Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/FILIPPINE - Crisi di Marawi: leader cristiani e musulmani di Mindanao favorevoli ai negoziatihttp://www.fides.org/it/news/62547-ASIA_FILIPPINE_Crisi_di_Marawi_leader_cristiani_e_musulmani_di_Mindanao_favorevoli_ai_negoziatihttp://www.fides.org/it/news/62547-ASIA_FILIPPINE_Crisi_di_Marawi_leader_cristiani_e_musulmani_di_Mindanao_favorevoli_ai_negoziatiMarawi – “Siamo molto preoccupati. I terroristi hanno proposto uno scambio di prigionieri: per liberare p. Teresito Suganob hanno chiesto il rilascio di genitori e parenti di Abdullah e Omar Maute, i leader del gruppo. Il governo ha rifiutato, dato che il Presidente Duterte ha ribadito che non tratterà coi terroristi. L'assedio di Marawi è cominciato il 23 maggio e va avanti. Auspichiamo ora un negoziato per liberare gli ostaggi, con un approccio inclusivo, che è sostenuto dalla società civile di Mindanao. I leader di etnia maranao e diversi leader islamici come quelli del Moro Islamic Liberation Front hanno dato la loro disponibilità a farsi mediatori. Questo coinvolgimento è utile e potrebbe dare una svolta allo stallo attuale”: lo dice all’Agenzia Fides il Vescovo Edwin de La Pena, che guida la piccola comunità cattolica di Marawi, dove da 36 giorni si combatte e i terroristi del gruppo "Maute", che hanno giurato fedeltà all’Isis, sono asserragliati nei sotterranei di alcuni edifici, con molti ostaggi, tra i quali 15 cristiani. I militanti tengono in scacco da oltre un mese l'esercito di Manila.<br />“Sappiamo da uno degli ostaggi liberati che p. Suganob è vivo e sta bene, anche se provato dal sequestro. Ora i terroristi vogliono usare gli ostaggi per salvarsi la vita. Siamo in una fase molto delicata in cui bisognerà trovare una soluzione praticabile”, nota il Vescovo. <br />“Nei giorni scorsi – riferisce a Fides il Vescovo – abbiamo avuto l’incontro della Bishop-Ulama Conference che riunisce leader cristiani e musulmani di Mindanao. La Conferenza suggerisce al governo di tenere un approccio inclusivo per risolvere la crisi, coinvolgendo i leader islamici e ponendoli in prima linea nelle trattative”.<br />Il 25 giugno scorso, in occasione della fine del mese sacro islamico del Ramadan, alcuni leader musulmani, incaricati come emissari dall'esercito filippino, hanno incontrato Abdullah Maute durante un cessate il fuoco di otto ore, concordato per la festa islamica dell’Id al-Fitr. I leader terroristi hanno espresso le condizioni per il rilascio degli ostaggi, che includono lo scambio di prigionieri e la ritirata, tramite un accordo garantito dal Milf, storica formazione guerrigliera di Mindanao. Il governo filippino finora ha sempre ribadito di non voler trattare con i terroristi.<br />Intanto si moltiplicano nella nazione le iniziative interreligiose per chiedere la fine della crisi. A Cebu le comunità musulmane hanno invitato le persone di diverse fedi a “rispettarsi e amarsi reciprocamente” per promuovere la pace. Un incontro di preghiera interreligioso si è tenuto al centro di pellegrinaggi della Basilica del Santo Nino a Cebu City, organizzato dalla Chiesa e dai leader islamici locali. Questi hanno pubblicamente espresso dolore e solidarietà verso i cristiani, per le atrocità compiute a Marawi dai membri del gruppo Maute. <br />Wed, 28 Jun 2017 11:38:19 +0200AFRICA/NIGERIA - La polizia libera un sacerdote vittima di un sequestro a scopo d’estorsionehttp://www.fides.org/it/news/62546-AFRICA_NIGERIA_La_polizia_libera_un_sacerdote_vittima_di_un_sequestro_a_scopo_d_estorsionehttp://www.fides.org/it/news/62546-AFRICA_NIGERIA_La_polizia_libera_un_sacerdote_vittima_di_un_sequestro_a_scopo_d_estorsioneLagos - Liberato dalla polizia un sacerdote cattolico che era rimasto vittima di un rapimento a scopo d’estorsione.<br />P. Charles Nwachukwu, della diocesi di Okigwe, nello Stato di Imo era stato rapito da 5 banditi armati il 16 giugno mentre transitava con la sua autovettura lungo la strada di Umuokpu Agbajah a Nwangele L.G.A. La polizia ha avviato subito le indagini che hanno permesso di rintracciare il luogo di detenzione del sacerdote, nella foresta di Umuokpu.<br />Il 18 giugno una squadra d’intervento dello Stato di Imo ha preso di sorpresa tre rapitori che tenevano in custodia l’ostaggio, ed è riuscita a liberare p. Nwachukwu senza colpo ferire. <br />Il blitz della polizia ha permesso inoltre di recuperare l’automobile del sacerdote, alcune armi e diverse munizioni e persino un teschio. Le autorità hanno reso noto che gli arrestati hanno collaborato con la polizia, permettendo di individuare i loro complici, ammettendo di aver commesso altre rapine e rapimenti nell’area.<br />Negli ultimi anni, in Nigeria, specie negli Stati meridionali, sono aumentati i rapimenti a scopo estorsivo di preti e religiosi in genere lungo le arterie che collegano una città all’altra. La maggior parte di loro vengono liberati dopo pochi giorni, ma da quasi due anni non si hanno notizie di p. Gabriel Oyaka, religioso nigeriano spiritano , rapito il 7 settembre 2015 nello Stato di Kogi . <br />La Conferenza Episcopale della Nigeria ha vietato il pagamento di qualsiasi riscatto nel caso del rapimento di sacerdoti e religiosi/e. <br />Wed, 28 Jun 2017 11:35:36 +0200AMERICA/CILE - La Patagonia unita nella vicenda dei due minatori intrappolati sottoterrahttp://www.fides.org/it/news/62545-AMERICA_CILE_La_Patagonia_unita_nella_vicenda_dei_due_minatori_intrappolati_sottoterrahttp://www.fides.org/it/news/62545-AMERICA_CILE_La_Patagonia_unita_nella_vicenda_dei_due_minatori_intrappolati_sottoterraAysen – "In Patagonia diciamo sempre che siamo uniti nei buoni e nei cattivi momenti, in quelli difficili. Uniti alle famiglie di Jorge e Enrique, ai minatori, alle autorità, all'impresa, all'intera popolazione": con queste parole, Mons. Luigi Infanti della Mora, O.S.M., Vescovo del Vicariato Apostolico di Aysén ha incoraggiato i partecipanti ad una Messa celebrata per i minatori che sono rimasti intrappolati sottoterra ormai 18 giorni fa. Secondo la nota pervenuta a Fides, la celebrazione è stata molto sentita dai tanti presenti: familiari, autorità e membri del gruppo che continua a lavorare per arrivare al posto dove sono sepolti.