Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AFRICA/CONGO RD - I Vescovi ricordano Papa Wemba come ambasciatore della cultura congolese e cattolico impegnatohttp://www.fides.org/it/news/59949-AFRICA_CONGO_RD_I_Vescovi_ricordano_Papa_Wemba_come_ambasciatore_della_cultura_congolese_e_cattolico_impegnatohttp://www.fides.org/it/news/59949-AFRICA_CONGO_RD_I_Vescovi_ricordano_Papa_Wemba_come_ambasciatore_della_cultura_congolese_e_cattolico_impegnato<br />Kinshasa - “Un cristiano cattolico impegnato che ha portato la testimonianza della Chiesa diffondendo il messaggio del Sinodo dei Vescovi per l’Africa sulla riconciliazione, la giustizia e la pace”. Così Sua Ecc. Mons. Nicolas Djomo, Vescovo di Tshumbe e Presidente della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo , ricorda Papa Wemba, al secolo Jules Shungu Wembadio, considerato l’icona della musica congolese e ambasciatore della cultura nazionale. Il cantante è morto ad Abidjan il 24 aprile, mentre si esibiva, a seguito di un malore.<br />Nel porgere alla famiglia le condoglianza“ a nome della CENCO e miei personali”, Mons. Djomo intende “attraverso questo messaggio raggiungere tutti coloro che si sentono colpiti da questo lutto”. “In particolare - prosegue il testo - penso all’intero popolo congolese che piange uno dei suoi ambasciatori della musica e della cultura che ha portato al di fuori delle frontiere la ricchezza straordinaria della musica congolese”.<br />Il Presidente della CENCO sottolinea inoltre l’impegno cristiano di Papa Wemba. “È con fierezza ricordiamo di Papa Wemba, oltre al suo immenso talento e alla sua brillante carriera musicale, la figura di cristiano cattolico impegnato, che ha portato la testimonianza della Chiesa diffondendo il messaggio del Sinodo dei Vescovi per l’Africa sulla riconciliazione, la giustizia e la pace. Ha partecipato all’uscita, nel 2011, dell’Album Afrika Tenda Amani , un album prodotto dalla Radio Vaticana per accompagnare la pubblicazione dell’Esortazione post-sinodale “Africae Munus”. Nel novembre 2011, Papa Wemba- ricorda Mons. Djomo- aveva partecipato al concerto per l’arrivo di Papa Benedetto XVI a Cotonou in Benin, sempre nel quadro della consegna dell’ dell’Esortazione post-sinodale “Africae Munus”, un concerto basato sulle sue principali tematiche: la riconciliazione, la giustizia e la pace”. <br />Tue, 03 May 2016 12:37:20 +0200ASIA/YEMEN - A due mesi dal massacro di Aden, si tratta ancora per la liberazione di padre Tomhttp://www.fides.org/it/news/59948-ASIA_YEMEN_A_due_mesi_dal_massacro_di_Aden_si_tratta_ancora_per_la_liberazione_di_padre_Tomhttp://www.fides.org/it/news/59948-ASIA_YEMEN_A_due_mesi_dal_massacro_di_Aden_si_tratta_ancora_per_la_liberazione_di_padre_TomAden - A due mesi dal massacro perpetrato da un commando terrorista nella casa di cura di Aden , dove hanno perso la vita quattro suore Missionarie della Carità insieme ad altre 12 persone, non si hanno ancora notizie certe di padre Tom Uzhunnalil, il sacerdote salesiano che si trovava nella struttura e che i terroristi hanno prelevato e portato via con loro dopo aver compiuto la strage. Nell'assenza di informazioni verificate, continuano a circolare voci sulla sua permanenza in vita e sulle trattative in atto per ottenere la sua liberazione. <br />“Le ultime parole, in un certo senso rassicuranti, mi sono giunte in maniera indiretta circa dieci giorni fa. Mi è stato detto che padre Tom è vivo e che il suo ritorno in libertà potrebbe essere imminente. Ma da allora non è successo nulla. Speriamo e preghiamo per lui” riferisce all'Agenzia Fides il Vescovo Paul Hinder OFM Cap, Vicario apostolico per l'Arabia meridionale.<br />Nelle trattative sono coinvolti apparati di sicurezza locali, che continuano a seguire la vicenda con la discrezione dovuta, pur nell'assenza di sviluppi concreti. <br />Durante la Settimana santa, erano circolate nella rete web indiscrezioni che accreditavano senza alcun riscontro l'uccisione per crocifissione del sacerdote salesiano di nazionalità indiana. Martedì 29 marzo la Congregazione salesiana, in un comunicato ufficiale, aveva invitato tutti a non dar credito a falsi annunci diffusi in rete sulla sorte di padre Tom . <br />Intanto, le suore di Madre Teresa presenti in Yemen continuano a operare nelle loro case di Sana'a e a Hodeyda, al servizio di chi soffre di più, in un Paese ancora dilaniato dal conflitto tra le forze armate governative e i ribelli Huthi. . Tue, 03 May 2016 12:08:23 +0200ASIA/TURCHIA - Aumentano i ricorsi delle comunità cristiane contro l'espropriazione delle chiese a Diyarbakirhttp://www.fides.org/it/news/59947-ASIA_TURCHIA_Aumentano_i_ricorsi_delle_comunita_cristiane_contro_l_espropriazione_delle_chiese_a_Diyarbakirhttp://www.fides.org/it/news/59947-ASIA_TURCHIA_Aumentano_i_ricorsi_delle_comunita_cristiane_contro_l_espropriazione_delle_chiese_a_DiyarbakirDiyarbakir – Mentre a Diyarbakir si prolunga il coprifuoco disposto dalle autorità turche, si moltiplicano anche i ricorsi presentati dai rappresentanti legali delle fondazioni legate alle comunità cristiane contro l'ordine di esproprio urgente con cui il governo turco, a fine marzo, ha sequestrato un'ampia area della metropoli che sorge lungo la riva del fiume Tigri, nel quadro delle operazioni militari messe in atto nella Turchia meridionale contro le postazioni curde del Partito dei Lavoratori del Kurdistan . <br />Nell'area urbana sequestrata sorgono tutte le chiese presenti a Diyarbakir: la chiesa armena apostolica di San Giragos , la chiesa siriaca dedicata alla Vergine Maria, la chiesa caldea di Mar Sarkis , la chiesa armeno-cattolica e un luogo di culto protestante, oltre a più di 6mila abitazioni, dislocate in gran parte nel centro storico. Già al momento dell'esproprio, nessuna chiesa cristiana di Diyarbakir risultava aperta al culto.