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XXI Convegno Internazionale del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari

PASTORALE DELLE MALATTIE INFETTIVE DAL PUNTO DI VISTA BIO-MEDICO: CURA, ACCOMPAGNAMENTO

FRA FIORENZO DR G.B. PRIULI
OSPEDALE SAN GIOVANNI DI DIO DI TANGUIETA - BENIN

INTRODUZIONE
L’uomo è fatto per la vita, per la salute e per la gioia. Ed è insito nella sua natura lottare contro le disavventure che impediscono la sua felicità, che intaccano la sua salute, che minacciano la sua vita.
La malattia è un momento doloroso della vita di ogni essere umano. Sarebbe un’illusione pensare di poter trascorrere tutta la vita senza essere colpiti da qualche malattia. Per molte malattie esiste il rimedio.
Ma se il rimedio non c’è? Allora la malattia rappresenta non solo un dolore fisico che riguarda il nostro organismo, ma diventa una sofferenza perché entra in crisi tutta la nostra esistenza: l’angoscia della morte, la pena di essere di peso alla propria famiglia invece che poterla sostenere; la dipendenza, l’abbandono, la desolazione danno facilmente origine alla depressione, che rappresenta l’anticamera della morte.
Se poi si tratta di malattie contratte per comportamenti sessuali trasgressivi, come la sifilide un tempo ed ora l’AIDS, il malato si sente anche giudicato e condannato da Dio e dal mondo intero.
Noi abbiamo davanti l’esempio e l’insegnamento di Gesù Cristo, venuto ad instaurare il Regno di Dio, caratterizzato dalla bontà e misericordia del Padre verso gli uomini con particolare riguardo per gli oppressi, i poveri, i malati e i bisognosi. Il mistero della salvezza si realizza poi in maniera culminante con la vittoria di Gesù Cristo sul male e sulla morte. Egli spalanca davanti a noi la speranza della vittoria del bene sul male, della guarigione sulla malattia, della vita sulla morte.
La Chiesa tutta, il popolo di Dio con i suoi capi, ha ricevuto da Gesù Cristo il mandato di predicare il Vangelo e di curare i malati. Essa è impegnata a continuare nella storia dell’umanità l’opera di salvezza iniziata da Gesù che si estende a tutti gli uomini e non solo a qualche razza privilegiata, e che riguarda tutto l’uomo e non solo la sua anima, che si riferisce al tempo presente e non solo a quello escatologico di Dio.
Ai malati poveri, che ricorrono ai nostri dispensari o ai nostri ospedali, non chiediamo che si convertano al cristianesimo per essere curati gratuitamente, ma li curiamo perché ne hanno bisogno.
Il buon Samaritano ha curato il ferito senza fargli alcuna predica.
Dai nostri ospedali africani non è mai stato respinto alcun malato perché non aveva soldi per pagare. Prima si cura il malato urgente, poi si farà il ragionamento del compenso…senza perdere la fiducia nella Provvidenza, come ha fatto San Giovanni di Dio e insegnato ai suoi discepoli.

APPROCCIO AL MALATO
Il malato, specialmente quello grave o non guaribile, porta con se un carico di problemi che non riguarda solo l’aspetto materiale ed economico della sua vita, ma anche quello affettivo, morale e spirituale. E questi problemi riguardano il presente, il futuro immediato e terreno e quello che ci sarà dopo la morte fisica.
Come essere portatori di speranza?
L’amore verso il malato, la ricerca del suo bene devono prevalere su tutte le altre considerazioni. La stessa verità va detta per gradi e nelle situazioni di gravità si possono mettere in risalto le possibilità di un dignitoso prolungamento della vita e di convivenza con la malattia, nella speranza che nel frattempo arrivi il rimedio tanto sospirato.
La speranza mette il malato nell’atteggiamento giusto, di collaborare pienamente col medico anche nell’uso delle medicine palliative.
Nella presa in carico di un ammalato va tenuto in grande conto l’equilibrio degli aspetti fisico e spirituale della persona: questa è la garanzia del successo terapeutico anche se non sempre porterà alla guarigione, poiché il compito di chi cura non è solamente quello di guarire ma assai sovente quello di alleviare la sofferenza garantendo per quanto possibile le migliori condizioni di vita.
Da religioso medico dei frati di San Giovanni di Dio ho il privilegio di servire i malati in Africa da più di 37 anni. Mi permetto, in questa sede, di presentare sommariamente come questo impegno curativo evangelizzante è vissuto negli ospedali St. Jean de Dieu di Tanguiéta (Benin) e di Afagnan (Togo) da più di 10 anni. Questo modello è stato convalidato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che ha proposto che diventiamo con i nostri ospedali un modello da diffondere nell’Africa sub-sahariana.
La malattia resta un evento doloroso per ogni essere umano ma quando è vissuta alla luce del vangelo può essere trasformata in un momento di grazia e di crescita sia per chi lo vive che per chi ha scelto di mettersi al servizio di chi soffre.

