Fides News Italianohttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usASIA/INDONESIA - Non è più obbligatorio indicare la religione sulla carte di identitàhttp://www.fides.org/it/news/57691-ASIA_INDONESIA_Non_e_piu_obbligatorio_indicare_la_religione_sulla_carte_di_identitahttp://www.fides.org/it/news/57691-ASIA_INDONESIA_Non_e_piu_obbligatorio_indicare_la_religione_sulla_carte_di_identitaGiacarta – Non è più obbligatorio in Indonesia indicare la religione sulla carta di identità. I cittadini indonesiani, alla voce “religione” del documento, potranno lasciare uno spazio in bianco oppure indicare una fede anche al di fuori delle sei riconosciute ufficialmente dallo stato. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno Tjahjo Kumolo, affermando che la disposizione è stata inoltrata a tutti i capi distretto. Secondo la Costituzione indonesiana, sono solo sei le religioni ufficialmente riconosciute dal governo: Islam, Protestantesimo, Cattolicesimo, Induismo, Buddismo e Confucianesimo. Finora i cittadini indonesiani hanno dovuto obbligatoriamente indicare sulla propria carta di identità uno di questi sei culti, indipendentemente dalle loro effettive convinzioni .<br />Tjahjo, membro dell’esecutivo del Presidente Joko Widodo, ha riferito che uno dei motivi principali per il cambio della regola è avere la precisa informazione dei riti funerari da osservare in caso di morte di una persona. <br />“Non bisogna forzare le persone, ad esempio, a scegliere l'Islam se la loro fede assomiglia insegnamenti islamici ma non è la stessa”, ha detto Tjahjo, spiegando che il suo ministero ha vagliato consigli e input da diversi leader, forum e enti religiosi, come Consiglio degli Ulema indonesiani e il Ministero degli affari religiosi, prima di giungere a questa decisione.<br />Pur se presentata come una “mossa amministrativa”, si tratta di un grande passo avanti in nome della libertà religiosa per gli indonesiani di tutte le fedi. Alfiere di tale modifica è stato Basuki Tjahaja Purnama, politico cristiano, governatore del distretto della capitale Giacarta. Fra l’altro, notano alcuni studiosi, l’obbligo di scelta fra le sei religioni riconosciute ha indotto milioni di cittadini indonesiani a definirsi ufficialmente “musulmani”, mentre, di fatto, seguono e praticano culti tradizionali indigeni. Eliminare l’obbligatorietà, dunque, potrebbe ridefinire il volto religioso della nazione indonesiana oggi. <br />“Per la crescita futura dell’Indonesia occorre avere il coraggio di modificare una norma ormai desueta” ha detto Purnama, ricordando che in tal modo si potranno eliminare le discriminazioni che spesso subiscono i cittadini non musulmani, anche in scuole e posti di lavoro pubblici. Fri, 22 May 2015 12:48:25 +0200ASIA/PAKISTAN - 106 incriminati per l’omicidio dei due cristiani arsi vivi: “Un passo verso la giustizia”http://www.fides.org/it/news/57690-ASIA_PAKISTAN_106_incriminati_per_l_omicidio_dei_due_cristiani_arsi_vivi_Un_passo_verso_la_giustiziahttp://www.fides.org/it/news/57690-ASIA_PAKISTAN_106_incriminati_per_l_omicidio_dei_due_cristiani_arsi_vivi_Un_passo_verso_la_giustiziaFaisalabad – “E’ un passo avanti verso la giustizia. Speriamo e auspichiamo che sia fatta giustizia in un caso che ha sconvolto la comunità cristiana in Pakistan”: così padre Waseem Walter, Direttore delle Pontificie Opere Missionarie in Pakistan, commenta all’Agenzia Fides la notizia che un tribunale antiterrorismo ha incriminato ufficialmente 106 persone per l'omicidio di una coppia cristiana, Shahzad e Shama Masih, linciati e bruciati vivi dopo essere stati accusati di blasfemia a novembre del 2014 nella città di Kot Radha Kishan, in Punjab. <br />I due avevano quattro figli e Shama era incinta. Sono stati segregati, percossi e bruciati in un forno di mattoni da un folla di musulmani che li accusavano di aver bruciato pagine del Corano. L'incidente suscitò l'indignazione internazionale. <br />Secondo la ricostruzione basata su alcune testimonianze acquisite dal tribunale, tre capi religiosi delle moschee locali sono accusati di aver istigato una folla di circa 400 musulmani a linciare i due coniugi, dopo aver rinvenuto alcune pagine del Corano bruciate nei pressi della loro abitazione. La folla avrebbe chiesto a Masih e alla moglie di convertirsi all'islam o di affrontare le conseguenze di un’azione di blasfemia. I due si sono rifiutati. Sono stati rinchiusi e sequestrati per una notte, poi dati in pasto alla folla che li ha uccisi. <br />Le 106 persone accusate ieri sono state condotte dinanzi al giudice di Lahore fra rigorose misure di sicurezza. Si ritiene che altri 32 sospetti siano ancora a piede libero. Il tribunale ha confermato l’incriminazione per l'omicidio. Non tutti si sono dichiarati colpevoli. Secondo la polizia, oltre ai tre imam Mohammad Hussain, Arshad Baloch e Noorul Hassan, anche Yousaf Gujjar, il padrone della fornace di mattoni, ha incitato la folla. <br />Come appreso da Fides, gli avvocati cristiani ritengono questo processo un passo fondamentale per mostrare che la giustizia in Pakistan è uguale per tutti e non fa discriminazioni quando le vittime