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EURAC -Bruxelles, aprile 2005
Una popolazione tra due fuochi: l'intensificazione della violenza
contro la popolazione del Sud Kivu in Repubblica Democratica
del Congo, per opera di gruppi armati ruandesi e delle forze
armate congolesi
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L'evoluzione della violenza nel Sud Kivu
La popolazione si trova tra 'due fuochi' attualmente. Da un lato,
la crudele violenza dei gruppi ruandesi armati, caratterizzata da
furti a mano armata, massacri e stupri, sia nelle case che sulle
strade. Alcune testimonianze affermano che le popolazioni dei villaggi
limitrofi al parco nazionale del Kahuzi Biega sarebbero vittime
di carneficine, stupri e sequestri perpetrati dai gruppi hutu di
origine ruandese, presenti nelle foreste dell'Est della Repubblica
Democratica del Congo (RDC) sin dal genocidio ruandese del 1994.
A Walungu, il numero delle estorsioni è aumentato, mentre
a Ninja e Kalonge la situazione delle violenze è peggiorata
con i sequestri delle ragazze, i massacri delle madri, le prese
in ostaggio e le torture di uomini. In certi luoghi (Kaniola, Ninja,
Budodo, Irizangabo, Kalonge, Cikenje, ecc.) la popolazione passa
la notte fuori delle case e dei villaggi, per paura di essere attaccata.
Dall'altro lato, la violenza tristemente "abituale",
anche se inaccettabile, delle forze armate congolesi mal inquadrate.
Osserviamo una situazione di insicurezza per opera di uomini in
uniforme, non diversamente identificati, e questa violenza diventa
sempre più preoccupante. Difatti, i militari non si accontentano
di taglieggiare la popolazione, ma sono, in numerosi casi, anche
implicati nei saccheggi e negli stupri collettivi.
Il caso di Walungu
Nel territorio di Walungu, da novembre 2004, con il lancio dell'operazione
congiunta di
smobilitazione delle forze straniere per opera della MONUC ed delle
FARDC (Forze Armate della Repubblica Democratico del Congo), si
è assistito ad una recrudescenza delle violenze perpetrate
dai gruppi armati di origine ruandese (sequestri con domanda di
riscatto, stupri, massacri, ecc... ).
La MONUC è certo presente a Walungu, ma i caschi blu restano
di preferenza nei grandi centri, per ritornare alla loro base la
notte, così che essi non proteggono la popolazione in caso
di attacchi notturni o nei luoghi lontani dalle vie principali.
Da alcuni giorni, i caschi blu organizzano delle pattuglie notturne
nella località di Kaniola, in vista di offrire sicurezza
alle popolazioni. Queste operazioni sono state previste per due
settimane, ma dovrebbero essere prolungate.
Profilo dei gruppi armati ruandesi operanti sul suolo congolese
e delle popolazioni profughe che li accompagnano:
Si tratta di due gruppi principali:
- Le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR) che
controllano certe parti della provincia (per es. il territorio di
Ninja), riscuotano delle tasse sui mercati ed esigono dalla popolazione
anche altri tipi di pagamento. Si presentano come un'organizzazione
politica, costituita da elementi ruandesi arrivati in RDC dopo la
tragedia del 1994. Questi "profughi", essenzialmente dell'etnia
Hutu, si sono tramutati in movimento politico-militare e manifestano
la loro volontà di escludere ogni genocidario, o presunto
tale, e ogni persona responsabile di violazioni dei diritti umani.
Il ramo armato opera nelle foreste dell'Est della RDC, mentre il
gruppo dei politici è sparpagliato per il mondo.
- I "Rastas", che sarebbero una mescolanza di elementi
Hutu ruandesi e di banditi congolesi, sono per l'essenziale degli
emarginati che sfuggirebbero al controllo delle FDLR e che agiscono
in modo isolato. Il loro numero non è conosciuto, ma si sa
che operano sempre in piccoli gruppi di meno di 10 persone e che
beneficerebbero della complicità di banditi congolesi, probabilmente
di ex Maï- Maï restati fuori dal processo di integrazione.
Appaiono frequentemente nelle località di Kaniola, in territorio
di Walungu, e di Ninja, in territorio di Kabare, ambedue limitrofi
al Parco Nazionale di Kahuzi Biega.
