Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/GIORDANIA - Omicidio Hattar: l'Amministratore apostolico Pizzaballa porterà le condoglianze alla famiglia dello scrittore uccisohttp://www.fides.org/it/news/60857-ASIA_GIORDANIA_Omicidio_Hattar_l_Amministratore_apostolico_Pizzaballa_portera_le_condoglianze_alla_famiglia_dello_scrittore_uccisohttp://www.fides.org/it/news/60857-ASIA_GIORDANIA_Omicidio_Hattar_l_Amministratore_apostolico_Pizzaballa_portera_le_condoglianze_alla_famiglia_dello_scrittore_uccisoAmman – La prima visita ufficiale nel Regno Hascemita dell'Arcivescovo Pierbattista Pizzaballa OFM, nuovo Amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, avverrà in forma sobria, mantenendo i riti religiosi programmati ma eliminando tutti i momenti celebrativi e di festa, tenendo conto delle “difficoltà che sta atraversando la Giordania” e soprattutto dei sentimenti di lutto vissuti dalla famiglia dell'intellettuale Nahed Hatter, ucciso domenica scorsa davanti al tribunale di Amman. Lo ha reso noto il Vicariato per la Giordania del Patriarcato latino di Gerusalemme, aggiungendo che venerdì 30 settembre, durante la visita in Giordania, l'Arcivescovo Pizzaballa visiterà anche Fuhieis e in quell'occasione si recherà anche a portare personalment le condoglianze alla famiglia dello scrittore assassinato. <br />Nahed Hattar apparteneva a una famiglia cattolica di rito latino, ma non era credente. Già da studente era conosciuto per la sua adesione militante a posizioni politiche di sinistra. Ad agosto, Hattar era stato chiamato a giudizio per aver condiviso su facebook una vignetta intitolata “il dio di Daesh”, in cui si ritraeva un noto jihadista legato all'auto-proclamato Stato Islamico e recentemente ucciso da un raid americano, mentre nella sua tenda in paradiso, a letto con due donne, ordinava a Dio in maniera sprezzante di portargli un bicchiere di vino. Il rilancio della vignetta da parte del noto attivista politico aveva scatenato polemiche sui social media. Hattar era stato anche rinviato a giudizio, pure con l'accusa di aver diffuso “materiale inteso a colpire il sentimento e il credo religioso”. Domenica mattina, proprio mentre si recava al tribunale di Amman per un'udienza relativa a tale caso controverso, è stato ucciso con tre colpi di pistola da un killer sconosciuto, che dopo avergli sparato è riuscito a dileguarsi, facendo perdere le sue tracce. .Wed, 28 Sep 2016 12:45:06 +0200AFRICA/SENEGAL - Migrazione in Africa: convegno promosso da organizzazioni cattolichehttp://www.fides.org/it/news/60856-AFRICA_SENEGAL_Migrazione_in_Africa_convegno_promosso_da_organizzazioni_cattolichehttp://www.fides.org/it/news/60856-AFRICA_SENEGAL_Migrazione_in_Africa_convegno_promosso_da_organizzazioni_cattoliche<br />Dakar - Il Senegal ospiterà un incontro regionale sulla migrazione intra e interregionale in Africa, promosso dalla rete Migration et Développement de la Société Civile en Afrique . Secondo il comunicato inviato all’Agenzia Fides, il meeting si terra il 3 e 4 ottobre a Dakar. Al centro dei lavori ci sarà il ruolo della società civile nella protezione dei diritti dei migranti.<br />I temi in discussione: le procedure che garantiscono la mobilità nelle diverse regioni dell’Africa; il riconoscimento del ruolo della società civile nell’attuazione e nel controllo degli accordi di libera circolazione; gli sviluppi del piano d’azione di La Vallette e il ruolo che ha in esso la società civile.<br />I partecipanti provengono dai Paesi dell’Africa occidentale e centrale, dal Maghreb e dall’Europa, in rappresentanza di organizzazioni per i diritti umani, per lo sviluppo, per il lavoro e di diverse organizzazioni di migranti e della diaspora, di autorità pubbliche e di molteplici organizzazioni internazionali.<br />MADE Afrique è diretta da Caritas Senegal, che fa parte della rete Migrazione e Sviluppo della Società Civile, creata dalla Commissione Internazionale Cattolica per le Migrazioni . <br />Wed, 28 Sep 2016 12:19:10 +0200AMERICA/MESSICO - Migliaia di haitiani alla frontiera con gli USA: necessario maggior sostegno del governo messicanohttp://www.fides.org/it/news/60855-AMERICA_MESSICO_Migliaia_di_haitiani_alla_frontiera_con_gli_USA_necessario_maggior_sostegno_del_governo_messicanohttp://www.fides.org/it/news/60855-AMERICA_MESSICO_Migliaia_di_haitiani_alla_frontiera_con_gli_USA_necessario_maggior_sostegno_del_governo_messicanoTijuana – In questo anno 2016 sono 7.800 gli haitiani arrivati in Messico dal Guatemala nel loro tentativo di raggiungere gli Stati Uniti, come informano le autorità messicane dell'immigrazione. L'Istituto Nazionale della Migrazione afferma che 1.701 persone provengono da paesi africani e 3.753 da paesi asiatici, secondo il timbro d'ingresso al Centro di immigrazione della città di Tapachula, al confine con il Guatemala.<br />Poichè i migranti non possono essere rimpatriati, il Messico concede loro un visto temporaneo di 20 giorni per attraversare il paese e raggiungere così gli Stati Uniti, la loro destinazione finale. Tuttavia la settimana scorsa il governo degli Stati Uniti ha intensificato i suoi sforzi per espellere gli haitiani, arrivati a migliaia negli ultimi mesi attraverso i valichi di confine della California con il Messico.