Fides News - Italianhttps://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.Giornata mondiale contro la tratta: religiose e reti ecclesiali accanto alle vittime tra America Latina ed Europahttps://www.fides.org/it/news/77999-Giornata_mondiale_contro_la_tratta_religiose_e_reti_ecclesiali_accanto_alle_vittime_tra_America_Latina_ed_Europahttps://www.fides.org/it/news/77999-Giornata_mondiale_contro_la_tratta_religiose_e_reti_ecclesiali_accanto_alle_vittime_tra_America_Latina_ed_EuropaMadrid – Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni , circa 50 milioni di persone nel mondo vivono in condizioni di schiavitù moderna, mentre la tratta di esseri umani genera ogni anno circa 236 miliardi di dollari di profitti illeciti.<br /><br />Di fronte a una schiavitù che cambia volto e assume nuove forme di sfruttamento, le reti ecclesiali e le comunità religiose rinnovano il loro impegno nella prevenzione, nell’accompagnamento e nella difesa della dignità delle vittime della tratta di esseri umani.<br />In occasione della Giornata mondiale contro la tratta di persone, che si celebra oggi 30 luglio, le reti ecclesiali ricordano che dietro questo fenomeno si celano storie di persone segnate dalla povertà, dalla violenza, dalla mancanza di opportunità e da situazioni di particolare vulnerabilità. Bambini, donne, migranti e persone sfollate continuano a essere nel mirino delle organizzazioni criminali, che utilizzano inganni, false offerte di lavoro, minacce e nuovi strumenti digitali per reclutare le loro vittime.<br /><br />Secondo il Rapporto mondiale sulla tratta di persone 2024 curato dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine , i minori rappresentano ormai il 38% delle vittime individuate a livello globale, rispetto al 20% registrato due decenni fa. Tra il 2019 e il 2022, il numero delle vittime identificate è aumentato del 25%, con una crescita particolarmente significativa tra bambini e bambine.<br />Tra i contesti in cui aumenta la vulnerabilità vi è anche il "Tapón del Darién", la regione di foresta pluviale tra Colombia e Panama diventata una delle principali rotte migratorie del continente americano. Lungo questo percorso, migliaia di persone esposte alla violenza, alla mancanza di risorse e all’assenza di protezione possono diventare bersaglio delle reti di tratta e sfruttamento.<br /><br />Talitha Kum: una rete ecclesiale presente nei luoghi della vulnerabilità<br /><br />In questi contesti opera Talitha Kum, la rete promossa dall’Unione Internazionale delle Superiore Generali , che riunisce religiose, collaboratori e organizzazioni locali nei diversi continenti con l’obiettivo di prevenire la tratta, accompagnare le vittime e sostenere i sopravvissuti.<br /><br />Nel 2025 era presente attraverso 68 reti nazionali attive in 113 Paesi. La missione è stata sostenuta da 6.387 religiose e collaboratori, il 5,7% in più rispetto all’anno precedente, con la partecipazione di 882 congregazioni religiose femminili e 100 congregazioni maschili.<br />In America Latina e nei Caraibi, una regione segnata da sfide strutturali come povertà, violenza, criminalità organizzata, cambiamenti climatici e migrazioni forzate, Talitha Kum conta 14 reti nazionali che lavorano insieme a religiose, giovani leader e collaboratori laici nella prevenzione e nell’accompagnamento delle persone più vulnerabili.<br /><br />Nel 2025, rappresentanti di 12 di queste reti hanno partecipato alla prima Conferenza regionale di Talitha Kum in America Latina e nei Caraibi, rafforzando la collaborazione e lo scambio di esperienze di fronte alle nuove forme di tratta.<br />«L’America Latina e i Caraibi affrontano sfide complesse che aumentano la vulnerabilità di molte persone, ma riconosciamo anche con speranza la resilienza e l’impegno presenti in tutta la regione», ha affermato Ana María Vilca Mamani, SNJM, rappresentante regionale di Talitha Kum per l’America Latina e i Caraibi. La religiosa ha sottolineato l’importanza di camminare «in rete e nella sinodalità», rafforzando risposte integrate capaci di unire prevenzione, protezione, advocacy e accompagnamento, per promuovere la libertà, la giustizia e la dignità di ogni persona.<br /><br />La dimensione di questa missione emerge da un dato significativo: nel 2025 le iniziative promosse dalla rete hanno raggiunto 121 milioni di persone attraverso attività di sensibilizzazione, formazione, prevenzione e accompagnamento.<br /><br />La coordinatrice internazionale di Talitha Kum, suor Abby Avelino, MM, ha richiamato l’attenzione sull’evoluzione del fenomeno: «La tratta di persone continua a trasformarsi assumendo forme sempre più complesse». Tra le nuove sfide ha indicato la diffusione delle truffe digitali organizzate, che attirano giovani con false promesse di lavoro e li costringono a partecipare ad attività criminali attraverso violenza e coercizione.<br /><br />«Le guerre e i conflitti, gli sfollamenti forzati, le crisi climatiche e le crescenti disuguaglianze continuano a esporre milioni di persone alla tratta, perché le reti criminali sfruttano la paura, la vulnerabilità e la disperazione», aggiunge la religiosa.<br />Per Talitha Kum, la risposta deve iniziare prima dello sfruttamento, rafforzando la prevenzione e accompagnando le persone proprio nei luoghi in cui nascono le situazioni di rischio. «La migrazione è un diritto umano, ma le persone devono conoscere i propri diritti e comprendere i rischi coinvolti», ha sottolineato suor Avelino.<br /><br />La Spagna, ponte tra America Latina ed Europa nella lotta contro la tratta<br /><br />Per i suoi legami storici, culturali e linguistici con l’America Latina, la Spagna è diventata un luogo di arrivo, transito e accompagnamento per molte persone provenienti dal Continente americano. Il collegamento tra le due sponde dell’Atlantico mostra come la tratta sia un fenomeno transnazionale che richiede risposte coordinate.<br /><br />Secondo i dati del Ministero dell’Interno spagnolo, nel corso del 2025 in Spagna sono state aiutate 1.869 vittime di tratta e sfruttamento sessuale o lavorativo, tra cui 28 minori. I dati mostrano inoltre un aumento dei casi legati alla tratta a fini di sfruttamento lavorativo. La Colombia continua a figurare tra i principali Paesi di origine delle vittime identificate.<br /><br />Accanto alle istituzioni pubbliche, numerose realtà ecclesiali e sociali lavorano per prevenire queste situazioni e accompagnare coloro che hanno subito sfruttamento. Da Madrid, ad esempio, la Fundación Madrina ha richiamato l’attenzione sulla particolare vulnerabilità di madri e minori nei contesti migratori e sul legame tra povertà infantile e rischio di sfruttamento. Secondo la Piattaforma dell’Infanzia, il 33,2% dei minori in Spagna è a rischio di povertà o esclusione sociale.<br /><br />La lotta contro la tratta, ricordano le reti ecclesiali, non può limitarsi al salvataggio delle vittime dopo lo sfruttamento, ma deve iniziare con la prevenzione, l’informazione, l’accoglienza e la costruzione di percorsi di recupero. Dall’America Latina all’Europa, religiose, comunità cristiane e collaboratori laici cercano di accompagnare le persone vulnerabili, difendendo la dignità di ogni essere umano e costruendo reti di protezione contro le nuove forme di schiavitù.<br /><br />«Siamo profondamente grate a tutte le persone coinvolte in Talitha Kum per la loro dedizione e passione nella ricerca della giustizia per coloro che sono intrappolati in situazioni di sfruttamento», ha dichiarato suor Oonah O’Shea, presidente dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali , invitando le congregazioni religiose a continuare a sostenere questo ministero e a promuovere un maggiore coinvolgimento nella lotta contro la tratta. «Insieme continuiamo a costruire un mondo libero dalla tratta di persone, dove ogni essere umano possa vivere nella libertà e nella dignità».<br /> <br />Thu, 30 Jul 2026 12:49:43 +0200ASIA/PAKISTAN - Addio a padre Mahboob Evarist, primo sacerdote cappuccino punjabi: una vita spesa per il Vangelo e l'inculturazione della fedehttps://www.fides.org/it/news/77998-ASIA_PAKISTAN_Addio_a_padre_Mahboob_Evarist_primo_sacerdote_cappuccino_punjabi_una_vita_spesa_per_il_Vangelo_e_l_inculturazione_della_fedehttps://www.fides.org/it/news/77998-ASIA_PAKISTAN_Addio_a_padre_Mahboob_Evarist_primo_sacerdote_cappuccino_punjabi_una_vita_spesa_per_il_Vangelo_e_l_inculturazione_della_fedeLahore - Ha abbracciato la vita eterna il 27 luglio 2026, all'età di 75 anni, padre Mahboob Evarist, primo sacerdote cappuccino di origine punjabi in Pakistan. La messa funebre è stata celebrata il 28 luglio nel convento di Santa Maria a Lahore, presieduta dall'Arcivescovo Khalid Rehmat, OFM Cap., Arcivescovo di Lahore, che ha reso un commosso tributo ai decenni di dedizione di padre Mahboob al ministero sacerdotale. Anche l'Arcivescovo Joseph Arshad, di Islamabad-Rawalpindi, ha ricordato con affetto il cammino condiviso con il frate scomparso, mentre padre Ajaz Bashir, OFM Cap., Custode della Custodia Cappuccina di Mariam Siddeeqa , lo ha definito "una vera figura paterna e un amato fratello maggiore all'interno della fraternità". La liturgia funebre ha riunito un'ampia assemblea di sacerdoti diocesani e religiosi, religiose, autorità civili e sociali e innumerevoli fedeli laici, le cui vite sono state toccate dal suo umile servizio.<br />Il frate, ha ricordato l'Arcivescovo Rehmat, "ha incarnato lo spirito della 'minoritas' francescana, vivendo in profonda umiltà, gioiosa semplicità, autentica comunione fraterna e vigile preghiera, come un vero Poverello di Cristo nel cuore del Pakistan". "Socievole, allegro e profondamente perspicace, possedeva un carattere affascinante che metteva naturalmente le persone a proprio agio e favoriva profondi legami di fraternità", ha aggiunto. <br />Una testimonianza duratura della sua eredità artistica e spirituale si trova nella parrocchia del Santo Rosario a Faisalabad, dove progettò e costruì il Santuario della Beata Vergine Maria. Questa magnifica "grotta mariana" è oggi "un monumento vivente di fede, arte architettonica e profonda devozione mariana, che continuerà a ispirare generazioni di pellegrini", ha sottolineato.<br /><br />"Nello spirito francescano, padre Mahboob coltivava anche un tenero amore per il creato di Dio, trovando l'armonia divina nelle piante e negli animali", osserva a Fides padre Lazar Aslam, OFM Cap., coordinatore della Commissione "Giustizia, pace ed ecologia" dei Cappuccini in Pakistan.<br />Padre Mahboob era anche uno scrittore di talento e un oratore eloquente. "Riservava una profonda attenzione alla lingua e alla cultura punjabi – ricorda padre Aslam –. Considerava le tradizioni culturali locali un canale privilegiato per l'incarnazione del Vangelo, intrecciando con maestria il colore regionale, i modi di dire e le tradizioni indigene nelle sue omelie, nei suoi scritti e nella sua cura pastorale, diventando così pioniere di un'autentica inculturazione della fede". "Padre Mahboob è rimasto un fedele testimone di Cristo in parole e opere, incarnando la bellezza della vita comunitaria, della preghiera contemplativa e della fraternità francescana, offrendo conforto ai poveri e ai più vulnerabili", osserva.<br /><br />Padre Mahboob è stato sepolto nello storico cimitero dei Cappuccini di Sahowala, dove riposano numerosi missionari cappuccini belgi e altri religiosi, pakistani e stranieri, che hanno donato la loro vita all'annuncio del Vangelo nel Punjab.