Secondo le nostre fonti, la relazione tra questi due gruppi non
è chiara. Le FDLR dichiarano, sembra, che i Rastas sono dei
'dissidenti' che non sono più sotto il loro controllo. Altre
informazioni allegano che le FDLR sarebbero rifornite da questo
gruppo.
I "rastas" sono conosciuti per la loro brutalità
nelle loro operazioni. Non esitano ad uccidere dopo torture abominevoli
o a violare le donne e le ragazze nel modo più bestiale.
Le FDLR sono aperte al mondo esterno. I loro dirigenti sono conosciuti
e prendono contatti sia con la Monuc che con altre sensibilità
della società civile locale. Inoltre, sono alla ricerca di
un spazio e di un posizionamento politico.
La nostra inquietudine è che questi elementi stiano radicandosi
e diffondendosi. In certi luoghi, i gruppi di miliziani ruandesi
controllano il circuito economico e finanziario . Portano e vendono
delle merci che i commercianti locali sono costretti ad acquistare,
dopo avere tentato di opporsi, sul mercato a Bunyakiri e a Hombo
e percepiscono delle tasse in altri luoghi. Non è chiaro
se le FDLR sfruttino loro stessi i minerali presenti nei territori
sotto il loro controllo o se beneficino piuttosto delle tasse di
trasporto esigite ai commercianti di detti minerali. Sugli altopiani,
per esempio, gli Hutu ruandesi vendono loro stessi l'oro al mercato,
mentre più in basso si accontenterebbero di esigere e di
riscuotere delle tasse.
Un'inchiesta condotta da Sinergia Vita, partner locale congolese
di Christian Aid, (una ONG britannica, membro di EURAC), nell'ottobre
2002 per comprendere le rivendicazioni di questi gruppi armati,
aveva dimostrato che il 99% di essi vorrebbero rientrare nel loro
paese, il Ruanda. A questo effetto, esigevano dalla comunità
internazionale di convincere il potere di Kigali di organizzare
un dialogo inter-ruandese. Avevano sottolineato anche che ogni Hutu
ruandese che si trova sul suolo congolese non è necessariamente
genocidario. Al momento del loro ritorno in Ruanda, sarebbe necessario
dissociare i civili dai militari . Una seconda investigazione è
stata organizzata nell'aprile 2003, per verificare se gli stessi
gruppi che erano presenti in Congo nel 2002 fossero ritornati in
patria. Si è rivelato che numerosi tra essi erano già
rimpatriati .
Nell'agosto 2003, Sinergia Vita avrebbe cominciato allora ad avere
dei contatti formali con le FDLR, per portarli ad aprirsi agli umanitari
e alle ONG (Organizzazioni Non Governative) operanti sul territorio
ed incoraggiarli, di rimbalzo, ad aprirsi al mondo, facendo conoscere
i loro desiderata. Questo partner ha appreso che le persone civili
che li accompagnano, particolarmente le donne e i bambini, sono
presi in ostaggio da questi miliziani e servirebbero loro come scudo
umano in caso di attacco. Questo partner sottolinea che queste stesse
inchieste avevano permesso di constatare che certi profughi hutu
arrivati nel 1994 erano semplicemente vittime degli avvenimenti
del Ruanda, particolarmente i bambini e i vecchi che non avevano
giocato nessuno ruolo nella tragedia ruandese e che sono stati piuttosto
trascinati verso il loro esilio in RDC.
La forte presenza dei militari delle FARDC nei villaggi
della Provincia del Sud Kivu
La 10ª regione militare conterebbe più di 20.000 uomini
attualmente. Secondo le nostre fonti, ci sarebbero tra 7 e 8 brigate
che comportano ciascuna 4.000 uomini, ciò che indica che
il numero di uomini è ben più elevato dei 20.000 previsti.
Questo rafforzamento delle truppe ha cominciato con gli avvenimenti
di Bukavu nel maggio-giugno 2004.
La popolazione è minacciata dalla forte presenza dei militari
delle FARDC mal inquadrati e senza formazione, percependo irregolarmente
dei salari che non superano l'equivalente, in franchi congolesi,
di 10 USD. Di più, non sono alloggiati e non ricevono quasi
niente da mangiare, ma dispongono di un fucile alla mano. Sembra
che ci sia un problema di logistica e di corruzione nel rifornimento
dell'esercito congolese: alcuni viveri previsti per i militari sarebbero
deviati a un livello ancora sconosciuto e i militari non riceverebbero
neanche il loro salario, benchè il governo sblocchi la somma
di 8 milioni di USD, ogni mese, per il pagamento dei salari dei
militari.
