in solidarietà con coloro che sono stati feriti, torturati o rapiti dai ribelli, e per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle autorità su questo grave problema. Da diverso tempo i ribelli ugandesi imperversano nella regione attaccando villaggi indifesi. 
	In assenza del Vescovo di Isiro, Mons. Julian Andavo Mbia, ha presieduto la Santa Messa Mons. Dieudonné Abakuba, Vicario Episcopale, concelebrata da una decina di sacerdoti, alla presenza di ottocento fedeli.
“Siamo qui riuniti per la celebrazione eucaristica e per commemorare i nostri fratelli vittime dell’LRA, e per esprimere la nostra solidarietà a tutti coloro che soffrono” ha detto Mons. Abakuba nell’omelia.  “Non capiamo perché questo stia accadendo oggi, ma possiamo vedere questi eventi con la luce della fede. Che il Signore apra il cuore delle autorità del Paese affinché cerchino delle soluzioni. Molte persone hanno lasciato i loro villaggi per timore di nuovi attacchi, i morti sono rimasti là senza essere sepolti. A nessuno piace essere uno sfollato. Dobbiamo aiutare i nostri fratelli che portano il peso di questa sofferenza. Siamo riuniti qui per condividere con i nostri fratelli, il dolore e i beni che abbiamo. Ciò che abbiamo ricevuto dal Signore non è solo per noi ma serve per il bene di tutti. Apriamo i nostri cuori e le mani per alleviare le sofferenze degli altri. Siamo chiamati alla comunione e comprensione”.
Nella sua testimonianza p. Tatsima Baldwin, responsabile della Caritas diocesana, ha sottolineato: “gli sfollati sono persone come noi, che a causa dei ribelli del LRA hanno perso i figli, il coniuge, i genitori, la proprietà, la casa. Di alcuni che sono fuggiti nella foresta, non sappiamo il loro destino”.
Oggi, 2 febbraio, si è aperta una conferenza interreligiosa sulla crisi provocata dall’LRA, convocata da Marcel Utembi Tapa, Arcivescovo di Kisangani (vedi Fides 30/1/2010). (L.M.) (Agenzia Fides 2/2/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Tue, 02 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AMERICA/REPUBBLICA DOMINICANA - Il Cardinale Lopez Rodriguez: il popolo dominicano continua ad ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=32992&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Santo Domingo (Agenzia Fides) – L’Agenzia Fides ha ricevuto un messaggio del Cardinale Arcivescovo di Santo Domingo e Presidente della Conferenza Episcopale della Repubblica Dominicana, Mons. Nicolas de Jesús Lopez Rodriguez, in cui racconta la situazione del paese “fratello” di Haiti dopo il terremoto: la distruzione di gran parte della città di Port-au-Prince e l’enorme quantità di morti e feriti.
“Per quanto riguarda i feriti, - scrive il Cardinale - sebbene le truppe straniere e i medici abbiano potuto assistere molti sul posto, in diversi ospedali, cliniche e altre istituzioni nella Repubblica Dominicana, continuano ad arrivare adulti, adolescenti e bambini che hanno bisogno di un intervento chirurgico, altri trattamenti clinici, medicine e ospedalizzazione. E’ stata veramente un’opera ammirabile di solidarietà del popolo Dominicano con il popolo fratello di Haiti.”
“Per quanto riguarda il lavoro della Chiesa cattolica, sia le due Arcidiocesi di Santo Domingo e Santiago, che le altre nove diocesi, sono state attive in ogni momento, molti gruppi parrocchiali sono andati ad Haiti portando personale per sostenere i senzatetto e agli infermieri, ci sono state numerose raccolte di denaro, abbiamo consegnato alla Conferenza Episcopale di Haiti 100.000,00 US $ oltre a diverse raccolte di generi alimentari, medicine, acqua potabile, vestiti, ecc., che sono stati inviati da varie istituzioni.” scrive il Card. Lopez Rodriguez.
Malgrado la lettera sia stata scritta prima della riunione con i Vescovi di Haiti a Port-au-Prince, del 29 gennaio, il Cardinale si fa portavoce di una realtà senza precedenti: l’aiuto immediato della Repubblica Dominicana alla nazione vicina. Ancora oggi la gran parte dei soccorsi per via terrestre è entrato dalla Repubblica Dominicana e inoltre, il popolo dominicano ha espresso una solidarietà esemplare. La voce della Chiesa Cattolica, nella testimonianza dell’Arcivescovo di Santo Domingo, è un tassello in più della grande opera di questo paese che condivide la stessa isola del terremoto. (CE) (Agenzia Fides, 02/02/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Tue, 02 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AFRICA/NIGERIA - Meeting sulla crisi di Jos: “un incontro proficuo dal quale è emerso che la ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=32991&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Jos (Agenzia Fides)- “È stato un incontro positivo e proficuo” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Ignatius A. Kaigama, Arcivescovo di Jos, che ha partecipato ad un incontro nella residenza presidenziale di Abuja, con il Vicepresidente della Nigeria, Goodluck Jonathan, sugli incidenti scoppiati il 17 gennaio a Jos, la capitale dello Stato di Plateau (vedi Fides 20/1/2010). Al meeting hanno partecipato, oltre al Governatore dello Stato di Plateau e a diverse personalità locali, anche alcuni importanti esponenti nazionali, tra cui Sua Ecc. Mons. John Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja e Presidente della Christian Association of Nigeria (CAN), organo che riunisce le principali confessioni cristiane della Nigeria.