<br />In un excursus storico condiviso con Fides da padre Lazar Aslam, si ricorda che il 15 novembre 1888 la Congregazione vaticana di "Propaganda Fide" affidò il territorio della missione di Lahore ai frati cappuccini della Provincia del Belgio. I Cappuccini belgi inviarono otto sacerdoti e otto fratelli religiosi che, nel 1889, furono accolti dal primo Vescovo di Lahore, mons. Symphorien Mouard OFM. Cap.<br />L'opera di evangelizzazione ebbe inizio a Sialkot e nei villaggi circostanti, dove i missionari visitavano le comunità, insegnavano e annunciavano la Parola di Dio. Già nel 1889 settanta adulti ricevettero il battesimo. Ogni missionario seguiva circa ottanta villaggi e i Cappuccini fondarono diciotto scuole per l'istruzione dei bambini. Nonostante le difficoltà, nel primo anno il numero dei fedeli raggiunse circa mille persone. "Quest'opera missionaria continuò, con la grazia di Dio, grazie anche al prezioso contributo dei primi catechisti", ricorda padre Aslam.<br /><br />Di fronte ai bisogni della popolazione, il Vescovo di Lahore aprì due importanti stazioni missionarie ad Adah e Sahowala, dove furono costruite altrettante chiese. Da questi centri, i missionari francescani raggiungevano numerosi villaggi, annunciando il Vangelo, distribuendo medicinali, aprendo dispensari e assistendo poveri ed emarginati. Molte persone appartenenti alle classi sociali più povere e alle caste più basse furono attratte dal cristianesimo.<br />Nel 1892 la diocesi acquistò un vasto terreno per fondare una comunità cristiana stabile: nacque così il villaggio di Mariamabad, pensato come modello missionario, che raccoglieva famiglie cattoliche, favorendo la crescita della presenza cristiana e la vita comunitaria. Nel 1900 padre Henri Finck, detto "padre Felix", assegnò terreni agricoli a diverse famiglie cristiane nella località di Khushpur, che prosperò fino a diventare quello che oggi è conosciuto come il "Vaticano del Pakistan". Per consolidare ulteriormente le comunità cristiane e migliorarne le condizioni di vita, i Cappuccini fondarono anche i villaggi di Francisabad nel 1904, Anthonyabad nel 1916 e altri villaggi a maggioranza cristiana.<br /><br />Durante la "Partizione" tra India e Pakistan i missionari affrontarono enormi difficoltà. Con la nascita del Pakistan nel 1947, una parte del territorio della diocesi di Lahore rimase in India, ma l'opera missionaria proseguì. Già nel 1939 la diocesi di Lahore era stata divisa e nel 1947, furono apportati ulteriori modifiche con l'istituzione della diocesi di Rawalpindi.<br /><br />Oggi i Cappuccini operano principalmente nelle arcidiocesi di Lahore, nel Punjab settentrionale, cuore storico della loro presenza, e di Karachi, la grande metropoli costiera della provincia del Sindh. L'Ordine gestisce case di formazione, seminari e numerose opere educative, registrando una costante crescita delle vocazioni francescane. Continua inoltre a custodire il Santuario nazionale di Mariamabad, uno dei principali luoghi di pellegrinaggio e di devozione mariana del Pakistan.<br />In un Paese a larghissima maggioranza musulmana, i Cappuccini continuano a tessere relazioni di pace e di fraternità e, nello spirito di san Francesco d'Assisi, promuovono incontri con leader musulmani, favorendo il dialogo interreligioso, l'integrazione, la pace, la giustizia e la tutela della dignità e dei diritti umani.<br /> <br />Thu, 30 Jul 2026 12:20:53 +0200ASIA/COREA DEL SUD - A un anno dalla GMG di Seoul 2027, a gonfie vele la macchina organizzativa ecclesiale e civilehttps://www.fides.org/it/news/77997-ASIA_COREA_DEL_SUD_A_un_anno_dalla_GMG_di_Seoul_2027_a_gonfie_vele_la_macchina_organizzativa_ecclesiale_e_civilehttps://www.fides.org/it/news/77997-ASIA_COREA_DEL_SUD_A_un_anno_dalla_GMG_di_Seoul_2027_a_gonfie_vele_la_macchina_organizzativa_ecclesiale_e_civileSeoul – A dodici mesi dall'apertura della Giornata Mondiale della Gioventù di Seoul 2027, i preparativi, a livello ecclesiale e civile, entrano nella fase pienamente operativa. Dopo tre anni dedicati alla progettazione e alla definizione delle strutture organizzative, ora ci si concentra sull'accoglienza dei pellegrini, sulla logistica, sulla sicurezza, sui trasporti, sull'assistenza sanitaria e sul coordinamento internazionale.<br /><br />La GMG si svolgerà a Seoul dal 3 all'8 agosto 2027, preceduta dai tradizionali "Days in the Dioceses", in programma dal 29 luglio al 2 agosto, che coinvolgeranno quindici diocesi coreane. Migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo saranno ospitati nelle parrocchie e nelle famiglie locali, vivendo un'esperienza diretta della fede e della cultura coreana.<br />L'evento avrà un forte valore simbolico: sarà infatti la seconda Giornata Mondiale della Gioventù celebrata in Asia, dopo Manila nel 1995, e la prima ospitata in un Paese dove i cristiani rappresentano una minoranza della popolazione. La Chiesa cattolica in Corea del Sud conta circa il 12% degli abitanti, all'interno di una società caratterizzata da un significativo pluralismo culturale e religioso.<br />"Negli ultimi tre anni abbiamo costruito le fondamenta dell'evento. Il prossimo anno sarà il tempo di completare i preparativi e accogliere giovani provenienti da ogni parte del mondo", dichiara, in una nota inviata a Fides, l'Arcivescovo di Seoul, mons. Peter Soon-taick Chung, presidente del Comitato organizzatore, sottolineando l'impegno a fare della GMG "una celebrazione della speranza e una testimonianza dell'ospitalità e della solidarietà della Corea".<br />Dopo la GMG di Lisbona, nell'agosto 2023, sono stati presentati il logo ufficiale della GMG 2027, il versetto biblico scelto come tema – "Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo" –, i cinque santi patroni dell'evento e sono stati avviati numerosi programmi di preparazione spirituale.<br /><br />Tra gli appuntamenti che scandiranno il conto alla rovescia figura il 3 agosto 2026, quando sarà presentato il canto ufficiale della GMG, "Confidite, Ego Vici Mundum", composto dal musicista coreano Francis Jiyoon Kim e selezionato tra 434 composizioni, di cui ben 294 provenienti dall'estero. Nello stesso giorno prenderà il via anche la campagna ecologica internazionale "Breath of Life", promossa insieme al Movimento Laudato Si', che inviterà i giovani di tutto il mondo a piantare alberi, nei rispettivi Paesi, come gesto concreto di cura del creato<br />Nel secondo incontro internazionale di preparazione, previsto dal 14 al 17 settembre, si riuniranno in Corea circa 250 responsabili della pastorale giovanile delle Conferenze episcopali di tutto il mondo, per coordinare l'organizzazione delle delegazioni internazionali<br /><br />Sempre nella seconda metà del 2026 si aprirà la registrazione internazionale dei pellegrini, prevista a partire dal mese di ottobre. Il Comitato organizzatore offre undici diverse formule di partecipazione, comprendenti alloggio, pasti, trasporti, assicurazione e kit del pellegrino. Parallelamente è in fase di sviluppo un'apposita applicazione digitale, insieme a un sistema integrato di gestione dei servizi e a una carta prepagata per gli spostamenti e gli acquisti.<br />Grande attenzione viene dedicata all'accoglienza. Circa 230 parrocchie dell'Arcidiocesi di Seoul sono già coinvolte nel programma di ospitalità presso famiglie, mentre si useranno anche strutture pubbliche, se necessario.<br />L'organizzazione può contare sul sostegno delle istituzioni nazionali e locali. Il Governo sudcoreano, l'Assemblea Nazionale e la municipalità di Seoul hanno già adottato nel 2026 specifiche misure legislative e amministrative nel settore dei trasporti, della sicurezza pubblica, dei servizi sanitari e dell'utilizzo delle infrastrutture cittadine. Nelle scorse settimane è stato inoltre ufficializzato l'accordo che affida alla televisione pubblica coreana KBS il ruolo di “host broadcaster”, incaricata della produzione e distribuzione internazionale del segnale televisivo della GMG.<br />Il Comitato organizzatore prevede infine l'impiego di circa 30.000 volontari, tra servizi centrali e parrocchie, mentre sono già quasi quattrocento i volontari, coreani e internazionali, impegnati stabilmente nella preparazione dell'evento.<br /><br />Secondo i responsabili della GMG, Seoul 2027 non sarà solo un grande raduno internazionale dei giovani cattolici, ma anche un'occasione per testimoniare la vitalità della Chiesa coreana, nata dall'iniziativa dei laici e cresciuta attraverso la testimonianza dei martiri, favorendo l'incontro tra la Chiesa universale e una società asiatica profondamente segnata dal pluralismo di culture e religioni. <br /> <br />Thu, 30 Jul 2026 11:14:54 +0200AFRICA/SUDAN - Ucciso un pastore anglicano nei Monti Nuba,dove a giugno era stato ucciso padre Youhanna Al-Aminhttps://www.fides.org/it/news/77996-AFRICA_SUDAN_Ucciso_un_pastore_anglicano_nei_Monti_Nuba_dove_a_giugno_era_stato_ucciso_padre_Youhanna_Al_Aminhttps://www.fides.org/it/news/77996-AFRICA_SUDAN_Ucciso_un_pastore_anglicano_nei_Monti_Nuba_dove_a_giugno_era_stato_ucciso_padre_Youhanna_Al_AminKhartoum –Un pastore anglicano è stato ucciso nei Monti Nuba, in un'area non lontana da quella in cui, lo scorso giugno, è stato assassinato il sacerdote cattolico padre Youhanna Al-Amin, parroco da oltre trent'anni della chiesa di Kauda .<br />Il 24 luglio membri di una fazione scissionista del Sudan People's Liberation Army-North hanno assalito la località di Dabbi, nello Stato del Sud Kordofan. Durante l'attacco, il pastore Adel Idris Jongool della Episcopal Church of Sudan è stato rapito e successivamente ucciso. I militanti hanno fatto irruzione nella comunità situata nei pressi del Korkel Theological College, il seminario anglicano che serve entrambe le diocesi dei Monti Nuba.<br />Gli assalitori hanno inoltre sequestrato decine di fedeli. Trentadue ostaggi sono stati rilasciati in momenti successivi, mentre altri risultano ancora dispersi.<br />La situazione di instabilità nei Monti Nuba si inserisce nel più ampio conflitto sudanese che vede contrapposte le Rapid Support Forces alle Sudanese Armed Forces , sostenute da diverse milizie locali. Nella regione operano tuttavia anche almeno due gruppi indipendenti nati da successive scissioni dell'SPLA-N originario. Queste fazioni agiscono spesso in modo autonomo, anche se alcune si sono progressivamente allineate alle RSF o alle SAF.<br />L'SPLA-N nacque nel 2011, dopo l'indipendenza del Sud Sudan. Gli elementi settentrionali dello storico Sudan People's Liberation Movement/Army , che aveva combattuto nella seconda guerra civile sudanese culminata con la secessione del Sudan meridionale, rimasero in Sudan e proseguirono la lotta armata contro il governo centrale di Khartoum.<br />Nel 2017 il movimento si divise in due principali fazioni: la SPLM-N , guidata da Abdelaziz al-Hilu, e la SPLM-N , guidata da Malik Agar, che in seguito si è schierato con il governo.<br />La fazione di al-Hilu è la più consistente. Controlla vaste aree dei Monti Nuba, con Kauda come principale centro politico e militare, oltre ad alcune zone dello Stato del Nilo Azzurro. Si stima che disponga di circa 20.000 combattenti e che amministri i territori sotto il proprio controllo attraverso strutture di governo autonome, tra cui tribunali, sistemi di rilascio dei documenti d'identità e scuole.<br />La fazione di Agar, invece, si è allineata alle SAF e al governo di transizione insediato a Khartoum, combattendo sia contro le RSF sia contro il gruppo guidato da al-Hilu.