<br />I rappresentanti della Fondazione siriaca e gli esponenti della locale comunità cristiana evangelica avevano presentato ricorso contro l'esproprio alla Corte di Diyarbakir già a metà aprile . Adesso – riferiscono fonti locali consultate dall'Agenzia Fides – anche la Fondazione della chiesa armena apostolica di San Giragos ha depositato davanti al Consiglio di Stato un ricorso in cui si chiede di annullare l'ordine di esproprio. La richiesta chiama direttamente in causa il Primo Ministro turco, Ahmet Davutoglu, e il Ministro per l'ambiente e la pianificazione urbana, Idris Gulluce. Secondo Ali Elbeyoglu, avvocato della Fondazione, i motivi dell'esprorpio non sono indicati con chiarezza, contrariamente a quanto previsto dalla legislazione vigente. <br />La disposizione di esproprio del governo era stata pubblicata anche sulla Gazzetta ufficiale del Consiglio dei Ministri. Il sequestro dell'area era stato giustificato come misura preventiva presa con procedura d'urgenza per salvaguardare il centro storico di Diyarbakir dalle devastazioni provocate dal conflitto. . Tue, 03 May 2016 12:02:37 +0200AMERICA/COLOMBIA - Il Vescovo di Tibú: “Alcuni sono interessati a non far arrivare alla fine i processi di pace”http://www.fides.org/it/news/59946-AMERICA_COLOMBIA_Il_Vescovo_di_Tibu_Alcuni_sono_interessati_a_non_far_arrivare_alla_fine_i_processi_di_pacehttp://www.fides.org/it/news/59946-AMERICA_COLOMBIA_Il_Vescovo_di_Tibu_Alcuni_sono_interessati_a_non_far_arrivare_alla_fine_i_processi_di_paceTibú – “La comunità di La Gabarra, i leader della comunità, la famiglia di Henry Perez e noi, siamo in grande attesa, perché crediamo che Henry sia vivo, malgrado ancora sotto sequestro, e la società continuerà a domandare notizie su di lui": lo ha dichiarato Sua Ecc. Mons. Omar Alberto Sánchez Cubillos, OP, Vescovo della diocesi colombiana di Tibú, durante la conferenza stampa convocata il 1 maggio per ringrazione dello spazio che i media locali dedicano alla vicenda. <br />Henry Perez, leader contadino, rappresentante della comunità di La Gabarra, è scomparso il 26 gennaio. Conosciuto in tutta la zona di Tibù, ha lavorato molto a favore della pace e della promozione dei contadini, della difesa dei diritti umani e del processo di pace nella zona. Le FARC e l’ELN si sono contese la zona di Tibù in modo violento, con scontri armati fra loro e minacce alla popolazione.<br />"La società è disposta a perdonare i responsabili, ma Henry deve tornare alla sua comunità, perché siamo in un processo di riconciliazione" ha aggiunto Mons. Sánchez Cubillos, sottolinendo tuttavia la paura e la preoccupazione di gran parte della popolazione a causa della violenza.<br />"Dovremmo avere un clima sociale calmo, ma tutti noi sappiamo che ci sono gruppi interessati al fatto che questi processi di pace non vengano mai alla fine oppure siano lenti" ha aggiunto il Vescovo. Secondo la nota inviata a Fides, il Vescovo di Tibú ha concluso chiedendo alle istituzioni dello Stato di ridare fiducia alla popolazione e di impegnarsi nelle comunità per dimostrare la loro vicinanza.<br /> <br />Tue, 03 May 2016 11:56:02 +0200AFRICA/SUDAFRICA - “La disoccupazione giovanile è una bomba sociale pronta ad esplodere” avverte “Giustizia e Pace”http://www.fides.org/it/news/59945-AFRICA_SUDAFRICA_La_disoccupazione_giovanile_e_una_bomba_sociale_pronta_ad_esplodere_avverte_Giustizia_e_Pacehttp://www.fides.org/it/news/59945-AFRICA_SUDAFRICA_La_disoccupazione_giovanile_e_una_bomba_sociale_pronta_ad_esplodere_avverte_Giustizia_e_Pace<br />Johannesburg - “La disoccupazione giovanile continua a porre un pericolo alla sicurezza della nostra nazione e alla stabilità della vita della nostra famiglia. È una bomba a orologeria che presto esploderà tra noi” afferma Sua Ecc. Mons. Abel Gabuza, Vescovo di Kimberley e Presidente della Commissione “Giustizia e Pace” della Southern African Catholic Bishops’ Conference , in una dichiarazione in occasione della festa del 1° maggio.<br />Mons. Gabuza chiede al governo soluzioni “urgenti e concrete”, in particolare, rivedendo la politica dei sussidi salariali per i giovani, che dovrebbero incentivare la loro assunzione. “Le recenti statistiche sulla disoccupazione giovanile indicano che i sussidi salariali per i giovani non sono stati capaci di sradicarla. Nonostante lo schema dei sussidi, i giovani senza lavoro sono cresciuti da 3,14 milioni nel 2009 agli attuali 3,38 milioni” afferma il Presidente della Commissione Giustizia e Pace nella dichiarazione pervenuta all’Agenzia Fides. <br />Il programma di sussidi, avviato nel 2014 e che doveva concludersi entro dicembre 2016, è stato prolungato di un altro anno. Secondo Mons. Gabuza questo non è però sufficiente a creare nuova occupazione, perché “entro la fine di dicembre di quest’anno, si suppone che il programma crei 423.000 nuovi posti di lavoro. Anche se si riuscisse a raggiungere l’obiettivo prefissato, questo sarebbe ancora molto al di sotto delle 3,2 milioni opportunità di lavoro giovanile di cui il Paese necessita”.