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52 Giornata Mondiale della Lebbra
I lebbrosari diminuiscono ma nel 2003 sono stati registrati circa mezzo milione di nuovi casi di lebbra, l’11-12% dei quali bambini

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Si sente dire che la lebbra come pandemia non esiste più e che i lebbrosari vanno via via diminuendo. E’ vero che c’è la tendenza a di trasformare le strutture di accoglienza per i malati di lebbra in centri di riabilitazione o strutture ospedaliere aperte a tutti. Ma, ad oggi, i lebbrosari e i malati di lebbra esistono ancora. Nel 2003 vi erano circa mezzo milione di nuovi casi solo in Angola, Brasile, Repubblica Centro Africana, Repubblica Democratica del Congo, India, Madagascar, Mozambico, Nepal e Tanzania. Di questi circa 11-12% erano bambini.

Sono molti gli Ordini religiosi sparsi in tutto il mondo attualmente impegnati nella lotta contro la lebbra, nella cura degli ammalati e nel loro reinserimento sociale. Diversi dei centri gestiti dai padri camilliani forniscono assistenza e cura ai lebbrosi, soprattutto laddove a loro è negata l’assistenza sanitaria e sono oggetti di discriminazione. La Provincia Austriaca si distingue in modo particolare per la propria attenzione al sostegno di iniziative missionarie nel campo di questa malattia che li vede impegnati anche in Benin, India, Cina Brasile, Tailandia, Madagascar, Burkina Faso. I Missionari e le Missionarie della Consolata sono particolarmente impegnati in Africa, Liberia, Etiopia, Mozambico e in Amazzonia. I Missionari e le Missionarie Comboniani impegnati nella cura e nel trattamento degli ammalati di lebbra sono sparsi in tutto il mondo. Anche se non lavorano in lebbrosari veri e propri, cercano di assistere i lebbrosi in vari istituti comboniani o ospedali ai quali si appoggiano e prestano la loro opera, Offrono il loro aiuto in Egitto, Centrafrica, Uganda, Congo, Mozambico. Le Francescane curano i malati di lebbra in molti dispensari sparsi in tutto il mondo, tra questi: Ghana, Argentina, Corea, India, Giappone, Vietnam, Spagna. In India sono state le suore del Pime ad interessarsi dei lebbrosi per prime in India.
Dagli ultimi dati elaborati dall’Ufficio Centrale di Statistiche della Chiesa sulla situazione del 2003, ancora in fase di verifica, risulta un calo, si è passati dai 678 ai 656 lebbrosari. Riportiamo di seguito un breve schema con la suddivisione dei lebbrosari gestiti dalla Chiesa:

Anno
2002
2003
Africa
270
254
America
63
69
Asia
340
327
Europa
4
4
Oceania
1
2
Totale
678
656

Si stima che più di 6 milioni di persone subiscano oggi le conseguenze fisiche e sociali della lebbra. 13 anni fa, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, composta dai Ministri della Sanità di tutti i Paesi membri delle Nazioni Unite, aveva fissato l’obiettivo di “Eliminare la lebbra entro il 2000” e aveva dato un significato alla parola “eliminare”, cioè ridurre il numero dei casi attivi registrati per il trattamento specifico anti-lebbra a meno di 1 per 10.000 casi. Questo obiettivo è stato spostato dal 2000 al 2005.
La lebbra è una malattia antica che è entrata a far parte dell’immaginario collettivo delle varie culture attraverso il passare dei millenni. Soltanto 50 anni fa, non avevamo ancora un farmaco per sconfiggere questa malattia e 13 anni fa, solo l’11% dei malati di lebbra riceveva i farmaci specifici della MDT (Dapsone, Clofazimina e Rifampicina). I Governi non dimostravano molto interesse alla lotta contro questa malattia che veniva considerata dominio esclusivo di missionari e organizzazioni di volontariato.
Pensare di “eliminare” la malattia ha elettrizzato i Governi e le organizzazioni di volontariato di tutto il mondo. Pochi anni dopo la decisione dell’OMS, quasi tutti i Paesi endemici avevano assicurato il 100% di copertura con i farmaci anti-lebbra. Prima la fondazione giapponese TNF e poi la ditta farmaceutica svizzera Novartis, hanno garantito la fornitura gratuita di questi farmaci in tutto il mondo. Grazie a queste misure, circa 13 milioni di malati di lebbra hanno ricevuto il trattamento specifico e sono stati dichiarati “guariti”.
Il quadro positivo dell’impatto della decisone dell’OMS va purtroppo ridimensionato da altri aspetti meno positivi. L’allargamento della copertura dei programmi di lotta alla lebbra nelle aree sprovviste di infrastrutture e personale sanitario ha richiesto una semplificazione delle procedure diagnostiche e controllo della malattia. Così l’esame batteriologico e la diagnosi clinica sono diventati degli “optional”, e sono stati gradualmente eliminati dai programmi anti-lebbra. Ciò comporta, maggiori rischi di diagnosi errate e cure insufficienti per i malati.
La durata del trattamento dei casi contagiosi con alta carica batteriologica (i casi MB) è stato ridotta da 36 a 24 e poi a 12 mesi senza adeguate ricerche. Dato che le ricadute della malattia possono comparire dopo un intervallo di diversi anni, i cambiamenti nella durata del trattamento hanno creato preoccupazioni di ricadute a distanza di qualche anno. (AP) (28/1/2005 Agenzia Fides; Righe:68 Parole:776)

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