Ma, anche se i militari giustificano le loro estorsioni per motivi
di sopravvivenza, prendono spesso al di là di ciò
che sarebbe necessario. I soldati esigono il raccolto forzato dei
campi dei contadini (per es. a Nyangezi, intorno all'aeroporto di
Kavumu e nella pianura del Ruzizi), e vanno di casa in casa per
richiedere denaro e beni di ogni natura, minacciano di stupro le
donne e le ragazze, sia nelle case che sulle strade, dove erigono
delle barriere di tassazione illegale. In piena città di
Bukavu, la popolazione ha ridotto le uscite durante la notte, per
paura dei militari che circolano con il pretesto di pattugliare
la zona. A Mbobero, Kagabi, nella periferia di Bukavu ed altrove
a Kabare e a Walungu, i militari sono alloggiati nelle case della
gente che coabita così in modo forzato con essi, da settembre
2004.
Attualmente, per i militari delle FARDC che vogliono essere smobilitati
non ci sono molte possibilità. La 10ª regione militare
non ha i mezzi di farlo e la CONADER comincia il suo lavoro solamente
con i bambini soldati. Le tensioni tra le componenti del governo,
particolarmente intorno alla questione dei nuovi territori creati
dal RCD (Rassembramento congolese per la Democrazia) a Bunyakiri
e Minembwe, rallentano la smobilitazione.
Saccheggi e malversazione dell'assistenza umanitaria per opera
dei miliziani ruandesi e delle FARDC.
Gli attacchi perpetrati dai gruppi armati ruandesi e la forte presenza
delle FARDC hanno avuto un impatto molto negativo sulla situazione
umanitaria nella Provincia del Sud Kivu. In certi luoghi, la popolazione
ha perso tutto a causa del saccheggio, o per opera dei gruppi armati
ruandesi (caso di Walungu), o dei militari delle FARDC (caso di
Kabare, Mbobero, Bukavu-città). In parecchi casi, l'assistenza
umanitaria distribuita (gli utensili di cucina, vestiti e attrezzi
agricoli), sono stati saccheggiati quasi totalmente, per cui le
famiglie beneficiarie si sono ritrovate nella situazione di partenza.
In certe parti della provincia, è anche difficile per gli
umanitari portare la loro assistenza, senza essere alla mercé
dei militari che esigono di essere serviti anche loro.
A Walungu, migliaia di famiglie sono sfollate sempre a causa della
presenza dei gruppi di miliziani e di banditi di origine ruandese.
Secondo Malteser, una ONG tedesca che opera in Walungu, ci sarebbero
2.654 persone sfollate, ospitate allo stadio "Mafundwe"
di Walungu, di cui 1.133 sarebbero arrivati 6 mesi prima. Secondo
questa stessa fonte e sulla base delle informazioni ottenute dai
comitati locali di registrazione degli sfollati, la zona comprenderebbe
circa 55.000 persone sfollate nelle famiglie di accoglienza e provenienti
dalle zone di salute di Budodo, Mwiramya e Kaniola. Adesso la popolazione
rurale soffre di fame , di malattia e di mancanza di denaro per
pagare le spese scolastiche, giacché in questo contesto di
insicurezza, non è possibile assicurare il lavoro agricolo
né l'allevamento . Le persone mangiano difficilmente, talvolta
un magro pasto per giorno.
Raccomandazioni di EurAC e dei partner dei suoi membri
nella Regione:
Al governo di transizione della RDC:
Il Governo della RDC deve esigere dal comando militare locale che
riprenda in mano le sue truppe, con fermezza e disciplina, adottando
delle sanzioni appropriate. Deve accordare la priorità alla
smobilitazione dei gruppi armati di origine ruandese sul suolo congolese,
dapprima controllando seriamente il suo esercito e pagando correttamente
i militari.
- Bisogna risolvere in modo urgente i problemi di logistica e di
corruzione, per assicurare che gli 8 milioni di USD, sborsati dal
governo di Kinshasa ogni mese, servano effettivamente per pagare
gli stipendi dei militari e il rifornimento dell'esercito congolese.