<br />Diverse segnalazioni sono pervenute a Fides sulla difficile situazione. A Tijuana, città messicana vicino alla frontiera statunitense, gli haitiani devono attendere fino a tre settimane per ottenere un appuntamento per presentare il proprio caso alle autorità del Bureau of Customs and Border Protection degli Stati Uniti. Nel frattempo molti sono costretti a cercare dove dormire e mangiare in questa città messicana.<br />Padre Patrick Murphy, dei missionari Scalabriniani , Coordinatore generale della rete case dei migranti, che gestisce la Casa del Migrante a Tijuana, ha già accolto migliaia di haitiani in attesa di un appuntamento con le autorità, ma ritiene che serva maggiore sostegno da parte del governo messicano: "non solo perché è necessario, ma perché questa situazione è solo al inizio" ha detto. In questi giorni si sta attivando un coordinamento della Chiesa cattolica con membri di altre Chiese cristiane per aiutare gli haitiani dalla parte degli USA, in modo particolare nella zona di Baja California.<br /> <br />Wed, 28 Sep 2016 11:52:35 +0200AFRICA/SUDAFRICA - “Sussidi statali per permettere ai più poveri l’istruzione superiore” chiesti dai Vescovihttp://www.fides.org/it/news/60854-AFRICA_SUDAFRICA_Sussidi_statali_per_permettere_ai_piu_poveri_l_istruzione_superiore_chiesti_dai_Vescovihttp://www.fides.org/it/news/60854-AFRICA_SUDAFRICA_Sussidi_statali_per_permettere_ai_piu_poveri_l_istruzione_superiore_chiesti_dai_Vescovi<br />Johannesburg - “Auspichiamo un piano realistico per rendere possibile alle famiglie povere e della classe operaia di avere accesso all’istruzione superiore dopo il 2017” affermano i Vescovi del Sudafrica, dopo che il Ministro dell’educazione BE Nzimande ha annunciato un aumento delle tasse universitarie e dei college non superiore all’8% per il prossimo anno. Il Ministro ha altresì affermato che le tasse non aumenteranno per gli studenti che ricevano prestiti dal National Student Financial Aid Scheme e che il governo fornirà sussidi agli studenti delle famiglie più povere.<br />Nel comunicato, giunto all’Agenzia Fides, la Southern African Catholic Bishops’ Conference afferma che “mentre i provvedimenti ad interim del governo non forniscono una soluzione duratura per un modello di finanziamento del sistema educativo”, quindi i Vescovi chiedono “una speciale attenzione per gli studenti poveri che in questo momento non possono o hanno grandi difficoltà a pagare le rette”, invocando la concessione di sussidi governativi ai più poveri in modo che possano coprire interamente il pagamento della retta scolastica. <br />I Vescovi lanciano infine un appello alla calma e alla discussione pacifica: “Siamo consapevoli che le misure provvisorie del governo non saranno ben accettate da tutti e auspichiamo un dialogo aperto e onesto tra tutte le parti in causa per trovare una via d’uscita”.<br />“Condanniamo l’escalation della violenza nei campus e il vandalismo che distrugge le risorse investite per educare i futuri leader dell’intera nazione. La violenza porta più male che bene alla nostra nazione. Chiediamo una leadership maggiormente etica da parte di tutti, inclusi i custodi delle legge e dell’ordine” concludono. <br />Wed, 28 Sep 2016 11:48:15 +0200ASIA/TERRA SANTA - Il Vescovo Shomali: “Peres uomo di pace. In Israele c'è bisogno di uomini come lui”http://www.fides.org/it/news/60853-ASIA_TERRA_SANTA_Il_Vescovo_Shomali_Peres_uomo_di_pace_In_Israele_c_e_bisogno_di_uomini_come_luihttp://www.fides.org/it/news/60853-ASIA_TERRA_SANTA_Il_Vescovo_Shomali_Peres_uomo_di_pace_In_Israele_c_e_bisogno_di_uomini_come_luiGerusalemme - “Abbiamo perso un grande uomo. Uomo del dialogo inter-religioso e inter-culturale. Un uomo di pace. Preghiamo perchè in Israele sorgano uomini come lui, perchè abbiamo tanto bisogno di uomini così, in questi tempi”. Così il Vescovo William Shomali, Vicario patriarcale per Gerusalemme e la Palestina del Patriarcato latino di Gerusalemme, commenta per l'Agenzia Fides la scomparsa dell'ex Presidente israeliano Shimon Peres, spentosi oggi, 28 settembre, all'età di 93 anni. Qualche giorno fa l'anziano leader era stato ricoverato presso l'ospedale Sheba di Tel Aviv in seguito a un'ischemia cerebrale.<br />Shimon Peres è stato a lungo esponente di primo piano del Partito Laburista Israeliano, da lui guidato ininterrottamente dal 1977 al 1992 e successivamente a più riprese sino al 2005. Prima di divenire Presidente d'Israele - dal 2007 al 2014 – aveva rivestito diversi alti incarichi di governo, compresi quelli di Primo ministro e Ministro degli esteri . Nel 1994 a Peres era stato assegnato il Premio Nobel per la Pace insieme a Yitzhak Rabin e Yasser Arafat per gli sforzi nel processo di pace nel Vicino Oriente, culminati con gli Accordi di Oslo. <br />Nella sua lunga carriera politica. Peres ha incontrato tre Pontefici: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. L'ultimo suo incontro con l'attuale Vescovo di Roma era avvenuto in Vaticano lo scorso 20 giugno. Nel'ottobre 2010, interpellato dalla rivista 30Giorni circa le relazioni tra Israele e la Santa Sede, l'allora Presidente israeliano rispose: “I rapporti sono i migliori possibili da duemila anni a questa parte. Dai tempi di Gesù a oggi non abbiamo mai mantenuto relazioni migliori”. .Wed, 28 Sep 2016 11:26:22 +0200AMERICA/COLOMBIA - Una nuova vita per i bambini soldato liberati dalle FARChttp://www.fides.org/it/news/60852-AMERICA_COLOMBIA_Una_nuova_vita_per_i_bambini_soldato_liberati_dalle_FARChttp://www.fides.org/it/news/60852-AMERICA_COLOMBIA_Una_nuova_vita_per_i_bambini_soldato_liberati_dalle_FARCBogotà - Come parte dell’accordo