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DROGA
POSIZIONE ETICA E MORALE DELLA SANTA SEDE IN RELAZIONE ALLA
DROGA
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Si tratta di un tema preoccupante in tutto il mondo ed esige
uno studio accurato. E' bene che lo si tratti secondo gli insegnamenti
luminosi di Giovanni Paolo II. In questi anni il Santo Padre se
ne è occupato continuamente vi sono più di 80 i
suoi interventi al riguardo.
Per svilupparlo inizio esponendo una sintesi del congresso "Solidali
per la vita" che costituisce una risposta della Santa Sede
alla degenerazione etica e alla disintegrazione sociale causate
dalla droga. Dopo questa introduzione, presenteremo il fenomeno
della droga, vedremo le sue cause, radici e motivazioni, per esporre
in seguito il giudizio morale e i suggerimenti proposti per il
suo rimedio. Un posto speciale occuperà ciò che
il Papa ha detto a chiusura del suddetto Congresso. Commentando
la dottrina pontificia citeremo la prolusione del Cardinale Segretario
di Stato, Angelo Sodano, e le posizioni del Pontificio Consiglio
per la famiglia e del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari.
Il Congresso "Solidali per la Vita".
Dal 9 all'11 ottobre 1997 si è svolto in Vaticano il "Congresso
ecclesiale sulla droga - Solidali per la vita" organizzato
dal Pontificio Consiglio della Pastorale per gli operatori sanitari,
prova di un impegno energico e deciso della Santa Sede sul problema
della droga . La decisione di affrontare il problema in modo più
decisivo è stata presa dopo che il Dr. Giorgio Giacomelli
che è stato Direttore Esecutivo del Programma internazionale
di controllo della Droga delle Nazioni Unite a Vienna, inviò
un promemoria al Papa chiedendo l'aiuto della Chiesa per risolvere
uno dei più gravi problemi di questi tempi, indicando nel
traffico e nel consumo della droga una "minaccia che può
mettere in pericolo il futuro di popolazioni intere".
Giacomelli spiegava nel promemoria che la "polizia e il
sistema giuridico internazionale non sono capaci da soli di vincere
un fenomeno così vasto e diffuso" per questo motivo
chiedeva un aiuto alla Chiesa, "soprattutto nel campo della
prevenzione, perché la diffusione di valori forti allontanino
le nuove generazioni dal consumo della droga". La Chiesa
cattolica, fortemente impegnata nel campo della prevenzione e
del recupero dei tossicodipendenti, considera il fenomeno della
droga come un'emergenza pastorale planetaria che coinvolge tutte
le nazioni e tutti i gruppi sociali (ricchi e poveri, giovani
e adulti, anziani, uomini e donne) e che ha bisogno di una risposta
forte e decisa per frenare la grande degenerazione etica che si
produce.
Per questo 90 esperti (delegati delle Conferenze episcopali,
studiosi del fenomeno, responsabili delle comunità di ricupero,
responsabili di istituzioni internazionali interessate), provenienti
da 45 paesi dove il problema è maggiormente avvertito (a
causa della produzione, del consumo, del traffico e del riciclaggio),
si sono riuniti in Vaticano per descrivere la situazione, partendo
dai vari aspetti del fenomeno e dalle diverse esperienze di prevenzione
e di ricupero realizzate fino ad ora nelle Chiese locali.
Al termine del Congresso, il primo del genere sia per la rappresentatività
che per l'esperienza dei partecipanti, emersero alcuni pensieri
e orientamenti sui quali é stato espresso un ampio consenso:
1. Le esperienze condotte fino ad ora da alcuni paesi sulla liberalizzazione
e legalizzazione della droga sono state disastrose. E' necessario
iniziare a porsi il vero problema, che non è la sostanza
che si assume ma l'uomo che la usa.
2. Il fenomeno della droga è sintomo di un grande malessere
profondo che influenza la cultura e l'etica, supera i limiti di
una questione sanitaria o di una problema settoriale.
3. La droga è allo stesso tempo frutto e causa di un grande
smarrimento etico e di una crescente disintegrazione sociale.
4. Il fenomeno della droga non interessa solo i paesi ricchi.
Molti paesi in via di sviluppo, per motivi diversi (miseria, disoccupazione,
urbanizzazione, cambiamento di costumi) ne fanno uso e il fenomeno
è in crescita sempre maggiore in quanto coinvolge la produzione,
il consumo, il traffico e il riciclaggio.
5. L'apporto della Chiesa è complementare alla risposta
dei vari protagonisti che lavorano in questo settore (politici,
operatori sociali e sanitari, padri di famiglia, educatori, giuristi
e dirigenti
) ed è un itinerario di liberazione che
porta alla scoperta o alla riscoperta della propria dignità
di uomini e di figli di Dio.
