Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.EUROPA/GEORGIA - Il Patriarca caldeo: dirò al Papa che lo aspettiamo in Iraq, ne abbiamo bisognohttp://www.fides.org/it/news/60877-EUROPA_GEORGIA_Il_Patriarca_caldeo_diro_al_Papa_che_lo_aspettiamo_in_Iraq_ne_abbiamo_bisognohttp://www.fides.org/it/news/60877-EUROPA_GEORGIA_Il_Patriarca_caldeo_diro_al_Papa_che_lo_aspettiamo_in_Iraq_ne_abbiamo_bisognoTbilisi – “Nell'incontro che avremo stasera con Papa Francesco non ci saranno discorsi, ci sarà una preghiera, e spero che lui ci dica una parola di incoraggiamento. Io dirò al Santo Padre: speriamo in una sua prossima visita in Iraq. Lì abbiamo bisogno della sua presenza e del suo sostegno”. Così racconta all'Agenzia Fides il Patriarca caldeo Louis Raphael I Sako, descrivendo i sentimenti con cui lui, insieme a Vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli caldei, si preparano all'incontro con il Successore di Pietro, in programma questa sera alle 18, ora locale, a Tiblisi, nella chiesa di san Simone Bar Sabbae. <br />All'incontro con il Papa – riferisce il Patriarca Sako – saranno presenti 12 Vescovi caldei, reduci dal Sinodo annuale appena celebrato a Erbil, capitale del Kurdistan iracheno. Oltre ai fedeli della folta comuità assiro-caldea presente in Georgia, ad accogliere Papa Francesco ci saranno anche gruppi di fedeli caldei provenienti dagli Usa, dalla Francia e dal Canada, insieme a un gruppo di caldei che attualmente vivono in Iraq nella condizione di rifugiati, dopo aver dovuto abbandonare le loro case davanti all'avanzata dei jihadisti dello Stato Islamico. Durante la cerimonia, saranno recitati i vepri in lingua caldea. <br />In Georgia vivono circa 10mila cristiani appartenenti alle comunità caldee e assire. Il loro iniziale radicamento nel Caucaso risale ai flussi migratori registratisi già nella prima metà del XIX secolo, e potenziatisi all'inizio del XX secolo, con le persecuzioni subita anche da assiri e caldei durante la Prima Guerra Mondiale. “L'incontro con il Successore di Pietro” ha dichiarato all'Agenzia Fides il Patriarca caldeo “sarà un momento forte, e lo vivremo per essere confermati nella fede, nella speranza e anche nella scelta di perseverare e rimanere nella nostra terra martoriata”. .Fri, 30 Sep 2016 13:02:07 +0200AFRICA/NIGERIA - Rilasciato il Rettore del Seminario Maggiore di Tansihttp://www.fides.org/it/news/60876-AFRICA_NIGERIA_Rilasciato_il_Rettore_del_Seminario_Maggiore_di_Tansihttp://www.fides.org/it/news/60876-AFRICA_NIGERIA_Rilasciato_il_Rettore_del_Seminario_Maggiore_di_TansiAbuja - Rilasciato p. Emmanuel Dim, Rettore del Seminario Maggiore di Tansi, che era stato rapito il 26 settembre . Lo ha annunciato il Cancelliere della diocesi di Awka, p. Francis Chidume, secondo il quale non è stato pagato alcun riscatto.<br />“Ringraziamo Dio per il rilascio di p. Emmanuel Dim, Rettore del Seminario Maggiori di Tansi, senza che sia stato pagato alcun riscatto” ha detto secondo la nota pervenuta a Fides.<br />Sua Ecc. Mons. Paulinus Chukwuemeka Ezeokafor, Vescovo di Awka, ha chiesto alle autorità dello Stato di Enugu e a quelle federali di garantire la sicurezza della popolazione, messa a rischio dalle incursioni dei pastori Fulani. <br /><br />Fri, 30 Sep 2016 12:45:47 +0200AFRICA/SUDAN - Armi chimiche usate nel Darfur? “Occorrono indagini sul campo” dice a Fides un espertohttp://www.fides.org/it/news/60875-AFRICA_SUDAN_Armi_chimiche_usate_nel_Darfur_Occorrono_indagini_sul_campo_dice_a_Fides_un_espertohttp://www.fides.org/it/news/60875-AFRICA_SUDAN_Armi_chimiche_usate_nel_Darfur_Occorrono_indagini_sul_campo_dice_a_Fides_un_espertoKhartoum - Tra 200 e 250 persone, in gran parte bambini, sono state uccise nel corso di diversi attacchi chimici lanciati dalle forze armate sudanesi in Sudan. Lo denuncia un rapporto di Amnesty International. “Attraverso riprese satellitari, oltre 200 approfondite interviste con sopravvissuti e l'analisi da parte di esperti di decine di immagini agghiaccianti di bambini e neonati con terribili ferite, Amnesty International ha potuto concludere che da gennaio al 9 settembre 2016 sono stati condotti almeno 30 probabili attacchi con armi chimiche nella zona del Jebel Marra” afferma un comunicato dell’organizzazione umanitaria. <br />“Amnesty International ha svolto le sue ricerche intervistando da remoto 235 persone al telefono. Intermediari locali hanno aiutato a identificare e contattare i sopravvissuti. Le interviste sono state approfondite e sono durate da 30 a 120 minuti. Molte persone sono state intervistate più di una volta”.<br />“Occorrono verifiche sul campo per valutare esattamente quello che è successo” dice all’Agenzia Fides il prof. Massimo Amorosi, esperto di non proliferazione Chimica, Biologica, Radiologica e Nucleare e professore di Introduzione all’Analisi Strategica presso la Link Campus University di Roma. “Bisogna inviare ispettori dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità., come è stato fatto per indagare l’attacco chimico nel sobborgo di Damasco di Ghūṭa, nell’agosto 2013. Non è facile, perché occorrono accordi con tutte le parti in conflitto per permettere agli ispettori l’accesso al sito, in modo di raccogliere campioni di terreno e del sangue delle vittime. A volte occorre mandare due equipe diverse per confrontare i risultati di campionature effettuate in tempi diversi, nel sito del presunto attacco”.