L’AIDS
Dalla comparsa della pandemia la Chiesa Cattolica, in risposta agli appelli del Santo Padre ha assunto la sua parte di responsabilità nella lotta contro questo flagello a cui l’Africa, il continente da dove è probabilmente partita, paga il conto più pesante con più di 30 milioni di colpiti e per di più nelle peggiori condizioni socio-sanitarie.
Dalla scoperta del primo caso in Benin nel 1985 la maggior parte delle strutture sanitarie pubbliche e delle organizzazioni umanitarie hanno incluso nella loro pratica medica quotidiana lo screening per HIV.
La Chiesa Cattolica si è sentita interpellata e ha incalzato il passo alle strutture pubbliche
La presa in carico integrale dei pazienti sieropositivi è diventata una delle preoccupazioni maggiori della Chiesa e delle Chiese locali. Diocesi, congregazioni religiose, parrocchie, movimenti, ospedali e dispensari uniscono i loro sforzi per lottare contro la pandemia di HIV-AIDS.
L’Ospedale Saint Jean de Dieu si è impegnato pienamente nella presa in carico dei pazienti sieropositivi dall’inizio degli anni ’90.
Una equipe di presa in carico dei malati di AIDS ha visto la luce in seno all’ospedale in collaborazione con l’equipe di “Pastorale Sanitaria” al fine di farsi carico completamente dei malati, sul piano terapeutico, psicologico e spirituale.
In questo contesto siamo progressivamente passati dalla semplice assistenza a chi manifestava la malattia alla fine degli anni ’80, all’introduzione di terapie adiuvanti immunostimolanti (1994) ad una fitoterapia promettente a partire dal 2000 (quando gli Antiretrovirali erano ancora improponibili per i Paesi in via di sviluppo), fino all’introduzione degli ARV nel 2004, grazie all’appoggio di SOLTHIS, una ONG nata per portare il trattamento dell’HIV-AIDS presso le popolazioni più povere.
Attualmente l’Hopital St. Jean de Dieu di Tanguiéta segue più di 500 persone che vivono con l’HIV grazie all’“equipe de prise en charge” multidisciplinare fatta di religiosi, religiose, medici, infermieri, animatori e pazienti con HIV che cercano di curare ed accompagnare i colpiti da questa malattia che è ancora troppo stigmatizzante e purtroppo anche troppo poco conosciuta (molti ancora credono che non esista e che sia un’invenzione dei bianchi per impedire agli africani di procreare…).
Ora parlare di AIDS, proporre il test, annunciare la positività e la malattia è diventato un compito un po’ meno grave: il malato non si sente più condannato a morte certa e infamante.
Ma la proposta e l’applicazione delle cure di qualsiasi livello non sono che uno degli ultimi anelli del nostro impegno nei riguardi dei pazienti sieropositivi: l’accompagnamento che è fatto di accoglienza, esplorazione psicologica, valutazione del contesto socio familiare e professionale, ed infine annuncio della verità (positività/malattia) sono un lavoro a volte lungo e difficile che sfocia nell’assicurazione che da quel momento malato e curante si legano a doppia catena.
La Fede, e specialmente la Fede in Cristo misericordioso, è di grande aiuto in questo contesto sia per incoraggiare a lottare a vivere che per accompagnare ad una morte vissuta come passaggio più sereno, illuminato dalla luce della risurrezione.
Cura, accompagnamento e prevenzione sono tre elementi che, se ben gestiti, diventano un tutt’uno di grande efficacia: l’ammalato si sente accolto accetterà di curarsi anche se le cure sono penose e senza fine e riorganizzerà la sua vita onde evitare tutto quello che può accelerare l’evoluzione nefasta della malattia. Una vita più sana, un’igiene migliore, un comportamento più morale e perciò non pericoloso per se e per gli altri si trasformeranno anche in un mezzo assai efficace per evitare la diffusione della malattia, che in Africa sarebbe causata per l’80% dai rapporti sessuali.
In questo approccio noi abbiamo quasi costantemente assistito a delle sorprendenti trasformazioni che in poco tempo conducono i pazienti al ritrovamento della fiducia e della voglia di vivere.