E' in elaborazione, per raccogliere i frutti dell'interessante
Congresso, un "manuale" di pastorale, in cui si tracceranno
i principi dottrinali adeguati e le esperienze significative che
si fanno a livello mondiale per curare il corpo e l'anima del
tossicodipendente. Il manuale si indirizzerà specialmente
ai Vescovi, ma anche agli operatori della pastorale e a quanti
si interessano del problema per offrire loro aiuto in questo campo
tanto difficile della loro attività.
Insegnamenti espressi dal Santo Padre Giovanni Paolo II:
1. IL FENOMENO DELLA DROGA OGGI
Dice il Papa che "tra le minacce espresse oggi contro la
gioventù e contro la società intera, la droga si
colloca ai primi posti come pericolo tanto più insidioso
quanto più invisibile. Non è ancora valutato in
proporzione all'ampiezza della sua gravità
Si diffonde
a macchia d'olio, allargando progressivamente i suoi tentacoli
dalle metropoli ai centri minori, dalle nazioni più ricche
e industrializzate fino al terzo mondo
.Sono fiumi di traffico
clandestino che si intrecciano e percorrono piste internazionali,
per arrivare attraverso mille canali ai laboratori di raffinamento
e alla distribuzione capillare".
Il commercio della droga squilibra i paesi, dice il Papa: "Il
flagello della violenza e del terrorismo, aggravato dall'infame
commercio della droga che è frequentemente la sua causa,
mette in pericolo l'equilibrio sociale dei paesi".
Riferendosi ai gruppi collusi con la droga il Papa dice: "Profonda
amarezza e viva esecrazione suscitano anche nel nostro animo
I
crimini che la prepotenza di persone e di gruppi minaccia ancora
di compiere al fine di conservare fonti illegittime di guadagno
con il commercio della droga".
Per il Papa, la droga si collega intimamente con il culto alla
morte: "Non si può non constatare con tristezza che
il culto della morte minaccia di avere la preminenza sull'amore
alla vita:
., la morte procurata con la violenza e la droga".
D'altra parte non si possono non condannare le devastazioni che
ogni sorta di violenza e il commercio della droga causano in alcune
società fino a scuotere le loro stesse fondamenta, penso
in particolare agli assassinati, i rapimenti o alla sparizione
di persone innocenti
". "Per disgrazia dobbiamo
constatare che questo fenomeno influenza oggi tutti gli ambienti
sociali e tutti i paesi del mondo".
Preoccupa il Papa la vastità di questo fenomeno: "Siamo
già di fronte a un fenomeno di vastità e proporzioni
terribili, non solo per l'altissimo numero di vite stroncate,
ma anche per il preoccupante estendersi del contagio morale, che
da molto tempo sta coinvolgendo anche i più giovani come
nel caso, non raro per disgrazia di bambini costretti ad essere
distributori e ad essere loro stessi anche consumatori con i loro
coetanei".
"Tragici episodi denotano che la terribile epidemia conosce
le più ampie ramificazioni, alimentata da un mercato disonesto,
che supera i confini di nazioni e di continenti
, in connessione
con la delinquenza e con la malavita
, fattori della decadenza
generale".
"Il fenomeno della droga è un male di particolare
gravità. Numerosi giovani e adulti sono morti o stanno
morendo, mentre altri si trovano danneggiati nelle loro facoltà
e nel loro essere interiore".
Il Cardinale Segretario di Stato, nella sua prolusione al Congresso
ha parlato degli effetti devastanti che in questo momento sta
producendo la droga, sia sul piano fisico sia in quello della
coscienza e nella mentalità collettiva. La droga è
allo stesso tempo frutto e causa, ha detto, di una grande degenerazione
etica e di una crescente disgregazione sociale che corrodono tutto
il tessuto della moralità, delle relazioni interpersonali
e della coscienza civile. In altro piano, ha detto come la droga
sia concomitante e conseguente a malattie come l'epatite e l'AIDS.
E' superfluo ricordare il contesto di sfruttamento sessuale, commercio
di armi, terrorismo, distruzione di relazioni familiari. Un peso
particolare ricade sulla donna, frequentemente costretta alla
prostituzione per mantenere il marito che si droga. Per poter
ridurre sostanzialmente il guadagno dei trafficanti, bisognerebbe
intercettare almeno il 75% del traffico internazionale della droga.