<br /> “Anche i video possono essere ritoccati, mentre occorre andare sul posto per intervistare i sopravvissuti e verificare le condizioni dei feriti. Le immagini satellitari sono utili per documentare attacchi con armi convenzionali ma quasi inutili per quel che concerne quelle chimiche” continua Amorosi. “Il precedente siriano ci dice che nell'episodio del 2013, si è trattato di un attacco sofisticato e efficace in termini militari, in cui è stata probabilmente utilizzata una quantità elevatissima di sarin. A riprova del fatto che attacchi complessi e militarmente efficaci con armi del genere non possono essere improvvisati" conclude Amorosi. <br /><br /><br />Fri, 30 Sep 2016 12:43:05 +0200ASIA/VIETNAM - Otto gesuiti, preti novelli, all'opera nel segno della misericordiahttp://www.fides.org/it/news/60874-ASIA_VIETNAM_Otto_gesuiti_preti_novelli_all_opera_nel_segno_della_misericordiahttp://www.fides.org/it/news/60874-ASIA_VIETNAM_Otto_gesuiti_preti_novelli_all_opera_nel_segno_della_misericordiaHo Chi Minh City - Otto nuovi sacerdoti vietnamiti della Compagnia di Gesù sono stati ordinati e sono già impegnati da un mese nel lavoro pastorale nel paese. La celebrazione di ordinazione, tenutasi il 25 agosto a Ho Chi Minh City, è stata presieduta da Sua Ecc. Mons. Joseph Tran Van Toan, Vescovo ausiliare della diocesi di Long Xuyen, nel giubilo di una assemblea che comprendeva molti gesuiti, religiosi, suore, fedeli. Come riferito a Fides, la celebrazione è stata incentrata sul tema della "misericordia", in sintonia con il Giubileo. I nuovi sacerdoti, ha rimarcato il Vescovo, saranno "veri testimoni di Cristo condividendo la misericordia di Dio verso il suo popolo". <br />L'opera di misericordia si declinerà, nel lavoro pastorale, in modi diversi. Tre nuovi sacerdoti sono ora impegnati nel lavoro pastorale rispettivamente nelle diocesi di Long Xuyen, Can Tho e di Vinh . P. Nguyen Phuc Tuan sarà chiamato ad aiutare la piccola Chiesa in Laos. P. Nguyen Van Yen opererà nel compo dell'apostolato con i mass-media per conto della Provincia gesuita del Vietnam. P. Nguyen Minh Phuc sarà viceparroco alla chiesa di San Michele mentre p. Nguyen Van Tang aiuterà il maestro dei novizi nel Noviziato gesuita del Sacro Cuore. Infine p. Tran Thanh Tan proseguirà gli studi di Teologia negli Stati Uniti. <br />Fri, 30 Sep 2016 12:34:46 +0200AMERICA/VENEZUELA - Gli studenti di Tubores senza scuola per l’anno in corsohttp://www.fides.org/it/news/60873-AMERICA_VENEZUELA_Gli_studenti_di_Tubores_senza_scuola_per_l_anno_in_corsohttp://www.fides.org/it/news/60873-AMERICA_VENEZUELA_Gli_studenti_di_Tubores_senza_scuola_per_l_anno_in_corsoTubores - Per decisione unanime del comitato formato da genitori e rappresentanti, gli alunni dell’Unità Educativa Juan Ramón Aguilera, del municipio di Tubores, non inizieranno l’anno scolastico. La decisione è stata presa perchè il campo sul quale sorgeva la struttura scolastica, demolita nel 2014 per essere ricostruita in quanto non in condizioni idonee per l’uso, non è ancora agibile. Quindi i 238 studenti finora frequentavano le lezioni nelle abitazioni delle famiglie che la comunità di Chacachacare metteva a disposizione per fini educativi. La chiesa, la casa della cultura, una stazione di polizia abbandonata, una panetteria e un centro di computer fungevano da aule improvvisate. Tra le lamentele dei genitori, il ristretto orario delle lezioni previste per solo due ore alla mattina, la mancanza di refezione scolastica e le condizioni sanitarie della mensa scolastica. Lo spazio a disposizione è minimo, non ci sono tavoli e sedie sufficienti per gli studenti nè ventilazione o sistemi di raffreddamento per i pasti.<br /> <br />Fri, 30 Sep 2016 12:05:10 +0200ASIA/INDIA - Inclusione e qualità nella politica di istruzione: le proposte delle minoranze religiosehttp://www.fides.org/it/news/60872-ASIA_INDIA_Inclusione_e_qualita_nella_politica_di_istruzione_le_proposte_delle_minoranze_religiosehttp://www.fides.org/it/news/60872-ASIA_INDIA_Inclusione_e_qualita_nella_politica_di_istruzione_le_proposte_delle_minoranze_religioseNew Delhi – Le minoranze religiose in India, in particolare cristiani e musulmani, invitano il governo federale a non “zafferanizzare l’istruzione”, imponendo una nuova politica di formazione con particolare attenzione alle tradizioni culturali, religiose e linguistiche indù, ma a riconoscere il contributo delle minoranze per la nascita dell’India e, soprattutto, a raggiungere i poveri, i dalit , le donne e i tribali : è quanto emerso dall’incontro tenutosi ieri, 29 settembre, tra una folta delegazione di rappresentanti cristiani e musulmani con il Ministro federale per lo sviluppo delle risorse umane , Prakash Javadekar. Come appreso da Fides, la delegazione era composta, tra gli altri, dal Segretario generale della Conferenza episcopale indiana , da altri Vescovi, nonché da accademici musulmani che hanno manifestato le loro perplessità e preoccupazioni per la nuova politica di istruzione del governo federale.