PASTORALE DELLE MALATTIE INFETTIVE DAL
PUNTO DI VISTA BIO-MEDICO: CURA, ACCOMPAGNAMENTO
FRA FIORENZO DR G.B. PRIULI
OSPEDALE SAN GIOVANNI DI DIO DI TANGUIETA - BENIN
INTRODUZIONE
L’uomo è fatto per la vita, per la salute e per la
gioia. Ed è insito nella sua natura lottare contro le disavventure
che impediscono la sua felicità, che intaccano la sua salute,
che minacciano la sua vita.
La malattia è un momento doloroso della vita di ogni essere
umano. Sarebbe un’illusione pensare di poter trascorrere
tutta la vita senza essere colpiti da qualche malattia. Per molte
malattie esiste il rimedio.
Ma se il rimedio non c’è? Allora la malattia rappresenta
non solo un dolore fisico che riguarda il nostro organismo, ma
diventa una sofferenza perché entra in crisi tutta la nostra
esistenza: l’angoscia della morte, la pena di essere di
peso alla propria famiglia invece che poterla sostenere; la dipendenza,
l’abbandono, la desolazione danno facilmente origine alla
depressione, che rappresenta l’anticamera della morte.
Se poi si tratta di malattie contratte per comportamenti sessuali
trasgressivi, come la sifilide un tempo ed ora l’AIDS, il
malato si sente anche giudicato e condannato da Dio e dal mondo
intero.
Noi abbiamo davanti l’esempio e l’insegnamento di
Gesù Cristo, venuto ad instaurare il Regno di Dio, caratterizzato
dalla bontà e misericordia del Padre verso gli uomini con
particolare riguardo per gli oppressi, i poveri, i malati e i
bisognosi. Il mistero della salvezza si realizza poi in maniera
culminante con la vittoria di Gesù Cristo sul male e sulla
morte. Egli spalanca davanti a noi la speranza della vittoria
del bene sul male, della guarigione sulla malattia, della vita
sulla morte.
La Chiesa tutta, il popolo di Dio con i suoi capi, ha ricevuto
da Gesù Cristo il mandato di predicare il Vangelo e di
curare i malati. Essa è impegnata a continuare nella storia
dell’umanità l’opera di salvezza iniziata da
Gesù che si estende a tutti gli uomini e non solo a qualche
razza privilegiata, e che riguarda tutto l’uomo e non solo
la sua anima, che si riferisce al tempo presente e non solo a
quello escatologico di Dio.
Ai malati poveri, che ricorrono ai nostri dispensari o ai nostri
ospedali, non chiediamo che si convertano al cristianesimo per
essere curati gratuitamente, ma li curiamo perché ne hanno
bisogno.
Il buon Samaritano ha curato il ferito senza fargli alcuna predica.
Dai nostri ospedali africani non è mai stato respinto alcun
malato perché non aveva soldi per pagare. Prima si cura
il malato urgente, poi si farà il ragionamento del compenso…senza
perdere la fiducia nella Provvidenza, come ha fatto San Giovanni
di Dio e insegnato ai suoi discepoli.
APPROCCIO AL MALATO
Il malato, specialmente quello grave o non guaribile, porta con
se un carico di problemi che non riguarda solo l’aspetto
materiale ed economico della sua vita, ma anche quello affettivo,
morale e spirituale. E questi problemi riguardano il presente,
il futuro immediato e terreno e quello che ci sarà dopo
la morte fisica.
Come essere portatori di speranza?
L’amore verso il malato, la ricerca del suo bene devono
prevalere su tutte le altre considerazioni. La stessa verità
va detta per gradi e nelle situazioni di gravità si possono
mettere in risalto le possibilità di un dignitoso prolungamento
della vita e di convivenza con la malattia, nella speranza che
nel frattempo arrivi il rimedio tanto sospirato.
La speranza mette il malato nell’atteggiamento giusto, di
collaborare pienamente col medico anche nell’uso delle medicine
palliative.
Nella presa in carico di un ammalato va tenuto in grande conto
l’equilibrio degli aspetti fisico e spirituale della persona:
questa è la garanzia del successo terapeutico anche se
non sempre porterà alla guarigione, poiché il compito
di chi cura non è solamente quello di guarire ma assai
sovente quello di alleviare la sofferenza garantendo per quanto
possibile le migliori condizioni di vita.
