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Martedì 15 ottobre - ore 16.30 - sala convegni di Cariverona
Anche se per molti di voi quello che dirò è noto,
se non addirittura scontato, intendo iniziare con alcune considerazioni
sulle cause e sulle conseguenze della violenza sessuale sui bambini.
Questo richiamo può essere utile per ribadire le ragioni
del nostro impegno nella lotta contro un crimine tanto odioso.
Il fatto che la pedofilia sia sempre esistita e che abbia trovato
nel corso dei secoli chi ha tentato di fornirle una dignità
teorica - oggi esistono perfino associazioni a difesa dei 'diritti'
dei pedofili - mi obbliga a ricordare che esistono alcuni dati
di fatto che ne giustificano la totale messa al bando:
un soggetto prepubere ma spesso anche un adolescente non è
in grado di compiere scelte libere e consapevoli in campo sessuale.
Al momento della nascita il bambino, totalmente dipendente dall'adulto,
è totalmente affidato alla responsabilità di chi
di lui ha cura. Crescendo, acquista sempre maggiore autonomia
e indipendenza e, dunque, spazi sempre maggiori di responsabilità.
E' sempre più in grado di operare scelte consapevoli, ma
la capacità di compiere scelte nella sfera sessuale è
tra le ultime ad essere raggiunta. Essa presuppone non soltanto
una maturità fisiologica ma anche quella psicologica che
consente di muoversi, senza perdersi, nel gioco più o meno
sottile della seduzione, spesso scambiata per normale manifestazione
di affetto.
Mai come in questi ultimi anni la pedofilia è stata oggetto
di sfruttamento commerciale, un vero e proprio business con forti
interessi economici che hanno dato impulso alla compravendita
di bambini soggetti a violenze di ogni genere, dal rapimento alla
utilizzazione dei loro corpi per gli scopi più abietti
pur di soddisfare una clientela sempre più avida di sensazioni
'forti'.
L'estensione del fenomeno nel nostro Paese non può essere
individuata con sufficiente accuratezza. In ogni caso si tratta
di un fenomeno allarmante, soprattutto per quanto va emergendo
dai dati sul 'turismo sessuale', da quelli sui siti dei pedofili,
più o meno mimetizzati, nelle reti telematiche e da quanto
si va scoprendo all'interno delle mura familiari, dove il padre
che violenta i figli lo fa, non di rado, con la connivenza della
madre, per non parlare di quanto avviene all'interno di alcune
istituzioni dove chi dovrebbe curare lo sviluppo morale ed educativo
dei bambini ne insidia invece l'integrità fisica e psichica.
C'è troppa omertà sui cardini di pedofilia commessi
da appartenenti a istituzioni che temono le conseguenze dello
scandalo per la loro stessa sopravvivenza.
Considerare la pedofilia come una semplice perversione impedisce
di cogliere la complessità di un fenomeno che vede sì
soggetti adulti incapaci di controllare i loro impulsi che avrebbero
bisogno di essere curati e messi in condizione di non nuocere,
ma anche individui che considerano i bambini alla stregua di oggetti
da piegare alle loro voglie o da immettere in un mercato lucroso
quanto spietato. L'interesse del bambino a vivere la sua infanzia
senza doverne subire la violazione per l'intrusione di adulti
malati o criminali è comunque un valore da proteggere con
assoluta priorità.
Per quanto detto, non esiste alcuna valida ragione per considerare
la pedofilia come una accettabile variazione della sessualità
che rientra, proprio per questo, nella sfera privata. Tutto ciò
che lede la libertà e l'incolumità fisica e psicologica
di bambini e adolescenti, dall'incesto alla produzione e alla
detenzione di film pornografici in cui i bambini sono utilizzati
per soddisfare le perversioni e il sadismo degli spettatori, dal
turismo sessuale allo stupro, dalle molestie alle trappole e alle
insidie telematiche, riguardano tutti noi, le basi stesse della
nostra convivenza, il nostro futuro.
