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La strategia della riduzione della povertà
del Rwanda
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Negli ultimi due mesi, ci sono state attività frenetiche
e continue del Governo rwandese su vari fronti, in politica interna
ed estera.
Oltre al 21 Summit dell'Unità e Riconciliazione (26 28
ottobre 2002) e al Seminario dibattito nazionale sul progetto
di legge della Costituzione del Rwanda (9 10 novembre 2002 ),
di cui ho riferito a parte, si sono tenuti a Kigali altri importanti
incontri: come quello con i "Paesi Donatori", la presentazione
del documento "Vision 2020" per ridurre lo stato di
povertà e del bilancio del Governo.
Il 64,1% della popolazione rwandese è al di sotto della
soglia di povertà, situando il Rwanda al 162° posto
per lo sviluppo umano su 174 Paesi. La popolazione è di
8.343.000 abitanti con una crescita annuale del 3% ed in prospettiva
fra venti anni sarà di circa 15milioni di abitanti su una
superficie di 26.338 Kmq. Con l'applicazione di "Vision 2020"
si vuole far uscire la popolazione da questo stato di povertà:
portare il PIL dagli attuali 260$ procapite a 960$, ridurre il
numero della popolazione che vive con meno di un dollaro al giorno
dall'attuale 64,1% al 25%, alzare la speranza di vita dai 49 anni
di oggi ai 65 e alfabetizzare almeno il 90% di chi non sa né
leggere né scrivere contro il 48% di oggi. Purtroppo, parallelamente
alle conseguenze negative della congiuntura economica a livello
mondiale, si sono risentiti proporzionalmente le conseguenze economiche
a livello locale. A fine settembre l'inflazione era del 3,2%,
mentre le esportazioni sono crollate del 39% con una perdita di
22 milioni di dollari (i prezzi del caffè e del the sono
calati rispettivamente del 30% e del 5%, come pure il prezioso
"coltan", utilizzato per telefonini e computer, del
66,4%). Il Rwanda dipende dall'aiuto esterno nella misura di 40$
per ogni abitante, come ha dichiarato il medesimo Ministro delle
Finanza, nel documento di Strategia per la riduzione della Povertà.
Per il periodo 2001 2002 sono stati sborsati 579.18 milioni di
dollari dalla cooperazione multilaterale, da quella bilaterale
e dalle ONG. Il settore più finanziato dell'aiuto internazionale
(39%!) è quello della "gouvernance et souvraneté"
che implica i servizi pubblici dell'Amministrazione, la difesa,
la giustizia, l'ordine e la sicurezza interna. Il 71 % dei fondi
internazionali sono sotto forma di "dono" allora che
per il restante 29% si tratta di prestiti. Quasi metà del
budget nazionale del Rwanda (45,84%) è coperto da finanziamenti
internazionali. Lieve crescita economica, contenimento dell'inflazione,
sviluppo, sistema di tassazione e tanti altri punti di ottimismo
del Governo sono analizzati con un certo scetticismo e preoccupazione
da piccoli e grandi imprenditori, commercianti e uomini d'affari
in generale. Inoltre, il sistema iniquo di tassazione imposto
dal Fondo Monetario Internazionale sta mettendo in crisi piccole
aziende, come per esempio le opere della Chiesa con le quali si
autofinanziano le attività ecclesiali. Nella III Conferenza
dei Donatori non per niente il Ministro delle Finanze ha chiesto
di finanziare meno i programmi, in favore di un appoggio più
consistente al bilancio nazionale ed un aumento di "doni"
a lunga scadenza.
Per lottare contro la povertà il Governo ha identificato
sei settori prioritari di intervento: lo sviluppo rurale e agricolo,
lo sviluppo umano, le infrastrutture, economiche, il buon governo,
lo sviluppo del settore privato e il rafforzamento delle capacità
istituzionali. I predetti obiettivi sono stati inseriti nel Documento
di Strategia per la Riduzione della Povertà, adottato dal
Consiglio dei Ministri e accolto con buon occhio da parte del
FMI. Sulla grave problematica sociale della riduzione della povertà,
con il sostegno di C.R.S, e TROCAIRE, i Vescovi rwandesi hanno
programmato l'altro ieri, una conferenza studio su tale importante
questione; i partecipanti oltre ai vescovi erano presenti i sacerdoti
diocesani incaricati di Caritas e di Giustizia e Pace hanno compreso
il ruolo di "partecipazione" e non di "consultazione"
della Chiesa cattolica, come un attore principale della società
civile, per prendere parte con il Governo al piano di Strategia
di Riduzione della Povertà, traendo cosi sostanziosi benefici
economici messi a disposizione per tale scopo dalla Banca Mondiale
e dal Fondo Monetario Internazionale.
Per il suo sviluppo, però, il Rwanda ha bisogno di investimenti
privati e pubblici oggi molto scarsi per una serie di situazioni
sociali, politiche ed economiche che si sono prodotte nel tempo.