Si pensi che il traffico di cocaina ed eroina è in gran
parte controllato da organizzazioni guidate da gruppi criminali
fortemente centralizzati con il coinvolgimento di un'ampia gamma
di personale specializzato: dai chimici fino agli specialisti
in comunicazioni e nel riciclaggio di denaro, dagli avvocati fino
alle guardie di sicurezza.
Per documentare un poco le affermazioni precedenti con dati ampiamente
conosciuti, nel Pontificio Consiglio per la Pastorale degli operatori
sanitari, abbiamo esaminato i seguenti dati dove Afganistan, Iran,
Pakistan, Laos, Myanmar e Tailandia detengono il 90% delle coltivazioni
di oppio. Nel 1996 hanno prodotto 5000 tonnellate di gomma di
oppio, di cui un terzo è stato consumato come oppio e due
terzi sono stati trasformati in 300 tonnellate di eroina. Perù,
Colombia e Bolivia hanno prodotto il 98% della coca mondiale;
nel 1996 si sono prodotte 1000 tonnellate di cocaina provenienti
da 300.000 tonnellate di coca. La mariuana si produce in innumerevoli
paesi, con l'Africa in particolare rilievo. Le droghe sintetiche
si producono in laboratori illegali, specialmente in USA, Canada,
Australia e vari paesi dell'Europa occidentale. Si tratta di stimolanti
tipo anfetamina, e del MDMA conosciuta come ecstasi.
2. CAUSE DEL FENOMENO DELLA DROGA.
Afferma il Papa: "Gli psicologi e i sociologi dicono che
la prima causa che spinge i giovani e gli adulti alla deleteria
esperienza della droga è la mancanza di chiare e convincenti
motivazioni di vita. In effetti, la mancanza di punti di riferimento,
il vuoto dei valori, la convinzione che niente ha un senso e che
pertanto non valga la pena di vivere, il sentimento tragico e
desolato di esseri che camminano sconosciuti in un universo assurdo,
può incitare alcuni a cercare fughe esasperate e disperate.
Infine, dicono ancora gli esperti in psicosociologia, la causa
del fenomeno della droga è il senso di solitudine e di
incomunicabilità che per disgrazia pesa su tutta la società
moderna, rumorosa e alienata, e anche sulla stessa famiglia. E'
un dato di fatto dolorosamente vero che allo stesso tempo, con
l'assenza dell'intimità con Dio, fa comprendere ma non
certamente giustificare, la fuga nella droga per dimenticare,
per rendersi incoscienti, per fuggire dalle situazioni divenute
insopportabili e opprimenti, per iniziare volontariamente un viaggio
senza ritorno. Vi è un secondo motivo, sempre secondo gli
esperti, che incita alla ricerca di "paradisi artificiali"
nei vari tipi di droga. Ed è la struttura sociale carente
e che non soddisfa".
D'altra parte afferma il Papa, "L'ambizione del denaro si
impossessa del cuore di molte persone e le trasforma, con il commercio
della droga, in trafficanti della libertà dei loro fratelli,
che diventano schiavi di una schiavitù a volte più
terribile di quella degli schiavi neri. I negrieri impedivano
alle loro vittime l'esercizio della libertà; i trafficanti
della droga portano le loro vittime alla distruzione stessa della
personalità
".
Il consumo artificiale della droga, "la sua diffusione è
indice di un grave mal funzionamento del sistema sociale e comporta
una "lettura" materialista e, in un certo senso, distruttrice
delle necessità umane. Così la capacità innovativa
della libera economia, finisce per attuarsi in un modo unilaterale
e inadeguato. La droga
, sfruttando la fragilità dei
deboli, tenta di colmare il vuoto spirituale che si è venuto
a creare".
"Alla sua origine, continua il Papa, vi è frequentemente
un clima di scetticismo umano e religioso, di edonismo che alla
fine porta alla frustrazione, al vuoto esistenziale, alla convinzione
della futilità della vita stessa, alla degradazione violenta".
"Alla radice dell'abuso della droga esiste generalmente un
vuoto esistenziale, dovuto all'assenza di valori e alla mancanza
di fiducia in sé stessi, negli altri e nella vita in generale.
La piaga della droga, favorita dai grandi interessi economici
e a volte anche politici, si è estesa in tutto il mondo
".
La tossicomania si deve considerare come il sintomo di un male
di vivere, di una difficoltà di trovare il proprio posto
nella società, di una paura del futuro e di una fuga da
una vita illusoria e artificiale
La crescita del mercato
e del consumo della droga manifestano che siamo in un mondo carente
di speranza, a cui mancano proposte umane e spirituali forti.
Di fatto numerosi giovani pensano che tutti i comportamenti sono
equivalenti, senza arrivare a distinguere tra il bene e il male.