<br />All'inizio dell'anno anche la fazione di al-Hilu è stata interessata da una nuova scissione, legata alle dinamiche tribali locali e scoppiata dopo violenti scontri per il controllo delle terre tra le tribù Otoro e Shwai. Circa 1.500 combattenti si sono ammutinati e si sono ritirati nelle aree montuose, dove hanno eretto posti di blocco e lanciato incursioni contro i villaggi locali.<br />Secondo fonti locali, il gruppo dissidente riceverebbe armi e sostegno da Khartoum, che da tempo farebbe ricorso a milizie tribali e forze paramilitari per indebolire gli avversari e mantenere in una condizione di instabilità permanente aree contese come i Monti Nuba. <br />Thu, 30 Jul 2026 10:56:39 +0200ASIA/INDIA - Annunciare il Vangelo in Asia con San Francesco d’Assisi: al via il I Simposio francescano missionariohttps://www.fides.org/it/news/77995-ASIA_INDIA_Annunciare_il_Vangelo_in_Asia_con_San_Francesco_d_Assisi_al_via_il_I_Simposio_francescano_missionariohttps://www.fides.org/it/news/77995-ASIA_INDIA_Annunciare_il_Vangelo_in_Asia_con_San_Francesco_d_Assisi_al_via_il_I_Simposio_francescano_missionariodi Elena Grazini<br /><br />Chennai – Annunciare il Vangelo in Asia oggi. Come avviene in concreto? Quali esperienze reali fiorite fuori da ogni calcolo possono aprire domande nei cuori di tutti i compagni di strada? E qual è l’apporto della Famiglia Francescana in questo contesto? <br />Nell’anno in cui Papa Leone XIV ha indetto un Anno Giubilare in occasione degli 800 anni dalla morte di San Francesco, il “Simposio asiatico francescano e missionario" si interroga e promette risposte non scontate in merito al contributo francescano nel più ampio contesto dell’annuncio del Vangelo nel Continente asiatico. L’appuntamento è per i giorni del primo e del due agosto a Chennai, dove si trova la Basilica di San Tommaso sorta sulla tomba dell’Apostolo. Luogo ideale per guardare la missione di annunciare il Vangelo nel tempo presente alla luce dell’opera affidata da Gesù agli apostoli e quindi anche a Tommaso, che giunse in India nel 52 d.C. per diffondere il cristianesimo e vi trovò il martirio.<br />L’iniziativa è ideata e promossa dal Segretariato Internazionale della Pontificia Unione Missionaria , dal FIATS, l’Istituto Francescano Teologico Missionario e da TAU, la rivista nata 50 anni fa in India come iniziativa accademica locale, cresciuta nel corso degli anni fino a diventare una voce autorevole a livello internazionale negli studi francescani. Ad organizzare la due giorni concorre anche l’Asian Franciscan Mission .<br />“Se l’unità è la condizione della missione, l’amore ne è la sostanza. La Buona Novella che siamo inviati ad annunciare al mondo non è un’ideale astratto: è il Vangelo dell’amore fedele di Dio, incarnato nel volto e nella vita di Gesù Cristo” si legge nel primo paragrafo della terza parte del messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata Missionaria Mondiale 2026: un passaggio in cui il francescano conventuale padre Dinh Anh Nhue Nguyen, Segretario generale della PUM, riconosce come la sorgente che anima la iniziativa, e che affiora con accento francescano nel IV capoverso: “Ammirando i missionari e le missionarie” esorta il Vescovo di Roma in quel paragrafo "rivolgo un appello speciale alla Chiesa intera: che ci uniamo tutti a loro nella missione evangelizzatrice tramite la testimonianza della vita in Cristo, la preghiera e il contributo per le missioni. Spesso – lo sappiamo – «l’Amore non è amato», come ebbe a dire San Francesco d’Assisi, al quale guardiamo in modo particolare a ottocento anni dal suo transito al Cielo. Lasciamoci contagiare dal suo desiderio di vivere nell’amore del Signore e di trasmetterlo ai vicini e lontani, perché, come affermava, «molto si deve amare l’amore di Colui che molto ci ha amato» ”.<br />Il Simposio, che potrà essere seguito on line registrandosi come indicato nella locandina allegata, nasce anche in occasione di alcuni importanti anniversari. Oltre all’VIII Centenario dalla morte di San Francesco d’Assisi il 2026 è l’anno in cui la Giornata Missionaria Mondiale taglia il traguardo dei 100 anni, la Pontificia Unione Missionaria celebra i 110 anni di fondazione e la rivista TAU festeggia i 50 anni dalla prima uscita.<br />Sabato 1 agosto i lavori saranno aperti dalla preghiera iniziale, dalla danza di benvenuto e dai saluti istituzionali di chi ospita l’evento e di chi lo organizza. La relazione principale è affidata a Ambrose Pitchaimuthu, Vescovo della Diocesi di Vellore e direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie indiane, che si soffermerà sul tema “Annunciare Cristo in Asia oggi con San Francesco d’Assisi: dalla Missio ad gentes alla Missio inter gentes, al servizio della Magnifica Umanità”. Subito dopo è prevista la prima delle quattro sessioni che sono state concepite come spazi di interventi ma anche di scambio e condivisione, e vedranno anche la partecipazione del Cardinale Giorgio Marengo, missionario della Consolata e Prefetto Apostolico di Ulaanbaatar in Mongolia. Per l’Indonesia vi sarà il Vescovo verbita Paulus Budi Kleden. In qualità di responsabili delle POM nei rispettivi Paesi, offriranno il loro contributo per Laos e Cambogia padre Paul Chatsirey, e per il Bahrain il padre francescano cappuccino Marcus Fernades, delegato del Vicariato Apostolico dell'Arabia del Nord per le missioni. <br />Il contributo della Famiglia Francescana all’evangelizzazione in Asia è invece il cuore della II sessione cui prenderanno parte padre Alphonse Vazhappanady con una relazione dal titolo “Testimoni dell’amore infinito di Cristo”, padre Saji Mathew con il tema “La missione francescana come un incontro ed una conversazione spontanei”, Suor Sherly Mariyam Joseph Naithparambil con “l’Evangelizzazione attraverso una presenza compassionevole delle FMM a Mumbai, per raggiungere chi non è ancora stato raggiunto” ed infine Suor Jacqueline Mary , con “La Famiglia SSAM alla luce della spiritualità francescana”. <br />La terza sessione aprirà invece il pomeriggio e si svilupperà in un workshop interattivo durante il quale i partecipanti si suddivideranno in piccoli gruppi di lavoro, condividendo riflessioni e svolgendo anche attività pratiche sul tema del “Rinnovamento della spiritualità missionaria alla luce dei messaggi in occasione delle Giornate Missionarie Mondiali di Papa Francesco e Papa Leone XIV ”. Per concludere, la quarta sessione metterà in luce le differenti prospettive del contributo francescano alla missione in Asia valorizzandone le proprie specificità. Ad intervenire nel panel saranno Suor Princy Rose , con una relazione su “Le Donne francescane: una chiamata a essere "minori" – Prospettive molteplici sulla missione francescana femminile in Asia: questioni e aspetti chiave”, padre Sunnylal Avarappattu con “Fratelli Francescani: La missione francescana in Asia – Questioni principali, sfide attuali, soluzioni e risultati secondo la prospettiva dei Fratelli Francescani” e padre Oliver Fernando, dell’Ordine francescano secolare, con l’intervento intitolato “La missione francescana in Asia: sfide contemporanee, testimonianza e contributi nella prospettiva dell'Ordine Francescano Secolare”. Padre Nithiya Sagayam, francescano cappuccino, terrà la relazione conclusiva del Simposio affrontando il tema del futuro della missione francescana in Asia . <br />Il Simposio poi vivrà un momento importante nella chiesa di San Sebastiano a Chennai dove alla celebrazione eucaristica seguirà una serata culturale tra musica, canto, danza e teatro, animata anche dai numerosi istituti scolastici e religiosi coinvolti. <br />Domenica 2 agosto è previsto un pellegrinaggio missionario che inizierà con la Santa messa sulla tomba di San Tommaso Apostolo e si snoderà attraverso una visita a differenti siti francescani missionari. <br /><br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.fides.org/it/attachments/view/file/1-2_August_-_AFM_Symposium_Poster.pdf">LOCANDINA</a>Thu, 30 Jul 2026 10:04:33 +0200TRINITARI IN MADAGASCAR I/ Cento anni di missione: fede, annuncio e servizio accanto agli schiavi e ai prigionieri di ieri e di oggihttps://www.fides.org/it/news/77989-TRINITARI_IN_MADAGASCAR_I_Cento_anni_di_missione_fede_annuncio_e_servizio_accanto_agli_schiavi_e_ai_prigionieri_di_ieri_e_di_oggihttps://www.fides.org/it/news/77989-TRINITARI_IN_MADAGASCAR_I_Cento_anni_di_missione_fede_annuncio_e_servizio_accanto_agli_schiavi_e_ai_prigionieri_di_ieri_e_di_oggidi Antonella Prenna<br /><br />Moramanga – Padre Gino Buccarello, Ministro Generale dell'Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi , si trova in Madagascar per celebrare il centenario della presenza missionaria trinitaria nel Paese. L'anniversario ricorda l'arrivo, nel 1926, dei primi cinque religiosi inviati sull'isola: padre Benedetto Di Caro, padre Valeriano Marchionni, il venerabile padre Giuseppe Di Donna, frate Pacifico Piersanti e frate Loreto.<br /><br />“La celebrazione di questo centenario – afferma padre Buccarello in un'intervista all'Agenzia Fides – non è soltanto il ricordo di una storia passata, ma si sviluppa nelle tre dimensioni del tempo: memoria, presente e futuro”.<br /><br />La prima dimensione è quella della memoria grata per l'opera compiuta da Dio attraverso i missionari che, in un secolo di presenza, hanno annunciato il Vangelo, edificato la Chiesa e servito i più poveri, i carcerati e gli oppressi, spesso mettendo a rischio la propria vita. Una testimonianza vissuta secondo il carisma redentivo dell'Ordine.<br /><br />Il secondo orizzonte riguarda il presente e il rinnovato impegno a favore della Chiesa e della società malgascia. In particolare, padre Buccarello richiama l'attenzione sul ministero nelle carceri, dove i Trinitari intendono rafforzare un servizio sempre più qualificato, non soltanto sul piano spirituale, umanitario e sanitario, ma anche nell'ambito della tutela legale delle persone detenute, spesso prive di un'adeguata difesa.<br /><br />Tra le priorità emerge anche il dialogo interreligioso, soprattutto con il mondo islamico. “È necessario – sottolinea il Ministro Generale – promuovere un dialogo autentico, evitando ogni forma di proselitismo e contrastando le derive della radicalizzazione violenta, per favorire una cultura dell'incontro, della fraternità e della pace”.<br /><br />Guardando al futuro, padre Buccarello evidenzia come il Madagascar non sia più soltanto terra di missione, ma anche terra di missionari. L'Ordine conta oggi oltre 200 religiosi tra studenti e sacerdoti, presenti in undici diocesi dell'isola, che diventano quindici considerando anche le comunità delle Suore Trinitarie. Più di quaranta religiosi malgasci prestano inoltre servizio missionario in sette Paesi, sostenendo le comunità dell'Ordine in territori segnati dalla diminuzione delle vocazioni e da una crescente secolarizzazione. “Il futuro – osserva – non si attende semplicemente: si costruisce attraverso una formazione sempre più solida, capace di preparare religiosi che incarnino il carisma trinitario nella cultura malgascia. Un secolo di presenza rappresenta quindi un patrimonio di fede, dedizione ed esperienza che continua a ispirare il cammino dell'Ordine nella fedeltà creativa alle proprie origini.”<br /><br />L'anno giubilare dedicato al centenario si è aperto nel 2025 con una solenne celebrazione eucaristica a Miarinarivo, località a ovest della capitale Antananarivo, dove giunsero i primi missionari provenienti dall'Italia. Nel corso dell'anno si sono susseguiti convegni, incontri e celebrazioni che culmineranno nelle giornate di festa previste tra la fine di luglio e i primi di agosto. Dal 27 al 29 luglio si riunisce a Moramanga il Consiglio Generale ampliato, con la partecipazione di tutti i Superiori Maggiori dell'Ordine. Il 30 e 31 luglio si svolgerà "Somos Familia", l'incontro nazionale che riunirà circa 1.200 religiosi, religiose e laici trinitari. Il 31 luglio sarà dedicato a un convegno sull'attualità del carisma trinitario alla luce delle indicazioni dell'ultimo Capitolo Generale.