che ha messo fine a 52 anni di guerra civile in Colombia , le FARC hanno liberato 13 bambini soldato che erano arruolati tra le loro fila, consegnandoli al Comitato Internazionale della Croce Rossa . In un comunicato pervenuto a Fides, il CICR ha dichiarato che i minori si trovano in buone condizioni di salute e che sarebbero stati portati in alloggi temporanei sotto la supervisione del Fondo per l’Infanzia delle Nazioni Unite. L’identità dei 13 minori non è stata resa nota per proteggerli. <br />Le FARC sono state accusate a lungo di reclutamento forzato di minori, anche se il numero esatto di minorenni coinvolti rimane sconosciuto. Il gruppo guerrigliero ha dichiarato che all’inizio del 2016 erano arruolati solo 21 membri con meno di 15 anni. Il Ministro della Difesa invece ha dichiarato la presenza a maggio di quest’anno di circa 170 membri con meno di 18 anni. Dal 1999, l’agenzia che si occupa degli affari sociali in Colombia ha seguito almeno 6 mila casi di bambini soldato rapiti da gruppi armati illegali o abbandonati. Secondo le cifre ufficiali il 60% era nelle FARC. Inoltre, il reclutamento forzato è stato uno dei motivi principali di sfollamento interno dato che le famiglie impaurite dalla minaccia che le forze armate ribelli potessero rapire o coinvolgere i propri figli hanno abbandonato le zone rurali. <br /> <br />Wed, 28 Sep 2016 11:09:56 +0200EUROPA/INGHILTERRA E GALLES - Nomina del Direttore nazionale delle POM, p. Anthony Chantry MHMhttp://www.fides.org/it/news/60851-EUROPA_INGHILTERRA_E_GALLES_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_POM_p_Anthony_Chantry_MHMhttp://www.fides.org/it/news/60851-EUROPA_INGHILTERRA_E_GALLES_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_POM_p_Anthony_Chantry_MHMCittà del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 17 marzo 2016 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Inghilterra e Galles per un quinquennio , il rev.do p. Anthony Chantry, della Società Missionaria di San Giuseppe di Mill Hill . <br />Il nuovo Direttore nazionale è nato il 23 settembre 1954. Nel 1975/78 è stato studente in seminario in Olanda. Dopo un’esperienza pastorale di un anno in Kenya, nel periodo 1979/1981 ha compiuto gli studi teologici al Collegio MHM di Londra. Dal 1981 al 1990 ha prestato servizio pastorale nell’arcidiocesi di Kisumu, in Kenya. Nel periodo 1990/1992 ha conseguito il Master in teologia a Chicago . Dal 1992 al 1994 è stato Direttore pastorale, e dal 1994 al 2000 Rettore del Collegio MHM di Londra. Nel 2001 ha trascorso un anno di studi a Gerusalemme. Dal 2001 al 2005 è stato parroco nella diocesi di Kroonstad, in Sudafrica, e ha conseguito un Master in Management Conflict all’università di Port Elizabeth . Nel 2005 è stato eletto Superiore generale della MHM, e riconfermato nel 2010. Nel 2015 ha trascorso un anno sabbatico alla Catholic Theological Union di Chicago . <br />Wed, 28 Sep 2016 10:51:08 +0200AMERICA/NICARAGUA - “Nica Act”: per il Card. Brenes “saranno i più poveri a pagare”http://www.fides.org/it/news/60850-AMERICA_NICARAGUA_Nica_Act_per_il_Card_Brenes_saranno_i_piu_poveri_a_pagarehttp://www.fides.org/it/news/60850-AMERICA_NICARAGUA_Nica_Act_per_il_Card_Brenes_saranno_i_piu_poveri_a_pagareManagua – All'inizio della settimana scorsa, la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una proposta di legge, il “Nicaraguan investment conditionality act”, ribattezzato “Nica Act”, che prevede sanzioni contro il Governo di Daniel Ortega. Questa disposizione avrà come prima conseguenza l'impedimento al Nicaragua di accedere a fondi internazionali. Il governo del Nicaragua, in una nota stampa, ha respinto il "Nica Act", definendolo una grave violazione del Diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite.<br />L’Arcivescovo di Managua, il Card. Leopoldo Brenes, ha così commentato: "Non c'è dubbio che questa iniziativa avrà un impatto a livello economico, sia per i privati che per la popolazione povera. Molti programmi realizzati nel paese attraverso gli aiuti saranno compromessi". "Il nostro governo dovrebbe cercare un piano B perché è responsabile del progresso e dello sviluppo del popolo nicaraguense" ha proseguito il Cardinale, che ha concluso: "questo piano B dovrebbe guardare soprattutto alla popolazione più povera, per far sì che non sia così duramente colpita".<br />Secondo dati raccolti da Fides, tale proposta di legge degli Stati Uniti intende fare pressione affinché le prossime elezioni del 6 novembre in Nicaragua siano libere e monitorate da osservatori internazionali.<br /> <br />Wed, 28 Sep 2016 10:36:43 +0200EUROPA/ITALIA - Mons. Mazzolari, per 30 anni missionario in Sudanhttp://www.fides.org/it/news/60849-EUROPA_ITALIA_Mons_Mazzolari_per_30_anni_missionario_in_Sudanhttp://www.fides.org/it/news/60849-EUROPA_ITALIA_Mons_Mazzolari_per_30_anni_missionario_in_SudanConcesio – L’impegno missionario e le opere di servizio al prossimo di Mons. Cesare Mazzolari , che ha trascorso 30 anni della sua vita nell’Africa subsahariana, in Sudan, saranno ricordate da una mostra biografica che aprirà il 30 settembre al Centro Studi dell’Istituto Paolo VI, a Concesio , come informa la nota inviata a Fides. La mostra, intitolata “Persona per gli altri”, ripercorrerà le tappe fondamentali della vita del missionario in terra africana, attraverso undici grandi pannelli espositivi, e si aprirà con un incontro-testimonianza con alcuni operatori del settore