<br />Il Vescovo Mascarenhas ha detto che la Chiesa vorrebbe “far parte della formulazione di una politica di formazione”, secondo i criteri costituzionali di garantire pari opportunità, accesso all’istruzione per tutti, per superare le diseguaglianze, e garantire a tutti i cittadini, a partire dall’infanzia, una istruzione equa e che sviluppi la personalità e potenzialità di ciascuno.<br />“La politica dell'istruzione – hanno ricordato i leder presenti – deve incoraggiare e facilitare gli istituti privati, secondo principi di autonomia e libertà”.<br />In tale contesto, “è d’obbligo rinascere il ruolo cruciale che le minoranze religiose hanno avuto e hanno all'interno del sistema educativo indiano” si nota. Le scuole delle minoranze “hanno storicamente svolto un ruolo cruciale nel raggiungere le fasce oppresse della società”, creando “istituti di eccellenza”. Non è un caso, si rileva, “se Maulana Azad, che per primo divenne Ministro dell'istruzione, e Rajendra Prasad, il primo Presidente, sono stati educati con il contributo del sistema educativo islamico. Allo stesso modo, 9 dei 15 Primi ministri e 11 su 13 Presidenti, hanno ricevuto la loro formazione in istituzioni cristiane”, che “hanno contribuito immensamente alla vita nazionale”, assolvendo alle funzione generale di tutelare i diritti culturali ed educativi di tutti i cittadini indiani, non solo delle minoranze.<br />La delegazione ha ribadito la necessità di preservare, nel campo dell’istruzione, principi come “inclusione e qualità”. A conclusione dell’incontro, il Ministro Javadekar ha assicurato di salvaguardare tali principi. <br />Fri, 30 Sep 2016 11:54:03 +0200ASIA/TURCHIA - Condannati gli assassini dei tre cristiani a Malatya, ma per ora niente carcerehttp://www.fides.org/it/news/60871-ASIA_TURCHIA_Condannati_gli_assassini_dei_tre_cristiani_a_Malatya_ma_per_ora_niente_carcerehttp://www.fides.org/it/news/60871-ASIA_TURCHIA_Condannati_gli_assassini_dei_tre_cristiani_a_Malatya_ma_per_ora_niente_carcereMalatya – A nove anni dall'efferata uccisione dei tre cristiani sgozzati nella città turca sud-orientale di Malatya, la Corte penale cittadina ha condannato all'ergastolo cinque turchi accusati di essere gli esecutori materiali di quel triplice omicidio. La condanna è stata emessa nei giorni scorsi durante la 115esima udienza di un processo che negli anni è stato fortemente condizionato dalle battaglie di potere interne agli apparati politici, militari e giudiziari turchi. <br />I cinque condannati - Emre Gunaydin, Salih Gurler, Abuzer Yildirim, Cuma Ozdemir e Hamit Ceker - sono stati tutti riconosciuti colpevoli di omicidio premeditato. Ma la Corte – riferiscono i media turchi – ha stabilito anche che i cinque condannati non verranno immediatamente arrestati, e potranno continuare a vivere in regime di libertà vigilata fino a quando la sentenza non verrà confermata nei gradi processuali superiori. I cinque condannati erano stati tutti arrestati sulla scena del crimine. <br />Il 18 aprile 2007, tre cristiani evangelici - i turchi Necati Aydin e Ugur Yuksel e il tedesco Tilmann Geske - vennero legati e sgozzati nella sede della casa editrice Zirve, di cui erano collaboratori. Intorno agli omicidi, le indagini individuarono un'ampia rete di complicità e di coperture che coinvolgevano membri degli ambienti militari e degli apparati di sicurezza considerati contigui alle strutture occulte messe in seguito sotto accusa anche al famigerato processo Ergenekon, il cosiddetto processo sullo “Stato profondo", che dal 2008 aveva preso di mira settori dell'apparato militare, accusati di fomentare un complotto ultra-nazionalista contro il governo di matrice islamista di Erdogan. <br />A condurre il processo Ergenekon erano a quel tempo anche ambienti giudiziari vicini al movimento Hizmet di Fetullah Gulen, il predicatore e politologo turco all’epoca ancora alleato di Erdogan, ma che di lì a poco sarebbe entrato in rotta di collisione con l'uomo forte della politica turca, fino a dover emigrare negli Usa e fino ad essere etichettato dai circoli turchi filo-governativi come l'artefice di cospirazioni internazionali miranti a colpire la leadership di Erdogan. <br />Dopo questo ribaltamento di rapporti tra Erdogan e i “gulenisti” , lo stesso movimento Hizmet venne bollato dagli apparati e dalla stampa filo-governativi come “organizzazione terroristica”, e anche il processo per la strage di Malatya venne condizionato dalle convulsioni e dai ribaltamenti di scenario e di alleanze all'interno degli apparati turchi, cambiando buscamente direzione . Nel corso delle udienze, alcune testimonianze hanno puntato addirittura a avvalorare la tesi secondo cui il processo per la strage dei cristiani era stato manipolato da ambienti vicini a Fetullah Gulen che volevano utilizzarlo per far condannare i propri oppositori.