Da religioso medico dei frati di San Giovanni di Dio ho il privilegio
di servire i malati in Africa da più di 37 anni. Mi permetto,
in questa sede, di presentare sommariamente come questo impegno
curativo evangelizzante è vissuto negli ospedali St. Jean
de Dieu di Tanguiéta (Benin) e di Afagnan (Togo) da più
di 10 anni. Questo modello è stato convalidato dall’Organizzazione
Mondiale della Sanità (OMS) che ha proposto che diventiamo
con i nostri ospedali un modello da diffondere nell’Africa
sub-sahariana.
La malattia resta un evento doloroso per ogni essere umano ma
quando è vissuta alla luce del vangelo può essere
trasformata in un momento di grazia e di crescita sia per chi
lo vive che per chi ha scelto di mettersi al servizio di chi soffre.
L’AIDS
Dalla comparsa della pandemia la Chiesa Cattolica, in risposta
agli appelli del Santo Padre ha assunto la sua parte di responsabilità
nella lotta contro questo flagello a cui l’Africa, il continente
da dove è probabilmente partita, paga il conto più
pesante con più di 30 milioni di colpiti e per di più
nelle peggiori condizioni socio-sanitarie.
Dalla scoperta del primo caso in Benin nel 1985 la maggior parte
delle strutture sanitarie pubbliche e delle organizzazioni umanitarie
hanno incluso nella loro pratica medica quotidiana lo screening
per HIV.
La Chiesa Cattolica si è sentita interpellata e ha incalzato
il passo alle strutture pubbliche
La presa in carico integrale dei pazienti sieropositivi è
diventata una delle preoccupazioni maggiori della Chiesa e delle
Chiese locali. Diocesi, congregazioni religiose, parrocchie, movimenti,
ospedali e dispensari uniscono i loro sforzi per lottare contro
la pandemia di HIV-AIDS.
L’Ospedale Saint Jean de Dieu si è impegnato pienamente
nella presa in carico dei pazienti sieropositivi dall’inizio
degli anni ’90.
Una equipe di presa in carico dei malati di AIDS ha visto la luce
in seno all’ospedale in collaborazione con l’equipe
di “Pastorale Sanitaria” al fine di farsi carico completamente
dei malati, sul piano terapeutico, psicologico e spirituale.
In questo contesto siamo progressivamente passati dalla semplice
assistenza a chi manifestava la malattia alla fine degli anni
’80, all’introduzione di terapie adiuvanti immunostimolanti
(1994) ad una fitoterapia promettente a partire dal 2000 (quando
gli Antiretrovirali erano ancora improponibili per i Paesi in
via di sviluppo), fino all’introduzione degli ARV nel 2004,
grazie all’appoggio di SOLTHIS, una ONG nata per portare
il trattamento dell’HIV-AIDS presso le popolazioni più
povere.
Attualmente l’Hopital St. Jean de Dieu di Tanguiéta
segue più di 500 persone che vivono con l’HIV grazie
all’“equipe de prise en charge” multidisciplinare
fatta di religiosi, religiose, medici, infermieri, animatori e
pazienti con HIV che cercano di curare ed accompagnare i colpiti
da questa malattia che è ancora troppo stigmatizzante e
purtroppo anche troppo poco conosciuta (molti ancora credono che
non esista e che sia un’invenzione dei bianchi per impedire
agli africani di procreare…).
Ora parlare di AIDS, proporre il test, annunciare la positività
e la malattia è diventato un compito un po’ meno
grave: il malato non si sente più condannato a morte certa
e infamante.
Ma la proposta e l’applicazione delle cure di qualsiasi
livello non sono che uno degli ultimi anelli del nostro impegno
nei riguardi dei pazienti sieropositivi: l’accompagnamento
che è fatto di accoglienza, esplorazione psicologica, valutazione
del contesto socio familiare e professionale, ed infine annuncio
della verità (positività/malattia) sono un lavoro
a volte lungo e difficile che sfocia nell’assicurazione
che da quel momento malato e curante si legano a doppia catena.
La Fede, e specialmente la Fede in Cristo misericordioso, è
di grande aiuto in questo contesto sia per incoraggiare a lottare
a vivere che per accompagnare ad una morte vissuta come passaggio
più sereno, illuminato dalla luce della risurrezione.
Cura, accompagnamento e prevenzione sono tre elementi che, se
ben gestiti, diventano un tutt’uno di grande efficacia:
l’ammalato si sente accolto accetterà di curarsi
anche se le cure sono penose e senza fine e riorganizzerà
la sua vita onde evitare tutto quello che può accelerare
l’evoluzione nefasta della malattia. Una vita più
sana, un’igiene migliore, un comportamento più morale
e perciò non pericoloso per se e per gli altri si trasformeranno
anche in un mezzo assai efficace per evitare la diffusione della
malattia, che in Africa sarebbe causata per l’80% dai rapporti
sessuali.