<br /><br />Le celebrazioni proseguiranno il 1 agosto con la professione solenne di dodici religiosi e si concluderanno domenica 2 agosto con la solenne Messa del centenario, alla quale prenderanno parte otto vescovi, tra cui due appartenenti all'Ordine Trinitario: l'arcivescovo di Toliara, Gustavo Bombin, e il Vicario Apostolico dell'Arabia del nord, Aldo Berardi. Sono attesi inoltre un centinaio di religiosi trinitari e circa 3.000 fedeli. Durante la celebrazione saranno ordinati undici nuovi diaconi trinitari.<br /><br />Tra gli appuntamenti più significativi dell'anno giubilare figura anche la celebrazione del 4 giugno scorso nella Basilica di San Crisogono a Roma, presieduta dal cardinale Luis Antonio Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione, e concelebrata dal vescovo di Avezzano, Giovanni Massaro, insieme a padre Gino Buccarello, ai membri del Consiglio Generale, ai Padri Provinciali, ai religiosi trinitari e a numerosi sacerdoti, religiose, laici e amici dell'Ordine. È stato un evento particolare per la vita dell’Ordine e soprattutto per la sua missione in Madagascar. <br /><br />Nell'omelia, il cardinale Tagle ha delineato il volto autentico del missionario cristiano, ricordando che non è chiamato a presentarsi come perfetto, ma come un peccatore salvato dalla misericordia di Dio. Ha inoltre messo in guardia dalle nuove forme di schiavitù del nostro tempo: l'ipocrisia, la ricerca del potere, la presunzione e le divisioni che alimentano diffidenza e violenza, anche all'interno della comunità ecclesiale. Il porporato ha concluso il suo intervento con un auspicio: che l'Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi continui a essere nel mondo un autentico testimone di libertà, comunione e pace, fedele alla propria missione di redenzione e di servizio agli ultimi.<br /><br />Thu, 30 Jul 2026 11:49:05 +0200ASIA/CINA - Francesco Saverio Duan Yongkun ordinato Vescovo coadiutore di Bamenghttps://www.fides.org/it/news/77994-ASIA_CINA_Francesco_Saverio_Duan_Yongkun_ordinato_Vescovo_coadiutore_di_Bamenghttps://www.fides.org/it/news/77994-ASIA_CINA_Francesco_Saverio_Duan_Yongkun_ordinato_Vescovo_coadiutore_di_Bamengdi Marta Zhao<br /><br />Bayannur – “Oggi posso essere sacerdote per la sorprendente grazia che il Signore mi ha donato.… Non posso desiderare altro che dedicare tutta la mia vita e tutte le mie forze a rendere grazie per questo dono servendo Nostro Signore e il prossimo con fedeltà e amore”. Francesco Saverio Duan Yongkun pronunciò queste parole nel giorno della sua ordinazione sacerdotale, il primo gennaio 2011. <br />Più di 15 anni dopo, il 15 giugno 2026, Papa Leone XIV lo ha nominato vescovo coadiutore della diocesi di Bameng, nella Regione Autonoma della Mongolia Interna, “avendone approvata la candidatura nel quadro dell’Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese”, come riferisce l’odierno comunicato diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede per annunciare che oggi, mercoledì 29 luglio, Francesco Saverio Duan ha ricevuto l’ordinazione episcopale nella chiesa di San Domenico a Shanba, nella città di Bayannur.<br />La liturgia di consacrazione è stata presieduta da Paolo Meng Qinglu, Vescovo della Diocesi di Hohhot. I vescovi consacranti sono stati Giuseppe Yang Xiaoting , Mattia Du Jiang , Antonio Yao Shun e Giuseppe Chang Yanfeng, ordinato Vescovo della diocesi di Chifeng il 22 luglio. <br /><br />Alla liturgia di ordinazione episcopale hanno partecipato circa 350 persone tra sacerdoti, suore e fedeli laici.<br /><br /><br />Con la nomina episcopale di Leone XIV, e la consacrazione episcopale di oggi, diventano 16 i nuovi Vescovi cattolici cinesi ordinati in piena comunione con il Vescovo di Roma nella cornice dell’Accordo Provvisorio sulle nuove nomine episcopali sottoscritto sotto il pontificato di Papa Francesco da Santa Sede e Repubblica Popolare Cinese il 22 Settembre 2018, rinnovato con cadenza biennale nel 2020 e nel 2022, per poi essere prorogato per un quadriennio nell’ottobre 2024.<br /><br />Anche il processo che ha portato alla nomina e alla consacrazione episcopale di Francesco Saverio Duan si è svolto integralmente e fin dai suoi primi passi sotto il pontificato di Papa Prevost.<br /><br /><br />Il cammino del nuovo vescovo<br /><br />Nato il 6 dicembre 1980 a Hangjin Houqi, in Mongolia Interna, dal 2000 al 2007 Francesco Saverio Duan Yongkun ha frequentato il Seminario Teologico dello Hebei. Dal 2008 al 2013 ha studiato presso la Beijing University e la Beijing Foreign Studies University. Nel frattempo, il 1° gennaio 2011 ha ricevuto l’ordinazione presbiterale per la Diocesi di Bameng. Dal 2013 al 2016 ha proseguito gli studi presso l’Università Cattolica Fujen di Taiwan. Rientrato nella propria circoscrizione ecclesiastica, dal 2016 al 2020 ha svolto l’incarico di direttore del locale centro di formazione. È stato poi nominato Vicario generale della Diocesi di Bameng e parroco della Cattedrale diocesana.<br />Con il sostegno e l’incoraggiamento di Mattia Du Jiang, Vescovo ordinario della diocesi di Bameng, da Vicario generale della diocesi Francesco Saverio Duan Yongkun si è fatto carico con cura e dedizione delle urgenze pastorali della sua diocesi e altre diocesi sorelle. Nel 2024 è stato chiamato a guidare il ritiro spirituale annuale dei sacerdoti di Shanghai e della regione autonoma di Mongolia Interna, seguendo il filo conduttore della “spiritualità di comunione”. In occasione del Capodanno cinese del 2026 ha compiuto una visita alle quattro parrocchie e ai quattro centri di preghiera della contea di Hangjinhouqi, esortando le comunità a custodire la comunione tra sacerdoti e laici, promuovere l’opera pastorale delle parrocchie, testimoniare la propria fede attraverso le opere di carità e offrendo il proprio contributo di credenti al bene comune e alla convivenza armoniosa tra i diversi gruppi etnici.<br />Un episodio particolare viene ricordato come segno della sollecitudine pastorale del nuovo vescovo Francesco Saverio Duan. Nel Natale di 2019, nel territorio di Urad Houqi, una forte tempesta di neve era stata seguita da un brusco calo delle temperature. In quel clima avverso, Duan percorse un lungo tratto di strada per raggiungere in anticipo la chiesa cattolica di Dongshengmiao, dove celebrò insieme alla comunità parrocchiale la nascita del Signore Gesù. Il 25 dicembre amministrò il Battesimo a due catecumeni, e nel pomeriggio, nonostante continuasse a nevicare e si fossero irrigidite ancora di più le temperature, percorse altre decine di chilometri in automobile per raggiungere la cittadina di Qingshan e celebrare la Messa di Natale con la comunità cattolica locale.<br /> <br /><br />Il fervore apostolico della Chiesa di Bameng<br /> <br />In epoca moderna, la comunità ecclesiale cattolica nella zona di Bameng è fiorita a partire dall’opera della Congregazione dei Missionari del Cuore Immacolato di Maria , conosciuti anche come “padri Scheut”.<br />La diocesi di Bameng oggi raccoglie circa 40 mila cattolici, e a essa appartengono una trentina di sacerdoti e ventina di suore della Congregazione della Santa Madre.<br /> <br />Nonostante i problemi connessi al clima rigido delle steppe della Mongolia interna, il fervore apostolico della comunità locale si è manifestato nell’intensità e nella creatività con cui la comunità locale ha animato anche le pratiche più consuete della vita ecclesiale: corsi di catechismo, ritiri spirituali per sacerdoti e per laici, opere di carità, fioritura di gruppi giovanili e vocazionali, indizione di Anni pastorali dedicati a figure e temi specifici, come quelli riservati a San Paolo, a San Giuseppe e all’annuncio del Vangelo. Vescovi e sacerdoti, con l’aiuto del Centro di formazione di Bameng e del Gruppo di studio biblico “Piccola Roccia”, approfittano di ogni opportunità condividere con tutti i battezzati cattolici la passione per l’annuncio del Vangelo.<br />Già nel 2011, in occasione della consacrazione di una nuova chiesa, il Vescovo Mattia Du jiang esortava tutti a “custodire con gratitudine e valorizzare questo dono, frutto di un cammino non facile. Abbiate cura” aggiungeva il Vescovo “del tempio sacro che il Signore ci ha donato, rendetelo un luogo vivo di fede e di comunione, testimoniate Cristo con la vostra vita e fate sì che la Santa Chiesa possa diffondersi sempre più”.<br /><br />La comunità di Bameng, senza clamore e senza auto-celebrarsi, ha mostrato sempre prontezza e dinamismo nel promuove opere e iniziative di carità: nel 2008, quando un devastante terremoto ha colpito Wenchuan nella provincia del Sichuan, una singola parrocchia di Linhe ha prontamente risposto all'emergenza raccogliendo 12.777,60 yuan a favore delle popolazioni colpite dalla catastrofe naturale.<br /> <br />Nella diocesi opera un Consiglio pastorale diocesano molto attivo. Dal 2010 ha organizzato il concerto di musica sacra che si rinnova ogni anno come occasione per far conoscere a tutti la bellezza dell’arte ispirata dalla fede.<br />Nel 2011, il Consiglio ha organizzato il primo Incontro di condivisione e scambio di esperienze e testimonianze sul terreno dell’evangelizzazione, che ha richiamato anche le situazioni in cui l’annuncio del Vangelo ha dovuto attraversare tempi di prova.<br /> <br />La memoria grata verso i missionari<br /> <br />La cura pastorale verso i neo-battezzati, i giovani, gli anziani, le madri, le persone in difficoltà e l’attenzione riservata alle urgenze del tempo presente si accompagna nella comunità di Bameng alla custodia della memoria grata verso i missionari che hanno donato la vita per portare il Vangelo in quella terra. Il 28 luglio 2018, mentre la Chiesa universale celebrava la memoria dei santi martiri cinesi, tra cui San Paolo Chen Changpin e i suoi quattro compagni martiri, il Vescovo Mattia Du Jiang ha celebrato una solenne Eucaristia venerando le reliquie dei missionari Scheut insieme a sacerdoti, religiose e laici. Le spoglie dei missionari sono state trasferite nella cripta sotterranea della chiesa di Sanshenggong, il luogo dove anche oggi i cattolici rendono omaggio con gratitudine al silenzioso e disinteressato zelo apostolico dei missionari sia cinesi sia stranieri.<br /> <br /><br />Wed, 29 Jul 2026 12:40:01 +0200AFRICA CONGO RD - Nomina del Vescovo di Kabindahttps://www.fides.org/it/news/77993-AFRICA_CONGO_RD_Nomina_del_Vescovo_di_Kabindahttps://www.fides.org/it/news/77993-AFRICA_CONGO_RD_Nomina_del_Vescovo_di_KabindaCittà del Vaticano - Il Santo Padre ha nominato Vescovo della Diocesi di Kabinda il Rev.do Eustache Ntamwe Makoyo, del clero della medesima Diocesi, finora Rettore del Seminario Propedeutico Saint Charles Borromée di Kabinda.<br />S.E. Mons. Eustache Ntambwe Makoyo è nato il 14 febbraio 1974 a Musoshi . Ha studiato Filosofia presso il Seminario San Paolo VI di Kabinda e Teologia presso il Seminario Cristo Re di Kananga.<br />È stato ordinato sacerdote il 28 agosto 2005, incardinandosi nella Diocesi di Kabinda.