<br />“Giustizia e Pace” ritiene inoltre che i sudafricani dovrebbero essere preoccupati perché "la realtà della disoccupazione giovanile nel nostro Paese è un sintomo di un problema più profondo di un capitalismo senza freni che ha creato una crisi economica globale che i capitalisti stessi non sono in grado di risolvere”.<br />Mons. Gabuza conclude avvertendo che “in un mondo in cui la dignità del lavoro è subordinata al potere del profitto, creiamo una società dello scarto nella quale si perde il profondo rispetto della dignità del lavoro e dove la gioventù e gli anziani sono ridotti a costi di produzione che possono essere facilmente eliminati quando è necessario”. <br />Tue, 03 May 2016 11:23:04 +0200AMERICA/PORTO RICO - “Rifondare Puerto Rico, ma per questo dobbiamo essere uniti” dice Mons. González Nieveshttp://www.fides.org/it/news/59944-AMERICA_PORTO_RICO_Rifondare_Puerto_Rico_ma_per_questo_dobbiamo_essere_uniti_dice_Mons_Gonzalez_Nieveshttp://www.fides.org/it/news/59944-AMERICA_PORTO_RICO_Rifondare_Puerto_Rico_ma_per_questo_dobbiamo_essere_uniti_dice_Mons_Gonzalez_NievesSan Juan – "Oggi il paese ci chiede di non tacere. Tacere significa rassegnarsi. E noi portoricani sono uomini di pace, ma non ci rassegniamo": con queste parole l'Arcivescovo di San Juan di Puerto Rico, il francescano Mons. Roberto Octavio González Nieves, è intervenuto a New York, durante il forum svoltosi presso il Center for Puerto Rican Studies presso l'Hunter College, il 22 e 23 aprile, dal titolo "Refundemos a Puerto Rico". <br />Nel suo discorso, Mons. González in primo luogo si è rivolto agli emigrati portoricani di New York e ai figli degli immigrati nati nel paese nordamericano, sottolineando che "ogni riflessione sul popolo portoricano che escluda i portoricani della diaspora sarebbe incompleta". Quindi ha proseguito: "noi portoricani siamo molto divisi e polarizzati, non siamo uniti. La nostra unità è necessaria se vogliamo progredire, se eliminiamo le disuguaglianze tra noi e riusciamo a vivere con i nostri diversi punti di vista in uno spirito di rispetto reciproco, con amore e misericordia. In questo senso, lo sforzo di rifondare il nostro Paese può diventare un progetto per creare quell'unità così necessaria e voluta da tutti i portoricani".<br />Il forum di New York ha trattato anche la situazione economica e politica connessa alla grave crisi che sta vivendo Puerto Rico . Alla fine del 2015 nel paese risultavano circa 3 milioni e mezzo di abitanti, mentre all’estero ce ne erano circa 5 milioni . Solo negli ultimi mesi hanno lasciato il paese circa 500 mila residenti, in modo ufficiale.<br />Il governo di Puerto Rico da tempo non riesce a pagare i debiti contratti. Il governatore Alejandro García Padilla ha annunciato i mancati pagamenti del 1 maggio in un discorso televisivo e ha implorato il Congresso americano di dare a Puerto Rico gli strumenti legali necessari per ristrutturare il proprio debito.<br /> <br />Tue, 03 May 2016 10:44:50 +0200AFRICA/ETIOPIA - “Non è qui, è risorto! Inni as hin jiru; ka’eera!” : Pasqua nella missione di Robehttp://www.fides.org/it/news/59943-AFRICA_ETIOPIA_Non_e_qui_e_risorto_Inni_as_hin_jiru_ka_eera_Pasqua_nella_missione_di_Robehttp://www.fides.org/it/news/59943-AFRICA_ETIOPIA_Non_e_qui_e_risorto_Inni_as_hin_jiru_ka_eera_Pasqua_nella_missione_di_RobeKofale – “Questa Pasqua è stata caratterizzata dalla pioggia e dalle tenebre. Siamo stati senza corrente elettrica le intere giornate di sabato santo e domenica. Prevedendo che non ci sarebbe stato posto sufficiente in chiesa, abbiamo preparato la liturgia dell’acqua e del battesimo sul sagrato della nostra piccola chiesa di Kofale. Tutto ben preparato con erba, fiori ed una forte lampada, ma la corrente elettrica non è tornata”. Padre Angelo Antolini, Prefetto apostolico di Robe, racconta all’Agenzia Fides come ha celebrato insieme alla sua comunità la santa Pasqua, domenica 1 maggio. <br />“Ha piovuto forte tutto il pomeriggio - continua - e non è stato facile gestire le 180 persone presenti alla veglia, ma ce l’abbiamo fatta e bene. Abbiamo arrangiato un generatore per la notte e durante la processione della luce, che facciamo sempre partendo dalla casa adiacente delle suore, la pioggia è diminuita. Una volta in chiesa abbiamo sistemato tutti con ordine, quelli di Kofale, di Gode e Denda, quelli che dovevano ricevere il battesimo, la cresima e altri sacramenti, i bambini piccoli avevano il loro posto per poter dormire, quando ne avevano bisogno. <br />La liturgia della Parola si è svolta con ordine e attenzione. Ogni tre letture ho lasciato uno spazio alle riflessione. Ho sempre spezzato una parola come il Signore mi ispirava e, confidando in Lui, mi ha aiutato a dare una parola semplice ma profonda e sentita. All’una di notte siamo arrivati alla liturgia dell’acqua. Sembrava che non piovesse più. Appena siamo usciti invece è ricominciata una pioggerellina fine e fastidiosa ed in più la grande lampada non si è voluta accendere. Un pò di panico per trovare una soluzione con un’altra lampada arrangiata lì per lì, e tanta confusione con la poca luce per i trentacinque catecumeni che dovevamo riuscire a mettere in ordine in qualche modo insieme ai loro padrini. La pioggerellina ci ha accompagnati sempre, ma nessuno se ne è accorto, ce ne siamo accorti quando verso le due