Fides News Italianohttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usAFRICA/TUNISIA - Domani più di 5 milioni di tunisini al voto per scegliere il nuovo Presidentehttp://www.fides.org/it/news/56677-AFRICA_TUNISIA_Domani_piu_di_5_milioni_di_tunisini_al_voto_per_scegliere_il_nuovo_Presidentehttp://www.fides.org/it/news/56677-AFRICA_TUNISIA_Domani_piu_di_5_milioni_di_tunisini_al_voto_per_scegliere_il_nuovo_PresidenteTunisi - Vigilia elettorale in Tunisia dove domani, domenica 21 dicembre, più di 5 milioni di elettori sono chiamati alle urne per il secondo turno delle elezioni presidenziali. I due sfidanti sono il Presidente uscente, Moncef Marzouki, e Beji Caid Essebsi, leader del partito anti-islamista Nidaa Tounes.<br />La campagna elettorale è stata caratterizzata da tensioni tra i due schieramenti, mentre alla vigilia del ballottaggio alcuni jihadisti tunisini legati allo Stato Islamico in Siria e Iraq hanno rivendicato gli omicidi di due oppositori degli islamisti avvenuti nel 2013. Si tratta di Chokri Belaid e Mohamed Brami.<br />Il Presidente che sarà eletto domani avrà un ruolo decisivo nel futuro politico della Tunisia, dove l'ultima tornata elettorale ha visto la formazione di un Parlamento caratterizzato da un forte bipolarismo con i due partiti maggiori, Nidaa Tounes e l'islamico Ennhadha costretti ad una difficile alleanza per poter governare. Il nuovo Capo della Stato dovrà indicare il premier per la formazione del nuovo governo. Sat, 20 Dec 2014 00:00:00 +0100AFRICA/KENYA - Approvata la controversa legge antiterrorismohttp://www.fides.org/it/news/56676-AFRICA_KENYA_Approvata_la_controversa_legge_antiterrorismohttp://www.fides.org/it/news/56676-AFRICA_KENYA_Approvata_la_controversa_legge_antiterrorismoNairobi - “Sono sicuro che non troverete niente in questa legge che vada contro la dichiarazione dei diritti o altre disposizioni previste dalla Costituzione. Il suo intento è quello di proteggere la vita e le proprietà di tutti i cittadini” ha affermato il Presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, nel firmare la controversa riforma della legge antiterrorismo, approvata nel caos dal Parlamento il 18 dicembre .<br />Il Presidente ha affermato: “le preoccupazioni avanzate da diverse parti sono state prese in considerazione dalle commissioni parlamentari competenti”. Nel corso del dibattito parlamentare sono state modificate alcune disposizioni previste nel testo presentato dalla maggioranza governativa, ma l’opposizione ritiene queste misure insufficienti per far venire meno i timori di una svolta antidemocratica della legislazione nazionale.<br />Per esempio, la legge prevede una pena di 20 anni per chi “difende, promuove, consiglia o favorisce un atto terroristico”, ma si deve dimostrare che si ha “l’intenzione di commettere l’atto terroristico”. Non è stata però emendata la norma che prevede 3 anni di carcere per i giornalisti che “disturbano l’inchiesta o le operazioni antiterrorismo” e per coloro che pubblicano immagini delle vittime del terrorismo senza il consenso della polizia. Questa norma è criticata anche per le polemiche legate alla gestione, da parte delle forze di sicurezza, del sequestro di persone al centro commerciale Westgate, nel settembre 2013 . Le forze di sicurezza potrebbero usare la nuova normativa per impedire inchieste sul loro operato, lasciando spazio ad abusi e violazioni dei diritti umani, tanto più che la legge amplia la facoltà della polizia e dell’intelligence di effettuare intercettazioni telefoniche. <br />La Chiesa cattolica ha sempre ribadito che occorre “garantire la sicurezza nel rispetto dei diritti umani” . Sat, 20 Dec 2014 00:00:00 +0100AMERICA/ARGENTINA - “Senza chiamata, senza ascolto, senza docilità non c’è missione”: Anno vocazionale a Reconquistahttp://www.fides.org/it/news/56675-AMERICA_ARGENTINA_Senza_chiamata_senza_ascolto_senza_docilita_non_c_e_missione_Anno_vocazionale_a_Reconquistahttp://www.fides.org/it/news/56675-AMERICA_ARGENTINA_Senza_chiamata_senza_ascolto_senza_docilita_non_c_e_missione_Anno_vocazionale_a_ReconquistaReconquista – “Senza chiamata, senza ascolto, senza docilità non c’è missione. Non c’è una Chiesa in uscita. Non c’è chi annuncia la gioia del Vangelo. Siamo in cammino, con l'ardente desiderio di essere una Chiesa aperta e missionaria, profetica e al servizio. Per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo tornare alle fonti, o meglio, all'unica fonte di acqua fresca e sicura: Gesù Cristo”. Lo scrive il Vescovo di Reconquista, Sua Ecc. Mons. Angel José Macin, nella lettera pastorale con cui indice per il 2015 un “Anno Vocazionale Diocesano” che avrà inizio nella solennità di San Giuseppe, Patrono della diocesi, il 19 marzo, e si concluderà il 27 dicembre, con la festa di San Giovanni evangelista, compatrono di questa Chiesa locale.<br />L’Anno Vocazionale Diocesano rientra nel quadro più universale dell'anno dedicato alla Vita Consacrata, ricorda il Vescovo, sottolineando che può essere l'occasione opportuna “per riscoprire più profondamente il luogo che occupa la vita consacrata nella Chiesa e qual è il suo contributo alla vita diocesana”. Inoltre si colloca in un tempo particolare per le famiglie, poste al centro della preoccupazione della Chiesa con la celebrazione di due Assemblee del Sinodo dei Vescovi. “Credo che stiamo vivendo un tempo più che opportuno per interrogarci sul progetto di Dio per la famiglia” scrive Mons. Macin, il quale ricorda che “la famiglia è anche lo spazio dove i bambini e i giovani sono formati ad una cultura vocazionale”.