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Caritas
Internationalis e Agenzia delle Nazioni Unite per l’Aids:
impegno congiunto
Nel 1998 è stata creata una partnership formale tra il Segretariato
dell’UNAIDS (l’Agenzia della Nazioni Unite che si occupa
di Aids) e la Caritas Internationalis per una collaborazione nei
seguenti campi: promuovere una presa di coscienza sull’HIV-AIDS,
un comportamento responsabile, la cura e la dignità di quanti
sono colpiti dall’epidemia; rispondere alla questione dello
sviluppo messa in luce dall’epidemia, mantenendo nel contempo
l’essere umano al centro dello sviluppo; promuovere un lavoro
di difesa in materia di HIVAIDS. Ogni organizzazione lavorerà
sulla base della propria prospettiva. La Caritas Internationalis
a partire dall’insegnamento spirituale, morale e sociale e
l’UNAIDS dal punto di vista pluralistico, in quanto organismo
delle Nazioni Unite.
L’UNAIDS collabora attivamente anche con altre denominazioni
religiose per sostenere i loro sforzi diretti ad aumentare la presa
di coscienza sull’HIV-AIDS e a diffondere la prevenzione,
la cura e i servizi di sostegno nelle loro comunità.
In Africa è stata anche istituita un’alleanza pluriconfessionale
per lo scambio di informazioni, la condivisione delle risorse e
la formazione. Sono stati effettuati studi su attività specifiche
in materia di HIV-AIDS effettuate dalle comunità religiose
di quel continente, e un’indagine e un’analisi dell’impegno
delle comunità religiose buddiste, cristiane e induiste in
Asia. L’UNAIDS ha inoltre sostenuto il Primo Simposio Internazionale
sull’AIDS e la Religione svoltosi a Dakar nel Senegal. In
questa conferenza, i partecipanti provenienti da background religiosi
diversi, tra cui l’Islam, il Cristianesimo e il Buddismo,
si sono scambiati esperienza pratiche in materia di cura e sostegno
e hanno discusso di prevenzione attraverso l’astinenza e la
fedeltà reciproca nel matrimonio. Tutte le tradizioni della
fede stanno combattendo su come affrontare la questione dell’AIDS.
Dott. PETER PIOT Direttore Esecutivo UNAIDS Svizzera
Cosa dobbiamo fare per rispondere alle sfide future?
Molto si sta già facendo nel mondo per rispondere alle sfide
poste da questa devastante epidemia. La Chiesa cattolica è
un partner essenziale negli sforzi per arginarne l’avanzata.
Una delle aree di essenziale importanza in cui la Chiesa fa una
grande differenza è la cura di quanti convivono con l’HIV-AIDS.
Nel futuro, con l’aumento del numero delle persone infette
e colpite dall’epidemia, i servizi forniti attraverso la Chiesa,
che già costituiscono all’incirca il 25% delle cure
prestate ai pazienti di AIDS nella maggior parte dei paesi, dovranno
affrontare nuove sfide per sostenere l’aumento delle domande.
La discriminazione e il marchio associati all’HIV-AIDS rimangono
l’ostacolo maggiore, che aumenta la vulnerabilità alla
diffusione del virus.
In un ambiente in cui sono presenti discriminazione e pregiudizio,
le persone sono meno inclini ad accettare la presenza di sieropositivi
nella loro comunità e ad essere aperti ad iniziative di prevenzione.
Il credo della Chiesa cattolica nella dignità di ogni persona
e la sua promozione di una società giusta sono molto importanti
per ridurre la vergogna e l’alienazione provate da quanti
convivono con l’HIV-AIDS, dalle loro famiglie e da coloro
che sono considerati a rischio di infezione.
In molti paesi la Chiesa è stata la prima ad aprire le braccia
ai sieropositivi e ai malati di AIDS respinti dalle loro comunità,
senza tener conto della loro storia passata, del loro orientamento
sessuale e del modo con cui hanno contratto l’infezione. Sua
Santità Giovanni Paolo II ha affermato: “Dio vi ama
tutti senza distinzione, senza limiti... Egli ama coloro che sono
malati, che soffrono di AIDS. Egli ama i parenti e gli amici dei
malati e quanti si occupano di loro”. (AP) (11/2/2005 Agenzia
Fides)
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