<br />Alla fine della celebrazione, il generale Fernando San Cristóbal, a capo del gruppo di soccorso, ha detto: "Purtroppo è impossibile trovare vivi Jorge Sánchez e Enrique Ojeda. Dopo 18 giorni di sforzo instancabile, la squadra impegnata continuerà a lavorare in prima linea, fino ad esaurire tutte le risorse. Purtroppo le analisi di vari esperti, basate sull'uso di diverse tecniche, ci permettono di assicurare, con tutta la responsabilità e il rispetto dovuto, che non possono essere trovati vivi. Chiediamo ai media di essere rispettosi di questo momento di dolore".<br />Il caso dei due minatori intrappolati è diventato un caso nazionale, anche perché in Cile è vivo il ricordo della vicenda del gruppo di minatori che sì riuscirono a salvare qualche anno fa : si trattò di 33 minatori intrappolati per 67 giorni a 700 metri di profondità, nella miniera di San Josè .<br />Ieri sera, attraverso un comunicato, la Compagnia Minera Cerro Bayo ha confermato che "non c'è alcuna possibilità di trovare vivi i minatori Jorge Sánchez e Enrique Ojeda", bloccati sotto terra per un incidente accaduto il 9 giugno.<br /> <br />Wed, 28 Jun 2017 11:29:56 +0200ASIA/IRAQ - Conferenza a Bruxelles sul futuro dei cristiani nella Piana di Ninive. Ma il Patriarcato caldeo non partecipahttp://www.fides.org/it/news/62544-ASIA_IRAQ_Conferenza_a_Bruxelles_sul_futuro_dei_cristiani_nella_Piana_di_Ninive_Ma_il_Patriarcato_caldeo_non_partecipahttp://www.fides.org/it/news/62544-ASIA_IRAQ_Conferenza_a_Bruxelles_sul_futuro_dei_cristiani_nella_Piana_di_Ninive_Ma_il_Patriarcato_caldeo_non_partecipaBruxelles – Il Patriarcato caldeo non prende parte alla Conferenza convocata per oggi mercoledì 28 giugno a Bruxelles, presso il Parlamento Europeo, e dedicata al futuro dei cristiani nella Piana di Ninive e nelle terre del nord dell'Iraq appena sottratte al controllo dei jihadisti dell'autoproclamato Stato Islamico . In una nota, diffusa la scorsa settimana, il Patriarcato caldeo ha motivato la sua decisione ricordando, tra l'altro, che “il futuro dei cristiani è legato al futuro di tutto il popolo iracheno”, del quale i cristiani iracheni sono parte integrante. Quindi è opportuno riflettere sul destino della presenza cristiana in Iraq insieme alle autorità e alle altre componenti sociali della propria nazione, piuttosto che organizzare presso istituzioni straniere tali momenti di approfondimento e mobilitazione. Se Paesi e istituzioni occidentali vogliono aiutare i cristiani in Iraq – si legge nella nota – possono farlo sostenendo la lotta al terrorismo e la ricostruzione del Paese, così da favorire anche i profughi cristiani che vogliono tornare alle proprie terre d'origine. Il Patriarcato caldeo richiama anche le tante sigle e micro-formazioni politiche cristiane locali a farsi carico delle proprie responsabilità, evitando di inseguire ipotesi politiche fantasiose e irrealizzabili. Già all'inizio di maggio, come documentato dall'Agenzia Fides il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako aveva diffuso una lettera in cui suggeriva ai cristiani di non chiudersi in trincea e di non farsi abbagliare da proposte irrealiste e intempestive. In quell'occasione, il Patriarca sembrava alludere in particolare alle ipotesi – rilanciate anche di recente da politici cristiani iracheni – di istituire nel nord dell'Iraq aree protette riservate alle minoranze etnico-religiose – comprese quelle cristiane – dotandole di autonomia amministrativa o addirittura sottoponendole a garanzie e sistemi di protezione internazionali.<br />Alla conferenza di Bruxelles sul futuro dei cristiani in Iraq, organizzata soprattutto grazie all'impegno del parlamentare europeo Lars Adaktusson, esponente del Partito cristiano democratico svedese, prendono parte rappresentanti di diverse sigle e organizzazioni politiche irachene animate da militanti cristiani. Nel contempo, altre formazioni politiche di matrice cristiana, come l'Assyrian Democratic Movement, nei giorni scorsi avevano confermato ufficialmente la loro decisione di boicottare l'ncontro, la cui impostazione, a loro giudizio, appariva orientata a sostenere una più incisiva preponderanza sulla Piana di Ninive da parte della leadership curda che regge la Regione autonoma del Kurdistan iracheno. . Wed, 28 Jun 2017 11:01:23 +0200AMERICA/VENEZUELA - “Basta furti e profanazioni” denuncia Mons. Ramírez, mentre nella capitale regna il caoshttp://www.fides.org/it/news/62542-AMERICA_VENEZUELA_Basta_furti_e_profanazioni_denuncia_Mons_Ramirez_mentre_nella_capitale_regna_il_caoshttp://www.fides.org/it/news/62542-AMERICA_VENEZUELA_Basta_furti_e_profanazioni_denuncia_Mons_Ramirez_mentre_nella_capitale_regna_il_caosCaracas – Vandali hanno compiuto furti e profanato la chiesa di Santa Rosa de Lima a Caracas. La denuncia è di Sua Ecc. Mons. Tulio Luis Ramírez Padilla, Vescovo ausiliare di Caracas, attraverso un comunicato della Conferenza Episcopale del Venezuela giunto a Fides.