umanitario in Sud Sudan che hanno conosciuto o collaborato con lui e che continuano a farlo oggi attraverso la Fondazione CESAR Onlus di Concesio. La mostra rimarrà aperta fino al 15 ottobre. <br />Mons. Mazzolari, nato a Brescia il 9 febbraio 1937, entrò tra i Missionari Comboniani e venne ordinato sacerdote il 17 marzo 1962. Dopo una prima esperienza missionaria negli Stati Uniti, tra i neri e i messicani, nel 1981 arrivò in Sudan, dove lavorò nella diocesi di Tombura-Yambio, poi nell'arcidiocesi di Juba, infine nella diocesi di Rumbek , di cui venne ordinato Vescovo il 6 gennaio 1999, da Papa Giovanni Paolo II. Morì il 16 luglio 2011, in seguito ad un malore che lo colpì mentre celebrava la Messa, pochi giorni dopo i festeggiamenti per l’indipendenza del Sud Sudan, cui aveva partecipato. Come riportò Fides, lo Stato dei Laghi proclamò 3 giorni di lutto nazionale per la sua morte. Per permettere l'ingresso in chiesa all'interminabile fila di donne e uomini, cattolici ma anche musulmani e animisti, venuti da ogni angolo del paese a rendere omaggio a Mons. Mazzolari, le porte della Cattedrale di Rumbek rimasero aperte giorno e notte. Secondo il suo desiderio, il Vescovo è stato sepolto nella Cattedrale. <br />Wed, 28 Sep 2016 09:27:25 +0200ASIA/LAOS - Ordinati tre nuovi preti: un passo storico per la Chiesahttp://www.fides.org/it/news/60848-ASIA_LAOS_Ordinati_tre_nuovi_preti_un_passo_storico_per_la_Chiesahttp://www.fides.org/it/news/60848-ASIA_LAOS_Ordinati_tre_nuovi_preti_un_passo_storico_per_la_ChiesaLuang Prabang - "Prima di tutto ringraziamo il Signore per il suo dono immenso: siamo molto felici per tre nuovi sacerdoti che potranno lavorare a tempo pieno nella piccola Chiesa cattolica del Laos. Tutti e tre si dedicheranno, in particolare, al lavoro pastorale nel Vicariato di Luang Prabang: per me saranno un valido aiuto": così Mons. Tito Banchong Thopanhong, Amministratore Apostolico di Luang Prabang, comunica all'Agenzia Fides la sua gioia per l’avvenuta ordinazione di tre nuovi sacerdoti laotiani. Si tratta di don Paolo Lattana Sunthon, don Agostino Saegna Sii Bunti, don Michele Kanthak Vilae Luong Di, tutti appartenenti al Vicariato apostolico di Luang Prabang, ordinati in una solenne celebrazione tenutasi il 16 settembre scorso a Savannakhet, dove ha sede il Seminario maggiore interdiocesano che cura la formazione dei seminaristi laotiani. <br />Alla messa di ordinazione, presieduta da Sua Ecc. Mons. Prida Inthirath, Vicario Apostolico di Savannakhet, del Vicariato ospitante, erano presenti gli altri due Vescovi laotiani , nonchè altri due Vescovi , 54 preti provenienti da Laos, Vietnam, Thailandia, numerose religiose e oltre mille fedeli cattolici, giunti da tutto il paese. <br />Mons. Tito Banchong racconta a Fides: "E' stato un momento di intensa preghiera e di grande speranza per noi. Un momento storico, in cui abbiamo ricevuto un'effusione speciale della grazia di Dio. Tutto si è svolto nel migliore dei modi, in un clima di grande serenità. Erano presenti anche le autorità civili dal municipio di Savannakhet. Tutti abbiamo gioito nel profondo e festeggiato per questo evento".<br />Nel 2005 a Vientiane, trent'anni dopo l'ultima ordinazione del 1975, era stato ordinato prete Sophone Vilavongsy, laotiano e missionario degli Oblati di Maria Immacolata . Nel dicembre 2006 divennereo preti Pierre Wilaiphorn Phonasa e Luca Sukpaphorn Duangchansai. Nel 2009 a Savannakhet è stata la volta di p. Matthieu Somdet Kaluan. Nel 2011 un altro nuovo sacerdote è stato don Pierre Buntha Silaphet. <br />Su circa 6 milioni di abitanti, in maggioranza buddisti, i cristiani in Laos sono circa l’1% tra i quali circa 45mila cattolici. Oltre ai tre Vicari apostolici, i preti diocesani presenti nel paese, con i tre nuovi ordinati, salgono ora a 20, mentre 11 sono i sacerdoti religiosi. <br />La Chiesa in Laos ora si prepara alla celebrazione di beatificazione di 17 martiri laotiani, in programma a Vientiane l'11 dicembre. Nel 2015 la Santa Sede ha infatti riconosciuto il martirio di padre Mario Borzaga, giovane missionario degli Oblati di Maria Immacolata, e del catechista laotiano Paul. Successivamente ha avuto buon esito anche una seconda causa di beatificazione che riguarda altri 15 martiri, tra missionari e laici laotiani. Tue, 27 Sep 2016 12:47:28 +0200AFRICA/CONGO RD - “Si rischia una crisi di ampia portata molto presto” avverte l’ONUhttp://www.fides.org/it/news/60847-AFRICA_CONGO_RD_Si_rischia_una_crisi_di_ampia_portata_molto_presto_avverte_l_ONUhttp://www.fides.org/it/news/60847-AFRICA_CONGO_RD_Si_rischia_una_crisi_di_ampia_portata_molto_presto_avverte_l_ONUKinshasa - La Repubblica Democratica del Congo, il cui Presidente Joseph Kabila, ieri 26 settembre, è stato ricevuto in udienza da Papa Francesco, rimane sull’orlo del precipizio, dopo gli incidenti tra polizia e dimostranti dei giorni scorsi.<br />Nel corso del colloquio tra il Santo Padre e il Capo dello Stato congolese“particolare attenzione è stata prestata alle gravi sfide poste dall'attuale situazione politica e ai recenti scontri verificatisi nella Capitale” afferma la Sala Stampa Vaticana. “È stata sottolineata l’importanza della collaborazione tra gli attori politici e i rappresentanti della società civile e delle comunità religiose, in favore del bene comune, attraverso un dialogo rispettoso e inclusivo per la stabilità e la pace nel Paese”.