E senza avere il senso dei limiti morali".
Il Cardinale Segretario di Stato dice che la tossicomania è
legata allo stato attuale di una società permissiva, secolarizzata,
nella quale prevalgono l'edonismo e l'individualismo, pseudovalori,
falsi modelli. E' una società spersonalizzata e massificata.
Ciò che cercano gli uomini nella droga è, dice citando
a sua volta il Cardinale J. Ratzinger: "la perversione dell'aspirazione
umana verso l'infinito, la pseudomistica di un mondo che non crede,
ma che, malgrado questo, non può mettersi dietro le spalle
la tensione dell'anima verso il paradiso".
Il Pontificio Consiglio per la famiglia, commenta: motivo costante
e fondamentale dell'uso della droga è l'assenza di valori
morali e una mancanza di armonia interiore della persona. All'origine
c'è in una mancanza di educazione, dove la società
e la famiglia non sono riuscite a trasmettere i valori. Senza
valori il drogato è "un malato d'amore". Ciò
che importa non è tanto la droga, ma gli interrogativi
umani, psichici ed esistenziali implicati nella condotta del drogato.
Le radici della tossicodipendenza non sono tanto nel prodotto,
ma nella persona che lo consuma. Ricorrere alla droga è
un sintomo di malessere profondo. L'individuo che ricorre alla
droga fa una richiesta di aiuto, non sente solo un desiderio di
riconoscimento e di valorizzazione ma anche di amore. Il problema
non consiste nella droga, ma nella malattia dello spirito che
porta alla droga. Cita poi il Papa che dice: "E' necessario
riconoscere che vi è un nesso tra la patologia mortale
causata dall'abuso delle droghe e una patologia dello spirito,
che porta la persona a fuggire da sé stessa e a cercare
piaceri illusori, fuggendo dalla realtà, fino al punto
che si perde totalmente il senso dell'esistenza personale".
3. GIUDIZIO MORALE.
Nell'esposizione del problema è apparso implicito il totale
rifiuto morale dell'abuso della droga. Esso è totalmente
incompatibile con la Morale cristiana. Il Papa ha chiamato i trafficanti
della droga "mercanti di morte", dice che i tossicomani
sono come dei viaggiatori nella vita che vanno cercando qualcosa
per cui credere e vivere, e cadono nelle mani dei "mercanti
della morte", che li assalgono con l'inganno di libertà
illusorie e false prospettive di felicità, paragona quindi
chi li aiuta al buon samaritano che si impietosisce di colui che
è caduto nelle mani dei banditi, trafficanti di morte.
Chiama il commercio della droga, "infame commercio",
si riferisce alla droga come a un flagello, parla dei crimini
della droga, del culto della morte, delle devastazioni causate
dalla droga, della droga come fattore disgregante del mondo giovanile,
che muta in schiavi coloro che la consumano, che è forza
di divisione, di mercato disonesto, parla del problema spinoso
della droga, del traffico nefasto di stupefacenti. "Che dire
dell'oscuro fronte dell'offerta della droga? Dei grandi depositi
e delle migliaia di canali attraverso i quali corre il traffico
nefasto? Delle colossali speculazioni, delle ignobili connessioni
con la criminalità organizzata? Qualsiasi serio proposito
preventivo a largo raggio postula interventi atti a disseccare
le fonti e a frenare i corsi di questa scia di morte. La lotta
contro la droga è un grave dovere connesso con l'esercizio
delle responsabilità pubbliche".
In quanto al drogarsi il Papa dice: "Il drogarsi
è
sempre illecito perché comporta una rinuncia ingiustificata
e irrazionale a pensare, a volere e ad agire come persona libera
Non
si può parlare della libertà di drogarsi, né
del diritto alla droga, perché l'essere umano non ha diritto
a nuocere a sé stesso e mai può abdicare alla dignità
personale che gli viene da Dio!
Questi fenomeni, è necessario ricordarlo sempre, non solo
pregiudicano il benessere fisico e psichico, ma frustrano la persona
esattamente nella sua capacità di comunione e di dono.
Questo è particolarmente grave nel caso dei giovani. La
loro età è un'età che si apre alla vita,
è l'età dei grandi ideali, è la stagione
dell'amore sincero e oblativo".
Parlando dell'aspetto psico-somatico della droga, aggiunge il
Papa: "Basterà ricordare ciò che la scienza
afferma intorno all'azione biochimica della droga introdotta nell'organismo.
E' come se il cervello venisse colpito violentemente: tutte le
strutture della vita psichica divengano scompaginate, sotto l'urto
di questi stimoli eccezionali e disordinati
, la tossicodipendenza,
più che una malattia del corpo, è una malattia dello
spirito".
