Fides News Italianohttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usAFRICA/NIGERIA - Boko Haram progetta attentati con kamikaze travestiti da suorahttp://www.fides.org/it/news/56511-AFRICA_NIGERIA_Boko_Haram_progetta_attentati_con_kamikaze_travestiti_da_suorahttp://www.fides.org/it/news/56511-AFRICA_NIGERIA_Boko_Haram_progetta_attentati_con_kamikaze_travestiti_da_suoraAbuja - I terroristi di Boko Haram progettano attentati con kamikaze travestiti da suore. “Qualche mese fa a Kano la polizia ha scoperto dei sarti che stavano cucendo delle tuniche da suora destinati ad attentatori che dovevano mescolarsi tra la folla di fedeli per farsi saltare in aria” dice all’Agenzia Fides p. Patrick Tor Alumuku, Direttore delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Abuja, la capitale federale della Nigeria.<br />“Nell’ultimo mese in Nigeria ci sono stati almeno 4 o 5 attentati commessi da donne suicide” ricorda il sacerdote. “L’ultimo è quello nel mercato di Maiduguri, il 25 novembre, con due donne suicide che ha provocato secondo l’ultimo bilancio 70 morti. In precedenza attentati simili sono avvenuti all’università di Kano e in quella di Kotangora, mentre la settimana scorsa una ragazza si è fatta esplodere in un’aula di una scuola con trenta studenti”.<br />“L’allarme per il crescente ricorso ad attentatrici suicide è dimostrato dal fatto che la polizia nigeriana ha consigliato di abbreviare i tempi di esposizione del Santissimo Sacramento nelle chiese di Abuja domenica 23 novembre, festa di Cristo Re, e di ridurre la processione. La polizia ci ha consigliato di allontanare le donne sconosciute che sembrano incinta perché le attentatrici nascondono le bombe sotto false pance” dice p. Patrick. <br />“Boko Haram cerca sempre nuovi modi per seminare il terrore ma noi come Chiesa vogliamo seminare la speranza grazie anche all’emittente cattolica per la quale il 9 dicembre lanceremo la raccolta fondi” conclude p. Patrick. Thu, 27 Nov 2014 00:00:00 +0100EUROPA/RUSSIA - La Russia prepara una risoluzione sulla difesa dei cristiani in Medio Orientehttp://www.fides.org/it/news/56510-EUROPA_RUSSIA_La_Russia_prepara_una_risoluzione_sulla_difesa_dei_cristiani_in_Medio_Orientehttp://www.fides.org/it/news/56510-EUROPA_RUSSIA_La_Russia_prepara_una_risoluzione_sulla_difesa_dei_cristiani_in_Medio_OrienteMosca – La Russia sta valutando “la possibilità di sottoporre al Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite - organismo delle Nazioni Unite con sede a Ginevra - una risoluzione per sollecitare misure internazionali di protezione per le comunità cristiane del Medio Oriente e dell'Africa settentrionale”, ed “esperti russi stanno già lavorando al testo del documento”. A rivelare l'iniziativa in preparazione da parte della Russia è il diplomatico russo Alexander Yakovenko, attuale Ambasciatore russo presso il Regno Unito, che fino al 2011 è stato vice-ministro degli esteri delle Federazione russa. <br />In un intervento pubblicato sul sito del canale russo in lingua inglese RT.com, il diplomatico russo - noto per il lavoro svolto nell'ambito delle organizzazioni internazionali multilaterali e nel campo della cooperazione umanitaria – riferisce anche che al prossimo Consiglio ministeriale dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa , in programma a Basilea il 4 e 5 dicembre, la rappresentanza russa richiederà di studiare misure per sostenere e soccorrere i cristiani in Medio Oriente nella difficile condizione che si trovano a vivere in molte aree della regione, sollecitando in questa direzione un coinvolgimento più deciso soprattutto dei Paesi europei. .Thu, 27 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/PAKISTAN - Nasce la prima radio web cattolicahttp://www.fides.org/it/news/56509-ASIA_PAKISTAN_Nasce_la_prima_radio_web_cattolicahttp://www.fides.org/it/news/56509-ASIA_PAKISTAN_Nasce_la_prima_radio_web_cattolicaKarachi – Diffondere l’annuncio del Vangelo nell’etere: è questo il fine di “Good News radio”, la prima radio cattolica nata in Pakistan, lanciata dall'arcidiocesi di Karachi, guidata dal Vescovo Joseph Coutts, che è anche Presidente della Conferenza episcopale del Pakistan. <br />Come riferito a Fides da P Arthur Charles, Segretario della Commissione per le comunicazioni sociali dei Vescovi pakistani, l’inaugurazione si è svolta nella scuola superiore di St. Patrick, a Karachi, il 22 novembre, alla presenza di oltre mille fedeli. Alle trasmissioni collaboreranno preti, religiosi e laici. Un gruppo di 7 volontari garantisce sei ore di contenuti originali dal vivo ogni giorno. <br />P. Arthur Charles, che ha ideato il progetto, ricorda a Fides che “si possono usare i mass media per evangelizzare. La radio sarà uno strumento per arricchire la vita degli ascoltatori nel nostro paese”:<br />“Abbiamo pensato che, con l'avvento di internet a banda larga, la radio fosse uno dei media online da utilizzare. Offre opportunità che non si trovano altrove, battendo anche la radio tradizionale come piattaforma e possibilità di ascolti” ha spiegato <br />“In tal modo il Signore si serve di noi per il suo Regno. Se non possiamo andare in luoghi difficili o remoti a predicare il messaggio di Gesù, con la radio e gli altri mass media portiamo il Vangelo ovunque. E’ come gettare un seme” aggiunge<br />“Good News radio” sarà più di una semplice “talk radio”, spiegherà l’insegnamento della Chiesa, commentando questioni sociali, eventi globali, attualità, ma proponendo anche teologia e apologetica. L’Arcivescovo Joseph Coutts ha commentato: “Rendiamo grazie a Dio e mettiamo il progetto della radio nelle sue mani. Speriamo che le persone in tutto il paese ricevano un messaggio di speranza per migliorare la loro vita secondo valori di pace, amore e armonia”. Thu, 27 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/IRAQ - L'Arcivescovo caldeo di Kirkuk: irrealistico e sbagliato sognare un'enclave autonoma per i cristiani nella Piana di Ninivehttp://www.fides.org/it/news/56508-ASIA_IRAQ_L_Arcivescovo_caldeo_di_Kirkuk_irrealistico_e_sbagliato_sognare_un_enclave_autonoma_per_i_cristiani_nella_Piana_di_Ninivehttp://www.fides.org/it/news/56508-ASIA_IRAQ_L_Arcivescovo_caldeo_di_Kirkuk_irrealistico_e_sbagliato_sognare_un_enclave_autonoma_per_i_cristiani_nella_Piana_di_NiniveKirkuk – Il progetto ancora accarezzato da sigle e leader politici che vogliono creare in futuro una enclave autonoma riservata ai cristiani nella Piana di Ninive, attualmente nelle mani dei jihadisti del Califfato Islamico, rappresenta “un sogno irrealistico e poco intelligente”, con cui si fomenta una spartizione del Paese su base settaria che “può solo nuocere al bene e alla condizione futura dei cristiani in Iraq”. Lo dichiara senza giri di parole all'Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Yousif Thoma Mirkis OP, Arcivescovo di Kirkuk dei Caldei. <br />I jihadisti dello Stato Islamico hanno conquistato Mosul lo scorso 9 giugno e poi hanno esteso il loro controllo sui villaggi e le città a maggioranza cristiana della Piana di Ninive, costringendo alla fuga decine di migliaia di cristiani caldei, siri e assiri. Le operazioni militari contro il Califfato Islamico, sostenute anche da una coalizione a guida Usa, puntano a riconquistare e liberare Mosul e l'intera regione, caduta sotto il controllo dei jihadisti sunniti. <br />Nei giorni scorsi, su Mosul sono stati fatti piovere volantini che incitano la popolazione locale a ribellarsi ai miliziani del Califfato, preannunciando come imminente l'offensiva per la liberazione della seconda città irachena. In questo contesto, alcuni militanti politici di sigle e partiti cristiani tornano a sostenere che il futuro assetto della regione, dopo l'eventuale sconfitta dei jihadisti, dovrà prevedere la creazione di una provincia “cristiana” autonoma nella Piana di Ninive. <br />Una prospettiva che l'Arcivescovo caldeo di Kirkuk considera foriera di nuovi problemi per le comunità cristiane autoctone. “Per 35 anni - spiega all'Agenzia Fides Mons. Yousif Thoma - ogni discussione e progetto politico in Iraq sono stati azzerati dalla dittatura del regime Baath. Quando il regime è crollato, con l'intervento dell'esercito Usa, siamo entrati in un periodo travagliato in cui sono affiorati disegni politici non fondati su una riflessione approfondita”. <br />In questo contesto – spiega l'Arcivescovo caldeo – “chiunque parli di una regione autonoma per i cristiani si allinea di fatto ai disegni che puntano alla spartizione dell'Iraq su base settaria, sul modello di quanto è accaduto nell'ex Jugoslavia. E questo è molto pericoloso, soprattutto per tutti i gruppi piccoli e minoritari, tra i quali rientrano anche le comunità cristiane”. <br />Proprio l'offensiva lanciata in Iraq settentrionale dai jihadisti sunniti conferma, a giudizio di Mons. Yousif Thoma, che “quando si innescano pretese di controllo delle aree su base settaria, non si salva nessuno, a partire dai cristiani”. L'unica prospettiva realistica che può favorire la permanenza delle comunità cristiane autoctone in Iraq consiste, a giudizio dell'Arcivescovo caldeo, nel favorire la maturazione di una coscienza politica nazionale nei gruppi maggioritari sunniti e sciiti. “Altrimenti - spiega a Fides - si innescherà fatalmente un meccanismo di spartizione. Ognuno vorrà riprendersi la sua fetta di torta, e si creeranno piccoli stati settari sempre in lotta con i propri vicini, E questo è contro il nostro bene, e contro il nostro futuro”. .Thu, 27 Nov 2014 00:00:00 +0100AMERICA/COLOMBIA - Fame e denutrizione cronica causano la morte di un bambino ogni 33 orehttp://www.fides.org/it/news/56507-AMERICA_COLOMBIA_Fame_e_denutrizione_cronica_causano_la_morte_di_un_bambino_ogni_33_orehttp://www.fides.org/it/news/56507-AMERICA_COLOMBIA_Fame_e_denutrizione_cronica_causano_la_morte_di_un_bambino_ogni_33_oreBogotà – La morte per fame e denutrizione cronica, che colpisce i bambini con meno di 5 anni, rappresenta un vero flagello per il Paese. Nel corso del 2014 i piccoli morti sono stati 240. La maggior parte nella Costa Atlantica, dove sono stati colpiti