Fides News - Italianhttps://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/LIBANO - Sei anni dopo l’esplosione nel Porto di Beirut, anche le POM impegnate a far fronte all’emergenza dei nuovi sfollatihttps://www.fides.org/it/news/78024-ASIA_LIBANO_Sei_anni_dopo_l_esplosione_nel_Porto_di_Beirut_anche_le_POM_impegnate_a_far_fronte_all_emergenza_dei_nuovi_sfollatihttps://www.fides.org/it/news/78024-ASIA_LIBANO_Sei_anni_dopo_l_esplosione_nel_Porto_di_Beirut_anche_le_POM_impegnate_a_far_fronte_all_emergenza_dei_nuovi_sfollatiBeirut - A sei anni dall’esplosione del porto di Beirut avvenuta il 4 agosto 2020, la richiesta di giustizia continua a levarsi dal dolore dei parenti delle oltre 220 vittime. <br />Ogni 4 agosto, il Paese osserva il lutto e fa memoria delle vittime. Con i loro familiari si era incontrato Papa Leone XIV durante il suo viaggio apostolico in Libano, recandosi al porto per una preghiera silenziosa. Nel quinto anniversario della tragedia Papa Prevost aveva inviato un messaggio in cui ribadiva che "la morte non ha e non avrà mai l'ultima parola”.<br /> Interi quartieri di Beirut furono danneggiati dall'onda d'urto in quella sera oscura. Centinaia di migliaia di persone sfollate, con case ed edifici devastati e danni economici compresi tra 10 e 15 miliardi di dollari erano le stime più note. <br />Il Libano continua ad essere afflitto da nuove crisi e esodi di sfollati che partono dal sud, a causa degli offensive militari israeliane in territorio libanese. Anche se molte famiglie sono tornate nei villaggi dopo il cessate il fuoco, molte altre sono rimaste a nord a causa delle case distrutte, le infrastrutture colpite e il perdurante clima di insicurezza. Ammontano ad 1 milione i libanesi del sud che hanno dovuto lasciare la propria casa nell’ultimo anno.<br /> Ospitate da parenti, scuole, strutture, le famiglie necessitano aiuto umanitario significativo per poter sopravvivere. <br />In questo contesto, le Pontificie Opere Missionaria nella persona del direttore nazionale in Libano, padre Georges El Ters, insieme ad un gruppo di volontari ha preparato e distribuito 100 pacchi alimentari a sostegno delle famiglie sfollate da Aïn Ebel. <br /><br />Nel villaggio cristiano di Ain Ebel, vicino al confine israeliano, buona parte della popolazione ha scelto di non lasciare la propria terra nonostante l'isolamento, le carenze di beni di prima necessità e la tensione militare. <br />In collaborazione con il vicepresidente del Comune di Aïn Ebel, il signor Ayman Barakat, le sabato 1° agosto le POM libanesi hanno preparato e distribuito al centro di distribuzione degli aiuti a Raouda i generi alimentari, in base agli elenchi nominativi redatti per le famiglie beneficiarie, spiega all’Agenzia Fides padre Georges. Una iniziativa volta a “testimoniare la vicinanza della Chiesa alle persone più vulnerabili e a sostenere le comunità colpite dai conflitti” aggiunge padre El Ters. “Siamo molto grati alle Opere Pontificie Missionarie della Gran Bretagna, il cui generoso sostegno ha reso possibile la realizzazione di questa iniziativa” conclude il direttore nazionale delle POM libanesi. <br />Wed, 05 Aug 2026 14:22:11 +0200AMERICA LATINA - “La cura ci unisce”: CELAM, CLAR e Caritas promuovono la cultura del “prendersi cura dell’altro”https://www.fides.org/it/news/78023-AMERICA_LATINA_La_cura_ci_unisce_CELAM_CLAR_e_Caritas_promuovono_la_cultura_del_prendersi_cura_dell_altrohttps://www.fides.org/it/news/78023-AMERICA_LATINA_La_cura_ci_unisce_CELAM_CLAR_e_Caritas_promuovono_la_cultura_del_prendersi_cura_dell_altroBogotá – «La cura non è compito di pochi, ma missione di tutti». Con questo messaggio, la Rete Latinoamericana e Caraibica per la Cultura della Cura ha presentato la campagna continentale «La cura ci unisce. Prendersi cura è responsabilità di tutti», un'iniziativa che mira a rafforzare una cultura permanente della prevenzione, della tutela e dell'accompagnamento nelle comunità ecclesiali dell'America Latina e dei Caraibi, con particolare attenzione ai bambini, agli adolescenti e alle persone in situazione di vulnerabilità.<br /><br />La campagna è stata presentata nel corso di un webinar organizzato dalla Rete, che riunisce le commissioni per la prevenzione delle Conferenze Episcopali del Continente insieme alla Confederazione Latinoamericana dei Religiosi e a Caritas America Latina e Caraibi. All'incontro hanno partecipato rappresentanti di Colombia, Argentina, Repubblica Dominicana, Honduras, Panama, Costa Rica, Cile, Messico e di altri Paesi della regione.<br /><br />L'iniziativa nasce dal cammino intrapreso dalla Rete a partire dal 2023 per promuovere la comunione, la formazione e lo scambio di esperienze tra i diversi organismi ecclesiali impegnati nella promozione di ambienti sicuri.<br /><br />«La cultura della cura non può essere costruita attraverso iniziative isolate, ma richiede collaborazione, ascolto e corresponsabilità», ha affermato il Vescovo Lizardo Estrada Herrera, segretario generale del Consiglio Episcopale Latinoamericano e Caraibico e membro del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, durante la presentazione della campagna.<br /><br />Secondo il presule, il lavoro svolto dalla Rete rappresenta «un cammino di comunione, di formazione e di coordinamento tra le Chiese locali e i diversi organismi ecclesiali del Continente». Un'esperienza che dimostra l'importanza di condividere competenze ed esperienze per rendere visibile «un volto più vicino, più trasparente e più impegnato nella difesa della dignità di ogni essere umano».<br /><br />Dalla prevenzione a una cultura della cura<br /><br />Uno degli obiettivi centrali della campagna è superare una concezione riduttiva della prevenzione, intesa esclusivamente come risposta agli abusi o come semplice applicazione di protocolli. La proposta è quella di fare della cura una dimensione stabile della vita comunitaria e pastorale.<br /><br />«Questa campagna non è soltanto una proposta comunicativa né un insieme di materiali da diffondere. È un invito a rafforzare un'autentica cultura della cura che permei le nostre relazioni, le nostre comunità, le nostre strutture pastorali e i nostri percorsi formativi», ha spiegato il Vescovo Estrada.<br /><br />Il segretario generale del CELAM ha ricordato che «il nostro amato e compianto Papa Francesco ha più volte ribadito durante il suo pontificato che la cura delle persone, soprattutto delle più vulnerabili, è parte essenziale della missione evangelizzatrice della Chiesa». Ha poi aggiunto: «Papa Leone XIV ci ha ricordato recentemente che la prevenzione non consiste soltanto in un insieme di protocolli o procedure. Si tratta di promuovere in tutta la Chiesa una cultura della cura, nella quale la tutela dei minori e delle persone vulnerabili sia un'espressione naturale della fede».<br /><br />La tutela delle persone vulnerabili viene così presentata come parte integrante della missione evangelizzatrice e del rispetto della dignità di ogni persona. «Prendersi cura dell'altro non è responsabilità esclusiva degli specialisti o di alcuni uffici, ma appartiene a tutto il Popolo di Dio», ha sottolineato.<br /><br />Il motto della campagna, «La cura ci unisce», esprime proprio questa dimensione comunitaria. «Solo una Chiesa che sa prendersi cura può annunciare con credibilità l'amore di Dio», ha affermato ancora Estrada, ricordando che prevenzione, trasparenza e corresponsabilità fanno parte di un cammino permanente di conversione.<br /><br />Una campagna al servizio delle comunità ecclesiali<br /><br />Presentando i materiali della campagna, María Fernanda Díaz, coordinatrice della produzione della Fondazione per l'Educazione e la Comunicazione Sociale dell'Honduras, ha spiegato che l'iniziativa intende offrire strumenti concreti affinché le comunità possano affrontare questi temi partendo dalle proprie realtà.<br /><br />«La prevenzione non nasce dalla paura, ma dalla responsabilità. Chi ama non guarda dall'altra parte: guarda la realtà, accoglie la verità e agisce con trasparenza», ha affermato.<br /><br />La campagna promuove tre atteggiamenti fondamentali: il rispetto della dignità di ogni persona, l'ascolto attivo e l'accompagnamento senza giudizio.<br /><br />Pensata come uno strumento comune, l'iniziativa potrà essere adattata dalle Conferenze Episcopali, dalle diocesi, dagli istituti religiosi, dalle parrocchie e dagli altri organismi pastorali secondo i rispettivi contesti. I materiali, disponibili in spagnolo, portoghese e inglese, comprendono video, contenuti grafici, una guida per le comunità e sussidi pastorali destinati a favorire percorsi di sensibilizzazione e formazione.<br /><br />Padre Pedro Brassesco, coordinatore della Rete Latinoamericana e Caraibica per la Cultura della Cura, ha spiegato durante il webinar che la campagna è nata su richiesta delle commissioni locali per la prevenzione, che avevano manifestato l'esigenza di disporre di materiali comuni, adattabili alle diverse realtà. «Fin dall'inizio l'idea era che ciascuno potesse diffondere la campagna nel proprio contesto locale e personalizzarla aggiungendo il logo della propria istituzione, del proprio organismo o della Conferenza Episcopale, così da farla sentire più propria», ha spiegato.