Il Cardinale Segretario di Stato, nel discorso ricordato, precisa,
citando il Catechismo della Chiesa cattolica: il drogarsi, escluso
il caso di prescrizione strettamente terapeutica, costituisce
di per sé una colpa grave (CCC 2291). Ovviamente, in ogni
caso concreto bisogna fare attenzione al grado di responsabilità
personale dell'individuo per potere o no parlare della gravità
della sua colpa.
Il Pontificio Consiglio per la famiglia nella sua pubblicazione
"Dalla disperazione alla speranza", afferma che il consumo
della droga è solo una risposta fallace alla mancanza di
senso positivo della vita, la droga aggredisce la sensibilità
dell'uomo e il retto uso del suo intelletto e della sua volontà.
Liberalizzazione della Droga
In questo contesto si pone il problema della liberalizzazione
della droga. Che cosa pensa il Papa al riguardo? Egli dice: "La
droga non si vince con la droga. La droga è un male e al
male non si fanno concessioni. La legalizzazione, anche se parziale,
oltre ad essere almeno discutibile in relazione con la natura
della legge, non produce gli effetti che si era prefissa. Un'esperienza
.comune
lo conferma
". Nel citato discorso, al Pontificio Consiglio
per la Pastorale della Salute dice: "Non si può evitare
che
un sentimento di impotenza invada la società.
Vi sono correnti di opinione che propongono di legalizzare la
produzione e il commerci di certe droghe. Alcune autorità
sono pronte a lasciar fare, cercando semplicemente di inquadrare
il consumo della droga per tentare di controllarne gli effetti.
Risulta che fin dalla scuola si banalizza l'uso di certe droghe,
ciò favorisce il pensiero che cerca di minimizzare i pericoli,
specialmente grazie alla distinzione di droghe leggere e droghe
pesanti, il che conduce a proposte di liberalizzare l'uso di certe
sostanze. Tale distinzione (droghe leggeri e pesanti), continua
il Santo Padre, trascura e attenua i pericoli inerenti ai prodotti
tossici, in particolare i comportamenti di dipendenza che intervengono
sulle stesse strutture psichiche, l'attenuazione della coscienza
e l'alienazione della volontà e delle libertà personali,
qualunque sia la droga".
Strettamente collegate con questo problema è quello delle
droghe sostitutive,: " La droga non si vince con la droga.
Le droghe sostitutive non sono una terapia sufficiente, ma piuttosto
una forma velata di resa davanti al problema
, è opinione
frequente di osservatori degni di fede che la forza di attrazione
della droga nell'animo giovanile è nella disaffezione della
vita, nella caduta degli ideali, nella paura del futuro".
Nel parlare della possibilità di ricupero nelle comunità
terapeutiche dice che questa "si è realizzata con
metodi che escludono rigorosamente qualsiasi concessione di droghe
legali o illegali di carattere sostitutivo". Il Cardinale
Sodano, nel discorso citato dice che le droghe sostitutive non
sono una terapia adeguata, ma piuttosto una resa e circa la liberalizzazione
dice che coloro che sostengono le droghe leggere pensano che la
proibizione non ha fatto altro che aggravare la situazione; invece
quelli che sono per la proibizione affermano che approvare le
droghe leggere non è altro che preparare l'accesso a quelle
pesanti, e inoltre è un passo irreversibile che non abbatterà
il mercato nero delle stesse droghe leggere né diminuirà
la violenza e la criminalità. Poi cita il pensiero del
Papa per assumere la posizione proibitiva. "La droga è
un male e al male non si fanno concessioni. La distinzione tra
droghe leggere e pesanti conduce a un vicolo senza uscita, la
tossicodipendenza non si origina nella droga, ma da ciò
che conduce un individuo a drogarsi".
Il Pontificio Consiglio per la Famiglia aggiunge al riguardo:
si suggerisce una legislazione che controlli l'uso della droga,
ma permettendo accesso facile alle droghe leggere. Si dice che
queste non implicherebbero una dipendenza biochimica né
effetti secondari nell'organismo; che così si conoscerebbero
meglio i drogati, si potrebbe soccorrerli meglio e prestare loro
aiuto. Tuttavia, è provato che tali droghe creano perdita
di attenzione e una alterazione del senso della realtà;
favoriscono prima l'isolamento e poi la dipendenza per lasciare
il passo a prodotti più forti. Nell'ambito farmacologico
non si possono distinguere quelle leggere da quelle dure. I fattori
decisivi sono la quantità consumata, il modo di assimilazione
e le eventuali combinazioni. Tutti i giorni arrivano sul mercato
nuove droghe con nuovi effetti e interrogativi.