Veniamo al rapporto tra pedofilia e Internet. L'8 settembre 1996,
in occasione di una conferenza sull'apprendimento e le nuove tecnologie
tenutasi a Desenzano sul Garda, ho presentato la prima Carta italiana
dei diritti dei bambini nelle reti telematiche (consultabile in
rete presso www.onde. net/progetto/carta2.htm).
Come per tutte le Carte a difesa dei minori non mi faccio illusioni
sugli effetti delle mie dichiarazioni di principio. I bambini
sono molto protetti sulla carta ma molto poco nella pratica della
vita quotidiana. Si pensi, tanto per fare qualche esempio, alla
Convenzione ONU del 1989, alla Carta di Treviso, a quella di Noto
(riveduta quest'anno, 2002) e a tutti i tentativi di 'autoregolamentazione'
per difendere i più piccoli da certi spettacoli televisivi.
Gli interessi economici, l'ignoranza e l'indifferenza di solito
prevalgono sulle dichiarazioni di intenti, per quanto nobili e
fondate possano essere. Questo non vuol dire che dobbiamo arrenderci
ma soltanto che abbiamo davanti una strada molto lunga che passa
attraverso un ostinato, paziente e capillare lavoro di informazione
e formazione delle famiglie, delle scuole,degli organi di informazione,
degli utenti delle reti telematiche e dei legislatori. Una strada
che, voglio chiarirlo subito, non passa attraverso censure indiscriminate
e demonizzazioni del mondo virtuale ma attraverso l'individuazione
chiara e netta dei diritti, delle opportunità e dei rischi
connessi al contatto dei bambini con il mondo delle reti.
La mia proposta, ribattezzata Telematica con l'infanzia. Dichiarazione
di assunzione di responsabilità degli adulti, ha incontrato
molto interesse sollecitando numerosi e autorevoli contributi
e mi sembra conservi ancora oggi una sua validità.
In estrema sintesi vi espongo la mia posizione in materia.
1 LO SCENARIO
Con l'espandersi delle opportunità offerte dalle reti di
comunicazione, soprattutto Internet, si sono da molte parti levate
voci d'allarme che, in previsione (poi rivelatasi funesta) dei
rischi corsi da bambini e adolescenti che frequentano le reti,
hanno proposto di limitare in vario modo l'accesso degli utenti
non maggiorenni, attraverso particolari chips o software. Nel
momento in cui si affronta il problema dei rischi e dei pericoli
della rete, occorre non lasciarsi travolgere dagli allarmi e dalle
preoccupazioni fino a dimenticare che la rete offre anche a bambini
e ragazzi occasioni di conoscenza, comunicazione e informazione.
L'obiettivo prioritario della tutela dei minori non comporta dunque
una condanna generica o addirittura un rifiuto della vita di rete,
così come i pericoli delle strade reali non si combattono
eliminando le strade.
2 I RISCHI
E' indubbio che collegarsi a Internet presenti alcuni rischi potenziali
che possono essere riassunti in alcune tipologie abbastanza precise
quali, ad esempio:
- l'esposizione a scritti o immagini di carattere violento;
- l'esposizione a scritti o immagini di contenuto pornografico;
- la molestia tramite messaggi;
- la molestia fisica quando ai primi contatti via Internet seguano
incontri nel mondo reale;
- messaggi ambigui e vere e proprie trappole attraverso le quali
catturare l'attenzione e il coinvolgimento di soggetti indifesi
in attività sconvenienti o pericolose;
- danni causati da un'eccessiva quantità di tempo trascorsa
davanti a un video e/o posture fisiche scorrette.
Il tasso di molestie in rete è elevato e non va sottovalutato
solo perché è senza corpo e senza voce.
La riflessione della donne che lavorano in Internet ha posto l'accento
sulla coerenza tra quanto avviene in rete e i quotidiani rapporti
tra uomini e donne, tra bambini e bambine. Nella maggior parte
dei casi sono proprio le bambine e le adolescenti a essere molestate,
sia nel mondo virtuale che il quello reale.
