Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AFRICA/EGITTO - La Chiesa copta respinge le strumentalizzazioni straniere per gli attacchi settari subitihttp://www.fides.org/it/news/60514-AFRICA_EGITTO_La_Chiesa_copta_respinge_le_strumentalizzazioni_straniere_per_gli_attacchi_settari_subitihttp://www.fides.org/it/news/60514-AFRICA_EGITTO_La_Chiesa_copta_respinge_le_strumentalizzazioni_straniere_per_gli_attacchi_settari_subitiIl Cairo – La Chiesa copta ortodossa non vuole che gli attacchi settari sofferti di recente da cristiani egiziani diventino pretesto di operazini strumentali, e diffida chiunque da organizzare all'estero mobilitazioni e campagne pubbliche che suonino come tentativi di “interferenza” nelle vicende interne egiziane messe in atto da organizzazini e gruppi . Lo rifericono fonti vicine alla Chiesa copra, consultate dall'Agenzia Fides.<br />La nuova sequenza di violenze contro i copti, registratasi soprattutto nel governatorato di Minya, ha provocato forti interventi pubblici del Patriarca copto Tawadros II, del Grande Imam di al Azhar Ahmad al Tayyib e dello stesso Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi . Come effetto politico di tale reazione condivisa, è stata annunciata la prossima presentazione in Parlamento di un disegno di legge che perseguirà gli attacchi a carattere settario come crimini commessi contro l'unità nazionale. . Tue, 26 Jul 2016 13:00:05 +0200EUROPA/FRANCIA - Sacerdote sgozzato mentre celebra la Messahttp://www.fides.org/it/news/60513-EUROPA_FRANCIA_Sacerdote_sgozzato_mentre_celebra_la_Messahttp://www.fides.org/it/news/60513-EUROPA_FRANCIA_Sacerdote_sgozzato_mentre_celebra_la_MessaRouen – Un anziano sacerdote, d. Jacques Hamel, 84 anni, è stato ucciso questa mattina mentre stava celebrando la Messa nella chiesa di Saint Etienne du Rouvray, in Normandia . Due uomini sono entrati durante la celebrazione, hanno ucciso il sacerdote e ferito tre fedeli, di cui uno in modo grave. Tra gli ostaggi anche due suore, mentre una terza è riuscita a fuggire e a dare l’allarme. I due assassini sono stati uccisi dalla polizia. <br />Da Cracovia, dove si trovava per partecipare alla celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù, mentre sta rientrando in Francia, l’Arcivescovo di Rouen, Sua Ecc. Mons. Dominique Lebrun, ha inviato un messaggio in cui afferma: “La Chiesa cattolica non può prendere altre armi che la preghiera e la fraternità tra gli uomini. Lascio qui centinaia di giovani che sono l’avvenire dell’umanità e chiedo loro di non arrendersi davanti alla violenza e di diventare apostoli della civiltà dell’amore”. <br />Tue, 26 Jul 2016 12:51:10 +0200AMERICA/EL SALVADOR - Una “giustizia di transizione” per la vera guarigione del tessuto sociale che sanguina da annihttp://www.fides.org/it/news/60512-AMERICA_EL_SALVADOR_Una_giustizia_di_transizione_per_la_vera_guarigione_del_tessuto_sociale_che_sanguina_da_annihttp://www.fides.org/it/news/60512-AMERICA_EL_SALVADOR_Una_giustizia_di_transizione_per_la_vera_guarigione_del_tessuto_sociale_che_sanguina_da_anniSan Salvador – Si continua a discutere in El Salvador sull’annullamento della legge sull’amnistia da parte della Corte Suprema di Giustizia. Il 22 luglio, attraverso un comunicato, la Conferenza Episcopale ha chiesto una "giustizia riparativa" a favore delle vittime del passato conflitto armato. Sebbene la dichiarazione non chieda il carcere per nessuno dei colpevoli, tuttavia propone che le vittime "siano ascoltate, siano rispettati i loro diritti e la loro dignità, e venga chiesto loro perdono". In questo contesto, l’Episcopato chiede alle autorità legislative di creare un procedimento giuridico per rafforzare “una giustizia di transizione” che renda possibile una “vera guarigione del tessuto sociale che sanguina ormai da tanti anni”.<br />La nota pervenuta a Fides segnala anche il commento dell'Arcivescovo della capitale, Sua Ecc. Mons. José Luis Escobar Alas: l'amnistia promossa già dal presidente Alfredo Cristiani non ha permesso di realizzare pienamente gli Accordi di Pace che misero fine a 12 anni di guerra.<br />Nel frattempo, il Presidente Salvador Sanchez Ceren ha annunciato di aver cominciato i colloqui con i partiti politici rappresentati nella legislatura per approvare una nuova legge sulla riconciliazione nazionale, che si inserisca nel momento che vive El Salvador e "permetta alle famiglie di conoscere la verità, ma allo stesso tempo sia anche data loro la possibilità di perdonare" ha detto alla stampa.