| DOMENICA
30 GENNAIO: 52 GIORNATA MONDIALE DELLA LEBBRA
Città del Vaticano - Sollecitati dall’esortazione
dell’Apostolo Paolo, che scriveva alla Chiesa di Roma, “piangete
con quelli che sono nel pianto” (12, 15), perché “se
un membro soffre tutte le membra soffrono insieme” (1Cor 12,
26), ci sentiamo interpellati per i fratelli colpiti dal morbo di
Hansen.
Anche se questa “52° Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra”
ci porta a celebrare il dominio dell’Uomo sulla “pandemia”
che ha terrorizzato l’umanità per millenni, non può
essere trascurato che essa è ancora presente e letale fortemente
in almeno nove Paesi.
Ma ancora più deleterio è il persistere dei preconcetti
ancestrali nei confronti dei malati di lebbra, motivo di vergogna
e soggetti ad assurda discriminazione.
Comportamenti che in alcune zone del mondo sono la “causa”
di vanificazione della grande “Pianificazione di prevenzione
e assistenza medicale” messa in atto da circa 13 anni dalla
“Organisation Mondiale de la Santé”, (O.M.S.).
Pianificazione che ha fatto drasticamente scendere l’incidenza
della malattia, e ha portato alla guarigione totale circa 13 milioni
di Persone.
Ma finché non verrà eliminata la concezione di indelebile
“marchio di infamia”, la lotta finale di una vittoria
sulla lebbra durerà ancora a lungo. Ed è per questo
che il Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute si sente
coinvolto nell’azione di sostegno e di condivisione con i
Fratelli ancora colpiti dalla pandemia, e fortemente vicino alle
comunità sociali dove sono inseriti.
Il Santo Padre Giovanni Paolo II, ricevendoci in Udienza il 21 gennaio
ultimo al termine dei lavori della “VIa Assemblea Plenaria”
del nostro Pontificio Consiglio, ci ha detto che non sono dispensati
“i responsabili della Chiesa da un'attenzione stimolante ed
operosa alle strutture ove il malato soffre talora forme di emarginazione
e di carenza di sostegno sociale. Tale attenzione deve estendersi
anche alle aree del mondo dove i malati più bisognosi, nonostante
i progressi della medicina, mancano di farmaci e di adeguata assistenza.”
(n. 4)
Grazie a Dio i farmaci non mancano più. Organismi specifici
preposti alla “lotta contro la lebbra” ci assicurano
che solo 50 anni fa non esisteva un farmaco per sconfiggerlo, ed
appena 13 anni addietro solo l’11% dei malati riceveva i medicinali
specifici. Da oltre un decennio Istituti Farmaceutici Internazionali,
e altre Benemerite Fondazioni, mettono gratuitamente a disposizione
quanti medicinali necessitano.
Ma è la presenza capillare sul territorio di infrastrutture
di sanità e di staff preparati che si trova in difficoltà.
Per la totale eliminazione della lebbra è necessaria la presenza
di Persone specializzate ad effettuare i necessari esami batteriologici,
e la opportuna diagnosi clinica che riveli il bacillo all’inizio
della sua presenza in un corpo.
E qui che invochiamo la fraterna condivisione di tutta la Comunità
Ecclesiale, e di quanti hanno rispetto della vita e dei diritti
inalienabili di ogni Uomo. Prima che gli Stati venissero elettrizzati
dall’O.M.S. 13 anni fa con la prospettiva dell’abbattimento
della “pandemia”, erano la Chiesa Missionaria e le “Organizzazioni
non Governative” specializzate nel settore le uniche ad essere
presenti sul territorio a lottare per la vita. Ancora oggi esse
sono necessarie, ed hanno bisogno di sentirsi che non sono sole.
Molti Stati hanno abbassato la guardia, e per qualcuno la lebbra
sta tornando con minaccia.
Invitiamo tutta la Comunità Ecclesiale a far sentire la propria
vicinanza a quanti, Missionari e Volontari, continuano con strenua
fede a testimoniare che nel corpo di un fratello, martoriato e deturpato
dal morbo di hansen, è sempre presente il Cristo stesso sofferente.
Ci sia monito quanto il Santo Padre scrive per questo “Anno
dell’Eucaristia”: “L'Eucaristia non è solo
espressione di comunione nella vita della Chiesa; essa è
anche progetto di solidarietà per l'intera umanità.
La Chiesa rinnova continuamente nella celebrazione eucaristica la
sua coscienza di essere «segno e strumento» non solo
dell'intima unione con Dio, ma anche dell'unità di tutto
il genere umano… C'è ancora un punto sul quale vorrei
richiamare l'attenzione, perché su di esso si gioca in notevole
misura l'autenticità della partecipazione all'Eucaristia,
celebrata nella comunità: è la spinta che essa ne
trae per un impegno fattivo nell'edificazione di una società
più equa e fraterna. Nell'Eucaristia il nostro Dio ha manifestato
la forma estrema dell'amore, rovesciando tutti i criteri di dominio
che reggono troppo spesso i rapporti umani ed affermando in modo
radicale il criterio del servizio: «Se uno vuol essere il
primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti» (Mc 9,35)”
(Mane nobiscum Domine, nn. 27, 28)
Un particolare grazie va ai Missionari che si prendono cura di questi
fratelli, realizzando la specifica Pastorale del “Vangelo
della Speranza”. Essi stanno vivendo e insegnando al mondo
intero che il prendersi cura di corpi così martoriati, è
fraterna condivisione e allo stesso momento comunicazione di Fede
nel Cristo morto e risorto. “Segno” presente di speranza
di vittoria totale della vita.
Nell’Eucaristia essi hanno la via di facile accesso a contemplare
pienamente configurato a Cristo morto e risorto, il fratello malato
di lebbra. Tutta la Comunità Ecclesiale sarà loro
di sostegno. Nel mistero del “Corpo Mistico della Chiesa”,
in unione con il Cristo Sofferente, il malato di lebbra si sentirà
al centro del progetto di cooperazione di salvezza dell’umanità,
e con l’aiuto efficace e fraterno del Missionario verserà
la personale sofferenza nel mistero della “sofferenza redentiva
di Cristo” (Salvifici Doloris n. 19).
Auspichiamo che la celebrazione di questa speciale “Giornata”
dedicata a quanti ancora sono colpiti dalla lebbra, continui per
tutto l’arco dell’anno. Faccia prendere coscienza al
credente, e all’uomo di buona volontà, che “spiritualità
di comunione” è capacità di sentire l’altro
“come uno che mi appartiene”, per essere sempre nella
scia di San Paolo che ci esorta a fare spazio al fratello, portando
“i pesi gli uni degli altri” (Gal 6,2).
Incoraggiamo le Comunità Ecclesiali che nella celebrazione
di questa “Giornata” facciano tema di meditazione queste
parole del Santo Padre: “È l'ora di una nuova «
fantasia della carità », che si dispieghi non tanto
e non solo nell'efficacia dei soccorsi prestati, ma nella capacità
di farsi vicini, solidali con chi soffre, così che il gesto
di aiuto sia sentito non come obolo umiliante, ma come fraterna
condivisione. Dobbiamo per questo fare in modo che i poveri si sentano,
in ogni comunità cristiana, come « a casa loro».”
(NMI, n. 50)
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