<br />Incoraggiando i giovani a chiedersi cosa Dio voglia da loro, il Vescovo di Reconquista li esorta: “non fatevi ingannare da innumerevoli voci che sostengono che il sacerdozio è in estinzione o non vale la pena prenderlo in considerazione, perché si tratta di un cammino di frustrazione e amarezza. Con semplicità di cuore, guardate piuttosto a quelle figure sacerdotali luminose, che pur in mezzo ai loro limiti e debolezze, vivono la gioia della loro condizione di ministri del Signore”. <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.obispadorqta.org.ar/portal/index.php?option=com_content&view=article&id=1128:cartapastoral20144&catid=1:latest-news&Itemid=72">Il testo integrale della Lettera per l’Anno Vocazionale diocesano (in spagnolo)</a>Sat, 20 Dec 2014 00:00:00 +0100EUROPA/SPAGNA - Per un progetto di sviluppo sociale che sia realmente umanohttp://www.fides.org/it/news/56674-EUROPA_SPAGNA_Per_un_progetto_di_sviluppo_sociale_che_sia_realmente_umanohttp://www.fides.org/it/news/56674-EUROPA_SPAGNA_Per_un_progetto_di_sviluppo_sociale_che_sia_realmente_umanoMadrid – “Abbiamo intenzione di continuare a lavorare attivamente nel 2015 in tutti gli ambiti pubblici di partecipazione per rivendicare da parte dei responsabili politici e delle parti sociali - nazionali e internazionali - una gestione austera, trasparente, efficace e coraggiosa per le autentiche priorità di un progetto di sviluppo sociale realmente umano: la lotta contro la disuguaglianza e l'ingiustizia, e la promozione e protezione dei diritti umani delle persone più vulnerabili”. E’ un brano del messaggio, pervenuto all’Agenzia Fides, redatto in occasione della Giornata Internazionale per la Solidarietà Umana, indetta dalle Nazioni Unite nel 2005, che si celebra ogni anno il 20 dicembre, che verrà letto in tutte le parrocchie e comunità cattoliche della Spagna domani, domenica 21 dicembre, quarta di Avvento.<br />Firmato dai rappresentanti di Caritas Spagna, della Conferenza spagnola dei Religiosi , di Giustizia e Pace, Manos Unidas e Redes, tutte organizzazioni cattoliche direttamente coinvolte nella cooperazione allo sviluppo, il messaggio richiama l’attenzione sulla “scandalosa realtà della disuguaglianza e della povertà che continua a colpire molti paesi e regioni del mondo” in cui svolgono la loro attività a servizio delle comunità più vulnerabili. Inoltre lancia l’invito a “continuare a condividere l’urgente compito di accompagnare tutti quei fratelli tenuti emarginati dallo sviluppo”. I promotori dell’iniziativa chiedono all’Amministrazione pubblica il rispetto degli impegni sottoscritti nel “Pacto de Estado” firmato da tutti i partiti politici nel 2007, e di ripristinare gli Aiuti allo sviluppo . <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="MENSAJE_con_motivo_del_D_a_Internacional_de_la_Solidaridad_Humana.doc">Il testo integrale del comunicato in spagnolo</a>Sat, 20 Dec 2014 00:00:00 +0100ASIA/LIBANO - Appello del Vescovo caldeo di Beirut per i profughi cristiani irachenihttp://www.fides.org/it/news/56673-ASIA_LIBANO_Appello_del_Vescovo_caldeo_di_Beirut_per_i_profughi_cristiani_irachenihttp://www.fides.org/it/news/56673-ASIA_LIBANO_Appello_del_Vescovo_caldeo_di_Beirut_per_i_profughi_cristiani_iracheniBeirut - Sono più di ottocento le famiglie cristiane fuggite da Mosul e dalla Piana di Ninive che hanno trovato finora riparo in Iraq. La loro condizione è quella degli “ultimi arrivati” in un Paese già destabilizzato dall'arrivo di più di un milione di profughi siriani. La maggior parte di loro gravita nell'area di Beirut e ha trovato sostegno solo da parte della locale eparchia caldea. Mons. Michel Kassarji, Vescovo di Beirut dei Caldei, ha appena diffuso un comunicato per sollecitare aiuti in favore delle vittime cristiane della “macchina cieca dell'estremismo religioso” che le ha costrette ad abbandonare le proprie case e i propri villaggi. <br />I profughi cristiani iracheni arrivati in Libano – riferisce il Vescovo caldeo - non hanno lo status dei richiedenti asilo, e vivono nella speranza di ottenere i permessi per emigrare nei Paesi occidentali. Non trovano lavoro, vengono sfruttati da chi approfitta della loro condizione di emergenza per rincarare gli affitti delle case, e sono privi di qualsiasi aiuto da parte delle istituzioni civili e delle Organizzazioni internazionali. “L'impressione - riferisce all'Agenzia Fides il sacerdote maronita Paul Karam, direttore di Caritas Libano - è che tutto il sistema di aiuti internazionali per i profughi siriani e iracheni sia sull'orlo del collasso. Non ci sono più risorse, e le organizzazioni umanitarie non riescono più a far fronte ad un'emergenza divenuta cronica”. .Fri, 19 Dec 2014 00:00:00 +0100AFRICA/MAROCCO - Da due mesi centomila bambini non vanno a scuola per le inondazionihttp://www.fides.org/it/news/56672-AFRICA_MAROCCO_Da_due_mesi_centomila_bambini_non_vanno_a_scuola_per_le_inondazionihttp://www.fides.org/it/news/56672-AFRICA_MAROCCO_Da_due_mesi_centomila_bambini_non_vanno_a_scuola_per_le_inondazioniRabat - Centomila bambini marocchini non vanno a scuola dal mese di novembre a causa delle gravi inondazioni e delle forti piogge che si sono abbattute nel sud del Marocco danneggiando gravemente ponti, strade e infrastrutture. Questa situazione ha costretto alla chiusura 622 scuole di diversi gradi nelle provincie del sud della catena dell’Atlas, zone desertiche e non abituate a tanta acqua. In totale hanno subito gravi danni 1.853 istituti scolastici, tra i quali 1.172 scuole primarie. Tra il 20 novembre e il 1 dicembre si sono registrati 47 morti e un numero imprecisato di scomparsi, a causa dei crolli verificatisi o che sono stati trascinati via dalle acque. Fri, 19 Dec 2014 00:00:00 +0100AFRICA/LIBERIA - Il Card. Turkson in Liberia e Sierra Leone: “La Chiesa in prima linea contro ebola”http://www.fides.org/it/news/56671-AFRICA_LIBERIA_Il_Card_Turkson_in_Liberia_e_Sierra_Leone_La_Chiesa_in_prima_linea_contro_ebolahttp://www.fides.org/it/news/56671-AFRICA_LIBERIA_Il_Card_Turkson_in_Liberia_e_Sierra_Leone_La_Chiesa_in_prima_linea_contro_ebolaMonrovia - “Abbiamo visitato tutte le diocesi e abbiamo incontrato i responsabili dei progetti di assistenza della Chiesa e delle organizzazioni internazionali per assistere le popolazioni colpite dal virus ebola” dice all’Agenzia Fides da Monrovia , p. Robert J. Vitillo, delegato presso le Nazioni Unite a Ginevra per la Caritas Internationalis, che ha accompagnato il Card. Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, nella sua visita in Sierra Leone e Liberia, due dei Paesi, insieme alla Guinea, più colpiti da ebola.<br />“Abbiamo incontrato i Vescovi dei due Paesi e i responsabili delle Caritas nazionali e diocesane, e abbiamo constatato come la Chiesa sia molto impegnata nel rispondere all’emergenza rappresentata da ebola, specialmente nel mobilitare le persone educandole alla prevenzione. Le parrocchie hanno un ruolo importante nell’insegnare come impedire la diffusione del virus” sottolinea p. Vitillo.<br />“Uno dei drammi provocati da ebola sono gli orfani: nella sola Sierra Leone ci sono oltre 2.500 ragazzi resi orfani dal virus. Le famiglie di origine li respingono perché temono che possano essere fonte di contagio, cosa assolutamente falsa – evidenzia il sacerdote -. Ci sono alcuni progetti della Chiesa a loro favore, come quello dei Salesiani nei pressi di Freetown che prevede una prima accoglienza di 120 ragazzi per poi cercare di farli riaccettare dalle famiglie. Ci vorrà tempo, ma stanno lavorando in questo senso”.<br />“Un altro problema sono le famiglie poste in quarantena sanitaria che non hanno i mezzi per comprare gli alimenti - prosegue il rappresentante di Caritas Internationalis -. Le parrocchie si sono organizzate per portare cibo a queste famiglie”.<br />“Infine tutte le strutture sanitarie della Chiesa nei Paesi colpiti sono mobilitate per affrontare l’emergenza” afferma p. Vitillo, che conclude: “il lavoro più importante è sul lungo periodo, per combattere la stigmatizzazione sociale di coloro che sono sopravvissuti a ebola, circa il 50% degli infettati”. Fri, 19 Dec 2014 00:00:00 +0100AFRICA/EGITTO - Minacce islamiste contro la celebrazione del Natale; i leader musulmani: difendiamo le chiese insieme ai cristianihttp://www.fides.org/it/news/56670-AFRICA_EGITTO_Minacce_islamiste_contro_la_celebrazione_del_Natale_i_leader_musulmani_difendiamo_le_chiese_insieme_ai_cristianihttp://www.fides.org/it/news/56670-AFRICA_EGITTO_Minacce_islamiste_contro_la_celebrazione_del_Natale_i_leader_musulmani_difendiamo_le_chiese_insieme_ai_cristianiIl Cairo – In Egitto anche quest'anno, come in passato, in prossimità della celebrazione del Natale la rete internet diviene veicolo di attacchi e minacce nei confronti delle comunità cristiane locali. Siti islamisti richiamano i musulmani a esimersi da ogni forma di partecipazione, anche indiretta, alle feste cristiane, attaccando gli islamici che presentano felicitazioni e auguri ai propri vicini cristiani in occasione del Natale. Nella blogosfera islamista si trovano anche minacce di morte e istigazioni a organizzare attentati contro le chiese in occasione delle affollate celebrazioni liturgiche natalizie, con particolare riferimento alle comunità cristiane presenti nei governatorati di Minya, Alessandria e Fayyum, dove sono più forti i gruppi islamisti legati ai salafiti e alla Fratellanza Musulmana. <br />La gravità delle minacce ha spinto stavolta autorevoli e riconosciuti rappresentanti del mondo accademico islamico a scendere in campo per denunciare e condannare le itimidazioni e i diktat contro i cristiani. Tra gli altri, anche Amna Nosseir, docente di religione e filosofia e già decana della facoltà di Studi Islamici presso l'Università di al-Azhar, ha ribadito con forza che gli slogan e le minacce anticristiane rilanciate in vista del prossimo Natale rappresentano un tradimento dell'autentico islam, e ha invitato “cristiani e musulmani” a proteggere insieme le chiese da qualsiasi possibile attacco, affinché i cristiani egiziani possano celebrare in serenità le loro solennità liturgiche. <br />Anche Fawzi al-Zafzaf, già presidente del Comitato permanente di al-Azhar per il dialogo con la Santa Sede, ha