<br /> <br /><br />Tue, 26 Jul 2016 12:00:46 +0200ASIA/IRAQ - Il Patriarca caldeo propone a rappresentanti sciiti iraniani e iracheni la creazione di un Comitato di dialogo permanentehttp://www.fides.org/it/news/60511-ASIA_IRAQ_Il_Patriarca_caldeo_propone_a_rappresentanti_sciiti_iraniani_e_iracheni_la_creazione_di_un_Comitato_di_dialogo_permanentehttp://www.fides.org/it/news/60511-ASIA_IRAQ_Il_Patriarca_caldeo_propone_a_rappresentanti_sciiti_iraniani_e_iracheni_la_creazione_di_un_Comitato_di_dialogo_permanenteBaghdad – Un Comitato di dialogo permanente tra i rappresentanti dei centri religiosi sciiti e il Patriarcato caldeo, per affrontare insieme i problemi vissuti dalle popolazioni locali, in un contesto di amichevole collaborazione. E' questa la proposta concreta emersa durante la visita resa lunedì 25 luglio al Patriarca caldeo Louis Raphael I da quattro autorevoli rappresentanti delle istituzioni accademiche sciite di Najaf e Qom . La delegazione era composta dallo sheikh Aladdin Jazairi , dallo sheikh Jassim Mandalawi, e dagli sheikh Hamid Reza e Hamid Albabai, dirigenti del Centro per il dialogo di Qom, la città iraniana dove sono concentrate importanti istituzioni accademiche dell'islam sciita. <br />Il modello di dialogo messo in cantiere si configura come complementare a quello già in atto tra le stesse realtà accademiche sciite e le istituzioni vaticane. “Noi cristiani d'Oriente” riferisce all'Agenzia Fides il Patriarca Louis Raphael I “possiamo e dobbiamo essere attori privilegiati nel dialogo con le realtà dell'islam. Viviamo qui, parliamo la stessa lingua, siamo assillati dagli stessi problemi e dagli stessi mali, conosciamo le cose dall'interno. Sono utili tutte le occasioni per creare strumenti di dialogo a livello locale, che possono anche servire a sciogliere tanti nodi incontrati dalle comunità cristiane, in questi tempi drammatici”. <br />Il Primate della Chiesa caldea prende atto che al momento “i sunniti hanno tanti problemi con la liberazione delle loro città dal Daesh, ma, in futuro, un eventuale comitato di dialogo eventualmente avviato con gli sciiti potrebbe coinvolgere anche loro e diventare uno strumento di dialogo tra cristiani e musulmani”. Il Patriarca caldeo ipotizza anche alcuni punti su cui il dialogo potrebbe focalizzare l'attenzione: “Ai rappresentanti sciiti ho detto con amichevole franchezza che non c'è futuro, se non si aggiorna il linguaggio della predicazione religiosa. Ho accennato loro all'esperienza dei cristiani: alla lunga, se questo aggornamento non avviene, le persone si allontaneranno dalla religione. La predicazione e anche il dialogo devono essere concrete, tener conto del momento storico e dei problemi reali: prima delle questioni strettamente accademiche e teologiche, possiamo iniziare a confrontarci sulle questioni sociali, comprese quelle della giustizia e del riconoscimento dei diritti della persona. Quelli sono i terreni su cui dobbiamo iniziare a sperimentare soluzioni condivise”. . Tue, 26 Jul 2016 11:58:06 +0200AFRICA/UGANDA - Ondata di profughi sud sudanesi: sovraffollati i centri di accoglienza già precarihttp://www.fides.org/it/news/60510-AFRICA_UGANDA_Ondata_di_profughi_sud_sudanesi_sovraffollati_i_centri_di_accoglienza_gia_precarihttp://www.fides.org/it/news/60510-AFRICA_UGANDA_Ondata_di_profughi_sud_sudanesi_sovraffollati_i_centri_di_accoglienza_gia_precariGulu – In sole tre settimane sono giunti in Uganda 30 mila rifugiati, i centri di accoglienza sono sovraffollati, al limite del collasso. I recenti combattimenti in Sud Sudan hanno causato una nuova ondata di arrivi, mettendo sotto pressione i Paesi limitrofi del sud, che già ospitano mezzo milione di rifugiati. Dai primi giorni di dicembre 2015, in Uganda c’erano già almeno 511 mila profughi e richiedenti asilo, e il Paese era diventato il terzo in quanto ad accoglienza in Africa dopo Etiopia e Kenya. Negli ultimi giorni oltre 30 mila persone sono fuggite dai combattimenti in Sud Sudan e le agenzie umanitarie hanno denunciato la precarietà delle risorse e l’inadeguatezza delle strutture di accoglienza e dei centri di transito nella parte nord occidentale del Paese. <br />Il centro di Elegu, ai confini tra Sud Sudan e Uganda, attualmente ospita 10 mila persone, cifra dieci volte superiore alla capacità prevista. Le forti piogge contribuiscono ad ostacolare gli interventi, i servizi sanitari sono scarsi e i luoghi pieni di spazzatura. Le latrine non riescono a contenere il grande numero di persone costringendone migliaia a defecare all’aperto. <br />“La situazione è molto peggiorata: allarmante e spaventosa. Le cifre sono schiaccianti e le agenzie umanitarie sul territorio sono relativamente poche” si legge in una dichiarazione del direttore esecutivo della Caritas dell’arcidiocesi di Gulu, pervenuta a Fides. I bambini e le donne, visibilmente stanchi e affamati, compongono il 90% del nuovo afflusso. Altrettanto drammatica la situazione nel centro di transito di Nyumanzi, nel distretto nord occidentale di Adjumani, che fu costruito nel 2014 per ospitare circa 2000 persone per non oltre due settimane. Attualmente accoglie oltre 20 mila profughi. Il centro di raccolta di Kuluba ne ospita 1500, rispetto ai 300 previsti dalla capacità degli ambienti.