<br />Ha ricoperto i seguenti incarichi e svolto ulteriori studi: Vice Rettore del Seminario Propedeutico Saint Charles Borromée di Kabinda; Direttore Spirituale del Seminario Minore San Pio X e Presidente della commissione diocesana di Liturgia ; Baccalaureato in Musicologia e Licenza in Canto didattico presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma; Master in Musica Liturgica presso il Pontificio Istituto di Liturgia Sant’Anselmo di Roma ; Dottorato in Musica e Spettacolo indirizzo Etnomusicologia presso l’Università Tor Vergata di Roma ; Collaboratore pastorale nella Comunità pastorale dei Tre Arcangeli a Livorno ; dal 2025, finora, Rettore del Seminario Propedeutico Saint Charles Borromée di Kabinda.<br /> Wed, 29 Jul 2026 12:29:58 +0200ASIA/CINA - Consacrazione del Vescovo Coadiutore di Bamenghttps://www.fides.org/it/news/77992-ASIA_CINA_Consacrazione_del_Vescovo_Coadiutore_di_Bamenghttps://www.fides.org/it/news/77992-ASIA_CINA_Consacrazione_del_Vescovo_Coadiutore_di_BamengCittà del Vaticano - Oggi, mercoledì 29 luglio 2026, ha avuto luogo l’ordinazione episcopale del Rev. Francesco Saverio Duan Yongkun, che il Santo Padre, in data 15 giugno 2026, ha nominato Vescovo Coadiutore di Bameng , avendone approvata la candidatura nel quadro dell’Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese.<br />Il Rev. Francesco Saverio Duan Yongkun è nato il 6 dicembre 1980, a Hangjin Houqi, in Mongolia Interna. Dal 2000 al 2007 ha frequentato il Seminario Teologico dello Hebei. Dal 2008 al 2013 ha studiato presso la Beijing University e la Beijing Foreign Studies University. Nel frattempo, il 1° gennaio 2011 ha ricevuto l’ordinazione presbiterale per la Diocesi di Bameng. Dal 2013 al 2016 ha proseguito gli studi presso l’Università Cattolica Fujen di Taiwan. Rientrato nella propria circoscrizione vi ha svolto l’incarico di direttore del locale centro di formazione, dal 2016 al 2020. È stato, in seguito, nominato Vicario generale della Diocesi di Bameng e parroco della Cattedrale diocesana.<br /> Wed, 29 Jul 2026 12:26:49 +0200AFRICA/NIGERIA - I Vescovi a Tinubu, rassicurare i cristiani e garantire elezioni trasparenti nel 2027https://www.fides.org/it/news/77991-AFRICA_NIGERIA_I_Vescovi_a_Tinubu_rassicurare_i_cristiani_e_garantire_elezioni_trasparenti_nel_2027https://www.fides.org/it/news/77991-AFRICA_NIGERIA_I_Vescovi_a_Tinubu_rassicurare_i_cristiani_e_garantire_elezioni_trasparenti_nel_2027Abuja – “Signor Presidente, questo è un momento in cui molti cristiani nutrono legittime preoccupazioni riguardo al loro ruolo in Nigeria, soprattutto in relazione all'abbandono della presidenza cristiano-musulmana, e ci auguriamo che, attraverso politiche governative mirate, tali preoccupazioni vengano affrontate e che i cristiani siano rassicurati sui loro diritti di cittadini”.<br />Lo ha affermato Mons. Matthew Man-Oso Ndagoso, Arcivescovo di Kaduna e Presidente della Catholic Bishops’ Conference of Nigeria , nel suo indirizzo di saluto al Presidente nigeriano Bola Ahmed Tinubu.<br />Il Presidente Tinubu ha ricevuto ieri, 28 luglio, i vescovi nigeriani nella residenza presidenziale. Nel corso dell'incontro, i Presuli hanno espresso apprezzamento per i cordiali rapporti tra la Nigeria e la Santa Sede, ma hanno anche rappresentato le legittime preoccupazioni di molti cristiani riguardo alla loro inclusione nell'attuale amministrazione.<br />In particolare, i Vescovi hanno richiamato l'attenzione sulla fine della prassi di equilibrio confessionale ai vertici dello Stato, che prevedeva l'alternanza tra un Presidente cristiano affiancato da un vicepresidente musulmano, alternato da un Presidente musulmano affiancato da un vicepresidente cristiano. Attualmente, infatti, sia il Presidente Tinubu sia il suo vice, Kashim Shettima, sono musulmani. <br />La CBCN ha quindi invitato Tinubu ad adottare misure volte a “calmare gli animi” e a rassicurare i cristiani sul pieno rispetto dei loro diritti costituzionali, soprattutto in vista delle elezioni generali del 2027. A questo proposito, i Vescovi hanno esortato il Presidente a garantire un adeguato finanziamento della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente e ad adottare tutte le misure necessarie affinché il processo elettorale si svolga nella massima trasparenza, a cominciare dalla distribuzione della tessera elettorale a tutti gli aventi diritto al voto.<br />“Qualsiasi risultato che non scaturisca da elezioni trasparenti, libere, eque e credibili nel 2027 sarebbe un invito a un disastro evitabile”, sottolineano i Vescovi.<br />Sul fronte della sicurezza, i Presuli hanno elogiato il governo federale per la liberazione di scolari e insegnanti rapiti nello Stato di Oyo, nonché per l'arresto di alcuni dei presunti responsabili dei sequestri.<br />Hanno tuttavia definito questi successi episodi isolati, osservando che terrorismo, banditismo e sequestri continuano a minacciare la vita dei cittadini in tutto il Paese.<br />I Vescovi sottolineano che scuole, luoghi di culto, abitazioni, fattorie e autostrade restano insicuri, mentre gruppi criminali continuano a operare indisturbati in molte aree della Nigeria.<br />Infine, la CBCN ha chiesto al Presidente Tinubu di invitare Papa Leone XIV a compiere una visita in Nigeria, affermando che il Pontefice “porta la Nigeria nel proprio cuore” e che una sua visita contribuirebbe a rafforzare lo spirito di unità nazionale. <br />Wed, 29 Jul 2026 12:01:49 +0200EUROPA/FRANCIA - Tra memoria e fede, Ars-sur-Moselle celebra il vescovo Berardi nel 35° di sacerdozio e la Festa patronalehttps://www.fides.org/it/news/77990-EUROPA_FRANCIA_Tra_memoria_e_fede_Ars_sur_Moselle_celebra_il_vescovo_Berardi_nel_35_di_sacerdozio_e_la_Festa_patronalehttps://www.fides.org/it/news/77990-EUROPA_FRANCIA_Tra_memoria_e_fede_Ars_sur_Moselle_celebra_il_vescovo_Berardi_nel_35_di_sacerdozio_e_la_Festa_patronale<p ><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/0K_oklTaOlE?si=QzuPl0lspEPpY44a" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p><br /><br />di Antonella Prenna<br /><br />Ars-sur-Moselle – Sabato 25 luglio la chiesa di Saint-Martin, ad Ars-sur-Moselle, comune francese di 4.838 abitanti nel dipartimento della Mosella, ha accolto oltre 200 fedeli provenienti da diversi Paesi del mondo. L'occasione è stata duplice: la festa patronale della comunità e il 35° anniversario di ordinazione sacerdotale del vescovo Aldo Berardi, O.SS.T., Vicario Apostolico dell'Arabia del Nord .<br /><br />La celebrazione eucaristica si è svolta in un clima di intensa partecipazione proprio nella chiesa dove il vescovo Berardi ha ricevuto il Battesimo, la Cresima ed è stato ordinato sacerdote. Cresciuto nel quartiere di Schwalbach, il presule torna regolarmente nel suo paese d'origine, dove vive ancora parte della sua famiglia.<br /><br />La liturgia si è aperta con l'ingresso dei rappresentanti del Souvenir Français, associazione fondata nel 1887 che si dedica alla cura delle tombe dei caduti per la Francia, alla conservazione dei monumenti commemorativi e alla trasmissione della memoria storica alle giovani generazioni. I portabandiera hanno aperto la processione, sostando davanti all'altare e abbassando le bandiere nazionali in segno di omaggio.<br /><br />Nell'omelia, commentando il Vangelo secondo Matteo , con le parabole del tesoro nascosto e della perla preziosa, il vescovo Berardi ha riflettuto sull'identità cristiana radicata in Cristo e sull'importanza di porlo al centro della propria vita e delle proprie scelte. “L'unico nostro tesoro è Cristo”, ha affermato, ricordando come questa sia stata la scelta fondamentale maturata fin dalla sua infanzia e rendendo grazie al Signore per “trentacinque anni di benedizioni e di grazia” vissuti nel ministero sacerdotale.<br /><br />Tra i concelebranti erano presenti l'arcivescovo-vescovo di Metz, Philippe Ballot, l'abate Jérôme Petitjean, parroco di Saint-Martin, e numerosi sacerdoti provenienti da Qatar, Bahrain, Kuwait, Messico, Canada e Italia. Hanno preso parte alla celebrazione anche la rappresentante del Qatar presso l'UNESCO, il sindaco di Ars-sur-Moselle e le autorità civili locali.<br /><br />La chiesa fortificata di Saint-Martin, edificata nel Medioevo sul sito dell'antica città fortificata, fu distrutta nel 1807 e ricostruita nel 1816. Da bambino il futuro vescovo era solito sostare in preghiera davanti alla statua della Madonna della Mance, raffigurazione della Madonna di Loreto salvata durante la Rivoluzione francese. Sopra la statua si trova una piccola vetrata raffigurante sant'Areta, decapitato insieme ai suoi compagni, i Martiri di Najran.<br /><br />Il vescovo Berardi nutre una particolare devozione verso sant'Areta e i suoi compagni. Il 10 dicembre 2023, in occasione della festa della dedicazione della Cattedrale di Awali, in Bahrain, – uno dei Paesi che, insieme a Qatar, Kuwait e Arabia Saudita, fanno parte del Vicariato Apostolico dell'Arabia del Nord – il vescovo ha riposto la reliquia del martire Areta nell’altare della Cattedrale intitolata a Nostra Signora d’Arabia .<br /><br />Negli ultimi anni la loro memoria ha ricevuto nuovo impulso: tra il 2023 e il 2024 è stato celebrato il Giubileo per il 1500 anniversario del loro martirio e, nel luglio 2026, la Santa Sede ha approvato i testi liturgici propri per la loro celebrazione nei Vicariati Apostolici della Penisola Arabica .<br /><br />Al termine della Messa solenne, i partecipanti, insieme ai rappresentanti del Souvenir Français, hanno raggiunto il monumento ai caduti, situato accanto alla chiesa di Saint-Martin, dove, alla presenza delle autorità civili e religiose, è stato reso omaggio ai caduti con l'accompagnamento della fanfara.<br /><br />Dopo la guerra franco-prussiana del 1870-1871, Ars-sur-Moselle, come l'intera Alsazia-Mosella, fu annessa all'Impero tedesco e assunse il nome di Ars an der Mosel. Rimase sotto amministrazione tedesca fino al termine della Prima guerra mondiale, quando il territorio tornò alla Francia con il Trattato di Versailles del 1919.<br /><br />“Questa zona – spiega all'Agenzia Fides il vescovo Berardi – ha conosciuto tre guerre e due annessioni. Auspichiamo che Papa Leone, in visita a Metz il prossimo 28 settembre, possa ricordare questo territorio come esempio di riconciliazione tra i popoli”.<br /><br /><br />Wed, 29 Jul 2026 11:52:28 +0200ASIA/PAKISTAN - Linciaggio dei coniugi cristiani: "Un caso emblematico delle difficoltà nel perseguire la violenza delle folle", dice l’avvocato Anthonyhttps://www.fides.org/it/news/77985-ASIA_PAKISTAN_Linciaggio_dei_coniugi_cristiani_Un_caso_emblematico_delle_difficolta_nel_perseguire_la_violenza_delle_folle_dice_l_avvocato_Anthonyhttps://www.fides.org/it/news/77985-ASIA_PAKISTAN_Linciaggio_dei_coniugi_cristiani_Un_caso_emblematico_delle_difficolta_nel_perseguire_la_violenza_delle_folle_dice_l_avvocato_AnthonyLahore – Il caso del linciaggio dei coniugi cristiani Shama e Shahzad Masih, vicenda legata alla violenza seguita ad accuse di blasfemia, conclusasi nei giorni scorsi con l'assoluzione degli ultimi tre imputati, “rappresenta un capitolo significativo della storia giudiziaria del Pakistan, evidenziando le difficoltà nel perseguire la violenza delle folle”: lo dice all’Agenzia Fides l'avvocato pakistano Aneeqa Maria Anthony, direttrice della Ong pakistana “The Voice”, che per oltre un decennio ha seguito il caso al fianco della famiglia delle vittime.<br />Il 9 luglio scorso la Corte Suprema del Pakistan ha annullato le condanne a morte inflitte ai tre ultimi imputati , rilevando gravi contraddizioni nelle testimonianze, discrepanze tra le deposizioni dei testimoni e il rapporto della polizia, insufficienza degli elementi probatori. I giudici hanno ribadito, che anche nei casi più gravi, il principio del “giusto processo” impone che una condanna sia fondata su prove certe, affidabili e coerenti.