ripetuto che l'istigazione all'odio religioso proviene da “nemici della Patria” che rinnegano il vero islam, e ha invitato a prendere sul serio le minacce, assicurando adeguate misure di protezione e indagini serie per individuare gli autori di simili intimidazioni. <br />“Le minacce e gli insulti ci sono da anni” spiega all'Agenzia Fides Anba Antonios Aziz Mina, Vescovo copto cattolico di Guizeh, “ma noi cerchiamo di vivere con serenità i giorni che ci separano dal Natale. Non ci facciamo intimidire. Anche perchè le cattiverie e gli attacchi dei fanatici danno modo a tanti islamici sinceri di uscire dal silenzio e di reagire. Questo, paradossalmente, è un esito positivo delle minacce. Le correnti fanatiche per tanti anni hanno approfittato della passività e del silenzio degli altri. Adesso si vede una reazione e una resistenza diffusa. In tanti hanno preso coscienza che tali derive fanatiche fanno male a tutti, sia ai cristiani che ai musulmani”. .Fri, 19 Dec 2014 00:00:00 +0100AFRICA/LIBIA - Personale straniero in fuga da un ospedale depredato, sanità al collasso per i combattimentihttp://www.fides.org/it/news/56669-AFRICA_LIBIA_Personale_straniero_in_fuga_da_un_ospedale_depredato_sanita_al_collasso_per_i_combattimentihttp://www.fides.org/it/news/56669-AFRICA_LIBIA_Personale_straniero_in_fuga_da_un_ospedale_depredato_sanita_al_collasso_per_i_combattimentiBengasi - Gli scontri a Bengasi, capitale della Cirenaica, tra le milizie islamiste e i militari fedeli al generale Khalifa Haftar, legato all’esecutivo insediato a Tobruk, oltre alle vittime stanno provocando gravi danni al sistema sanitario locale. La stampa libica riferisce che l’ospedale di Hawari è stato abbandonato e le sue costose attrezzature mediche sono state rubate. Il governo indiano ha disposto il rimpatrio, via Tunisia, di 38 infermiere di nazionalità indiana che operavano negli ospedali di Bengasi. Nella capitale della Cirenaica gli unici ospedali ancora aperti sono il Benghazi Medical Centre e il Jalaa Hospital.<br />Tra il personale infermieristico, sia in Cirenaica che in Tripolitania, c’è una forte presenza di cattolici e fino agli inizi del 2013 anche di religiose cattoliche. Come aveva denunciato all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli, la maggior parte delle congregazioni religiose erano state costrette a lasciare la Cirenaica a causa delle forti pressioni e minacce ricevute .<br />Nel frattempo lo scontro tra i due governi, quello insediato a Tripoli e quello di Tobruk, si accentua e coinvolge le diverse milizie presenti in tutte le aree della Libia. Ieri, 18 dicembre, fonti militari del governo di Tobruk hanno annunciato che 30 miliziani filo-islamici di Fajr Libya sono stati uccisi e 270 feriti negli scontri attorno alla zona petrolifera tra Sirte e Bengasi. Al centro degli scontri ci sono i terminal e le altre installazioni petrolifere ma anche le basi militari, come quella di Brak al-Chata , attaccata dalle forze di Fajr Libya che si sono impossessate di diversi tipi di munizioni, armi pesanti e medie, missili anti-carro e aerei, con l’intenzione di trasferirli nelle aree costiere. Fri, 19 Dec 2014 00:00:00 +0100ASIA/INDIA - Istruzione, cibo e protezione per le ragazze orfane e con famiglie precariehttp://www.fides.org/it/news/56668-ASIA_INDIA_Istruzione_cibo_e_protezione_per_le_ragazze_orfane_e_con_famiglie_precariehttp://www.fides.org/it/news/56668-ASIA_INDIA_Istruzione_cibo_e_protezione_per_le_ragazze_orfane_e_con_famiglie_precarieVisakhapatnam - Le Suore di San Luigi, hanno iniziato il loro lavoro nella diocesi indiana di Visakhapatnam, nell’Andhra Pradesh, nel 1986. Dopo essere arrivate nel villaggio isolato di Yellamanchilli, dove la maggior parte degli abitanti, che lavorano la terra o nelle miniere di carbone della zona, sono analfabeti, e aver studiato la situazione del luogo e, soprattutto, le loro esigenze primarie, hanno deciso di aprire un orfanotrofio che potesse dare alle ragazze ospiti istruzione, cibo e protezione. La maggior parte sono orfane, le poche che hanno famiglia non sono assolutamente in grado di essere sostenute per l’alimentazione o l’istruzione. Le suore hanno anche una scuola primaria e secondaria e provvedono alle esigenze delle ragazze fino ai 15 anni di età. <br />La responsabile del Centro, suor Pushpa Rani, indiana, dell’ordine di San Luigi, laureata in Medicina e specializzata in Ginecologia a Torino, descrive a padre Adolfo Porro, referente di Madian Orizzonti onlus, dei religiosi Camilliani di Torino, che sostiene l’orfanotrofio in cui si trovano oggi 40 ragazze, le difficoltà che sta attraversando la struttura. <br />“Il nostro lavoro è accoglierle, sfamarle, proteggerle dai tanti pericoli che le ragazze indiane orfane, e non solo, corrono, e dare loro una istruzione – scrive la religiosa nella lettera pervenuta all’Agenzia Fides -. Molte sono le studentesse che hanno terminato i loro studi da noi e che adesso lavorano o stanno continuando gli studi nelle scuole superiori della regione. Purtroppo iniziano a scarseggiare le risorse per dar loro da mangiare. Due suore lavorano in una scuola della zona, oltre che nella nostra, e io in ospedale, ma con il nostro modesto stipendio non riusciamo più a mantenere la comunità e le ospiti e