<br /> <br />Tue, 26 Jul 2016 11:24:40 +0200AMERICA/MESSICO - “La violenza segnala un vuoto nella sicurezza dei cittadini” per Mons. Patiño Lealhttp://www.fides.org/it/news/60509-AMERICA_MESSICO_La_violenza_segnala_un_vuoto_nella_sicurezza_dei_cittadini_per_Mons_Patino_Lealhttp://www.fides.org/it/news/60509-AMERICA_MESSICO_La_violenza_segnala_un_vuoto_nella_sicurezza_dei_cittadini_per_Mons_Patino_LealCórdoba – "E' ovvio che si stiano moltiplicando le perdite di vite umane e i rapimenti o le torture. Si è creato un vuoto nel garantire la sicurezza di tutti i cittadini. A quanto sembra, coloro che stanno commettendo tali crimini si sentono molto liberi di agire": lo ha affermato il Vescovo di Córdoba, Sua Ecc. Mons. Eduardo Porfirio Patiño Leal, parlando con alcuni rappresentanti della stampa locale dopo la Messa di domenica 24 luglio. Secondo la nota pervenuta a Fides, Il Vescovo ha esortato le autorità ad agire rapidamente contro i crimini commessi di recente contro le donne e contro i giornalisti.<br />Alla domanda sul giornalista ucciso il 21 luglio a Veracruz, Mons. Patiño Leal ha chiesto di svolgere una indagine seria e affidabile su quanto successo, soprattutto perché si suppone che il giornalista fosse sotto protezione. "Sembra che il protocollo con i giornalisti non funzioni o semplicemente c’è qualcosa che non va. Se ci fosse qualche responsabilità per omissione o negligenza, chiediamo che si sappia la verità fino in fondo" ha detto il Vescovo. Quindi ha aggiunto che sia il giornalista che la sua famiglia sono stati ricordati nelle preghiere che ha offerto a Dio per tutte le vittime della violenza.<br />Ieri, 25 luglio, l'Instituto Nacional de Estadística y Geografía del Messico, ha pubblicato il suo rapporto annuale segnalando le zone del paese dove si registra il maggior numero di omicidi. Guerrero è al primo posto, con 67 omicidi per ogni 100 mila abitanti, registrati nel 2015, seguono Chihuahua con 42 casi e Sinaloa con 36. L'istituto registra che lo scorso anno ci sono stati 20.525 omicidi in tutta la nazione, quindi un tasso di 17 omicidi ogni 100.000 abitanti a livello nazionale, un tasso simile a quello registrato nel 2014.<br /> <br /><br />Tue, 26 Jul 2016 11:22:06 +0200AFRICA/ANGOLA - Messaggio finale: “nella proclamazione del Vangelo della famiglia dobbiamo essere testimoni di speranza”http://www.fides.org/it/news/60508-AFRICA_ANGOLA_Messaggio_finale_nella_proclamazione_del_Vangelo_della_famiglia_dobbiamo_essere_testimoni_di_speranzahttp://www.fides.org/it/news/60508-AFRICA_ANGOLA_Messaggio_finale_nella_proclamazione_del_Vangelo_della_famiglia_dobbiamo_essere_testimoni_di_speranzaLuanda - "Un messaggio di speranza e di solidarietà per quanto riguarda il futuro delle nostre famiglie e comunità, alla Chiesa-Famiglia di Dio in Africa e Madagascar, e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà” è stato rivolto dai partecipanti alla 17ma Assemblea Plenaria del SECAM/SCEAM . Al termine dei lavori, che hanno avuto per tema “La famiglia in Africa, ieri, oggi e domani: alla luce del Vangelo”, il Messaggio finale, pervenuto all’Agenzia Fides, ribadisce “l'importanza della famiglia, che costituisce la Chiesa domestica e il fondamento su cui è costruita ogni società”.<br />Tra le sfide pastorali poste oggi alla famiglia in Africa, su cui si sono soffermati i lavori, il testo elenca: le condizioni precarie e la povertà, l'esclusione sociale, l'impatto delle nuove tecnologie dell'informazione, l’ideologia di genere, la famiglia monoparentale, le coppie divorziate risposate, la contraccezione, la sterilizzazione, l'aborto, la poligamia, la dote, i riti della vedovanza, le migrazioni dovute a guerre e conflitti, le crisi interne alla famiglia, la stregoneria, l’assenza di uno dei membri delle coppie per motivi di studio e di lavoro.<br />“Queste diverse sfide destabilizzare la vita delle coppie e delle famiglie, soprattutto quando non c'è una forte strategia pastorale in atto – prosegue il testo -. Come Pastori, non possiamo non essere impegnati per il rinnovo e il rafforzamento del nostro impegno pastorale verso le famiglie. Siamo convinti e crediamo che la famiglia non possa essere soggiogata dalle crisi e dalle situazioni che affronta. Pertanto, nella proclamazione del Vangelo della famiglia, dobbiamo essere testimoni di speranza”.