|

Il libro dei Testimoni
Comunità di Bose
Martirologio Ecumenico
Ediz. San Paolo, 2002; 672 pp.
|
 |
Il libro dei Testimoni
Comunità di Bose
Fin dai primi secoli della Chiesa, i cristiani
cominciarono a raccogliere i nomi dei martiri locali, consci che,
come ricorda il celebre adagio di Tertulliano, "il sangue
dei cristiani è un seme". Già nel IV secolo
a Nicomedia, e pochi decenni più tardi nella regione di
Aquileia, si avvertì il bisogno di ricordare la comunione
universale tra le Chiese, mettendo insieme diverse liste di martiri
locali, fino a produrre una raccolta globale dei testimoni: è
il celebre Martirologio geronimiano.
Quando iniziarono le divisioni (nel V secolo con l'oriente non
calcedonese, alla fine del primo millennio tra oriente bizantino
e occidente latino, quindi nel secolo XVI tra cattolici e protestanti),
i martirologi cominciarono a subire un'evoluzione contraria, rispetto
a quella che ne aveva caratterizzato più di mille anni
di storia: si continuarono ad aggiungere nomi nuovi agli elenchi
dei frutti suscitati dallo Spirito lungo i secoli, ma soltanto
quelli appartenenti alla propria Chiesa.
Una inversione di tendenza si è avuta con la diffusione
sempre più convinta del movimento ecumenico. La contraddizione
all'Evangelo rappresentata dalle divisioni tra cristiani è
balzata finalmente agli occhi di tutti. Giovanni Paolo II, in
uno dei brani giustamente più citati della Tertio millennio
adveniente (n. 37), osserva: "La Chiesa è diventata
nuovamente Chiesa di martiri... La testimonianza resa a Cristo
sino allo spargimento del sangue è divenuta patrimonio
comune di cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti... L'ecumenismo
dei santi, dei martiri, è forse il più convincente".
Nella enciclica Ut unum sint (n. 84) c'è un chiarimento
coraggioso e decisivo: "In una visione teocentrica, noi cristiani
abbiamo già un martirologio comune... Sebbene in modo invisibile,
la comunione non ancora piena della nostra comunità è
in verità cementata saldamente nella piena comunione dei
santi. Questi santi vengono da tutte le Chiese". Ancor prima,
il decreto conciliare Unitatis redintegratio (n. 4) aveva affermato:
"Riconoscere le ricchezze di Cristo e le opere virtuose nella
vita degli altri, i quali rendono testimonianza a Cristo talora
sino all'effusione del sangue, è cosa giusta e salubre".
Speriamo che questo Martirologio ecumenico, redatto con il concorso
dei rappresentanti ufficiali di tutte le Chiese, possa servire
a ridare motivazioni e stimoli a coloro che desiderano fare la
volontà del Signore: "Che tutti siano uno". Enzo
Bianchi
|