appartengono alle minoranze religiose. Fri, 22 May 2015 12:47:13 +0200AFRICA/EGITTO - Il Patriarca Tawadros interviene alla conferenza sulla “diaspora copta”http://www.fides.org/it/news/57689-AFRICA_EGITTO_Il_Patriarca_Tawadros_interviene_alla_conferenza_sulla_diaspora_coptahttp://www.fides.org/it/news/57689-AFRICA_EGITTO_Il_Patriarca_Tawadros_interviene_alla_conferenza_sulla_diaspora_coptaIl Cairo - “Dobbiamo farci carico di tutte le domande e le richieste che vengono dal nostro popolo”. E' questo il messaggio che il Patriarca copto ortodosso Tawadros II ha voluto lanciare intervenendo giovedì 21 maggio alla prima Conferenza da lui convocata per affrontare tutti i problemi connessi allo sviluppo delle comunità copte in diaspora, che raccolgono il crescente numero di cristiani copti emigrati dall'Egitto per vivere stabilmente in altri Paesi. <br />Il programma della conferenza – che si tiene nel Monastero di San Paolo eremita, non lontano dal Mar Rosso - intende delineare alcuni criteri-guida per lo sviluppo delle comunità copte sparse nel mondo per i prossimi 25 anni. Nel suo intervento, Papa Tawadros ha sottolineato la necessità di operare in modo che le strutture ecclesiastiche e canoniche siano sempre poste al servizio delle dinamiche vitali in atto nella compagine ecclesiale, dovunque essa sia presente. .Fri, 22 May 2015 12:13:41 +0200AFRICA/CONGO RD - La società civile denuncia il ruolo ambiguo dell’esercito nei massacri nel territorio di Benihttp://www.fides.org/it/news/57688-AFRICA_CONGO_RD_La_societa_civile_denuncia_il_ruolo_ambiguo_dell_esercito_nei_massacri_nel_territorio_di_Benihttp://www.fides.org/it/news/57688-AFRICA_CONGO_RD_La_societa_civile_denuncia_il_ruolo_ambiguo_dell_esercito_nei_massacri_nel_territorio_di_BeniKinshasa - “Nel territorio di Beni, nel Nord Kivu la popolazione continua ad essere vittima di massacri e furti” afferma una nota inviata all’Agenzia Fides dalle Rete Pace per il Congo. Dall’8 al 13 maggio, in soli 5 giorni, sono state assassinate ben 35 persone. Generalmente, le vittime sono uccise all’arma bianca: nel tardo pomeriggio, quando rientrano dal lavoro nei campi, o di notte, sorprese in pieno sonno. Intensificatisi nelle ultime settimane, gli attacchi sono attribuiti a un gruppo armato d’origine ugandese, le Forze Democratiche Alleate . <br />Spesso però, questi massacri avvengono in zone "controllate" dall’esercito nazionale e in prossimità di basi militari. Un ribelle ADF arrestato e interrogato ha rivelato l’esistenza di una rete di appoggio alle ADF guidata da un ufficiale superiore delle FARDC . L’ultimo massacro, quello di Mapiki e Sabu, avvenuto il 13 maggio, è stato compiuto meno di 24 ore dopo la visita del Vice Primo Ministro e Ministro degli Interni, Evariste Boshab, a Beni, per una missione di valutazione della situazione di insicurezza nella regione . <br />In seguito a queste constatazioni, la popolazione locale si sente abbandonata dall’autorità centrale dello Stato, mette in dubbio l’efficacia dell’esercito che dimostra di essere incapace di assicurare la sua sicurezza e sospetta alcuni vertici militari di complicità con le ADF.<br />Per questo la popolazione chiede: la sostituzione del comando militare dell’operazione Sokola 1 condotta contro le ADF; l’intensificazione delle operazioni militari contro le ADF; il rafforzamento della presenza della polizia sul territorio; il rafforzamento dei servizi di intelligence; l’apertura di inchieste su eventuali complicità militari e civili con le ADF; la ripresa della collaborazione militare con le forze della MONUSCO . Fri, 22 May 2015 11:41:20 +0200AMERICA/BRASILE - Raccolte più di 630 mila firme per la Riforma politica ed elezioni pulitehttp://www.fides.org/it/news/57687-AMERICA_BRASILE_Raccolte_piu_di_630_mila_firme_per_la_Riforma_politica_ed_elezioni_pulitehttp://www.fides.org/it/news/57687-AMERICA_BRASILE_Raccolte_piu_di_630_mila_firme_per_la_Riforma_politica_ed_elezioni_puliteBrasilia – Nella Giornata nazionale di mobilitazione contro la costituzionalizzazione della corruzione, oltre duemila persone hanno partecipato all'atto culturale e alla marcia a favore della riforma politica democratica. La manifestazione, organizzata dalla Coalizione per la riforma politica democratica ed elezioni pulite, ha avuto luogo mercoledì 20 maggio, a Brasilia. La marcia è partita dalla Cattedrale verso la sede del Congresso Nazionale, per la consegna delle firme raccolte a favore della riforma politica democratica. In tutto sono state consegnate 630.089 firme . La raccolta prosegue con l'obiettivo di raggiungere 1milione e mezzo di firme.<br />“Mai perdere la speranza” ha esortato il Vescovo ausiliare di Belo Horizonte e Presidente del Comitato per il monitoraggio della riforma politica della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile , Sua Ecc. Mons. Joaquim Mol. "Far vedere al Congresso che ci sono più di 600 mila firme, vuol dire che la volontà del popolo brasiliano è di cambiare. La democrazia brasiliana è l'unica strada da seguire se le imprese vengono eliminate definitivamente dalla politica" ha sottolineato Mons. Mol. Uno dei principali obiettivi dell'iniziativa è di intraprendere una profonda riforma politica vietando il finanziamento delle campagne elettorali da parte delle imprese.