<br /><br />Il sacerdote ha inoltre invitato a non ridurre l'iniziativa a una semplice azione di comunicazione. «Non permettiamo che questa campagna si riduca a uno slogan o a una serie di iniziative», ha esortato, ma che diventi «un invito a continuare a costruire insieme un'autentica cultura della cura, nella quale ogni persona possa trovare comunità sicure, accoglienti e realmente impegnate nella tutela della dignità di tutti».<br /><br />La campagna sarà diffusa progressivamente nei prossimi mesi attraverso le piattaforme digitali del CELAM e degli organismi che fanno parte della Rete, con l'obiettivo di consolidare una cultura della cura come pratica stabile e condivisa nelle comunità ecclesiali del continente.<br /> <br />Wed, 05 Aug 2026 13:07:57 +0200AMERICA/HAITI - Almeno venti persone uccise da bande criminali nel comune di Gressierhttps://www.fides.org/it/news/78022-AMERICA_HAITI_Almeno_venti_persone_uccise_da_bande_criminali_nel_comune_di_Gressierhttps://www.fides.org/it/news/78022-AMERICA_HAITI_Almeno_venti_persone_uccise_da_bande_criminali_nel_comune_di_GressierPort-au-Prince –Almeno una ventina di persone sono state uccise lo scorso fine settimana nel comune di Gressier, alla periferia della capitale haitiana, Port-au-Prince.<br />Il fatto più grave risale al 31 luglio quando 18 persone che viaggiavano in motocicletta sono state uccise da membri di “Viv Ansanm” una coalizione di diverse gang criminali. Gli abitanti del luogo sono riusciti a recuperare solo otto corpi, sette dei quali in stato di decomposizione dopo essere stati bruciati dagli aggressori. Altre vittime risultano ancora disperse; i loro familiari non sono in grado di recuperare i corpi. La violenza si è estesa alla città di Échalot, dove case e veicoli sono stati dati alle fiamme.<br />Le autorità sono criticate per il loro silenzio e la loro inerzia, in particolare per non aver prestato soccorso nel recupero dei corpi, alimentando così un senso di abbandono. Gressier è da anni sotto l'intensa pressione delle bande criminali. <br />Viv Ansanm è nato nel settembre 2023 dalla fusione delle gang haitiane G-9 e G-Pèp, guidate da Jimmy Chérizier, ex ufficiale di polizia d'élite della Polizia Nazionale Haitiana . Dal febbraio 2024, VA ha coordinato offensive su larga scala contro le istituzioni statali, consolidando il controllo su oltre il 90% di Port-au-Prince e espandendosi nei dipartimenti di Artibonite, Centro e Ovest, tre dei dieci dipartimenti di Haiti . <br /><br /><br />Wed, 05 Aug 2026 12:37:56 +0200AFRICA/GUINEA - Polemiche per la vacanza in Grecia del presidente Doumbouya: opposizione e cittadini divisihttps://www.fides.org/it/news/78021-AFRICA_GUINEA_Polemiche_per_la_vacanza_in_Grecia_del_presidente_Doumbouya_opposizione_e_cittadini_divisihttps://www.fides.org/it/news/78021-AFRICA_GUINEA_Polemiche_per_la_vacanza_in_Grecia_del_presidente_Doumbouya_opposizione_e_cittadini_divisiConakry - La decisione del presidente della Guinea, Mamady Doumbouya, di prendersi alcuni giorni di ferie private in Grecia insieme alla famiglia ha acceso il dibattito politico nel Paese, alimentando critiche da parte dell'opposizione e discussioni sui social media. La presidenza ha presentato il viaggio come un regolare periodo di riposo nell'ambito del congedo annuale del capo dello Stato, sottolineando che le attività istituzionali continueranno regolarmente durante la sua assenza. <br />Ha sollevato preoccupazione però il fatto che all’indomani della partenza del il generale Ibrahima Sory Bangoura , capo di Stato Maggiore, ha letto in televisione un comunicato a nome di tutte le forze armate, nel quale ha ribadito la loro "costante fedeltà" e "incrollabile lealtà" al Presidente della Repubblica, alle istituzioni della Repubblica e al popolo della Guinea, <br />Ha inoltre esortato la popolazione a "non cedere alla disinformazione" e a "mantenere la calma nelle loro attività quotidiane". Negli ultimi mesi il Presidente era già stato al centro di indiscrezioni sul suo stato di salute, dopo una prolungata assenza dalla scena pubblica che aveva spinto il governo a rassicurare l'opinione pubblica, spiegando che si trattava di controlli medici di routine e di un periodo di riposo.<br />Secondo il giornalista investigativo francese Thomas Dietrich, da un analisi dei dati del volo intrapreso dal Capo dello Stato, appare che dall’aeroporto di Conakry il 3 agosto sono decollati due aerei. Al velivolo presidenziale si è aggiunto un aereo privato immatricolato nelle Isole Vergini arrivato il giorno precedente dal sud della Francia. I due velivoli decollati l’uno dopo l’altro si sono diretti nell’isola greca di Mykonos, da dove però sono decollati subito dopo per atterrare a Larnaca, a Cipro. Dove si sospetta che Doumbouya possa essere ricoverato con discrezione in una struttura ospedaliera. <br />Mamadi Doumbouya, salito al potere con un colpo di Stato nel 2021 e rieletto alla fine del 2025, è accusato dall’opposizione di aver instaurato un regime oppressivo che governa con il terrore. <br />Wed, 05 Aug 2026 11:54:08 +0200AFRICA/NIGERIA - L’Infanzia Missionaria taglia il traguardo dei 25 anni. Germoglio di speranza per il popolo e la comunità ecclesialehttps://www.fides.org/it/news/78020-AFRICA_NIGERIA_L_Infanzia_Missionaria_taglia_il_traguardo_dei_25_anni_Germoglio_di_speranza_per_il_popolo_e_la_comunita_ecclesialehttps://www.fides.org/it/news/78020-AFRICA_NIGERIA_L_Infanzia_Missionaria_taglia_il_traguardo_dei_25_anni_Germoglio_di_speranza_per_il_popolo_e_la_comunita_ecclesialeLagos – L’Infanzia Missionaria compie 25 anni di fondazione e festeggia con un Congresso Nazionale che ha il “sapore” della gratitudine per il cammino sino ad ora compiuto. “Ogni Giubileo è un tempo di memoria, di gratitudine e di rinnovamento” ha scritto Suor Inês Paulo Albino, segretario generale della Pontificia Opera della Infanzia Missionaria , nel suo messaggio ai bambini e agli adolescenti in occasione di questo importante anniversario. <br /><br />Il segretario generale della POSI è giunta nel Paese venerdì 1 agosto e sta effettuando molte visite in differenti diocesi anche per vedere dal vivo i progetti sostenuti da POSI. Suor Albino sarà ospite d’onore del Congresso intervenendo giovedì 6 agosto in due incontri formativi, rispettivamente con i bambini e con i direttori ed I coordinatori. <br /><br />“In una nazione ricca di popoli, culture e tradizioni come la Nigeria, ma anche segnata da sfide che mettono alla prova la convivenza fraterna, il Vangelo continua a proclamare una verità sempre nuova: Cristo è la nostra pace" ha evidenziato nel messaggio Suor Albino. "Egli abbatte i muri dell’odio, guarisce le ferite della divisione e chiama tutti a vivere come fratelli e sorelle. Per questo motivo, la missione della Santa Infanzia assume un’importanza particolare: educare i bambini alla fraternità universale significa gettare semi di pace che porteranno frutti abbondanti nelle generazioni future”, in una fase storica segnata da violenze e lacerazioni che fanno soffrire anche le comunità cristiane. <br /> <br />LA STORIA DELLA POSI IN NIGERIA<br /><br />In Nigeria si sente parlare per la prima volta di Infanzia Missionaria nel 1993. Sono i 150 anni dalla Fondazione della Infanzia Missionaria ad opera di Mons. Charles de Forbin- Janson avvenuta nel 1843 a Parigi. L’eco di questo importante anniversario arriva anche in Nigeria. A narrare questa affascinante storia nella storia è Sr. Mary Bennet Ezeokoli, IHM., che in un racconto a metà tra il diario personale e un testo divulgativo ci restituisce tutta la fatica ma anche la bellezza dei primi passi della POSI nigeriana.<br /><br />Colpisce che dal 1993 in poi le POM sono cresciute a tale punto che fu mons. Hypolite, nominato direttore nazionale delle POM, a chiedere subito di elaborare una bozza su come inserire al meglio la POSI nel contesto nigeriano. La sua convinzione si basava sul fatto che il modo migliore per far funzionare appieno le POM in Nigeria fosse quello di partire proprio dalla POSI. “Dopo la guerra del Biafra , il governo aveva assunto il controllo di tutte le scuole ecclesiastiche nella regione del Biafra e, successivamente, in tutto il Paese, dunque la cura diretta dell’educazione dei bambini era stata sottratta alla Chiesa o, quantomeno, drasticamente ridotta” si legge ancora nel testo. Sr. Mary Bennet Ezeokoli da quel momento in poi collabora sempre più fittamente con il direttore delle POM tanto che vengono create le linee guida, si creano giochi, si condividono materiali e tutto quanto possa occorrere al radicamento sul territorio della POSI. Il primo incontro/seminario dei coordinatori dopo la prima tornata del SOMA del 2000 e del 2001 , tenutasi a Onitsha, Ibadan e Abuja, si svolse presso la Regina Pacis Girls Secondary School di Abuja, dall’1 al 3 agosto 2001. In tale occasione la POSI venne ufficialmente inaugurata il 3 agosto 2001 durante la Messa di chiusura. Tra i presenti c’erano i ventisette coordinatori provenienti da 17 diocesi che avevano partecipato al seminario. “Non disponiamo di un’organizzazione equivalente per i nostri bambini più piccoli, sia all’interno che all’esterno della scuola. Eppure sappiamo che questi bambini di età compresa tra i 3 e i 14 anni si trovano nella fase più cruciale del loro sviluppo. Dobbiamo fare qualcosa di più per i nostri bambini adesso – si legge nello scritto di Sr. Mary Bennet Ezeokoli -.Sembra che la risposta sia da ricercare nell'Opera della Santa Infanzia. In pratica, ciò significa che avremo una POSI sia a livello scolastico che parrocchiale. Con il tempo, la pazienza e il duro lavoro, la POSI a livello scolastico acquisirà in tutte le scuole primarie lo stesso status, o uno simile a quello che lo Young Catholic Students ha nelle scuole secondarie. In ogni caso, può assumere immediatamente tale status nelle nostre scuole e cercare gradualmente di ottenerlo anche nelle scuole pubbliche. L’ora di educazione religiosa ci offre una grande opportunità per mobilitare per mobilitare i nostri bambini verso la POSI senza contravvenire in alcun modo alle normative governative”.