<br />I partecipanti all’Assemblea riaffermano “la bellezza del matrimonio”, che “non è un peso, ma una comunità di amore, di gioia e di valorizzazione delle coppie e della famiglia”, e si congratulano con quanti sono fedeli al loro matrimonio, condividendo la sofferenza di coloro che vivono situazioni difficili, esortandoli comunque a non scoraggiarsi e assicurando la loro preghiera per loro. <br />Nel paragrafo intitolato “La famiglia, santuario della vita”, il Messaggio invita tutte le famiglie africane “ad essere un luogo di profondo sviluppo umano e spirituale, in modo da diventare comunità di vita, preghiera e amore, e agenti di trasformazione per le nostre società”. Le associazioni cristiane e le organizzazioni pastorali familiari sono chiamate “ad impegnarsi di più per accompagnare le coppie prima, durante e dopo la celebrazione del matrimonio”. <br />“Allo stesso modo, sollecitiamo tutti gli Stati membri dell'Unione Africana a resistere a tutte le pressioni dei governi e delle organizzazioni che vogliono imporre politiche anti-familiari in Africa. Siamo grati ai governi che, in nome dei valori morali e della nostra cultura hanno osato opporsi a tali politiche… Facciamo appello ai nostri governi perchè promuovano politiche che rispettino i valori culturali africani, la giustizia, i diritti fondamentali delle persone e delle famiglie, tra cui una buona gestione del bene comune e per migliorare le condizioni di vita della nostra gente, soprattutto quelle meno favorevoli”.<br />Il Messaggio, firmato dal Presidente del SECAM, Sua Ecc. Mons. Gabriel Mbilingi, Arcivescovo di Lubango, si conclude ribadendo che “il futuro della famiglia è al cuore della nostra missione. La famiglia è un dono dell’amore misericordioso di Dio, garantisce il futuro delle nostre società”, deve essere protetto e difeso. Quindi l’appello finale: “Famiglie cristiane africane, non abbiate paura di mettere Cristo al centro della vostra vita! Lunga vita alla famiglia!”. <br />Tue, 26 Jul 2016 10:41:55 +0200AMERICA/COLOMBIA - I bambini della comunità wayuú continuano a morire di fame e di setehttp://www.fides.org/it/news/60507-AMERICA_COLOMBIA_I_bambini_della_comunita_wayuu_continuano_a_morire_di_fame_e_di_setehttp://www.fides.org/it/news/60507-AMERICA_COLOMBIA_I_bambini_della_comunita_wayuu_continuano_a_morire_di_fame_e_di_seteLa Guajira – Le comunità indigene della popolazione wayúu, in Colombia, hanno denunciato la morte di altri bambini a causa di fame, denutrizione e mancanza di tutela sociale a La Guajira. Si tratta di una crisi umanitaria che continua a minacciare la vita di migliaia di persone che risiedono in questa regione del Paese , come riportano le notizie giunte a Fides. Sotto accusa, in particolare, il fatto che nonostante la grave crisi che vive la zona, continuano i tentativi di deviare le fonti d’acqua per favorire l’estrazione del carbone. <br />I rappresentanti della comunità wayuú hanno dichiarato che dall’inizio del 2016 sono morti oltre 40 minori, e anche che alcuni non sono stati registrati dalle autorità. L’impegno dell’Istituto Colombiano per il Welfare non sembra sufficiente ad evitare che i bambini continuino a morire di fame a La Guajira.<br /> <br />Tue, 26 Jul 2016 10:33:45 +0200AFRICA/EGITTO - Il Patriarca copto ortodosso Tawadros II sospende le catechesi pubbliche del mercoledì a causa delle violenze settariehttp://www.fides.org/it/news/60506-AFRICA_EGITTO_Il_Patriarca_copto_ortodosso_Tawadros_II_sospende_le_catechesi_pubbliche_del_mercoledi_a_causa_delle_violenze_settariehttp://www.fides.org/it/news/60506-AFRICA_EGITTO_Il_Patriarca_copto_ortodosso_Tawadros_II_sospende_le_catechesi_pubbliche_del_mercoledi_a_causa_delle_violenze_settarieIl Cairo – Il Patriarca copto ortodsso Tawadros II ha annunciato la sospensione delle tradizionali catechesi settimanali da lui tenute al Cairo ogni mercoledì pomeriggio, in conseguenza del clima di tensione nuovamente creatosi a causa della nuova sequenza di attacchi settari subiti da comunità copte in varie zone del Paese. L'annuncio e la motivazione della scelta sono stati comunicati dallo stesso Papa Tawadros in occasione della sua ultima catechesi pubblica, Il Primate della Chiesa copta ortodossa ha aggiunto che nelle prossime settimane dedicherà il suo tempo soprattutto alla preghiera per le famiglie colpite dalle violenze. <br />La nuova catena di scontri settari ha avuto il suo epicentro nel governatorato di Minya, dove domenica 17 luglio un cristiano copto è stato ucciso da assalitori musulmani durante una rissa. Giovedì scorso, 21 luglio, lo stesso presidente Abdel Fattah al Sisi aveva lanciato un appello alla concordia religiosa, ribadendo l'intenzione di perseguire per legge gli artefici di violenze settarie. Dopo l'appello presidenziale, nuovi attacchi settari si sono registrati in un villaggio presso Beni Suef, dove quattro case di cristiani copti sono state assaltate da facinorosi musulmani che accusavano i copti di voler costruire senza permessi una chiesa. <br />In passato il Patriarca Tawadros aveva sospeso per circa dieci settimane le sue catechesi pubbliche, nell'estate 2013, segnata dagli scontri – con assalti a decine di chiese - che avevano sconvolto il Paese in seguito alla deposizione del Presidente islamista Morsi. .Mon, 25 Jul 2016 12:37:30 +0200EUROPA/REGNO UNITO - Cresce la collaborazione tra Caritas Westminster e Jewish Volunteering Network (JVN)http://www.fides.org/it/news/60505-EUROPA_REGNO_UNITO_Cresce_la_collaborazione_tra_Caritas_Westminster_e_Jewish_Volunteering_Network_JVNhttp://www.fides.org/it/news/60505-EUROPA_REGNO_UNITO_Cresce_la_collaborazione_tra_Caritas_Westminster_e_Jewish_Volunteering_Network_JVNLondra – La collaborazione crescente tra i volontari cristiani della Caritas e quelli ebrei del Jewish Volunteering Network rappresenta un modello in grado di aprire nuove strade all'azione comune sul terreno delle emergenze umanitarie, fino a trasformarsi in strumento efficace per diffondere una cultura dell'incontro e del servizio al bene comune. Ne sono convinti John Coleby, Direttore di Caritas Westminster, e Leonie Lewis, Diretttrice del JVN, organismo che raccoglie le organizzazioni di volontariato ebraico operanti nel regno unito, operando in rete con analoghe realtà presenti in altri Paesi. <br />Nei giorni scorsi, Coleby e Lewis hanno delineato in un intervento rilanciato dai media israeliani le potenzialità della collaborazione interreligiosa nell'ambito delle attività caritative, ricordando che l'incontro e la condivisione di esperienze e aiuto tra le due realtà è iniziato concretamente sei mesi fa, con gli interventi promossi sia da Caritas Westminster che da JVN a favore dei profughi ammassati a Calais. In quella occasione sono subito apparse evidenti le possibili sinergie tra i due organismi, a partire dalla possibilità di imparare l'uno dall'altro negli interventi messi in campo per far fronte alle emergenze umanitarie. <br />Il volontariato interreligioso – fanno notare Coleby e Lewis - può affrontare e dirimere situazioni complesse. I responsabili dei due organismi, nel loro intervento, richiamano l'appartenenza alla comune tradizione giudaico-cristiana come sorgente d'ispirazione per un impegno comune di ebrei e cristiani sul terreno delle opere assistenziali e caritative, nel segno della gratuità. Tale collaborazione, espandendo progressivamente i propri programmi condivisi, può diventare anche strumento utile a disinnescare discriminazioni e settarismi religiosi. I responsabili si augurano che in futuro la collaborazione possa coinvolgere anche analoghe realtà del volontariato operanti in seno alle comunità musulmane. Mon, 25 Jul 2016 12:30:21 +0200AFRICA/MOZAMBICO - Dimissioni dell’Arcivescovo di Nampula e nomina dell’Amministratore apostolicohttp://www.fides.org/it/news/60504-AFRICA_MOZAMBICO_Dimissioni_dell_Arcivescovo_di_Nampula_e_nomina_dell_Amministratore_apostolicohttp://www.fides.org/it/news/60504-AFRICA_MOZAMBICO_Dimissioni_dell_Arcivescovo_di_Nampula_e_nomina_dell_Amministratore_apostolicoCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 25 luglio 2016, ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Nampula, in Mozambico, presentata dall’Ecc.mo Mons. Tomé Makhweliha, S.C.I., in conformità al can. 401§ 2 del Codice di Diritto Canonico, ed ha nominato Sua Ecc. Mons. Ernesto Maguengue, Vesovo titolare di Fornos minore e Ausiliare della medesima Arcidiocesi, Amministratore Apostolico “sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis” della medesima Sede Metropolitana. <br />Mon, 25 Jul 2016 12:07:45 +0200AMERICA/MESSICO - "Le armi sono la debolezza della ragione": Mons. Arizmendi sull’omicidio del sindacohttp://www.fides.org/it/news/60503-AMERICA_MESSICO_Le_armi_sono_la_debolezza_della_ragione_Mons_Arizmendi_sull_omicidio_del_sindacohttp://www.fides.org/it/news/60503-AMERICA_MESSICO_Le_armi_sono_la_debolezza_della_ragione_Mons_Arizmendi_sull_omicidio_del_sindacoSan Juan Chamula – Sua Ecc. Mons. Felipe Arizmendi Esquivel, Vescovo di San Cristóbal de las Casas, ha chiesto di continuare il dialogo come unica via per la pace sociale: "dialogare è condividere i propri punti di vista con gli altri, è ascoltare con il cuore ciò che dicono gli altri, disposti a rinunciare a qualcosa, mettendo sempre davanti il bene comune".<br />Le dichiarazioni del Vescovo, pervenute a Fides, sono state motivate dagli omicidi di sabato 23 luglio a San Juan Chamula, dove sono state assassinate cinque persone, tra cui il sindaco della città. "Questi omicidi - ha detto - segnalano che la violenza c'è in tutti gli ambienti, non solo nelle comunità indigene". Inoltre Mons. Arizmendi Esquivel ha avvertito che la mancanza di trasparenza e di corretta informazione sull'uso delle risorse pubbliche genera diffidenza verso le autorità, vendetta, lotta politica e ambizioni non prevedibili e difficili da controllare. Non si può scegliere ed accettare leader che basano la loro forza sul numero di sostenitori e sulla forza armata per raggiungere i loro scopi. "Le armi sono la debolezza della ragione" ha ribadito, sottolineando la necessità di proseguire il dialogo, "come l'unica via praticabile" per costruire la pace sociale.<br />Il Messico, dopo le elezioni del 5 giugno, deve affrontare la mancanza di una maggioranza politica nei capoluoghi di provincia e in altre città. A San Juan Chamula, durante una manifestazione di protesta contro il sindaco, delinquenti con il volto coperto hanno ucciso il sindaco e 4 suoi collaboratori. Il governatore del Chiapas, zona a cui appartiene San Chamula, ha dichiarato: "Tutti dobbiamo lavorare insieme per il dialogo e la pace per la nostra comunità, in modo particolare con la vocazione pacifista degli indigeni di San Juan Chamula".