<br />La comunità internazionale è sempre più preoccupata per la situazione nella RDC. “Il numero importante di vittime civili, l’incendio della sede di diversi partiti politici e la situazione sempre molto tesa sono un avvertimento chiaro che una crisi di ampia portata potrebbe scoppiare molto presto” avverte l’Alto Commissario ONU per i diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein.<br />Mentre nella capitale, Kinshasa, si commemorano le vittime degli scontri , la situazione negoziale rimane bloccata. Il dialogo nazionale, dal quale dovrebbe uscire la data delle elezioni presidenziali, è sospeso.<br />Nel frattempo rischia di degradarsi la situazione nelle province. Non solo in quelle dell’est, come il Nord Kivu, da decenni in balia di diverse bande armate e movimenti di guerriglia non tutti congolesi, ma anche nel Kasai –Centrale, nel cui capoluogo, Kananga, si è svolta una battaglia per il controllo dell’aeroporto . Il governatore locale ha affermato che i morti negli scontri tra soldati e miliziani del defunto capo tradizionale Kamwena Nsapu, sono 49, di cui 27 miliziani, 16 militari e poliziotti, e 6 civili. <br />Tue, 27 Sep 2016 12:41:37 +0200ASIA/LIBANO - Tra i giovani libanesi under 25, solo il 25% sono cristianihttp://www.fides.org/it/news/60846-ASIA_LIBANO_Tra_i_giovani_libanesi_under_25_solo_il_25_sono_cristianihttp://www.fides.org/it/news/60846-ASIA_LIBANO_Tra_i_giovani_libanesi_under_25_solo_il_25_sono_cristianiBeirut – Attualmente, i cristiani rappresentano il 34% deila popolazione libanese iscritta nei registri dello Stato civile. Ma se si concentra l'attenzione sulla fascia di popolazione libanese fino ai 25 anni, la percentuale dei cristiani scende al 25%. Sono questi i dati demografici più eloquenti sull'attuale consistenza numerica della componente cristiana del Libano, resi noti dalla vice presidente della Lega Maronita Hiam Boustany in occasione del Convegno convocato ieri dal Movimento per la Terra presso il convento di Mar Yacoub, nel villaggio di Karm Saddeh e dedicato alla vendita dei terreni appartenenti a proprietari cristiani. <br />L'incontro di studio – riferiscono i media libanesi – ha focalizzato l'attenzione sulla crescita dei passaggi di proprietà di terre un tempo di proprietà dei cristiani a proprietari musulmani, confermando che tale fenomeno è in diretta relazione con l'affievolirsi della presenza cristiana in vaste aree rurali del Paese dei Cedri, e anche nelle aree costiere di Zgharta e Kura. Il Convegno ha lanciato di nuovo l'allarme sulla necesità di evitare abusi e operazioni immobiliari illegittime che mettano a rischio gli equilibri demografici su cui si fonda anche il fragile sistema istituzionale libanese. .Tue, 27 Sep 2016 12:18:36 +0200AFRICA/ZAMBIA - “No alla creazione del Ministero degli affari religiosi” dicono cattolici e protestantihttp://www.fides.org/it/news/60845-AFRICA_ZAMBIA_No_alla_creazione_del_Ministero_degli_affari_religiosi_dicono_cattolici_e_protestantihttp://www.fides.org/it/news/60845-AFRICA_ZAMBIA_No_alla_creazione_del_Ministero_degli_affari_religiosi_dicono_cattolici_e_protestantiLusaka - Cattolici e protestanti dello Zambia sono uniti nell’opporsi alla creazione di un nuovo Ministero per gli Affari Religiosi . “Di fronte alle diverse sfide finanziarie ed economiche che il nostro Paese sta affrontando, consideriamo che la creazione di tale ministero non é una priorità urgente né una decisione prudente. Dopo tutto pensiamo che gli zambiani desiderino che il loro Paese sia una democrazia e non una teocrazia” afferma un comunicato congiunto della Conferenza Episcopale dello Zambia e del Council of Churches in Zambia , l’organismo che raggruppa le principali comunità protestanti del Paese.<br />“Pensiamo che, come Chiese e comunità di fede, finora siamo stati capaci di esercitare il mandato datoci da Dio e di contribuire significativamente allo sviluppo nazionale senza avere questo ministero. Quindi, il Consiglio delle Chiese dello Zambia e la Conferenza Episcopale dello Zambia si oppongono alla creazione del citato ministero” conclude il comunicato giunto a Fides.<br />Il partito del Presidente Edgar Chagwa Lungu, il Patriotic Front , che ha promosso l’iniziativa, afferma che la creazione del nuovo ministero contribuirà a regolare le attività delle Chiese principali del Paese e soprattutto le diverse “Chiese” che sono sorte come funghi e che prendono di mira le persone più vulnerabili.<br />Il Presidente ha nominato il reverendo Godfridah Sumaili, un Pastore pentecostale, a capo del nuovo ministero. Il Parlamento deve però ancora ratificare sia la sua nomina che la creazione del ministero stesso. L’Evangelical Fellowship of Zambia , che raggruppa le Chiese pentecostali, ha lodato l’iniziativa del Presidente Lungu perché “promuove i valori cristiani e attribuisce un significato maggiore alla dichiarazione che lo Zambia è una nazione cristiana”. <br />Tue, 27 Sep 2016 11:40:41 +0200AMERICA/CILE - I Religiosi cileni in difesa delle suore Carmelitane che vedono minacciata la vita claustralehttp://www.fides.org/it/news/60844-AMERICA_CILE_I_Religiosi_cileni_in_difesa_delle_suore_Carmelitane_che_vedono_minacciata_la_vita_claustralehttp://www.fides.org/it/news/60844-AMERICA_CILE_I_Religiosi_cileni_in_difesa_delle_suore_Carmelitane_che_vedono_minacciata_la_vita_claustraleMaipo – Dal 2012 in Cile c'è una battaglia legale fra una società idroelettrica, la Coyanco, e le suore Carmelitane di clausura del Cajon del Maipo. La Coyanco cerca di appropriarsi di parte del terreno del monastero per farvi passare le acque che alimenteranno la centrale idroelettrica in costruzione, che fa parte di una serie di altre centrali situate sulla sponda sud del fiume Maipo.