siamo rientrati in chiesa e l’evaporazione ha reso il pavimento tutto bagnato e saturo di umidità. <br />La liturgia eucaristica è stata molto più celere, ma anche molto profonda nella commozione dei neofiti, davvero presi dal grande mistero. Qualcuno ha dato anche la sua testimonianza di contentezza e felicità della vita nuova che cominciava in Lui. La presenza dello Spirito del Signore risorto era palpabile, quasi fisica e ci ha messo nella pace profonda del cuore. Abbiamo terminato prima delle tre e con tutta la comunità abbiamo consumato il tradizionale agnello pasquale.” “In questa notte di Pasqua - conclude padre Angelo - alla lettura del Vangelo: … lui non è qui; è risorto! - Inni as hin jiru; ka’eera!, ho provato una grande commozione, circondato dall’Amore di tutti i miei fratelli”. <br />Tue, 03 May 2016 09:58:31 +0200ASIA/TAILANDIA - Conferma del Direttore nazionale delle POM, d. Peter Watchasin Kritjharoenhttp://www.fides.org/it/news/59942-ASIA_TAILANDIA_Conferma_del_Direttore_nazionale_delle_POM_d_Peter_Watchasin_Kritjharoenhttp://www.fides.org/it/news/59942-ASIA_TAILANDIA_Conferma_del_Direttore_nazionale_delle_POM_d_Peter_Watchasin_KritjharoenCittà del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 3 marzo 2016 ha confermato nell’incarico di Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Tailandia per un quinquennio , d. Peter Watchasin Kritjharoen, del clero della diocesi di Ratchaburi. Tue, 03 May 2016 08:31:26 +0200ASIA/PALESTINA - Il Presidente Abu Mazen: abbiamo la missione e il dovere di proteggere la presenza dei cristiani in Medio Orientehttp://www.fides.org/it/news/59941-ASIA_PALESTINA_Il_Presidente_Abu_Mazen_abbiamo_la_missione_e_il_dovere_di_proteggere_la_presenza_dei_cristiani_in_Medio_Orientehttp://www.fides.org/it/news/59941-ASIA_PALESTINA_Il_Presidente_Abu_Mazen_abbiamo_la_missione_e_il_dovere_di_proteggere_la_presenza_dei_cristiani_in_Medio_OrienteRamallah - La tutela della presenza cristiana in Palestina e in tutto l'Oriente “è per noi un compito e una missione”: così il Presidente palestinese Abu Mazen ha ribadito il proprio impegno a far tutto il possibile per onorare tale dovere, a vantaggio dell'unità e del bene comune di tutto il popolo palestinese. Il Capo di Stato arabo ha confermato il suo impegno nel messaggio rivolto ai cristiani in occasione della Pasqua, celebrata ieri dalla Chiese che seguono il Calendario giuliano, vissuta in Palestina come festività nazionale.<br />“Non è un segreto” si legge nel testo diffuso dal leader palestinese “che il destino dei cristiani in Medio Oriente è carico di insidie”, in una spirale che mette a rischio la convivenza, il pluralismo e la libertà religiosa. Per questo – ha rimarcato Abu Mazen – occorre ccontrastare in ogni modo tutti i tentativi volti a indebolire la presenza dei cristiani autoctoni in Terra Santa.<br />Nel messaggio pasquale, il Presidente palestinese ha voluto sottolineare che la permanenza di una comunità cristiana araba a Gerusalemme è percepita come una ricchezza e un aiuto a vivere in pienezza il pellegrinaggio ai Luoghi Santi anche dai cristiani provenienti da ogni parte del mondo, che visitano la Terra Santa soprattutto in occasione delle solennità liturgiche.<br />Nel testo presidenziale, tra le novità positive registrate negli ultimi tempi riguardo alla presenza cristiana in Terra Santa, il Presidente palestinese ha ricordato l'accordo globale tra la Santa Sede e lo Stato palestinese, firmato il 26 giugno 2015 e entrato in vigore all'inizio del 2016. .Mon, 02 May 2016 12:29:37 +0200AFRICA/NIGERIA - Boko Haram si sta spostando verso sud seguendo il movimento dei pastori Fulani?http://www.fides.org/it/news/59940-AFRICA_NIGERIA_Boko_Haram_si_sta_spostando_verso_sud_seguendo_il_movimento_dei_pastori_Fulanihttp://www.fides.org/it/news/59940-AFRICA_NIGERIA_Boko_Haram_si_sta_spostando_verso_sud_seguendo_il_movimento_dei_pastori_FulaniAbuja - “I cambiamenti climatici stanno spingendo i pastori Fulani dal nord della Nigeria al sud, ma in questo movimento di popolazione si teme che si siano infilati i combattenti di Boko Haram in fuga dalle stesse aree dalle operazioni dell’esercito” dice all’Agenzia Fides p. Patrick Tor Alumuku, direttore dell’ufficio per le comunicazioni sociali dell’Arcidiocesi di Abuja.<br />“La questione dei pastori Fulani è una cosa molto seria” dice p. Patrick dopo l’assalto al villaggio di Nimbo del 25 aprile, con la morte di almeno 20 persone, e dell’agguato all’automobile del Card. John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja, perpetrato il 28 aprile, nello Stato di Edo. <br />“Le due località sono distanti più di 200 km l’una dall’altra, ma sono sempre nel sud-est della Nigeria” rimarca p. Patrick, facendo capire l’estensione dell’instabilità associata al movimento dei Fulani. <br />“Il Sahara sta avanzando nel nord della Nigeria, e quest’anno è stato particolarmente duro per i pastori Fulani che stanno scendendo con decine di migliaia di bovini verso sud alla ricerca di acqua e pascoli” dice il sacerdote. “Questo sta alimentando forti tensioni con i contadini nel centro e nel sud del Paese. I Fulani sono armati per difendere le proprie mandrie dai furti di bestiame. Ma i massacri a loro attribuiti negli ultimi tempi nel sud della Nigeria appaiono essere opera di altri gruppi che si nascondano dietro questo movimento di massa di pastori”. “Sempre più nigeriani