<br /> <br /><br />Mon, 25 Jul 2016 11:41:40 +0200AMERICA/MESSICO - Essere indigeni significa discriminazione, emarginazione e povertà ?http://www.fides.org/it/news/60502-AMERICA_MESSICO_Essere_indigeni_significa_discriminazione_emarginazione_e_povertahttp://www.fides.org/it/news/60502-AMERICA_MESSICO_Essere_indigeni_significa_discriminazione_emarginazione_e_povertaCittà del Messico - Il principale svantaggio di essere indigeni in Messico è la discriminazione, insieme a emarginazione, povertà, esclusione e analfabetismo. E’ quanto emerso dai dati della Ricerca Nazionale sugli Indigeni elaborata dall’Università Nazionale Autonoma del Messico , di cui è giunta notizia all’Agenzia Fides. La maggior parte delle persone riconosce che gli indigeni si trovano in condizioni di vita peggiori rispetto agli altri, tuttavia secondo il 21% degli intervistati, il vantaggio principale di essere indigeni è costituito dalle loro tradizioni, dalla ricchezza di tanta diversità di linguaggi e derivazioni linguistiche. E’ anche molto forte il senso di prevenzione di molti messicani ad assumere nel mondo del lavoro persone indigene, come pure esiste una forte percezione del luogo comune che gli indigeni siano pigri, passivi, indifferenti, contribuendo in questo modo ad una visione stereotipata di vedere il loro mondo. In realtà, sottolinea lo studio, non tutti gli indigeni abitano nelle zone rurali, né sono poveri o vivono in luoghi remoti. <br />Mon, 25 Jul 2016 10:43:33 +0200AFRICA/SUD SUDAN - Grave crisi alimentare dopo il riaccendersi della guerra civilehttp://www.fides.org/it/news/60501-AFRICA_SUD_SUDAN_Grave_crisi_alimentare_dopo_il_riaccendersi_della_guerra_civilehttp://www.fides.org/it/news/60501-AFRICA_SUD_SUDAN_Grave_crisi_alimentare_dopo_il_riaccendersi_della_guerra_civileJuba - Si aggrava la crisi alimentare in Sud Sudan dopo il riaccendersi della guerra civile. Migliaia di persone sono in fuga e per chi rimane la priorità è il cibo. Da quando è ripresa la guerra civile due mila bambini e ragazzi della scuola St. Kizito, a Juba, 600 famiglie sostenute a distanza in Eastern Equatoria e 100 studenti della scuola tecnica di Bahrgel, nel Lakes, non hanno più la possibilità di mangiare regolarmente. <br />L’allarme arriva dall’Avsi, che ha appena lanciato una nuova campagna per acquistare cereali, farina, olio e acqua. La onlus ha dovuto sospendere per motivi di sicurezza le attività nelle basi di Juba e nell’Eastern Equatoria, ma è al lavoro per far fronte alla crisi alimentare e garantire ai bambini del sostegno a distanza e agli studenti nelle scuole la possibilità di sfamarsi. <br />Secondo il comunicato pervenuto a Fides, nello stato dei Lakes, dove la situazione è considerata meno pericolosa, l’obiettivo è tenere aperta la scuola almeno fino agli esami di fine quadrimestre. A Juba la scuola elementare St. Kizito, che ospita più di 2 mila bambini del quartiere di Munuki, uno dei più colpiti dalle violenze, è stata costretta a chiudere.<br /> <br />Mon, 25 Jul 2016 09:51:50 +0200AMERICA/HONDURAS - Missionarie Scalabriniane: da 25 anni al servizio dei migranti in Hondurashttp://www.fides.org/it/news/60500-AMERICA_HONDURAS_Missionarie_Scalabriniane_da_25_anni_al_servizio_dei_migranti_in_Hondurashttp://www.fides.org/it/news/60500-AMERICA_HONDURAS_Missionarie_Scalabriniane_da_25_anni_al_servizio_dei_migranti_in_HondurasTegucigalpa – "Sono un segno vivo e visibile della solidarietà cristiana" ha detto il Card. Oscar Andres Rodriguez Maradiaga, Arcivescovo di Tegucigalpa, nella Messa di ringraziamento per i 25 anni di impegno delle suore Missionarie Scalabriniane al servizio delle centinaia di migranti che arrivano e attraversano l’Honduras. Il loro instancabile lavoro è stato pubblicamente apprezzato e riconosciuto dalla Chiesa locale e dalle autorità civili, durante una cerimonia che si è svolta il 18 luglio presso l'auditorium dell'Università Cattolica dell'Honduras .<br />Secondo la nota pervenuta all’Agenzia Fides, quando nel 1987 il Card. Rodriguez Maradiaga venne eletto Segretario generale del Consiglio Episcopale Latinoamericano , tra le sue principali missioni volle promuovere in America Latina la Pastorale per i Migranti. Chiese quindi aiuto ai Missionari e alle Missionarie Scalabriniane che si sono adoperati perché nelle 22 Conferenze episcopali del continente fosse istituita la Pastorale dei Migranti.