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INFANZIA VIOLATA

Pedofilia ed internet
Relazione del Prof. FULVIO SCAPARRO (psicoterapeuta) - COORDINAMENTO TRIVENETO PROMOZIONE DIFESA FAMIGLIA (Verona) FONDAZIONE TONIOLO (MEVD) (Centro culturale) (Movimento Europeo per la difesa della vita e della dignità umana) UCSI (unione Cattolica Stampa Italiana)

Martedì 15 ottobre - ore 16.30 - sala convegni di Cariverona
Anche se per molti di voi quello che dirò è noto, se non addirittura scontato, intendo iniziare con alcune considerazioni sulle cause e sulle conseguenze della violenza sessuale sui bambini. Questo richiamo può essere utile per ribadire le ragioni del nostro impegno nella lotta contro un crimine tanto odioso.
Il fatto che la pedofilia sia sempre esistita e che abbia trovato nel corso dei secoli chi ha tentato di fornirle una dignità teorica - oggi esistono perfino associazioni a difesa dei 'diritti' dei pedofili - mi obbliga a ricordare che esistono alcuni dati di fatto che ne giustificano la totale messa al bando:
un soggetto prepubere ma spesso anche un adolescente non è in grado di compiere scelte libere e consapevoli in campo sessuale. Al momento della nascita il bambino, totalmente dipendente dall'adulto, è totalmente affidato alla responsabilità di chi di lui ha cura. Crescendo, acquista sempre maggiore autonomia e indipendenza e, dunque, spazi sempre maggiori di responsabilità. E' sempre più in grado di operare scelte consapevoli, ma la capacità di compiere scelte nella sfera sessuale è tra le ultime ad essere raggiunta. Essa presuppone non soltanto una maturità fisiologica ma anche quella psicologica che consente di muoversi, senza perdersi, nel gioco più o meno sottile della seduzione, spesso scambiata per normale manifestazione di affetto.
Mai come in questi ultimi anni la pedofilia è stata oggetto di sfruttamento commerciale, un vero e proprio business con forti interessi economici che hanno dato impulso alla compravendita di bambini soggetti a violenze di ogni genere, dal rapimento alla utilizzazione dei loro corpi per gli scopi più abietti pur di soddisfare una clientela sempre più avida di sensazioni 'forti'.
L'estensione del fenomeno nel nostro Paese non può essere individuata con sufficiente accuratezza. In ogni caso si tratta di un fenomeno allarmante, soprattutto per quanto va emergendo dai dati sul 'turismo sessuale', da quelli sui siti dei pedofili, più o meno mimetizzati, nelle reti telematiche e da quanto si va scoprendo all'interno delle mura familiari, dove il padre che violenta i figli lo fa, non di rado, con la connivenza della madre, per non parlare di quanto avviene all'interno di alcune istituzioni dove chi dovrebbe curare lo sviluppo morale ed educativo dei bambini ne insidia invece l'integrità fisica e psichica. C'è troppa omertà sui cardini di pedofilia commessi da appartenenti a istituzioni che temono le conseguenze dello scandalo per la loro stessa sopravvivenza.
Considerare la pedofilia come una semplice perversione impedisce di cogliere la complessità di un fenomeno che vede sì soggetti adulti incapaci di controllare i loro impulsi che avrebbero bisogno di essere curati e messi in condizione di non nuocere, ma anche individui che considerano i bambini alla stregua di oggetti da piegare alle loro voglie o da immettere in un mercato lucroso quanto spietato. L'interesse del bambino a vivere la sua infanzia senza doverne subire la violazione per l'intrusione di adulti malati o criminali è comunque un valore da proteggere con assoluta priorità.
Per quanto detto, non esiste alcuna valida ragione per considerare la pedofilia come una accettabile variazione della sessualità che rientra, proprio per questo, nella sfera privata. Tutto ciò che lede la libertà e l'incolumità fisica e psicologica di bambini e adolescenti, dall'incesto alla produzione e alla detenzione di film pornografici in cui i bambini sono utilizzati per soddisfare le perversioni e il sadismo degli spettatori, dal turismo sessuale allo stupro, dalle molestie alle trappole e alle insidie telematiche, riguardano tutti noi, le basi stesse della nostra convivenza, il nostro futuro.

