Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/LIBANO - La statua gigante di Saint Charbel trasportata sulle alture di Kesrouanhttp://www.fides.org/it/news/62790-ASIA_LIBANO_La_statua_gigante_di_Saint_Charbel_trasportata_sulle_alture_di_Kesrouanhttp://www.fides.org/it/news/62790-ASIA_LIBANO_La_statua_gigante_di_Saint_Charbel_trasportata_sulle_alture_di_Kesrouan<br /><br />Beirut - È giunta sulle alture di Kesrouan, la statua gigante di Saint Charbel, Santo libanese caro alla tradizione maronita. <br />La statua è stata trasferita domenica mattina da Haret Sakhr, a nord di Jounieh, fino a Faraya, sulle alture di Kesrouan,<br />Per consentire il trasporto della scultura, alta 27 metri, larga 7 e pesante 40 tonnellate, si è reso necessario l’adozione di speciali restrizioni alla circolazione lungo l’autostrada che conduce a Faraya.<br />La statua, opera dell’artista libanese Naef Alwan, non è ancora completata; le mani verranno installate in seguito. Il 14 settembre, Esaltazione della Santa Croce, si terrà una Messa nel corso della quale la statua verrà consacrata. <br />Mon, 21 Aug 2017 12:31:34 +0200AFRICA/KENYA - “Morire per le elezioni è inaccettabile”: la condanna dei Vescovi delle violenze post-elettoralihttp://www.fides.org/it/news/62789-AFRICA_KENYA_Morire_per_le_elezioni_e_inaccettabile_la_condanna_dei_Vescovi_delle_violenze_post_elettoralihttp://www.fides.org/it/news/62789-AFRICA_KENYA_Morire_per_le_elezioni_e_inaccettabile_la_condanna_dei_Vescovi_delle_violenze_post_elettorali<br />Nairobi - L’opposizione keniana ha presentato ricorso alla Corte Suprema per la vittoria del Presidente uscente Uhuru Kenyatta nelle elezioni presidenziali dell’8 agosto da lui vinte contro Raila Odinga. Quest’ultimo ha contestato il risultato elettorale denunciando brogli nel voto elettronico . L’11 agosto la Commissione Elettorale Indipendente ha dichiarato la vittoria di Kenyatta con 54,27% dei voti contro Odinga che aveva ottenuto il 44,74%.<br />In alcune aree del Kenya erano esplose violenze che hanno provocato almeno 28 morti “Perdere anche una sola vita a causa delle elezioni è abominevole” hanno dichiarato i Vescovi del Kenya in un comunicato pubblicato il 17 agosto. “Ferire e mutilare qualsiasi persona è inaccettabile. Non si deve permettere che accadano cose simili una società civile come il Kenya”.<br />Sotto accusa sono anche le unità della polizia antisommossa il cui intervento in almeno due casi, avrebbe provocato la morte di due bambine di sei e dieci anni. <br />I Vescovi hanno condannato i funzionari di sicurezza che hanno brutalmente affrontato i manifestanti quando invece era loro compito proteggerli, una mossa che ha portato alla "perdita dolorosa di vite, alle barricate nelle strade e alla distruzione di proprietà".<br />I Vescovi hanno altresì ringraziato i keniani che si sono recati in massa a votare, dimostrando “senso del patriottismo e amore per la nostra nazione”. <br /><br />Mon, 21 Aug 2017 11:57:57 +0200AMERICA/VENEZUELA - "A Puerto Ayacucho 37 detenuti massacrati in modo pianificato", denuncia Mons. Reyeshttp://www.fides.org/it/news/62788-AMERICA_VENEZUELA_A_Puerto_Ayacucho_37_detenuti_massacrati_in_modo_pianificato_denuncia_Mons_Reyeshttp://www.fides.org/it/news/62788-AMERICA_VENEZUELA_A_Puerto_Ayacucho_37_detenuti_massacrati_in_modo_pianificato_denuncia_Mons_ReyesPuerto Ayacucho – "Queste persone sono state massacrate in modo pianificato", ha detto il Vicario Apostolico di Puerto Ayacucho , Mons. Jonny Eduardo Reyes Sequera, S.D.B riguardo al massacro di mercoledì scorso nel carcere di Puerto Ayacucho dove sono morte 37 persone.<br /><br />"Qui parliamo di una tragedia grave, perché sono vite umane, perché quando si paga gruppi armati per andare ad ammazzare la gente, è una cosa pianificata", ha ribadito Mons. Reyes, incontrando ieri, domenica 20 agosto, la stampa locale.<br /><br />"Non si tratta di polli o gatti, sono persone, e neppure sappiamo se sono solo 37. Sentiamo da tutti telegiornali ciò che è accaduto a Barcellona, ma in Venezuela?, cosa succede veramente qui?", ha detto Mons. Reyes.<br /><br />Secondo le agenzie, 37 reclusi sono morti durante un intervento di un’unità antisommossa della polizia venezuelana nel carcere di Puerto Ayacucho, capitale dello stato di Amazonas, nel sud del Paese. Lo ha reso noto su Twitter il governatore dello Stato, Liborio Guarulla. La stampa locale aveva informato che prima dell'intervento armato, un gruppo di detenuti aveva presso il controllo del carcere.