<br />Nel giugno 2014 venne liberato il generale Hursit Tolon, sospettato di essere il mandante degli omicidi, mentre negli ultimi mesi dello stesso anno, altri tre detenuti appena liberati avevano iniziato ad attribuire il triplice omicidio proprio a membri del movimento Hizmet di Fetullah Gulen. Negli ultimi due anni, a tutti e venti i detenuti accusati di coinvolgimento nel triplice omicidio era stata concessa la libertà vigilata, in attesa della sentenza. .Fri, 30 Sep 2016 11:28:41 +0200AMERICA/BRASILE - Il CIMI denuncia la violenza contro gli indigeni a Minas Gerais, minacciato un missionariohttp://www.fides.org/it/news/60870-AMERICA_BRASILE_Il_CIMI_denuncia_la_violenza_contro_gli_indigeni_a_Minas_Gerais_minacciato_un_missionariohttp://www.fides.org/it/news/60870-AMERICA_BRASILE_Il_CIMI_denuncia_la_violenza_contro_gli_indigeni_a_Minas_Gerais_minacciato_un_missionarioMinas Gerais – Il Consiglio Indigenista Missionario denuncia e condanna l’attentato del 23 settembre da parte degli agricoltori e di uomini armati contro la comunità indigena Xakriabá di Vargem Grande, nel comune di Itacarambi nel nord dello stato di Minas Gerais. In quell’episodio di violenza un giovane indigeno è stato ferito con pietre e pezzi di legno, i funzionari della Segreteria Speciale della Salute Indigena sono stati minacciati e il missionario del CIMI, il laico Nilton Santos Seixas, è stato aggredito, ma è riuscito a fuggire. Per motivi di sicurezza, Nilton è stato costretto a trasferirsi con la sua famiglia, lasciando la residenza nella città di Itacarambi.<br />"Ci sono forti indicazioni che questi attacchi paramilitari contro i popoli indigeni siano in aumento e si stanno intensificando all'interno del paese, come sta accadendo nel Mato Grosso do Sul" si legge nella nota del CIMI inviata a Fides. La situazione nella zona rimane tesa. "Riteniamo estremamente importante che i responsabili dell'attacco alla comunità Xakriabá siano immediatamente identificati, al fine di rispondere dinanzi alla legge del reato commesso. Ogni omissione del governo brasiliano al riguardo può servire come combustibile per nuovi attacchi, forse ancor più gravi, contro gli Indigeni e i loro alleati in questa e in altre regioni del paese". Il comunicato si conclude così: "Il CIMI esprime solidarietà al popolo Xakriabá, ai funzionari e al missionario Nilton Santos Seixas e alla sua famiglia per il fatto verificatosi e le conseguenze che ne derivano".<br /> <br />Fri, 30 Sep 2016 11:03:32 +0200AMERICA/ARGENTINA - Manifestanti proaborto deturpano un murale, la porta della Cattedrale e del Vescovadohttp://www.fides.org/it/news/60869-AMERICA_ARGENTINA_Manifestanti_proaborto_deturpano_un_murale_la_porta_della_Cattedrale_e_del_Vescovadohttp://www.fides.org/it/news/60869-AMERICA_ARGENTINA_Manifestanti_proaborto_deturpano_un_murale_la_porta_della_Cattedrale_e_del_VescovadoNeuquén – Alcune organizzazioni femministe, un sindacato delle donne e un movimento politico femminile, hanno tenuto il 28 settembre una manifestazione per le strade della città di Neuquen chiedendo la depenalizzazione dell'aborto. Durante la marcia, gruppi di manifestanti sono andati verso la Cattedrale e hanno sfregiato con vernice e scritte un grande murale dedicato alle Madri di Plaza de Mayo, chiamato "Murale delle madri", posto a lato della Cattedrale, dipingendo con la vernice anche la porta della Cattedrale e del Vescovado.<br />Il Vescovo di Neuquén, Sua Ecc. Mons. Virginio Bressanelli, ha espresso la sua profonda disapprovazione per l’accaduto con queste parole: "In alcuni momenti dell'anno ci sono delle manifestazioni. Purtroppo in qualche caso, come per questa manifestazione pro aborto, succede anche questo. Queste pitture danneggiano l'edificio e siamo costretti a ridipingere per cancellare le scritte". Riguardo al murales delle Madri di Plaza de Mayo deturpato ha aggiunto: "E' un fatto triste. Penso che ci siano delle cose che fanno parte della bellezza della città e del patrimonio di tutti, quindi non possiamo accettare nulla del genere". <br />Fri, 30 Sep 2016 10:12:17 +0200ASIA/INDONESIA - I Camilliani aprono il primo noviziato sull’isola di Floreshttp://www.fides.org/it/news/60868-ASIA_INDONESIA_I_Camilliani_aprono_il_primo_noviziato_sull_isola_di_Floreshttp://www.fides.org/it/news/60868-ASIA_INDONESIA_I_Camilliani_aprono_il_primo_noviziato_sull_isola_di_FloresMaumere – “Il 14 luglio 2016 ha segnato un momento storico per la Missione Camilliana Indonesiana: l’apertura ufficiale del noviziato a Maumere, isola di Flores, con i primi due novizi”. Lo racconta all’Agenzia Fides padre Luigi Galvani, MI, missionario sull’isola da tanti anni. “La presenza dei religiosi Camilliani a Maumere, isola di Flores, ha compiuto ormai sette anni. Il motto adottato dal piccolo gruppo di pionieri, furono le parole evangeliche: ‘Tutto è possibile a chi crede’. Da qui la forza, il coraggio e la determinazione nel superare le varie difficoltà sia di ordine giuridico, logistico e, soprattutto, economico” dice il missionario. <br />“Obiettivi principali della nuova Delegazione sono state la promozione vocazionale e la formazione di giovani alla vita religiosa e missionaria. Appena giunti in Indonesia, una modesta casetta presa in affitto nella periferia della città di Maumere è stata la loro prima dimora. Dopo solo due anni, grazie alla solidarietà di generosi benefattori, è nato il St. Camillus Formation Center, struttura capace di ospitare una cinquantina di giovani. Il nuovo Centro sorge nelle vicinanze della Scuola Filosofica e Teologica del Missionari Verbiti che