il 45% dei bambini, e il 37% tra la popolazione indigena . Secondo quanto riportano le cifre dell’Istituto Nazionale Sanitario, nel Paese, muore un bimbo ogni 33 ore, 5 alla settimana. I tipi di denutrizione definiti dall’Istituto sono due e prevedono fame e denutrizione cronica. La prima è causa di morte quando una persona non assume nessun genere di alimento per 5 o 6 giorni. Mentre, nel caso della denutrizione cronica, che compare ai 6 mesi di età, un piccolo che nasce in condizioni normali può denutrirsi già ad 8 mesi e morire di polmonite o diarrea. Thu, 27 Nov 2014 00:00:00 +0100AMERICA/HONDURAS - Diminuisce la violenza contro le donne, ma c’è ancora un numero impressionante di casihttp://www.fides.org/it/news/56506-AMERICA_HONDURAS_Diminuisce_la_violenza_contro_le_donne_ma_c_e_ancora_un_numero_impressionante_di_casihttp://www.fides.org/it/news/56506-AMERICA_HONDURAS_Diminuisce_la_violenza_contro_le_donne_ma_c_e_ancora_un_numero_impressionante_di_casiTegucigalpa – Le morti violente delle donne in Honduras si sono ridotte, ma i numeri sono ancora impressionanti. L'Osservatorio sulla violenza ha pubblicato un rapporto in cui si calcola che da gennaio a giugno 2014, 272 donne sono state uccise dalla violenza, 51 in meno rispetto allo stesso periodo del 2013. Negli 11 mesi del 2014 ci sono stati 453 femminicidi. Nel rapporto appare che tra il 2005 e il 2013 si sono verificati 3.487 femminicidi.<br />Delle 453 morti di donne segnalate tra gennaio e novembre 2014, 325 corrisponde a donne tra i 15 e i 44 anni. Mentre le donne tra 20 e 24 anni sono 70. Secondo il rapporto in media muore una donna ogni 17 ore 16 minuti.<br />Il numero di decessi di donne nel 2013 è stato pari a 636 e, secondo la Preside dell’Università Nazionale Autonoma dell'Honduras , Julieta Castellanos, si prevede di chiudere il 2014 con circa 500 femminicidi. "Ciò vorrebbe dire che, mancando 40 giorni per finire il 2014, la cifra sarebbe inferiore a 500, molto meno di quelli che si sono verificati l'anno scorso – ha sottolineato -. Questa riduzione è probabilmente dovuta alle politiche di sicurezza che il governo sta attuando”.<br /> Thu, 27 Nov 2014 00:00:00 +0100AMERICA/HAITI - La Chiesa pronta ad intervenire per assicurare il futuro politico del paesehttp://www.fides.org/it/news/56505-AMERICA_HAITI_La_Chiesa_pronta_ad_intervenire_per_assicurare_il_futuro_politico_del_paesehttp://www.fides.org/it/news/56505-AMERICA_HAITI_La_Chiesa_pronta_ad_intervenire_per_assicurare_il_futuro_politico_del_paesePort au Prince – Il portavoce della "Commissione Episcopale per la Mediazione" , Mons. Patrick Aris, ha affermato che la Chiesa cattolica attende la sintesi delle varie proposte sulle consultazioni politiche, che sono emerse durante la riunione tenutasi nel Palazzo Nazionale il 24 novembre. All’incontro hanno partecipato il Presidente Martelly, i rappresentanti politici e della CEM. <br />La nota pervenuta a Fides da una fonte locale riferisce che è prevista a breve una dichiarazione del Presidente. "Il discorso alla nazione che il Capo dello Stato farà nei prossimi giorni ha relativa importanza. La cosa principale rimane il contenuto della dichiarazione" ha detto Mons. Patrick Aris in un'intervista ad Haiti Press Network.<br />Secondo l’esponente della Chiesa, la "sintesi" delle varie proposte per porre fine alla crisi dovrebbe essere in grado di aiutare davvero a trovare una soluzione. Fin dall'inizio della crisi politica e sociale vissuta negli ultimi mesi, la Chiesa cattolica di Haiti ha ricoperto un ruolo fondamentale . Adesso la preoccupazione cresce perché la situazione politica tende a peggiorare e la Conferenza episcopale sta valutando la possibilità di un nuovo intervento. "Abbiamo già incontrato i membri della società civile che hanno accettato una mediazione più ampia" ha rivelato mons. Aris, ricordando che la CEM non si è ancora pronunciata sulla possibilità di invitare i rappresentanti di altri settori ad unirsi al team di mediazione.<br />Reagendo alla posizione comune dei senatori, che hanno bocciato lo scioglimento del Parlamento nel 2015, il portavoce della Commissione Episcopale per la Mediazione ritiene che "la mancanza di un'istituzione democratica come il Parlamento all'interno del panorama politico danneggerebbe direttamente la gestione della cosa pubblica". Data la complessità della situazione socio-politica, la Chiesa cattolica ritiene che sia più che mai necessario il dialogo o dei negoziati tra i protagonisti.