<br /><br /> <br /><br />Mon, 21 Aug 2017 11:28:57 +0200AFRICA/SIERRA LEONE - “Disboscamento e costruzioni illegali all’origine della tragedia del Regent” dice un missionariohttp://www.fides.org/it/news/62787-AFRICA_SIERRA_LEONE_Disboscamento_e_costruzioni_illegali_all_origine_della_tragedia_del_Regent_dice_un_missionariohttp://www.fides.org/it/news/62787-AFRICA_SIERRA_LEONE_Disboscamento_e_costruzioni_illegali_all_origine_della_tragedia_del_Regent_dice_un_missionario<br /><br />Freetwon -“Come sempre ci si chiede se qualcosa si poteva evitare e se la saggezza umana avrebbe potuto salvare tante vite umane e tante cose costruite con fatica e duro lavoro” scrive all’Agenzia Fides p. Gerardo Caglioni, missionario saveriano con una lunga esperienza in Sierra Leone, commentando la tragedia accaduta nella notte tra il 13 e il 14 agosto, quando un costone della montagna chiamata “il filone di pane” è crollato sul villaggio di Regent provocando almeno 500 morti. “Questo villaggio è all’origine della comunità criola della Sierra Leone ed è stato uno dei primi centri dove si erano stabiliti dei gruppi di schiavi liberati. Lì si era formata anche la prima scuola cristiana di queste comunità, la “Christian Institution”, che presto si svilupperà e diventerà la prima università dell’Africa nera, il “Fourah Bay College”. Questa si meriterà presto l’ambito titolo di Atene d’Africa” sottolinea p. Caglioni. Ecco le sue considerazioni su quanto accaduto:<br />“Per chi ha vissuto, come me, per anni in quella terra ed ha operato intorno a quell’area tanto da conoscerla un poco, viene subito alla mente lo spettacolo di quasi 40 anni fa e quello del mio ultimo viaggio dello scorso anno. Intere colline rapate a zero e private di tutto il verde che una montagna o una collina necessariamente porta sempre con se. Anni fa vedevamo fumi segnalatori di attività di disboscamento per la preparazione della carbonella che serviva per cucinare. In tanti anni la foresta pluviale è stata inghiottita e tutto ciò che conteneva il terreno è venuto semplicemente meno. Ma se poi si pensa che su quelle colline pelate si sono costruite case di ogni dimensione senza un piano regolatore, senza strade e drenaggio o fogne, senza un minimo di legge per contenere ogni genere di abuso edilizio.<br />Dove sono le scuole, gli ambulatori, i luoghi della comunità e di rifornimento? Dove attingono acqua per le varie necessità, soprattutto nel periodo secco? Tanti interrogativi senza risposta, nessun piano di crescita e di sviluppo, nessun piano per i momenti di emergenza.<br />Passando ad un altro aspetto, a quello della spazzatura. Ogni anno si vedono per le vie della città di Freetown montagne di spazzatura con plastica di ogni tipo. Nella stagione secca si “gusta” l’odore asfissiante del materiale che si decompone per la calura. Durante le piogge, spesso, si vede tutta la città, posta sui pendii di un grosso promontorio che si spinge in mare, inondata da ammassi di cose varie che turano i canali di scolo e allagano parti essenziali delle vie di comunicazione.<br />Infine, si deve dire, i governanti devono assumere le proprie responsabilità nell’amministrare questo territorio che contiene un milione e mezzo di abitanti e che sta per scoppiare come una bomba preparata per esplodere. Si dovrà pianificare e limitare l’ingresso a nuovi abitanti per concedere un minimo di sicurezza e di vita decente a chi già vi risiede. Una pianificazione per le aree occupate va ripensata e una politica della popolazione implementata. Non si deve piangere per gli errori non corretti proprio quando si possono e si devono evitare” conclude. <br />Mon, 21 Aug 2017 10:48:23 +0200AMERICA/PARAGUAY - “La giustizia non arriva a Chaco” denuncia il Vicario Apostolicohttp://www.fides.org/it/news/62786-AMERICA_PARAGUAY_La_giustizia_non_arriva_a_Chaco_denuncia_il_Vicario_Apostolicohttp://www.fides.org/it/news/62786-AMERICA_PARAGUAY_La_giustizia_non_arriva_a_Chaco_denuncia_il_Vicario_ApostolicoEl Chaco – Mons. Gabriel Narciso Escobar Ayala, S.D.B., Vicario Apostolico di Chaco Paraguayo ha denunciato l'irresponsabilità nella gestione giudiziaria dei difensori pubblici che hanno vinto il concorso per lavorare nel dipartimento del Alto Paraguay. La maggior parte dei vincitori del concorso, una volta ottenuta la posizione, grazie a favori politici, riesce ad evitare di lavorare nella zona e ottengono di essere spostati in altre regioni.