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I Testimoni dell'Agnello
ROMANO SCALFI
Martiri per la fede in URSS
Ediz. La casa di Matriona, 2000
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I Testimoni dell'Agnello
ROMANO SCALFI
" IL DESTINO DEL CRISTIANESIMO - si legge
in un appello dei cristiani dell'URSS, diffuso dal samizdat il
20 giugno del '76 - non è mai stato né semplice,
né facile. Esso ha scelto come proprio simbolo la Croce,
segno delle prove che avrebbe incontrato. E cosi è stato:
incarnando nel mondo la verità - che non è la verità
di questo mondo - il cristianesimo non poteva evitare la persecuzione.
Sarebbe veramente ingenuo e infantile aspettarsi un'esistenza
tranquilla".
"Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi"
(Gv 15,20).
Nel XX secolo il cristianesimo ha sperimentato la più grande
persecuzione sua storia, sia perAurata, di tempo, sia per numero
delle vittime, sia per radicalità di intenti. I martiri
sono soltanto uno degli aspetti della lotta contro Dio divampata
in tutto il mondo. In URSS, in particolare, l'ateismo militante
leninista aveva pretese totalizzanti: tutte le istituzioni scolastiche,
economiche, amministrative, scientifiche ed artistiche dovevano
impegnarsi nella lotta contro la religione, contro ogni aspetto
della religiosità, fino a estirpare completamente ogni
sentimento religioso dalla coscienza delle persone. Il Signore,
i suoi martiri, la libertà e la dignità dell'uomo
hanno infranto questo mostruoso progetto.
Il cristiano non puô scandalizzarsi di fronte alla persecuzione
e neppure Preferire alla testimonianza un dialogo accomodante.
La storia delle persecuzioni nell'Unione Sovietica ha dimostrato
che il compromesso non paga.
Il significato della persecuzione non è esaurito soltanto
dal radicale contrasto fra verità ed ideologia. La lotta
contro Dio non è in balia dei persecutori. Vista dall'esterno
pub sembrare che siano gli uomini la vera e unica causa della
Passione di Cristo; vista, invece, nel suo significato Più
Profondo la Passione è un avvenimento trinitario, dove
Dio è protagonista e i credenti perseguitati sono con lui
protagonisti della salvezza del mondo.
I cristiani che soffrivano nel lager vivevano nella consapevolezza
e nel gioioso stupore che la loro croce si fondeva con la Croce
di Cristo. Era lo stesso Cristo che continuava in loro l'opera
redentiva e in loro testimoniava la sua vittoria sul male. E'
questa consapevolezza della "consanguineità"
con Cristo che permette ai martiri di affrontare il dolore con
serenità. Le testimonianze più commoventi e più
persister che provengono dai lager sono testimonianze di letizia
e di maturità umana. Il ma, tirio non è subito e
neppure supinamente accettato, ma viene accolto come coronÉ
mento della vita, come un traguardo che esalta l'umano oltre l'umano.
La sofferta letizia dei martiri non proviene principalmente da
una loro particolare struttura psicologica o da una straordinaria
capacità di coerenza. La forza del mart re non è
prometeica. Più che se stesso il martire testimonia l'amore
indicibile di Crist sperimentato anche nella sofferenza. Per questo
il martire è consapevole della propri debolezza e attinge
dall'alto la forza per essere misericordioso sia verso i carnefici
ch verso i cedimenti dei fratelli. In questa capacità di
perdono e di commiserazione trc spare con più immediatezza
la testimonianza del divino, I comunisti che cadevano vit tima
del comunismo potevano anche essere in grado di morire gridando:
"Viva, Stalin", rigidi nel loro utopismo fino alla morte,
ma, come osserva Sol~enicyn, eran, incapaci di commiserazione
per la sorte degli altri.
Anche fra i martiri della fede a volte si è infiltrato
un certo rigorismo. Non ci permettiamo di condannare nessuno (nel
sangue versato tutto viene purificato), tutta via l'osànarsi
nel voler sostenere una posizione senza compromessi, non solo
legitti ma ma addirittura esemplare, se non si apre alla commiserazione
di coloro che hanni scelto una via diversa, rischia di essere
più testimonianza di sé che di Cristo. In que sto
caso la coerenza corre il pericolo di diventare ambigua, come
ha dimostrato i dimostra la storia di ieri e di oggi.
Per noi che facciamo memoria dei martiri, la loro testimonianza
non è soltanto un esempio da imitare, paradigma perenne
di confronto, ma anche criterio di verità, pei alimentare
la speranza e giudicare la storia. Non possiamo ammettere che
il sangui dei martiri, come il sangue di Cristo, sia stato sparso
invano. Dalla Croce, spe,~ nostra unica, noi . vediamo fluire
incontaminato e fecondo il sangue di Cristo e dei martiri: la
misericordia e il perdono di Dio che dominano su ogni male. Farne
memo. ria è il contributo umile e prezioso perché
il mistero diventi consapevolezza e la liberta dell'uomo si sposi
con la volontà di Dio.
"Nel tuo Regno ricordami, crocifisso Signore, nella dimora
del Padre radunaci".
Radunati dal sangue di Cristo e dei martiri, non abbiamo il diritto
di sentirci estranei gli uni agli altri.
"Il sangue dei martiri è linfa di unità per
la Chiesa, mistico corpo di Cristo. Se al termine del secondo
millennio essa è diventata nuovamente Chiesa dei martiri,
possiamo sperare che la loro testimonianza, raccolta con cura
nei nuovi martirologi, e soprattutto la loro intercessione, affrettino
il tempo della piena comunione fra i cristiani di tutte le confessioni"
(Giovanni Paolo II). I martiri ci confermano che ciô che
ci unisce ha molta più consistenza del nostro, Peccato
che ci divide. Per questo è ragionevole ricominciare ogni
giorno dal mistero, di comunione che si è compiuto sulla
Croce e si perpetua nella storia inglobando anche la testimonianza
dei martiri e la nostra testimonianza. Leggiamo ancora nel samizdat:
"Come il sangue di Cristo abbatte il muro di separazione
e fa dei due un solo popolo, cosi il sangue dei martiri edifica
la nuova unità dei cristiani. Sono convinto che l'autentica
soluzione del problema ecumenico non sia da ricercare nei dibattiti
... ".
Nella vita di papa Damaso, morto a Roma nel 384, si dice: "Riaffermô
la verità di Cristo Gesù, vero, Dio e vero uomo,
rinnovô la memoria dei martiri e diede impulso al loro culto".
Con l'editto di Milano del 313 le persecuzioni erano cessate,
ma non le difficoltà. Si diffondeva l'eresia ariana che
metteva in dubbio la divinità di Cristo. Papa Damaso riafferma
con forza la divinità di Cristo e a sua conferma si appella
ai martiri. Anche oggi, almeno in Europa, la persecuzione cruenta
per il momento è cessata. Permangono altri mali: in particolare
lo scetticismo nichilista indifferente e insieme disperato, e
uno spiritualismo disincarnato. Il martire che affronta la morte
per la pienezza della vita, per seguire il Vivente, pub essere
di antidoto sia alla disperazione amorfa o violenta sia al vago
misticismo orientaleggiante. Romano SCALFI
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