<br /><br />Il caso risale al 4 novembre 2014, quando Shama e Shahzad Masih, giovani coniugi cristiani impiegati in una fornace di mattoni a Kot Radha Kishan, nel distretto di Kasur , furono accusati, senza alcuna prova, di aver profanato pagine del Corano. Una folla inferocita li aggredì, li picchiò e li gettò vivi nella fornace. Shama era incinta di cinque mesi. Il duplice omicidio suscitò indignazione nel Paese e nella comunità internazionale, diventando uno dei simboli della vulnerabilità delle minoranze religiose pakistane di fronte alle accuse di blasfemia e alla violenza di massa.<br />La Ong “The Voice” ha affiancato Mukhtar Masih, padre di Shama, nel lungo iter giudiziario contro gli autori del linciaggio: "Abbiamo rappresentato la famiglia durante tutto il procedimento, tutelando gli interessi dei bambini e sostenendo l'azione penale", spiega Aneeqa Maria Anthony. <br />Nel novembre 2016 il Tribunale antiterrorismo ha emesso una sentenza considerata storica, condannando cinque imputati alla pena di morte e altri otto al carcere, mentre oltre 90 persone vennero assolte per insufficienza di prove. Negli anni successivi, però, il quadro accusatorio si è progressivamente indebolito: "Non avevamo alcun controllo sui testimoni dell'accusa", ricorda l'avvocato. "Molti dei principali testimoni erano parenti delle vittime e, durante il processo, hanno modificato le loro deposizioni, compromettendo l'impianto probatorio".<br /><br />Per Aneeqa Maria Anthony, l'esito del procedimento non cancella il valore della lunga battaglia giudiziaria: "Il caso continua a rappresentare un capitolo significativo della storia giudiziaria del Pakistan, mettendo in luce le enormi difficoltà nel perseguire penalmente la violenza delle folle", afferma. "Nel contempo – prosegue – esso riafferma alcuni principi fondamentali dello Stato di diritto: il giusto processo, la presunzione d'innocenza e la necessità che ogni condanna sia sostenuta da prove credibili e affidabili".<br />La vicenda di Shama e Shahzad Masih continua a essere richiamata dalle Chiese cristiane e dalle organizzazioni per i diritti umani come “uno dei casi emblematici degli abusi legati alle accuse di blasfemia”. In Pakistan, osservano da anni i leader cristiani, anche accuse infondate possono trasformarsi rapidamente in episodi di violenza collettiva, alimentati dal clima di impunità e dall'estremismo religioso. Per questo, al di là dell'esito processuale, conclude l’avvocato Anthony, “il caso di Kot Radha Kishan rimane una ferita aperta nella coscienza del Paese e un banco di prova per la tutela della libertà religiosa, della giustizia e dei diritti delle minoranze”.<br /> <br />Wed, 29 Jul 2026 11:26:01 +0200AFRICA/MOZAMBICO - “L’ultima parola non appartiene alla violenza o alla morte, ma a Dio, Signore della vita”: la comunità ecclesiale custodisce la memoria del Vescovo Osório Citora Afonsohttps://www.fides.org/it/news/77988-AFRICA_MOZAMBICO_L_ultima_parola_non_appartiene_alla_violenza_o_alla_morte_ma_a_Dio_Signore_della_vita_la_comunita_ecclesiale_custodisce_la_memoria_del_Vescovo_Osorio_Citora_Afonsohttps://www.fides.org/it/news/77988-AFRICA_MOZAMBICO_L_ultima_parola_non_appartiene_alla_violenza_o_alla_morte_ma_a_Dio_Signore_della_vita_la_comunita_ecclesiale_custodisce_la_memoria_del_Vescovo_Osorio_Citora_AfonsoNampula – La comunità cattolica continua a custodire vivo il ricordo di mons. Osório Citora Afonso, vescovo di Quelimane e amministratore apostolico di Beira, brutalmente ucciso lo scorso 6 giugno nella sua residenza episcopale.<br /><br />In occasione del quarantesimo giorno dalla sua morte, venerdì 24 luglio, l'arcidiocesi di Nampula ha celebrato una Messa di requiem nella cattedrale, alla presenza di familiari, fedeli, sacerdoti e religiose. A presiedere la celebrazione è stato padre Simone Adriano, parroco della parrocchia di São Francisco Xavier. Nell'omelia ha ricordato la testimonianza di umiltà, dedizione pastorale e vicinanza ai più poveri lasciata da don Osório, invitando i cristiani a trasformare il dolore in un rinnovato impegno per la pace, la verità e la giustizia. Ha inoltre sottolineato che il perdono cristiano non esclude la necessità di accertare le responsabilità e di chiamare a rispondere gli autori del delitto.<br /><br />“L'ultima parola – ha affermato – non appartiene alla violenza o alla morte, ma a Dio, Signore della vita”.<br /><br />La celebrazione si è conclusa con una preghiera per l'eterno riposo del vescovo Osório, per il conforto della sua famiglia e per tutte le vittime della violenza. Nel frattempo, si continua ad attendere chiarimenti ufficiali sulle circostanze dell'omicidio, mentre le indagini proseguono.<br /><br /> <br />Wed, 29 Jul 2026 11:46:36 +0200Incendi in Spagna, “la gente si è lasciata abbracciare”: parrocchie e Caritas accanto agli evacuatihttps://www.fides.org/it/news/77983-Incendi_in_Spagna_la_gente_si_e_lasciata_abbracciare_parrocchie_e_Caritas_accanto_agli_evacuatihttps://www.fides.org/it/news/77983-Incendi_in_Spagna_la_gente_si_e_lasciata_abbracciare_parrocchie_e_Caritas_accanto_agli_evacuatidi Laura Gómez Ruiz<br /><br />Madrid – Oltre 150.000 ettari devastati dalle fiamme e più di 79.000 persone evacuate o costrette a rimanere in casa mostrano la dimensione dell’emergenza che negli ultimi giorni ha colpito diverse regioni della Spagna. Gli incendi, tra i più gravi degli ultimi anni, hanno interessato in particolare Madrid, Ávila, Toledo e Castellón, costringendo migliaia di persone ad abbandonare temporaneamente le proprie abitazioni e mettendo alla prova la capacità di risposta delle comunità locali e dei servizi di emergenza.<br />Nel popolo spagnolo che solo poche settimane fa aveva accolto papa Leone XIV durante la sua visita apostolica si manifesta ora una diffusa attitudine alla solidarietà e al soccorso verso quanti stanno vivendo situazioni di sofferenza. “Di fronte ai devastanti incendi che in questi giorni hanno colpito diverse località della Francia e della Spagna, esprimo la mia vicinanza e invito tutti a pregare per le persone coinvolte e per il lavoro delle squadre di soccorso”, ha detto il Pontefice dopo l’Angelus di domenica 26 luglio.<br />Tra il fumo e le evacuazioni, la risposta ecclesiale si estende nei diversi territori colpiti dalle fiamme: una comunità ecclesiale presente là dove si trovano le persone, che apre spazi, celebra la fede e offre ascolto. <br />Dalle parrocchie rurali ai centri di accoglienza improvvisati, vescovi, sacerdoti, Cáritas e volontari hanno trasformato la vicinanza nella prima forma di risposta.<br /><br /><br />Quando la parrocchia diventa casa<br /><br />A Navalagamella, una delle località colpite dagli incendi nella Comunità di Madrid, il parroco Alfonso Rodríguez è rimasto accanto ai suoi concittadini durante l’evacuazione. L’uscita dal paese, avvenuta in un clima di preoccupazione e smarrimento, ha avuto anche un momento simbolico: le campane della chiesa sono state le prime ad avvertire gli abitanti della necessità di lasciare la zona.<br />Successivamente il sacerdote ha accompagnato gli sfollati fino al centro di ospitalità temporanea allestito ad Alcobendas, dove ha celebrato con loro l’Eucaristia. Lì la Chiesa ha offerto qualcosa di più di un aiuto materiale: una presenza vicina capace di restituire serenità in mezzo a una situazione traumatica.<br />Un’esperienza simile si è vissuta a Las Rozas. Nel palazzetto dello sport di La Marazuela, trasformato in struttura di emergenza per le 285 persone evacuate, il parroco José Antonio Buceta, della parrocchia San Miguel Arcángel, ha celebrato la Messa con gli sfollati. “La gente si è lasciata abbracciare”, ha spiegato il sacerdote in dichiarazioni ad Alfa y Omega. “Avevano bisogno di quell’abbraccio della Chiesa”.<br /><br /><br />Vescovi e diocesi mobilitati<br /><br />A Madrid, il cardinale José Cobo, arcivescovo della capitale, ha invitato tutte le comunità parrocchiali a unirsi nella preghiera per le persone colpite, le famiglie costrette a lasciare le proprie case, coloro che hanno perso i propri beni e le squadre di emergenza e i volontari impegnati contro il fuoco. L’arcivescovo ha visitato personalmente alcuni degli sfollati per condividere le loro sofferenze e ascoltare direttamente il racconto delle ore più drammatiche vissute a causa degli incendi.<br />Anche la diocesi di Getafe ha mobilitato sacerdoti, parrocchie e volontari per accompagnare le popolazioni colpite. Di fronte all’avanzare delle fiamme, la diocesi ha disposto l’evacuazione preventiva di alcune comunità e strutture ecclesiali, tra cui il Seminario minore, dove si trovavano circa 250 giovani. Il vescovo ausiliare José María Avendaño ha inoltre visitato alcuni dei palazzetti dello sport trasformati in centri di accoglienza per incontrare le persone sfollate.<br />Ad Ávila, il vescovo Jesús Rico García ha espresso la vicinanza della diocesi alle località colpite e ha messo a disposizione le risorse ecclesiali per rispondere alle necessità. Le parrocchie della provincia hanno offerto i propri saloni come possibili spazi di accoglienza, mentre ai sacerdoti della città di Ávila è stato chiesto di mantenere aperte chiese e strutture parrocchiali. Inoltre, il Seminario e la Casa di esercizi spirituali sono disponibili ad accogliere sia le persone evacuate sia gli operatori delle forze di sicurezza e delle squadre antincendio che necessitino di riposo, alloggio o altri servizi.<br />Nell’Arcidiocesi di Toledo, l’arcivescovo Francisco Cerro Chaves ha visitato gli sfollati a causa degli incendi che stanno interessando la Sierra de San Vicente e le zone vicine ad Ávila, accolti nel quartiere fieristico di Talavera de la Reina. Durante l’incontro ha ascoltato le loro preoccupazioni e ha trasmesso un messaggio di speranza e fiducia, assicurando la preghiera di tutta la comunità diocesana.<br />Nella diocesi di Segorbe-Castellón, il Seminario di Segorbe ha aperto le sue porte per accogliere oltre cento persone evacuate a causa dell’incendio nella zona di Vall d’Uixó, provenienti da Chóvar, Almedíjar, Azuébar, Eslida, Torralba del Pinar e altre località della Sierra de Espadán. La struttura ricettiva del Seminario offre ospitalità e assistenza agli sfollati mentre l’emergenza continua, mentre vengono organizzate squadre di lavoro per garantire il sostegno necessario qualora la situazione dovesse prolungarsi. L’iniziativa si svolge in una Comunità Valenciana dove gli incendi hanno già costretto all’evacuazione oltre 18.000 persone in più di 18 comuni.<br /><br /><br />Caritas e l’aiuto che continua dopo il fuoco<br /><br />Accanto all’accompagnamento spirituale, la Chiesa spagnola ha attivato anche la propria dimensione sociale. Le Caritas diocesane e le reti di volontariato ecclesiale hanno avviato il loro servizio nei luoghi che ospitano gli sfollati, accompagnando le persone evacuate e rispondendo alle loro necessità più urgenti.<br />Tra le attività svolte vi è in particolare l’accompagnamento delle famiglie con bambini, per le quali i volontari hanno organizzato momenti e iniziative capaci di rendere più sostenibile una situazione segnata dalla paura e dallo sradicamento. Inoltre, hanno collaborato nelle attività di supporto, come la preparazione dei pasti e l’attenzione alle esigenze quotidiane di quanti hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni.<br />L’organizzazione ha rafforzato anche l’accompagnamento delle persone anziane evacuate, soprattutto di coloro che vivono condizioni di maggiore fragilità. I volontari di Cáritas sono stati presenti nella residenza delle Figlie della Carità, offrendo ascolto, compagnia e sostegno agli anziani sfollati a causa degli incendi.