<br /><br />In una nota inviata all’Agenzia Fides, Mons. Escobar, ricorda che l’ufficio del difensore pubblico, costituito in quel dipartimento nel 2015, prevede quattro difensori. Da quella data solo uno lavora effettivamente nella zona, gli altri tre operano in altre regioni.<br /><br />"È vero che in questo dipartimento la popolazione è scarsa, ma la sua grande estensione, molto più ampia di altre regioni del Paese, rende impossibile ad una sola persona fornire assistenza a tutti i suoi abitanti", ha detto Mons. Escobar.<br /><br />"Ci sono molte persone umili nella zona, specialmente coloro che lavorano negli allevamenti, o come operai e che vengono sfruttati dai datori di lavoro e non ricevono lo stipendio che meritano per legge. Queste persone, senza assistenza legale, si rivolgono al Vescovo perché non possono permettersi di assumere un avvocato privato, ma quello che io posso dare loro è solo l’assistenza spirituale" ha concluso Mons. Escobar.<br /><br /> <br /><br />Mon, 21 Aug 2017 10:18:14 +0200AMERICA/CILE - Il vescovo di Villarrica chiede di fermare definitivamente la violenza a La Araucaniahttp://www.fides.org/it/news/62785-AMERICA_CILE_Il_vescovo_di_Villarrica_chiede_di_fermare_definitivamente_la_violenza_a_La_Araucaniahttp://www.fides.org/it/news/62785-AMERICA_CILE_Il_vescovo_di_Villarrica_chiede_di_fermare_definitivamente_la_violenza_a_La_AraucaniaTemuco – Come ogni 15 agosto, migliaia di fedeli si sono riuniti in varie parti del paese per celebrare la festa dell'Assunzione della Vergine Maria, che nella tradizione cristiana cilena è molto sentita. <br />A La Araucanía, i fedeli, soprattutto giovani che lavorano in campagna e rappresentanti delle comunità Mapuche, si sono recati al Santuario di Metrenco, a 10 km da Temuco. Lì, il vescovo della diocesi di Villarrica , Mons. Francisco Javier Stegmeier Schmidlin, si è rivolto ai fedeli parlando sulla violenza nella zona: "Dobbiamo parlare con i gruppi minoritari, con quelli pochi che cercano ancora la violenza e chiedere loro di smettere di usare questi mezzi e di ricorrere alla convivenza sana, che è il dialogo con le autorità perché ora è il momento di valorizzare la vita".<br /><br />In Cile sebbene va avanti il "Piano Araucania" , purtroppo ci sono dei piccoli gruppi che in modo violento pretendono farsi sentire, come il caso dell'ultima chiesa bruciata alla fine del mese scorso .<br /><br /> <br />Fri, 18 Aug 2017 09:08:28 +0200ASIA/FILIPPINE - Condanna da Mons. de la Peña all'uso di ostaggi come bombe umanehttp://www.fides.org/it/news/62784-ASIA_FILIPPINE_Condanna_da_Mons_de_la_Pena_all_uso_di_ostaggi_come_bombe_umanehttp://www.fides.org/it/news/62784-ASIA_FILIPPINE_Condanna_da_Mons_de_la_Pena_all_uso_di_ostaggi_come_bombe_umaneManila – Un vescovo cattolico ha deplorato i presunti piani del gruppo Maute, ispirato dallo "stato islamico", che prevede usare degli ostaggi civili come attentatori suicidi contro le forze di sicurezza. <br />La nota pervenuta dalla Conferenza Episcopale delle Filippine riferisce che Mons. Edwin de la Peña y Angot, M.S.P., vescovo della prelatura di Marawi ha detto che queste azioni "disperate" da parte dei militanti meritano una forte condanna.<br />"Orribile! Da condannare! Questi terroristi sono davvero disperati e per questo lo stanno facendo", ha detto Mons. de la Peña.<br />"Quello che fanno è tremendo e sperano poi che il governo li ascolti", ha detto.<br />Mentre la situazione di scontri continua, i militari hanno dichiarato che meno di 40 militanti rimangono nella zona di guerra quasi tre mesi dopo che centinaia di uomini armati hanno cercato di assumere la città .<br />Secondo i rapporti, circa 46 civili sono stati ostaggi dai terroristi, tra cui il sacerdote cattolico padre Teresito "Chito" Suganob, il Vicario Generale della prelatura di Marawi.<br /> <br /><br />Fri, 18 Aug 2017 08:48:07 +0200ASIA/SRI LANKA - Impegno e generosità, 30 anni dell’Opera della Santa Infanzia nello Sri Lankahttp://www.fides.org/it/news/62783-ASIA_SRI_LANKA_Impegno_e_generosita_30_anni_dell_Opera_della_Santa_Infanzia_nello_Sri_Lankahttp://www.fides.org/it/news/62783-ASIA_SRI_LANKA_Impegno_e_generosita_30_anni_dell_Opera_della_Santa_Infanzia_nello_Sri_LankaMaradana – 1.500 partecipanti guidati dallo slogan "Ti ho chiamato per nome per essere mio discepolo" hanno celebrato i 30 anni dell'Opera della Santa Infanzia nello Sri Lanka, che si è svolta il 29 luglio 2017 presso il Collegio San Giuseppe a Maradana con la presenza di Sua Eminenza Malcolm Cardinal Ranjith.