<br />In Honduras l'iniziativa ha avuto come responsabile il Vescovo emerito di Choluteca, Sua Ecc. Mons. Raúl Corriveau, che lavorò con le prime suore Scalabriniane arrivate in Honduras 25 anni fa, gettando le basi di un lavoro per i migranti che continua fino ad oggi. Nel 1991 venne firmato l'accordo tra la Conferenza Episcopale e le Missionarie Scalabriniane. <br />Mon, 25 Jul 2016 09:34:02 +0200AMERICA/BRASILE - I Segretari esecutivi della CNBB tra gli indigeni Terenahttp://www.fides.org/it/news/60499-AMERICA_BRASILE_I_Segretari_esecutivi_della_CNBB_tra_gli_indigeni_Terenahttp://www.fides.org/it/news/60499-AMERICA_BRASILE_I_Segretari_esecutivi_della_CNBB_tra_gli_indigeni_TerenaCampo Grande – Nella fitta agenda di lavoro del loro incontro, tenutosi a Campo Grande dal 18 al 22 luglio, i Segretari esecutivi delle 18 regioni che compongono la Conferenza Episcopale del Brasile , hanno effettuato anche una visita ad una realtà indigena nel municipio di Miranda, diocesi di Jardim. <br />Come riferisce la nota della CNBB pervenuta all’Agenzia Fides, il 20 luglio i Segretari esecutivi si sono recati nel comune di Miranda, diocesi di Jardim, ed hanno visitato alcuni villaggi abitati dagli indigeni Terena, che solo nella diocesi di Jardim sono più di diecimila, e sono numerosi in tutto il Mato Grosso do Sul. <br />Accompagnati da p. Antonio Ferreira Catelan e dal Vescovo di Jardim, Sua Ecc. Mons. João Gilberto Moura, i Segretari sono stati accolti nel villaggio di Babaçu - Comunità Nostra Signora Immacolata Concezione, da cacicchi, sciamani e dai leader di dodici villaggi, circa sessanta persone.<br />Tre di loro hanno presentato alcuni punti ritenuti particolarmente importanti in questo momento: lo sforzo che stanno facendo nei villaggi per salvare e conservare la cultura indigena; il consolidamento dell'identità indigena attraverso le lingue native, le danze e i rituali; la lotta per garantire che le leggi istituzionali sulla demarcazione della terra siano soddisfatte.<br />Per quanto riguarda la Chiesa, molto apprezzato da loro, i leader indigeni hanno chiesto una maggiore presenza. Per quanto possibile, i sacerdoti facciano delle visite alle famiglie per conoscere meglio la loro realtà e immergersi di più nella cultura indigena. Tra i problemi che hanno citato la mancanza di assistenza sanitaria e l’uso di alcol e droghe. Dopo l'esposizione, i Segretari hanno avviato il dialogo per la maggiore comprensione reciproca tra la Chiesa e la realtà indigena.<br />Al termine dell'incontro Mons. João Gilberto Moura ha definito la giornata come storica. "Siamo una Chiesa viva, una Chiesa comunione. Molto di quanto è stato detto questo pomeriggio contribuirà a migliorare il nostro lavoro nella diocesi di Jardim e anche nella Chiesa del Brasile”. Per il Vescovo si è trattato del più grande incontro mai realizzato tra la Chiesa e il popolo Terena. <br />Sat, 23 Jul 2016 12:30:09 +0200AFRICA/ETIOPIA - Le restrizioni nell’uso della rete impediscono di salvare tante piccole vitehttp://www.fides.org/it/news/60498-AFRICA_ETIOPIA_Le_restrizioni_nell_uso_della_rete_impediscono_di_salvare_tante_piccole_vitehttp://www.fides.org/it/news/60498-AFRICA_ETIOPIA_Le_restrizioni_nell_uso_della_rete_impediscono_di_salvare_tante_piccole_viteMeki – “Da quando il Governo etiope ha ristretto l’accesso a internet non è più possibile accedere a informazioni scientifiche in rete, nè discutere i casi di malati gravi che non riusciamo a gestire”. A raccontare la sua testimonianza, grazie all’uso delle VPN , visto che l’accesso ad internet continua ad essere chiuso, un pediatra spagnolo coordinatore di un centro pediatrico a Meki, in Oromia, Etiopia. <br />“In generale, quando ci troviamo a dover affrontare situazioni allarmanti siamo soliti metterci in contatto via email o telefono con specialisti internazionali con i quali confrontarci. Grazie alla nuova telemedicina riusciamo ad avere diagnosi e cure, miglioriamo la qualità delle vita di tanti piccoli pazienti. Tuttavia, in questo periodo non è così, il Governo etiope censura internet e le reti sociali arrecando danni notevoli di varia natura”. <br />Tanti bambini e bambine etiopi sono in attesa di diagnosi e cure, non solo nel centro pediatrico di Meki, ma anche in altri ospedali, tra questi l’ospedale di Gambo, dove bimbi gravemente malati sperano di essere salvati o rimangono in attesa. <br />Sat, 23 Jul 2016 11:01:52 +0200ASIA/LIBANO - Circa 250 mila bambini siriani rifugiati in Libano non sono scolarizzatihttp://www.fides.org/it/news/60497-ASIA_LIBANO_Circa_250_mila_bambini_siriani_rifugiati_in_Libano_non_sono_scolarizzatihttp://www.fides.org/it/news/60497-ASIA_LIBANO_Circa_250_mila_bambini_siriani_rifugiati_in_Libano_non_sono_scolarizzatiBeirut – Oltre la metà dei circa 500 mila bambini siriani in età scolare registrati in Libano non vanno a scuola a causa delle risorse limitate e delle politiche del Governo libanese. La denuncia arriva da Human Rights Watch che, in un recente studio, ha segnalato anche i passaggi positivi del Paese per consentire l’accesso dei rifugiati siriani all’istruzione pubblica e gratuita. Nella nota pervenuta a Fides, la ong evidenzia l’importanza dell’istruzione, cruciale perchè i bambini possano avere uno strumento per affrontare e superare il trauma della guerra e dello sfollamento, oltre