Veniamo al rapporto tra pedofilia e Internet. L'8 settembre 1996, in occasione di una conferenza sull'apprendimento e le nuove tecnologie tenutasi a Desenzano sul Garda, ho presentato la prima Carta italiana dei diritti dei bambini nelle reti telematiche (consultabile in rete presso www.onde. net/progetto/carta2.htm).
Come per tutte le Carte a difesa dei minori non mi faccio illusioni sugli effetti delle mie dichiarazioni di principio. I bambini sono molto protetti sulla carta ma molto poco nella pratica della vita quotidiana. Si pensi, tanto per fare qualche esempio, alla Convenzione ONU del 1989, alla Carta di Treviso, a quella di Noto (riveduta quest'anno, 2002) e a tutti i tentativi di 'autoregolamentazione' per difendere i più piccoli da certi spettacoli televisivi. Gli interessi economici, l'ignoranza e l'indifferenza di solito prevalgono sulle dichiarazioni di intenti, per quanto nobili e fondate possano essere. Questo non vuol dire che dobbiamo arrenderci ma soltanto che abbiamo davanti una strada molto lunga che passa attraverso un ostinato, paziente e capillare lavoro di informazione e formazione delle famiglie, delle scuole,degli organi di informazione, degli utenti delle reti telematiche e dei legislatori. Una strada che, voglio chiarirlo subito, non passa attraverso censure indiscriminate e demonizzazioni del mondo virtuale ma attraverso l'individuazione chiara e netta dei diritti, delle opportunità e dei rischi connessi al contatto dei bambini con il mondo delle reti.
La mia proposta, ribattezzata Telematica con l'infanzia. Dichiarazione di assunzione di responsabilità degli adulti, ha incontrato molto interesse sollecitando numerosi e autorevoli contributi e mi sembra conservi ancora oggi una sua validità.
In estrema sintesi vi espongo la mia posizione in materia.
1 LO SCENARIO
Con l'espandersi delle opportunità offerte dalle reti di comunicazione, soprattutto Internet, si sono da molte parti levate voci d'allarme che, in previsione (poi rivelatasi funesta) dei rischi corsi da bambini e adolescenti che frequentano le reti, hanno proposto di limitare in vario modo l'accesso degli utenti non maggiorenni, attraverso particolari chips o software. Nel momento in cui si affronta il problema dei rischi e dei pericoli della rete, occorre non lasciarsi travolgere dagli allarmi e dalle preoccupazioni fino a dimenticare che la rete offre anche a bambini e ragazzi occasioni di conoscenza, comunicazione e informazione. L'obiettivo prioritario della tutela dei minori non comporta dunque una condanna generica o addirittura un rifiuto della vita di rete, così come i pericoli delle strade reali non si combattono eliminando le strade.
2 I RISCHI
E' indubbio che collegarsi a Internet presenti alcuni rischi potenziali che possono essere riassunti in alcune tipologie abbastanza precise quali, ad esempio:
- l'esposizione a scritti o immagini di carattere violento;
- l'esposizione a scritti o immagini di contenuto pornografico;
- la molestia tramite messaggi;
- la molestia fisica quando ai primi contatti via Internet seguano incontri nel mondo reale;
- messaggi ambigui e vere e proprie trappole attraverso le quali catturare l'attenzione e il coinvolgimento di soggetti indifesi in attività sconvenienti o pericolose;
- danni causati da un'eccessiva quantità di tempo trascorsa davanti a un video e/o posture fisiche scorrette.
Il tasso di molestie in rete è elevato e non va sottovalutato solo perché è senza corpo e senza voce.