LE EPATITI
Le epatiti, specie nelle forme B e C, stanno sempre più suscitando preoccupazioni ed angosce in molti soggetti che scoprono casualmente di esserene affetti o, più spesso, che ne presentano direttamente le complicazioni (astenia, ascite, cirrosi, tumori epatici….)
In Africa, poi, esiste il problema crescente dell’epatite E, che quando colpisce una donna in stato di gravidanza è quasi sempre mortale per il feto e per la mamma in pochissimi giorni.
L’epatite E, così come l’epatite A, è legata alla contaminazione delle acque e degli alimenti in un contesto di gravi carenze igieniche.
Anche la diagnosi di epatite è vissuta con preoccupazione e talvolta diventa una catastrofe per i malati e le loro famiglie.
Le cure per le epatiti B e C sono promettenti ed a volte risolutive, ma quasi costantemente l’accesso alla terapia è fonte di timori poichè non è da tutti ben sopportata.
A questo si aggiunge l’angoscia per chi è obbligato ad abbandondare la terapia per incompatibilità o per rischio di aggravamento.
E’ in questo contesto che cure alternative e di sostegno assumono un’importanza determinante sia per migliorare le condizioni di salute dei pazienti che per sostenerne il morale e la voglia di continuare a lottare per vivere. Negli ospedali St. Jean de Dieu di Tanguiéta in Benin e di Afagnan in Togo da ormai più di 20 anni, per le epatiti, in assenza di interferone, curiamo con ottimi risultati i pazienti mediante sostanze naturali.
Grazie ai mass media e specialmente a qualche giornalista avveduto, le cure alternative africane per la cura delle epatiti si stanno diffondendo anche in Italia portando speranza di salute e di vita a tante persone che dalle medicine ufficiali non traevano beneficio.

PASTORALE E PREVENZIONE DELLE MALATTIE INFETTIVE
E’ responsabilità pastorale della Chiesa la promozione di uno stile di vita morale anche nell’ottica della profilassi delle malattie infettive, in particolare di quelle sessualmente trasmissibili. La fedeltà al proprio coniuge e l’astinenza da rapporti occasionali sono infatti anche i metodi più efficaci per evitare il contagio e la diffusione di tali malattie. È criticabile la condotta di chi affronta il tema della profilassi delle malattie infettive a trasmissione sessuale proponendo come unica soluzione il preservativo.
D’altro canto nel contesto della profilassi delle malattie infettive e dell’infezione da HIV in particolare, penso che la Chiesa non dovrebbe solo sottolineare i reali limiti di efficacia del preservativo o l’immoralità del suo uso per un cristiano, ma anche raccomandarne l’uso sistematico ogni volta che un individuo non ha una convinzione etica o è incapace di astenersi da rapporti sessuali pericolosi, perché in questi casi questo rappresenta il male minore. Chiunque infatti si permette un libertinaggio sessuale senza usare il preservativo commette un crimine perché con il suo comportamento diffonde la malattia e la morte.
Una ulteriore e delicata attenzione pastorale è quella che riguarda l’accompagnamento delle coppie cristiane in cui uno dei coniugi è sieropositivo.
La continenza a vita e la ricerca di altre modalità di esprimere l’amore non dovrebbero essere le sole risposte da fornire in una situazione così delicata. Se la continenza periodica può essere proposta in un contesto di pianificazione delle nascite, la continenza a vita è un carico troppo pesante da imporre a chi si trova in questa situazione, vittima o colpevole che sia. L’utilizzo del preservativo, pur con tutti i suoi limiti e rischi, in questo contesto può essere anche visto come un mezzo legittimo di difesa del partner non infetto oltre che uno strumento per tutelare la pienezza del matrimonio, e in alcuni contesti anche la sua prosecuzione.
Il preservativo nella profilassi di malattie gravi può essere paragonato ad un altro mezzo per proteggere da una malattia, come un vaccino o un farmaco, anche questi spesso non naturali e addirittura pericolosi per i loro effetti collaterali, ma utilizzati comunque a fronte di un pericolo maggiore.