<br />All'alba del 26 giugno un gruppo di vandali è entrato nella chiesa parrocchiale retta dai padri Domenicani e ha distrutto l'altare per rubare il Santissimo Sacramento, poi ha rotto l'urna della Madonna di Chapi per rubare la collana della Vergine. Hanno fatto poi altri danni, descritti da padre Oswaldo Montilla, Viceparroco della chiesa che si trova nel quartiere Quebrada Honda di Caracas.<br />Il Vescovo ausiliare di Caracas ha espresso la sua condanna verso questo vandalismo definendolo "veramente doloroso e deplorevole". Ha poi sottolineato che "per la mancanza di sicurezza, vengono violati i nostri templi, le nostre chiese, le nostre cappelle e le strutture parrocchiali".<br />Questo fatto, ha detto Mons. Ramírez, si aggiunge a quanto accaduto poco tempo fa nella chiesa nazionale dell'Adorazione Perpetua, nel quartiere della Concordia, e nella cappella della scuola “Patronato de San José de Tarbes”, quartiere El Paraíso di Caracas.<br />La situazione sembra degenerare ulteriormente e Caracas vive nel caos, come dimostrano anche gli avvenimenti di ieri: un gruppo di militari è entrato nel Parlamento e si è scontrato con deputati e senatori che stavano discutendo l’approvazione dell’indizione dell’Assemblea Costituente. <br />Dopo che il Tribunale supremo di giustizia ha respinto il ricorso contro la proposta di indire un’Assemblea Costituente promossa dal Presidente venezuelano, e le manifestazioni di protesta che sono seguite, le Forze armate sono adesso dislocate nel centro di Caracas. Sempre ieri, molti hanno visto e fotografato un elicottero della polizia scientifica che ha sorvolato la capitale, portando su uno dei lati una bandiera con lo slogan "Libertà 350", alludendo ad un articolo della Costituzione venezuelana che autorizza la rivolta contro autorità antidemocratiche. Il governo ha commentato che si è trattato di un "atto terrorista".<br /> <br />Wed, 28 Jun 2017 09:57:44 +0200OCEANIA/ISOLE MARSHALL - Dimissioni del Prefetto apostolico delle Isole Marshall e nomina del successorehttp://www.fides.org/it/news/62543-OCEANIA_ISOLE_MARSHALL_Dimissioni_del_Prefetto_apostolico_delle_Isole_Marshall_e_nomina_del_successorehttp://www.fides.org/it/news/62543-OCEANIA_ISOLE_MARSHALL_Dimissioni_del_Prefetto_apostolico_delle_Isole_Marshall_e_nomina_del_successoreCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato oggi la rinuncia al governo pastorale della Prefettura Apostolica della Isole Marshall , presentata dal p. Raymundo Sabio, M.S.C.,ed ha nominato Prefetto Apostolico della medesima Prefettura Apostolica, senza carattere episcopale, il p. Ariel Galido, M.S.C., missionario nelle Isole Marshall. <br />Il nuovo Prefetto apostolico è nato il 3 giugno 1975 a Bacuag, Surigao del Norte, nelle Filippine. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 9 giugno 2004. L’anno dopo, nel 2005, è stato inviato nelle Isole Marshall, dove ha lavorato come missionario nelle Parrocchie di diverse Isole. <br />La Prefettura Apostolica delle Isole Marshall, nell’Oceano Pacifico, è stata creata nel 1993 e affidata ai Missionari del Sacro Cuore di Gesù . È composta da 5 isole e 29 atolli, ha una superficie di 181,3 kmq e una popolazione di 58.800 abitanti, di cui 4.925 sono cattolici. Ci sono 6 sacerdoti , 1 diacono permanente, 1 fratello religioso e 8 religiose. <br />Wed, 28 Jun 2017 10:40:18 +0200ASIA/COREA - Nomina del Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Seoulhttp://www.fides.org/it/news/62540-ASIA_COREA_Nomina_del_Vescovo_Ausiliare_dell_arcidiocesi_di_Seoulhttp://www.fides.org/it/news/62540-ASIA_COREA_Nomina_del_Vescovo_Ausiliare_dell_arcidiocesi_di_SeoulCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato oggi Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Seoul , il rev. Job Koo Yobi, Parroco di Po-I Dong, arcidiocesi di Seoul, assegnandogli la sede titolare vescovile di Sfasferia.<br />Il nuovo Vescovo è nato il 25 gennaio 1951. Ha studiato nel Seminario Maggiore di Suwon e, poi, ha completato il servizio di leva in Aviazione con il grado di Sergente . È stato ordinato sacerdote il 24 febbraio 1981 e incardinato nell’arcidiocesi di Seoul. <br />Dopo l’ordinazione ha svolto i seguenti incarichi: 1981-1982: Vicario parrocchiale a I-Mun Dong; 1982-1983: Vicario parrocchiale a Shin-Dang Dong; 1983-1986: Studi presso l’Associazione dei Sacerdoti del Prado, a Lione ; 1986-1991: Parroco a Guro Dong; 1991-1993: Parroco a Sang-ge Dong; 1993-1998: Direttore nazionale dell’Associazione dei Giovani Lavoratori Cattolici; Membro del Comitato Pastorale del Lavoro, Responsabile dell’Associazione dei Sacerdoti del Prado in Corea; 1998-2000: Studi per la Licenza in Spiritualità presso l’Istituto Cattolico di Parigi;<br />2000-2002: Parroco a Jong-ro; 2002-2007: Direttore Spirituale del Seminario maggiore; 2007-2013: Responsabile dell’Associazione dei Sacerdoti del Prado in Corea, Membro del Consiglio Internazionale dell’Associazione dei Sacerdoti del Prado ; dal 2013: Parroco a Po-I Dong. <br />Wed, 28 Jun 2017 09:32:35 +0200ASIA/INDONESIA - Nomina del Vescovo della diocesi di Pangkalpinanghttp://www.fides.org/it/news/62539-ASIA_INDONESIA_Nomina_del_Vescovo_della_diocesi_di_Pangkalpinanghttp://www.fides.org/it/news/62539-ASIA_INDONESIA_Nomina_del_Vescovo_della_diocesi_di_PangkalpinangCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato oggi Vescovo della diocesi di Pangkalpinang , il p. Adrianus Sunarko, O.F.M., Superiore Provinciale e Presidente della Conferenza dei Superiori Maggiori Maschili in Indonesia.