<br /> Thu, 27 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/FILIPPINE - Giustizia per il massacro di Maguindanao: i parenti delle vittime scrivono al Papahttp://www.fides.org/it/news/56504-ASIA_FILIPPINE_Giustizia_per_il_massacro_di_Maguindanao_i_parenti_delle_vittime_scrivono_al_Papahttp://www.fides.org/it/news/56504-ASIA_FILIPPINE_Giustizia_per_il_massacro_di_Maguindanao_i_parenti_delle_vittime_scrivono_al_PapaManila – I parenti delle vittime uccise nel cosiddetto “Massacro di Maguindanao” – il sequestro e la barbara esecuzione di 46 persone avvenuta nella provincia di Maguindanao il 23 novembre 2009 – hanno fatto appello a Papa Francesco perché, venendo nelle Filippine, possa aiutare a porre fine alla cultura dell'impunità. Come appreso da Fides, le vittime lamentano che, a cinque anni dal delitto, giustizia non è stata ancora fatta. Nel massacro furono uccisi diversi giornalisti che seguivano il corteo di un candidato politico. Rowena C. Paraan, Presidente del sindacato nazionale dei giornalisti filippini spera che la vicenda giunga all'attenzione del Pontefice argentino, esprimendo l’auspicio che “la missiva sia realmente recapitata al Papa” che visiterà il paese dal 15 al 19 gennaio 2015. I parenti delle vittime chiedono al Papa di “confortare gli afflitti” e di spendere la sua credibilità e influenza per riportare nel dibattito pubblico l’annosa questione dell’impunità per gli omicidi extragiudiziali nelle Filippine.<br />Di recente l’Ong “Human Rights Watch” ha invitato il governo filippino a impegnarsi di più per fermare le esecuzioni extragiudiziali che restano regolarmente impunite. Alcuni sindaci e agenti di polizia di città filippine, inoltre, sono accusati di “favoreggiamento delle uccisioni”. Secondo un rapporto pubblicato da HRW, nel periodo tra il 2008 e il 2013 nelle Filippine si sono registrate 298 esecuzioni extragiudiziali, tutte impunite. Thu, 27 Nov 2014 00:00:00 +0100AFRICA/CENTRAFRICA - “P. Mateusz sta bene ed è stato liberato senza l’impiego della forza” dice a Fides il Vicario generale di Bouarhttp://www.fides.org/it/news/56503-AFRICA_CENTRAFRICA_P_Mateusz_sta_bene_ed_e_stato_liberato_senza_l_impiego_della_forza_dice_a_Fides_il_Vicario_generale_di_Bouarhttp://www.fides.org/it/news/56503-AFRICA_CENTRAFRICA_P_Mateusz_sta_bene_ed_e_stato_liberato_senza_l_impiego_della_forza_dice_a_Fides_il_Vicario_generale_di_BouarBangui - Sta bene p. Mateusz Dziedzic, il sacerdote Fidei Donum polacco rapito a metà ottobre nella Repubblica Centrafricana che è stato liberato ieri, 26 novembre. Lo riferisce all’Agenzia Fides il Vicario generale della diocesi di Bouar, don Mirek Gucwa. “Abbiamo appreso nella mattina di ieri della liberazione di don Mateusz e già in serata siamo riusciti a parlare per telefono con lui. Ha detto che sta bene” racconta don Mirek.<br />“Don Mateusz è stato liberato insieme ad altri 15 ostaggi di nazionalità camerunese, nel territorio del Camerun” dice il Vicario Generale di Bouar. Gli ostaggi, tra cui il sacerdote polacco, sarebbero stati sequestrati dal “Front Démocratique du Peuple Centrafricain ”, il cui capo, Abdoulaye Miskin, è detenuto in Camerun. <br />Un comunicato del Presidente della Repubblica del Camerun, Paul Biya, inviato all’Agenzia Fides, afferma che la liberazione dei 15 ostaggi camerunesi, rapiti tra il 20 settembre e il 24 ottobre nell’est del Paese, è stata resa possibile grazie a “un’operazione speciale condotta dalle forze armate e di sicurezza camerunesi”. Il comunicato riconosce inoltre il “contributo apprezzabile” del Presidente della Repubblica del Congo, Denis Sassou Nguesso, mediatore nella crisi centrafricana, per la liberazione degli ostaggi.<br />Secondo p. Mirek, per quanto a sua conoscenza, questi ultimi non sono stati liberati attraverso un’operazione militare e si è in attesa della liberazione di 10 ostaggi di nazionalità centrafricana ancora detenuti dal gruppo. “Si spera che saranno liberati a breve” dice. Attualmente “p. Mateusz si trova a Brazzaville, dove dovrebbe aver incontrato il Presidente Sassou Nguesso” aggiunge don Mirek. <br />Il Vicario Apostolico riferisce che a Bouar la situazione è calma, a parte qualche rapina notturna, grazie alla presenza di un contingente della MINUSCA , formato da militari di Camerun, Bangladesh e Marocco. Thu, 27 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/CINA - Nella diocesi di Hai Men nasce un gruppo di medici per il servizio sanitario gratuitohttp://www.fides.org/it/news/56502-ASIA_CINA_Nella_diocesi_di_Hai_Men_nasce_un_gruppo_di_medici_per_il_servizio_sanitario_gratuitohttp://www.fides.org/it/news/56502-ASIA_CINA_Nella_diocesi_di_Hai_Men_nasce_un_gruppo_di_medici_per_il_servizio_sanitario_gratuitoHai Men – Testimoniare il Vangelo attraverso le opere di carità: è il motivo che ha portato alla formazione del “Gruppo della Divina Provvidenza” che offre un servizio sanitario gratuito ai cattolici e ai non cattolici della diocesi di Hai Men , nella provincia di Jiang Su, nella Cina continentale. L’annuncio di questo nuovo servizio, offerto indistintamente a tutti, è stato dato al termine della celebrazione della festa di Cristo Re, domenica 23 novembre. <br />Secondo le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides, una decina di anni fa la diocesi inviò due suore a studiare medicina proprio in vista di realizzare un servizio sanitario che testimoniasse la fede e la carità dei cattolici. Oggi questo sogno è diventato realtà. Il gruppo è formato da medici cattolici che dispongono di moderne attrezzature tecnologiche per effettuare ecografie, elettrocardiogrammi… i quali si sposteranno