<br />La costruzione è stata approvata da una Commissione di Ministri del governo centrale senza considerare i danni ambientali, l’invasione e la confisca di una parte del terreno del monastero, che verrebbe tagliato in due dal corso d’acqua, e la distruzione di una grotta dedicata alla Madonna che si trova sul percorso in questione e che fa parte della devozione popolare locale.<br />La Conferenza dei Religiosi del Cile ha pubblicato una lettera di sostegno alle suore, pervenuta a Fides, in cui "esprime pubblicamente il suo sostegno in questo momento critico che sta attraversando la comunità delle Carmelitane Scalze dell'Amore Misericordioso e della Vergine del Carmen del Cajon del Maipo, per la ripetuta e continua pressione a cui è soggetta".<br />"L'approvazione del progetto, deciso unilateralmente da un Comitato di Ministri, viola la natura stessa della vita claustrale" continua la lettera, ricordando un particolare molto importante: "La Legge cilena riconosce il diritto canonico e le regole di tutti gli immobili di proprietà della Chiesa, cioè, un bene ecclesiastico viene sottoposto ad una doppia legislazione. Questo, tra le altre cose, è ciò che non ha rispettato l'ultima sentenza, che violerebbe la clausura e invaderebbe il territorio del monastero per una costruzione totalmente estranea ai loro scopi".<br />"Come religiosi del Cile vogliamo esprimere il nostro fermo sostegno e le nostre preghiere per le sorelle del Monastero delle Carmelitane Scalze e rimaniamo loro vicini in tutto ciò che accadrà" conclude la lettera.<br /> <br />Tue, 27 Sep 2016 11:35:53 +0200ASIA/IRAQ - Il Parlamento iracheno: no a ogni modifica dello status della Provincia di Ninive per riservare “aree protette” alle minoranze religiosehttp://www.fides.org/it/news/60843-ASIA_IRAQ_Il_Parlamento_iracheno_no_a_ogni_modifica_dello_status_della_Provincia_di_Ninive_per_riservare_aree_protette_alle_minoranze_religiosehttp://www.fides.org/it/news/60843-ASIA_IRAQ_Il_Parlamento_iracheno_no_a_ogni_modifica_dello_status_della_Provincia_di_Ninive_per_riservare_aree_protette_alle_minoranze_religioseBaghdad - Il Parlamento iracheno ha votato ieri, lunedì 26 settembre, una mozione per chiudere le porte a ogni ipotesi di modifica dei confini e dello status giuridico della Provincia settentrionale di Ninive. La mozione, presentata dal parlamentare sunnita Ahmed Jarba, ha ottenuto ampio favore da parte dell'Assemblea parlamentare, raccogliendo l'appoggio delle forze sciite e di molti parlamentari sunniti. Il popolo iracheno - ha dichiarato Jarba dopo il voto - respinge ogni ipotesi preventiva di ripartizione e riconfigurazione giuridica della Piana di Ninive. Secondo i sostenitori della mozione, ogni modifica dei confini e delll'attuale status amministrativo e giuridico della provincia al momento presente rappresenterebbe una violazione della Costituzione irachena. A loro giudizio – riportano fonti locali consultate dall'Agenzia Fides -, le questioni riguardanti il futuro assetto istituzionale dell'area saranno trattate solo se e quando sarà realizzata la piena liberazione di quelle terre dal dominio dei jihadisti dell'autoproclamato Stato Islamico . E in ogni caso, i progetti di riconfigurare l'area su base etnica o settaria rappresentano altrettanti tentativi – promossi da forze esterne - per condizionare i futuri scenari politici della regione “con il pretesto di soccorrere le minoranze religiose”: <br />Il pronunciamento del Parlamento iracheno rappresenta un intenzionale altolà rispetto a tutte le ipotesi – coltivate sia dentro che fuori dall'Iraq – di suddividere la provincia di Ninive e ricavare delle “aree protette” da riservare a gruppi minoritari etnici e religiosi, dotate di ampia autonomia politica e amministrativa. Negli ultimi tempi , campagne e iniziative politiche lanciate soprattutto negli Usa avevano riproposto i progetti – periodicamente riaffioranti – di trasformare la Piana di Ninive in un'area autonoma, riservata alle popolazioni cristiane caldee, sire e assire. Il 9 settembre scorso, dodici membri della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti – 9 eletti nel Partito Repubblicano e 3 eletti nel Partito Democratico – avevano anche presentato al Comitato per gli Affari esteri della Camera una Risoluzione per chiedere che il Congresso Usa e la comunità internazionale promuovano presso il governo iracheno il riconoscimento di una Provincia corrispondente alla Piana di Ninive e organizzata secondo criteri giuridici in linea con “l'auto-determinazione da parte delle popolazioni indigene”. <br />La risoluzione, presentata dal repubblicano Jeff Fortenberry a nome dei suoi colleghi, argomentava la richiesta con una lista di 16 considerazioni, molte delle quali facevano riferimento alle campagne realizzate nei mesi scorsi per spingere il governo Usa e altre istanze politiche occidentali ad applicare la definizione di “genocidio” alle varie forme di brutalità e oppressione consumate dai militanti dell'autoproclamato Califfato Islamico sui cristiani e su altri gruppi minoritari. .Tue, 27 Sep 2016 10:46:45 +0200ASIA/THAILANDIA - Con l’incubo della “blasfemia buddista”, la Chiesa prepara l’Ottobre missionariohttp://www.fides.org/it/news/60842-ASIA_THAILANDIA_Con_l_incubo_della_blasfemia_buddista_la_Chiesa_prepara_l_Ottobre_missionariohttp://www.fides.org/it/news/60842-ASIA_THAILANDIA_Con_l_incubo_della_blasfemia_buddista_la_Chiesa_prepara_l_Ottobre_missionarioBangkok - "In questa fase, sotto un potere militare, la società e soprattutto i giovani lamentano la mancanza di libertà e di pluralismo: non si può criticare il governo. Ma le nostre attività pastorali non sono disturbate o modificate": lo dice all'Agenzia Fides p. Peter Watchasin, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Thailandia, parlando di come la Chiesa si sta preparando a vivere la “Giornata missionaria mondiale” del prossimo 23 ottobre.