3 NON SOLO IN RETE
Molti di questi rischi, peraltro, non sono in alcun modo tipici
delle reti ma ineriscono a qualunque forma di comunicazione, dal
telefono agli avvisi affissi nelle bacheche scolastiche. Aggiungo
anzi che il tasso di molestie via Internet è per il momento
ben inferiore a quello riscontrato in molte altre situazioni di
vita di bambini e adolescenti, ma questo non giustifica in alcun
modo una sottovalutazione del fenomeno.
4 UN MONDO DI DIRITTI
Le Nazioni Unite hanno varato, com'è o dovrebbe essere
noto, una carta dei diritti dei bambini in cui vengono elencati
alcuni diritti di base (un nome, una famiglia, rispetto
.)
insieme ai diritti indispensabili allo sviluppo (istruzione, tempo
libero, salute, sicurezza sociale, livello di vita). Viene ribadito
il diritto a una protezione speciale per bambini in situazioni
particolari (disabili, rifugiati, membri di minoranze, abitanti
di regioni in gravi condizioni di sottosviluppo). Nella carta
si precisa che a tutti dovrebbero essere assicurate la protezione
contro lo sfruttamento e gli abusi (lavoro, sesso, droga, compravendita,
sottrazione, guerra, abusi di carattere giudiziario e amministrativo),
oltre a garanzie a tutela delle libertà fondamentali (di
informazione, di pensiero, di espressione, di associazione, di
avere una vita privata, di praticare una religione, di vedere
rispettate le proprie tradizioni e i valori culturali), senza
dimenticare il diritto al gioco e alle attività ricreative
e culturali:
Nel 1989, quando fu approvata questa Convenzione ONU, il tema
della protezione dei minori in rete non era ancora avvertito con
forza, ma è evidente che quanto stabilito per la tutela
dei diritti dei minori si applica in buona parta anche alla materia
di cui oggi ci stiamo occupando. La padronanza dell'informazione
(sia in uscita sia in entrata, sia come offerta sia come consumo,
sia in rete sia in altre forme) è, e sempre più
sarà, alla base della società del futuro. Eppure
il diritto all'informazione - anche quella in rete - e a un'informazione
che sia corretta e non offensiva, non fa ancora parte dell'universo
dei diritti riconosciuti. Si pone dunque con forza il problema
di come aiutare bambini e adolescenti a scegliere le informazioni
in rete e a divenirne partecipi, di come aiutarli a utilizzare
la rete per offrire essi stessi informazione, per avere quella
voce che i mass madia, televisioni e giornali, non danno loro
mai se non nei casi più drammatici di violenza.
5 IL DIRITTO DI ACCESSO
Così stando le cose, è evidente che l'accesso alle
reti è un diritto dei bambini e degli adolescenti, data
l'importanza che la padronanza delle tecnologie dell'informazione
e della comunicazione riveste per la possibilità di partecipare
alla vita sociale, artistica, scientifica, politica ed economica.
Ogni bambino deve essere messo in condizione di apprendere a gestire
la vita di rete, un mondo in cui la capacità di raggiungere
e trasmettere un'informazione sarà molto più importante
di una generica performance nozionistica.
La protezione dei minori dalle aggressioni violente e pedofile
in rete non si ottiene perseguendo una politica difensiva (dunque
proporre e non solo difendersi e proibire), diffondendo allarme
in misura tale da spingere a limitare l'accesso a una risorsa
tanto importante per bambini e adolescenti: i minori non vanno
gettati nella rete ma, come avviene per la vita reale, istruiti
e guidati affinché sfruttino, in condizioni di massima
sicurezza, le risorse, gli strumenti e le logiche delle reti telematiche.
6 RESPONSABILITA' DEGLI ADULTI
Spero che l'atteggiamento fin qui proposto non sia in alcun modo
scambiato per un appello a un generico e nocivo permissivismo.
E' ben noto che ogni essere umano (e i bambini in particolare),
ha bisogno di quadri di riferimento precisi e stabili. In altri
termini, alla massima discrezionalità e libertà
possibile va affiancata una ragionevole dose di prescrizioni che
costituiscono al tempo stesso limiti da superare e sostegni a
cui appoggiarsi per non cadere nel vuoto, sentieri tracciati in
modo da consentire un progressivo sviluppo.