<br /> <br />IL CONGRESSO NAZIONALE E LA VISITA DI SUOR ALBINO <br />Da ieri fino al 7 agosto il San Gregory College di Lagos è il teatro del Congresso Nazionale della POSI, organizzato dalle POM nigeriane. In prima linea nell’organizzazione sia padre Solomon Zaku, direttore delle POM, che sr. Sylvaline Obiezughara OP, referente per la POSI nigeriana. Preghiera e formazione sarà il binomio di queste giornate il cui filo conduttore è “Siamo Uno in Cristo”. « “Siamo uno in Cristo”, ci conduce al cuore del mistero cristiano. San Paolo ci ricorda che "tutti noi siamo uno in Cristo Gesù" . La nostra unità non è il frutto di un semplice accordo umano, ma è un dono dello Spirito Santo, che ci rende membra dell’unico Corpo di Cristo. Da questa comunione nasce la missione: una Chiesa unita è una Chiesa missionaria; una comunità riconciliata diventa segno credibile dell’amore di Dio per il mondo» ha ricordato nel suo messaggio suor Albino. Il segretario generale della POSI domenica scorsa ha visitato la diocesi di Abuja incontrando moltissimi bambini e adolescenti cui ha detto: “ Gesù vi chiama a essere suoi amici. Coltivate ogni giorno questo legame, attraverso la preghiera, il dono di sé stesso, la carità, l’ascolto della Parola di Dio e la partecipazione ai Sacramenti. Non abbiate paura di testimoniare la vostra fede con semplicità e gioia. Anche i gesti più piccoli di bontà, di sincerità, di perdono e di servizio possono trasformare la vita delle persone e rendere il mondo più umano”. La visita di Suor Albino è proseguita in Nunziatiura Apostolica, mentre lunedì ha visitato la Conferenza Episcopale, la diocesi di Minna e ha avuto modo di prendere visione dei progetti sostenuti dalla POSI ad Abuja.<br /> Wed, 05 Aug 2026 09:07:27 +0200AMERICA/PERÙ - “Vicinanza e solidarietà”: i vescovi peruviani davanti alla tragedia aerea di Nazcahttps://www.fides.org/it/news/78019-AMERICA_PERU_Vicinanza_e_solidarieta_i_vescovi_peruviani_davanti_alla_tragedia_aerea_di_Nazcahttps://www.fides.org/it/news/78019-AMERICA_PERU_Vicinanza_e_solidarieta_i_vescovi_peruviani_davanti_alla_tragedia_aerea_di_NazcaLima – La Conferenza episcopale peruviana ha espresso la propria vicinanza e solidarietà alle famiglie delle vittime dell’incidente aereo avvenuto sabato 1° agosto a Nazca, nella regione di Ica, dove hanno perso la vita le tredici persone che viaggiavano a bordo di un piccolo aereo turistico impegnato in un sorvolo delle “Linee di Nazca”.<br />Tra le vittime dell’incidente figurano sette cittadini italiani, due spagnoli, due tedeschi e i due membri dell’equipaggio peruviani dell’aeromobile, decollato per un volo turistico sopra uno dei principali siti archeologici del Paese.<br />In un comunicato diffuso il 3 agosto, la Conferenza Episcopale Peruviana ha espresso il proprio dolore per la tragedia e ha assicurato l’accompagnamento spirituale ai familiari delle vittime.<br />«Con profondo dolore abbiamo appreso la notizia dell’incidente aereo avvenuto nella città di Nazca, che ha causato la tragica perdita di vite umane», affermano i vescovi. «Ci uniamo nella preghiera e nella solidarietà alle famiglie dei defunti, accompagnandole in questo momento di dolore e affidando i loro cari all’amore misericordioso di Dio», prosegue il messaggio.<br />La CEP ha inoltre elevato la propria preghiera per quanti hanno perso la vita e ha chiesto al Signore di concedere forza e speranza ai familiari in questo momento di sofferenza.<br />Allo stesso tempo, ha esortato le autorità competenti a proseguire le indagini necessarie per chiarire le cause dell’incidente e ha chiesto l’adozione delle misure opportune affinché tragedie di questo tipo non si ripetano.<br /> <br />Tue, 04 Aug 2026 15:01:40 +0200AMERICA/PERÙ - Mille chilometri dall’Amazzonia verso la Giornata Nazionale della Gioventù: “sono partito dalla selva senza immaginare ciò che mi aspettava”https://www.fides.org/it/news/78018-AMERICA_PERU_Mille_chilometri_dall_Amazzonia_verso_la_Giornata_Nazionale_della_Gioventu_sono_partito_dalla_selva_senza_immaginare_cio_che_mi_aspettavahttps://www.fides.org/it/news/78018-AMERICA_PERU_Mille_chilometri_dall_Amazzonia_verso_la_Giornata_Nazionale_della_Gioventu_sono_partito_dalla_selva_senza_immaginare_cio_che_mi_aspettavadi Laura Gómez Ruiz<br /><br />Iquitos – “Sono partito dalla foresta senza immaginare ciò che mi aspettava: sono tornato sapendo di appartenere a qualcosa di molto più grande”. Così Franco, giovane della Pastorale Giovanile della parrocchia San Martín de Porres del Vicariato Apostolico di Iquitos, riassume la sua esperienza alla II Giornata Nazionale della Gioventù del Perù, celebrata a Chulucanas, nella regione di Piura, dal 30 luglio al 2 agosto 2026, sul tema “Sii coraggioso, Cristo vive”.<br /><br />L’incontro, promosso dalla Commissione episcopale per i Giovani e i Laici della Conferenza episcopale peruviana insieme alla Diocesi di Chulucanas, ha riunito oltre 4mila giovani provenienti dalle 46 circoscrizioni ecclesiastiche del Paese, con l’obiettivo di accrescere la comunione, rinnovare l’incontro con Cristo e il coinvolgimento nell’opera missionaria delle nuove generazioni.<br /><br />La Giornata Nazionale della Gioventù si inserisce anche nel cammino di preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù di Seul 2027.<br />Tra i partecipanti vi era anche la delegazione del Vicariato Apostolico di Iquitos, giunta dalla regione amazzonica, una delle aree più estese e diversificate del Perù. Per Franco, percorrere quasi mille chilometri fino a Piura è stata un’opportunità per superare quel senso di isolamento che talvolta possono vivere le comunità lontane dai grandi centri urbani e scoprire di far parte di una Chiesa più grande.<br /><br />“So già cosa si vive in una giornata dedicata ai giovani. Eppure sono partito dalla selva senza immaginare ciò che mi aspettava”, racconta. “A Chulucanas c’erano giovani provenienti da circoscrizioni ecclesiali di tutto il Perù. Climi diversi, cibi diversi, accenti diversi. Ma la stessa fede e lo stesso desiderio che la propria parrocchia non si spenga”.<br /><br />Il giovane amazzonico spiega tramite i canali di comunicazione del Vicariato apostolico che uno degli aspetti per lui più rilevanti e suggestivi è stata la scoperta che, al di là delle differenze culturali e territoriali, molti giovani condividono le stesse domande e le stesse difficoltà. “Tutti portiamo lo stesso peso. Ogni giovane che ho incontrato portava ferite di un passato doloroso e lo stesso desiderio di lasciarselo alle spalle. E tutti, senza eccezione, aggrappati al nostro Dio con entrambe le mani”, afferma.<br /><br />L’esperienza vissuta a Piura gli ha permesso di comprendere che molte ferite personali fanno parte anche di una realtà condivisa dalle nuove generazioni. “Uno pensa che la propria ferita sia unica, finché non scopre che è la ferita di un’intera generazione che ha scelto di non arrendersi”, sottolinea.<br /><br />Per Franco, il cammino è iniziato con un gesto semplice: avvicinarsi a un incontro della Pastorale Giovanile senza sapere esattamente cosa avrebbe trovato. “A volte si pensa che le cose grandi accadano altrove e riguardino altre persone. Non è così. Io sono di qui, proprio come voi”, racconta. “Quella piccola decisione mi ha portato fino a Piura e mi ha donato una comunità che oggi è diventata famiglia”.<br /><br />Questa esperienza mette in luce una delle urgenze della pastorale giovanile nei territori amazzonici: accompagnare i giovani affinché scoprano che anche dalle proprie comunità possono vivere in intensità e pienezza la missione della Chiesa. L’Amazzonia, con le sue distanze e le sue particolarità, non è una periferia ai margini della Chiesa, ma un luogo in cui la fede viene vissuta e annunciata a partire da realtà concrete.<br /><br />“Non è necessario essere i più santi o i più preparati. È necessario avere il coraggio di fare il primo passo”, invita Franco. “Se sentite che vi manca qualcosa, se desiderate appartenere a qualcosa che abbia valore, avvicinatevi alla vostra parrocchia e chiedete della Pastorale Giovanile”. “Siamo la luce che non si spegne. E quella luce appartiene anche a voi”, conclude il giovane del Vicariato Apostolico di Iquitos, convinto che l’incontro nazionale vissuto a Chulucanas sia una conferma del fatto che i giovani amazzonici fanno parte di una Chiesa che cammina unita, abbracciando anche le distanze.