<br />Il nuovo Vescovo è nato il 7 dicembre 1966 a Merauke nell’arcidiocesi di Merauke, Papua Occidental .Dopo aver frequentato il Seminario Minore di Mertoyudan, ha completato gli studi filosofici presso la Scuola Superiore di Filosofia Driyarkara a Jakarta e quelli teologici presso la Pontificia Facoltà di Teologia Wedabhakti a Yogyakarta. Ha emesso la professione perpetua il 15 agosto 1994 nell’Ordine dei Francescani Minori ed stato ordinato sacerdote l’8 luglio 1995.<br />Ha svolto, poi, i seguenti incarichi: 1995-1996: Vicario parrocchiale a Kramat ; 1996-2002: Studi di Laurea in Teologia presso la Albert-Ludwig Universität a Friburgo, in Germania; dal 2002: Docente nella Scuola Superiore di Filosofia Driyarkara a Jakarta; 2004-2007: Definitore provinciale OFM; 2007-2009: Vice-Provinciale dell’OFM per l’Indonesia; dal 2010: Superiore della Provincia OFM per l’Indonesia ; dal 2014: Presidente del KOPTARI .<br />La diocesi di Pangkalpinang , suffraganea dell'arcidiocesi di Palembang, ha una superficie di 30.442 kmq e una popolazione di 3.345.000 abitanti, di cui 58.000 sono cattolici. Ci sono 14 parrocchie, 76 sacerdoti , 78 suore e 15 seminaristi. <br />Wed, 28 Jun 2017 09:21:01 +0200ASIA/COREA - Nomina del Vescovo Coadiutore della diocesi di Chejuhttp://www.fides.org/it/news/62538-ASIA_COREA_Nomina_del_Vescovo_Coadiutore_della_diocesi_di_Chejuhttp://www.fides.org/it/news/62538-ASIA_COREA_Nomina_del_Vescovo_Coadiutore_della_diocesi_di_ChejuCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato oggi Vescovo Coadiutore della diocesi di Cheju , il Rev. Pius Moon Chang-woo, Preside della Shinsong Girls’ Middle School, in Cheju. <br />Il nuovo Vescovo è nato il 15 marzo 1963 a Cheju. Ha compiuto gli studi filosofici e teologici presso il Seminario Maggiore di Gwangju, conseguendo il Master in Teologia . È stato ordinato sacerdote il 10 febbraio1996 per la Diocesi di Cheju. Dopo l’ordinazione sacerdotale, ha svolto i seguenti incarichi: 1996-1997: Vicario parrocchiale di Seomoon Parish; 1997-1998: Vicario parrocchiale di Chungang Parish; 1998-1999: Parroco di Choongmoon Parish; 1999-2006: Direttore dell’Ufficio diocesano per la Gioventù e l’Educazione e della Diocesan Students’ Association, Direttore dell’Ufficio per la Catechesi e per i Migranti; 2006-2016: Docente e Padre Spirituale nell’Università Cattolica di Gwangju; 2010-2015:Studi per il Dottorato; dal 2016: Preside della Shinsong Girls’ Middle School.<br />La Diocesi di Cheju , è suffraganea dell’Arcidiocesi di Gwangju. Ha una superficie di 1.849 kmq e una popolazione di 641.355 abitanti, di cui 75.579 sono cattolici. Ci sono 27 parrocchie, 47 sacerdoti diocesani, 7 sacerdoti religiosi, 17 Religiosi, 108 Religiose e 13 seminaristi maggiori. <br />Wed, 28 Jun 2017 09:04:48 +0200ASIA/MYANMAR - Il Cardinale Bo: “Grave preoccupazione per la tragedia dei Rohingya”http://www.fides.org/it/news/62537-ASIA_MYANMAR_Il_Cardinale_Bo_Grave_preoccupazione_per_la_tragedia_dei_Rohingyahttp://www.fides.org/it/news/62537-ASIA_MYANMAR_Il_Cardinale_Bo_Grave_preoccupazione_per_la_tragedia_dei_RohingyaYangon – “Sono un Pastore. Non sono un professionista della politica o del diritto internazionale. Sono commosso dalla sofferenza umana. Grazie a uno sguardo di fede, di giustizia con compassione, parlo contro ogni tipo di oppressione in questo paese. La immane sofferenza della popolazione Rohingya nello stato Rakhine è una delle mie grandi preoccupazioni. Questa preoccupazione è condivisa da Papa Francesco che ha sollevato la sua voce per i musulmani Rohingya”: lo afferma il Cardinale Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon, in un messaggio diffuso a conclusione del mese del Ramadan e inviato all’Agenzia Fides. <br />Il Cardinale ricorda “il grande potenziale” e il “grande futuro” del Myanmar, che deve affrontare questioni cruciali come povertà, migrazioni forzate, forme moderne di schiavitù, conflitti e spostamenti di popolazione, ma anche estremismo religioso e condizione delle minoranze. <br />“Continuiamo ad alzare la nostra voce per la minoranza dei Rohingya. Già anni fa abbiamo indicato le cause di questa tragedia, abbiamo sollevato la questione all'Onu raccontando la terribile persecuzione da loro subita, come una cicatrice terribile sulla coscienza del nostro paese”.<br />E mente gli esperti in materia di diritti umani determineranno gli abusi e le violazioni dei diritti umani nello stato Rakhine e Kachin, Shan, e in tutto il Myanmar – e decideranno se si può parlare di "pulizia etnica", “crimini di guerra”, “crimini contro l'umanità”, “genocidio” – il Card. Bo invita il governo del Myanmar a “lavorare con la comunità internazionale per indagare sui crimini segnalati dall’Onu in modo veramente indipendente, che porti alla giustizia e ad accertare le responsabilità”.