	Mons. Kaigama descrive con queste parole a Fides il meeting: “Abbiamo avuto un incontro molto franco e diretto, nel quale ognuno ha potuto esprimere l’amarezza, la rabbia e i timori della propria comunità, che sia cristiana o musulmana. In questo modo abbiamo compreso meglio le reciproche posizioni e le cause profonde della crisi. Posso affermare che dal dibattito è emerso che la religione non è affatto la causa degli scontri. Le cause reali delle tensioni e delle violenze sono sociali, politiche, etniche, economiche e persino di scontri tra personalità diverse. Quando si attacca una chiesa  o una moschea lo si fa perché entrambe sono il simbolo più evidente della comunità che si vuole colpire, ma non in quanto luogo di culto”.
	Nel suo intervento il Vicepresidente Jonathan (che di fatto esercita le funzioni di Capo dello Stato perché il Presidente Umaru Yar'Adua è ricoverato da novembre in un ospedale all’estero) ha sottolineato che lo Stato di Plateau è uno Stato-cerniera che serve da collegamento tra il nord musulmano e il sud cristiano e che “sebbene in passato vi siano stati alcuni conflitti sociali di minore entità, quello che abbiamo visto di recente è alquanto imbarazzante e dobbiamo esaminare insieme come mettere fine a tutto questo”.
	Al termine dell’incontro è stato creato un comitato di 15 personalità  (tra le quali Mons. Kaigama) per cercare una soluzione definitiva alla ricorrenti crisi dello Stato di Plateau.
	 Mons. Kaigama esprime a Fides una prima valutazione su quale contributo possono offrire i leader religiosi al problema: “I capi religiosi devono impedire che quando si manifestano delle tensioni tra le comunità, la religione venga strumentalizzata. Bisogna intervenire subito per cercare di riportare la pace, evitando di usare un linguaggio che inciti gli animi, e invece predicando la pace e la riconciliazione”. (L.M.) (Agenzia Fides 2/2/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Tue, 02 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>AFRICA/SOMALIA - I Paesi vicini temono un’estensione del conflitto somalo alle aree finora ...</title>
            <link>http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=32990&amp;lan=ita</link>
            <description><![CDATA[Mogadiscio (Agenzia Fides)- Mentre dalla capitale somala, Mogadiscio, continuano a giungere notizie di nuovi scontri, i Paesi limitrofi esprimono la preoccupazione per una possibile estensione del conflitto ad aree finora risparmiate dalle violenza.
	“I gruppi terroristici hanno di recente esteso le loro azioni alle regioni relativamente stabili del Somaliland e del Puntland” afferma un comunicato dell’IGAD (Autorità intergovernativa per lo Sviluppo, che raggruppa 6 Paesi dell’Africa dell’est), pubblicato a margine del Vertice dell’Unione Africana che si tiene ad Addis Abeba (Etiopia).
	L’IGAD “fa appello alle autorità del Somaliland e del Puntland di coordinare la loro risposta e di lavorare in stretta unione con il governo di transizione somalo, per far fronte alla minaccia comune rappresentata dagli Shebab e dall’ Hezb al-Islam”. Si tratta dei due gruppi islamisti che si oppongono al governo di transizione (installato a Mogadiscio e riconosciuto dalla comunità internazionale), che controllano buona parte della Somalia centro-meridionale. Il Puntland, regione centro-settentrionale, ha un’amministrazione autonoma dal resto del Paese. Il Somaliland corrisponde al territorio della  ex colonia britannica, nel settentrione del Paese, che venne unito alla ex Somalia italiana nel 1960 per formare lo Stato unitario, dissoltosi con la caduta del dittatore Siad Barre nel 1991. Proprio in quell’anno il Somaliland ha proclamato la sua indipendenza, non riconosciuta dalla comunità internazionale. I due territori hanno finora goduto di una relativa pace e stabilità, anche se il Puntland è la base dei pirati che rendono insicuro il Golfo di Aden e un’ampia area dell’Oceano Indiano. 
	Nel frattempo continuano gli scontri a Mogadiscio dove 12 civili hanno perso la vita e altre 55 persone sono rimaste ferite nel corso di uno scontro a colpi d'arma da fuoco nel distretto di Suqa Holaha, fra i caschi blu dell'Unione Africana e un gruppo di ribelli islamici. (L.M.) (Agenzia Fides 1/2/2010)]]></description>
            <author>Agenzia Fides</author>
            <pubDate>Mon, 01 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
    </channel>
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