rischiamo il tracollo”. Suor Pushpa conclude augurandosi che la generosità di qualcuno possa aiutarle e, soprattutto, possa aiutare quelle che chiama “le nostre ragazze”. Fri, 19 Dec 2014 00:00:00 +0100ASIA/INDIA - I leader cristiani: “Natale con il cuore pesante per le violenze contro le Chiese”http://www.fides.org/it/news/56667-ASIA_INDIA_I_leader_cristiani_Natale_con_il_cuore_pesante_per_le_violenze_contro_le_Chiesehttp://www.fides.org/it/news/56667-ASIA_INDIA_I_leader_cristiani_Natale_con_il_cuore_pesante_per_le_violenze_contro_le_ChieseNew Delhi – “In vista del Natale abbiamo il cuore pesante per gli episodi di violenza contro le nostre Chiese in varie parti del paese, specialmente in Chhattisgarh, Madhya Pradesh, Odisha, Uttar Pradesh e ora nel territorio della capitale Delhi. Lo sventramento della chiesa di San Sebastiano a Delhi, così come gli altri episodi di violenza mirata, rivelano il disprezzo non solo verso i sentimenti religiosi della nostra comunità, ma anche per le garanzie assicurate nella Costituzione indiana”. Lo affermano Vescovi e leader cristiani di tutte le confessioni in una nota diffusa a Delhi e inviata all’Agenzia Fides. Il comunicato è firmato, tra gli altri, da Sua Ecc. Mons. Anil Couto, Arcivescovo di Delhi, da altri Vescovi cattolici, ortodossi, protestanti, e da leader della società civile.<br />“Questi atti di violenza – spiegano – non sono incidenti isolati. Fanno parte di una serie di azioni interconnesse da parte di vari attori non statali. Molti politici hanno chiesto leggi nazionali contro la conversione, provvedimenti che toccano la comunità cristiana e musulmana, anche se non citate”.<br />Inoltre, prosegue il testo, “è una minaccia per la pace e l'armonia nazionale la campagna ben organizzata, anche da membri di alto livello del Parlamento e appartenenti al partito di governo, che mette in discussione l'identità e il patriottismo delle diverse minoranze religiose in India”, screditandole ed esponendole a ulteriori violenze. <br />Il comunicato spiega: “Mentre l’esecutivo ha vinto le elezioni presentando una piattaforma di ‘sviluppo e buon governo’, i gruppi radicali vedono approvato il loro programma di odio e nazionalismo religioso. Si tratta di un palese tentativo di sabotare la Costituzione indiana, che assicura la libertà di ogni cittadino indiano di professare, praticare e diffondere la propria religione”. <br />I leader notano che i provvedimenti, paradossalmente chiamati “Leggi per la libertà religiosa”, in vigore in diversi stati indiani, l’hanno di fatto limitata e “sono stati usati contro le minoranze, dando alla polizia il potere di disturbare, arrestare e punire sacerdoti, religiosi e operatori cristiani”. <br />I Vescovi hanno inviato al governo un Memorandum che elenca vari episodi “rappresentativi dell’ostilità e della discriminazione subita dai cristiani in tutta l'India”. Si narrano casi di “boicottaggio sociale” ; aggressioni fisiche ; profanazione degli edifici di culto.<br />Il testo inviato a Fides conclude: “L'India è una terra in cui diverse fedi religiose convivono da sempre. I padri fondatori si sono impegnati a garantire che i diritti di tutti siano tutelati indipendentemente da religione, genere o casta. Speriamo e preghiamo che tale discriminazione e violenza mirata siano fermate grazie a una forte volontà politica delle istituzioni civili e politiche”. Fri, 19 Dec 2014 00:00:00 +0100AMERICA/PANAMA - Anche Cuba sarà presente al Vertice delle Americhe: un sogno diventa realtàhttp://www.fides.org/it/news/56666-AMERICA_PANAMA_Anche_Cuba_sara_presente_al_Vertice_delle_Americhe_un_sogno_diventa_realtahttp://www.fides.org/it/news/56666-AMERICA_PANAMA_Anche_Cuba_sara_presente_al_Vertice_delle_Americhe_un_sogno_diventa_realtaPanama – Diversi comunicati sono pervenuti all’Agenzia Fides per commentare la storica decisione dei Governi degli Stati Uniti d’America e di Cuba di stabilire relazioni diplomatiche . Fra questi, una nota proveniente dal Panama riporta che il presidente del Panama, Juan Carlos Varela, accogliendo con favore la "nuova era" dei rapporti tra gli Stati Uniti e Cuba, ha sottolineato che questo permetterà di realizzare “il sogno” di avere una "regione unita" in occasione del settimo incontro "Cumbre de las Americas", che sarà ospitato dal suo paese nell’aprile 2015.<br />Il Ministero degli Esteri panamense ha ribadito, il 18 dicembre, che "l'invito è stato inviato ai Capi di Stato e di governo della regione, in modo che, durante l'incontro, si possa realizzare un dialogo costruttivo con la partecipazione di tutti i paesi". Secondo la nota pervenuta a Fides, Cuba ha già confermato la sua partecipazione al vertice, ma non ha specificato da chi sarà rappresentata. Il Presidente Obama ha annunciato sarà presente il 10 e 11 aprile. Fri, 19 Dec 2014 00:00:00 +0100AMERICA/ARGENTINA - “Costruire insieme un Paese più fraterno”: l’incoraggiamento dei Vescovihttp://www.fides.org/it/news/56665-AMERICA_ARGENTINA_Costruire_insieme_un_Paese_piu_fraterno_l_incoraggiamento_dei_Vescovihttp://www.fides.org/it/news/56665-AMERICA_ARGENTINA_Costruire_insieme_un_Paese_piu_fraterno_l_incoraggiamento_dei_VescoviBuenos Aires – In un messaggio pubblicato in occasione del Natale, dal titolo "Pace in terra agli uomini", la Conferenza Episcopale Argentina esorta tutta la comunità nazionale a "costruire insieme un Paese più fraterno" e a rinnovare l'impegno per la pace, ricordando che questo dono è "sempre una sfida e un compito per tutti gli uomini e le donne di buona volontà".