<br />“Il Myanmar come nazione affronta molte sfide. Desideriamo che tutti parti perseguano il cammino della pace. Il mondo intero giudica il governo su come sono trattate le minoranze nello stato di Rakhine. Il governo del Myanmar deve allontanarsi da posizioni che non favoriscono la pace e offuscano la sua immagine nella comunità internazionale. C’è bisogno di andare avanti per costruire una pace basata sulla giustizia”, afferma l’Arcivescovo di Yangon. “La pace è possibile. La pace è l'unica via”, conclude. <br />Tue, 27 Jun 2017 13:02:25 +0200AFRICA/CENTRAFRICA - No all’impunità per i crimini commessi, altrimenti si sprofonda di nuovo nell’odio e nella violenzahttp://www.fides.org/it/news/62536-AFRICA_CENTRAFRICA_No_all_impunita_per_i_crimini_commessi_altrimenti_si_sprofonda_di_nuovo_nell_odio_e_nella_violenzahttp://www.fides.org/it/news/62536-AFRICA_CENTRAFRICA_No_all_impunita_per_i_crimini_commessi_altrimenti_si_sprofonda_di_nuovo_nell_odio_e_nella_violenzaBangui - Oltre 5.000 dossier sulle violenze commesse nella Repubblica Centrafricana dal 2014 ad oggi saranno presentati alla Corte Penale Speciale per il Centrafrica dalla Commissione Episcopale “Giustizia e Pace”.<br />“Abbiamo preparato 5.285 dossier che saranno presentati a questa istanza giudiziaria” ha affermato don Frederic Nakombo, Segretario Generale di “Giustizia e Pace”, che ha aggiunto che l’organismo della Chiesa cattolica ha creato una rete per difendere le vittime che si sono appositamente registrate.<br />“Giustizia e Pace” è uno dei diversi organismi della società civile che hanno annunciato di aver compilato dei dossier sui crimini commessi nel Paese da presentare alla Corte Penale Speciale, un organismo creato sotto l’egida dell’ONU per indagare e giudicare i delitti commessi nel Paese dal 2003 al 2015. Le organizzazioni della società civile chiedono di estendere il mandato della Corte fino al 2017, visto che diverse aree della Repubblica Centrafricana vivono ancora nell’insicurezza.<br />Fare in modo che i gravi crimini commessi dai diversi gruppi armati che sconvolgono il Paese non restino impuniti è una delle richieste della Piattaforma delle Confessioni Religiose per la Pace e la Coesione Sociale. Secondo l’Imam Oumar Kobine Layama, gli autori dei crimini sono conosciuti da tutti. Non si può dunque amnistiarli per “evitare che il Centrafrica sprofondi di nuovo nel ciclo dell’odio e della vendetta”.<br />Il Cardinale Dieudionné Nzapalainga, Arcivescovo di Bangui, in una dichiarazione alla Croix ha criticato l’accordo firmato il 19 giugno a Roma sottolineando che “il testo come è stato pubblicato è una porta aperta all’impunità degli autori delle violenze”. Il Cardinale ha altresì smentito di aver sottoscritto questo accordo, raggiunto con la mediazione della Comunità di Sant’Egidio, negando che un “certo Godefroy Mokamanede” presentato come “rappresentante del Cardinale Nzapalainga” lo abbia firmato per suo conto. In un comunicato pubblicato il 22 giugno, il Cardinale afferma di “non avere conferito un mandato a qualcuno per rappresentarlo e prendere impegni a suo nome, né a titolo personale, né come Presidente della CECA né come membro fondatore della Piattaforma delle Confessioni Religiose”. <br />Tue, 27 Jun 2017 11:47:32 +0200AMERICA/MESSICO - Dinanzi all'aumento della violenza la Chiesa crea un organismo per costruire la pacehttp://www.fides.org/it/news/62535-AMERICA_MESSICO_Dinanzi_all_aumento_della_violenza_la_Chiesa_crea_un_organismo_per_costruire_la_pacehttp://www.fides.org/it/news/62535-AMERICA_MESSICO_Dinanzi_all_aumento_della_violenza_la_Chiesa_crea_un_organismo_per_costruire_la_paceMorelia – La Chiesa cattolica nello stato del Michoacan ha creato un organismo incaricato di coordinare e promuovere le azioni pastorali con particolare attenzione alla costruzione della pace, perché, nonostante gli sforzi del governo, la violenza e l'insicurezza sono aumentate, e questo richiede una strategia globale e la partecipazione di tutti.<br />In un comunicato pervenuto a Fides l'Arcidiocesi di Morelia informa che questo organismo mira a formare le coscienze, sviluppare metodologie e proporre una formazione permanente, oltre a coordinare la comunicazione e la cooperazione dei responsabili della società civile per la trasformazione sociale.<br />"Nel Michoacan, malgrado gli sforzi del governo, la violenza continua a crescere - si legge nel comunicato - quindi bisogna intervenire identificando i principali fattori su cui agire con una azione collettiva, con strategie adottate da tutti, ognuno nel suo ambito". L'organismo, denominato "Dimensione diocesana della Giustizia, Pace e Riconciliazione", sarà coordinato dal sacerdote Juan Pablo Vargas, e avrà come sede la chiesa del Carmen, nella città di Morelia.<br />Il periodo di gennaio-maggio dell’anno 1998 e di questo 2017, sono stati i più violenti nello stato di Michoacan, negli ultimi due decenni, con 533 e 528 omicidi rispettivamente, secondo i dati ufficiali del Segretariato esecutivo del Sistema di pubblica sicurezza nazionale .<br /> <br />Tue, 27 Jun 2017 10:41:16 +0200AMERICA/COLOMBIA - Atto storico: con la consegna delle armi da parte delle FARC continua il processo di pacehttp://www.fides.org/it/news/62534-AMERICA_COLOMBIA_Atto_storico_con_la_consegna_delle_armi_da_parte_delle_FARC_continua_il_processo_di_pacehttp://www.fides.org/it/news/62534-AMERICA_COLOMBIA_Atto_storico_con_la_consegna_delle_armi_da_parte_delle_FARC_continua_il_processo_di_paceBogotà – Sarà un atto senza troppi accenti di festa, ma sarà sempre un atto storico quello che si svolge oggi a Bogotà: le FARC , il gruppo di guerriglia più vecchio del continente, non esisteranno più. L'atto consiste nel consegnare definitivamente le armi all'ONU, testimone istituzionale di rilievo. Fra invitati e membri dei colloqui di pace svoltisi a La Havana durante gli ultimi anni, i veri protagonisti sono il Presidente colombiano Juan Manuel Santos e il Capo delle FARC, Rodrigo Londoño.