<br />Secondo alcuni osservatori, la nuova Costituzione della Thailandia, approvata il mese scorso, rischia di minare l'armonia religiosa nel paese a causa di una disposizione che impone allo stato di promuovere il Buddismo Theravada, religione maggioritaria nella nazione. A destare preoccupazione soprattutto tra le minoranze religiose cristiane e musulmane è la possibile applicazione della "blasfemia". <br />La nuova Carta, infatti, prevede all'art. 67 che "lo stato stabilisce le misure e i meccanismi per prevenire la profanazione del buddismo in qualsiasi forma e incoraggia la partecipazione di tutti i buddisti nell'applicazione di tali misure e meccanismi". Di conseguenza, ogni atto interpretato come una "minaccia" o "vilipendio" al buddismo può essere oggetto di intervento e repressione da parte dello stato.<br />Per evitare potenziali problemi causati da una interpretazione piuttosto rigida di questa disposizione, il Primo ministro Chan-o-cha Prayut, in un ordinanza emessa il 22 agosto, ha confermato che lo stato "protegge tutte le religioni riconosciute" e sostiene "tutte le fedi che contribuiscono allo sviluppo della nazione", senza violare la legge e i principi di unità nazionale.<br />Il governo intende così prevenire l’insorgere di conflitti religiosi nella società . In tale situazione "la comunità cattolica - conclude p. Watchasin - non entra in questioni politiche ma procede con le sue attività: stiamo preparando l'Ottobre missionario, dopo che la Chiesa ha vissuto il suo speciale Sinodo nel 2015. Alla luce di quella assemblea, come cattolici, siamo alla ricerca di nuove strade per incarnare il Vangelo nel paese e viverlo nella società, nell’economia, nella politica, per contribuire al bene comune della nazione". <br />Tue, 27 Sep 2016 10:45:33 +0200ASIA/INDIA - Ex bambino di strada apre un “caffé-libreria” per i minori senza casahttp://www.fides.org/it/news/60841-ASIA_INDIA_Ex_bambino_di_strada_apre_un_caffe_libreria_per_i_minori_senza_casahttp://www.fides.org/it/news/60841-ASIA_INDIA_Ex_bambino_di_strada_apre_un_caffe_libreria_per_i_minori_senza_casaMumbay - E’ stato di recente aperto un caffé-libreria per i bambini poveri di strada nella capitale finanziaria dell’India. Si tratta di Bombay to Barcelona ed è nato dal sogno di un ex bambino di strada che con coraggio e impegno ha realizzato il progetto. Il caffé, aperto a metà agosto 2016, accoglie persone di ogni genere e ha prezzi accessibili per tutti. Ad esempio, una tazza di té costa solo 10 rupie, così come per strada. Il locale è frequentato da molti ex bambini di strada dell’orfanotrofio Snehasadan di Mumbay dal quale proviene anche l’ex bambino di strada, ormai adulto, che ha aperto Bombay to Barcelona. Alcuni lavorano anche lì. Secondo un censimento del Tata Institute of Social Sciences e dell’organizzazione di volontari Action Aid India, a Mumbay ci sono 37.059 bambini che vivono per strada. Due su cinque hanno subito abusi fisici, sessuali o verbali o hanno sofferto la fame.<br /> <br />Tue, 27 Sep 2016 10:37:48 +0200AMERICA/COLOMBIA - “La giustizia abbraccia la pace”: la firma della pace davanti alla tomba di San Pietro Claverhttp://www.fides.org/it/news/60840-AMERICA_COLOMBIA_La_giustizia_abbraccia_la_pace_la_firma_della_pace_davanti_alla_tomba_di_San_Pietro_Claverhttp://www.fides.org/it/news/60840-AMERICA_COLOMBIA_La_giustizia_abbraccia_la_pace_la_firma_della_pace_davanti_alla_tomba_di_San_Pietro_ClaverCartagena – Tutti vestiti di bianco, insieme a Capi di stato, Presidenti e Segretari di organismi internazionali, Ministri degli esteri, autorità invitate alla firma dell'accordo definitivo di pace tra governo colombiano e FARC, hanno partecipato alla liturgia guidata dal Card. Pietro Parolin, Segretario di stato vaticano, che si è svolta ieri, 26 settembre, a Cartagena.<br />La celebrazione è stata preparata in uno spirito interreligioso, per unire tutti in una preghiera comune per la riconciliazione e per l’unità del paese. Il primo intervento è stato del Presidente Juan Manuel Santos, che ha pregato: "O Dio, Padre e Signore della Colombia, concedi a noi di essere sempre nelle tue mani e di combattere insieme per diventare una sola famiglia, in cui nessuno si senta solo ed escluso".<br />La liturgia si è svolta nella chiesa principale di Cartagena, davanti alla tomba di San Pietro Claver , il missionario spagnolo che si dedicò all’assistenza degli schiavi neri deportati dall’Africa, assistendoli e battendosi per i loro diritti, a cui è stato reso omaggio con una corona di fiori, mentre tutti i presenti ripetevano lo slogan “La giustizia abbraccia la pace”. Il Card. Parolin ha ribadito il sostegno di Papa Francesco alla causa della pace, sottolineando che la decisione finale sarà solo dei colombiani. "Il Santo Padre ha seguito con grande attenzione gli sforzi degli ultimi anni, la ricerca dell'armonia e della riconciliazione. Più volte ha incoraggiato questi sforzi senza prendere parte alle soluzioni concrete che sono state negoziate e sulle quali i cittadini decideranno in modo libero, informati e consapevoli" ha detto il Cardinale.