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  XIII Giornata Mondiale del Malato 2005

“Cristo, speranza per l’Africa, Gioventù, Salute e Aids”.
Nel continente africano muoiono 5 persone ogni minuto a causa del virus dell’HIV: 300 vite spezzate ogni ora, 7mila ogni giorno, 2,5 milioni ogni anno

Roma (Agenzia Fides) - Tra i partecipanti invitati a Yoaundè per la Giornata Mondiale del Malato, Padre Jacques Simporé, missionario camilliano, Consultore del Pontificio Consiglio per la Pastorale Sanitaria e Membro dell'Accademia Pontificia per la Vita interviene sui nuovi orientamenti pastorali sanitari in Africa.
“La cura dei malati è al centro del Vangelo. Basta aprire a caso i quattro vangeli: Gesù fa dei suoi atti di guarigione il fondamento del suo insegnamento e del suo ministero. “Andate e riportate ciò che vedete… I ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i morti risorgono e ai poveri viene annunziata la Buona Novella” (Mt 11,4-6). Dopo avere guarito la suocera di Pietro, la sera successiva, gli portarono tutti i malati e li guariva. Così compiva la profezia di Isaia: “Egli ha preso tutte le nostre infermità e si è caricato delle nostre malattie” (Mt 8,14-17). Alla fine del suo ministero terrestre, Gesù raccomandò ai suoi apostoli ciò che non ha potuto compiere: “Andate per tutto il mondo, fate discepoli, predicate il Vangelo ad ogni creatura e guarite i malati” (Mc 16,15-19).
Per Gesù, non c'è dicotomia tra evangelizzazione (annuncio della Buona Novella) e guarigione dei malati. Queste due realtà sono in sinergia e sono inseparabili.
L'AIDS, come tutte le grandi patologie pandemiche, degrada l'immagine dell'uomo e distrugge la sua qualità di vita. Per la società moderna e particolarmente per la Chiesa, l’epidemia di Hiv/Aids rappresenta sicuramente una delle catastrofi maggiori della nostra epoca. L’AIDS non è solamente un problema di salute fisica, l’infezione da Hiv ha conseguenze drammatiche anche sulla vita familiare, sociale, economica e politica. Finora, nessuna malattia infettiva ha ucciso, in un lasso di tempo così breve, altrettante persone, giovani nel fiore degli anni, come l’Aids. È la prima causa di morbosità nei paesi in sviluppo.
Una volta, in tempo di pace, erano i bambini che seppellivano i loro padri ed i loro nonni. Oggi, a causa dell'AIDS, in Africa, gli anziani aiutano i loro figli, diventati vecchi, a scavare le tombe per i loro nipoti. Questi vecchi centenari ridivengono improvvisamente padri o madri dei loro nipoti o dei loro pronipoti, diventati orfani a causa dell'AIDS.
Di fronte a questa situazione drammatica, alla grande diffusione del virus nel mondo, ai numerosi orfani ed alle vedove che l'AIDS provoca, al problema della trasmissione verticale ai bambini che sono totalmente innocenti, quale orientamento pastorale la chiesa dell'Africa dovrebbe elaborare?
Quale atteggiamento assumere: lotta o rassegnazione? “Perché andate ripetendo questo detto sulla casa di Israele? I padri mangian l’acerbo e si guastano i denti dei figli? Per la mia vita oracolo di Dio, mio Signore, nessuno dica più questo proverbio in Israele” (Ez.18,2-3).
Tenendo saldi i suoi propri principi sull'uomo, senza alienarsi nelle ideologie che non tengono conto della dimensione spirituale dell'essere umano, la Chiesa è chiamata ad appoggiare le azioni delle Istituzioni internazionali che lottano contro l’Hiv/Aids per: l’elaborazione di un programma concreto di prevenzione, di formazione e di informazione; la promozione di strutture di accoglienza adeguate bene attrezzate nel personale sanitario, medicinali, e strumenti di laboratorio; la creazione di una politica di integrazione sociale dei malati, dei loro genitori e dei loro orfani; l’elaborazione di progetti di ricerche scientifiche pluridisciplinari sul virus.
Alle soglie del terzo millenario, questa pandemia costituisce una vera sfida lanciata non solo al mondo della salute ed a quello della politica ma anche alla Chiesa cattolica. E’ assolutamente necessario prevenire e curare.
Per contribuire a sradicare questo flagello, la Chiesa non dovrebbe, d’accordo con l'OMS, le Istituzioni internazionali, i governi delle nazioni, elaborare velocemente una strategia originale di pastorale sanitaria sull’Aids che si basi su un'iniziativa a quattro dimensioni così suddivise?
1. Elaborazione di un manuale o di un documento audiovisivo semplice, o di video-giochi di prevenzione, formazione e informazione sull’Aids. Regole di igiene e modalità di trasmissioni del virus. Volontariato, assistenza ed integrazione sociale. Consigli pastorali
2. Cura medica, psicologica, spirituale ed integrazione sociale: elaborazione dei progetti di sostegno dei centri già esistenti o di creazione di nuovi centri per ricerche pluridisciplinari sul virus
3. Creazione di Centri pastorali per l’Aids composti da un prete formato sulla pastorale sanitaria, un agente di salute, uno psicologo, un assistente sociale con l’obiettivo di assistere da un punto di vista medico, psicologicamente, spiritualmente e socialmente i malati ed i membri della loro famiglia
4. Istituzione di strutture per il controllo dell'orientamento pastorale di lotta contro l’Hiv in Africa composte da: un vescovo responsabile in seno alla SCEAM della pastorale sull’Aids (Presidente) un segretario generale di Pastorale sull’Hiv/Aids in Africa; una commissione costituita di 7 esperti:
• un teologo di Pastorale sanitaria per la sensibilizzazione, la formazione e l’informazione su Hiv/Aids
• un medico esperto di Hiv/Aids
• un farmacista per i medicinali
• un biologo esperto per la ricerca biomedica
• un psicologo esperto su Hiv/Aids
• un esperto in assistenza sociale
• un esperto in mass-media ed in informatica
La struttura a livello nazionale sarebbe composta da: un responsabile nazionale per l'esecuzione del programma, un responsabile per diocesi, un responsabile per parrocchia, un responsabile per comunità di base (CCB), un responsabile per ogni struttura di cura, un responsabile per ogni struttura di ricerche. Infine sarebbe opportuna un'interazione tra i responsabile locali e quelli nazionali con le strutture sanitarie, le ONG, le associazioni, i volontari.
Fino ad oggi, biologicamente e strategicamente, questo retrovirus sembra avere disarmato e vinto il genere umano. Gli orizzonti di un vaccino o di un trattamento sicuro sono lontani. In questa situazione patetica, solamente delle opzioni culturali, religiose, biomediche ed etiche giuste permetterebbero agli uomini del nostro tempo di impegnare, collettivamente ed in modo solidale, una nuova lotta per la salvaguardia e la protezione della nostra umanità, per la responsabilizzazione dei nostri comportamenti umani.”

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