in vari luoghi della diocesi, raggiungendo soprattutto quelli più sperduti. <br />La diocesi di Hai Men vanta una lunga storia. Il primo Vescovo è stato Sua Ecc. Mons. Simon Zhu Kai Min , che venne ordinato in Vaticano da Papa Pio XI nel 1926, con il primo gruppo di Vescovi cinesi. <br />Nonostante la scarsità di sacerdoti e religiose, la diocesi è sempre stata molto attiva nella pastorale e nelle opere caritative, valorizzando la presenza dei cattolici nella società. Thu, 27 Nov 2014 00:00:00 +0100AFRICA/RWANDA - Nomina del Vescovo di Gikongorohttp://www.fides.org/it/news/56501-AFRICA_RWANDA_Nomina_del_Vescovo_di_Gikongorohttp://www.fides.org/it/news/56501-AFRICA_RWANDA_Nomina_del_Vescovo_di_GikongoroCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 26 novembre 2014, ha<br />nominato Vescovo della diocesi di Gikongoro il Rev.do Célestin Hazikimana, del clero di Kigali, Segretario Generale della Conferenza Episcopale del Rwanda.<br />Il nuovo Vescovo è nato il 14 agosto 1963, nella parrocchia della Sacra Famiglia dell’arcidiocesi di Kigali. Ha frequentato le scuole secondarie nel Seminario minore St Vincent di Rulindo e poi in quello di Ndera . Nel 1985 è entrato nel Seminario propedeutico di Rulindo e ha completato gli studi di filosofia e di teologia presso il Seminario maggiore Interdiocesano di Nyakibanda, a Butare. È stato ordinato sacerdote il 21 luglio 1991. Dopo l’ordinazione ha svolto i seguenti incarichi: 1991-1992: Vicario parrocchiale a Rutongo; 1992-1994: Rappresentante diocesano per l’educazione cattolica; 1994-1996: Direttore del Centro nazionale San Paolo di Kigali; 1997-1998: Rappresentante diocesano per l’Educazione Cattolica; 1998-2003: Direttore di GEMECA-Rwanda; 2003-2010: Studi superiori di Teologia a Napoli, dove ha conseguito un Dottorato in Teologia Dogmatica presso la Facoltà di San Tommaso. Dal 2011 è Segretario Generale della Conferenza Episcopale del Rwanda. Wed, 26 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/LIBANO - Per il Patriarca Rai il dialogo tra Hezbollah e sunniti del Movimento “Futuro” può portare fuori dal tunnelhttp://www.fides.org/it/news/56500-ASIA_LIBANO_Per_il_Patriarca_Rai_il_dialogo_tra_Hezbollah_e_sunniti_del_Movimento_Futuro_puo_portare_fuori_dal_tunnelhttp://www.fides.org/it/news/56500-ASIA_LIBANO_Per_il_Patriarca_Rai_il_dialogo_tra_Hezbollah_e_sunniti_del_Movimento_Futuro_puo_portare_fuori_dal_tunnelBeirut – Secondo il Patriarca maronita Bechara Boutros Rai, “se adesso comincia il dialogo tra Hezbollah e il Movimento 'Futuro', questo significa che in Libano abbiamo iniziato a uscire dal tunnel”. Il Primate della Chiesa maronita ha espresso la sua attesa per le nuove prospettive apertesi negli scenari politici libanesi, rispondendo alle domande che i giornalisti di testate locali gli hanno rivolto martedì 25 novembre all'aeroporto di Beirut, al suo ritorno da Roma. L'apertura di un possibile dialogo tra la fazione sciita di Hezbollah e quella sunnita, che fa capo a Saad Hariri, rappresenta una chance per uscire dallo stallo che paralizza da mesi la vita politica e istituzionale libanese, e che ha finora impedito l'elezione di un nuovo Presidente, dopo che a maggio l'ex capo di Stato Michel Sleiman ha esaurito il suo mandato. <br />Il sistema libanese riserva la carica presidenziale a un cristiano maronita, ma le sigle e i leader cristiani appartenenti ai diversi blocchi che dominano la scena politica libanese non sono riusciti finora a trovare un accordo su un candidato condiviso, e con i loro veti incrociati hanno contribuito in maniera decisiva alla paralisi istituzionale. Adesso la possibilità di sbloccare la situazione si affida al dialogo tra forze musulmane antagoniste. Lo sciita Nabih Berri, presidente del Parlamento libanese, ha fatto sapere tramite suoi collaboratori che un appoggio importante all'inizio della nuova fase di dialogo tra la fazione sciita e quella sunnita, è stato espresso attraverso canali diplomatici, anche da Usa e Arabia Saudita, Paese che esercita una forte influenza sul Movimento “Futuro”. .Wed, 26 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/TURKMENISTAN - “Costruiamo una Chiesa di pietre vive”, dice il Superiore della Missio sui iurishttp://www.fides.org/it/news/56499-ASIA_TURKMENISTAN_Costruiamo_una_Chiesa_di_pietre_vive_dice_il_Superiore_della_Missio_sui_iurishttp://www.fides.org/it/news/56499-ASIA_TURKMENISTAN_Costruiamo_una_Chiesa_di_pietre_vive_dice_il_Superiore_della_Missio_sui_iurisAshgabat – “Condividendo la gioia della fede in Cristo, siamo felici di donare a tutti la grazia e la gioia che proviene dalla fede. Questa gioia è arrivato in Turkmenistan 18 anni fa come un grande dono. Non abbiamo ancora una chiesa fatta di mattoni o legno. Ma abbiamo costruito la nostra Chiesa di pietre vive”. Lo afferma, in una nota inviata all’Agenzia Fides, p. Andrzej Madej OMI, Superiore della Missio sui iuris in Turkmenistan, costituita nel 1997 da Papa Giovanni Paolo II. P Madej vive e opera lì, con una comunità di confratelli, in qualità di rappresentante della Santa Sede ad Ashgabat. <br />“Viviamo nel paese che solo venti anni fa era ancora parte dell'Impero sovietico. In questo paese – spiega il missionario – si è tentato di costruire una società senza Dio, o perfino una società opposta a Dio. Oggi la Chiesa locale è gestita dagli Oblati di Maria Immacolata e cura una comunità cattolica di circa 150 persone. Frequentano la Messa in russo e anche in inglese. Ci vogliono circa tre anni per preparare i nostri catecumeni al Battesimo”.