<br /> Fri, 22 May 2015 11:39:16 +0200AFRICA/MALAWI - “Il bilancio statale dia priorità alle vittime delle alluvioni” chiede “Giustizia e Pace”http://www.fides.org/it/news/57686-AFRICA_MALAWI_Il_bilancio_statale_dia_priorita_alle_vittime_delle_alluvioni_chiede_Giustizia_e_Pacehttp://www.fides.org/it/news/57686-AFRICA_MALAWI_Il_bilancio_statale_dia_priorita_alle_vittime_delle_alluvioni_chiede_Giustizia_e_PaceLilongwe - “Vi esortiamo, onorevoli parlamentari, a prendere in considerazione la grave situazione di coloro che sono stati colpiti dalle inondazioni e dalla siccità. Attraverso l’elaborazione del budget attualmente in corso, potrete aiutare le persone colpite in modo da restaurare le loro condizioni di vita. Si può inoltre rafforzare la capacità di produrre cibo fornendo loro le risorse per supportare il raccolto invernale” ha affermato p. Emmanuel Chimombo, Segretario Generale facente funzioni della Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” del Malawi durante un incontro con i parlamentari cattolici.<br />Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, il meeting si è tenuto nel momento in cui il Parlamento del Malawi sta discutendo il bilancio dello Stato per l’anno fiscale 2015-2016. “Giustizia e Pace” ha colto l’occasione per ricordare che una delle priorità dello Stato deve essere l’aiuto alle popolazioni colpite dalle alluvioni di gennaio, quando due settimane di piogge intense hanno provocato 275 morti e costretto allo sfollamento più di 230.000 persone in 15 dei 28 distretti del Paese . A causa delle inondazioni oltre 64.000 ettari di terra coltivabile sono stati devastati in un Paese dove l’agricoltura rappresenta il 30% del Prodotto Interno Lordo. Nei mesi seguenti è stata invece la siccità a distruggere i raccolti al punto che manca il 30% del cibo occorrente . <br />La Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” ha elaborato un’analisi che sottolinea come il budget statale deve essere finalizzato a mettere in atto piani di recupero a medio e lungo termine, che vadano quindi oltre la fase di risposta immediata all’emergenza. Fri, 22 May 2015 10:52:14 +0200ASIA/NEPAL - Un programma radiofonico di sostegno ai bambini traumatizzati dal terremotohttp://www.fides.org/it/news/57685-ASIA_NEPAL_Un_programma_radiofonico_di_sostegno_ai_bambini_traumatizzati_dal_terremotohttp://www.fides.org/it/news/57685-ASIA_NEPAL_Un_programma_radiofonico_di_sostegno_ai_bambini_traumatizzati_dal_terremotoKathmandu – Gli effetti del catastrofico terremoto che ha devastato il Nepal lo scorso 25 maggio continuano a manifestarsi nel terrore dei tanti bambini che lo hanno subito e sono sopravvissuti. Di fronte all’ospedale di Dhading, a Dhadingbesi, l’Unicef ha allestito due tende da campo dove accogliere i tanti feriti che continuano a cercare aiuti. Tra le iniziative l’ong ha lanciato il programma radiofonico Bhandai Sundai, nel quale i genitori preoccupati per i continui attacchi di panico dei rispettivi figli, espongono i loro problemi e ascoltano gli esperti. L’edizione pomeridiana, concentrata a dare sostegno psicosociale ai piccoli colpiti dal terremoto, è condotta da psicologi e specialisti i quali, rivolgendosi ai genitori che chiamano la redazione, danno suggerimenti, consigli come quello di tenere i bambini impegnati in giochi o attività di gruppo. Il programma radiofonico è stato accolto con entusiasmo anche dai nepalesi che vivono in altre zone del Paese, fortunatamente non colpite dal sisma. Attori, sportivi, personalità del Nepal e altri personaggi pubblici hanno chiesto di poter prendere parte al programma per risollevare gli animi dei milioni di bambini rimaste vittime del terremoto. Fri, 22 May 2015 10:47:57 +0200AFRICA/MALAWI - Il Villaggio del sole: centro di assistenza e accompagnamento per i bambini più bisognosihttp://www.fides.org/it/news/57684-AFRICA_MALAWI_Il_Villaggio_del_sole_centro_di_assistenza_e_accompagnamento_per_i_bambini_piu_bisognosihttp://www.fides.org/it/news/57684-AFRICA_MALAWI_Il_Villaggio_del_sole_centro_di_assistenza_e_accompagnamento_per_i_bambini_piu_bisognosiDedza – Il Malawi è una striscia di terra dell’Africa orientale abitata da circa 15 milioni di persone dove mancano cibo, acqua, strutture medico sanitarie e dove dilaga l’Aids tra grandi e piccoli. Tra le tante associazioni umanitarie impegnate a portare aiuti a questa martoriata popolazione, c’è il gruppo di volontariato “S.O.S. Infanzia Negata”, nato nel 2004 e dal 2008 coinvolto in progetti di sviluppo nel Paese africano, in particolare nella diocesi di Dedza. Don Alfonso Raimo, presidente dell’associazione, racconta all’Agenzia Fides come decisero di intervenire in Malawi. “Ad attirare la nostra attenzione fu la condizione deplorevole dei bambini di quello che è considerato uno dei più poveri Paesi del mondo. Decidemmo così di dar vita al ‘Progetto Malawi’ che a Dedza tendeva a far fronte ad una emergenza, sanitaria e scolastica. La situazione del piccolo Stato africano è