| “Cristo,
speranza per l’Africa, Gioventù, Salute e Aids”.
Nel continente africano muoiono 5 persone ogni minuto a causa del
virus dell’HIV: 300 vite spezzate ogni ora, 7mila ogni giorno,
2,5 milioni ogni anno
Roma (Agenzia Fides) - Tra i partecipanti invitati a Yoaundè
per la Giornata Mondiale del Malato, Padre Jacques Simporé,
missionario camilliano, Consultore del Pontificio Consiglio per
la Pastorale Sanitaria e Membro dell'Accademia Pontificia
per la Vita interviene sui nuovi orientamenti pastorali sanitari
in Africa.
“La cura dei malati è al centro del Vangelo. Basta
aprire a caso i quattro vangeli: Gesù fa dei suoi atti di
guarigione il fondamento del suo insegnamento e del suo ministero.
“Andate e riportate ciò che vedete… I ciechi
vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i morti risorgono
e ai poveri viene annunziata la Buona Novella” (Mt 11,4-6).
Dopo avere guarito la suocera di Pietro, la sera successiva, gli
portarono tutti i malati e li guariva. Così compiva la profezia
di Isaia: “Egli ha preso tutte le nostre infermità
e si è caricato delle nostre malattie” (Mt 8,14-17).
Alla fine del suo ministero terrestre, Gesù raccomandò
ai suoi apostoli ciò che non ha potuto compiere: “Andate
per tutto il mondo, fate discepoli, predicate il Vangelo ad ogni
creatura e guarite i malati” (Mc 16,15-19).
Per Gesù, non c'è dicotomia tra evangelizzazione (annuncio
della Buona Novella) e guarigione dei malati. Queste due realtà
sono in sinergia e sono inseparabili.
L'AIDS, come tutte le grandi patologie pandemiche, degrada l'immagine
dell'uomo e distrugge la sua qualità di vita. Per la società
moderna e particolarmente per la Chiesa, l’epidemia di Hiv/Aids
rappresenta sicuramente una delle catastrofi maggiori della nostra
epoca. L’AIDS non è solamente un problema di salute
fisica, l’infezione da Hiv ha conseguenze drammatiche anche
sulla vita familiare, sociale, economica e politica. Finora, nessuna
malattia infettiva ha ucciso, in un lasso di tempo così breve,
altrettante persone, giovani nel fiore degli anni, come l’Aids.
È la prima causa di morbosità nei paesi in sviluppo.
Una volta, in tempo di pace, erano i bambini che seppellivano i
loro padri ed i loro nonni. Oggi, a causa dell'AIDS, in Africa,
gli anziani aiutano i loro figli, diventati vecchi, a scavare le
tombe per i loro nipoti. Questi vecchi centenari ridivengono improvvisamente
padri o madri dei loro nipoti o dei loro pronipoti, diventati orfani
a causa dell'AIDS.
Di fronte a questa situazione drammatica, alla grande diffusione
del virus nel mondo, ai numerosi orfani ed alle vedove che l'AIDS
provoca, al problema della trasmissione verticale ai bambini che
sono totalmente innocenti, quale orientamento pastorale la chiesa
dell'Africa dovrebbe elaborare?
Quale atteggiamento assumere: lotta o rassegnazione? “Perché
andate ripetendo questo detto sulla casa di Israele? I padri mangian
l’acerbo e si guastano i denti dei figli? Per la mia vita
oracolo di Dio, mio Signore, nessuno dica più questo proverbio
in Israele” (Ez.18,2-3).
Tenendo saldi i suoi propri principi sull'uomo, senza alienarsi
nelle ideologie che non tengono conto della dimensione spirituale
dell'essere umano, la Chiesa è chiamata ad appoggiare le
azioni delle Istituzioni internazionali che lottano contro l’Hiv/Aids
per: l’elaborazione di un programma concreto di prevenzione,
di formazione e di informazione; la promozione di strutture di accoglienza
adeguate bene attrezzate nel personale sanitario, medicinali, e
strumenti di laboratorio; la creazione di una politica di integrazione
sociale dei malati, dei loro genitori e dei loro orfani; l’elaborazione
di progetti di ricerche scientifiche pluridisciplinari sul virus.
Alle soglie del terzo millenario, questa pandemia costituisce una
vera sfida lanciata non solo al mondo della salute ed a quello della
politica ma anche alla Chiesa cattolica. E’ assolutamente
necessario prevenire e curare.
Per contribuire a sradicare questo flagello, la Chiesa non dovrebbe,
d’accordo con l'OMS, le Istituzioni internazionali, i governi
delle nazioni, elaborare velocemente una strategia originale di
pastorale sanitaria sull’Aids che si basi su un'iniziativa
a quattro dimensioni così suddivise?
1. Elaborazione di un manuale o di un documento audiovisivo semplice,
o di video-giochi di prevenzione, formazione e informazione sull’Aids.
Regole di igiene e modalità di trasmissioni del virus. Volontariato,
assistenza ed integrazione sociale. Consigli pastorali
2. Cura medica, psicologica, spirituale ed integrazione sociale:
elaborazione dei progetti di sostegno dei centri già esistenti
o di creazione di nuovi centri per ricerche pluridisciplinari sul
virus
3. Creazione di Centri pastorali per l’Aids composti da un
prete formato sulla pastorale sanitaria, un agente di salute, uno
psicologo, un assistente sociale con l’obiettivo di assistere
da un punto di vista medico, psicologicamente, spiritualmente e
socialmente i malati ed i membri della loro famiglia
4. Istituzione di strutture per il controllo dell'orientamento pastorale
di lotta contro l’Hiv in Africa composte da: un vescovo responsabile
in seno alla SCEAM della pastorale sull’Aids (Presidente)
un segretario generale di Pastorale sull’Hiv/Aids in Africa;
una commissione costituita di 7 esperti:
• un teologo di Pastorale sanitaria per la sensibilizzazione,
la formazione e l’informazione su Hiv/Aids
• un medico esperto di Hiv/Aids
• un farmacista per i medicinali
• un biologo esperto per la ricerca biomedica
• un psicologo esperto su Hiv/Aids
• un esperto in assistenza sociale
• un esperto in mass-media ed in informatica
La struttura a livello nazionale sarebbe composta da: un responsabile
nazionale per l'esecuzione del programma, un responsabile per diocesi,
un responsabile per parrocchia, un responsabile per comunità
di base (CCB), un responsabile per ogni struttura di cura, un responsabile
per ogni struttura di ricerche. Infine sarebbe opportuna un'interazione
tra i responsabile locali e quelli nazionali con le strutture sanitarie,
le ONG, le associazioni, i volontari.
Fino ad oggi, biologicamente e strategicamente, questo retrovirus
sembra avere disarmato e vinto il genere umano. Gli orizzonti di
un vaccino o di un trattamento sicuro sono lontani. In questa situazione
patetica, solamente delle opzioni culturali, religiose, biomediche
ed etiche giuste permetterebbero agli uomini del nostro tempo di
impegnare, collettivamente ed in modo solidale, una nuova lotta
per la salvaguardia e la protezione della nostra umanità,
per la responsabilizzazione dei nostri comportamenti umani.”
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