Il Pontificio Consiglio della Famiglia si domanda perché
si desideri liberalizzarla e risponde che a volte non si sa il
perché, oppure non si vuole continuare a lottare contro
la droga o si pretende di creare una sottoclasse di esseri umani
sottosviluppati, o non si riflette che la dipendenza dalla droga
non dipende dalla droga ma da ciò che porta un individuo
a drogarsi, o ci si è dimenticati che ciascuno ha l'obbligo
di rispondersi agli interrogativi essenziali dell'esistenza. La
debolezza sta nel sistema educativo: liberalizzare la droga porterebbe
ad accettare la sua legalità e si creerebbe una confusione,
giacché è facile pensare che ciò che è
legale è normale e ciò che è normale è
morale. Gi effetti di questa legalizzazione sarebbero una maggiore
criminalità, incidenti maggiori sulle strade, perdita di
posti di lavoro, incremento del problema sanitario, uno Stato
che abdica al Bene Comune poiché si aprirebbe alla distruzione
del giovane, alla violazione del principio di equità e
di sussidiarietà, e si trascurerebbero infine i più
poveri.
Nel Pontificio Consiglio della pastorale per gli operatori sanitari
si è argomentato nel modo seguente: si parla della legalizzazione
delle droghe leggere e della distribuzione controllata dell'eroina.
Nell'abuso della droga il vero problema non sta nella sostanza
della droga ma nella persona del tossicodipendente, come già
si è detto; non è stata precisata a sufficienza
la differenza tra la illecità giuridica o morale e la punibilità.
Vi sono paesi nei quali il consumo della droga non viene punito,
ma la sua distribuzione si, e altri paesi dove entrambi i fatti
sono delitti e vengono puniti. In alcuni le pene sono severissime,
dai lavori forzati alla forca. Nel caso in cui lo Stato organizzasse
la distribuzione della droga esso ne diventerebbe il suo principale
distributore, qualcosa di assurdo! Il criterio concreto che si
è voluto prendere nel permettere la distribuzione, ad esempio
dell'hashish, è stato se questo arreca o no danni fisici
all'organismo: il problema non sta nei danni fisici, ma in quelli
psicologici e di comportamento. La droga, come autoterapia per
i mali morali e per le difficoltà personali invece di curarli
li aggrava. L'impegno di tutti deve essere non solo per la riduzione
dell'offerta, ma specialmente della domanda, con un progetto educativo
centrato sulla verità, sulla libertà e sulla responsabilità
.
4. SUGGERIMENTI PER IL SUO RIMEDIO.
Possiamo dire che sono tre le strade da seguire: prevenzione,
repressione e ricupero. La più importante è la prima:
la prevenzione che si compie con un'educazione adeguata, che propone
il senso della vita, si incentra sui valori.
4.1. Prevenzione.
Dice il Papa: "Non si combatte il problema della droga
né
si può condurre un'azione efficace per la sua cura e il
ricupero di chi ne è vittima, se non si ricuperano preventivamente
i valori umani dell'amore e della vita, gli unici che sono capaci,
soprattutto se sono illuminati dalla fede religiosa, di dare pieno
significato alla nostra esistenza". La droga non si combatte
solo con provvedimenti di ordine sanitario e giudiziario, ma anche
- e soprattutto - instaurando nuove relazioni umane, ricche di
valori spirituali ed affettivi
".
"La Chiesa, continua il Papa, nel nome di Cristo propone
come risposta e come alternativa la terapia dell'amore: Dio è
amore, e chi vive nell'amore mette in pratica la comunione con
gli altri e con Dio. "Chi non ama rimane nella morte".
(I Gv 3,14).Pertanto come compete alla Chiesa agire nel piano
morale e pedagogico, intervenendo con grande sensibilità
in questo settore specifico, così tocca alle istituzioni
pubbliche impegnarsi in una politica seria volta a riparare situazioni
di disagio personale e sociale, tra le quali emergono la crisi
della famiglia, principio e fondamento della società umana,
la disoccupazione giovanile, la casa, i servizi socio-sanitari,
il sistema scolastico
, la Chiesa vuole agire, ed è
suo dovere, nella società come fermento evangelico, e continuerà
a stare sempre dalla parte di quanti affrontano con responsabile
dedizione le ferite sociali della droga
per animarli e
sostenerli con la parola e la grazia di Cristo". "La
serena convinzione dell'immortalità dell'anima, della futura
risurrezione dei corpi e della responsabilità eterna delle
proprie azioni, è il metodo più sicuro per prevenire
il male terribile della droga, per curare e riabilitare le sue
vittime, per fortificarle nella perseveranza e nella fermezza
nel cammino del bene
".