affermano che i massacri sono compiuti da membri di Boko Haram che si stanno spostando nel sud della Nigeria” conclude il sacerdote. Mon, 02 May 2016 12:17:44 +0200AFRICA/NIGERIA - “Un massacro annunciato; dove sono le forze di sicurezza?” si chiede il Vescovo di Nsukka dopo la strage del 25 aprilehttp://www.fides.org/it/news/59939-AFRICA_NIGERIA_Un_massacro_annunciato_dove_sono_le_forze_di_sicurezza_si_chiede_il_Vescovo_di_Nsukka_dopo_la_strage_del_25_aprilehttp://www.fides.org/it/news/59939-AFRICA_NIGERIA_Un_massacro_annunciato_dove_sono_le_forze_di_sicurezza_si_chiede_il_Vescovo_di_Nsukka_dopo_la_strage_del_25_aprileAbuja - “L'aspetto più doloroso della strage di Nimbo è che è stata annunciata, prevista ed eseguita senza inibizioni, in pieno giorno” afferma Sua Ecc. Mons. Godfrey Igwebuike Onah, Vescovo di Nsukka, nello Stato di Enugu, nel sud-est della Nigeria, in una dichiarazione all’indomani del massacro di almeno una ventina di persone avvenuto nelle prime ore del 25 aprile, nella località di Nimbo nella Uzo-Uwani Local Government Area.<br />“Ancora?” è la domanda che il Vescovo, nel documento inviato all’Agenzia Fides, riporta ricordando che “si sentono storie simili negli ultimi tempi in diverse parti del Paese, inclusa Abbi, un’altra comunità nella nostra diocesi, anche questa nella Uzo-Uwani Local Government Area”.<br />Il Vescovo denuncia le carenze della forze di sicurezza che avrebbero facilitato gli attaccanti: “sembra che il governo dello Stato avesse fatto dei tentativi per garantire la sicurezza nella zona prima dell'incidente. Ma ciò che coloro che hanno perso i loro cari e tutti noi vogliamo sapere è il motivo per cui le forze di sicurezza hanno effettuato una “ritirata tattica” poco prima l'attacco e il motivo per cui, quando queste sono tornate sul luogo del massacro, non c’è stato alcun tentativo di perseguire e arrestarne gli autori”.<br />Il massacro è attributo a pastori Fulani: un gruppo di loro avrebbe assalito il 28 aprile, in un’altra località della Nigeria, nello Stato di Edo, l’automobile del Card. John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja. Secondo Mons. Onah gli assalitori, oltre ad uccidere indiscriminatamente gli abitanti di Nimbo, hanno preso particolarmente di mira le abitazioni dei sacerdoti cristiani, sia quella del pastore protestante sia quella del parroco cattolico. In quest’ultimo caso solo la mancanza di liquido infiammabile ha impedito al gruppo armato di incendiarla. <br />Il Vescovo riporta le inquietudini della popolazione locale che si chiede se il gruppo che ha commesso queste atrocità sia costituito solo da pastori Fulani oppure “se Boko Haram è stato effettivamente indebolito, come asserisce il governo di Abuja, o invece si è semplicemente spostato dal nord est-al sud-est”. Mon, 02 May 2016 11:19:26 +0200ASIA/SIRIA - I Vescovi cattolici di Aleppo: partecipiamo alla Passione di Cristo, le nostre sofferenze non saranno vanehttp://www.fides.org/it/news/59938-ASIA_SIRIA_I_Vescovi_cattolici_di_Aleppo_partecipiamo_alla_Passione_di_Cristo_le_nostre_sofferenze_non_saranno_vanehttp://www.fides.org/it/news/59938-ASIA_SIRIA_I_Vescovi_cattolici_di_Aleppo_partecipiamo_alla_Passione_di_Cristo_le_nostre_sofferenze_non_saranno_vaneAleppo – “Noi siamo figli della Risurrezione, figli della Speranza, e crediamo fermamente che queste sofferenze non andranno a vuoto: sull'esempio dei Santi e dei Martiri, le uniamo con la Passione di Cristo, perché diventino sofferenze santificate e santificanti, per la pace in Siria e la salvezza della nostra città”. Così i Vescovi cattolici di Aleppo, in un messaggio rivolto innanzitutto ai propri fedeli, offrono parole di consolazione e speranza agli abitanti della città-martire siriana, di nuovo stravolta dal riacutizzarsi del conflitto che dopo poche settimane di tregua è tornato a infierire sulla popolazione civile, sia nei quartieri controllati dal governo che in quelli dove sono insediate le milizie ribelli, con lanci di artiglieria e bombardamente che hanno colpito anche un ospedale gestito da Medici senza Frontiere. <br />In un messaggio, pervenuto all'Agenzia Fides, i Vescovi cattolici di Aleppo rivolgono il loro grido “alle coscienze di chi progetta e chi esegue questa guerra”, implorando ad alta voce “Basta!” per “amor di Dio” e “per misericordia degli uomini”, per “il grido del sangue dei bambini e dei martiri che sale a Dio” e “per le lacrime delle madri in lutto”. <br />Nel delirio di morte e violenza che sommerge Aleppo, i Vescovi cattolici esprimono finalmente uno sguardo cristiano alle sofferenze dei propri fratelli nella fede e di tutti i propri concittadini, lontano dalle pose interessate di chi usa anche le sofferenze dei cristiani come armamentario strumentale per battaglie ideologiche, o come pretesto di mobilitazioni e campagne impostate in chiave cultural-politica. <br />I Vescovi di Aleppo invitano tutti a non lasciarsi “vincere dalla tristezza e dalla disperazione”, e suggeriscono che proprio nella loro misteriosa partecipazione alla passione di Cristo le sofferenze dei cristiani di Aleppo fanno percepire a tutto il mondo qualcosa di come accade nella storia il mistero della salvezza annunciata dal Vangelo. “Questo” riferiscono i Vescovi nel loro comunicato “è il significato più importante della nostra rimanenza in Aleppo”. In questo orizzonte, i Pastori cattolici della città martire siriana rinnovano la consacrazione di Aleppo al Cuore Immacolato di Maria, a colei “che nelle sue apparizioni a Fatima aveva chiesto la consacrazione del mondo al suo Cuore Immacolato per ottenere la pace”. In particolare, nel mese di maggio dedicato a Maria, i Vescovi chiedono ai cattolici di offrire “preghiere, e specialmente il Rosario, nelle nostre chiese per questa intenzione: convertìti a Dio, e supplicando l'intercessione di Maria Vergine, Regina della pace, mettiamo il nostro Paese, la Siria e la nostra città di Aleppo sotto la Sua protezione”.