<br /><br />Tue, 04 Aug 2026 13:10:44 +0200AFRICA/ETIOPIA - Il Tigray sull'orlo di un nuovo conflitto: combattimenti e fuga di civilihttps://www.fides.org/it/news/78017-AFRICA_ETIOPIA_Il_Tigray_sull_orlo_di_un_nuovo_conflitto_combattimenti_e_fuga_di_civilihttps://www.fides.org/it/news/78017-AFRICA_ETIOPIA_Il_Tigray_sull_orlo_di_un_nuovo_conflitto_combattimenti_e_fuga_di_civiliMekelle – La tregua raggiunta con l'Accordo di Pretoria del 2022 appare sempre più fragile. Nel Tigray occidentale, al confine con il Sudan, sono ripresi intensi combattimenti tra l'Esercito nazionale etiope e le forze legate al Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray , in quello che viene considerato l'episodio più grave dalla fine della guerra civile.<br />Gli scontri, iniziati tra l'1 e il 2 agosto, si sono concentrati nell'area di Shererina, località strategica del Tigray occidentale, territorio conteso tra la regione del Tigray e quella dell'Amhara. Secondo fonti del TPLF, nei combattimenti sarebbero stati impiegati artiglieria pesante e droni. Il bilancio delle vittime non è ancora stato reso noto, mentre centinaia di civili hanno attraversato il confine per cercare rifugio in Sudan.<br />La recrudescenza delle ostilità riaccende i timori di un ritorno al conflitto su vasta scala. L'Accordo di Pretoria , firmato il 2 novembre 2022 sotto la mediazione dell'Unione Africana e firmato nella capitale amministrativa del Sudafrica il 2 novembre 2022 , aveva sancito la cessazione permanente delle ostilità tra il governo federale etiope e il TPLF. Tuttavia, molte delle disposizioni previste dall'intesa non sono mai state pienamente attuate e le tensioni sono rimaste elevate. Negli ultimi mesi, inoltre, il TPLF ha ripreso il controllo della regione, estromettendo l'amministrazione provvisoria istituita dopo la guerra. <br />Sul piano politico, le accuse tra le parti sono reciproche – riporta la stampa locale. L'amministrazione del Tigray guidata dal TPLF sostiene che il governo federale abbia lanciato una ‘guerra aperta’ nell'area di Shererina, violando gli impegni assunti con l'accordo di pace e cercando di "sottomettere e dividere" la popolazione della regione.<br />Da parte sua, il governo di Addis Abeba non ha diffuso comunicati ufficiali attraverso l'esecutivo o i vertici militari. Il ministro Abraham Belay ha però confermato che gli scontri sono effettivamente avvenuti, attribuendone la responsabilità al TPLF. In un messaggio pubblicato sui social media, il ministro ha accusato la leadership del movimento di aver dato avvio ai combattimenti, avvertendo che il protrarsi delle ostilità potrebbe avere ‘conseguenze peggiori’. Allo stesso tempo ha rivolto un appello al dialogo, affermando che le controversie dovrebbero essere risolte attraverso il negoziato e non con le armi. "Oggi è meglio tendere alla pace prima della distruzione", si legge.<br />A preoccupare la comunità internazionale è anche il possibile coinvolgimento del vicino Sudan. Diversi osservatori temono infatti che le violenze possano evolvere in una guerra per procura, con il sostegno delle fazioni sudanesi a schieramenti contrapposti in Etiopia, aggravando ulteriormente una crisi già altamente instabile nel Corno d'Africa.<br /> <br />Tue, 04 Aug 2026 12:24:37 +0200AFRICA/NIGERIA - Viva emozione per l’omicidio di padre Oyetoro; sollievo per la liberazione del seminarista rapito a Otukpo,https://www.fides.org/it/news/78016-AFRICA_NIGERIA_Viva_emozione_per_l_omicidio_di_padre_Oyetoro_sollievo_per_la_liberazione_del_seminarista_rapito_a_Otukpohttps://www.fides.org/it/news/78016-AFRICA_NIGERIA_Viva_emozione_per_l_omicidio_di_padre_Oyetoro_sollievo_per_la_liberazione_del_seminarista_rapito_a_OtukpoAbuja – L’omicidio di padre, Samuel Opeyemi Oyetoro ha provocato viva emozione nella comunità di appartenenza e in quella dove era stato chiamato a servire temporaneamente. Il sacerdote, il cui corpo martoriato a colpi di machete era stato rinvenuto nella Church Road, ad Ajaokuta, nello Stato di Kogi , era in visita presso la chiesa di San Paolo Apostolo di Ajaokuta. Padre Oyetoro, ma prestava servizio presso la chiesa parrocchiale di Santa Maria a Egbe.<br />Il giorno del suo omicidio aveva celebrato la Messa sostituendo il parroco, padre Clement Wesaku, assente per due settimane di congedo.<br />"Affidiamo il nostro amato sacerdote all'infinita misericordia di Dio, ringraziandolo per il suo fedele ministero, il suo amore altruistico e la sua incrollabile dedizione al popolo di Dio", ha dichiarato la diocesi di Lokoja, in un comunicato.<br />Padre Oyetoro era originario di Ayetoro nella area di governo locale occidentale di Ijumu di Kogi ed è nato a Egbe, Yagba nella area di governo locale occidentale dello Stato.<br />È invece libero Kelvin Ochai, il seminarista rapito il 29 luglio da uomini armati dalla residenza del Vescovo di Otukpo, Mons. Michael Ekwoyi Apochi nella zona di Asa III a Otukpo, nello Stato di Benue, nella Nigeria centro-settentrionale. <br />Il seminarista è riuscito a fuggire dalle mani dei suoi sequestratori, il 31 luglio, secondo quanto comunicato dalla diocesi di Otukpo, e a raggiungere Aliade, nella zona di governo locale di Gwer East, nello Stato di Benue, dove si è ricongiunto sano e salvo con la sua famiglia, senza aver riportato ferite.<br />Rimangono ancora nelle mani dei rapitori, il seminarista, Lawrence Chidera Igbo, e il fedele, catturati durante l’assalto alla chiesa St. Joseph a Inoyi, Affa, nel distretto di Udi dello Stato di Enugu durante la messa di domenica 2 agosto . <br />Tue, 04 Aug 2026 11:54:12 +0200Il Vescovo Pitchaimuthu al I Simposio Missionario Francescano: “L’Asia non ha bisogno di missionari che arrivino con tutte le risposte. Ha bisogno di fratelli e sorelle che portino Cristo”https://www.fides.org/it/news/78015-Il_Vescovo_Pitchaimuthu_al_I_Simposio_Missionario_Francescano_L_Asia_non_ha_bisogno_di_missionari_che_arrivino_con_tutte_le_risposte_Ha_bisogno_di_fratelli_e_sorelle_che_portino_Cristohttps://www.fides.org/it/news/78015-Il_Vescovo_Pitchaimuthu_al_I_Simposio_Missionario_Francescano_L_Asia_non_ha_bisogno_di_missionari_che_arrivino_con_tutte_le_risposte_Ha_bisogno_di_fratelli_e_sorelle_che_portino_Cristodi Elena Grazini<br /><br />Chennai – “L’Asia non ha bisogno di missionari che arrivino con tutte le risposte pronte. Ha bisogno di fratelli e sorelle che portino Cristo, camminino con la gente, ascoltino profondamente, sappiano discernere con pazienza, servano i feriti, costruiscano la pace e pronuncino il nome di Gesù con umiltà e gioia”. A parlare così è Ambrose Pitchaimuthu, vescovo della Diocesi di Vellore e direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie dell’India, che ha aperto con la sua relazione introduttiva il I Simposio Missionario Francescano dal tema “Annunciare Cristo nell’Asia di oggi con san Francesco d’Assisi” svoltosi il primo e il due Agosto a Chennai, città indiana dove si trova la Basilica di San Tommaso sorta sulla tomba dell’Apostolo. . <br /><br />Il vescovo Pitchaimuthu nel suo intervento ha richiamato le tre realtà fondamentali al centro del Simposio: la persona che siamo chiamati a annunciare, cioè Gesù Cristo; il contesto in cui viene annunciato, cioè l’Asia di oggi; e il compagno evangelico che ci insegna come annunciarlo, nella persona di san Francesco d’Assisi. <br /><br />Il Vescovo ha posto il programma ha collocato il simposio nell’ambito di quattro importanti ricorrenze: gli ottocento anni dal Transitus di San Francesco d’Assisi; i cento anni della Giornata Missionaria Mondiale; i centodieci anni dell’Unione Missionaria Pontificia; e i cinquanta anni della rivista TAU. Il Transitus di San Francesco – ha fatto notare il Il vescovo Pitchaimuthu – “i invita a ricordare una vita pienamente conformata a Cristo. La Giornata Missionaria Mondiale ci esorta a proclamare Cristo in comunione con la Chiesa universale. L’anniversario dell’Unione Missionaria Pontificia ci chiama a formare l’intero Popolo di Dio alla coscienza missionaria. Il giubileo della TAU ci ricorda di comunicare il Vangelo attraverso la riflessione teologica, la scrittura, la cultura e i mezzi di comunicazione contemporanei”. <br /><br /><br /><br />Sette orientamenti per la “missione francescana” in Asia <br /><br />L’intero Simposio si è snodato attraverso quattro sessioni: due dal “taglio” francescano, una più conventrata sull’annuncio del Vangelo in Asia e l’altra strutturata come un vero e proprio workshop di condivisione e formazione.<br /><br />Il filo conduttore che ha attraversato tuto il Simposio è stata una domanda: “Come può la famiglia francescana annunciare Gesù Cristo in modo credibile, umile e coraggioso tra i popoli dell’Asia di oggi?”