<br />Jean Arnault, Capo della delegazione ONU, dovrà certificare la consegna di 7.132 armi. Mentre Mauricio Jaramillo, uno dei dirigenti delle FARC, ha detto alla stampa locale che "il nostro gruppo sta adempiendo ad ogni punto concordato con la comunità colombiana e la comunità internazionale. La gente vedrà un'organizzazione rivoluzionaria impegnata per la pace. Ad agosto si lancerà il partito e così possiamo entrare in politica".<br /> <br />Tue, 27 Jun 2017 10:25:04 +0200AMERICA/COLOMBIA - I venezuelani che arrivano alla frontiera hanno fame, i Vescovi di confine chiedono supporto dalle autoritàhttp://www.fides.org/it/news/62533-AMERICA_COLOMBIA_I_venezuelani_che_arrivano_alla_frontiera_hanno_fame_i_Vescovi_di_confine_chiedono_supporto_dalle_autoritahttp://www.fides.org/it/news/62533-AMERICA_COLOMBIA_I_venezuelani_che_arrivano_alla_frontiera_hanno_fame_i_Vescovi_di_confine_chiedono_supporto_dalle_autoritaArauca – Gli emigranti venezuelani che stanno attraversando la frontiera con la Colombia sono sempre più numerosi: chi in cerca di lavoro, altri per raggiungere parenti lontani e tutti alla ricerca di una situazione migliore di quella che si vive nel Venezuela. Questo ha spinto le autorità colombiane di frontiera ad alzare la guardia e i controlli, in modo particolare ad Arauca, dove tanti cercano di evadere i controlli pur di arrivare in Colombia.<br />La Chiesa cattolica segue costantemente questa situazione di crisi e qualche giorno fa, in maniera riservata, si sono incontrati il Vescovo della diocesi di Guasdualito , Mons. Pablo Modesto González Pérez, S.D.B., e il Vescovo della diocesi di Arauca , Mons. Jaime Muñoz Pedroza. "E' stato un incontro per guardare come stanno le cose e anticipare quello che potrebbe accadere" ha detto Mons. Muñoz, che ha anche informato della presenza dei rappresentanti dell’UNHCR, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.<br />Secondo la nota inviata a Fides da una fonte locale, per ben quattro ore, presso la sede della Diocesi di Arauca, il gruppo ha analizzato la situazione, ha segnalato i problemi economici e le carenze dei venezuelani. Mons. Gonzalez ha ammesso che la situazione nel suo paese "è diventata una sfida", aggravata dalle proteste che non si fermano da diversi mesi.<br />“Qualcosa dobbiamo fare, bisogna prevedere. La popolazione che arriva ha fame, c'è bisogno di cibo” ha detto Mons. Muñoz. Poi ha spiegato che ad Arauca non si sa come affrontare un gruppo così numeroso. Per ora, attraverso la Pastorale Sociale, si può offrire qualche aiuto, ma "questo è una goccia d'acqua nel deserto". Per il Vescovo di Arauca, "il governo nazionale deve essere più consapevole di quello che sta succedendo su questo confine".<br /> <br />Tue, 27 Jun 2017 09:47:31 +0200AMERICA/BRASILE - Due missionarie Comboniane morte in un incidente stradalehttp://www.fides.org/it/news/62532-AMERICA_BRASILE_Due_missionarie_Comboniane_morte_in_un_incidente_stradalehttp://www.fides.org/it/news/62532-AMERICA_BRASILE_Due_missionarie_Comboniane_morte_in_un_incidente_stradaleS. Antonio do Matupi – Le missionarie Comboniane suor Luisa Manuel, mozambicana di 47 anni, e suor Giuseppina Lupo, italiana di 37 anni, sono morte in Brasile in seguito ad un incidente stradale il 24 giugno intorno a mezzogiorno. Secondo il comunicato del Consiglio generale delle Comboiane, pervenuto a Fides, le due religiose facevano parte della Comunità di S. Antonio do Matupi, nella Diocesi di Humaità, dove stavano tornando dopo aver visitato alcune famiglie. Sulla strada transamazzonica hanno avuto un incidente con la macchina che è costato loro la vita. “Vi chiediamo di pregare insieme a noi per le famiglie delle due Sorelle, specialmente per i genitori, per le Sorelle presenti in Brasile e per suor Luisa e suor Giuseppina. Il Signore le abbracci per sempre nel suo Amore infinito” conclude il comunicato. Tue, 27 Jun 2017 09:26:43 +0200AFRICA/SUD SUDAN - La povertà è grave e dilagante, in giro ci sono sempre più armi e l’insicurezza aumentahttp://www.fides.org/it/news/62531-AFRICA_SUD_SUDAN_La_poverta_e_grave_e_dilagante_in_giro_ci_sono_sempre_piu_armi_e_l_insicurezza_aumentahttp://www.fides.org/it/news/62531-AFRICA_SUD_SUDAN_La_poverta_e_grave_e_dilagante_in_giro_ci_sono_sempre_piu_armi_e_l_insicurezza_aumentaPadova – “Nei giorni scorsi Fao, Unicef e Wfp hanno dichiarato ufficialmente conclusa la carestia aperta nel febbraio scorso. Può darsi sia così, magari nella capitale Juba! Sicuramente non lo è a Yirol, Rumbek, Cueibet, Maper o in uno qualsiasi degli oltre 90 centri sanitari dove siamo impegnati, con i colleghi locali, a far fronte a una situazione ancora drammatica”. Così scrive d. Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm, che ieri sera è ripartito alla volta del Sud Sudan a soli 2 mesi dall’ultima missione sul posto. <br />“Nelle aree rurali, specie al nord del paese, nell’ex stato dei Laghi e di Unity, si fa ancora tanta fatica a trovare cibo e alimenti – scrive d. Dante nella nota inviata a Fides -. Il pound sud-sudanese è ormai carta straccia, la povertà è grave e dilagante e in giro vedi sempre più armi e l’insicurezza aumenta. L’altro ieri una nostra auto, nella contea di Wulu , è stata attaccata. Non hanno toccato il nostro personale, cercavano dollari o alimenti. Ogni mezzo è buono pur di trovare cibo per la famiglia!”