drammatica, la percentuale dei bambini colpiti dall’AIDS per trasmissione verticale e degli orfani a causa del virus è terrificante” aggiunge padre Raimo. <br />“Il Progetto - continua il sacerdote - fu concepito come collaborazione alla Commissione Diocesana per la Salute della diocesi di Dedza, e prevedeva il sostegno alle diverse iniziative a favore dei bambini poveri e ammalati assistiti nei centri medici diocesani. A causa della rapida diffusione del virus, molti genitori muoiono lasciando bambini soli, senza nessuno che si prenda cura di loro, e la cui fragile esistenza deve fare, inoltre, i conti con la mancanza di cibo, acqua potabile, con malaria, colera e con altre malattie endemiche. La diocesi di Dedza garantisce l’assistenza sanitaria attraverso alcuni presidi sanitari dislocati su un vasto territorio. Strutture anguste, scarsi mezzi e materiale obsoleto rendono vani gli sforzi del ridotto personale” racconta don Raimo. “Per l’anno in corso abbiamo un progetto che prevede la costruzione del ‘Villaggio del sole’ che ospiterà e curerà i bambini più bisognosi dai 2 ai 5/6 anni. E’ pensato come un centro di assistenza e accompagnamento diurno, con possibilità di residenza, nel quale offrire a bambini particolarmente bisognosi, assistenza sanitaria, nutrimento e stimoli didattici, senza sradicarli dai contesti di origine.” “E’ necessario muoversi in fretta perché le urgenze sono tante e le devastanti alluvioni che colpiscono periodicamente il Paese continuano a fare numerose vittime, soprattutto tra i bambini” conclude il sacerdote. Fri, 22 May 2015 10:47:07 +0200ASIA/SIRIA - Rapito padre Jacques Murad, della stessa comunità di padre Paolo Dall'Ogliohttp://www.fides.org/it/news/57683-ASIA_SIRIA_Rapito_padre_Jacques_Murad_della_stessa_comunita_di_padre_Paolo_Dall_Ogliohttp://www.fides.org/it/news/57683-ASIA_SIRIA_Rapito_padre_Jacques_Murad_della_stessa_comunita_di_padre_Paolo_Dall_OglioHoms – Il sacerdote Jacques Murad, Priore del Monastero di Mar Elian, è stato rapito da alcuni sequestratori che lo hanno prelevato dal Monastero sotto la minaccia delle armi. Secondo alcune fonti locali, contattate dall’Agenzia Fides, il sequestro è avvenuto nella giornata di giovedì 21 maggio. La notizia è stata confermata oggi dall’arcidiocesi siro cattolica di Homs, che ha chiesto a tutti i fedeli di invocare il Signore nella preghiera affinchè padre Jacques sia liberato e possa tornare alla sua vita di preghiera, al servizio dei fratelli e di tutti i siriani. Secondo alcune fonti locali, insieme a padre Jacques sarebbe stato prelevato dai rapitori anche il diacono Boutros Hanna. Ma tale indiscrezione non è stata al momento confermata dall’arcidiocesi siro-cattolica di Homs.<br />Secondo le prime ricostruzioni, il rapimento è stato realizzato da uomini armati giunti in moto al Monastero di Mar Elian. I sequestratori hanno costretto padre Jacques a mettersi alla guida della propria auto e, sotto la minaccia delle armi, gli hanno imposto di dirigersi verso una destinazione sconosciuta. <br />Fonti locali consultate da Fides ipotizzano che dietro il rapimento ci siano gruppi salafiti presenti nella zona, che si sono sentiti rafforzati dai recenti successi dei jihadisti di al-Nusra e dello Stato Islamico in territorio siriano.<br />Padre Jacques Murad è Priore del Monastero di Mar Elian e parroco della comunità di Qaryatayn, 60 chilometri a sud est di Homs. L'insediamento monastico, collocato alla periferia di Quaryatayn, rappresenta una filiazione del Monastero di Deir Mar Musa al Habashi, rifondato dal gesuita italiano p. Paolo Dall'Oglio, rapito anche lui il 29 luglio 2013 mentre si trovava a Raqqa, capoluogo siriano da anni sotto il controllo dei jihadisti dello Stato Islamico. <br />Negli anni del conflitto, la città di Qaryatayn era stata più volte conquistata da miliziani anti-Assad e bombardata dall'esercito siriano. Proprio padre Jacques, insieme a un avvocato sunnita, avevano assunto la funzione di mediatori per garantire che il centro urbano di 35mila abitanti fosse risparmiato per lunghi periodi dagli scontri armati. <br />Nel Monastero sono stati ospitati centinaia di rifugiati, compresi più di cento bambini sotto i dieci anni. Padre Jacques e i suoi amici hanno provveduto a trovare il necessario per la loro sopravvivenza anche ricorrendo all'aiuto di donatori musulmani. <br />Bastano questi pochi cenni a far intuire quale oasi di carità rappresenti il Monastero di Mar Elian per tutto il popolo siriano, massacrato da una guerra assurda, alimentata dall'esterno. .Fri, 22 May 2015 10:02:55 +0200AMERICA/COLOMBIA - Nella tragedia una luce di vita: celebrati i funerali di 33 degli 84 morti per la frana a Salgarhttp://www.fides.org/it/news/57682-AMERICA_COLOMBIA_Nella_tragedia_una_luce_di_vita_celebrati_i_funerali_di_33_degli_84_morti_per_la_frana_a_Salgarhttp://www.fides.org/it/news/57682-AMERICA_COLOMBIA_Nella_tragedia_una_luce_di_vita_celebrati_i_funerali_di_33_degli_84_morti_per_la_frana_a_SalgarSalgar – Il comune di Salgar, devastato tra il 18 e 19 maggio da una enorme frana causata da un’alluvione che ha lasciato 84 morti, ha celebrato ieri in forma comunitaria i funerali di 33 vittime. Lunedì 18 maggio infatti dalla gola "La Liboriana" è venuta giù una valanga così grande che ha raso al suolo il villaggio di Las Margaritas e colpito tre distretti nel perimetro urbano di Salgar, dipartimento di Antioquia . Salgar si trova 265 km a nord ovest di Bogotà<br />I funerali sono stati celebrati nella piazza principale della città di Salgar dal Vescovo di Jerico, Sua Ecc. Mons.Noel Antonio Londoño Buitrago, C.SS.R., con la partecipazione di migliaia di persone, che hanno perso amici e parenti. Tra i presenti al funerale c'erano il governatore di Antioquia, Sergio Fajardo; l'ex presidente e senatore Alvaro Uribe, e il capo della polizia, il generale Rodolfo Palomino.