<br />I Vescovi richiamano quindi l’attenzione: "ciò che mette a rischio la pace è radicato nel cuore dell'uomo ferito dal peccato" e le sue conseguenze si vedono "negli squilibri economici e sociali che richiedono un ordine mondiale più giusto; nel disprezzo della vita, che è il diritto fondamentale dell'individuo; nel reato del traffico di droga e nella tratta delle persone" tra gli altri mali.<br />"Natale è il ‘sì’ di Dio all'uomo per accompagnarlo a creare un mondo più umano, più giusto e più fraterno" sottolineano. Il messaggio viene reso noto alla fine della sessione n.169 della Commissione Permanente dei Vescovi .<br />Nella nazione latinoamericana l’indifferenza sociale sta agevolando il diffondersi delle droghe, e la Chiesa si è da tempo impegnata a combattere questo flagello a cui si unisce quello della violenza . Fri, 19 Dec 2014 00:00:00 +0100ASIA/PAKISTAN - Falsa denuncia di blasfemia verso 11 cristianihttp://www.fides.org/it/news/56664-ASIA_PAKISTAN_Falsa_denuncia_di_blasfemia_verso_11_cristianihttp://www.fides.org/it/news/56664-ASIA_PAKISTAN_Falsa_denuncia_di_blasfemia_verso_11_cristianiIslamabad – Undici cristiani di Islamabad, tra i quali un Pastore protestante, sono stati denunciati per blasfemia da una donna, Naseem Bibi, per vendetta dopo una lite privata. La donna infatti era stata a sua volta denunciata e ha reagito tirando in causa una presunta blasfemia, del tutto inventata. Come riferito a Fides dall’avvocato cristiano Sardar Mushtaq Gill, la donna, in passato cristiana, si è convertita all’islam circa 20 anni fa, sposando un uomo musulmano da cui ha avuto tre bambini. <br />La donna ha riferito alla polizia che il Pastore Karamat Masih e altri 50 cristiani avevano fatto irruzione in casa sua, minacciandola e infamando anche l’islam e il Corano. Quattro tra i denunciati sono stati anche fermati e sono in custodia della polizia. <br />L’avvocato Gill nota a Fides: “Sono sempre più frequenti i casi in cui la legge sulla blasfemia viene tirata in ballo per colpire le minoranze religiose o per dirimere casi di liti e rivalità private, o semplicemente come strumento di ricatto. Urge che lo stato arresti e condanni chi formula false accuse. Questa è una nuova tendenza, molto pericolosa: in un contenzioso già aperto a livello penale si manipolano i fatti usando la blasfemia per indebolire la controparte”. Fri, 19 Dec 2014 00:00:00 +0100EUROPA/GERMANIA - I Cantori della Stella vogliono “assicurare una nutrizione sana per i bambini delle Filippine e di tutto il mondo”http://www.fides.org/it/news/56663-EUROPA_GERMANIA_I_Cantori_della_Stella_vogliono_assicurare_una_nutrizione_sana_per_i_bambini_delle_Filippine_e_di_tutto_il_mondohttp://www.fides.org/it/news/56663-EUROPA_GERMANIA_I_Cantori_della_Stella_vogliono_assicurare_una_nutrizione_sana_per_i_bambini_delle_Filippine_e_di_tutto_il_mondoAachen – Per la 57.ma volta, nei giorni precedenti l’Epifania, i “Cantori della Stella” dell’Infanzia Missionaria tedesca, sfileranno per le strade della Germania con i loro canti natalizi. “Portare la benedizione, essere benedizione. Una nutrizione sana per i bambini delle Filippine e di tutto il mondo!” è il motto della Campagna di quest’anno, secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides.<br />Circa 842 milioni di persone in tutto il mondo soffrono la fame o non hanno a disposizione cibo a sufficienza per condurre una vita sana; 2,6 milioni di ragazzi e ragazze sotto ai cinque anni muoiono ogni anno per le conseguenze della malnutrizione. Più di 162 milioni di bambini sono troppo piccoli per la loro età e 50 milioni pesano troppo poco per la loro altezza: entrambi segni di una malnutrizione.<br />Ma non sono solo i bambini malnutriti ad essere i destinatari dell’impegno dei ragazzi dell’Infanzia Missionaria tedesca. Bambini di strada, orfani dell’Aids, bambini che non possono frequentare la scuola o che non hanno accesso all’acqua pulita – in più di 100 paesi di tutto il mondo - ricevono aiuto dai fondi raccolti con la Campagna dei Cantori della Stella.<br />Indossando i vestiti dei Re Magi, con la stella cometa ed i loro canti, nel tempo natalizio e nei primi giorni dell’anno nuovo i “Cantori della Stella“ bussano alle porte delle case tedesche. Circa mezzo milione di bambini nelle parrocchie cattoliche della Germania porteranno la benedizione “C+M+B” alle famiglie, raccogliendo offerte per i loro coetanei che soffrono in tutto il mondo. La raccolta dei “Cantori della Stella” tedeschi è diventata la più grande iniziativa di solidarietà in tutto il mondo, che vede i bambini impegnarsi per i loro coetanei bisognosi. Fri, 19 Dec 2014 00:00:00 +0100AMERICA/STATI UNITI - I Vescovi: non solo relazioni diplomatiche con Cuba, ma anche cooperazione in vari campihttp://www.fides.org/it/news/56662-AMERICA_STATI_UNITI_I_Vescovi_non_solo_relazioni_diplomatiche_con_Cuba_ma_anche_cooperazione_in_vari_campihttp://www.fides.org/it/news/56662-AMERICA_STATI_UNITI_I_Vescovi_non_solo_relazioni_diplomatiche_con_Cuba_ma_anche_cooperazione_in_vari_campiNew Mexico – La Conferenza Episcopale degli Stati Uniti d’America , attraverso un comunicato firmato da Sua Ecc. Mons. Oscar Cantù, Vescovo di Las Cruces e Presidente della Commissione episcopale “Giustizia e Pace”, ha espresso il suo compiacimento per l’annuncio della normalizzazione delle relazioni diplomatiche con Cuba, per la liberazione dello statunitense Alan Gross e degli altri prigionieri accusati di spionaggio.