In questo approccio noi abbiamo quasi costantemente assistito
a delle sorprendenti trasformazioni che in poco tempo conducono
i pazienti al ritrovamento della fiducia e della voglia di vivere.
LE EPATITI
Le epatiti, specie nelle forme B e C, stanno sempre più
suscitando preoccupazioni ed angosce in molti soggetti che scoprono
casualmente di esserene affetti o, più spesso, che ne presentano
direttamente le complicazioni (astenia, ascite, cirrosi, tumori
epatici….)
In Africa, poi, esiste il problema crescente dell’epatite
E, che quando colpisce una donna in stato di gravidanza è
quasi sempre mortale per il feto e per la mamma in pochissimi
giorni.
L’epatite E, così come l’epatite A, è
legata alla contaminazione delle acque e degli alimenti in un
contesto di gravi carenze igieniche.
Anche la diagnosi di epatite è vissuta con preoccupazione
e talvolta diventa una catastrofe per i malati e le loro famiglie.
Le cure per le epatiti B e C sono promettenti ed a volte risolutive,
ma quasi costantemente l’accesso alla terapia è fonte
di timori poichè non è da tutti ben sopportata.
A questo si aggiunge l’angoscia per chi è obbligato
ad abbandondare la terapia per incompatibilità o per rischio
di aggravamento.
E’ in questo contesto che cure alternative e di sostegno
assumono un’importanza determinante sia per migliorare le
condizioni di salute dei pazienti che per sostenerne il morale
e la voglia di continuare a lottare per vivere. Negli ospedali
St. Jean de Dieu di Tanguiéta in Benin e di Afagnan in
Togo da ormai più di 20 anni, per le epatiti, in assenza
di interferone, curiamo con ottimi risultati i pazienti mediante
sostanze naturali.
Grazie ai mass media e specialmente a qualche giornalista avveduto,
le cure alternative africane per la cura delle epatiti si stanno
diffondendo anche in Italia portando speranza di salute e di vita
a tante persone che dalle medicine ufficiali non traevano beneficio.
PASTORALE E PREVENZIONE DELLE MALATTIE INFETTIVE
E’ responsabilità pastorale della Chiesa la promozione
di uno stile di vita morale anche nell’ottica della profilassi
delle malattie infettive, in particolare di quelle sessualmente
trasmissibili. La fedeltà al proprio coniuge e l’astinenza
da rapporti occasionali sono infatti anche i metodi più
efficaci per evitare il contagio e la diffusione di tali malattie.
È criticabile la condotta di chi affronta il tema della
profilassi delle malattie infettive a trasmissione sessuale proponendo
come unica soluzione il preservativo.
D’altro canto nel contesto della profilassi delle malattie
infettive e dell’infezione da HIV in particolare, penso
che la Chiesa non dovrebbe solo sottolineare i reali limiti di
efficacia del preservativo o l’immoralità del suo
uso per un cristiano, ma anche raccomandarne l’uso sistematico
ogni volta che un individuo non ha una convinzione etica o è
incapace di astenersi da rapporti sessuali pericolosi, perché
in questi casi questo rappresenta il male minore. Chiunque infatti
si permette un libertinaggio sessuale senza usare il preservativo
commette un crimine perché con il suo comportamento diffonde
la malattia e la morte.
Una ulteriore e delicata attenzione pastorale è quella
che riguarda l’accompagnamento delle coppie cristiane in
cui uno dei coniugi è sieropositivo.
La continenza a vita e la ricerca di altre modalità di
esprimere l’amore non dovrebbero essere le sole risposte
da fornire in una situazione così delicata. Se la continenza
periodica può essere proposta in un contesto di pianificazione
delle nascite, la continenza a vita è un carico troppo
pesante da imporre a chi si trova in questa situazione, vittima
o colpevole che sia. L’utilizzo del preservativo, pur con
tutti i suoi limiti e rischi, in questo contesto può essere
anche visto come un mezzo legittimo di difesa del partner non
infetto oltre che uno strumento per tutelare la pienezza del matrimonio,
e in alcuni contesti anche la sua prosecuzione.
Il preservativo nella profilassi di malattie gravi può
essere paragonato ad un altro mezzo per proteggere da una malattia,
come un vaccino o un farmaco, anche questi spesso non naturali
e addirittura pericolosi per i loro effetti collaterali, ma utilizzati
comunque a fronte di un pericolo maggiore.