<br />Tutti i partecipanti hanno sperimentato ciò che significa il vero amore di Gesù espresso nel contributo verso la Santa Infanzia. L'incontro ha coinvolto i precedenti Collaboratori: direttori nazionali, direttori diocesani, animatori passati e presenti. Alcuni di questi testimoni particolari: un coordinatore ordinato Sacerdote e un'altra coordinatrice consacrata suora. Presenti anche i precedenti membri dello staff delle Pontificie Opere Missionarie.<br />L'evento è stato organizzato dai membri dello staff dell'Ufficio Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, Sri Lanka sotto la guida del suo Direttore Nazionale, padre Basil Rohan Fernando.<br /><br /> <br />Thu, 17 Aug 2017 09:52:44 +0200AMERICA/PARAGUAY - Festa della Assunta, Mons. Valenzuela: “c’è un’indifferenza globalizzata!”http://www.fides.org/it/news/62782-AMERICA_PARAGUAY_Festa_della_Assunta_Mons_Valenzuela_c_e_un_indifferenza_globalizzatahttp://www.fides.org/it/news/62782-AMERICA_PARAGUAY_Festa_della_Assunta_Mons_Valenzuela_c_e_un_indifferenza_globalizzataAsuncion – Una folla di fedeli ha festeggiato la festa della Vergine dell'Assunta, patrona del Paraguay. Gli atti festivi cominciarono con la processione nautica da Sajonia al Porto di Asuncion e da lì i fedeli portarono l'immagine della Madonna fino la Cattedrale. Un numero grande di Studenti di istituzioni cattoliche hanno partecipato attivamente all'evento.<br /><br />Nella sua omelia, l'arcivescovo di Asuncion, Mons. Edmundo Ponziano Valenzuela Mellid, S.D.B., ha lamentato l'iniquità che prevale nel nostro paese, dove la povertà estrema è cresciuta da circa 850.000 persone, abbandonate al loro destino e alla mancanza di distribuzione equa della ricchezza. "La situazione, ha aggiunto l'arcivescovo, sta arrivando a vedere intorno a noi un'indifferenza globalizzata!".<br /><br />Poi ha segnalato alcuni di questi elementi che vive la società in Paraguay: la perdita dei valori umani e cristiani, la distruzione della famiglia, la vita, la diffusione della tossicodipendenza, l'alcolismo.<br /><br />L'evento è riuscito ha coinvolgere molta gente: contadini, universitari, fedeli delle parrocchie, studenti e famiglie, alcuni convocati per altre motivi lo stesso giorno del 15 agosto nella capitale.<br /><br /> <br />Thu, 17 Aug 2017 09:09:04 +0200AFRICA/CENTRAFRICA - I leader religiosi: “Giusta la richiesta della popolazione di Bangassou di ritirare i Caschi Blu marocchini”http://www.fides.org/it/news/62781-AFRICA_CENTRAFRICA_I_leader_religiosi_Giusta_la_richiesta_della_popolazione_di_Bangassou_di_ritirare_i_Caschi_Blu_marocchinihttp://www.fides.org/it/news/62781-AFRICA_CENTRAFRICA_I_leader_religiosi_Giusta_la_richiesta_della_popolazione_di_Bangassou_di_ritirare_i_Caschi_Blu_marocchini<br />Bangui - La popolazione di Bangassou chiede il ritiro del contingente marocchini di Caschi Blu dispiegato in questa città nel sud-est della Repubblica Centrafricana.<br />“La richiesta della popolazione è fondata e conferma quella di Mons. Aguirre, Vescovo di Bangassou” ha affermato l’Imam Oumar Kobine Layama, leader della Piattaforma delle Confessioni Religiose del Centrafrica che ha fatto parte di una delegazione proveniente dalla capitale Bangui, che ha condotto un’inchiesta sulla situazione a Bangassou e dintorni. La delegazione era composta da diverse personalità della politica e dell’amministrazione statale e di rappresentanti della società civile. <br />Come denunciato all’Agenzia Fides da Sua Ecc. Mons. Juan José Aguirre Muños, Vescovo di Bangassou, i soldati della MINUSCA , dispiegati nell’area “hanno il grilletto facile” e quando sono vittime di agguati rispondono sparando indiscriminatamente colpendo anche i civili .<br />“La popolazione è testimone e vittima delle azioni condotte nella città di Bangassou dai militari del contingente marocchino” ha rimarcato l’Imam Layama. “La popolazione non vuole che il contingente resti a Bangassou perché i suoi componenti hanno fallito la loro missione di protezione dei civili. Sono inattivi e soprattutto passivi quando sono attaccati dai miliziani. Secondo le dichiarazioni di alcune persone, i militari marocchini sono la causa di diversi casi di assassinio perché sparano a bruciapelo sui civili che vengono qualificati come miliziani” ha proseguito l’Imam.