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| Scheda
sulla situazione del pollame nei mercati asiatici |
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| Roma (Agenzia Fides) - Uno dopo l’altro
i mercati asiatici si chiudono alle importazioni di pollame: Giappone
e Hong Kong hanno bloccato le importazioni di polli, anatre, tacchini,
oche e quaglie da Taiwan, dove le autorità avevano ordinato
una strage di 20.000 esemplari come misura precauzionale dopo la scoperta
di un ceppo del micidiale virus in un’azienda agricola dell’isola.
In realtà, il virus H5N2 scoperto a Taiwan è meno virulento
dell’H5N1, individuato in Corea del Sud, Giappone e Vietnam.
Ma la paura è comunque alle stelle. Intanto in Giappone sono
cominciate le operazioni per seppellire le carcasse di 34.600 polli
morti oppure uccisi a causa dell’influenza che ha colpito la
prefettura di Yamaguchi, circa 800km a sud-ovest di Tokyo. Anche l’Indonesia
ha comunicato di aver chiuso le frontiere al pollame (e ai prodotti
derivati) proveniente da Giappone, Corea del Sud e Vietnam; il ministero
della Sanità non ha chiarito se il divieto riguarda anche Taiwan,
ma ha precisato che il blocco riguarda anche il piumaggio del pollame.
Nel tentativo di porre un freno al dilagare dell’epidemia di
influenza aviaria, il Vietnam ha bandito la vendita del pollame nella
più popolosa città del Paese, Ho-chi-Minh (l'ex Saigon):
undici milioni di abitanti, al centro dell’area colpita dall’epidemia.
Il bando riguarda tutti gli esemplari, tanto vivi che morti; sono
state la Fao e l’Organizzazione Mondiale della Sanità
a raccomandare il divieto al governo di Hanoi. Il divieto arriva il
giorno dopo la decisione del ministero della sanità di proibire
il trasporto di pollame in 18 province del sud del Paese; l’epicentro
dell’epidemia, che ha già contagiato oltre due milioni
di esemplari e provocato la morte di 13 persone, è infatti
l’area che circonda il fertile Delta del Mekong; e intanto si
cominciano ad avvertire le conseguenze economiche della catastrofe.
Secondo gli esperti, il passaggio del virus da persona-a-persona non
avviene facilmente; ed in effetti nessuno dei sanitari che ha curato
le persone contagiate si è sinora ammalato (come invece avveniva
l’anno scorso, con la Sars); ma il timore è che il virus
possa continuare a mutare e allora le conseguenze sarebbero peggiori
di quelle della polmonite atipica. In Thailandia, uno dei Paesi che
ha la più importante produzione avicola del mondo, è
in corso una serie di ispezioni a tappeto nelle fattorie del Paese:
lo hanno annunciato le autorità sanitarie, precisando tuttavia
che nel Paese non c’è traccia del virus dell’influenza
dei polli. Ed in effetti l’Organizzazione Mondiale della Sanità
si è detta soddisfatta dell’azione del governo di Bangkok,
anche se un’associazione di consumatori ha accusato le autorità
di star coprendo l’epidemia. Dallo scorso novembre, in Thailandia
sono morti oltre 870.000 polli, dei quali quasi 30.000 uccisi dal
colera e da bronchiti, il resto invece abbattuto perchè con
sintomi sospetti. (27/1/04 Agenzia Fides; Righe:31; Parole:465) |
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