<br />“La nostra comunità prega in un edificio preso in affitto, ma l'entusiasmo non manca, mentre il numero di persone che vengono in Chiesa continua a crescere. La nostra Chiesa cerca sempre di essere una fonte di gioia e di luce che si affaccia sul deserto di Kara-Kum, diffondendo il messaggio di amore, di solidarietà e di speranza di Gesù, cercando sempre di rispettare la cultura e le tradizioni di questo bellissimo paese” prosegue il Superiore.<br />“Siamo stati testimoni di come questi anni di vita senza Dio abbiano lasciato molte ferite: famiglie spezzate, violenza domestica, umanità ferita, perdita di senso della vita, legami sociali spezzati. Molte fosse comuni sono state rinvenute. La nazione vive sulle rovine delle ideologie senza Dio. Ora è il tempo della riconciliazione, l'inizio del rinnovamento, della nuova vita, di nuovi legami e nuove speranze. Circa 18 anni fa una comunità cattolica è rinata nella terra del Turkmenistan. La Buona Novella affascina e attira la gente a Gesù. La Parola di Dio ha il potere di riunire coloro che sono stati dispersi ‘come pecore senza pastore’. La Chiesa è oggi una comunità di riconciliazione, che cura le ferite della separazione, guarisce i cuori, donando nuova pace e facendo rinascere la fiducia” conclude p. Madej. Wed, 26 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/INDIA - I missionari cristiani etichettati “nemici degli indù”http://www.fides.org/it/news/56498-ASIA_INDIA_I_missionari_cristiani_etichettati_nemici_degli_induhttp://www.fides.org/it/news/56498-ASIA_INDIA_I_missionari_cristiani_etichettati_nemici_degli_induNew Delhi – I missionari cristiani sono identificati tra i cinque maggiori nemici degli indù: è quanto si afferma un opuscolo distribuito al World Hindu Congress 2014, appena conclusosi a Dehli. Come appreso da Fides, altri “nemici giurati degli indù” indicati sul testo sono: l’islam, il marxismo, il materialismo, il “Macaulayismo” . Nel Congresso questi concetti, espressione dell’ideologia Hindutva , hanno trovato spazio, data la presenza massiccia di organizzazioni militanti e radicali. <br />“La combinazione delle forze anti-indù sta indebolendo la società indiana” si è detto, dunque i fedeli sono invitati a contrastare il sistema culturale vigente. L’opuscolo definisce l’islam “velenoso”, critica il pluralismo culturale e religioso e l’approccio dei missionari cristiani che “perfidamente introducono il sistema di valori della propria società occidentale” <br />Al World Hindu Congress 2014 hanno partecipato oltre 1.500 delegati provenienti da 40 paesi. Wed, 26 Nov 2014 00:00:00 +0100AFRICA/MADAGASCAR - Quasi due milioni di bambini hanno abbandonato la scuola per lavorarehttp://www.fides.org/it/news/56497-AFRICA_MADAGASCAR_Quasi_due_milioni_di_bambini_hanno_abbandonato_la_scuola_per_lavorarehttp://www.fides.org/it/news/56497-AFRICA_MADAGASCAR_Quasi_due_milioni_di_bambini_hanno_abbandonato_la_scuola_per_lavorareAntananarivo - In Madagascar 1 milione e 800 mila bambini hanno abbandonato la scuola e sono impegnati in attività lavorative. Per cercare di sensibilizzare gli abitanti dell’isola africana sulla dura realtà che priva i minori dei loro diritti fondamentali quale l’istruzione, la Fondazione Agua de Coco ha appena inaugurato la mostra fotografica “Lavoro infantile: la realtà dei bambini in Madagascar, presso il Museo López Villaseñor di Villa Real in Spagna. Agua de Coco è una Fondazione che da oltre 10 anni si dedica alla cooperazione internazionale, alla sensibilizzazione ed educazione allo sviluppo. Obiettivo è contribuire a migliorare la qualità di vita dei gruppi più emarginati dei Paesi del sud del mondo, con particolare attenzione all’infanzia e al suo ambiente familiare. Wed, 26 Nov 2014 00:00:00 +0100AMERICA/COLOMBIA - La violenza sulle donne: un’emergenza sanitaria dimenticatahttp://www.fides.org/it/news/56496-AMERICA_COLOMBIA_La_violenza_sulle_donne_un_emergenza_sanitaria_dimenticatahttp://www.fides.org/it/news/56496-AMERICA_COLOMBIA_La_violenza_sulle_donne_un_emergenza_sanitaria_dimenticataBogotà - La violenza sessuale deve essere trattata alla stregua di un’emergenza medica. “Se vogliamo che i sopravvissuti ricevano tutte le cure mediche di cui hanno bisogno, per il governo deve essere una priorità garantire che queste siano disponibili e accessibili a tutti” ha dichiarato l’organizzazione Medici Senza Frontiere in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. <br />In Colombia l’80% delle vittime di violenza sessuale assistite da MSF tra giugno 2012 e agosto 2013 non ha cercato