<br />Bangassou e dintorni sono al centro di scontri tra gli ex ribelli Seleka e i miliziani Anti Balaka, da quando sono stati ritirati i militari ugandesi e statunitensi inviati in zona per dare la caccia Joseph Koni, capo del Lord’s Resistance Army . Da mesi la cattedrale di Bangassou ospita circa duemila cittadini musulmani minacciati di morte dagli Anti Balaka . <br />Fri, 11 Aug 2017 11:29:25 +0200AFRICA/RD CONGO - Due progetti d’urgenza nelle province dell’ex Katanga dove sono raddoppiati gli sfollatihttp://www.fides.org/it/news/62780-AFRICA_RD_CONGO_Due_progetti_d_urgenza_nelle_province_dell_ex_Katanga_dove_sono_raddoppiati_gli_sfollatihttp://www.fides.org/it/news/62780-AFRICA_RD_CONGO_Due_progetti_d_urgenza_nelle_province_dell_ex_Katanga_dove_sono_raddoppiati_gli_sfollatiKalemie - Secondo il rapporto OCHA, in marzo erano circa 450 mila gli sfollati della provincia del Tanganyika, la più colpita tra le quattro province dell’ex Katanga dal conflitto Luba-Pigmei in corso dal 2016. A Kalemie, capoluogo di provincia, su dieci persone, sei sono sfollate. Per fare fronte al fenomeno, la ong Avis ha avviato un primo progetto per garantire educazione di qualità a 15 mila bambini di Kalemie che hanno perso tutto. Il rogetto prevede corsi di recupero, sostegno economico alle scuole situate accanto ai campi di sfollati perché possano accogliere nelle classi i nuovi arrivati, formazione a insegnanti e direttori. E poi materiali scolastici, palloni e giochi per i momenti di svago e kit per gli insegnanti. L’altro progetto di urgenza in corso di realizzazione è RRMP, acronimo per Risposta Rapida ai Movimenti di Popolazione. Si articola in sei mesi e punta a raggiungere gli sfollati nelle zone più impervie delle quattro province dell’ex-Katanga , dove altri progetti non riescono ad arrivare. L’obiettivo è fornire assistenza a chi è sfollato da meno di tre mesi: beni di prima necessità, interventi nel settore dell’educazione, della salute e dell’igiene in collaborazione con International Rescue Committee .<br /> <br />Fri, 11 Aug 2017 10:14:29 +0200AMERICA/STATI UNITI - Grazie all’intervento di Mons. Seitz una donna messicana potrà rimanere negli USA accanto alla figlia malatahttp://www.fides.org/it/news/62779-AMERICA_STATI_UNITI_Grazie_all_intervento_di_Mons_Seitz_una_donna_messicana_potra_rimanere_negli_USA_accanto_alla_figlia_malatahttp://www.fides.org/it/news/62779-AMERICA_STATI_UNITI_Grazie_all_intervento_di_Mons_Seitz_una_donna_messicana_potra_rimanere_negli_USA_accanto_alla_figlia_malataEl Paso – Una donna messicana, madre di tre figli, che rischiava di essere deportata, è stata autorizzata a rimanere negli Stati Uniti per altri sei mesi, dopo che Sua Ecc. Mons. Mark J. Seitz, Vescovo di El Paso, Texas e altri leader religiosi sono intervenuti a suo favore.<br />María Elena De Loera, ha ricevuto un permesso per "motivi umanitari" per rimanere nel Paese per sei mesi in modo da poter assistere la figlia di otto anni Alia nelle cure mediche per il cancro.<br /> Questa è la terza volta che a De Loera viene concesso il permesso negli ultimi due anni, dopo che ha chiesto l'asilo negli Stati Uniti nel 2014, sostenendo che temeva per la sicurezza dei suoi figli dopo l'omicidio del marito in Messico. Mesi dopo la richiesta d'asilo, alla figlia più giovane è stata diagnosticata con cancro. Alla madre, è stata concessa la possibilità di rimanere negli USA nel 2015 mentre la figlia veniva curata, ma doveva rinnovare ogni anno questo permesso, cosa che non è accaduto questo anno, per questo si è reso necessario l'intervento di Mons. Seitz, e di altri leader religiosi . <br /><br />Fri, 11 Aug 2017 10:14:19 +0200AFRICA/UGANDA - Una biblioteca gratis in un furgone per i bambini di strada di Kampalahttp://www.fides.org/it/news/62778-AFRICA_UGANDA_Una_biblioteca_gratis_in_un_furgone_per_i_bambini_di_strada_di_Kampalahttp://www.fides.org/it/news/62778-AFRICA_UGANDA_Una_biblioteca_gratis_in_un_furgone_per_i_bambini_di_strada_di_KampalaKampala - Matatart è un progetto diretto da un architetto italiano di 30 anni, un cooperante italiano e una giovane ugandese. L’obiettivo è che i bambini che vivono per le strade di Kampala si interessino alla cultura. Il nome Matatart viene dal matatu, camioncini che funzionano come taxi. L’organizzazione ha comprato un vecchio matatu in Giappone e lo ha trasformato in un piccolo centro culturale che viaggia attraverso i sobborghi della capitale ugandese. Si trova nel sobborgo di Kawempe dove, in collaborazione con un’altra organizzazione, i bambini