| I
missionari Cappuccini e il Centro per la cura della “Piaga
di Burulì” in Costa D’Avorio
I Cappuccini sono un Ordine religioso che si richiama alla Regola
di San Francesco. Operano da oltre 450 anni. La Provincia dei Frati
Minori Cappuccini di Lombardia conta attualmente 99 missionari presenti
in varie nazioni dei diversi continenti: Brasile, Costa d’Avorio,
Camerun, Eritrea, Etiopia e Tailandia. 58 sono italiani e 41 sono
originari di quei Paesi. Oggi in tutte le Missioni esistono conventi,
centri di formazione alla vita religiosa, parrocchie, scuole, strutture
sociali, ospedali, lebbrosari, centri di accoglienza, cooperative
di lavoro ecc.
“S.O.S. Burulì, sostieni le cure per un bambino affetto
dalla piaga di Burulì”, è l’invito che
i missionari cappuccini lanciano per coprire le spese e le cure
mediche che servono ogni giorno per curare i bambini affetti dalla
piaga di Burulì in Costa d’Avorio.
La nuova lebbra africana, così viene definita la piaga di
Burulì, è provocata da un mycobacterium, così
come la lebbra e la tubercolosi. E' una malattia molto pericolosa,
anche più della lebbra stessa. Corrode la pelle e la carne,
arrivando spesso anche alle ossa, quando colpisce gli arti lascia
menomazioni e invalidità permanenti. Trova il suo habitat
in villaggi vicini a corsi d'acqua, a paludi o comunque a zone umide.
Solo in Costa d'Avorio si calcola che le persone colpite dalla piaga
siano più di 10 mila. L'unica cura possibile è quella
chirurgica: asportare tutto ciò che è necrotizzato.
Successivamente inizia una lunga e dolorosa terapia di medicazioni
e pulizia quotidiane con somministrazione di antibiotici, vitamine
e ferro, fino a quando i tessuti si ricostituiscono. Lentamente,
anche attraverso trapianti di cute, le zone devastate dal male si
rimarginano lasciando cicatrici, deformazioni e anchilosi. Questa
è la guarigione! Attualmente il Centro Anti-ulcera di Buruli
di Zouan-Hounien, costruito circa 6 anni fa, accanto alla Missione
dei Frati Cappuccini, ospita circa 150 ammalati, di cui il 90% sono
bambini, 40 adulti nei "containers", e il resto in varie
famiglie ospitanti a Zouan-Hounien.
La guerra che ha distrutto il Centro e ha costretto a riparare nella
capitale Abidjan, (si trova a 700 Km da Zouan-Hounien dove era nato
il centro e dove è maggiore la diffusione della piaga), si
trova ad affrontare una grande situazione di continua emergenza
con poche risorse per poter far fronte a tutte le cure che i bambini
richiedono.
In questa situazione di precarietà in cui si trova la Costa
d’Avorio spesso i medicinali non si trovano o hanno costi
molto elevati.
Fortunatamente tramite l’organizzazione umanitaria francese
“Pharmaciens sans frontieres” riusciamo ad inviare i
medicinali, il materiale sanitario e ciò che occorre con
urgenza e in tempi brevi (circa 20 giorni dalla partenza).
La cronaca di una giornata “tipo” al nostro Centro di
cura
Sveglia alle sette del mattino: i grandicelli aiutano i più
gravi e i piccoli, ci sono anche tre bebè!
Igiene personale ed una abbondante colazione poi, poco prima delle
otto, iniziano le cure mediche con le medicazioni che fanno urlare
di dolore tutti i bambini; i più grandi, durante l'attesa
del proprio turno, tengono loro le mani e li consolano parlando
dolcemente nella loro lingua; altri giocano tranquilli senza pensare
che tra poco toccherà anche a loro sottoporsi a questo indispensabile
e doloroso trattamento terapeutico, ma una volta "ripuliti"
e bendati tornano tutti ai loro giochi.
Divertirsi e fare festa è caratteristico di tutti i bambini,
ci vuole poco per inventare giochi, bastano una ruota di bicicletta
con un bastoncino, gli involucri e lo scatolame degli alimentari
per improvvisare bande musicali, ma quando appare lo sparviero tutti
si eccitano e corrono a munirsi di scope, bastoni e tirasassi per
impedirgli di ghermire i pulcini del pollaio. Dopo il pranzo tutti
sotto il grande apatàm, un ampio berceau rotondo con il tetto
di paglia, poi si continua a giocare e, dopo la merenda, si godono
i cartoni animati alla televisione, una doccia e tutti a cena e...
adesso viene il bello: due tam-tam, quattro arbusti e tanta voglia
di cantare, danzare percuotendo ritmicamente i loro tamburi in una
allegra e gioiosa festa comunitaria ma, quando si fa buio, basta
il battito delle mani di una Suora che tutto si arresta, buoni buoni
si radunano e recitano una breve preghierina poi ... tutti a nanna,
adagiati alle stuoie, del letto hanno paura, entrano nel mondo dei
sogni, riposando esausti della giornata.
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