aiuto presso le strutture sanitarie locali. Gli ostacoli che hanno riscontrato nella ricerca di un sostegno medico e psicologico sono tra gli altri quello di non essere al corrente della necessità di effettuare una visita in ospedale, non essere consapevoli di aver subito violenza sessuale, subire minacce da parte dell’aggressore, timidezza. <br />Se il superstite si rivolge a un medico nelle prime 72 ore dalla violenza, è possibile fornirgli la profilassi per l’HIV/AIDS e gli antibiotici che aiutano a prevenire alcune infezioni. Oltre alle conseguenze fisiche, la violenza sessuale ha un impatto psicologico devastante sulle vittime. Quasi tutti i sopravvissuti mostrano sintomi che sono il risultato dell’aggressione, come aggressività, tristezza, paura eccessiva, irritabilità o rabbia, ansia o stress. Tuttavia, meno di una donna su tre tra quelle visitate da MSF hanno ricevuto un sostegno psicologico dopo la violenza. Wed, 26 Nov 2014 00:00:00 +0100AFRICA/CONGO RD - I massacri a Beni opera di una rete criminale costituita da guerriglieri e militari corrottihttp://www.fides.org/it/news/56495-AFRICA_CONGO_RD_I_massacri_a_Beni_opera_di_una_rete_criminale_costituita_da_guerriglieri_e_militari_corrottihttp://www.fides.org/it/news/56495-AFRICA_CONGO_RD_I_massacri_a_Beni_opera_di_una_rete_criminale_costituita_da_guerriglieri_e_militari_corrottiKinshasa - Sono circa 120 le vittime dei massacri perpetrati nel territorio di Beni, nel Nord Kivu, durante il solo mese di ottobre. I massacri sarebbero presumibilmente attribuiti alle Forze Democratiche Alleate , un gruppo armato di origine ugandese ma attivo nell’est della Repubblica Democratica del Congo, come ricorda una nota inviata all’Agenzia Fides dalla Rete Pace per il Congo sugli ultimi episodi di violenza nella regione .<br />Il documento, citando alcuni studi recenti, traccia uno scenario più complesso nel quale l’ADF è spesso usato come paravento da parte di altri attori. “Secondo la giornalista Caroline Hellyer - afferma il rapporto - è possibile che i recenti massacri commessi nel territorio di Beni siano opera delle ADF, ma potrebbero anche essere stati commessi da alcuni miliziani Mai-Mai aventi stretti legami con le ADF. Quando hanno interessi comuni, infatti, le ADF e certi gruppi armati Mai-Mai possono lavorare insieme, per poi dissociarsi quando non ci sono più interessi comuni. Secondo la giornalista, occorre ricordare che le ADF vivono nell’est della RDC da oltre 25 anni e che, quindi, hanno creato e mantenuto forti connessioni locali”. <br />“Per questo - continua la nota - le ADF non sono un gruppo armato dai contorni ben definiti. I membri delle ADF si sono mescolati con la popolazione. Alcuni di loro possono essere dei vicini di casa. Altri possono essere attivi solo temporaneamente. Insomma, le ADF fanno parte di una rete più vasta, costituita da politici e ufficiali militari locali, da uomini forti e di gruppi di interesse economico. Questa rete criminale ha spesso preso il sopravvento su certi settori del commercio, dell’economia locale, della società, dell’esercito, della politica e dell’amministrazione”.<br />Per risolvere questa situazione, occorre aprire delle inchieste sulla vera origine degli attacchi e dei massacri perpetrati sul territorio di Beni contro le popolazioni civili e perseguire nella giustizia gli autori e i complici di questi massacri; aprire delle inchieste sulla malversazione dei salari dei militari da parte di certi ufficiali dell’esercito e sull’attività commerciale illegale in cui sono implicati altri ufficiali militari; effettuare i cambiamenti necessari nella catena di comando della zona operativa di Beni, al fine di disporre di un comando militare al di sopra di ogni sospetto. I finanziatori internazionali, infine, devono condizionare l’appoggio finanziario e tecnico all’obbligo, da parte del governo congolese, di rispettare i diritti umani e di lottare contro l’impunità all’interno delle forze di sicurezza. Wed, 26 Nov 2014 00:00:00 +0100AMERICA/COLOMBIA - Le trattative di pace a Cuba devono continuarehttp://www.fides.org/it/news/56494-AMERICA_COLOMBIA_Le_trattative_di_pace_a_Cuba_devono_continuarehttp://www.fides.org/it/news/56494-AMERICA_COLOMBIA_Le_trattative_di_pace_a_Cuba_devono_continuareBogotà – Nonostante le loro recenti dichiarazioni, le FARC mostrano la volontà di proseguire i negoziati di pace in corso a L'Avana: lo ha affermato l'Arcivescovo di Tunja, Presidente della Conferenza Episcopale della Colombia , Sua Ecc. Mons. Luis Augusto Castro Quiroga. “Dicono tante cose che a volte non ci piacciono, ma la cosa importante è che quando si riferiscono al processo di pace e ai punti segnati nell'ordine del giorno all'Avana, dimostrano affidabilità e serietà nell'impegno” ha sottolineato Mons. Castro Quiroga, secondo la nota inviata a Fides dalla CEC. Pochi giorni fa le FARC infatti avevano pubblicamente affermato: “quello che succede in Colombia deve essere risolto in Colombia, mentre il dialogo a Cuba deve continuare”. <br />Mons. Castro Quiroga ha incontrato il Presidente colombiano, Juan Manuel Santos Calderón, insieme a padre Dario Echeverry, segretario della Commissione per la Riconciliazione nazionale, il 24 novembre. Alla riunione hanno partecipato anche il capo negoziatore della équipe di governo, Humberto de la Calle, i Ministri consiglieri della Presidenza e il generale in pensione Oscar Naranjo. Al termine dell’incontro il Presule ha ribadito il sostegno della Chiesa cattolica per continuare il processo di pace.