<br />“In un contesto così abbiamo bisogno di essere uniti, compatti, sostenerci l’un l’altro – conclude il sacerdote -. Abbiamo molto personale, locale e internazionale, impegnato sul posto a dare assistenza alle tante mamme e bambini, le fasce più deboli e vulnerabili. Quando maggiore è la fatica, tanto più alta e limpida deve essere la consapevolezza della nostra missione. Dove la notte sembra prevalere è doveroso coltivare presenze e segni di speranza!”. <br />Tue, 27 Jun 2017 08:50:19 +0200ASIA/CINA - Ancora viva la testimonianza di un giovane missionario olandese, ucciso a 31 anni per salvare gli sfollati cinesihttp://www.fides.org/it/news/62530-ASIA_CINA_Ancora_viva_la_testimonianza_di_un_giovane_missionario_olandese_ucciso_a_31_anni_per_salvare_gli_sfollati_cinesihttp://www.fides.org/it/news/62530-ASIA_CINA_Ancora_viva_la_testimonianza_di_un_giovane_missionario_olandese_ucciso_a_31_anni_per_salvare_gli_sfollati_cinesiYuan Qu – “Grazie a questo giovane missionario olandese che ha dedicato la sua vita alla Chiesa in Cina e all’evangelizzazione nel Paese, abbiamo potuto avere questo meraviglioso dono della fede in Cristo”: sono le parole di Mons. Peter Wu Jun Wei, Vescovo della diocesi di Yun Cheng nella provincia di Shan Xi, pronunciate durante la solenne commemorazione dei 110 anni della nascita del missionario francescano olandese padre Aemilianus Van Heel, OFM. Il missionario venne assassinato a 31 anni dagli invasori giapponesi perché difendeva ed accoglieva nella sua chiesa gli sfollati cinesi, cattolici e non cattolici, salvando così migliaia di persone che fuggivano dalle violenze dei giapponesi. <br />Secondo le notizie raccolte dall’Agenzia Fides, durante la cerimonia del 17 giugno Mons. Wu ha inaugurato e benedetto la nuova lapide della tomba del missionario. La celebrazione si è svolta tre giorni prima della Giornata Internazionale dei Rifugiati, il 20 giugno. Diversi testimoni hanno ricordato l’eroico comportamento del missionario francescano con fatti toccanti ancora oggi. Secondo Mons. Wu “ha sacrificato la sua preziosa vita all’età di 31 anni per salvare i rifugiati, cattolici e no, dagli invasori giapponesi. Oggi i nostri frutti missionari si devono al suo sangue e al suo sudore. Come cristiani, ma soprattutto noi sacerdoti, religiosi e religiose, dobbiamo seguire le sue orme e quelle di tanti altri pionieri missionari per portare il Vangelo a tutti”. Una nuova lapide è stata posta proprio per mantenere vivo lo spirito di padre Aemilianus, di cui oggi c’è tanto bisogno: l'amore universale e la giustizia. Il Superiore provinciale olandese dei Francescani e l’ex Ambasciatore olandese in Cina, Roland Van den Berg, hanno inviato un telegramma di partecipazione.<br />Padre Aemilianus Van Heel a Leiden, OFM, era nato a Leiden in Olanda, l'8 giugno 1907. Giunse in Cina come missionario nel 1933 e cominciò la sua missione nel villaggio di Shi Tou Ge Ta , a Yuanqu di Chang Zhi, nella provincia di Shan Xi. Era molto amato dagli abitanti, cattolici e non cattolici, parlava bene la lingua cinese, praticava la medicina, accoglieva gli orfani e amava la gente locale, tanto da prendere come nome cinese il più diffuso nel villaggio. In una parola “era sempre pronto a dare tutto per il suo gregge”. <br />Durante l’invasione dell'esercito giapponese a Yuanqu, nel 1938, i militari bruciarono le case, uccisero, rapirono, violentarono e torturarono molte persone. Più di 2.000 donne e bambini si nascosero in chiesa, in cerca di rifugio, grazie al grande coraggio e alla generosità di padre Aemilianus. Il sacerdote aveva organizzato la sistemazione di tutti i rifugiati, alzando i muri di cinta del cortile della chiesa e ampliando la cantina. Affrontò poi i soldati giapponesi che continuavano a compiere violenze contro la popolazione, soprattutto le donne e le ragazze della scuola da lui gestita. Disse ai militari giapponesi: “Finché ci sono io, non porterete via nessuna delle donne o delle ragazze da qui”. I giapponesi lo uccisero brutalmente nella notte dell'8 ottobre 1938.<br /> <br />Tue, 27 Jun 2017 08:33:31 +0200AMERICA/STATI UNITI - Azione legale per bloccare l'espulsione dagli USA dei caldei e degli altri immigrati irachenihttp://www.fides.org/it/news/62529-AMERICA_STATI_UNITI_Azione_legale_per_bloccare_l_espulsione_dagli_USA_dei_caldei_e_degli_altri_immigrati_irachenihttp://www.fides.org/it/news/62529-AMERICA_STATI_UNITI_Azione_legale_per_bloccare_l_espulsione_dagli_USA_dei_caldei_e_degli_altri_immigrati_iracheniDetroit – Gli avvocati statunitensi impegnati nella tutela legale degli immigrati e collegati all'American Civil Liberties Union del Michigan provano a bloccare la potenziale espulsione dagli USA di 1400 immigrati iracheni, che potrebbero essere rispediti in Iraq in base alle nuove disposizioni in materia di immigrazione poste in atto dall'Amministrazione Trump. Con un ricorso depositato sabato 24 giugno presso la Corte federale di Detroit, gli avvocati hanno chiesto che le procedure di espulsione siano bloccate, e che al ricorso legale contro il reimpatrio forzato degli immigrati iracheni sia riconosciuto lo status di class action. <br />La vicenda, come riferito dall'Agenzia Fides riguarda in maniera particolare 114 iracheni, in gran parte cristiani caldei, arrestati nell'area di Detroit dai poliziotti dell’Immigration and Customs Enforcement lo scorso 12 giugno. Si tratta per