<br />Dopo la liturgia c’è stata la cerimonia della firma degli accordi di pace. Ha causato grande sorpresa ed emozione una frase del discorso di Rodrigo Londoño Echeverri , capo fino a poche ore prima delle Farc, che ha detto: "Chiedo perdono ai colombiani per tutto il dolore che abbiamo causato. Nessuno deve dubitare: camminiamo verso la politica senza armi. Prepariamoci tutti a disarmare le menti e i cuori". Adesso manca solo l’approvazione degli accordi attraverso il referendum popolare indetto per domenica prossima, 2 ottobre.<br /> <br />Tue, 27 Sep 2016 10:14:03 +0200AMERICA/PERU’ - Nove bambine su dieci in Amazzonia non portano a termine gli studihttp://www.fides.org/it/news/60839-AMERICA_PERU_Nove_bambine_su_dieci_in_Amazzonia_non_portano_a_termine_gli_studihttp://www.fides.org/it/news/60839-AMERICA_PERU_Nove_bambine_su_dieci_in_Amazzonia_non_portano_a_termine_gli_studiLima – In Amazzonia nove bambine su dieci non terminano gli studi, stessa sorte per sette bambine di lingua quechua su dieci. La povertà e la mancanza di istruzione stanno causando gravi problemi allo sviluppo di migliaia di giovani nelle zone più precarie del Paese. A lanciare l’allarme è l’organizzazione umanitaria Care Perú, dedicata ad eradicare la povertà, secondo la quale la mancanza di istruzione aumenta anche i tassi di violenza contro le donne. “Queste bambine sono condannate a non avere un futuro, a rimanere in casa senza istruzione, sottomesse alla violenza” si legge nel comunicato inviato a Fides. “Tra le donne prive di istruzione circa il 65% accetta la violenza. Mentre, tra quelle istruite, solo il 5%”.<br />L’assenza e l’abbandono scolastico nelle regioni di Huancavelica o Loreto, sono dovute a diversi fattori. La povertà estrema è uno. Le famiglie preferiscono mandare a scuola i figli maschi piuttosto che le femmine. Anche la distanza costituisce un problema. A volte, infatti, nelle zone rurali non ci sono scuole. Inoltre le madri che non hanno ricevuto una istruzione scolastica non sempre capiscono l’importanza che questa potrebbe avere per le loro figlie. In questo modo si genera il circolo di povertà che si estende di generazione in generazione. <br />Tra le giovani donne senza istruzione, il tasso di maternità adolescenziale è 4 volte superiore rispetto alle coetanee che frequentano la scuola. Attualmente Care Perú sta avviando un programma pilota per facilitare le bambine bisognose e dare loro un supporto continuo per evitare che lascino gli studi. Nella prima fase è previsto l’accompagnamento di 4.500 bambine, in seguito si proverà con altre 95 mila. Secondo l’organizzazione, nel Paese ci sono almeno 700 mila bambine e adolescenti poveri e senza alcuna possibilità di sviluppo.<br />L’ Istituto Nazionale di Statistica certifica che il 21,8% dei peruviani vive in povertà. Nelle aree rurali, il 45,2% è povero, rispetto al 14,5% delle zone urbane. Tuttavia, negli ultimi 5 anni, 2 milioni 285 mila persone hanno superato la condizione di povertà. <br /> <br />Tue, 27 Sep 2016 09:11:26 +0200ASIA/LIBANO - Ministro libanese: i media cristiani in Medio Oriente non devono trattare solo questioni religiosehttp://www.fides.org/it/news/60838-ASIA_LIBANO_Ministro_libanese_i_media_cristiani_in_Medio_Oriente_non_devono_trattare_solo_questioni_religiosehttp://www.fides.org/it/news/60838-ASIA_LIBANO_Ministro_libanese_i_media_cristiani_in_Medio_Oriente_non_devono_trattare_solo_questioni_religioseBeirut – “Il ruolo dei media cristiani in Medio Oriente non può limitarsi alla diffusione di notizie riguardanti eventi religiosi: essi sono chiamati anche ad affrontare i problemi politici e sociali, con particolare attenzione a quelli connessi con "la povertà, lo sfuttamento e le differenze di classe”. Così il Ministro dell'informazione libanese, Ramzi Jreige, ha delineato una delle linee guida che configurano la vocazione specifica dei media di ispirazione cristiana operanti nei Paesi mediorientali. Lo ha fatto venerdì 23 settembre, nell'ambito della Conferenza dei media cristiani in Medio Oriente, organizzata dal gruppo Télé Lumière-Noursat sotto il patrocinio dei Patriarchi d'Oriente. <br />Al Convegno hanno preso parte rappresentanti di media cristiani provenienti da Siria, Palestina, Libano, Iraq, Giordania e Egitto. Il ministro libanese, riferendosi nello specifico alla logorante crisi istituzionale attraversata dal Paese dei Cedri, ha sottolineato che anche i media cristiani possono avere un ruolo di primo piano nel favorire il superamento di questo momento difficile, denunciando “il crollo delle istituzioni costituzionali, la corruzione e la violazione dei diritti umani e delle libertà pubbliche”. Il rappresentante del governo libanese ha anche invitato i media cristiani a "dare l'opportunità ai rappresentanti delle altre comunità di esprimere le proprie opinioni". A questo riguardo l'Arcivescovo maronita di Beirut, Boulos Matar, intervenuto anche lui all'incontro, ha ribadito che in Medio Oriente i cristiani non intendono operare per garantirsi un destino esclusivo, “separato da quello dei musulmani”. . Mon, 26 Sep 2016 12:43:39 +0200