MASS MEDIA E PASTORALE DELLE MALATTIE INFETTIVE
I mass media sono un bene a doppia valenza in qualsiasi campo
intervengano. Nel mondo stanno giocando un ruolo di importanza
strategica incidendo su convinzioni, comportamenti e scelte anche
vitali dei singoli e dei popoli.
Nel caso dell’Africa e dei Paesi in via di sviluppo l’invasione
dei mass media, che troppo spesso non propongono che sesso, violenza
e potere, ha prodotto un rapido crollo dei valori tradizionali
sostituendoli con proposte che, con il luccichio dell’emancipazione,
hanno portato anche alla diffusione vertiginosa di numerose malattie
infettive tra le quali predominano le epatiti e l’AIDS.
Purtroppo dobbiamo constatare che l’Evangelizzazione concomitante
alla colonizzazione non è riuscita a far compiere dei veri
passi in avanti permeando comportamenti e tradizioni ancestrali
ricche di valori e saggezza. È rimasto invece un grande
vuoto, malgrado un’apparenza di progresso.
Se i mass media hanno una potenzialità così grande
è fondamentale che l’Evangelizzazione e la Pastorale
ne facciano uso: io paragono spesso le antenne della radio e della
televisione alla barca su cui Gesù è salito per
poter annunciare la sua parola ad una folla troppo grande per
poter udire la sua voce.
Come Gesù allora, la chiesa oggi deve usare i mezzi più
adatti per annunciare la Buona Novella e portare agli uomini i
principi scaturiti dal Vangelo.
È importante che a livello ecclesiale si investa sempre
più in mezzi di comunicazione sociale e nella formazione
di uomini esperti in comunicazione, perché i pulpiti da
cui oggi si può predicare efficacemente sono le antenne
della radio e della televisione.
A Tanguieta ci siamo impegnati a parlare periodicamente alla radio
rurale sui vari aspetti delle malattie infettive, AIDS e epatiti
in particolare, date le implicazioni sociali e morali importanti
in ambito sia di cura che di prevenzione: cerchiamo così
di far giungere il nostro messaggio nelle case dei più
remoti villaggi, a chi viaggia, vende al mercato, si trova in
casa o in un letto di ospedale.
Lo stesso annuncio dal pulpito di una chiesa toccherebbe un piccolo
pubblico per di più composto di persone già convinte:
i mass media raggiungono cristiani, non credenti o credenti di
altre religioni, così che il Vangelo è annunciato
a tutte le genti secondo il volere di Cristo.
INTERNET E LA PASTORALE DELLE MALATTIE INFETTIVE
Pochi anni fa, sul terzo canale della RAI è stato trasmesso
un servizio sull’ospedale di Tanguieta nel quale veniva
dato risalto all’impiego della fitoterapia , da poco più
di un anno un giornalista di radio 1 nella rubrica “Pianeta
dimenticato” ha ripreso il discorso della fitoterapia nella
cura delle epatiti. Da allora molti malati di epatite e alcuni
anche di AIDS si sono messi in contatto con noi via internet per
poter usufruire dei trattamenti che noi adottiamo con buoni risultati
per i pazienti africani. Molti pazienti che ci contattano lo fanno
dopo che hanno fallito o non sopportato terapie con interferone
o altri farmaci, alla ricerca di una soluzione che lasci loro
il diritto di sperare…
È così che ogni notte, dopo la lunga giornata al
servizio dei malati che affollano l’ospedale ci mettiamo
in internet e seguiamo i malati del nord del mondo che ci raggiungono
con richieste di aiuto commuoventi, seguite spesso da ringraziamenti
perché dopo la cura i dati di laboratorio sono migliorati.
A volte le lettere sono praticamente delle confessioni e così,
curando epatiti o AIDS, riusciamo anche a lasciare intravedere
il volto di Cristo misericordioso.
In Internet si trova di tutto, ci si può perdere così
come si può trovare del buono e noi che siamo mandati ad
annunciare il Vangelo dobbiamo essere presenti anche là,
intensamente e con competenza, in modo che sia chi cerca che chi
inciampa nella rete possa trovarvi il Cristo.
A CONCLUSIONE
Negli ospedali St Jean de Dieu di Afagnan e di Tanguieta c’è
anche una Chiesetta ove più volte al giorno Frati,Suore,
personale ed ammalati di ogni estrazione,razza e religione si
ritrovano per pregare con l’intima convinzione che l’efficacia
delle cure viene solo da Dio. E poi arrivano le richieste di farsi
cristiani…...
La testimonianza di carità offerta da questi Centri di
cura diventa un segno efficace della bontà e della misericordia
del Dio dei cristiani verso i poveri. Essa fa riflettere e decidere......