I prossimi viaggi all'estero del Presidente Kagame, in India ed
in Belgio, come gli stretti rapporti di cooperazione economica
e commerciale che di recente il Rwanda intrattiene con il Sudafrica,
il Kenya e l'Angola, mostrano come questo Governo è alla
ricerca di "partners" per lo sviluppo ed il commercio,
sforzando di offrire un immagine di sicurezza interna nel Paese.
. Una delle gravi sfide a cui deve far fronte la popolazione
rwandese è la lotta contro l'AIDS: secondo statistiche
contrastanti tra l'l1 ed il 15% è la percentuale di sieropositività
a livello nazionale il che lascia intendere, davanti ormai al
numero crescente di orfani, che una vasta parte della popolazione
diminuirà drasticamente e che la speranza potrebbe calare
tra i 34 e 39 anni. Vi è una campagna massiccia, nei vari
livelli, per difendersi dall'AIDS, ricorrendo all'uso dei preservativi.
Da tempo è allo studio una lettera pastorale della Conferenza
Episcopale per dare le direttive della Chiesa cattolica in tale
delicato settore.
L'impegno della Chiesa nel settore sanitario assistenziale, è
davvero impressionante ed encomiabile con 8 ospedali sui 33 operanti
a livello di Provincia e 88 cliniche su di un totale di 344 centri;
le strutture clinico ospedaliere cattoliche che finora operano
con mezzi propri e con la carità di organizzazioni cattoliche
e di congregazioni
religiose, assistono circa un quarto della popolazione. In collaborazione
con la Caritas Rwanda, la Conferenza Episcopale e questa Nunziatura,
l'AVSI (Associazione Volontari per il Servizio Internazionale)
sta approntando un piano quinquennale strategico ed operativo
per il predetto importante settore, per assicurarsi finanziamenti
e prevenire alcune lacune nei servizi e nell'assistenza ai più
bisognosi.
Nel settore della giustizia, dopo le prime prove d'orchestra
a giugno scorso della
cosiddetta "gacaca" (giustizia partecipativa popolare),
è iniziata su grande scala l'applicazione di tale sistema
per stabilire la verità su buona parte delle 130.000 persone
che attendono da ben 8 anni il giudizio, in prigioni sovraffollate
ed in condizioni talvolta penose. Secondo la scala amministrativa
rwandese sono 9.011 i Rioni, 1.545 i Settori e 106 i Distretti
(Comune) e siccome le giurisdizioni "gacaca" sono presenti
a partire dall'ultimo scalino amministrativo ciò significa
che saranno attivi dopo la fase sperimentale di giugno 10.662
tribunali popolari che impiegheranno a livello di volontariato
254.152 "giudici" o "integri" eletti tra la
popolazione stessa già nell'ottobre 2001. 1 "giudici"
popolari hanno ricevuto un'approssimata preparazione giuridico
amministrativa di qualche mese sulle norme che regolano la "gacaca".
Nella fase sperimentale, sono saltate fuori dalla popolazione
alcune osservazioni, come quella di una giustizia che sia estesa
anche ai militari del FPR (Fronte Patriottico Rwandese) o come
la preoccupazione dell'incolumità dei testi ed il diritto
di difesa. La Comunità internazionale sta sostenendo la
"gacaca" come "male minore" per una risposta
all'esigenza di giustizia che regna nel Paese, sia da parte delle
vittime che da parte di migliaia di innocenti che da anni si trovano
senza prove di accusa in prigione.
Il momento più atteso per il mese di luglio 2003, in concomitanza
con il periodo di
transizione durato otto anni, da quel tragico 7 aprile 1994, costituito
dai vari appuntamenti dell'elettorato che sarà chiamato
alle urne prima sul referendum per l'adozione della nuova Costituzione
e subito dopo per le elezioni legislative e presidenziali.
Il progetto della nuova Costituzione già dà delle
linee su cui si muoverà il Rwanda nei
prossimi anni: elezione a suffragio universale del Presidente
della Repubblica, per un mandato di cinque anni che può
essere rinnovato soltanto una seconda volta; il Capo delle Forze
Armate ha il potere di sciogliere e promulgare le Leggi; il potere
legislativo sarà composto da due Camere, un'Assemblea Nazionale,
i cui membri saranno eletti col sistema proporzionale a livello
nazionale e un Senato la cui designazione dei membri è
quasi tutta prerogativa del Capo dello Stato; tra le osservazioni
della Chiesa cattolica al progetto di Costituzione si annotava
l'anti democraticità di alcuni articoli perché non
basati su una giusta gara elettorale, dove per esempio il 30%
dei deputati sono prescelti tra le donne ed il cosiddetto "Forum"
dei partiti ha un forte monopolio sugli altri (il Forum è
in mano al F.P.R.). Il regime che si prepara per il Rwanda di
domani sarà di tipo semi presidenziale con un Primo Ministro
nominato dal Presidente della Repubblica.
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