ospita circa un migliaio di studenti”. <br />“L’isola di Flores, è la più cattolica delle 17 mila isole dell’Indonesia ed è terreno fertile di vocazioni. Così, i Camilliani, dopo l’apertura del Centro di formazione di Maumere, ne hanno aperto recentemente un secondo a Ruteng, piccola città al Nord della medesima isola, per accogliere altri giovani e prepararli con un programma specifico alle altre tappe della formazione: filosofia, noviziato e teologia . Attualmente, la Delegazione Indonesiana è composta di cinque sacerdoti , un professo temporaneo, due novizi, quattro pre-novizi, una trentina di studenti di filosofia e una ventina di giovani nel corso di orientamento. I Camilliani sono impegnati anche in attività pastorali e sociali, come: la cappellania dell’ospedale della città, la direzione del programma sulla malaria nella diocesi di Maumere, la visita settimanale ai malati e ai disabili nelle parrocchie, inoltre gestiscono un centro nutrizionale per centinaia di bambini bisognosi”. <br />“La Delegazione, ora, guarda al suo futuro con altri piccoli sogni” continua padre Galvani. “Tra questi, è già in fase di realizzazione un centro sociale e di formazione per i giovani nella periferia di Maumere, che potrà dare accoglienza ad un centinaio di studenti provenienti dalle zone più remote dell’isola. Il centro avrà pure un ambulatorio e offrirà agli studenti corsi di computer, di lingua inglese e di formazione” conclude padre Luigi. <br />Fri, 30 Sep 2016 10:05:14 +0200EUROPA/ITALIA - Direttori diocesani delle POM della Polonia pellegrini alla tomba del B. Paolo Mannahttp://www.fides.org/it/news/60867-EUROPA_ITALIA_Direttori_diocesani_delle_POM_della_Polonia_pellegrini_alla_tomba_del_B_Paolo_Mannahttp://www.fides.org/it/news/60867-EUROPA_ITALIA_Direttori_diocesani_delle_POM_della_Polonia_pellegrini_alla_tomba_del_B_Paolo_MannaDucenta – Nell’anno del centenario della Pontificia Unione Missionaria, fondata del Beato padre Paolo Manna nel 1916, la Direzione nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Polonia ha organizzato un pellegrinaggio alla sua tomba, a Trentola-Ducenta , dal 21 al 24 settembre, presso la casa del Pime. Al pellegrinaggio hanno partecipato, oltre ai membri della Direzione nazionale polacca delle POM guidata da Mons. Tomasz Atlas, Direttore nazionale, e dai Segretari nazionali, diversi Direttori diocesani.<br />“Il pellegrinaggio ha unito tempi di ascolto e di preghiera a visite di luoghi importanti e significativi – scrive all’Agenzia Fides p. Luca Bovio, Segretario nazionale delle PUM -. Le riflessioni quotidiane sulla spiritualita’ del p. Manna, sono state preparate e predicate da don Wojciech Rebeta, Direttore delle POM della diocesi di Lublino. Abbiamo anche incontrato due testimoni diretti che hanno conosciuto il p. Manna, i padri Alessandro Schiattarella e Benito Picascia. Dalla loro voce abbiamo ascoltato i ricordi che portano nel cuore di quel primo incontro col p. Manna che segnò la loro vita missionaria.”<br />“Le parole scritte sulla tomba del B. Paolo Manna che riassumono bene il suo ideale missionario, ‘Tutta la Chiesa per tutto il mondo’, dopo questo pellegrinaggio, diventano ora un richiamo urgente da realizzare” conclude p. Bovio. <br />Fri, 30 Sep 2016 09:19:44 +0200EUROPA/AZERBAIGIAN - Il Presidente Aliyev: islamofobia e xenofobia sono il “nuovo fascismo” che minaccia l'Europahttp://www.fides.org/it/news/60866-EUROPA_AZERBAIGIAN_Il_Presidente_Aliyev_islamofobia_e_xenofobia_sono_il_nuovo_fascismo_che_minaccia_l_Europahttp://www.fides.org/it/news/60866-EUROPA_AZERBAIGIAN_Il_Presidente_Aliyev_islamofobia_e_xenofobia_sono_il_nuovo_fascismo_che_minaccia_l_EuropaBaku – Alla vigilia della visita di Papa Francesco in Georgia e Azerbaigian il Presidente azero Ilham Aliyev ha denunciato il rischio di una risorgenza del fascismo nel cuore del Vecchio Continente, sotto le spoglie delle pulsioni xenofobe e islamofobiche che si vanno diffondendo in misura crescente in molte nazioni europee. "Oggi” ha dichiarato il Presidente della repubblica ex sovietica, intervenendo al 5° Forum umanitario internazionale in corso a Baku, “alcuni politici ed esperti mondiali stanno costruendo un'immagine negativa dell'Islam, collegandola con il terrore e allo stesso tempo dimenticando di dire che i Paesi più colpiti dal terrorismo sono quelli islamici". <br />Aliyev ha avuto parole di apprezzamento per i leader europei che sostengono politiche di accoglienza solidale nei confronti dei rifugiati, ma ha anche stigmatizzato le scelte di chi aggiunge clausole selettive su base settaria alle politiche umanitarie, chiudendo le porte ai migranti e ai profughi di religione islamica. Tali chiusure – ha detto il Capo di Stato – sono un sintomo “che il fascismo sta ancora una volta alzando la testa in Europa", e richiamano l'urgenza di “contrastare congiuntamente la diffusione di sentimenti radicali come l'islamofobia e la xenofobia. In caso contrario” ha aggiunto Aliyev “tutto questo può portare a una nuova ondata di fascismo." .Thu, 29 Sep 2016 13:10:18 +0200ASIA/PAKISTAN - Due parabole in versione moderna in scena per annunciare il Vangelo della