<br />L’emergenza non termina quando si spengono le fiamme. Inizia allora una fase più lunga di ricostruzione: recuperare abitazioni, trovare mezzi di sostentamento e sostenere la guarigione di comunità ferite. In questo cammino, la Chiesa locale continuerà ad accompagnare le famiglie colpite insieme alle istituzioni e all’intera rete di solidarietà che si è attivata.<br /><br />Tue, 28 Jul 2026 12:46:44 +0200AFRICA/KENYA - Conclusa l'Assemblea plenaria AMECEA: i Vescovi dell'Africa orientale indicano nei giovani la priorità pastorale per i prossimi quattro annihttps://www.fides.org/it/news/77981-AFRICA_KENYA_Conclusa_l_Assemblea_plenaria_AMECEA_i_Vescovi_dell_Africa_orientale_indicano_nei_giovani_la_priorita_pastorale_per_i_prossimi_quattro_annihttps://www.fides.org/it/news/77981-AFRICA_KENYA_Conclusa_l_Assemblea_plenaria_AMECEA_i_Vescovi_dell_Africa_orientale_indicano_nei_giovani_la_priorita_pastorale_per_i_prossimi_quattro_anniNairobi - Si è conclusa a Nairobi, in Kenya, la XXI Assemblea plenaria dell'Association of Member Episcopal Conferences in Eastern Africa , che dal 19 al 26 luglio ha riunito Vescovi, sacerdoti, religiosi, laici e giovani delegati provenienti dai Paesi dell'Africa orientale .<br />Il documento finale approvato dall'Assemblea individua nei giovani la priorità condivisa dell'azione pastorale dell'AMECEA, riconoscendo che le nuove generazioni non sono soltanto il futuro della Chiesa, ma ne costituiscono già il presente. Si chiede pertanto un accompagnamento concreto capace di rispondere alle loro attese, alle loro sofferenze e ai profondi cambiamenti culturali e sociali che attraversano la regione. “Vi amiamo, crediamo in voi e vi invitiamo a partecipare pienamente alla vita e alla missione della Chiesa e alla vita dei vostri rispettivi Paesi” affermano i Vescovi nel loro documento conclusivo.<br />Tra gli impegni assunti figurano il rafforzamento degli uffici di pastorale giovanile nelle Conferenze episcopali, la formazione di evangelizzatori digitali, la promozione dell'educazione, dell'imprenditorialità e dello sviluppo delle competenze professionali, oltre al consolidamento delle politiche di tutela dei minori e delle persone vulnerabili, in particolare quelle affette da disturbi mentali. Il messaggio finale sottolinea inoltre la necessità di una più intensa collaborazione tra Chiesa, istituzioni civili e organismi regionali per favorire la partecipazione dei giovani alla vita pubblica, promuovere una migrazione sicura e contrastare le cause dei conflitti. <br />Particolarmente significativo è il passaggio nel quale i Vescovi raccolgono la testimonianza dei giovani presenti all'Assemblea, i quali hanno denunciato di sentirsi spesso "utilizzati durante le campagne elettorali e dimenticati dopo il voto". Per questo il documento finale rivolge un appello ai responsabili politici affinché cessino ogni forma di sfruttamento delle nuove generazioni per interessi di parte e promuovano invece politiche capaci di offrire speranza, opportunità e partecipazione. <br />Il messaggio invita inoltre i giovani a essere protagonisti della missione evangelizzatrice, richiamando l'esortazione paolina a Timoteo: “Nessuno disprezzi la tua giovane età”. Ai giovani viene chiesto di lasciarsi accompagnare da Cristo, diventando testimoni credibili del Vangelo nella società e nella cultura digitale. Allo stesso tempo, la Chiesa si impegna ad ascoltarli con maggiore attenzione e a coinvolgerli nei processi decisionali e pastorali.<br />Sul piano istituzionale, l'Assemblea ha eletto il nuovo presidente dell'AMECEA, Mons. Gervas John Nyaisonga, Arcivescovo di Mbeya , che nel suo intervento conclusivo ha ribadito che l'attuazione delle risoluzioni approvate non potrà essere affidata soltanto agli organismi di governo dell'Associazione, ma dovrà coinvolgere tutte le Conferenze episcopali, le diocesi, le parrocchie e i fedeli dell'Africa orientale. <br /><br />Tue, 28 Jul 2026 10:55:53 +0200VICARIATI APOSTOLICI D'ARABIA - Approvati dalla Santa Sede i testi liturgici propri per la celebrazione di Sant'Areta e dei suoi compagni martirihttps://www.fides.org/it/news/77982-VICARIATI_APOSTOLICI_D_ARABIA_Approvati_dalla_Santa_Sede_i_testi_liturgici_propri_per_la_celebrazione_di_Sant_Areta_e_dei_suoi_compagni_martirihttps://www.fides.org/it/news/77982-VICARIATI_APOSTOLICI_D_ARABIA_Approvati_dalla_Santa_Sede_i_testi_liturgici_propri_per_la_celebrazione_di_Sant_Areta_e_dei_suoi_compagni_martiriAbu Dhabi - Riscoprire le radici della Chiesa in Arabia e rinnovare la testimonianza della fede cristiana nel Golfo è quanto hanno sottolineato il Vicario Apostolico di Arabia del Sud , vescovo Paolo Martinelli, ofm cap., e il Vicario Apostolico di Arabia nord , vescovo Aldo Berardi, O.SS.T., in merito alla recente approvazione da parte della Santa Sede dei testi liturgici propri per la celebrazione di Sant'Areta e dei suoi compagni, martiri di Najran in entrambi i Vicariati.<br /><br />Nel comunicato stampa congiunto pervenuto all’Agenzia Fides, diffuso da entrambe i Vicariati, emerge l'importanza di tale approvazione per la presenza cristiana nella Penisola Arabica. L'approvazione è stata comunicata il 16 luglio 2026 dal Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ad entrambi i Vicari Apostolici. <br /><br />"Ci auguriamo che questi testi propri contribuiscano all'ulteriore sviluppo della vita liturgica in entrambi i Vicariati, nonché ad approfondire la devozione verso un gruppo così importante di santi martiri", si legge nella lettera della Santa Sede.<br /><br />L'approvazione dei testi liturgici propri segue l'approvazione del calendario particolare avvenuta nel giugno 2025. I testi appena approvati includono la Colletta per la Messa e i testi per la Liturgia delle Ore, compresa la Seconda Lettura per l'Ufficio delle Letture, gli inni e le antifone proprie per il Benedictus e il Magnificat.<br /><br />“Con gioia abbiamo accolto questi testi liturgici. La Penisola Arabica ha riscoperto le sue radici e una lunga tradizione di venerazione dei martiri – così il vescovo Berardi, Vicario Apostolico AVONA. Vogliamo seguire il cammino dei nostri antenati nella fede ed essere coraggiosi nel testimoniare la Croce di Gesù e la sua risurrezione. Possa la gloria di Dio essere sempre proclamata nelle nostre vite, nelle nostre comunità, nelle nostre chiese. Possano le nostre preghiere risuonare per sempre, prolungando la preghiera dei Santi”.<br /><br />“L'approvazione da parte della Santa Sede dei testi liturgici per la celebrazione di Sant'Areta e dei suoi Compagni aiuta i nostri fedeli a riscoprire le radici della Chiesa in Arabia attraverso la luminosa testimonianza dei Martiri di Najran – rimarca il Vicario Apostolico di Arabia del sud, vescovo Paolo Martinelli, OFM Cap. Possa la memoria di questi santi rafforzare l'unità del popolo di Dio e rinnovare la testimonianza della fede cristiana in questa regione”.<br /><br />I testi liturgici rievocano la storia e la testimonianza spirituale dei martiri, con riferimenti alla corona e alla palma del martirio, alla Chiesa potata come una vite per portare frutti abbondanti e al mistero centrale della Croce. La seconda lettura dell'Ufficio delle Letture è tratta da una lettera di Giacomo di Serugh alla Chiesa himyarita, che riflette sulla persecuzione e sul mistero della Croce, che avanza in mezzo alla sofferenza e rivela, nella perseveranza dei martiri, la vittoria di Cristo. Tre inni, originariamente composti come un unico inno per la festa dei martiri, sono inoltre approvati per essere recitati nell'Ufficio delle Letture, nelle Lodi mattutine e nei Vespri. Richiamano elementi dei racconti del martirio e riecheggiano antichi testi liturgici in onore dei martiri di Najran.<br /><br />La memoria di Sant'Areta e dei suoi compagni, martiri di Najran, viene celebrata il 24 ottobre secondo il calendario particolare approvato lo scorso anno per entrambi i Vicariati. <br />Con questa approvazione, i due Vicariati Apostolici sono invitati ad approfondire la devozione a Sant'Areta e ai suoi Compagni e a continuare ad onorare pienamente l'eredità di questi martiri, la cui testimonianza rimane fondamentale per la presenza cristiana nella penisola arabica.<br /><br />Il 24 ottobre 2023 la Chiesa cattolica nella penisola arabica aveva celebrato la Festa liturgica del martirio di Sant'Areta e dei suoi compagni con l’apertura del Giubileo in tutte le parrocchie per il 1500° anniversario dei Martiri d’Arabia . E’ stato un tempo di memoria dei martiri vissuto congiuntamente da AVONA e AVOSA martirizzati nell'anno 523 d.C. Arethas, il cui nome arabo era Al-Harith bin Ka'b, era nato nel 427 d.C. e fu governatore della città prevalentemente cristiana fino al suo martirio avvenuto alla veneranda età di novantacinque anni. Nel VI secolo, il re di Himyar , Dhu Nuwas, intraprese una persecuzione sistematica dei cristiani nell’Arabia meridionale, bruciando chiese, costringendo le persone a convertirsi e mettendo a morte coloro che si rifiutavano di rinnegare la propria fede cristiana. Dopo aver preso Najran, Dhu Nuwas ordinò che fossero arsi vivi sacerdoti, diaconi, monache e uomini laici, per poi destinare alla stessa crudele sorte uomini, donne e bambini. Sant'Areta, insieme a un centinaio dei suoi seguaci, fu decapitato. Si ritiene che i cristiani martirizzati in quella persecuzione siano stati più di 4mila.<br /> <br />Tue, 28 Jul 2026 12:16:06 +0200“Eccomi, manda me”. Le vocazioni sacerdotali e religiose in Vietnam tra segnali di declino e nuovi percorsi vocazionalihttps://www.fides.org/it/news/77980-Eccomi_manda_me_Le_vocazioni_sacerdotali_e_religiose_in_Vietnam_tra_segnali_di_declino_e_nuovi_percorsi_vocazionalihttps://www.fides.org/it/news/77980-Eccomi_manda_me_Le_vocazioni_sacerdotali_e_religiose_in_Vietnam_tra_segnali_di_declino_e_nuovi_percorsi_vocazionaliHung Hoa - Nel Centro Pastorale si percepiva un’atmosfera gioiosa mentre oltre 800 giovani provenienti da varie parrocchie si sono riuniti per la Giornata di sensibilizzazione alle vocazioni religiose del 2026, dal tema «Eccomi, mandami!», organizzata dalla diocesi di Hung Hoa, nel Vietnam settentrionale.<br />All’apertura del programma, l’8 luglio 2026, il vescovo Dominic Hoang Minh Tien ha incoraggiato i giovani ad aprire i propri cuori per ascoltare la voce di Dio e ad intraprendere con coraggio il cammino alla scoperta della propria vocazione con spirito di semplicità e generosità.<br /><br />L’introduzione alla vocazione, il discernimento, la risposta alle domande e la condivisione dei propri sentimenti sono i quattro passi fondamentali del Percorso di Scoperta Vocazionale che i giovani partecipanti sono chiamati a compiere. Ogni fase si concentra su questioni e temi che aiutano i partecipanti alla giornata di sensibilizzazione vocazionale ad acquisire una perceziome molto più approfondita della vita sacerdotale e consacrata; al contempo, fornisce anche l’opportunità di condividere le proprie preoccupazioni più sentite, le domande e le aspirazioni più intime, per riconoscere e abbracciare la volontà di Dio sulla propria vita come sorgente della propria felicità.