<br />In mezzo alla tragedia c'è stata una luce di vita, un simbolo di vita, ha notato Mons. Londoño durante l'omelia, perché è stato salvato un bambino di appena 11 mesi, sopravvissuto al disastro. E’ stato trovato circondato da fango, bastoni e pietre, a cinque chilometri dal punto in cui si trovava casa sua.<br />Il Dipartimento Amministrativo di prevenzione dei disastri di Antioquia ha reso noto un primo bilancio della tragedia: 84 morti, 57 feriti, un numero non definito di dispersi, centinaia di senzatetto. Le agenzie di soccorso stanno lavorando per trovare i dispersi, ma le possibilità di trovare qualcuno vivo sono poche. Attraverso il Segretario di Stato vaticano, Cardinale Pietro Parolin, Papa Francisco ha espresso solidarietà alla Colombia e alle vittime di Salgar e ha offerto "preghiere al Signore per l'eterno riposo dei defunti". Fri, 22 May 2015 09:54:05 +0200ASIA/NEPAL - Prosegue l’opera di solidarietà della Chiesa per le vittime del sismahttp://www.fides.org/it/news/57681-ASIA_NEPAL_Prosegue_l_opera_di_solidarieta_della_Chiesa_per_le_vittime_del_sismahttp://www.fides.org/it/news/57681-ASIA_NEPAL_Prosegue_l_opera_di_solidarieta_della_Chiesa_per_le_vittime_del_sismaKathmandu – “L’opera di solidarietà della Chiesa cattolica prosegue, specie nei distretti più remoti. Nei giorni scorsi abbiamo avuto una riunione di coordinamento con tutti i sacerdoti, suore, religiosi impegnati nel soccorso delle vittime, con i rappresentanti della Caritas e con il Vescovo. Abbiamo messo a punto un piano d’azione comune per aiutare le persone colpite dal sisma con misure a breve termine e a lungo termine. Si inizia a pensare alla ricostruzione. Il Vicariato ha pianificato gli interventi per aiutare il maggior numero di famiglie possibile e il nostro obiettivo è di venire incontro alle esigenze di circa 2.000 famiglie”. E’ quanto racconta all’Agenzia Fides p. Silas Bogati, pro-Vicario Apostolico del Nepal. <br />“Sono appena tornato dal distretto di Gorkha per monitorare la situazione” riferisce a Fides p. Bogati. “Lì ci sono i padri Salesiani che si sono dati molto da fare per l’assistenza ai senza tetto. Abbiamo fornito materiali di soccorso a 2.235 famiglie nei villaggi di Mucchok e Sourpani. Il personale cattolico, preti, religiosi e laici, si sta adoperando alacremente: molti stanno giungendo anche dall’India per aiutarci in questo slancio di carità e solidarietà”. <br />Il sacerdote conclude: “la Caritas, grazie agli aiuti internazionali, sta fornendo aiuti di vario genere in molti villaggi. La gente ci ringrazia ed esprime profonda gratitudine. La testimonianza cristiana in Nepal, oggi, passa attraverso le opere di misericordia e compassione verso persone che hanno perso i propri cari, che hanno perso la casa e tutte le loro proprietà. Devono ricominciare da zero. Il nostro sostegno non mancherà”.<br />Il bilancio delle vittime del terremoto del 25 aprile scorso ha raggiunto in Nepal quota 8.631 vittime, con 21.838 feriti. Lo ha reso noto oggi il Ministero dell’Interno a Kathmandu. La polizia nepalese ha reso noto che continuano le ricerche di 346 dispersi, di cui 106 stranieri. Per quanto riguarda i danni alle strutture abitative, il sisma principale e le centinaia di repliche hanno danneggiato 462.646 case, la metà nella regione centrale del paese. Thu, 21 May 2015 00:00:00 +0200AFRICA/EGITTO - La polizia libera i quattro copti rapitihttp://www.fides.org/it/news/57680-AFRICA_EGITTO_La_polizia_libera_i_quattro_copti_rapitihttp://www.fides.org/it/news/57680-AFRICA_EGITTO_La_polizia_libera_i_quattro_copti_rapitiMinya - Un'operazione delle forze di polizia ha portato alla liberazione dei quattro giovani copti che erano stati rapiti la notte tra domenica 17 e lunedì 18 maggio mentre tornavano, a bordo di un'auto, da una visita al santuario della Vergine Maria di Jabal al-Tair, presso la città di Salamut, nella provincia egiziana di Minya. Fonti copte consultate dall'Agenzia Fides confermano l'arresto di almeno due membri della banda di rapitori. I sequestrati erano tenuti in un casale isolato, in una zona montagnosa non lontana dal luogo del rapimento, che è stata raggiunta dalle ricerche a tappeto compiute dalla polizia. Al momento dell'irruzione dei poliziotti, avvenuta all'alba di mercoledì 20 maggio, alcuni sequestratori sono riusciti a fuggire. I quattro rapiti, una volta liberati dalla catene di ferro che li tenevano legati, hanno