La riflessione della donne che lavorano in Internet ha posto l'accento sulla coerenza tra quanto avviene in rete e i quotidiani rapporti tra uomini e donne, tra bambini e bambine. Nella maggior parte dei casi sono proprio le bambine e le adolescenti a essere molestate, sia nel mondo virtuale che il quello reale.
3 NON SOLO IN RETE
Molti di questi rischi, peraltro, non sono in alcun modo tipici delle reti ma ineriscono a qualunque forma di comunicazione, dal telefono agli avvisi affissi nelle bacheche scolastiche. Aggiungo anzi che il tasso di molestie via Internet è per il momento ben inferiore a quello riscontrato in molte altre situazioni di vita di bambini e adolescenti, ma questo non giustifica in alcun modo una sottovalutazione del fenomeno.
4 UN MONDO DI DIRITTI
Le Nazioni Unite hanno varato, com'è o dovrebbe essere noto, una carta dei diritti dei bambini in cui vengono elencati alcuni diritti di base (un nome, una famiglia, rispetto….) insieme ai diritti indispensabili allo sviluppo (istruzione, tempo libero, salute, sicurezza sociale, livello di vita). Viene ribadito il diritto a una protezione speciale per bambini in situazioni particolari (disabili, rifugiati, membri di minoranze, abitanti di regioni in gravi condizioni di sottosviluppo). Nella carta si precisa che a tutti dovrebbero essere assicurate la protezione contro lo sfruttamento e gli abusi (lavoro, sesso, droga, compravendita, sottrazione, guerra, abusi di carattere giudiziario e amministrativo), oltre a garanzie a tutela delle libertà fondamentali (di informazione, di pensiero, di espressione, di associazione, di avere una vita privata, di praticare una religione, di vedere rispettate le proprie tradizioni e i valori culturali), senza dimenticare il diritto al gioco e alle attività ricreative e culturali:
Nel 1989, quando fu approvata questa Convenzione ONU, il tema della protezione dei minori in rete non era ancora avvertito con forza, ma è evidente che quanto stabilito per la tutela dei diritti dei minori si applica in buona parta anche alla materia di cui oggi ci stiamo occupando. La padronanza dell'informazione (sia in uscita sia in entrata, sia come offerta sia come consumo, sia in rete sia in altre forme) è, e sempre più sarà, alla base della società del futuro. Eppure il diritto all'informazione - anche quella in rete - e a un'informazione che sia corretta e non offensiva, non fa ancora parte dell'universo dei diritti riconosciuti. Si pone dunque con forza il problema di come aiutare bambini e adolescenti a scegliere le informazioni in rete e a divenirne partecipi, di come aiutarli a utilizzare la rete per offrire essi stessi informazione, per avere quella voce che i mass madia, televisioni e giornali, non danno loro mai se non nei casi più drammatici di violenza.
5 IL DIRITTO DI ACCESSO
Così stando le cose, è evidente che l'accesso alle reti è un diritto dei bambini e degli adolescenti, data l'importanza che la padronanza delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione riveste per la possibilità di partecipare alla vita sociale, artistica, scientifica, politica ed economica. Ogni bambino deve essere messo in condizione di apprendere a gestire la vita di rete, un mondo in cui la capacità di raggiungere e trasmettere un'informazione sarà molto più importante di una generica performance nozionistica.
La protezione dei minori dalle aggressioni violente e pedofile in rete non si ottiene perseguendo una politica difensiva (dunque proporre e non solo difendersi e proibire), diffondendo allarme in misura tale da spingere a limitare l'accesso a una risorsa tanto importante per bambini e adolescenti: i minori non vanno gettati nella rete ma, come avviene per la vita reale, istruiti e guidati affinché sfruttino, in condizioni di massima sicurezza, le risorse, gli strumenti e le logiche delle reti telematiche.
6 RESPONSABILITA' DEGLI ADULTI
Spero che l'atteggiamento fin qui proposto non sia in alcun modo scambiato per un appello a un generico e nocivo permissivismo.