- Bisogna ristrutturare e rinforzare l'esercito e formare gli uomini
di truppa ai valori morali e repubblicani, eliminando pure gli ostacoli
alla smobilitazione volontaria dei soldati delle FARDC.
- Bisogna accelerare la vera integrazione delle truppe congolesi.
- Bisogna assicurare l'acquartieramento delle truppe delle FARDC,
da dove uscirebbero solamente per le missioni militari, o in civile
e senza arma. I militari dovrebbero essere ospitati nelle caserme
e non nei villaggi e nelle case dei contadini.
- Occorre una formazione urgente di una brigata integrata e ben
inquadrata, per assicurare la sicurezza della popolazione limitrofa
al parco nazionale di Kahuzi Biega.
Al consiglio di sicurezza dell'ONU e alla MONUC:
Circa l'incapacità della MONUC e delle FARDC fino ad adesso
nel controllare i gruppi armati ruandesi e nel potere garantire
la sicurezza della popolazione contadina:
- La MONUC deve darsi come priorità il ruolo di sostegno
agli sforzi dell'esercito congolese, per controllare e smobilitare
i miliziani e i banditi di origine ruandese.
- Bisogna collocare la MONUC nei luoghi dove è segnalatala
presenza dei gruppi armati ruandesi, come Kaniola, Luhwinja, Bunyakiri.
Questo in vista di mettere in sicurezza le popolazioni locali da
un lato, e di facilitare il rimpatrio volontario dei profughi volontari
non criminali e il disarmo e rimpatrio dei gruppi armati ruandesi
dall'altro.
- La MONUC dovrebbe essere presente anche la notte per proteggere
la popolazione contro gli attacchi notturni nelle zone rurali che
costeggiano il parco di Kahuzi-Biega, dove si sono installati i
miliziani e i banditi di origine ruandese.
- Bisogna migliorare la comunicazione tra la MONUC e la Società
civile e chiedere un dialogo sulle loro strategie attuali di fronte
alla violenza nel Sud-Kivu. La MONUC dovrebbe collaborare strettamente
con le associazioni locali per proteggere meglio la popolazione.
All'Unione Africana, l'ONU (Organizzazione delle Nazioni
Unite), e l'Unione Europea:
- Bisogna sostenere tecnicamente e finanziariamente il processo
di riforma dell'insieme del settore della Sicurezza della RDC.
- Bisogna appoggiarsi sulla dichiarazione delle FDLR, secondo la
quale sono pronti a disarmare, ed incoraggiare la MONUC a facilitare
il loro ritorno in Ruanda. Dovrebbe essere considerata una soluzione
pluridimensionale che miri a regolare il problema dei gruppi Hutu
ruandesi sul suolo congolese . Non trattandosi di un gruppo omogeneo,
vista la presenza e di famiglie profughe e di miliziani armati,
un approccio unicamente militare non sarebbe soddisfacente.
- Bisogna riconsiderare la missione militare di smobilitazione forzata
dei gruppi armati di origine ruandese che è proposta dall'Unione
Africana, tanto più che non è evidente che una missione
militare dell'Unione Africana sia capace di sloggiare questi gruppi
con la forza. Potrebbero registrarsi importanti perdite di vite
umane e i rischi di rappresaglia sulle popolazioni locali per opera
di questi gruppi armati sarebbero ancora maggiori.
- Bisogna aiutare i gruppi ruandesi sul suolo congolese a trovare
una pista di uscita:
- Rispettando e applicando il diritto di asilo politico o di riconoscimento
della condizione di rifugiati in altri paesi e l'applicazione della
legge internazionale dei profughi, per quelli fra essi che non sono
né armati, né criminali.
- Facendo pressione sul governo ruandese per aprire un vero dialogo
con le FDLR, per permettere la realizzazione effettiva dei loro
recenti impegni, essendo che il regolamento della questione degli
Hutu ruandesi rifugiatisi in RDC condiziona la sicurezza e la stabilità
del Ruanda e di tutta la regione. Ciò deve andare di pari
passo con un'apertura più globale dello spazio politico e
il ripristino di una reale libertà di espressione in Ruanda.
Al Governo del Ruanda:
- Di prendere atto delle recenti dichiarazioni delle FDLR e di aprire
con essi un vero dialogo, per creare le condizioni di un'applicazione
effettiva dei loro impegni che, se si realizzassero, potrebbero
costituire un'evoluzione positiva maggiore nella stabilizzazione
della sotto-regione . |