<br /><br />Attualmente vi sono 11 seminari maggiori per la formazione dei sacerdoti cattolici in tre arcidiocesi — Hanoi, Hue e Saigon — e quasi 300 congregazioni religiose attive in 27 diocesi. Il numero delle vocazioni rimane abbondante nella Chiesa del Vietnam, con centinaia di nuovi seminaristi e aspiranti ogni anno in ciascuna diocesi. Tuttavia, i segnali di declino sono in aumento nelle principali città come Hanoi e Ho Chi Minh City. Di conseguenza, è importante continuare a organizzare ogni anno le «giornate di sensibilizzazione alle vocazioni» nelle parrocchie di tutto il Paese — che in genere cadono nella domenica del Buon Pastore — per creare un ambiente in cui i giovani cattolici possano incontrare e scoprire la volontà di Dio riguardo alla possibilità di abbracciare la vita sacerdotale o religiosa, acquisendo al contempo le informazioni, gli orientamenti spirituali e l’esperienza pratica necessarie per rispondere alla chiamata con fiducia e generosità.<br /><br />«La vocazione è un mistero che ha origine interamente dall’iniziativa di Dio, piuttosto che dal talento o dalle capacità umane. Si tratta di ascoltare la voce di Dio, rispondere generosamente alla Sua chiamata e coltivare incessantemente una vita personale di santità»: lo ha sottolineato il vescovo Dominic Hoang Minh Tien della diocesi di Hung Hoa durante il recente incontro rivolto ai giovani che si avvicinano alla vita consacrata.<br />La maggior parte dei giovani cattolici che aspirano alla vita religiosa si trova normalmente di fronte a interrogativi e ansie.<br />«Dio chiama coloro che Egli sceglie e coloro che aprono il proprio cuore e anelano alla santità — e li chiama a proclamare il Vangelo», ha affermato il vescovo Dominic nella sua omelia. Ha inoltre ribadito che nessuno può diventare un vero sacerdote o religioso senza chiedere ogni giorno il dono della santità. Coltivando questa aspirazione e lasciandosi guidare da Dio, i giovani possono discernere più facilmente la volontà di Dio e seguire con coraggio il cammino che Egli ha preparato per loro.<br /> Tue, 28 Jul 2026 10:51:36 +0200ASIA/BANGLADESH - Accoglienza e cura degli "sfollati climatici" nel territorio di Khulnahttps://www.fides.org/it/news/77979-ASIA_BANGLADESH_Accoglienza_e_cura_degli_sfollati_climatici_nel_territorio_di_Khulnahttps://www.fides.org/it/news/77979-ASIA_BANGLADESH_Accoglienza_e_cura_degli_sfollati_climatici_nel_territorio_di_KhulnaKhulna - Dopo le recenti alluvioni, le comunità dei fedeli nelle parrocchie della diocesi di Khulna accolgono gli sfollati all'interno delle strutture ecclesiali, ospitandoli finché i livelli dell'acqua nelle strade di Khulna e nelle loro case, non si abbassano: lo riferisce all'Agenzia Fides mons. James Romen Boiragi, Vescovo di Khulna, città nel Bangladesh sudoccidentale, raccontando che "l'impegno solidale è offrire rifugio e accoglienza a persone vulnerabili e sfollate, perlopiù poveri e dalit". <br />Nel territorio diocesano, infatti, rileva il Vescovo, i cattolici, circa 37.000, sono per la maggior parte dalit. Sebbene il Bangladesh sia una nazione a larga maggioranza musulmana , il sistema sociale ha ereditato e mantenuto profonde strutture gerarchiche e dinamiche di intoccabilità dal passato induista. Queste dinamiche colpiscono duramente i dalit, detti anche "fuori casta" o "intoccabili". La forte concentrazione di comunità dalit nella divisione di Khulna e nel sud costiero del Paese è legata a fattori storici, economici e geografici.<br />Nello specifico territorio di Khulna, la Caritas diocesana, sotto la guida del direttore Daud Jibon Das, ha organizzato interventi di emergenza affrontando due gravi problemi: l'allagamento prolungato delle baraccopoli urbane a Khulna e la salinizzazione delle riserve idriche nelle zone costiere. Nelle ultime settimane, a causa dei tre violenti allagamenti consecutivi della città, gli slum urbani sono stati sommersi dall'acqua e Caritas Khulna ha attivato risposte immediate per i residenti.<br />Come racconta a Fides il Vescovo Boiragi, i volontari hanno organizzato la distribuzione di cibo e kit igienici, con la fornitura di riso, olio e generi alimentari alle famiglie rimaste con le case isolate o allagate dall'acqua piovana. La Caritas ha poi curato la costruzione di servizi igienici d'emergenza per evitare la contaminazione delle acque interne, mentre prosegue il progetto "Stronger Together", sostenuto anche dalla Caritas Italiana, un programma specifico per rafforzare la resilienza e la capacità di ripresa in quattro grandi slum della città di Khulna, focalizzato proprio sulla gestione dei disastri e sul supporto economico immediato.<br />Un altro grave problema, rileva il Vescovo, è l'approvvigionamento di acqua potabile contro la salinizzazione costiera: nelle aree del distretto di Khulna vicine alla costa , le forti piogge e le esondazioni spingono l'acqua salata dell'oceano verso l'interno, distruggendo i pozzi d'acqua dolce. I volontari della Caritas locale distribuiscono taniche e garantiscono acqua potabile d'emergenza alle comunità isolate, e promuovono l'installazione di sistemi di filtraggio a basso costo per convertire l'acqua salata in acqua dolce nei villaggi sommersi. A Khulna il problema post-alluvione è l'erosione degli argini dei fiumi , che letteralmente inghiottisce i terreni e le case. Questo crea la necessità di una sistemazione per "gli sfollati climatici", famiglie rimaste senzatetto a causa delle alluvioni "per le quali la comunità cattolica locale ha aperto le braccia e i cuori", conclude.<br /> Tue, 28 Jul 2026 10:38:45 +0200EUROPA/SLOVENIA - Nominato il nuovo direttore delle Pontificie Opere Missionariehttps://www.fides.org/it/news/77978-EUROPA_SLOVENIA_Nominato_il_nuovo_direttore_delle_Pontificie_Opere_Missionariehttps://www.fides.org/it/news/77978-EUROPA_SLOVENIA_Nominato_il_nuovo_direttore_delle_Pontificie_Opere_MissionarieCittà del Vaticano - ll Cardinale Luis Antonio G. Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione , ha nominato, in data 25 di maggio 2026, don Gregor Bregar dell’Arcidiocesi di Lubiana, direttore delle Pontificie Opere Missionarie in Slovenia, per un periodo di cinque anni . Il neo direttore delle Pom slovene, 43 anni, ha completato gli studi universitari in fisica presso l’Università di Lubiana nel 2007, successivamente, nell'ottobre 2013, è entrato nel seminario dell'Arcidiocesi di Lubiana e ha iniziato gli studi teologici e filosofici. Ha conseguito la laurea magistrale in teologia nel 2018 e ha prestato servizio come diacono nella parrocchia di Zagorje ob Savi. Il 29 giugno 2019 è stato ordinato sacerdote. <br />Dal 2019 ricopre il ruolo di cappellano presso il ginnasio classico diocesano dell'Istituto San Stanislao dove insegna la materia "fede e cultura", guida ritiri spirituali per gli studenti e si occupa della preparazione ai sacramenti e dell’accompagnamento spirituale personale. Ha lavorato e lavora molto con il mondo giovanile. Tra le varie iniziative cui ha preso parte spiccano alcuni eventi promossi dall’organizzazione giovanile cattolica slovena “Katoliška mladina”, incluso il programma POTA . Nel 2022 ha trascorso circa un mese in Kazakistan nell'ambito di questo programma, maturando una preziosa esperienza con la Chiesa missionaria.<br />E’ stato inoltre assistente spirituale della parrocchia di Brezovica, vicino Lubiana e dall’agosto del 2020 ad oggi è assistente spirituale della parrocchia di Lubiana-Črnuče nella città di Lubiana.<br /> <br />Tue, 28 Jul 2026 10:01:43 +0200L’arcidiocesi di Bogotá porta aiuti e speranza a Cuba: “Il popolo cubano ha bisogno di noi e chiede il nostro sostegno”https://www.fides.org/it/news/77977-L_arcidiocesi_di_Bogota_porta_aiuti_e_speranza_a_Cuba_Il_popolo_cubano_ha_bisogno_di_noi_e_chiede_il_nostro_sostegnohttps://www.fides.org/it/news/77977-L_arcidiocesi_di_Bogota_porta_aiuti_e_speranza_a_Cuba_Il_popolo_cubano_ha_bisogno_di_noi_e_chiede_il_nostro_sostegnoBogotá – Una missione umanitaria ed evangelizzatrice è stata realizzata a Cuba dall’Arcidiocesi colombiana di Bogotà per accompagnare le comunità di Guanabacoa e Regla, a L’Avana, portando aiuti materiali, vicinanza spirituale e un messaggio di speranza. <br />La missione – ha riferito l’Ufficio Comunicazioni dell’Arcidiocesi di Bogotá - è stata guidata dal 17 al 20 luglio da Rubén Darío Hernández, vicario episcopale territoriale di San Pedro, e da don Ricardo Pulido, responsabile della Diaconia per lo Sviluppo Umano Integrale della Chiesa di Bogotá, insieme al cardinale Juan de la Caridad García Rodríguez, arcivescovo di L’Avana, il missionario redentorista José Manuel Araya, e alle suore Bernardina Montero e Concha Torres, della Congregazione dell’Amore di Dio.<br /><br />Durante la visita sono stati distribuiti medicinali, occhiali, kit per l’igiene dentale, alimenti e altri beni di prima necessità a persone e famiglie in difficoltà. Sono stati inoltre consegnati materiali liturgici alle parrocchie cubane.<br /><br />Il cardinale Juan de la Caridad García Rodríguez ha ringraziato per questa presenza missionaria, definendola un segno di comunione tra le Chiese. “Questa è una Chiesa povera, fragile, come molte Chiese che soffrono per la scarsità di missionari e di sacerdoti. Ma è una terra buona per il Vangelo”.<br /><br />“Il senso di questa missione è essere le braccia, le mani aperte di Gesù Cristo per accompagnare, consolare e annunciare la Parola di Dio a questo popolo così ferito e provato”, ha spiegato padre José Manuel Araya, missionario redentorista a Cuba. “Hanno bisogno che impartiamo loro la benedizione, che celebriamo la Santa Messa”. Il sacerdote sottolinea che, nonostante le difficoltà, “si percepisce la pazienza della gente, una pazienza sostenuta dalla fede”.<br /><br />Suor Bernardina Montero, in missione a Cuba da oltre 25 anni, ha evidenziato come “La famiglia cubana oggi vive in una situazione di continua tensione, nella lotta per restare a galla e sopravvivere di fronte a tante difficoltà che ogni giorno la colpiscono duramente”. Per questo ha sottolineato l’importanza di una presenza missionaria vicina alla popolazione: “una missione porta a porta aiuta moltissimo”. “Non siamo venuti soltanto per stare nel tempio, ma siamo venuti anche per stare con loro”. Per la religiosa, l’annuncio cristiano passa oggi attraverso una certezza fondamentale: “Far comprendere loro che non sono soli, che siamo qui anche per rendere presente Cristo nella loro vita e camminare insieme a loro, anche quando fa male e quando alcune delle situazioni che viviamo risultano difficili da comprendere”.<br /><br />Le religiose della Congregazione dell’Amore di Dio svolgono la loro missione soprattutto nell’ambito educativo e sociale. “Il nostro modo di evangelizzare è attraverso l’educazione”, spiega suor Concha Torres, che evidenzia le difficoltà attuali legate all’alimentazione e all’accesso ai medicinali. “Nella pastorale sociale c’è molto da fare. Attualmente incontriamo molte difficoltà a causa della situazione del Paese, soprattutto per quanto riguarda l’alimentazione. Condividiamo nel miglior modo possibile ciò che ci offre Cáritas, così come i medicinali, che oggi rappresentano una delle necessità più urgenti”, afferma.<br /><br />Al termine della missione, il vicario episcopale Rubén Darío Hernández ha affermato: “Abbiamo portato tutto ciò che abbiamo potuto in questa breve missione, abbiamo celebrato l’Eucaristia immersi in questa realtà, dove mancano l’acqua, la luce, il carburante e tante altre cose materiali necessarie per condurre una vita dignitosa”. Tuttavia aggiunge: “Abbiamo visto che c’è ciò che conta di più: c’è speranza, abbiamo visto gioia”.<br /><br />Il vicario episcopale di San Pedro ha invitato a proseguire questo cammino missionario: “Ci auguriamo che nel 2027 possiamo avere una presenza ancora maggiore di missionari, perché il popolo cubano ha bisogno di noi e chiede il nostro sostegno, sia materiale sia spirituale”.<br /> <br />Mon, 27 Jul 2026 12:48:35 +0200