MASS MEDIA E PASTORALE DELLE MALATTIE INFETTIVE
I mass media sono un bene a doppia valenza in qualsiasi campo intervengano. Nel mondo stanno giocando un ruolo di importanza strategica incidendo su convinzioni, comportamenti e scelte anche vitali dei singoli e dei popoli.
Nel caso dell’Africa e dei Paesi in via di sviluppo l’invasione dei mass media, che troppo spesso non propongono che sesso, violenza e potere, ha prodotto un rapido crollo dei valori tradizionali sostituendoli con proposte che, con il luccichio dell’emancipazione, hanno portato anche alla diffusione vertiginosa di numerose malattie infettive tra le quali predominano le epatiti e l’AIDS.
Purtroppo dobbiamo constatare che l’Evangelizzazione concomitante alla colonizzazione non è riuscita a far compiere dei veri passi in avanti permeando comportamenti e tradizioni ancestrali ricche di valori e saggezza. È rimasto invece un grande vuoto, malgrado un’apparenza di progresso.
Se i mass media hanno una potenzialità così grande è fondamentale che l’Evangelizzazione e la Pastorale ne facciano uso: io paragono spesso le antenne della radio e della televisione alla barca su cui Gesù è salito per poter annunciare la sua parola ad una folla troppo grande per poter udire la sua voce.
Come Gesù allora, la chiesa oggi deve usare i mezzi più adatti per annunciare la Buona Novella e portare agli uomini i principi scaturiti dal Vangelo.
È importante che a livello ecclesiale si investa sempre più in mezzi di comunicazione sociale e nella formazione di uomini esperti in comunicazione, perché i pulpiti da cui oggi si può predicare efficacemente sono le antenne della radio e della televisione.
A Tanguieta ci siamo impegnati a parlare periodicamente alla radio rurale sui vari aspetti delle malattie infettive, AIDS e epatiti in particolare, date le implicazioni sociali e morali importanti in ambito sia di cura che di prevenzione: cerchiamo così di far giungere il nostro messaggio nelle case dei più remoti villaggi, a chi viaggia, vende al mercato, si trova in casa o in un letto di ospedale.
Lo stesso annuncio dal pulpito di una chiesa toccherebbe un piccolo pubblico per di più composto di persone già convinte: i mass media raggiungono cristiani, non credenti o credenti di altre religioni, così che il Vangelo è annunciato a tutte le genti secondo il volere di Cristo.

INTERNET E LA PASTORALE DELLE MALATTIE INFETTIVE
Pochi anni fa, sul terzo canale della RAI è stato trasmesso un servizio sull’ospedale di Tanguieta nel quale veniva dato risalto all’impiego della fitoterapia , da poco più di un anno un giornalista di radio 1 nella rubrica “Pianeta dimenticato” ha ripreso il discorso della fitoterapia nella cura delle epatiti. Da allora molti malati di epatite e alcuni anche di AIDS si sono messi in contatto con noi via internet per poter usufruire dei trattamenti che noi adottiamo con buoni risultati per i pazienti africani. Molti pazienti che ci contattano lo fanno dopo che hanno fallito o non sopportato terapie con interferone o altri farmaci, alla ricerca di una soluzione che lasci loro il diritto di sperare…
È così che ogni notte, dopo la lunga giornata al servizio dei malati che affollano l’ospedale ci mettiamo in internet e seguiamo i malati del nord del mondo che ci raggiungono con richieste di aiuto commuoventi, seguite spesso da ringraziamenti perché dopo la cura i dati di laboratorio sono migliorati. A volte le lettere sono praticamente delle confessioni e così, curando epatiti o AIDS, riusciamo anche a lasciare intravedere il volto di Cristo misericordioso.
In Internet si trova di tutto, ci si può perdere così come si può trovare del buono e noi che siamo mandati ad annunciare il Vangelo dobbiamo essere presenti anche là, intensamente e con competenza, in modo che sia chi cerca che chi inciampa nella rete possa trovarvi il Cristo.

A CONCLUSIONE
Negli ospedali St Jean de Dieu di Afagnan e di Tanguieta c’è anche una Chiesetta ove più volte al giorno Frati,Suore, personale ed ammalati di ogni estrazione,razza e religione si ritrovano per pregare con l’intima convinzione che l’efficacia delle cure viene solo da Dio. E poi arrivano le richieste di farsi cristiani…...
La testimonianza di carità offerta da questi Centri di cura diventa un segno efficace della bontà e della misericordia del Dio dei cristiani verso i poveri. Essa fa riflettere e decidere......

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