misericordiahttp://www.fides.org/it/news/60865-ASIA_PAKISTAN_Due_parabole_in_versione_moderna_in_scena_per_annunciare_il_Vangelo_della_misericordiahttp://www.fides.org/it/news/60865-ASIA_PAKISTAN_Due_parabole_in_versione_moderna_in_scena_per_annunciare_il_Vangelo_della_misericordiaKarachi – Mettere in scena due parabole, rivisitate e attualizzate in versione moderna, per annunciare il Vangelo della misericordia: è l’iniziativa organizzata, tra gli eventi dell’Anno Giubilare, dal Centro catechistico dell’Arcidiocesi di Karachi, guidato da p. Arthur Charles. Come riferito a Fides, oltre 500 tra giovani, insegnanti, genitori, operatori pastorali, catechisti, sacerdoti e religiose provenienti da tutta l'Arcidiocesi, hanno assistito alla performance tenutasi nei giorni scorsi nella parrocchia di San Luca a Karachi. <br />“Il fine – riferisce a Fides p. Charles – era dare rilievo alle opere di misericordia e sottolineare l'atteggiamento giusto da coltivare per ogni cristiano, non solo durante l'Anno Santo”. Spiega il Direttore: “Tutto nasce da un rapporto personale con Gesù Cristo. Ci sarà sempre qualcosa da fare per aiutare gli altri. Possiamo imparare da quanti compiono un servizio disinteressato alla comunità. Nutrire gli affamati, vestire gli ignudi, accogliere gli stranieri, curare i malati, educare i bambini, seppellire i morti. Oggi tutti noi siamo interpellati a vivere lo spirito evangelico della misericordia”. <br />Le due parabole messe in scena sono state quella del ricco Epulone che parla col mendicante Lazzaro e poi quella della pecorella smarrita, trasformate in due storie vissute da personaggi dell’era contemporanea. P. Saleh Diego, Vicario dell’Arcidiocesi, presente alla performance, ha asserito: “La nostra vita è servire e donarsi al prossimo. Dio ci ha benedetti donandoci oggi la consapevolezza che il nostro tempo, i talenti, le nostre risorse sono da condividere con i nostri fratelli e sorelle nel bisogno”.<br />L’evento è stato trasmesso in diretta televisiva da “Good News Tv”, la televisione cattolica di Karachi, dando la possibilità a molti altri, battezzati e non, di seguire l’opera teatrale, e di “lasciarsi toccare dalla misericordia del Signore”, conclude p. Charles. <br /><br />Thu, 29 Sep 2016 13:06:34 +0200AFRICA/NIGERIA - Nomina del Rettore del Seminario maggiore “St. Augustine” di Joshttp://www.fides.org/it/news/60864-AFRICA_NIGERIA_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_maggiore_St_Augustine_di_Joshttp://www.fides.org/it/news/60864-AFRICA_NIGERIA_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_maggiore_St_Augustine_di_JosCittà del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 8 aprile 2016, ha nominato Rettore del Seminario maggiore interdiocesano “Saint Augustine” di Jos, il rev. Mark Maigida Nzukwein, del clero della diocesi di Jalingo.<br />Il nuovo Rettore è nato il 15 luglio 1969 ed è stato ordinato sacerdote il 15 luglio 1995. Ha studiato presso il St. Thomas Aquinas Major Seminary di Makurdi ed il St. Augustine’s Major Seminary di Jos. Si è diplomato in Scienze Religiose presso l’Università di Ibadan e licenziato in Pastorale giovanile e Catechetica presso la Pontificia Università Salesiana . Ha svolto il ministero in diverse parrocchie, è stato Cappellano diocesano dei giovani e Direttore diocesano delle Pontificie Opere Missionarie. Al momento della nomina era Rettore del Sacred Heart Minor Seminary di Jalingo e Vicario generale della diocesi. <br />Thu, 29 Sep 2016 12:52:53 +0200ASIA/INDIA - Estremisti indù disturbano incontri tra cristianihttp://www.fides.org/it/news/60863-ASIA_INDIA_Estremisti_indu_disturbano_incontri_tra_cristianihttp://www.fides.org/it/news/60863-ASIA_INDIA_Estremisti_indu_disturbano_incontri_tra_cristianiBangalore - Un incontro sul Vangelo interrotto con la violenza e uno stand con Bibbie e materiale cristiano devastato: sono le ultime violenze compiute da estremisti indù nei confronti dei cristiani indiani. Come appreso da Fides, nel primo episodio, l’incontro domestico promosso dal Pastore pentecostale Daniel, nel distretto di Shimoga , è stato bloccato da estremisti indù che hanno lamentato il presunto proselitismo e chiamato la polizia che, giunta in loco, ha fermato il Pastore e i fedeli. <br />Il secondo episodio si è verificato durante le festa del “Krishi Mela” a Dharward, sempre in Karnataka, dove, tra le varie bancarelle, era presente uno stand dove i cristiani parlavano liberamente alla gente, annunciando la Buona Novella e presentando la Bibbia stampata in hindi. Una ventina di estremisti sono giunti sul luogo e hanno iniziato a compiere atti vandalici, aggredendo i volontari e distruggendo le Bibbie. <br />Parlando a Fides, Sajan K. George, leader del “Consiglio globale dei cristiani indiani” ha condannato le violenze sui cristiani notando che “gli elementi radicali turbano l’ordine sociale e religioso e intendono causare tensioni intercomunitarie nella società. Pregare o anche distribuire Bibbie non è un atto criminale ed è una libertà garantita dalla Costituzione”. <br />Thu, 29 Sep 2016 12:50:37 +0200AFRICA/NIGERIA - Rapito il Rettore del Seminario Maggiore di Tansihttp://www.fides.org/it/news/60862-AFRICA_NIGERIA_Rapito_il_Rettore_del_Seminario_Maggiore_di_Tansihttp://www.fides.org/it/news/60862-AFRICA_NIGERIA_Rapito_il_Rettore_del_Seminario_Maggiore_di_TansiAbuja – E’ stato rapito il Rettore del Seminario Maggiore di Tansi, p. Emmanuel Dim. Lo ha riferito p. Hyginus Aghaulor, Direttore delle Comunicazioni Sociali della diocesi di Nnewi, nello Stato Anambra, nella Nigeria sud-orientale.