<br /><br />Il Vescovo Pitchaimuthu ha proposto nella sua relazione, sette orientamenti per la missione francescana in Asia: ripartire da Cristo; diventare fraternità di missione, non semplicemente individui impegnati in ministeri; tenere insieme annuncio e dialogo; andare verso i luoghi “feriti” dell’Asia ; permettere ai poveri di evangelizzarci; formare discepoli missionari a ogni livello ed infine comunicare speranza. <br /><br /><br />Cardinale Marengo: un annuncio da “sussurrare”<br /><br />La prima sessione, seguita alla relazione introduttiva, è stata quella sulla evangelizzazione in Asia, e ha avuto il merito di arricchire il Simposio con testimonianze provenienti da contesti sociali e geografici differenti. <br /><br />Tra le testimonianze ascoltate vi è stata quella del Cardinale Giorgio Marengo, Prefetto Apostolico di Ulaanbaatar in Mongolia. <br /><br />Nel suo videomessaggio, il Cardinale missionario ha sintetizzato in cinque punti la sua personale esperienza missionaria. <br />Marengo ha individuato la base stessa della missione nella relazione, nell’essere che deve prevalere sul fare e l’avere, nella carità come lingua dell'amore di Dio, nell’evangelizzazione come risveglio della capacità di amare ed infine nel “sussurro” come forma privilegiata di proclamazione del Vangelo . <br /><br /><br />Testimonianze dalle Pontificie Opere Missionarie<br /><br />Interessanti anche le esperienze raccontate da due direttori nazionali delle Pontificie Opere Missionarie intervenuti al Simposio. <br />Padre Paul Chatsirey, direttore nazionale delle POM di Laos e Cambogia, ha evidenziato come in quei Paesi il dialogo sia soprattutto di natura diplomatica e come sia importante mantenere i rapporti nel rispetto delle norme del diritto civile. “Continuiamo a essere testimoni e a proclamare la buona novella vivendo in pace, nel rispetto e nella comprensione reciproci e nello spirito di sinodalità” ha sottolineato padre Chatsirey. Altra prospettiva è stata quella esposta da padre Marcus Fernandes OFMCap, incaricato della direzione nazionale delle POM sorta nel Vicariato Apostolico dell’Arabia del Nord, chiamata Missio Avona: “Noi” ha raccontato padre Fernandes “siamo la Chiesa dei migranti nel Golfo Arabico. Le nostre chiese sono poche e per questo rappresentano come oasi spirituali per ogni singolo fedele nel deserto. Ogni famiglia è una piccola chiesa che prega e rende testimonianza a Cristo all’interno delle proprie mura domestiche. Pertanto, ogni battezzato è chiamato a essere un missionario, condividendo la Parola di Dio che porta speranza e forza alla nostra vita quotidiana”. <br />Tue, 04 Aug 2026 11:29:32 +0200ASIA/COREA DEL SUD - “Abbiate fiducia, io ho vinto il mondo”: presentato l’inno ufficiale della GMG Seoul 2027, nel segno dei martirihttps://www.fides.org/it/news/78014-ASIA_COREA_DEL_SUD_Abbiate_fiducia_io_ho_vinto_il_mondo_presentato_l_inno_ufficiale_della_GMG_Seoul_2027_nel_segno_dei_martirihttps://www.fides.org/it/news/78014-ASIA_COREA_DEL_SUD_Abbiate_fiducia_io_ho_vinto_il_mondo_presentato_l_inno_ufficiale_della_GMG_Seoul_2027_nel_segno_dei_martiriSeoul – Ci sono i martiri e i luoghi di martirio al centro dei video pubblicati oggi per promuovere l’inno della prossima Giornata Mondiale della Gioventù a Seoul, in programma dal 3 all’8 di agosto 2027, intitolato in latino “Confidite, Ego Vici Mundum . <br /><br />L’inno, presentato in due esecuzioni musicali, è cantato in sei lingue con un ritornello in latino. <br /><br />Le parole “Voi siete la luce del mondo, Illuminatevi a vicenda il cammino” sono seguite da un “si compia in me” ripetuto nelle varie lingue. <br />Nella prima versione, con la musica eseguita da un’orchestra sinfonica, si fondono le melodie tradizionali coreane degli strumenti Gayageum , Haegeum , Sogeum, mentre la seconda versione si presenta con uno stile ispirato al K-pop contemporaneo. Si può individuare lo stile pungmul, con il taepyeongso e strumenti a percussione tradizionali come il janggu , il buk , il jing e il kkwaenggwari .<br /> <br />Con i volontari della GMG, nel videoclip vengono percorsi i luoghi del martirio dei cattolici coreani: il Santuario dei Martiri di Seosomun, il Santuario di Saenamteo, il luogo del supplizio del primo prete coreano martire Andrea Kim Taegon , uno dei patroni della GMG a Seoul. Si vedono anche la chiesa di Gahoe-dong, dove si è celebrata la prima messa nel 1795 , e la chiesa di Yakhyeon, la prima chiesa in stile occidentale nella capitale. Non mancano anche panorami di Gwanghwamun, il villaggio Bukchon Hanok con le case coreane tradizionali lungo il fiume Han. <br /><br /> <br />La “lunga marcia” delle GMG<br /><br />In occasione dell’Anno Santo della Redenzione nel 1984, Papa Giovanni Paolo II invitò le giovani generazioni a Roma per il “loro” Giubileo. Poi nel 1985, durante quello che l’ONU aveva proclamato “Anno Internazionale della Gioventù”, di nuovo centinaia di migliaia di giovani si erano raccolti intorno al Papa in occasione della Domenica delle Palme . Prendendo le mosse da quei raduni fi istituita la GMG, celebrata a livello diocesano ogni anno, di solito la Domenica delle Palme. <br /><br />Le edizioni internazionali si sono celebrate di solio a cadenza biennale o triennale a Roma , Buenos Aires , Santiago de Compostela , Częstochowa , Denver , Manila , Parigi , Roma , Toronto , Colonia , Sydney , Madrid , Rio de Janeiro , Cracovia , Panama , Lisbona , serie cui è seguito il grande raduno del Giubileo dei Giovani celebrato a Roma nel 2025. <br /><br /> <br />La GMG torna in Asia<br /><br />La scelta del Paese che ospita la GMG è innanzitutto il frutto di un confronto tra i Dicasteri vaticani, le Conferenze episcopali interessati e i vescovi della diocesi candidata. <br /><br />Nel discorso rivolto ai giovani a Manila il 15 gennaio 1995, durante la finora unica GMG asiatica, Giovanni Paolo aveva detto «Nel primo millennio la Croce è stata piantata in Europa; nel secondo in America e Africa; possiamo pregare che nel terzo millennio cristiano vi sia un grande raccolto di fede in Asia». In quell’occasione Giovanni Paolo II rivolse tramite Radio Veritas anche un messaggio di riconciliazione ai cattolici cinesi.<br /> Un gruppo di giovani cattolici cinesi aveva partecipato alle giornate di Manila insieme ai coetanei giunti da tutto il mondo. <br /><br />Il contesto della prossima GMG asiatica è molto diverso da quello che accolse la GMG di Manila. Da un lato, in Corea del Sud non si registrano situazioni diffusa di povertà urbana o di emigrazione di massa. Dall’altro, si tratta di un Paese dove i cattolici sono una minoranza. «E voi, cari giovani coreani, adesso tocca a voi! Portando la Croce in Asia voi annuncerete a tutti l’amore di Cristo. Abbiate coraggio!» aveva detto Papa Francesco ai giovani coreani in occasione del passaggio tradizionale della Croce della GMG e della copia dell’icona di Maria Salus Populi Romani. <br /><br /><br />Gli inni della GMG<br /><br />Generalmente composti ispirandosi ai temi biblici delle GMG, gli inni sono tradotti in più lingue e voluti per essere cantati dai giovani oltre le barriere linguistiche. Nella storia delle GMG, alcuni inni hanno avuto grande diffusione.<br /><br />La “strada della verità” era il filo conduttore del “Somos los jóvenes del 2000”, inno ispirato proprio dal cammino e della figura di San Giacomo per la GMG di Compostela nel 1989. Arriva più tardi l’inno della GMG a Manila nel 1995, “Tell the world of His love”. Segue quello di Parigi 1997 “Maestro e Signore venuto tra noi”. L’inno delle GMG che forse ha avuto maggior diffusione è “Jesus Christ, you are my Life”, composto per la GMG del grande Giubileo del Duemila dal Maestro Marco Frisina. <br /><br />Mon, 03 Aug 2026 15:35:28 +0200AFRICA/SUDAN - Guerra dei droni e crisi umanitaria: cresce l'allarme per Darfur e Kordofanhttps://www.fides.org/it/news/78013-AFRICA_SUDAN_Guerra_dei_droni_e_crisi_umanitaria_cresce_l_allarme_per_Darfur_e_Kordofanhttps://www.fides.org/it/news/78013-AFRICA_SUDAN_Guerra_dei_droni_e_crisi_umanitaria_cresce_l_allarme_per_Darfur_e_KordofanEl Obeid – El Obeid continua a rappresentare uno dei principali focolai della crisi in Sudan. La città è bersaglio di continui attacchi con droni, mentre la popolazione deve fare i conti con la carenza d'acqua, le frequenti interruzioni di corrente, l'insicurezza alimentare e il crescente rischio di violenze sessuali, in particolare per le donne costrette a percorrere lunghe distanze per approvvigionarsi di acqua. A queste criticità si aggiunge il rischio di carestia in Darfur, aggravato dalla siccità, dall'aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, dalla radicata insufficienza di fondi destinati agli aiuti umanitari e dal ruolo del conflitto nell'alimentare i traffici illeciti di oro e gomma arabica. Secondo le Nazioni Unite, nei primi cinque mesi del 2026 gli attacchi con droni hanno provocato la morte di oltre 1.000 civili.<br /><br />Domenica 2 agosto, secondo quanto riferito da un'organizzazione per i diritti umani, l'esercito sudanese ha colpito con un drone un tribunale tradizionale nel villaggio di Garra al-Zawaya, nel Darfur settentrionale. L'attacco avrebbe causato la morte di 35 persone e il ferimento di numerosi civili, oltre a danneggiare l'edificio che ospita il tribunale, un'istituzione tradizionale incaricata della risoluzione delle controversie locali e tribali. Il villaggio è attualmente sotto il controllo delle Forze di Supporto Rapido .