E' però necessario sottolineare che chi cresce in una situazione
di continua censura può essere indotto a convincersi che
la censura sia il modo migliore per trattare argomenti che non
ci piacciono. Per non parlare, poi, del fatto che le censure possono
creare curiosità e desiderio nei confronti della cosa proibita
e/o insofferenza nei confronti del censore che viene a perdere
ogni credibilità quando abusa del suo potere.
Più che di censori, i bambini e gli adolescenti hanno bisogno
di guide: la deresponsabilizzazione crea irresponsabilità.
Una guida, però, deve essere competente. E' insopportabile
e controproducente che a proibire e a diffondere allarmi siano
persone che, letteralmente, non conoscono l'abbiccì dell'informatica.
Occorre incentivare in ogni modo l'alfabetizzazione informatica
degli adulti, siano essi genitori o insegnanti, amministratori
o legislatori. La riduzione delle aree di ignoranza informatica
consentirà di svolgere meglio anche l'azione di prevenzione
della minaccia pedofila di cui ci stiamo oggi occupando.
La progressiva responsabilizzazione dei bambini deve dunque realizzarsi
in presenza di una piena assunzione di responsabilità dei
genitori.
Ai bambini non deve essere consentito un accesso indiscriminato.
Al contrario ogni sforzo va compiuto perché i rischi siano
minimizzati e bambini e adolescenti possano trarre i migliori
vantaggi dalla rete. I genitori si riapproprino anche in questo
caso delle proprie responsabilità senza delegarle, o comunque
senza contare troppo, su 'baby sitter elettroniche' o su 'cani
da guardia al silicio'. E la delega non può nemmeno essere
affidata allo Stato o alle Regioni. Anche da un punto di vista
pratico, moltiplicare dettagliati articoli di legge per proteggere
i bambini è un progetto del tutto fuori luogo e inevitabilmente
destinato al fallimento con la stessa elevatissima velocità
con cui hanno luogo i cambiamenti tecnologici e sociali.
7 IMPEGNO QUOTIDIANO
Da quanto detto sinora, dovrebbe emergere con chiarezza che un'ennesima
Carta dei diritti dell'infanzia specifica per le reti non ha alcuna
utilità se avulsa da un'azione concreta. Più opportuno
appare dare piena applicazione ai principi e alle raccomandazioni
espresse Dichiarazione dei diritti del fanciullo (Ginevra, marzo
1924), in quella votata dall'Assemblea Generale delle Nazioni
Unite il 20 novembre 1959 e nella Convenzione internazionale sui
diritti dell'infanzia (ONU, 20 novembre 1989).
Anche nel nostro Paese la riflessione al riguardo è assai
avanzata, come dimostrato, ad esempio, dalla Carta di Treviso
e dal parere del Comitato Nazionale per la Bioetica del 22 gennaio
1994 (Bioetica con l'infanzia) documento alla cui estensione ho
partecipato personalmente.
Ciò di cui si sente maggiormente la mancanza è piuttosto
l'impegno concreto degli adulti che, con atteggiamento responsabile
e un minimo di competenza informatica provvedano nel vivere quotidiano
affinché i bambini siano protetti, quando accendono la
rete.
8 IL DIRITTO ALLA NORMALITA'
Ad ogni bambino/a o ragazzo/a dovrebbe essere consentito di reagire
quando reputa che i propri diritti siano stati violati, di non
essere 'perfetto' e di non essere a tempo pieno la gioia di mamma
e papà. Con questi bambini e ragazzi 'sufficientemente
buoni' e dunque normali perché non perfetti, diventa possibile
realizzare 'contratti' ragionevoli che subordinano la fruizione
della rete all'osservanza di poche regole precise. Ad esempio:
8.1 non fornire informazioni personali, indirizzi, numeri di te-
lefono, nomi di scuole o comunque di terzi;
riferire ai genitori di eventuali contatti 'strani' avvenuti in
linea;
8.3 all'interno del 'contratto' dovrà essere compreso un
ragio-
nevole rendimento scolastico e un buon equilibrio tra
tempo trascorso in rete e fuori, tra mondo virtuale e reale.