Un ruolo fondamentale assume in questa fase la famiglia, dice
il Papa: "Di fronte a un mondo e a una società che
corre il rischio di diventare sempre più spersonalizzata
e per questo disumanizzante, con il risultato negativo del diffondersi
di molte forme di evasione - la principale delle quali è
costituita dall'abuso della droga - la famiglia possiede energie
formidabili capaci di riscattare l'uomo dall'anonimato
.".
Nel citato discorso al Pontificio Consiglio per la Pastorale della
Salute, il Papa esorta gli sposi a mantenere relazioni coniugali
e familiari stabili fondate sull'amore unico, nella lotta contro
la tossicomania: "Creeranno così le condizioni migliori
per una vita serena nella loro casa, offrendo ai loro figli la
sicurezza affettiva e la fiducia in sé stessi di cui hanno
bisogno per la loro crescita spirituale e psicologica
Invito,
tutti coloro che hanno un ruolo educativo a intensificare i loro
sforzi tra i giovani che hanno bisogno di formare le loro coscienze
e di sviluppare la loro vita interiore e di creare con i loro
fratelli relazioni positive e un dialogo costruttivo, li aiuteranno
a trasformarsi in attori liberi e responsabili della loro esistenza".
In quanto alla dovuta informazione, il Papa dice: "E' necessario
che una informazione medica, saggia e precisa sia data in particolare
ai giovani, sottolineando gli effetti perniciosi della droga a
livello somatico, intellettuale, psicologico, sociale e morale".
Riassumendo, afferma il Papa, "E' necessario (per la prevenzione)
il concorso di tutta la società, genitori, scuola, ambiente
sociale, organismi internazionali; si rende necessario l'impegno
di formare una società nuova, a misura d'uomo; l'educazione
per essere uomini".
4.2. Repressione
Il Papa riconosce che la sola repressione non basta per frenare
il fenomeno della droga, tuttavia la droga va combattuta. Dice:
"Si deve riconoscere che la repressione contro coloro che
utilizzano i prodotti illeciti non è sufficiente per contenere
questo flagello; in effetti, una delinquenza mercantile e finanziaria
rilevante si è organizzata sul piano internazionale."
Si deve combattere questa organizzazione, si devono promuovere
legislazioni che cerchino di delineare piani completi, con l'obiettivo
di bandire il traffico dei narcotici." Chiede che si formi
così un fronte compatto sempre più impegnato non
solo nella prevenzione e nel recupero dei tossicodipendenti ma
anche nel denunciare e perseguire legalmente i trafficanti di
morte e nell'abbattere le reti della disgregazione morale e sociale
"
Rinnovo perciò, continua il Papa l'insistente appello che
ho fatto alcuni anni fa alle varie istanze pubbliche nazionali
e internazionali, perché pongano un freno all'espandersi
del mercato delle sostanze stupefacenti. Per questo è necessario
che escano alla luce, prima di tutto, gli interessi di chi specula
in tal mercato; che siano poi identificati gli strumenti e i meccanismi
dei quali si servono; e si proceda infine al loro coordinato ed
efficace smantellamento." "Per far fronte a questo problema
è necessario dare maggiore vigore ed efficacia al principio
dell'unità e dell'integrazione latino-americana
,
in questo campo si impone la necessità di seguire un piano
di leale cooperazione regionale e continentale, perché
i mezzi che si usano per combattere il traffico dei narcotici
abbiano la dovuta efficacia". "Bisogna, che l'attività
criminale della produzione e del traffico della droga venga combattuta
direttamente e, alla fine, frenata
, la mia esortazione pressante
e la mia ammirazione
per i capi di Governo e i cittadini
che si sono impegnati a combattere la produzione, la vendita e
l'abuso della droga, forse pagando un prezzo molto alto, perfino
sacrificando la loro integrità fisica
."; "Invito
le autorità civili, coloro che hanno il potere di decisione
economica e tutti coloro che hanno una responsabilità sociale
a proseguire e intensificare i loro sforzi per perfezionare a
tutti i livelli la legislazione di lotta contro la tossicomania
e opporsi in tutti i modi alla cultura della droga e del suo traffico
".
4.3. Recupero
Il Papa ci dice come affrontare il problema: "Per affrontare
il problema non serve né lo sterile allarmismo né
l'affrettato semplicismo. Serve invece lo sforzo di conoscere
l'individuo e comprendere il suo mondo interiore; portarlo alla
scoperta o alla riscoperta della propria dignità di uomo,
aiutarlo a far risuscitare e a crescere, come soggetto attivo,
quelle risorse personali che la droga aveva sepolto attraverso
una fiduciosa riattivazione dei meccanismi della volontà
orientata verso ideali nobili e sicuri".