hanno ricostruito e pitturato una casa che servirà come alloggio gratuito ai piccoli abbandonati. I bambini possono entrare nel furgoncino, prendere i libri, leggere, dipingere, scrivere ed ascoltare musica. <br />Secondo le stime ufficiali dell’Unicef, in Uganda ci sono circa 10 mila minori che vivono e lavorano per le strade. <br /> <br />Fri, 11 Aug 2017 08:48:45 +0200AFRICA/CENTRAFRICA - Massacro riportato dal Papa: “Soldati ONU dal grilletto troppo facile” denuncia il Vescovo di Bangassouhttp://www.fides.org/it/news/62776-AFRICA_CENTRAFRICA_Massacro_riportato_dal_Papa_Soldati_ONU_dal_grilletto_troppo_facile_denuncia_il_Vescovo_di_Bangassouhttp://www.fides.org/it/news/62776-AFRICA_CENTRAFRICA_Massacro_riportato_dal_Papa_Soldati_ONU_dal_grilletto_troppo_facile_denuncia_il_Vescovo_di_Bangassou<br />Bangui - “Il Santo Padre ha fatto riferimento al massacro perpetrato a Gambo, un villaggio che si trova a 70 km da Bangassou” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Juan José Aguirre Muños, Vescovo di Bangassou, commentando l’appello lanciato ieri, 9 agosto, da Papa Francesco al termine dell’Udienza di mercoledì. “Sono rimasto profondamente addolorato dalla strage avvenuta domenica scorsa in Nigeria, all’interno di una chiesa, dove sono state uccise persone innocenti” ha detto Papa Francesco riferendosi alla strage nella chiesa di Ozubulu . “E purtroppo stamattina è giunta notizia di violenze omicide nella Repubblica Centrafricana, contro le comunità cristiane. Auspico che cessi ogni forma di odio e di violenza e non si ripetano più crimini così vergognosi, perpetrati nei luoghi di culto, dove i fedeli si radunano per pregare. Pensiamo ai nostri fratelli e sorelle della Nigeria e della Repubblica Centrafricana”.<br />“Diverse decine di persone sono morte a Gambo tra venerdì 4 e sabato 5 agosto” riferisce Mons. Aguirre. “Tutto è iniziato quando gli Anti Balaka hanno attaccato il villaggio, che da 4 anni è nelle mani degli ex ribelli Seleka. Negli ultimi tempi i Seleka avevano accentuato le violenze contro la popolazione locale, soprattutto nei confronti delle donne, molte delle quali sono state rapite dalle loro case alla presenza dei mariti per essere poi violentate. Il 4 agosto gli Anti balaka sono entrati a Gambo per cacciare i Seleka”. “Da quello che mi è stato riferito-continua il Vescovo- subito dopo l’arrivo degli Anti balaka sono intervenuti gli uomini della MINUSCA . Gli Anti Balaka avrebbero sparato contro i Caschi Blu i quali hanno reagito con una reazione sproporzionato, sparando all’impazzata, colpendo anche i civili. Gli Anti balaka sono stati costretti a ritirarsi nella foresta, e i Seleka sono potuti rientrare a Gambo, dove hanno trovato un team della Croce Rossa che stava tenendo una riunione nell’ospedale, sgozzando diversi astanti, uomini e persino bambini”. <br />“Quindi il massacro è stato commesso dai Seleka ma deriva anche dalla reazione sproporzionata dei Caschi Blu della MINUSCA, che quando sono attaccati reagiscono sparando all’impazzata. Hanno il grilletto troppo facile” denuncia il Vescovo. “Conosco persone, come un giovane seminarista e suo padre, uccise da colpi vaganti sparati dalla MINUSCA. Questo ci rattrista molto”. “Poi mi chiedo come mai una volta liberato Gambo dagli Anti balaka, la MINUSCA ha lasciato di nuovo la popolazione in balia dei Seleka?” continua Mons. Aguirre. “I cosiddetti “soldati della pace” che avrebbero il compito di disarmare tutte le fazioni centrafricane, disarmano con la forza solo gli Anti balaka ma non i Seleka che appaiono sempre più armati. Sembrano esserci complicità che non capiamo” conclude il Vescovo. <br />Thu, 10 Aug 2017 10:40:47 +0200AFRICA/KENYA - “No alla violenza”: appello dei leader religiosi nell’attesa dei risultati ufficiali del votohttp://www.fides.org/it/news/62777-AFRICA_KENYA_No_alla_violenza_appello_dei_leader_religiosi_nell_attesa_dei_risultati_ufficiali_del_votohttp://www.fides.org/it/news/62777-AFRICA_KENYA_No_alla_violenza_appello_dei_leader_religiosi_nell_attesa_dei_risultati_ufficiali_del_voto<br />Nairobi - “No alla violenza; sì seguano le vie legali per dirimere le contestazioni”. È questo il senso dell’appello lanciato dai leader religiosi del Kenya, riuniti nel Multi-Sectional Forum, in attesa della pubblicazione dei risultati ufficiali delle elezioni politiche e presidenziali tenutesi l’8 agosto . Dai risultati finora scrutinati appare ormai vincitore il Presidente uscente, Uhuru