dichiarato di aver subito maltrattamenti fisici e di essere stati continuamente minacciati di morte, se i loro parenti non avessero pagato il riscatto richiesto di 600mila lire egiziane. Tre dei quattro rapiti sono sposati con figli. Le famiglie hanno ringraziato le forze di polizia che hanno permesso ai loro cari di tornare vivi a casa. .Thu, 21 May 2015 00:00:00 +0200ASIA/GIORDANIA - Progetto educativo a favore dei giovani rifugiati cristiani fuggiti dal nord-Iraqhttp://www.fides.org/it/news/57679-ASIA_GIORDANIA_Progetto_educativo_a_favore_dei_giovani_rifugiati_cristiani_fuggiti_dal_nord_Iraqhttp://www.fides.org/it/news/57679-ASIA_GIORDANIA_Progetto_educativo_a_favore_dei_giovani_rifugiati_cristiani_fuggiti_dal_nord_IraqAmman - Corsi di inglese, informatica e educazione fisica per le ragazze e i ragazzi cristiani iracheni che con le loro famiglie hanno trovato rifugio in Giordania, dopo essere fuggiti da Mosul e dalla Piana di Ninive davanti all'avanzata dei jihadisti dello Stato Islamico . E' l'iniziativa messa in campo presso il Centro Nostra Signora della Pace di Amman, in collaborazione con Caritas Jordan, per rimediare, almeno parzialmente, all'allontanamento forzato dalle normali attività scolastiche che segna la condizione dei giovani rifugiati iracheni e rischia di avere ricadute negative anche sul loro equilibrio psicologico. <br />Il programma socio-educativo, sponsorizzato dalla Luogotenenza portoghese dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro, rappresenta una delle iniziative assistenziali sostenute dalla Chiesa locale a favore dei rifugiati iracheni. “I cristiani iracheni che hanno trovato rifugio in Giordania sono circa ottomila - riferisce all'Agenzia Fides l'Arcivescovo Maroun Lahham, Vicario patriarcale per la Giordania del Patriarcato latino di Gerusalemme - e molti sono giunti nel Regno Hascemita senza niente, spogliati di tutto. Queste famiglie cristiane devono affrontare ogni giorno bisogni essenziali: acqua, cibo, medicine, abbigliamento. Gran parte di loro pensavano di poter presto emigrare verso altri Paesi dell'Europa o dell'America, ma ciò non sarà possibile se non in tempi molto lunghi. Questa prospettiva, con l'andare del tempo, è destinata a mettere in difficoltà dal punto di vista finanziario Caritas Jordan. E comunque, alla lunga, lo stato di emergenza non può non pesare negativamente anche dal punto di vista morale e spirituale su tanti nostri fratelli che senza un lavoro rischiano di vivere anni di vuoto esistenziale”. <br />In questo scenario – assicurano le fonti ufficiali del Patriarcato latino - il progetto educativo iniziato per servire i giovani rifugiati iracheni in età scolare sta registrando risultati positivi anche dal punto di vista psicologico, aiutando molti ragazzi e ragazze a riconquistare fiducia nei confronti del futuro. .Thu, 21 May 2015 00:00:00 +0200AFRICA/BURUNDI - La Chiesa non può sostenere un processo elettorale che rischia di dividere i cittadinihttp://www.fides.org/it/news/57678-AFRICA_BURUNDI_La_Chiesa_non_puo_sostenere_un_processo_elettorale_che_rischia_di_dividere_i_cittadinihttp://www.fides.org/it/news/57678-AFRICA_BURUNDI_La_Chiesa_non_puo_sostenere_un_processo_elettorale_che_rischia_di_dividere_i_cittadiniBujumbura - Rimane alta la tensione a Bujumbura, capitale del Burundi, dove non si fermano le proteste contro la decisione del Presidente Pierre Nkurunziza di presentarsi alle elezioni per un terzo mandato. Il Presidente ha annunciato che le elezioni legislative e locali del 26 maggio sono state posticipate al 5 giugno, mentre è stata confermata la data del 26 giugno per quelle presidenziali, nonostante gli appelli lanciati da più parti per il loro posticipo.<br />Anche i Vescovi locali hanno chiesto di rinviare il voto attraverso un messaggio che porta la data del 12 maggio e solo ora è pervenuto all’Agenzia Fides. “Allo stato attuale delle cose, se questa situazione perdura, le elezioni che ci attendiamo, tranquille per tutti, fatte nella trasparenza, senza intimidazioni e inclusive, non sono possibile” affermano i Vescovi. “La sicurezza non è garantita e non ci sono radio che possono rilanciare le idee e i programmi di tutti. Alcuni membri della comunità internazionale hanno congelato gli aiuti destinati alle elezioni. Pensate che queste elezioni siano giuste e valide per tutti e che i risultati siano credibili e accettabili per tutti?”.<br />I Pastori della Chiesa cattolica chiedono alle autorità di restaurare la sicurezza e la libertà di stampa per tutti, in particolare permettendo la riapertura delle radio non allineate con il governo; chiedono infine ai dimostranti di evitare violenze.<br />Se queste condizioni non saranno rispettate i Vescovi “dichiarano apertamente che la nostra Chiesa non sarà in grado di accompagnare il processo elettorale attraverso l’invio di osservatori elettorali o con l’invio di sacerdoti nei diversi organi locali della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente ”.