<br />Dell'assemblea dei Vescovi cattolici di Alepo fanno parte l'Arcivescovo siro cattolico Denys Antoine Chahda. l'Arcivescovo greco melchita Jean Clément Jeanbart, l'Arcivescovo maronita Joseph Tobji, l'arcivescovo armeno cattolico Boutros Marayati e il Vescovo caldeo Antoine Audo, insieme al francescano Georges Abou Khazen OFM, Vicario apostolico per i cattolici di rito latino. . Mon, 02 May 2016 11:06:53 +0200AMERICA/NICARAGUA - “Il Nicaragua non è in guerra! Comprare carri armati è contrario alla nostra realtà” afferma Mons. Alvarez Lagoshttp://www.fides.org/it/news/59937-AMERICA_NICARAGUA_Il_Nicaragua_non_e_in_guerra_Comprare_carri_armati_e_contrario_alla_nostra_realta_afferma_Mons_Alvarez_Lagoshttp://www.fides.org/it/news/59937-AMERICA_NICARAGUA_Il_Nicaragua_non_e_in_guerra_Comprare_carri_armati_e_contrario_alla_nostra_realta_afferma_Mons_Alvarez_LagosMatagalpa – "Il Nicaragua non è in guerra, il Nicaragua non vuole la guerra, il Nicaragua non ha bisogno di guerra, né di armi da combattimento pesanti" ha detto il Vescovo di Matagalpa, Sua Ecc. Mons. Rolando José Álvarez Lagos, criticando l'acquisto annunciato di carri armati da parte del governo di Daniel Ortega, iniziativa che ha descritto "contraria alla realtà nazionale". Mons. Alvarez ha parlato su questo tema dopo la Messa in onore di San Giuseppe Artigiano, patrono della parrocchia che porta il nome del santo nel comune di El Tuma-La Dalia, a Matagalpa, celebrata ieri, 1 maggio.<br />"Riconosciamo la partecipazione dell'esercito del Nicaragua al lavoro umanitario, come il fatto di proteggere la produzione agricola, l'allevamento del bestiame e perfino di portare l'assistenza medica alla popolazione; ma la militarizzazione di alcune comunità rurali ha provocato paura e panico tra la popolazione rurale, ecco perché l'acquisto annunciato di carri armati è totalmente contrario alla realtà nazionale" ha detto il Vescovo nella nota inviata a Fides da una fonte locale. Secondo Mons. Alvarez la spesa per l'acquisto di carri armati "potrebbe servire per costruire ospedali, scuole, strade, incoraggiare gli investimenti e l'occupazione. Questo acquisto, di conseguenza, è obsoleto e fuori contesto della realtà nicaraguense" ha concluso.<br />Dai dati della stampa locale si apprende che il Nicaragua vuole acquistare 50 carri armati T-72 e 62 carri armati T-55, facendo diventare l'esercito nicaraguense la potenza militare di terra più grande del centro america.<br /> <br />Mon, 02 May 2016 11:02:59 +0200ASIA/CAMBOGIA - Formazione per i bambini su vulnerabilità e discriminazionehttp://www.fides.org/it/news/59936-ASIA_CAMBOGIA_Formazione_per_i_bambini_su_vulnerabilita_e_discriminazionehttp://www.fides.org/it/news/59936-ASIA_CAMBOGIA_Formazione_per_i_bambini_su_vulnerabilita_e_discriminazionePhnom Penh - Una sessione di formazione e rafforzamento degli studenti, dedicata al tema del supporto ai bambini più vulnerabili e discriminati, è stata tenuta di recente nelle scuole di Oh Cham Na , all’interno di una comunità agricola, e di Andoumg Thmor . Promotore dell’iniziativa lo staff della onlus CCS in Cambogia. Lavagne piene di foglietti colorati con la definizione, in lingua khmer, che ciascuno studente ha ritenuto più valida per i concetti di vulnerabilità e discriminazione. Alla giornata hanno partecipato in totale 71 persone: 39 alunni, 29 maestri e tre rappresentanti delle autorità locali dell’educazione. I concetti sono stati discussi insieme ai ragazzi e tutti sono stati invitati a condividere con il resto del gruppo la propria idea di vulnerabilità e discriminazione. I ragazzi si sono soffermati in particolare su due temi: come identificare i bambini vulnerabili all’interno della loro scuola, sulla base di quali segnali di disagio, e come aiutarli concretamente. <br />Mon, 02 May 2016 10:56:38 +0200AMERICA/COLOMBIA - “Accompagnare il dialogo con l’ELN”: la Chiesa per la pace e per il rilascio dei sequestratihttp://www.fides.org/it/news/59935-AMERICA_COLOMBIA_Accompagnare_il_dialogo_con_l_ELN_la_Chiesa_per_la_pace_e_per_il_rilascio_dei_sequestratihttp://www.fides.org/it/news/59935-AMERICA_COLOMBIA_Accompagnare_il_dialogo_con_l_ELN_la_Chiesa_per_la_pace_e_per_il_rilascio_dei_sequestratiRionegro – "Ci è arrivata la richiesta non di essere garanti, ma di accompagnare, quindi saremo presenti per moderare i colloqui, si spera che questo possa servire a renderli più efficaci e ci porti velocemente verso la pace": così Sua Ecc. Mons. Luis Augusto Castro Quiroga, IMC, Arcivescovo di Tunja e Presidente della Conferenza Episcopale, ha commentato la richiesta pervenuta alla Chiesa colombiana da parte dell’ELN. <br />Secondo le informazioni pervenute a Fides, l’Arcivescovo si è espresso la fine del suo intervento al forum sul Post Conflitto “Impactos Sociales y Empresariales”, svoltosi a Rionegro alla fine della settimana scorsa, al quale hanno partecipato diverse autorità del governo locale e nazionale, oltre ad alcuni diplomatici dei paesi che si sono offerti come mediatori per la pace fra i gruppi di guerriglia e il governo colombiano.