Kenyatta. Lo sfidante, Raila Odinga, ha accusato la manomissione dei risultati elettorali attraverso, a suo dire, la manipolazione del sistema elettronico di voto . Gli osservatori dell’Unione Europa hanno però dichiarato di non aver riscontrato indizi di “manipolazioni a livello centrale e locale” del processo di voto. <br />“Abbiamo preso in seria considerazione le preoccupazioni espressa dall’On. Odinga, come pure quelle espresse da altri candidati” ha affermato Peter Karanja, Secretario Generale del National Council of Churches of Kenya , che ha parlato a nome del Multi-Sectional Forum. “È importante non impegnarsi in atti di violenza o di altre attività distruttive. Siamo fiduciosi che la Commissione Elettorale Indipendente e i principali partiti e formazioni politiche lavoreranno per risolvere i problemi Quindi, lasciamo che i keniani vivano in pace mentre aspettiamo che questi processi siano conclusi”.<br />In un altro intervento i leader religiosi keniani hanno espresso apprezzamento per l’operato delle forze dell’ordine per il modo professionale con il quale hanno garantito la sicurezza prima, durante e dopo le elezioni. In alcuni incidenti isolati nell’ovest del Paese, roccaforte dell’opposizione e negli slum di Nairobi, sono morte 4 persone. <br />Thu, 10 Aug 2017 12:09:25 +0200AMERICA/ARGENTINA - I Vescovi: “No alla centrale nucleare a Rio Negro”http://www.fides.org/it/news/62775-AMERICA_ARGENTINA_I_Vescovi_No_alla_centrale_nucleare_a_Rio_Negrohttp://www.fides.org/it/news/62775-AMERICA_ARGENTINA_I_Vescovi_No_alla_centrale_nucleare_a_Rio_NegroNeuquen – In una riunione guidata da Mons. Virginio Bressanelli, Vescovo Emerito e Amministratore diocesano di Neuquén, le più alte autorità cattoliche in Patagonia hanno respinto l'installazione di una centrale nucleare a Rio Negro, la cui costruzione è stata annunciata dal governo provinciale e dall'amministrazione di Mauricio Macri.<br /><br />Secondo una nota pervenuta all’Agenzia Fides, i Vescovi hanno dichiarato che "oggi non ci sono le condizioni per l'esecuzione di questo progetto", nonostante riconoscano "la necessità per il Paese di incrementare la produzione elettricità, le opportunità di lavoro che questo impianto potrebbe fornire, l'urgenza di generare altri tipi di energia che non emettano gas responsabili dell'effetto serra".<br /><br />I Vescovi ritengono però che la centrale nucleare "produce pericolosi rifiuti che rimangono radioattivi per lungo tempo e implica un costo molto elevato". Inoltre, hanno affermato che "le conseguenze di un fallimento o di un incidente sono molto gravi e irreparabili", sottolineando che c'è "poca fiducia nell'efficacia dei controlli".<br /><br />I Presuli affermano che il loro intervento non è "inteso a definire questioni scientifiche, né a sostituire la politica, ma a invitare al dialogo e a un dibattito onesto e trasparente". <br /><br />Thu, 10 Aug 2017 09:51:21 +0200EUROPA/SPAGNA - Integrazione, uguaglianza e rispetto: un circo sociale etiope per cambiare la vita dei bimbi in Etiopiahttp://www.fides.org/it/news/62774-EUROPA_SPAGNA_Integrazione_uguaglianza_e_rispetto_un_circo_sociale_etiope_per_cambiare_la_vita_dei_bimbi_in_Etiopiahttp://www.fides.org/it/news/62774-EUROPA_SPAGNA_Integrazione_uguaglianza_e_rispetto_un_circo_sociale_etiope_per_cambiare_la_vita_dei_bimbi_in_EtiopiaA Coruña – Circo, istruzione e impegno sociale sono i valori principali di Fekat Circus, un gruppo etiope che ha avviato una serie di iniziative con l’obiettivo di migliorare la vita dei bambini del loro Paese. Si tratta di un progetto di trasformazione sociale che lotta contro la povertà e la mancanza di risorse che colpisce milioni di persone in Etiopia. Otto giovani etiopi, tra i 18 e 32 anni, hanno dato vita a questo circo che trasmette valori come integrazione, uguaglianza e rispetto. Fekat Circus è nato nel 2004 ad Addis Abeba, quando questo gruppo di ragazzi che vivevano per le strade decisero di impegnarsi per migliorare le loro vite e quelle degli altri bambini. <br />In scena i ragazzi portano una rappresentazione potente e intensa che comprende musica africana, specificatamente etiope e di altri generi che si mischiano con tanto buon umore per oltre un’ora di spettacolo. <br /> <br />Thu, 10 Aug 2017 09:08:26 +0200AFRICA/KENYA - Il Presidente uscente Kenyatta in testa nelle elezioni di ieri ma l’opposizione denuncia broglihttp://www.fides.org/it/news/62773-AFRICA_KENYA_Il_Presidente_uscente_Kenyatta_in_testa_nelle_elezioni_di_ieri_ma_l_opposizione_denuncia_broglihttp://www.fides.org/it/news/62773-AFRICA_KENYA_Il_Presidente_uscente_Kenyatta_in_testa_nelle_elezioni_di_ieri_ma_l_opposizione_denuncia_brogli<br />Nairobi - Il Presidente uscente Uhuru Kenyatta è in testa nella conta parziale del voto di ieri, 8 agosto, per le elezioni presidenziali e politiche del Kenya . Il risultato è però contestato da Raila Odinga, candidato del cartello dell’opposizione NASA, secondo il quale degli “hacker hanno ottenuto accesso al database del sistema elettorale” falsificando i risultati.