<br />Secondo p. Aghaulor, alle 19 di lunedì 26 settembre, lungo la strada Nkpologwu/Nimbo nello Stato di Enugu, alcuni pastori Fulani pesantemente armati hanno bloccato l’automobile sulla quale viaggiava p. Dim insieme ad altri due sacerdoti. “I tre preti stavano tornando da Nsukka a Onitsha e a Nnewi, quando sono stati attaccati”. Nell’assalto sono rimasti feriti gli altri due sacerdoti, in maniera più leggera p. Ezeokana che insegna sia al Seminario Maggiore di Onitsha sia alla Nnamdi Azikiwe University di Awka. <br />“P. Chukwuemeka, Cappellano del San Camillus de Lellis College of Health Science, presso la Nnamdi Azikiwe University, a Nnewi, è stato colpito alla testa da colpi di arma da fuoco ed è stato trasferito dall’ospedale di Enugu a quello di Nnewi”.<br />P. Dim è ancora nelle mani dei suoi rapitori, che hanno chiesto un riscatto di 2,5 milioni di Naira. “La Conferenza Episcopale della Nigeria ha vietato il pagamento di qualsiasi riscatto nel caso del rapimento di sacerdoti” ha precisato p. Aghaulor.<br />P. Aghaulor denuncia che “lo stesso 26 settembre, anche un padre vincenziano il cui nome deve essere ancora confermato, è stato rapito insieme a suo fratello lungo la strada Abuja-Lokoja; un altro sacerdote cattolico, p. Emmanuel Ugwu, venne rapito il 9 agosto 2014 lungo la strada Ugwuogo-Nike-Opi, mentre poche settimane fa un seminarista è stato ucciso a sangue freddo ad Attakwu, nello Stato di Enugu”. “Uno inizia a chiedersi se i preti cattolici sono diventati una specie a rischio” ha rincarato il Direttore delle Comunicazioni Sociali.<br />Secondo P. Aghaulor le autorità degli Stati meridionali e il governo federale non stanno facendo nulla per proteggere gli abitanti dalle violenze dei pastori Fulani: “Mentre la gente innocente è lasciata senza protezione, vediamo i militari proteggere gli oleodotti nel Delta del Niger, come se il petrolio fosse più importante delle persone. Perché la popolazione deve essere uccisa senza motivo nella propria terra?”. <br />Thu, 29 Sep 2016 11:54:57 +0200ASIA/LIBANO - Il Patriarca maronita: i profughi palestinesi hanno il “diritto naturale” di ritornare nella loro Patriahttp://www.fides.org/it/news/60861-ASIA_LIBANO_Il_Patriarca_maronita_i_profughi_palestinesi_hanno_il_diritto_naturale_di_ritornare_nella_loro_Patriahttp://www.fides.org/it/news/60861-ASIA_LIBANO_Il_Patriarca_maronita_i_profughi_palestinesi_hanno_il_diritto_naturale_di_ritornare_nella_loro_PatriaBkerkè - Il riconoscimento internazionale dello Stato di Palestina è un atto improrogabile, se davvero si vuole favorire il ristabilimento della pace in Medio Oriente. E occorre anche sostenere e garantire il ritorno nella propria patria di tutti i profughi palestinesi ancora dispersi in Medio Oriente, che rappresenta un loro “diritto naturale”. Così il Patriarca maronita Boutros Bechara Rai ha definito la prerogativa rivendicata dai palestinesi discendenti delle popolazioni arabe che fuggirono dalla Palestina dopo la nascita dello Stato d'Israele. <br />Lo ha fatto ricevendo nella sede patriarcale di Bkerkè, il 26 settembre, un'ampia rappresentanza del Comitato presidenziale per gi Affari della Chiesa in Palestina, guidata da Hanna Amira - membro del Comitato esecutivo dell'OLP - e comprendente tra gli altri anche il Consigliere presidenziale Ramzi Khoury, l'ambasciatore Issa Kassissieh - Rappresentante dello Stato di Palestina presso la Santa Sede – e la professoressa Vera Baboun, sindaco di Betlemme. <br />Il Primate della Chiesa maronita ha ripetuto che nella questione palestinese continua a perpetrarsi “una grave violazione della verità e della giustizia”, e cil mancato riconoscimento dell'oppressione subita dal popolo palestinese rappresenta uno dei fattori oggettivi di perpetuazione dei focolai di guerra nella regione, che rendono fragili tutti i tentativi di far radicare una pace autentica e durevole in Medio Oriente. . <br /><br />Thu, 29 Sep 2016 11:47:36 +0200AMERICA/ARGENTINA - "Prendiamoci cura della nostra lingua madre": incontro della pastorale indigenahttp://www.fides.org/it/news/60860-AMERICA_ARGENTINA_Prendiamoci_cura_della_nostra_lingua_madre_incontro_della_pastorale_indigenahttp://www.fides.org/it/news/60860-AMERICA_ARGENTINA_Prendiamoci_cura_della_nostra_lingua_madre_incontro_della_pastorale_indigenaSanta Fe – Insegnanti di dieci popoli indigeni e docenti anche non indigeni, hanno partecipato al XV Incontro degli Educatori Indigeni, che ha avuto luogo il 23, 24 e 25 settembre nella città di Avellaneda, Santa Fe , con lo slogan "Se è madre è sacra. Ci prendiamo cura della nostra lingua".<br />Il team nazionale di Pastorale aborigena , responsabile dell'organizzazione dell’evento, ha definito l'attività come "uno spazio che nasce con l'obiettivo che i partecipanti possano pensare liberamente il loro compito come insegnanti indigeni, mettendo in evidenza il doppio impegno che esso implica, nella salvaguardia della loro cultura e permettendo anche di rafforzare i legami di uguaglianza tra i popoli".