<br />Mons. Castro Quiroga ha lanciato anche un appello all’ELN per "liberare tutti gli ostaggi e non chiedere neanche un centesimo", ricordando che è una delle condizioni del governo per avviare i colloqui con l’ELN. Purtroppo ieri l’ELN ha affermato di non tenere sotto sequestro Melisa Trillos né il dirigente contadino Henry Perez, e ciò ha causato ulteriore preoccupazione nelle rispettive famiglie, che non hanno informazioni sul loro stato di salute ed ora nemmeno sul gruppo rapitore.<br />In seguito a questo aggiornamento, Sua Ecc. Mons. Gabriel Angel Villa Vahos, Vescovo di Ocaña, ieri ha chiesto pubblicamente il rilascio di Melisa Trillos, rapita due settimane fa. Il Vescovo ha chiesto ai rapitori di dare prove certe che Melisa è viva e di rispettare la sua vita, perché possa tornare presto in famiglia.<br /> <br />Mon, 02 May 2016 10:35:47 +0200AMERICA/COLOMBIA - Lezioni nella lingua nativa per un gruppo d bambini indigeni di Medellínhttp://www.fides.org/it/news/59934-AMERICA_COLOMBIA_Lezioni_nella_lingua_nativa_per_un_gruppo_d_bambini_indigeni_di_Medellinhttp://www.fides.org/it/news/59934-AMERICA_COLOMBIA_Lezioni_nella_lingua_nativa_per_un_gruppo_d_bambini_indigeni_di_MedellinMedellín – Grazie ad un programma di inclusione offerto dal Comune di Medellín nel quartiere di Niquitao, zona dove molti minori vivono in condizioni precarie, 77 bambini indigeni della comunità Embera potranno frequentare le lezioni scolastiche nella loro lingua nativa. Il programma, organizzato con maestri della stessa etnia, si propone di insegnare a leggere e scrivere. Per quelli che già sono in grado di farlo è previsto anche un avanzamento in altre materie di apprendimento. <br />Mon, 02 May 2016 09:20:22 +0200ASIA/PAKISTAN - Pastorale giovanile con le opere di misericordiahttp://www.fides.org/it/news/59933-ASIA_PAKISTAN_Pastorale_giovanile_con_le_opere_di_misericordiahttp://www.fides.org/it/news/59933-ASIA_PAKISTAN_Pastorale_giovanile_con_le_opere_di_misericordiaLahore - “I giovani hanno bisogno di essere coinvolti, di sperimentare la misericordia e di donare la misericordia. Così il Giubileo ha un senso per loro”: lo dice all'Agenzia Fides P. Jahanzeb Iqbal, sacerdote di Lahore, parroco di St. Antony e Direttore del Servizio di Pastorale giovanile dell'arcidiocesi. Con questo spirito e questa certezza p. Iqbal promuove, durante l'intero anno giubilare, uno speciale programma di iniziative in cui “i giovani cattolici praticano le opere di misericordia”. Per iniziativa di p. Iqbal, i giovani si recano regolarmente negli ospedali o nei quartieri più poveri a visitare le famiglie, si impegnano nel servizio della carità che prepara e distribuisce cibo a emarginati, mendicanti, senza tetto della città. “Si va a celebrare la santa Messa e a portare gioia nelle comunità emarginate, e i giovani si intrattengono con i bambini delle famiglie svantaggiate” racconta a Fides il sacerdote. “Questa è una palestra di misericordia che segna la loro vita e la loro esperienza e che rende la misericordia non una parola astratta, ma estremamente concreta: è la vicinanza a ogni essere umano che soffre” prosegue.<br />I giovani cattolici di Lahore che, nel complesso, sono oltre 50mila, provenienti dalle 26 parrocchie dell'arcidiocesi, hanno accolto con entusiasmo queste iniziative. P.Iqbal sta organizzando anche il viaggio che porterà una delegazione di giovani pakistani alla GMG di Cracovia, evento che i giovani vedono con grande attesa.<br />“La priorità per i giovani cattolici pakistani è sicuramente l'istruzione, soprattutto quella molto qualificata, dato che, terminata la scuola superiore, ben pochi di loro riescono a sostenere i costi di iscrizione all'università, vista l'impossibilità delle loro famiglie” spiega. Inoltre, e conclude, si opera per il dialogo e la pace, per formare cittadini consapevoli, pronti a costruire legami di armonia e riconciliazione nella società, soprattutto con i giovani musulmani. <br />Mon, 02 May 2016 08:28:14 +0200AMERICA/GIAMAICA - Nomina dell’Amministratore Apostolico di Mandevillehttp://www.fides.org/it/news/59932-AMERICA_GIAMAICA_Nomina_dell_Amministratore_Apostolico_di_Mandevillehttp://www.fides.org/it/news/59932-AMERICA_GIAMAICA_Nomina_dell_Amministratore_Apostolico_di_MandevilleCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 1 maggio 2016, ha nominato Amministratore Apostolico della vacante Diocesi di Mandeville S.E. Mons. Charles Dufour, Arcivescovo emerito di Kingston in Jamaica. Mon, 02 May 2016 08:19:27 +0200AFRICA/SUDAFRICA - Nomina del Vicario Apostolico di Ingwawumahttp://www.fides.org/it/news/59931-AFRICA_SUDAFRICA_Nomina_del_Vicario_Apostolico_di_Ingwawumahttp://www.fides.org/it/news/59931-AFRICA_SUDAFRICA_Nomina_del_Vicario_Apostolico_di_IngwawumaCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 30 aprile 2016, ha nominato Vicario Apostolico di Ingwawuma il P. Mandla Siegfried Jwara, C.M.M., Parroco e Superiore Regionale dei Missionari di Mariannhill della Provincia di Umtata. Gli è stata assegnata la sede titolare vescovile di Elefantaria di Proconsolare.