Il Papa invita " i genitori di un figlio tossicomane a non
disperare mai e a mantenere il dialogo con lui, a prodigargli
affetto e a favorire i suoi contatti con strutture che lo possono
prendere in carico. L'attenzione calorosa di una famiglia è
un grande sostegno per la lotta interiore e per i progressi di
una cura di disintossicazione". "Le crisi umane e sociali
più difficili possono essere superate alla luce del Vangelo,
e pertanto, oggi si può uscire dal dramma della droga per
ritrovare il cammino della fiducia nella vita". "La
paura del futuro e dell'impegno nella vita adulta che si nota
nei giovani li rende particolarmente fragili. Spesso non sono
incitati a lottare per un'esistenza giusta e bella; hanno la tendenza
a rinchiudersi in sé stessi
Le forze della morte li
spingono a darsi alla droga, alla violenza e ad andare a volte
fino al suicidio.
Attratti da ciò che può apparire come il fascino
per una specie di distruzione, è necessario che percepiamo
in questi giovani una richiesta di aiuto e una profonda sete di
vivere, di cui dobbiamo tenere conto perché il mondo sappia
modificare radicalmente le sue proposizioni e i suoi modi di vita".
"
il dono della vita si riferisce alla sobrietà,
alla castità, all'opposizione della crescente pornografia,
alla sensibilizzazione sulla minaccia della droga
".
Ma, dice il Papa, "se dobbiamo affrontare quel pericolo
così grande per la persona umana, per qualsiasi uomo, e
soprattutto per l'uomo giovane, che è la droga, dobbiamo
avere le prove della possibilità di vincere. Perciò
i giovani che hanno vinto diventano per gli altri una testimonianza
di speranza, una testimonianza di vittoria possibile, diventano
anche per la società preoccupata dal fenomeno della droga
un nuovo impulso per lottare, per impegnare tute le forze, tutta
la buona volontà. Ne vale la pena, perché la vittoria
è possibile
.".
Il Cardinale Segretario di Stato nel discorso ricordato dice:
solo l'impegno personale dell'individuo, la sua volontà
di rinascita e la sua capacità di riprendersi, possono
assicurare il ritorno alla normalità dal mondo allucinante
dei narcotici; per questo sono necessari anche gli aiuti sociali
delle famiglie e delle comunità terapeutiche.
Il Pontificio Consiglio per la Famiglia afferma: E' necessario
che il tossicodipendente conosca ed esperimenti l'amore di Gesù
Cristo, si apra e rinasca a un ideale autentico di vita, aderisca
pienamente e sinceramente a Cristo e al suo Vangelo, mediante
la fede, accetti la sovranità di Cristo e giunga ad essere
suo discepolo; il tossicomane ascolti con particolare intensità
il richiamo "Venite a me voi tutti che siete affaticati e
stanchi e io vi ristorerò". La Chiesa propone, ma
non impone, porta l'uomo alla scoperta della sua dignità
come soggetto attivo, gli insegna il perché della sua esistenza
terrena. Evangelizzare il mondo della droga implica tre passi
fondamentali: annunciare l'amore paterno di Dio, denunciare i
mali che causa la droga e testimoniare il servizio al tossicodipendente.
Il modello cristiano della famiglia rimane come punto di riferimento
prioritario per la prevenzione, il ricupero e l'inserimento dell'individuo
nella società.
In questo modo abbiamo sfogliato alcuni dei principali testi
nei quali il Papa ci espone il suo punto di vista sul problema
della droga, sulle sue cause, sul giudizio morale e i rimedi che
si possono offrire. L'opinione della Chiesa sulla immoralità
dell'abuso della droga è chiara: la droga è l'opposto
dei valori e non può esserci moralità senza valori.
In fondo al problema dell'abuso della droga, della sua produzione,
della sua distribuzione e commercializzazione, vi è la
carenza dei valori autentici che rappresentano la vera realizzazione
dell'uomo. Molte sono le azioni necessarie per una battaglia efficace
all'abuso della droga, ma ve n'è una fondamentale senza
la quale non si può raggiungere l'obiettivo: l'azione di
restaurare in tutta la sua forza la convinzione del valore trascendente
e irripetibile dell'uomo e della sua responsabilità di
libera autorealizzazione.
+ Javier Lozano Barragán
Presidente del Pontificio Consiglio
per la Pastorale della Salute
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