<br />“La Chiesa non può sostenere o accompagnare un processo elettorale che, visibilmente, non è consensuale e i cui risultati rischiano di dividere i cittadini invece di riconciliarli” concludono i Vescovi. Thu, 21 May 2015 00:00:00 +0200ASIA/PAKISTAN - Il Punjab si muove per la tutela delle donne vittime di violenzahttp://www.fides.org/it/news/57677-ASIA_PAKISTAN_Il_Punjab_si_muove_per_la_tutela_delle_donne_vittime_di_violenzahttp://www.fides.org/it/news/57677-ASIA_PAKISTAN_Il_Punjab_si_muove_per_la_tutela_delle_donne_vittime_di_violenzaLahore – Il governo della provincia del Punjab pakistano, la più importante del paese a livello politico ed economico, ha varato un progetto di legge per la tutela delle donne vittime di violenza. Il progetto di legge prevede anche l'istituzione di Commissioni di vigilanza per monitorare l'attuazione delle misure proposte nell'ambito del piano d'azione nazionale.<br />Come riferito a Fides, il provvedimento, intitolato “Documento per la protezione delle donne vittime della violenza”, istituisce “centri speciali” per l’accoglienza e la cura delle vittime che forniscono assistenza completa, a partire dalla residenza, fino all’accompagnamento psicologico, all’assistenza legale. Il primo centro sarà aperto a Multan e tutto il personale di questi centri, tra investigatori, sociologi, psicologi, sarà impegnato a “salvare le donne da molestie e abusi subiti da uomini”.<br />Il provvedimento ha incontrato il favore di gruppi e associazioni della società civile, come la “Associazione per la consapevolezza e la motivazione delle Donne” , che si è sempre battuta per un codice di condotta per la “giustizia di genere”, al fine di salvaguardare le donne da ingiustizie e soprusi. L’associazione ritiene essenziale creare un ambiente sociale sicuro per le donne in Pakistan, privo di molestie, abusi e intimidazioni, sia nelle famiglie che nei luoghi di lavoro. Le donne pakistane presenti all’assemblea provinciale hanno espresso soddisfazione. Secondo Najma Afzal, eletta nell'assemblea provinciale del Punjab, “il governo ha fatto passi notevoli per migliorare la condizione delle donne”, mentre per Kaneez Ashaq, nella stessa assemblea provinciale, “è tuttora diffusa una mentalità che considera le donne inferiori: le donne devono concentrarsi sul miglioramento delle loro competenze, lottando per i loro diritti”. Tutti hanno concordato sull’urgenza che “il governo protegga le donne contro la violenza che tuttora subiscono, attuando gli strumenti nazionali e internazionali a loro tutela”. Thu, 21 May 2015 00:00:00 +0200EUROPA/SPAGNA - Sostegno al modello alternativo per l’economia regionale sviluppato dalla Caritashttp://www.fides.org/it/news/57676-EUROPA_SPAGNA_Sostegno_al_modello_alternativo_per_l_economia_regionale_sviluppato_dalla_Caritashttp://www.fides.org/it/news/57676-EUROPA_SPAGNA_Sostegno_al_modello_alternativo_per_l_economia_regionale_sviluppato_dalla_CaritasCordoba – I Vescovi del sud della Spagna, riuniti a Cordoba per l’Assemblea Ordinaria il 19 e 20 maggio, hanno espresso il loro sostegno al "modello economico alternativo" sviluppato dalla Caritas per promuovere progetti di economia sociale.<br />Come riportato nella nota inviata a Fides da Odisur, "nel contesto di crisi in cui viviamo e nella necessità di intraprendere azioni che promuovano l'integrazione dei gruppi svantaggiati, i Vescovi hanno lavorato con i rappresentanti della Caritas regionale sulla promozione di progetti di economia sociale intesi come modello economico diverso ed alternativo al modello attuale, in cui la persona è la cosa più importante".<br />Nel dettaglio si tratta "dell'attuazione di iniziative imprenditoriali il cui fine ultimo non è il profitto, ma promuovere l'occupazione di persone in situazione d'esclusione sociale". Infatti, nelle diocesi dell'Andalusia "ci sono diversi progetti per l'economia sociale, la maggior parte in materia di agricoltura e riciclaggio sia di carta e vestiti che di olio, ma anche imprese per il servizio di pulizia, manutenzione, restauro e altri tipi di economia artigianale".<br />L'Assemblea dei Vescovi del Sud della Spagna ha anche ascoltato una relazione sul servizio che la Chiesa offre a malati, anziani e persone con impossibilità fisica, presentata da Sua Ecc. Mons. José Mazuelos Pérez, Vescovo di Jerez de la Frontera, che ha citato come nota positiva l'aumento dei volontari nella pastorale della salute, ribadendo l'importanza dei cappellani negli ospedali e la consapevolezza delle famiglie nell'accompagnamento di malati e anziani. Thu, 21 May 2015 00:00:00 +0200EUROPA/SPAGNA - La fame non è inevitabile: 350mila bambini di tutto il mondo contro la denutrizione infantilehttp://www.fides.org/it/news/57675-EUROPA_SPAGNA_La_fame_non_e_inevitabile_350mila_bambini_di_tutto_il_mondo_contro_la_denutrizione_infantilehttp://www.fides.org/it/news/57675-EUROPA_SPAGNA_La_fame_non_e_inevitabile_350mila_bambini_di_tutto_il_mondo_contro_la_denutrizione_infantileMadrid – Domani, 22 maggio, in contemporanea in oltre 30 Paesi di tutto il mondo, circa 350 mila bambini prenderanno parte alla “Corsa contro la Fame”, iniziativa promossa dall’organizzazione umanitaria Acción contra el Hambre. In tutto il mondo, 1.400 centri educativi parteciperanno a questo progetto solidale, ludico