lo più di uomini residenti negli States da decenni. L'operazione fa seguito all'accordo tra Stati Uniti e Iraq, con cui il governo di Baghdad ha accettato di accogliere un certo numero di cittadini iracheni sottoposti all’ordine di espulsione, pur di essere tolto dalla lista nera delle nazioni colpite dal cosiddetto “muslim ban”, il bando voluto del Presidente Donald Trump per impedire l'accesso negli USA ai cittadini provenienti da sei Paesi a maggioranza musulmana considerati come potenziali “esportatori” di terroristi. Alcuni degli arrestati cristiani avevano avuto in passato problemi con la giustizia, elemento che secondo le forze di polizia giustificherebbe la decisione di sottoporli alla misura del reimpatrio forzato in Iraq. Nella giornata di giovedì 22 giugno, il giudice distrettuale Mark Goldsmith aveva sospeso per 14 giorni le procedure di espulsione, periodo durante il quale dovrà decidere se il suo tribunale è competente per deliberare in merito all'intera vicenda. Anche il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako è intervenuto sul caso: in una lettera al Vescovo caldeo Frank Kalabat, alla guida dell'Eparchia di San Tommaso Apostolo a Detroit, il Primate della Chiesa caldea ha espresso solidarietà e vicinanza alle famiglie degli iracheni colpiti dalle disposizioni di espulsione, e auspicato che il governo statunitense trovi adeguata soluzione all'emergenza umanitaria provocata dalle misure di allontanamento, rivolte anche contro padri di famiglia con figli piccoli . <br />Mon, 26 Jun 2017 12:58:10 +0200ASIA/INDONESIA - I Vescovi accanto ai leader islamici per la fine del Ramadan: si parla di pacehttp://www.fides.org/it/news/62528-ASIA_INDONESIA_I_Vescovi_accanto_ai_leader_islamici_per_la_fine_del_Ramadan_si_parla_di_pacehttp://www.fides.org/it/news/62528-ASIA_INDONESIA_I_Vescovi_accanto_ai_leader_islamici_per_la_fine_del_Ramadan_si_parla_di_paceSemarang – La pace e la convivenza interreligiosa in Indonesia: questo il tema centrale dell’incontro che il neo Arcivescovo Robertus Rubiyatmoko, alla guida della comunità cattolica di Semarang, a Giava centrale, ha avuto in occasione della festa musulmana di Id al-Fitr, momento conclusivo del mese sacro islamico di Ramadan. Come appreso da Fides, l’Arcivescovo ha visitato i leader religiosi e civili musulmani nella Grande Moschea di Java centrale. Accompagnato dal presidente della Commissione diocesana per gli affari ecumenici e interreligiosi, p. Budi Purnomo, Mons. Rubiyatmoko, dopo le preghiere dell’Id-al Fitr, è stato accolto dal vice governatore di Giava centrale, Heru Sudjatmoko e dal presidente della direzione della Grande Moschea, Hajj Noor Achmad. Il discorso si è subito focalizzato sull’urgenza che gli indonesiani, credenti di tutte le religioni, vivano in armonia e pace.<br />L'Arcivescovo Rubiyatmoko ha trasmesso il messaggio di saluto e di auguri pubblicato dalla Santa Sede in occasione dell’Id-al- Fitr, intitolato “Cristiani e musulmani: prendersi cura della nostra casa comune”. L’Arcivescovo ha poi fatto visita al sindaco di Semarang, Hendrar Prihadi, e ad altri importanti funzionari pubblici come il Capo della polizia, e anche al collegio islamico “Mancoro Pesantren”.<br />Come riferito a Fides, anche altri Vescovi indonesiani, come il Vescovo Hendricus Pidyarto Gunawan di Malang e il Vescovo Petrus Canisius Mandagi di Amboina hanno avuto riunioni amichevoli con leader religiosi musulmani in occasione della fine del Ramadan..<br />A nome di tutti i fedeli cattolici indonesiani, l'Arcivescovo di Giacarta Ignazio Suharyo, Presidente della Conferenza episcopale dell'Indonesia, ha pubblicato un video di saluto per l’Id al-Fitr, diffuso dalle tv e dai social media, in cui porge sentiti auguri e auspica che “i cittadini indonesiani siano sempre uniti per costruire un paese all’insegna di armonia e pace”.<br />L'Arcivescovo auspica che la festività sia occasione per “per promuovere un'Indonesia più giusta e prospera, nella stretta collaborazione tra tutti i cittadini, e nella comune volontà di impegnarsi per un futuro radioso della nostra nazione”. <br />Mon, 26 Jun 2017 12:46:39 +0200VATICANO - Dichiarazione del Direttore della Sala stampa sul caso di Mons. Pietro Shao Zhuminhttp://www.fides.org/it/news/62527-VATICANO_Dichiarazione_del_Direttore_della_Sala_stampa_sul_caso_di_Mons_Pietro_Shao_Zhuminhttp://www.fides.org/it/news/62527-VATICANO_Dichiarazione_del_Direttore_della_Sala_stampa_sul_caso_di_Mons_Pietro_Shao_ZhuminCittà del Vaticano - In risposta alle domande di alcuni giornalisti sul caso di Mons. Pietro Shao Zhumin, Vescovo di Wenzhou , il Direttore della Sala stampa della Santa Sede, Greg Burke, oggi ha precisato quanto segue:<br />“La Santa Sede segue con grave preoccupazione la situazione personale di Mons. Pietro Shao Zhumin, Vescovo di Wenzhou, forzatamente allontanato dalla sua sede episcopale ormai da tempo. La comunità cattolica diocesana e i familiari non hanno notizie né sui motivi del suo allontanamento né sul luogo dov’egli è trattenuto. A riguardo, la Santa Sede, profondamente addolorata per questo e per altri simili episodi che purtroppo non facilitano cammini di intendimento, auspica che Mons. Pietro Shao Zhumin possa ritornare quanto prima in Diocesi e che gli sia garantito di svolgere serenamente il proprio ministero episcopale. Siamo tutti invitati a pregare per Mons. Shao Zhumin e per il cammino della Chiesa in Cina”. <br />Mon, 26 Jun 2017 12:15:28 +0200