<br />Il Rev.do P. Mandla Siegfried Jwara, C.M.M., è nato il 1° febbraio 1957 a St. Nivard, nella diocesi di Mariannhill. Dopo aver frequentato le scuole di Kwa-Hluzingqondo a uMkhomazi, e completato l’High School Education nel 1980, il 1° febbraio 1981 è entrato nella Congregazione dei Missionari di Mariannhill e ha svolto il Noviziato nel Monastero di Mariannhill. Ha emesso la Prima Professione nel 1982 e quella Perpetua nel 1986, completando poi la preparazione filosofica e teologica presso il St. Joseph’s Theological Institute di Cedara . È stato ordinato sacerdote il 14 febbraio 1987.<br />Successivamente ha ricoperto i seguenti incarichi e compiuto ulteriori studi: 1987-1992: Vicario parrocchiale e Parroco nella Claivaux Mission a Mpendle ; 1992-1993: Diploma in Human Development, Leadership, Formation & Community Building all’ Institute of St. Anselm, Londra, Inghilterra; 1993-1998: Maestro dei Novizi nel Monastero di Mariannhill e per un breve periodo Rettore C.M.M a Merrivale, oltre che Consigliere provinciale. Al contempo, ha conseguito un Master’s Degree in Teologia presso l’University of KwaZulu-Natal, Pietermaritzburgh; 1998-2002: Provinciale C.M.M ; 2002- 2004: Consigliere Generale C.M.M ; 2005-2006: Parroco a Port St. John e nella Missione St. Patrick e Consigliere provinciale C.M.M.; 2006-2009: Eletto nuovamente Provinciale C.M.M.; 2009-2014: Parroco di St. Patrick, Consultore diocesano e Decano dell’Eastern Deanery; dal 2014: Superiore regionale della Regione di Umtata e Parroco della Missione di St. Patrick.<br />Il Vicariato Apostolico di Ingwavuma è stato eretto nel 1962, ha una superficie di 12.309 kmq e una popolazione di 754.315 abitanti, di cui 26.730 sono cattolici. Ci sono 6 parrocchie, 14 sacerdoti , 14 fratelli religiosi, 5 suore e 3 seminaristi. <br />Mon, 02 May 2016 08:15:24 +0200VATICANO - Il Card. Filoni sugli Ordinariati militari nei territori missionarihttp://www.fides.org/it/news/59930-VATICANO_Il_Card_Filoni_sugli_Ordinariati_militari_nei_territori_missionarihttp://www.fides.org/it/news/59930-VATICANO_Il_Card_Filoni_sugli_Ordinariati_militari_nei_territori_missionariCittà del Vaticano – Le comunità ecclesiali definite Ordinariati militari “realizzano, nello specifico ambiente militare, con la peculiare mobilità che lo caratterizza, una presenza e un’attività che si accorda perfettamente con la finalità missionaria del nostro Dicastero”. Lo ha sottolineato il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli , nel suo intervento pronunciato ieri a Roma, nel quadro delle iniziative per il Giubileo dei militari e della polizia, che ha avuto per tema “La situazione degli Ordinariati militari nei territori dipendenti dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli”, nel XXX anniversario della Costituzione Apostolica “Spirituali militum curae”.<br />Il Prefetto del Dicastero Missionario ha ricordato che dipendono dalla CEP sei Ordinariati militari: due in Asia , tre in Africa e uno in Nuova Zelanda. L’Ordinariato di più antica costituzione è quello dell’Indonesia , il più recente è quello della Corea del Sud . Il Card. Filoni ha sottolineato che “in nessun caso, è stato siglato un accordo formale con i rispettivi governi per l’assistenza spirituale delle forze armate” e ciò li espone “all’incertezza delle mutevoli situazioni socio-politiche che si possono verificare”. L’assistenza spirituale ai militari viene comunque assicurata anche in altri Paesi sotto la giurisdizione della CEP, secondo varie forme e modalità delle Chiese locali.<br />Soffermatosi sui motivi dell’ esiguità del numero degli Ordinariati militari rispetto alla vastità dei territori affidati al Dicastero Missionario , il Card. Filoni ha sottolineato che “non sempre sono presenti quelle condizioni politiche che costituiscono i necessari presupposti per la creazione di circoscrizioni ecclesiastiche militari”. Inoltre la loro creazione “dipende dalla maturità politica, dal regime vigente, come pure dai rapporti tra Chiesa e Autorità statali”. Tra le altre ragioni l’instabilità governativa e, in alcuni casi, il timore dei Vescovi che “il potere politico possa servirsi dell’Ordinario castrense per ‘addomesticare’ ed ‘imbavagliare’ la Chiesa e l’episcopato”. <br />Gli Ordinariati militari dipendenti dalla CEP, eccetto quello della Corea, “presentano, il più delle volte una struttura poco più che embrionale” ha sottolineato il Cardinale, ricordando che i sei Ordinari sono tutti Vescovi, e tre di loro sono anche Ordinari di Arcidiocesi. I cappellani militari, poco più di 170, appartengono quasi tutti al clero secolare, mentre le religiose sono poco più di una quarantina, la maggioranza concentrate nell’Ordinariato della Corea del Sud. “Per lo più, i cappellani non sono inquadrati militarmente e, nella generalità, non sono incardinati nell’Ordinariato Militare” ha precisato il Cardinale. <br />Il Card. Filoni ha concluso il suo intervento citando le parole del Santo Padre Francesco ai partecipanti al IV Corso di formazione dei cappellani militari al diritto internazionale umanitario, le quali “indicano con forza la convinzione che deve animare e l’impegno che deve assumere, in particolare la cosiddetta ‘Chiesa in stellette’, di essere una autentica Chiesa artigiana della pace”. <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/it/attachments/view/file/Ordinariati_Militari_Intervento_Prefetto_2016.docx">Il testo integrale della relazione del Cardinale, in italiano</a>Sat, 30 Apr 2016 12:02:13 +0200