e sportivo, con l’obiettivo di sostenere l’ong nella lotta contro la denutrizione infantile. La “Corsa contro la Fame” è un’iniziativa di sensibilizzazione cittadina e raccolta fondi che parte dall’idea che la fame non è inevitabile e ha una soluzione. Mira a sensibilizzare i più piccoli su cause e conseguenze della fame e li rende partecipi della soluzione in quanto per ogni giro o chilometro percorso, familiari o amici fanno una piccola donazione all’organizzazione. I fondi raccolti verranno destinati alla lotta contro la denutrizione in Paesi come Filippine, Mali, Bolivia o Burkina Faso. Thu, 21 May 2015 00:00:00 +0200AFRICA/NIGER - Gravi violazioni dei diritti umani nell’est del Paese, denuncia della società civilehttp://www.fides.org/it/news/57674-AFRICA_NIGER_Gravi_violazioni_dei_diritti_umani_nell_est_del_Paese_denuncia_della_societa_civilehttp://www.fides.org/it/news/57674-AFRICA_NIGER_Gravi_violazioni_dei_diritti_umani_nell_est_del_Paese_denuncia_della_societa_civileNiamey - Le forze di sicurezza del Niger stanno commettendo violazioni dei diritti umani nella regione di Diffa, nell’est del Paese, dove a febbraio è stato dichiarato lo stato d’emergenza a causa delle incursioni della setta islamista Boko Haram, provenienti dalla vicina Nigeria. Lo denuncia una nota inviata all’Agenzia Fides del Collettivo nigerino delle Associazioni della Società Civile, secondo la quale “un centinaio di migliaia di nostri compatrioti sono stati espulsi a forza dalle isole e dai villaggi del lago, lasciando dietro di sé non solo la loro storia ma anche i loro beni alla mercé di Boko Haram, rifornito in questo modo dal governo che pretende di combatterlo”. Alle espulsioni si aggiungono altri provvedimenti coercitivi, come il divieto della vendita di pesce e di peperoncino nella regione, che stanno mettendo in ginocchio coloro che sono rimasti. Thu, 21 May 2015 00:00:00 +0200AFRICA - Scarpe di gomma e cuoio che “si allungano” per i bambini africanihttp://www.fides.org/it/news/57673-AFRICA_Scarpe_di_gomma_e_cuoio_che_si_allungano_per_i_bambini_africanihttp://www.fides.org/it/news/57673-AFRICA_Scarpe_di_gomma_e_cuoio_che_si_allungano_per_i_bambini_africaniAbuja – In tutto il mondo ci sono centinaia di milioni di bambini che non possono permettersi di avere un paio di scarpe. In soccorso a questa emergenza un giovane nordamericano ha inventato un paio di sandali, in gomma e cuoio, realizzati con un sistema di staffe che si allungano fino a cinque numeri in più. Obiettivo di questa iniziativa è aiutare i 300 milioni di bambini nel mondo costretti a camminare scalzi, rischiando malattie gravissime. Con l'aiuto di un ex dirigente di un marchio sportivo, il giovane è riuscito a realizzare le 'scarpe magiche' che possono essere allargate e allungate. In Nigeria ne usufruiscono già 3100 bambini. Thu, 21 May 2015 00:00:00 +0200AMERICA/HONDURAS - “Con coraggio e più fede”: Danilo Aceituno, vissuto al servizio di Dio e della Chiesa nei mediahttp://www.fides.org/it/news/57672-AMERICA_HONDURAS_Con_coraggio_e_piu_fede_Danilo_Aceituno_vissuto_al_servizio_di_Dio_e_della_Chiesa_nei_mediahttp://www.fides.org/it/news/57672-AMERICA_HONDURAS_Con_coraggio_e_piu_fede_Danilo_Aceituno_vissuto_al_servizio_di_Dio_e_della_Chiesa_nei_mediaSuyapa – Due enormi striscioni con la sua immagine e la sua frase ormai famosa "con coraggio e più fede" erano collocati ai lati dell’altare del Santuario di Suyapa, durante i funerali di Danilo Aceituno, il comunicatore cattolico più famoso in Honduras, morto a 56 anni. Secondo le informazioni inviate a Fides, con cui Aceituno era in contatto, i funerali sono stati celebrati ieri, 20 maggio, con una larga partecipazione della comunità cattolica. Ha presieduto il Vescovo ausiliare di San Pedro Sula, Sua Ecc. Mons. Romulo Emiliani, e hanno concelebrato i Vescovi di Santa Rosa de Copán e Choluteca, Sua Ecc. Mons. Darwin Rudy Andino Ramírez, C.R.S., e Sua Ecc. Mons. Guy Charbonneau, P.M.E., oltre a numerosi sacerdoti e diaconi.<br />Nell’omelia Mons. Emiliani ha ricordato Danilo come un uomo dal sorriso largo e sincero, un uomo dritto, vissuto al servizio di Dio e della Chiesa. Alla fine della celebrazione è stato letto un messaggio, inviato da Roma dal Card. Oscar Rodriguez Maradiaga, Arcivescovo di Tegucigalpa, in cui ricorda l'impegno di servizio di Danilo e la sua lotta per l'evangelizzazione dell’Honduras.<br />Danilo Aceituno è morto la mattina del 19 maggio per un cancro al fegato scoperto solo pochi giorni prima. Laureato in medicina, preferì lasciare questa professione per diventare giornalista e conduttore presso "Radio Catolica": il suo programma "La Voz de Suyapa" era ascoltato in tutto il paese. Ha collaborato con diversi giornali e ultimamente anche con Suyapa TV. Sposato, con quattro figli, era l'inviato più conosciuto nel mondo dei media cattolici per gli eventi della Chiesa. Tra gli avvenimenti cattolici più importanti trasmessi in Honduras commentati da lui: l'ultima Giornata Mondiale della Gioventù, la canonizzazione di Giovani Paolo II e la nomina a Cardinale di Mons. Oscar Rodriguez Maradiaga. Thu, 21 May 2015 00:00:00 +0200