<br />"Quest’anno - informa la nota inviata da Aica -, il tema di riflessione suggerito per i popoli indigeni, è l'auto-determinazione. A questo riguardo, riteniamo che la lingua madre è una delle forze ancestrali fondamentali per l'autodeterminazione, quindi il tema della lingua madre sarà la spina dorsale del nostro incontro" sottolinea la Endepa.<br />Il Vescovo della diocesi di Reconquista, che è il Presidente della Commissione episcopale per la pastorale aborigena, Sua Ecc. Mons. Ángel José Macín, ha sottolineato che "la maternità sacra della lingua è in rapporto diretto con la saggezza dei popoli indigeni" e ha incoraggiato un proficuo lavoro di profonda riflessione su questo tema.<br />Tra i partecipanti c’erano i rappresentanti dei popoli Qom Pilagá, Diaguita, Huarpe, Mapuche, Ava Guarani, Wichi, Kolla, Mbya Guarani e Mocoví, che durante l'incontro hanno condiviso le loro esperienze nella propria realtà e insieme hanno dato vita a laboratori di riflessione con proposte di nuove iniziative.<br /> <br />Thu, 29 Sep 2016 11:39:13 +0200AMERICA/CILE - Forum Araucania: le soluzioni devono arrivare direttamente dai popoli della regionehttp://www.fides.org/it/news/60859-AMERICA_CILE_Forum_Araucania_le_soluzioni_devono_arrivare_direttamente_dai_popoli_della_regionehttp://www.fides.org/it/news/60859-AMERICA_CILE_Forum_Araucania_le_soluzioni_devono_arrivare_direttamente_dai_popoli_della_regioneSantiago – Con lo slogan "Alla ricerca di accordi e di sviluppo per la regione", e la partecipazione di diversi personalità politiche come il Ministro dell’Interno Mario Fernandez, è iniziato il forum "Todos somos Araucanía", evento organizzato dalla Sofofa , organismo che raggruppa oltre 4000 imprese, 38 associazioni e 23 sindacati cileni.<br />"La realtà di La Araucania è ora un problema di tutto il Cile, non è un problema dei quella particolare area. La violenza e la fragilità dello stato di diritto nel sud devono essere affrontate con urgenza" ha detto il Presidente della Sofofa all'apertura dell’evento, il 27 settembre.<br />Nel suo intervento, il Vescovo della diocesi di Temuco, Sua Ecc. Mons. Héctor Eduardo Vargas Bastidas, S.D.B., che presiede il tavolo di lavoro su La Araucanía ha detto: "purtroppo la crescente diversità delle vittime della violenza rurale, che interessa agricoltori, piccoli proprietari, operai e le loro famiglie, potrebbe produrre il rischio di stigmatizzare le legittime richieste del popolo mapuche, che non devono essere confuse in nessun modo con l'azione condannabile dei gruppi radicali". Quindi ha aggiunto: "Noi tutti dovremmo stare attenti al modo di parlare quando trattiamo il problema, evitando l'idea che questa è una lotta tra i Mapuche e gli agricoltori, o peggio, tra i Mapuche e i coloni".<br />Ha colpito molto l'intervento del Ministro dell'interno, Fernandez, che nel suo discorso ha sottolineato che alcune misure, come l'aumento delle forze di polizia, sono state insufficienti per superare il problema. "Mantenere la povertà, l'insicurezza e la violenza risponde, certamente, a cause sistemiche, e richiede approcci globali per affrontarle" ha detto. Ha aggiunto che la soluzione è quella di "alterare radicalmente il corso delle cose: l'analisi e le soluzioni devono arrivare direttamente dai popoli stessi della regione, Mapuche e non mapuche."<br /> <br /><br />Thu, 29 Sep 2016 10:40:48 +0200AMERICA/COLOMBIA - I bambini consumano marjuana già a sette annihttp://www.fides.org/it/news/60858-AMERICA_COLOMBIA_I_bambini_consumano_marjuana_gia_a_sette_annihttp://www.fides.org/it/news/60858-AMERICA_COLOMBIA_I_bambini_consumano_marjuana_gia_a_sette_anniMedellin – Il consumo di droghe e la farmacodipendenza sono un fenomeno piuttosto comune tra i minori di Medellin. Nel dipartimento di Antioquia è stato riscontrato che dai sette anni di età i piccoli consumano, principalmente, marjuana. Ad aggravare il problema è la mancanza di istruzione di genitori e adulti che non sono in grado di identificare la dipendenza nei propri figli minorenni. In un comunicato diffuso dalla ESE Hospital Carisma, Centro di Assistenza e Riabilitazione Integrale per la Salute Mentale di Antioquia, si legge che “la famiglia non possiede gli strumenti per potere identificare questo tipo di rischio, i genitori non si rendono conto di quale sostanza stiano abusando i figli e quando se ne accorgono hanno ormai sviluppato una dipendenza”. Recentemente è stato registrato un incremento di ricoveri di minori di 15 anni farmacodipendenti, che consumano soprattutto marjuana. “Da uno o due siamo passati a 35, una cifra allarmante”, continua il comunicato. Secondo i dati rivelati dalla ESE Hospital Carisma, la cocaina è la sostanza di consumo principale ad Antioquia, seguono marjuana, basuco e oppiacei.<br />Il Centro offre sin dal 1973 un servizio contro la farmacodipendenza e attualmente è impegnato in un progetto pilota che prevede la preparazione di esperti che possano intervenire con strategie educative, di promozione e prevenzione, interventi e riabilitazione dei minori.<br /> <br /><br />Thu, 29 Sep 2016 10:39:57 +0200