<br />“Non potete ingannare la popolazione così a lungo” ha detto Odinga in una conferenza stampa. “Le elezioni generali del 2017 sono una frode” ha aggiunto.<br />Secondo l’opposizione gli hacker sarebbe entrati nel sistema elettorale sfruttando le password di Chris Msando, responsabile informatico della Commissione Elettorale Indipendente , il cui corpo, che presentava segni di tortura, era stato trovato il 30 luglio a pochi giorni dalle elezioni .<br />Secondo i risultati finora pubblicati dall’IEBC, relativa a più di 90% seggi scrutinati, Kenyatta è in testa con il 54,41% seguito da Odinga con il 44,72%.<br />Le contestate elezioni presidenziali del 2007 avevano scatenato un’ondata di violenza nel Paese che aveva provocato migliaia di morti e circa un milione di sfollati interni.<br />Secondo notizie di stampa disordini tra polizia e manifestanti dell’opposizione sono esplosi questa mattina a Kisumu, nell’est del Paese, uno dei centri più colpiti dalle violenze di 10 anni fa. La polizia ha tirato gas lacrimogeni contro diverse centinaia di manifestanti che hanno eretto barricate e incendiato pneumatici. <br />Wed, 09 Aug 2017 11:42:25 +0200AMERICA/GUATEMALA - Oltre il 60 per cento dei guatemaltechi vivono in condizioni di povertàhttp://www.fides.org/it/news/62772-AMERICA_GUATEMALA_Oltre_il_60_per_cento_dei_guatemaltechi_vivono_in_condizioni_di_povertahttp://www.fides.org/it/news/62772-AMERICA_GUATEMALA_Oltre_il_60_per_cento_dei_guatemaltechi_vivono_in_condizioni_di_povertaCiudad de Guatemala - Lo scenario di disuguaglianza, razzismo, povertà e denutrizione del Guatemala è evidente. Degli oltre 16 milioni di persone che vivono nel Paese latinoamericano, il 60% si trova in situazioni di povertà e più del 23% in stato di povertà estrema. Si tratta di cifre ufficiali diffuse dalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani. Secondo questi dati il Paese è al 128° posto dei 188 compresi nell’Indice di Sviluppo Umano.<br /> <br />Wed, 09 Aug 2017 09:43:43 +0200ASIA/PALESTINA - Un teatro itinerante per alleviare il trauma dei bambini di Gazahttp://www.fides.org/it/news/62771-ASIA_PALESTINA_Un_teatro_itinerante_per_alleviare_il_trauma_dei_bambini_di_Gazahttp://www.fides.org/it/news/62771-ASIA_PALESTINA_Un_teatro_itinerante_per_alleviare_il_trauma_dei_bambini_di_GazaGaza - Un gruppo di giovani abitanti di Gaza si sono organizzati a portare l’unico teatro itinerante palestinese in orfanotrofi, ospedali e centri di assistenza diurna, per alleviare lo stress psicologico e i trauma dei minori della Striscia di Gaza, segnata dal bolocco e dal conflitto. Si tratta del Gruppo di Intrattenimento del Teatro Palestinestinese, dodici giovani artisti volontari che hanno messo a disposizione il loro tempo e denaro per mantenere l’unico teatro ambulante locale, fondato lo scorso anno. Uno degli spettacoli preferiti dal giovane pubblico vede un narratore, con in testa un berretto turco rosso, noto come Tarbush, e il simbolo palestinese del potere, la kufiya, che si siede al centro di un cerchio di bambini, e recita storie di avventura. <br />Attraverso le rappresentazioni emergono temi delicati, relativi alla società nella quale i piccoli vivono, inoltre, vengono trasmessi messaggi pratici come quello di non toccare i resti dei missili israeliani e tenersi lontani dalla frontiera. Questo genere di eventi ludici non sono frequenti in questo enclave impoverito. Secondo l’Ufficio Centrale di Statistica Palestinese attualmente ci sono 14 teatri in Palestina, 11 di questi in Cisgiordania e 3 a Gaza, tuttavia nessuno ha esperienza come teatro itinerante. Tra le difficoltà lamentate c’è la mancanza di giovani attrici dal momento che le tradizioni palestinesi rifiutano questo tipo di attività per le donne e gli uomini sono costretti ad interpretare anche ruoli femminili.<br /> <br />Wed, 09 Aug 2017 08:54:13 +0200