<br />"Ci incoraggia inoltre – è scritto nella nota inviata all’Agenzia Fides - l'annuncio da parte dell'amministrazione di azioni importanti che favoriscono il dialogo, la riconciliazione, il commercio, la cooperazione e il contatto tra le nostre rispettive nazioni e cittadini".<br />"Crediamo sia giunto il momento per gli Stati Uniti di stabilire piene relazioni diplomatiche con Cuba" ha affermato Mons. Cantù. Tra le azioni auspicabili ha indicato la rimozione di tutte le restrizioni sui viaggi a Cuba, l’abbandono del termine “terrorista” con cui si indicano tutte le realtà di Cuba, la promozione degli scambi commerciali e la revoca delle restrizioni su affari e finanze.<br />I Vescovi propongono inoltre di agevolare la cooperazione nei settori della tutela ambientale, del controllo del traffico di droga e di esseri umani e nel campo scientifico. “La partecipazione è il modo per sostenere il cambiamento a Cuba e sostenere il popolo cubano nella sua ricerca per la democrazia, i diritti umani e la libertà religiosa" ha concluso Mons. Cantù.<br /> Thu, 18 Dec 2014 00:00:00 +0100ASIA/TERRA SANTA - Messaggio di Natale del Patriarca Twal: tragedie e speranze di un anno difficilehttp://www.fides.org/it/news/56661-ASIA_TERRA_SANTA_Messaggio_di_Natale_del_Patriarca_Twal_tragedie_e_speranze_di_un_anno_difficilehttp://www.fides.org/it/news/56661-ASIA_TERRA_SANTA_Messaggio_di_Natale_del_Patriarca_Twal_tragedie_e_speranze_di_un_anno_difficileGerusalemme – La Città Santa di Gerusalemme “è sotto il sangue e le lacrime” e l'antagonismo religioso mette a rischio la sua missione di “città della pace e della convivenza inter-religiosa”. Il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal, coglie l'occasione del tradizionale messaggio natalizio per riconsiderare con sguardo di fede le vicende che hanno segnato negli ultimi mesi la vita dei popoli che abitano la Terra Santa. Un resoconto in cui si intrecciano dolore e speranza, disperazione e consolazione, in un tempo segnato dalla visita di Papa Francesco, dalla nuova guerra di Gaza e dagli attentati a luoghi di preghiera. <br />Nel suo messaggio, diffuso dai media del Patriarcato e pervenuto all'Agenzia Fides, il Patriarca definisce “un successo pastorale e ecumenico” il pellegrinaggio di Papa Francesco in Terra Santa, e ricorda che quella visita “ha prodotto poi la bella riunione di preghiera nei Giardini Vaticani con il presidente Abbas, l’ex-presidente Peres e il Patriarca Bartolomeo. Anche se non siamo stati in grado di vedere i frutti concreti”, aggiunge il Patriarca Twal, “ogni preghiera è valida e i frutti possono arrivare più tardi, come l’olivo piantato in questa occasione potrebbe dare molti frutti in futuro”. Poi, lo sguardo del capo della Chiesa di rito latino di Terra Santa si sofferma sulle violenze e le tragedie che hanno segnato gli ultimi mesi, dalla guerra devastante a Gaza ai fatti di violenza o di vendetta contro persone innocenti, come l’uccisione di persone che pregano in una sinagoga e gli attacchi contro le moschee. “In una stessa settimana” ricorda il Patriarca nel suo messaggio, “i capi cristiani della Terra Santa hanno visitato la sinagoga Har Nof per condannare l’atto disumano perpetrato in questi luoghi, e hanno visitato la moschea di Al Aqsa per chiedere il rispetto del vecchio Status quo”. <br />Il messaggio patriarcale chiama in causa le “responsabilità dei dirigenti politici – israeliani e palestinesi – nel trovare e facilitare una soluzione”, senza dimenticare la latitanza della comunità internazionale, incapace di “aiutare entrambe le parti ad aiutare se stesse”. Riguardo alla violenza jihadista che sconvolge tutto il Medio Oriente, il Patriarca Twal valorizza la “chiara condanna” delle ideologie religiose radicali, espressa da “leader arabi e musulmani”. <br />Nel suo messaggio natalizio, il Patriarca latino di Gerusalemme tocca anche la questione dei ricongiungimenti familiari – che impedisce a molte coppie di vivere insieme, quando il coniuge di un palestinese non ha cittadinanza israeliana – e il “caso” della Valle di Cremisan, area messa a rischio dal progetto del Muro di separazione. “Ci auguriamo” scrive il Patriarca “che la Corte Suprema israeliana lasci i 300 ettari della Valle di Cremisan e i due monasteri salesiani dalla parte palestinese. Oggi siamo preoccupati, perché gli ultimi sviluppi della recente audizione propendono per un’altra parte. Temiamo che la Corte decida che le terre, appartenenti alle 58 famiglie cristiane palestinesi, siano separate da Beit Jala. Tale decisione andrebbe a danneggiare la nostra comunità. Speriamo che i giudici saranno ispirati da principi etici e non soggetti a pressioni politiche”. .Thu, 18 Dec 2014 00:00:00 +0100AFRICA/KENYA - Scontri tra parlamentari sulla legge antiterrorismo che potrebbe mettere a rischio le libertà fondamentalihttp://www.fides.org/it/news/56660-AFRICA_KENYA_Scontri_tra_parlamentari_sulla_legge_antiterrorismo_che_potrebbe_mettere_a_rischio_le_liberta_fondamentalihttp://www.fides.org/it/news/56660-AFRICA_KENYA_Scontri_tra_parlamentari_sulla_legge_antiterrorismo_che_potrebbe_mettere_a_rischio_le_liberta_fondamentaliNairobi - Scontri fisici tra deputati della maggioranza e dell’opposizione, nel Parlamento di Nairobi, durante la votazione sul controverso ammendamento della legge antiterrorismo che indebolirebbe, secondo diversi esponenti delle organizzazioni per i diritti umani, il rispetto delle libertà fondamentali . La sede del Parlamento rimane presidiata dalle forze dell’ordine in previsione di proteste di piazza da parte dei partiti dell’opposizione.