E' ben noto che ogni essere umano (e i bambini in particolare), ha bisogno di quadri di riferimento precisi e stabili. In altri termini, alla massima discrezionalità e libertà possibile va affiancata una ragionevole dose di prescrizioni che costituiscono al tempo stesso limiti da superare e sostegni a cui appoggiarsi per non cadere nel vuoto, sentieri tracciati in modo da consentire un progressivo sviluppo.
E' però necessario sottolineare che chi cresce in una situazione di continua censura può essere indotto a convincersi che la censura sia il modo migliore per trattare argomenti che non ci piacciono. Per non parlare, poi, del fatto che le censure possono creare curiosità e desiderio nei confronti della cosa proibita e/o insofferenza nei confronti del censore che viene a perdere ogni credibilità quando abusa del suo potere.
Più che di censori, i bambini e gli adolescenti hanno bisogno di guide: la deresponsabilizzazione crea irresponsabilità.
Una guida, però, deve essere competente. E' insopportabile e controproducente che a proibire e a diffondere allarmi siano persone che, letteralmente, non conoscono l'abbiccì dell'informatica. Occorre incentivare in ogni modo l'alfabetizzazione informatica degli adulti, siano essi genitori o insegnanti, amministratori o legislatori. La riduzione delle aree di ignoranza informatica consentirà di svolgere meglio anche l'azione di prevenzione della minaccia pedofila di cui ci stiamo oggi occupando.
La progressiva responsabilizzazione dei bambini deve dunque realizzarsi in presenza di una piena assunzione di responsabilità dei genitori.
Ai bambini non deve essere consentito un accesso indiscriminato. Al contrario ogni sforzo va compiuto perché i rischi siano minimizzati e bambini e adolescenti possano trarre i migliori vantaggi dalla rete. I genitori si riapproprino anche in questo caso delle proprie responsabilità senza delegarle, o comunque senza contare troppo, su 'baby sitter elettroniche' o su 'cani da guardia al silicio'. E la delega non può nemmeno essere affidata allo Stato o alle Regioni. Anche da un punto di vista pratico, moltiplicare dettagliati articoli di legge per proteggere i bambini è un progetto del tutto fuori luogo e inevitabilmente destinato al fallimento con la stessa elevatissima velocità con cui hanno luogo i cambiamenti tecnologici e sociali.
7 IMPEGNO QUOTIDIANO
Da quanto detto sinora, dovrebbe emergere con chiarezza che un'ennesima Carta dei diritti dell'infanzia specifica per le reti non ha alcuna utilità se avulsa da un'azione concreta. Più opportuno appare dare piena applicazione ai principi e alle raccomandazioni espresse Dichiarazione dei diritti del fanciullo (Ginevra, marzo 1924), in quella votata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1959 e nella Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia (ONU, 20 novembre 1989).
Anche nel nostro Paese la riflessione al riguardo è assai avanzata, come dimostrato, ad esempio, dalla Carta di Treviso e dal parere del Comitato Nazionale per la Bioetica del 22 gennaio 1994 (Bioetica con l'infanzia) documento alla cui estensione ho partecipato personalmente.
Ciò di cui si sente maggiormente la mancanza è piuttosto l'impegno concreto degli adulti che, con atteggiamento responsabile e un minimo di competenza informatica provvedano nel vivere quotidiano affinché i bambini siano protetti, quando accendono la rete.
8 IL DIRITTO ALLA NORMALITA'
Ad ogni bambino/a o ragazzo/a dovrebbe essere consentito di reagire quando reputa che i propri diritti siano stati violati, di non essere 'perfetto' e di non essere a tempo pieno la gioia di mamma e papà. Con questi bambini e ragazzi 'sufficientemente buoni' e dunque normali perché non perfetti, diventa possibile realizzare 'contratti' ragionevoli che subordinano la fruizione della rete all'osservanza di poche regole precise. Ad esempio:
8.1 non fornire informazioni personali, indirizzi, numeri di te-
lefono, nomi di scuole o comunque di terzi;
riferire ai genitori di eventuali contatti 'strani' avvenuti in
linea;
8.3 all'interno del 'contratto' dovrà essere compreso un ragio-
nevole rendimento scolastico e un buon equilibrio tra
tempo trascorso in rete e fuori, tra mondo virtuale e reale.