<br /><br />Garra al-Zawaya si trova vicino alla città di Kabkabiya, nel Darfur settentrionale, a circa 150 chilometri a ovest di El-Fasher, l'ultima roccaforte dell'esercito in Darfur, conquistata dalle RSF dopo una sanguinosa offensiva nell'ottobre dello scorso anno . Dopo la presa della città, le RSF, nate dalle milizie Janjaweed accusate di atrocità in Darfur nei primi anni 2000, hanno consolidato il controllo su gran parte della regione. Da allora, entrambe le parti hanno intensificato il ricorso ai droni, rendendo questa tecnologia uno degli strumenti principali del conflitto.<br /><br />La scorsa settimana, dopo aver perso il controllo di un'importante arteria stradale che collega Khartoum a El Obeid, il comandante delle RSF, Mohamed Hamdan Daglo, ha diffuso un videomessaggio rivolto ai propri combattenti, invitandoli a intensificare le operazioni sul fronte. Le Nazioni Unite hanno più volte avvertito che un'ulteriore avanzata delle RSF verso El Obeid e nell'intera regione del Kordofan potrebbe provocare nuove stragi di massa.<br /><br /> <br />Mon, 03 Aug 2026 12:38:14 +0200AFRICA/NIGERIA- Assalita una chiesa durante la messa domenicale, ancora due persone nelle mani dei rapitorihttps://www.fides.org/it/news/78012-AFRICA_NIGERIA_Assalita_una_chiesa_durante_la_messa_domenicale_ancora_due_persone_nelle_mani_dei_rapitorihttps://www.fides.org/it/news/78012-AFRICA_NIGERIA_Assalita_una_chiesa_durante_la_messa_domenicale_ancora_due_persone_nelle_mani_dei_rapitoriAbuja – Assalita la chiesta di St. Joseph a Inoyi, Affa, nel distretto di Udi dello Stato di Enugu durante la messa di domenica 2 agosto. Almeno sette uomini armati sono entrati durante la funzione domenicale, intorno alle 8.30 del mattino, interrompendo la messa. I banditi dopo aver sequestrato almeno tre persone, un seminarista un catechista e un fedele, sono poi fuggiti in una foresta vicina<br />L'attacco, avvenuto mentre nella località imperversava un forte acquazzone, ha gettato la comunità locale nel caos, con i fedeli terrorizzati che fuggivano dalla chiesa in cerca di un rifugio.<br />Alcuni parrocchiani hanno cercato di inseguire gli assalitori ma hanno poi desistito visto che gli assalitori erano pesantemente armati e per non mettere in pericolo la vita degli ostaggi.<br />La polizia ha lanciato un’operazione di ricerca che a suo dire ha permesso ad almeno uno degli ostaggi di sfuggire dai rapitori e di tornare a case. Si tratta del catechista mentre il seminarista, identificato come Lawrence Chidera Igbo, il fedele, identificato solo con il nome di battesimo, Emmanuel, sono rimasti nelle mani dei sequestratori. <br />Mon, 03 Aug 2026 12:21:26 +0200ASIA/INDIA - Rinuncia del Vescovo di Dindigulhttps://www.fides.org/it/news/78011-ASIA_INDIA_Rinuncia_del_Vescovo_di_Dindigulhttps://www.fides.org/it/news/78011-ASIA_INDIA_Rinuncia_del_Vescovo_di_DindigulCittà del Vaticano - Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Dindigul presentata da S.E. Mons. Thomas Paulsamy.<br /> Mon, 03 Aug 2026 12:11:53 +0200AFRICA/NIGERIA - Ucciso un sacerdote in un agguato stradalehttps://www.fides.org/it/news/78010-AFRICA_NIGERIA_Ucciso_un_sacerdote_in_un_agguato_stradalehttps://www.fides.org/it/news/78010-AFRICA_NIGERIA_Ucciso_un_sacerdote_in_un_agguato_stradaleAbuja – Ucciso in un agguato stradale un sacerdote in Nigeria. Padre Samuel Opeyemi Oyetoro è stato aggredito con un machete nella Church Road, ad Ajaokuta, nello Stato di Kogi . <br />Ad annunciare l’omicidio del sacerdote è stata la diocesi di Lokoja, in un comunicato stampa diffuso dalla Curia diocesana il 29 luglio.<br />"È con profondo dolore e nella speranza della risurrezione che la diocesi cattolica di Lokoja annuncia la scomparsa del nostro amato sacerdote, padre Samuel Opeyemi Oyetoro, venuto a mancare mercoledì 29 luglio 2026", si legge nel comunicato della diocesi.<br />Un portavoce della polizia ha dichiarato: "Il 29 luglio 2026, intorno alle 9:30, la polizia ha ricevuto la segnalazione del ritrovamento del corpo senza vita di un uomo non identificato sul ciglio della strada lungo Church Road, ad Ajaokuta.<br />“Gli agenti si sono immediatamente recati sul posto, dove hanno constatato che il defunto presentava gravi ferite da machete alla testa. Il corpo è stato trasportato all'ospedale ASCL, dove un medico ne ha constatato il decesso, e successivamente è stato trasferito all'obitorio per l'autopsia."<br />Il defunto è stato in seguito identificato come Padre Samuel Opeyemi della parrocchia di San Paolo, Ayetoro Gbede, Ijumu LGA, Stato di Kogi."<br />La Diocesi ha invitato sacerdoti, religiosi e laici a ricordare il religioso assassinato nelle loro preghiere e nelle Messe, pregando anche per la sua famiglia e per la Diocesi durante il periodo di lutto.<br />Il governatore dello Stato di Kogi Ahmed Ododo ha qualificato l'omicidio del sacerdote come "un atto atroce e inaccettabile". <br />Mon, 03 Aug 2026 12:05:10 +0200ASIA/BANGLADESH - La missione della Chiesa tra i dalit di Khulna: "In Cristo ritrovano la dignità di figli", dice il Vescovo Boiragihttps://www.fides.org/it/news/77986-ASIA_BANGLADESH_La_missione_della_Chiesa_tra_i_dalit_di_Khulna_In_Cristo_ritrovano_la_dignita_di_figli_dice_il_Vescovo_Boiragihttps://www.fides.org/it/news/77986-ASIA_BANGLADESH_La_missione_della_Chiesa_tra_i_dalit_di_Khulna_In_Cristo_ritrovano_la_dignita_di_figli_dice_il_Vescovo_BoiragiKhulna – Accompagnare le comunità dalit nel cammino della promozione umana e della fede, offrendo istruzione, sostegno sociale e l'annuncio del Vangelo come esperienza di liberazione. È questa una delle missioni distintive della comunità cattolica nella diocesi di Khulna, nel Bangladesh sudoccidentale, dove la maggioranza dei fedeli cattolici proviene proprio dalle comunità dei dalit, gli "impuri", gli "intoccabili", tradizionalmente emarginati nella società bengalese. "Nella nostra pastorale con i dalit ci occupiamo principalmente di progetti di sviluppo umano e li aiutiamo a educare i loro figli. Cerchiamo di sostenerli nella ricerca di un lavoro, nel mantenimento delle loro famiglie e nelle altre necessità quotidiane. Anche la Caritas è fortemente impegnata al loro fianco", racconta all'Agenzia Fides mons. James Romen Boiragi, Vescovo di Khulna. L'impegno della Chiesa, tuttavia, non si limita alla promozione sociale: "Questi aspetti sono importanti, ma soprattutto ci dedichiamo alla catechesi e al sostegno scolastico", osserva il Vescovo. "Nella mia diocesi vivono circa 37.000 cattolici e la maggior parte di loro proviene dalle comunità dalit".<br /><br />La presenza dei dalit in Bangladesh costituisce una realtà storica poco nota. Si stima che nel Paese vivano tra i 3 e i 5 milioni di persone appartenenti alle comunità dalit, discendenti di gruppi storicamente relegati ai margini del sistema castale dell'Asia meridionale. Pur essendo oggi il Bangladesh sia una nazione a larga maggioranza islamica , il sistema sociale ha ereditato e mantenuto profonde strutture gerarchiche e dinamiche di intoccabilità dal passato induista. <br />Molti dalit svolgono ancora lavori considerati "impuri", come spazzare le strade o pulire le fognature, raccogliere rifiuti o altre mansioni manuali scarsamente retribuite. Sebbene la Costituzione del Bangladesh vieti ogni forma di discriminazione, i dalit continuano a sperimentare esclusione sociale, limitato accesso all'istruzione, difficoltà nell'accesso al mercato del lavoro e condizioni abitative precarie. <br />Nella regione di Khulna, importante polo urbano e industriale del sudovest del Paese, si registra un'alta concentrazione di comunità legata a precisi fattori storici, economici e geografici. Numerose famiglie dalit vivono in quartieri periferici, in slum o in insediamenti informali e precari. La diocesi di Khulna, eretta nel 1952 e oggi parte della provincia ecclesiastica di Dhaka, comprende otto distretti del Bangladesh sudoccidentale. Attraverso le parrocchie, le scuole cattoliche, i programmi della Caritas e numerose iniziative pastorali, la Chiesa accompagna da decenni le comunità dalit, promuovendone l'educazione, la formazione professionale e l'integrazione sociale.<br /><br />Secondo mons. Boiragi, il sistema delle caste in Bangladesh non si manifesta oggi con la stessa rigidità presente in altre aree dell'Asia meridionale, ma le sue conseguenze sono percepibili nel paese: "Alcune persone provenienti dalla comunità indù ne risentono ancora, come ne risentono i dalit. Nella società in generale, tra musulmani e indù, questo problema continua a esistere".<br />L'esperienza della conversione al cristianesimo rappresenta, per molti dalit, anche un percorso di riscatto umano e sociale: "Quando membri della comunità dalit si convertono al cristianesimo - spiega il Vescovo - vengono maggiormente rispettati, mentre normalmente sono persone discriminate. La conversione diventa anche un modo per migliorare la loro condizione". La comunità ecclesiale lavora affinché questo cambiamento si traduca in una piena integrazione: "Cerchiamo di aiutarli a inserirsi nella società, anche grazie ai buoni rapporti che manteniamo con le altre comunità religiose. Allo stesso tempo chiediamo ai nostri fedeli di accogliere queste persone come fratelli e sorelle", osserva.