<br />Negli ultimi giorni la Colombia ha vissuto eventi significativi legati al cammino per la pace: il rapimento ad opera delle FARC di un generale dell'esercito, insieme a quattro militari e ad un civile ; la sospensione, da parte del Presidente Santos Calderón, dei dialoghi per la pace in corso a Cuba ; la dichiarazione delle FARC, il 18 novembre, di voler continuare il dialogo per una pace definitiva; la liberazione di 2 dei soldati rapiti insieme al generale, come segno di impegno per proseguire le trattative di pace. Wed, 26 Nov 2014 00:00:00 +0100AMERICA/NICARAGUA - Comunicazione nella cultura dell’incontro: riuniti i Vescovi del Centro Americahttp://www.fides.org/it/news/56493-AMERICA_NICARAGUA_Comunicazione_nella_cultura_dell_incontro_riuniti_i_Vescovi_del_Centro_Americahttp://www.fides.org/it/news/56493-AMERICA_NICARAGUA_Comunicazione_nella_cultura_dell_incontro_riuniti_i_Vescovi_del_Centro_AmericaManagua – Da lunedì 24 novembre, 60 Vescovi sono riuniti a Managua per l'Assemblea annuale del Segretariato Episcopale dell'America Centrale . Nell’ambito di questo incontro si svolge un breve corso di comunicazione tenuto da esperti del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali e del Dipartimento delle comunicazioni del Consiglio dell'Episcopato Latinoamericano .<br />Nella nota inviata all’Agenzia Fides, il Presidente del SEDAC, Sua Ecc. Mons. José Domingo Ulloa Mendieta, arcivescovo di Panama, ringrazia della loro presenza il Presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, Sua Ecc. Mons. Claudio Maria Celli, ed il Presidente del Dipartimento per le Comunicazioni del CELAM, Mons. Adalberto Martínez, insieme al team di specialisti.<br />"Per noi è importante questo corso di comunicazione, per formarci in questa cultura dell'incontro e della cultura digitale, nell'esercizio del nostro ministero episcopale" ha detto l'Arcivescovo Ulloa.<br />Come risultato si prevede di elaborare un modello di ufficio delle comunicazioni che si può adattare alle diverse Conferenze episcopali della regione centroamericana. Nel suo primo discorso, l’Arcivescovo Celli ha riflettuto sulla "comunicazione al servizio della comunione” e sulle sfide pastorali, ripercorrendo il magistero dei Papi, dal Vaticano II ad oggi, nel campo della comunicazione. Sono diverse le sfide indicate: come abitare su internet, come evangelizzare quell’ambiente, nella nuova cultura della comunicazione in cui internet e cultura digitale guidano il comportamento familiare e sociale. L’incontro si chiude il 29 novembre. Wed, 26 Nov 2014 00:00:00 +0100VATICANO - La Prima Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di personehttp://www.fides.org/it/news/56492-VATICANO_La_Prima_Giornata_internazionale_di_preghiera_e_riflessione_contro_la_tratta_di_personehttp://www.fides.org/it/news/56492-VATICANO_La_Prima_Giornata_internazionale_di_preghiera_e_riflessione_contro_la_tratta_di_personeRoma – La prima “Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone” sarà celebrata in tutte le diocesi e le parrocchie del mondo, nei gruppi e nelle scuole, il prossimo 8 febbraio 2015, festa di Santa Giuseppina Bakhita, schiava sudanese, liberata e divenuta religiosa canossiana, canonizzata nel Duemila. L’iniziativa è promossa dal Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti, dal Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, e dalle Unioni internazionali, femminili e maschili, dei Superiori/e Generali .<br />Nel comunicato pervenuto all’Agenzia Fides si evidenzia che l’obiettivo “è innanzitutto quello di creare, attraverso questa Giornata, maggiore consapevolezza del fenomeno e riflettere sulla situazione globale di violenza e ingiustizia che colpisce tante persone, che non hanno voce, non contano, non sono nessuno: sono semplicemente schiavi. Al contempo provare a dare risposte a questa moderna forma di tratta di esseri umani, attraverso azioni concrete”.<br />Il fenomeno riguarda il mondo intero. Secondo i dati ufficiali circa 21 milioni di persone, spesso povere e vulnerabili, sono vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale o lavoro forzato, espianto di organi, accattonaggio forzato, servitù domestica, matrimonio forzato, adozione illegale e altre forme di sfruttamento. Ogni anno, circa 2,5 milioni di persone sono vittime di traffico di esseri umani e riduzione in schiavitù. Questa attività criminale rende complessivamente 32 miliardi di dollari l’anno a trafficanti e sfruttatori, ed è il terzo “business” più redditizio, dopo il traffico di droga e di armi. Wed, 26 Nov 2014 00:00:00 +0100