Una volta di più non è sensatamente possibile fornire un contratto buono per tutte le stagioni, ma vi saranno tante forme di contratto quante sono le famiglie.
9 E' soprattutto importante, come già detto in precedenza, che
anche i genitori si familiarizzino con le modalità di interazione
caratteristiche della rete, in modo da poter capire il nuovo mondo entro cui i loro figli hanno cominciato a muoversi. Conoscere le tecniche e le logiche della rete li renderà più tranquilli ed efficienti nell'opera di prevenzione degli aspetti più preoccupanti della navigazione virtuale, in primo luogo delle insidie pedofile.
Tra l'altro, dato che bambini e ragazzi sono di solito più abili dei genitori a maneggiare i computer (sono in grado di configurare macchine alquanto complicate e di intuire rapidamente le modalità di funzionamento del software), genitori e figli potranno trovare un'ulteriore possibilità di gioco di 'scambio dei ruoli' di esplorazione di mondi nuovi, di avventure comuni, di rapporto.
In questa prospettiva può essere utile avviare iniziative di formazione e informazione per genitori e insegnanti che, con linguaggio semplice e amichevole e senza minimizzare i rischi, riducano la loro ansia alimentata da scarsa conoscenza della rete, e li mettano in condizione di partecipare attivamente all'esperienza telematica cui hanno diritto figli e allievi.
IN CONCLUSIONE
L'incontro tra i bambini e la realtà 'virtuale', che le tecnologie renderanno sempre più ravvicinato, si sta attuando sotto i nostri occhi. La televisione, proponendo più o meno consapevolmente una lettura deformata della realtà, ha influito assai più della scuola sui modelli culturali di intere generazioni. Non per questo si è pensato di impiantare un 'chip' nel cervello dei minori, così da sottrarli al rischio dell'esposizione a messaggi pericolosi. La delega ad una macchina di responsabilità umane non può che portare ad ulteriore deresponsabilizzazione. Per i bambini, nel contatto con qualsiasi strumento di comunicazione, il rischio non è tanto nei messaggi deviati (violenti, sessuali, ecc) che ricevono quanto nel contenuto deviante implicito nell'apparente normalità dei messaggi (telenovelas, sitcom, ecc). Per gli adulti la navigazione in Internet può essere uno strumento di lavoro o un modo per 'divertirsi'; per i bambini è uno strumento per capire il mondo.
Le strade dell'informatica somigliano sempre più alle strade e alle autostrade che siamo abituati a percorrere. Non sempre il viaggio è tranquillo e piacevole: anche nelle strade informatiche o più semplicemente affacciandoci a una qualunque 'telefinestra', assistiamo a esplosioni di violenza paragonabili a quelle degli automobilisti esasperati dal traffico, atterriti dalle auto che sfrecciano ovunque intorno a loro o infuriati da piccole e grandi scorrettezze di altri al volante. Anche nelle strade informatiche come in quelle reali si possono fare brutti incontri, compresi quelli con i pedofili. E' proprio per questo che i bambini e i ragazzi non devono essere abbandonati a se stessi sia nelle strade reali sia in quelle virtuali, davanti a un monitor o alle telefinestre, ma invece accompagnati e guidati, soprattutto nei loro primi passi, da genitori e insegnanti. Adulti non solo ben informati ma anche esperti di vita, in grado di segnalare i pericoli presenti in ogni strada e in ogni viaggio (dai brutti incontri ai pessimi spettacoli fino ai rischi di retedipendenza e di isolamento). Adulti vigili ma non allarmati e ansiogeni, che siano cioè in grado di apprezzare e trasmettere il piacere, la gioia e l'utilità di nuove e potenti forme di comunicazione.


Verona 15 ottobre 2002 Fulvio Scaparro


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