<br />Per i dalit, sottolinea mons. Boiragi, l'incontro con il Vangelo rappresenta anche occasione per riscoprire la propria dignità: "Accogliere il messaggio di Cristo significa ritrovare la dignità di figli di Dio. È un'esperienza di liberazione dal giogo dell'oppressione e della marginalizzazione. È anche un modo concreto per migliorare la propria vita, perché spesso permette di accedere a percorsi educativi, di crescita personale e di sviluppo che aprono nuove opportunità". Nella diocesi di Khulna la missione della Chiesa continua a unire evangelizzazione e promozione umana, nella convinzione che l'annuncio del Vangelo restituisca speranza alle persone più vulnerabili e contribuisca alla costruzione di una società più giusta e inclusiva.<br /> .<br />Mon, 03 Aug 2026 11:27:24 +0200ANGELUS - Leone XIV: Quando si è insieme a Cristo “l’essenziale è sovrabbondante”https://www.fides.org/it/news/78009-ANGELUS_Leone_XIV_Quando_si_e_insieme_a_Cristo_l_essenziale_e_sovrabbondantehttps://www.fides.org/it/news/78009-ANGELUS_Leone_XIV_Quando_si_e_insieme_a_Cristo_l_essenziale_e_sovrabbondanteCittà del Vaticano - L’incontro con il Signore Gesù è sempre «un’esperienza nutriente». E quando si è insieme a Lui, «pane di vita», «l’essenziale è sovrabbondante». Così Papa Leone XIV ha richiamato alcuni tratti distintivi dell’esperienza cristiana, nella breve riflessione letta dalla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico, prima di recitare la preghiera mariana dell’Angelus insieme a romani e pellegrini raccolti in Piazza San Pietro. <br /><br />Il Vescovo di Roma ha preso spunto dal brano del Vangelo secondo Matteo letto durante la liturgia del giorno, incentrato sul miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci compiuto da Gesù per sfamare la moltitudine che lo seguiva.<br /><br />«Mentre dà la vista ai ciechi e ai sordi l’udito», ha spiegato Papa Prevost, «Cristo non compie soltanto azioni portentose, ma annuncia a tutti che il Regno di Dio è vicino». Anche il Vangelo di oggi «testimonia che Gesù non si limita a dare i sensi a chi ne manca, ma dà gusto ai nostri sensi. Al sordo, che torna a sentire, il Signore rivolge la Buona Novella da ascoltare; al cieco, che torna a vedere, mostra la splendida opera della redenzione che si compie per lui. Allo stesso modo, Gesù dona a chi ha fame il cibo da mangiare». <br /><br />Il Vangelo di Matteo racconta che grazie alla moltiplicazione dei pani e dei pesci operata da Gesù «Tutti mangiarono a sazietà» e avanzarono «dodici ceste piene» di pane. Cristo - ha aggiunto il Pontefice - «sazia davvero la fame dell’umanità, la nostra fame di verità e di vita. Al contempo, il suo gesto ci insegna che nulla va sprecato, quando viene condiviso. L’accumulo e lo scarto, invece, sono due lati di uno stesso male: l’ingordigia». Quella «malattia dell’animo» - così l’ha definita il Successore di Pietro - che «fa perdere i sensi perché ubriaca di ricchezze, al punto da dimenticare coloro che piangono per fame e gridano per sete. E così, davanti all’opulenza delle cose che marciscono, stanno le mani tese di chi non ha mensa, le case bruciate di chi non ha pace».<br /><br />Nella moltiplicazione dei pani e dei pesci, «miracolo della carità» - ha spiegato il Pontefice nella parte finale della sua breve riflessione - «riconosciamo le azioni tipiche di Gesù, che trovano nell’Ultima Cena il loro culmine. Allora, infatti, il Figlio di Dio ci consegna la sua stessa vita come nostro fratello in umanità. Mentre gustiamo la grazia dell’Eucaristia - ha esortato Papa Prevost - impegniamoci a testimoniare la sua bellezza nei nostri gesti quotidiani, a cominciare dalla benedizione della tavola, quando condividiamo il pane in famiglia e tra amici». <br /><br />Dopo la preghiera dell’Angelus, Leone XIV, parlando in spagnolo, ha riferito di seguire «con preoccupazione l’allarmante situazione a Ceuta, chiedendo a Dio, per l’intercessione di Nostra Signora d’Africa, che si possano trovare soluzioni di pace, di stabilità e di giustizia».<br />Poi ha chiesto di continuare a «pregare per la pace, perché nel mondo cessino le guerre e si trovino soluzioni diplomatiche ai conflitti. Ricordiamo» ha aggiunto il Pontefice «tutte le vittime delle ostilità, soprattutto i più deboli e indifesi: bambini, anziani, malati. Il Signore conforti coloro che soffrono e benedica l’opera di chi porta aiuto e consolazione». .Sun, 02 Aug 2026 15:52:49 +0200TRINITARI IN MADAGASCAR/4 - Cento anni dell’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi. Il pellegrinaggio del Vescovo Berardi alle origini della sua vocazionehttps://www.fides.org/it/news/78007-TRINITARI_IN_MADAGASCAR_4_Cento_anni_dell_Ordine_della_Santissima_Trinita_e_degli_Schiavi_Il_pellegrinaggio_del_Vescovo_Berardi_alle_origini_della_sua_vocazionehttps://www.fides.org/it/news/78007-TRINITARI_IN_MADAGASCAR_4_Cento_anni_dell_Ordine_della_Santissima_Trinita_e_degli_Schiavi_Il_pellegrinaggio_del_Vescovo_Berardi_alle_origini_della_sua_vocazionedi Antonella Prenna<br /><br />Cerfroid – Dal primo incontro con i missionari spagnoli alla guida del Vicariato Apostolico di Arabia del Nord: un viaggio tra memoria, fede e missione. Nel Centenario della presenza dell’Ordine sull’isola, il vescovo Aldo Berardi ripercorre il cammino che quarant’anni fa lo portò a scegliere la famiglia religiosa dei Trinitari. <br /><br />Il vescovo Berardi, Vicario Apostolico di Arabia del Nord, giurisdizione che comprende Bahrain, Qatar, Kuwait e Arabia Saudita, si appresta a partire per il Madagascar per prendere parte alle celebrazioni del centenario della presenza dell’Ordine della Santissima Trinità sull’isola, una ricorrenza che richiama le radici della sua vocazione religiosa.<br /><br />Il presule si trova attualmente a Cerfroid, in Francia, culla storica dell’Ordine dei Trinitari e sede della casa madre, dove ha fatto tappa dopo aver celebrato, lo scorso 26 luglio, il 35° anniversario della sua ordinazione sacerdotale nella chiesa di Saint-Martin ad Ars-sur-Moselle .<br /><br />Intervistato dall’Agenzia Fides, il vescovo Berardi ha ripercorso le tappe della sua storia vocazionale, nata dall’incontro con il carisma trinitario e dalla testimonianza dei primi missionari dell’Ordine.<br /><br />“Il centenario della presenza dei Trinitari in Madagascar rappresenta per me una ricorrenza di particolare significato. Torno dopo quarant’anni: finora non ci sono mai riuscito, perché ogni volta si presentava un ostacolo. Durante la pandemia di Covid ero responsabile della formazione e avevo programmato di visitare le case di formazione, ma siamo rimasti bloccati a Roma. Quando finalmente sembrava possibile partire, è arrivata la nomina episcopale. Questo viaggio è per me un ritorno alle radici della mia vocazione. Da seminarista diocesano, ancora in ricerca, proprio in Madagascar ho trovato la mia famiglia religiosa. Torno come pellegrino: celebreremo insieme alla comunità e poi raggiungerò la zona di Tsiroanomandidy, dove ho vissuto per due anni. È stato proprio un vescovo malgascio a ordinarmi sacerdote”.<br /><br />A conquistarlo, racconta, furono fin dall’inizio la semplicità e la spiritualità dell’Ordine, capaci di coniugare la dimensione monastica con quella apostolica. “Mi hanno colpito anche l’impegno, il coraggio e i sacrifici dei primi missionari, che partivano sapendo che probabilmente non sarebbero mai tornati in patria”.<br /><br />La vita del presule è stata un continuo cammino tra continenti e culture. “La mia vocazione è nata in Francia, nella regione di Metz, dove sono cresciuto, ho frequentato le scuole, il servizio vocazionale e i seminari minore e maggiore. Poi è arrivato il Madagascar, dove ho scoperto la mia famiglia religiosa; quindi Roma, per gli studi, e infine Montréal, dove sono rimasto tre anni nel seminario maggiore”.<br /><br />Entrato in seminario in Francia a sedici anni, dopo gli studi nel seminario minore e poi nel seminario maggiore di Villiers-lès- Nancy per la diocesi di Metz, scelse di dedicare due anni al servizio civile in alternativa al servizio militare. Fu allora che venne inviato in Madagascar, dove incontrò i Trinitari spagnoli impegnati nelle missioni della diocesi di Tsiroanomandidy. Da quell’esperienza prese forma la scelta definitiva di entrare nell’Ordine della Santissima Trinità.