<br />La modifica della legge antiterrorismo, afferma il governo, si è resa necessaria per far fronte alla minaccia dei miliziani somali di Al Shabaab che di recente hanno commesso stragi di civili innocenti nel nord del Kenya .<br />A rafforzare i timori dell’opposizione e della società civile sul fatto che i nuovi provvedimenti antiterrorismo nascondano il desiderio del governo di imporre una limitazione delle libertà civili, è la decisione delle autorità di sciogliere 510 Ong, alcune delle quali accusate di finanziare gli Al Shabaab.<br />In un comunicato congiunto, gli Ambasciatori a Nairobi di Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia, Paesi Bassi, Germania, Danimarca, Francia, Svezia, Canada, affermano che è importante che la nuova legislazione “pur rafforzando la sicurezza, rispetti i diritti dell’uomo e gli impegni internazionali” assunti dal Kenya. Thu, 18 Dec 2014 00:00:00 +0100AMERICA/COLOMBIA - “Il cessate il fuoco unilaterale deve essere in ogni senso della parola” per Mons. Falla Robleshttp://www.fides.org/it/news/56659-AMERICA_COLOMBIA_Il_cessate_il_fuoco_unilaterale_deve_essere_in_ogni_senso_della_parola_per_Mons_Falla_Robleshttp://www.fides.org/it/news/56659-AMERICA_COLOMBIA_Il_cessate_il_fuoco_unilaterale_deve_essere_in_ogni_senso_della_parola_per_Mons_Falla_RoblesBogotà – “Il cessate il fuoco unilaterale deve effettuarsi senza condizioni” ha detto il Segretario generale della Conferenza Episcopale della Colombia, Sua Ecc. Mons José Daniel Falla Robles, Ausiliare di Cali, dopo aver appreso l'annuncio da parte del gruppo dei guerriglieri FARC di un cessate il fuoco unilaterale, a tempo indeterminato, a partire dal 20 dicembre.<br />“Deve essere un cessate il fuoco unilaterale in ogni senso della parola, cioè senza alcuna condizione al governo, dal momento che lo Stato deve continuare a lavorare per difendere la sovranità della nazione” ha evidenziato il Vescovo, secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides. “Se le Farc si impegnano per questo, è necessario che ciò venga accompagnato dalla fine dei sequestri, delle coltivazioni illegali e di altre cose simili, in modo che il governo non sia costretto ad intervenire contro di loro" ha detto il Presule.<br />Mons. Falla Robles ha ricordato che la Chiesa aveva chiesto un gesto di questa portata alla guerriglia, così ha accolto con favore l'annuncio. Inoltre ha affermato che questa azione indica la serietà con la quale il gruppo armato FARC sta prendendo il processo di pace con il governo.<br /> Thu, 18 Dec 2014 00:00:00 +0100AFRICA/SIERRA LEONE - Ebola: appello dell’ospedale di Serabu; per la FAO un milione di persone a rischio famehttp://www.fides.org/it/news/56658-AFRICA_SIERRA_LEONE_Ebola_appello_dell_ospedale_di_Serabu_per_la_FAO_un_milione_di_persone_a_rischio_famehttp://www.fides.org/it/news/56658-AFRICA_SIERRA_LEONE_Ebola_appello_dell_ospedale_di_Serabu_per_la_FAO_un_milione_di_persone_a_rischio_fameFreetown - “La situazione creata dall’epidemia di Ebola è veramente orribile. I nostri operatori sanitari sono sottoposti a rischi molto seri e alcuni di loro hanno perso la vita” afferma p. Paul Sandi, Segretario generale della Conferenza Episcopale di Sierra Leone e Gambia, nel lanciare un appello per sostenere l’ospedale cattolico di Serabu, che si trova a 225 km da Freetown, la capitale della Sierra Leone. La struttura sanitaria dispone di 80 posti letto e serve 3.000 pazienti all’anno provenienti da 6 villaggi circostanti. <br />Secondo i Vescovi locali l’ospedale ha bisogno urgente di medicine, guanti, mascherine di protezione e di altre attrezzature mediche per far fronte non solo ad Ebola, ma anche a colera, malaria e febbre tifoidea, infezioni che si stanno diffondendo a causa dell’instabilità sociale ed economica causata dalla pandemia di Ebola.<br />L’epidemia di Ebola in Sierra Leone, Guinea e Liberia sta avendo pesanti ripercussioni sul tessuto economico e sociale di questi Paesi. Secondo l’Organizzazione dell’ONU dell’Agricoltura e dell’Alimentazione un milione di persone nei 3 Paesi colpiti dall’epidemia sono a rischio alimentare per le conseguenze dell’epidemia. “La chiusura delle frontiere, le misure di quarantena, la proibizione della caccia e altre restrizione prese per bloccare la diffusione del virus, ostacolano l’accesso della popolazione al cibo” afferma un comunicato della FAO e del PAM che lanciano un appello per un’azione urgente a favore dei Paesi colpiti. Thu, 18 Dec 2014 00:00:00 +0100