Una volta di più non è sensatamente possibile fornire
un contratto buono per tutte le stagioni, ma vi saranno tante
forme di contratto quante sono le famiglie.
9 E' soprattutto importante, come già detto in precedenza,
che
anche i genitori si familiarizzino con le modalità di interazione
caratteristiche della rete, in modo da poter capire il nuovo mondo
entro cui i loro figli hanno cominciato a muoversi. Conoscere
le tecniche e le logiche della rete li renderà più
tranquilli ed efficienti nell'opera di prevenzione degli aspetti
più preoccupanti della navigazione virtuale, in primo luogo
delle insidie pedofile.
Tra l'altro, dato che bambini e ragazzi sono di solito più
abili dei genitori a maneggiare i computer (sono in grado di configurare
macchine alquanto complicate e di intuire rapidamente le modalità
di funzionamento del software), genitori e figli potranno trovare
un'ulteriore possibilità di gioco di 'scambio dei ruoli'
di esplorazione di mondi nuovi, di avventure comuni, di rapporto.
In questa prospettiva può essere utile avviare iniziative
di formazione e informazione per genitori e insegnanti che, con
linguaggio semplice e amichevole e senza minimizzare i rischi,
riducano la loro ansia alimentata da scarsa conoscenza della rete,
e li mettano in condizione di partecipare attivamente all'esperienza
telematica cui hanno diritto figli e allievi.
IN CONCLUSIONE
L'incontro tra i bambini e la realtà 'virtuale', che le
tecnologie renderanno sempre più ravvicinato, si sta attuando
sotto i nostri occhi. La televisione, proponendo più o
meno consapevolmente una lettura deformata della realtà,
ha influito assai più della scuola sui modelli culturali
di intere generazioni. Non per questo si è pensato di impiantare
un 'chip' nel cervello dei minori, così da sottrarli al
rischio dell'esposizione a messaggi pericolosi. La delega ad una
macchina di responsabilità umane non può che portare
ad ulteriore deresponsabilizzazione. Per i bambini, nel contatto
con qualsiasi strumento di comunicazione, il rischio non è
tanto nei messaggi deviati (violenti, sessuali, ecc) che ricevono
quanto nel contenuto deviante implicito nell'apparente normalità
dei messaggi (telenovelas, sitcom, ecc). Per gli adulti la navigazione
in Internet può essere uno strumento di lavoro o un modo
per 'divertirsi'; per i bambini è uno strumento per capire
il mondo.
Le strade dell'informatica somigliano sempre più alle strade
e alle autostrade che siamo abituati a percorrere. Non sempre
il viaggio è tranquillo e piacevole: anche nelle strade
informatiche o più semplicemente affacciandoci a una qualunque
'telefinestra', assistiamo a esplosioni di violenza paragonabili
a quelle degli automobilisti esasperati dal traffico, atterriti
dalle auto che sfrecciano ovunque intorno a loro o infuriati da
piccole e grandi scorrettezze di altri al volante. Anche nelle
strade informatiche come in quelle reali si possono fare brutti
incontri, compresi quelli con i pedofili. E' proprio per questo
che i bambini e i ragazzi non devono essere abbandonati a se stessi
sia nelle strade reali sia in quelle virtuali, davanti a un monitor
o alle telefinestre, ma invece accompagnati e guidati, soprattutto
nei loro primi passi, da genitori e insegnanti. Adulti non solo
ben informati ma anche esperti di vita, in grado di segnalare
i pericoli presenti in ogni strada e in ogni viaggio (dai brutti
incontri ai pessimi spettacoli fino ai rischi di retedipendenza
e di isolamento). Adulti vigili ma non allarmati e ansiogeni,
che siano cioè in grado di apprezzare e trasmettere il
piacere, la gioia e l'utilità di nuove e potenti forme
di comunicazione.
Verona 15 ottobre 2002 Fulvio Scaparro
SEDE: Comitato Genitori "O. Caccia" - 37121 Verona
- Via Duomo, 11 - Tel. 045.8035878
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