<br /><br />Oggi i Trinitari sono protagonisti della vita della Chiesa all'origine di 4 diocesi del Madagascar - Miarinarivo, Tsiroanomandidy, Ambatondrazaka e Maintirano – dove il loro impegno missionario continua a contribuire alla crescita delle comunità ecclesiali. <br /><br /><br />Sun, 02 Aug 2026 14:27:03 +0200TRINITARI IN MADAGASCAR/3 - Cento anni dell’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi: Le ‘tournées’ apostoliche, i catechisti e la costruzione di strutture al servizio del Vangelohttps://www.fides.org/it/news/78008-TRINITARI_IN_MADAGASCAR_3_Cento_anni_dell_Ordine_della_Santissima_Trinita_e_degli_Schiavi_Le_tournees_apostoliche_i_catechisti_e_la_costruzione_di_strutture_al_servizio_del_Vangelohttps://www.fides.org/it/news/78008-TRINITARI_IN_MADAGASCAR_3_Cento_anni_dell_Ordine_della_Santissima_Trinita_e_degli_Schiavi_Le_tournees_apostoliche_i_catechisti_e_la_costruzione_di_strutture_al_servizio_del_Vangelodi Antonella Prenna<br /><br />Moramanga – Dopo il ritiro dei missionari dalla Missione del Benadir, nell'antica Somalia, i Trinitari proseguirono la loro missione redentiva nella grande isola del Madagascar, dove inviarono i primi cinque pionieri, due dei quali provenivano proprio dall'esperienza somala. “I primi missionari dell’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi partirono per la Somalia nel 1907, ma furono costretti ad andare via nel 1924 per le pressioni delle autorità”, ha detto al riguardo all’Agenzia Fides p. Luigi Buccarello, Ministro Generale O.SS.T.<br /><br />Il 4 giugno 1926 i cinque pionieri trinitari, dopo aver ricevuto la benedizione e il Crocifisso nella chiesa di San Tommaso in Formis a Roma, partirono insieme al Ministro Generale, padre Saverio dell'Immacolata. Il 2 agosto sbarcarono nel porto di Tamatave, in Madagascar. Come riporta padre Daudet Maximilien, Consigliere Generale dell'Ordine, il 7 agosto raggiunsero in treno Antananarivo, dove rimasero circa un mese per familiarizzare con le lingue malgascia e francese. Successivamente si stabilirono a Miarinarivo, circa cento chilometri a ovest della capitale, destinazione loro assegnata.<br /><br />Fin dall'inizio i missionari si dedicarono allo studio della realtà locale per individuare le strategie pastorali più adatte e rispondere alle esigenze dell'evangelizzazione. La loro attività si sviluppò attorno a tre principali ambiti.<br /><br />Il primo consisteva nelle tournées apostoliche, cioè nelle visite sistematiche ai villaggi, alle quali dedicarono gran parte del loro tempo, vista la vastità del territorio e la dispersione delle comunità cristiane. Il secondo riguardava la formazione degli operatori pastorali, in particolare dei catechisti, mediante la creazione di un Centro di Formazione Catechetica destinato alla preparazione iniziale e all'aggiornamento permanente. Il terzo ambito comprendeva la costruzione di chiese e delle strutture indispensabili all'evangelizzazione, come scuole e sale polivalenti, oltre al recupero degli edifici ecclesiastici ormai degradati.<br /><br />La presenza dei Missionari Trinitari in Madagascar si è sviluppata attraverso un costante impegno di evangelizzazione, rispettoso della cultura e delle tradizioni locali. Nonostante difficoltà e sofferenze, la loro opera ha portato alla crescita pastorale, educativa e sociale delle comunità cristiane.<br /><br />Un obiettivo centrale della missione fu la creazione di Chiese locali autonome. Nel 1939 Papa Pio XII eresse il Vicariato Apostolico di Miarinarivo, primo territorio africano affidato ai Trinitari. <br /><br />Successivamente su proposta della Sacra Congregazione di Propaganda Fide, oggi Dicastero per l'Evangelizzazione, Sezione per la Prima Evangelizzazione e le Nuove Chiese Particolari, i missionari estesero la loro opera alla regione del Melaky. Il 13 gennaio 1949 Papa Pio XII elevò la missione di Tsiroanomandidy a Prefettura Apostolica e, il 9 aprile 1959, Papa Giovanni XXIII la eresse a diocesi, nominando come primo vescovo padre Angelo Martínez. La Sacra Congregazione di Propaganda Fide affidò inoltre ai Missionari Trinitari la nuova missione nella regione di Ambatondrazaka, dove furono destinati i missionari italiani. Il 21 maggio 1959 Papa Giovanni XXIII eresse la diocesi di Ambatondrazaka, nominandone primo vescovo padre Francesco Vollaro.<br /><br />Nel corso degli anni la presenza dei Trinitari ha favorito la nascita di nuove comunità cristiane, l’aumento dei battezzati e il consolidamento della Chiesa sul territorio. Dagli anni Novanta si è registrato un forte incremento delle vocazioni locali, con l’apertura di nuove case di formazione.<br /><br />Attualmente i Trinitari sono presenti in dodici delle ventidue diocesi del Madagascar e operano anche in due diocesi italiane. La Provincia Trinitaria del Madagascar conta numerosi religiosi, sacerdoti, studenti e novizi, impegnati sia nelle diocesi malgasce sia in altre realtà dell’Ordine nel mondo. La missione ha dato anche il frutto significativo di cinque vescovi trinitari: Giuseppe Di Donna, Ángel Martínez, Francesco Vollaro, Antonio Scopelliti e Gustavo Bombin. <br /><br />Dopo cento anni di presenza, il piccolo seme della missione trinitaria in Madagascar è diventato una realtà feconda per la Chiesa e per l’Ordine, chiamata a continuare il proprio servizio come segno di speranza, liberazione e misericordia.<br /><br /><br />Sat, 01 Aug 2026 15:57:27 +0200ASIA/INDIA - Il gesuita Prakash: "I giovani stanno risvegliando la coscienza democratica del Paese"https://www.fides.org/it/news/77987-ASIA_INDIA_Il_gesuita_Prakash_I_giovani_stanno_risvegliando_la_coscienza_democratica_del_Paesehttps://www.fides.org/it/news/77987-ASIA_INDIA_Il_gesuita_Prakash_I_giovani_stanno_risvegliando_la_coscienza_democratica_del_PaeseAhmedabad – Le imponenti mobilitazioni studentesche che nelle ultime settimane hanno attraversato l'India – promosse dal nuovo movimento Cockroach Janta Party , il "Partito popolare degli scarafaggi" – non rappresentano soltanto una protesta contro la gestione del sistema educativo, ma “esprimono il desiderio delle nuove generazioni di dire la propria, di difendere la democrazia, la Costituzione e il pluralismo”, afferma il gesuita indiano p. Cedric Prakash, direttore del Centro per i diritti umani "Prashant" di Ahmedabad, in una analisi inviata all'Agenzia Fides.<br /><br />Per il gesuita, le dimissioni del ministro dell'Istruzione Dharmendra Pradhan, chieste dai movimenti studenteschi e giunte dopo settimane di manifestazioni, rappresentano un primo segnale di responsabilità politica. Secondo p. Prakash, l'aspetto più significativo delle proteste è il volto assunto dalla mobilitazione: "I giovani hanno detto che non permetteranno che xenofobia, settarismo o qualsiasi forma di fanatismo plasmino i loro ideali e spengano le loro speranze", afferma. Nelle manifestazioni, osserva, studenti appartenenti a religioni, comunità e gruppi sociali diversi hanno scelto di presentarsi anzitutto come “cittadini indiani”, uniti dalla comune appartenenza alla Costituzione: "Nessuno è riuscito a dividerli o a metterli gli uni contro gli altri", osserva il gesuita.<br />Le proteste sono nate spontaneamente e hanno coinvolto grandi città, piccoli centri e villaggi: "Non è stata una mobilitazione organizzata o pagata", sottolinea p. Prakash. "È stata la risposta di una generazione indignata per il degrado del sistema educativo, per la corruzione e per la tragedia dei ventuno studenti che si sono tolti la vita dopo lo scandalo della fuga di notizie dell'esame nazionale NEET". <br /><br />Attorno agli studenti si è raccolto anche il sostegno di numerose organizzazioni della società civile e di organizzazioni cristiane. Ricordando migliaia di studenti che hanno attraversato le strade cantando e manifestando pacificamente, p. Prakash nota che “camminavano insieme per il cambiamento". Come ha detto l'accademico Pratap Bhanu Mehta, le nuove generazioni hanno dimostrato che il potere politico può essere chiamato a rispondere delle proprie scelte: "Per la prima volta da anni il governo ha dovuto assumersi una responsabilità politica", nota p. Prakash, rilevando che la partecipazione civile può ancora incidere sulla vita democratica del Paese.<br />Tra gli episodi simbolici delle manifestazioni, il gesuita ricorda l’immagine di Rhiya Ahir, una giovane che, a Mumbai, si è posta davanti a un furgone della polizia chiedendo la liberazione degli studenti fermati durante una protesta. Dopo un confronto con gli agenti, i ragazzi fermati sono stati rilasciati e le immagini dell'episodio sono divenute rapidamente virali sui social media. Proprio le reti sociali sono state utilizzate dai giovani per documentare quanto stava accadendo e contestare narrazioni ritenute distorte, mentre i mass media – specialmente nella prima fase – hanno ignorato il fenomeno. Secondo il gesuita, anche questo rappresenta un segnale del cambiamento in atto nel rapporto tra cittadini e informazione.<br /><br />Un risultato importante delle mobilitazioni, prosegue il religioso, riguarda il recupero dello spazio democratico per il dissenso. Le manifestazioni, culminate nella marcia verso il Parlamento e in diversi casi represse dalle forze dell'ordine, hanno riaperto il dibattito sul diritto costituzionale alla protesta pacifica e al dissenso, “che sono l'essenza della democrazia”.<br />Il movimento degli studenti esprime una crescente domanda di onestà e responsabilità nella vita pubblica: "I giovani non intendono accettare passivamente la corruzione", afferma Prakash. "Chiedono trasparenza, responsabilità e istituzioni credibili". È questa, conclude il gesuita, la novità più significativa emersa dalle proteste: “Si è risvegliata nel Paese una generazione che intende partecipare alla vita pubblica, rivendicando diritti, giustizia e il rispetto dei principi democratici sanciti dalla Costituzione indiana”. <br /> <br />Sat, 01 Aug 2026 11:33:36 +0200