che avere un ruolo positivo nella futura ricostruzione della Siria. <br />Il Libano ha stabilito una serie di lezioni serali in 238 scuole per fare fronte ad un numero maggiore di alunni nel corso dell’anno scolastico 2015-2016. Inoltre sono stati aumentati i posti per i rifugiati siriani nelle scuole del Libano, anche se molti sono rimasti scoperti a causa di problemi economici. Infatti, il 70% delle famiglie siriane non può permettersi spese per l’acquisto di materiale e mantenimento scolastico. <br />Oltre al fattore economico, tra gli altri motivi che pregiudicano l’alfabetizzazione, influiscono abusi e molestie cui sono sottoposti i ragazzi, l’uso di lingue che i piccoli siriani non conoscono o le norme di iscrizione previste da ogni scuola. I ragazzi di scuola media incontrano ostacoli ancora maggiori, come la difficoltà di ottenere la residenza legale dopo i 15 anni. Solo il 3% di loro è riuscito ad iscriversi a scuola lo scorso anno. Attualmente in Libano ci sono 1,1 milioni di rifugiati siriani registrati ufficialmente, la metà dei quali minorenni, anche se le autorità stimano siano di più. <br />Sat, 23 Jul 2016 09:53:50 +0200AFRICA/ANGOLA - Assemblea SECAM: si investe troppo poco nei media per evangelizzare l’Africahttp://www.fides.org/it/news/60496-AFRICA_ANGOLA_Assemblea_SECAM_si_investe_troppo_poco_nei_media_per_evangelizzare_l_Africahttp://www.fides.org/it/news/60496-AFRICA_ANGOLA_Assemblea_SECAM_si_investe_troppo_poco_nei_media_per_evangelizzare_l_AfricaLuanda - "La Chiesa deve assolutamente essere più presente sui media digitali in<br />maniera deliberata e consapevole": lo ha sottolineato il Vescovo della diocesi nigeriana di Oyo, Sua Ecc. Mons. Emmanuel Badejo, coordinatore del workshop dal titolo "L'influenza dei mezzi di comunicazione moderni e delle nuove ideologie sulla famiglia in Africa oggi", nell’ambito della 17ma Assemblea Plenaria del SECAM/SCEAM, in corso a Luanda .<br />Il Vescovo ha invitato a riflettere sul fatto che “miliardi di persone oggi si rivolgono ai social media come loro fonte di informazione, ma si investe troppo poco nei programmi dei media per l'evangelizzazione in Africa". Secondo le notizie diffuse dall’agenzia africana Canaa, pervenute a Fides, il Vescovo di Oyo ha quindi esortato i Pastori della Chiesa in Africa a "creare nuovi apostoli”, coinvolgendo “i giovani stessi, che sono nativi del mondo digitale e affidando loro i valori del Vangelo". <br />Riferendosi in particolare al tema dell’Assemblea, “La famiglia in Africa, ieri, oggi e domani: alla luce del Vangelo”, il Vescovo di Oyo ha sottolineato l’urgenza di educare le famiglie all’uso dei media, e soprattutto informarle “sui benefici e sui pericoli dei nuovi media", in quanto "i genitori che non hanno familiarità con il funzionamento di Internet sono più propensi a ignorare i pericoli", e "questo è ancor più vero in Africa".<br />A livello di diocesi e di parrocchie è quindi necessario promuovere incontri di formazione sui media moderni, guidati da esperti, per genitori e figli. Anche Vescovi, sacerdoti e religiosi devono assumere familiarità con i media, in modo di saper dare risposte documentate alle domande della gente. Purtroppo va rilevato un uso negativo dei moderni media digitali in alcune situazioni, tuttavia, ha rilevato Mons. Badejo che guida la Commissione Episcopale panafricana per le comunicazioni sociali , la Chiesa deve "continuare ad essere convinta che i benefici dei nuovi media superano di gran lunga i loro demeriti, anche riguardo alle possibilità pastorali e all'impegno spirituale". <br />Sat, 23 Jul 2016 09:34:46 +0200ASIA/CINA - “Gli sposi di Cana”: anche coppie non cristiane al campeggio spirituale sul matrimoniohttp://www.fides.org/it/news/60495-ASIA_CINA_Gli_sposi_di_Cana_anche_coppie_non_cristiane_al_campeggio_spirituale_sul_matrimoniohttp://www.fides.org/it/news/60495-ASIA_CINA_Gli_sposi_di_Cana_anche_coppie_non_cristiane_al_campeggio_spirituale_sul_matrimonioXian Xian – Sentire la presenza dello Spirito Santo nella vita matrimoniale; sperimentare la bellezza e la felicità del matrimonio cristiano: con questi propositi le 35 coppie cristiane e non cristiane della diocesi di Xian Xian, della provincia di He Bei, nella Cina continentale, hanno appena concluso il campeggio spirituale intitolato “Gli sposi di Cana”, che è stato organizzato dalla Commissione diocesana della pastorale della famiglia e del matrimonio, dal 12 al 18 luglio. <br />Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, il Vicario diocesano don Zhou, ha presieduto la Messa di apertura. Durante l’omelia ha sottolineato l’importanza del matrimonio per la Chiesa e per la società, incoraggiando i coniugi a consolidare la fede che è alla base di un matrimonio e di una famiglia sana e solida: “quando ci allontaniamo dal Signore, si indebolisce l’amore che ci unisce, la famiglia si frantuma e la coppia scoppia”. Inoltre, richiamando l’eventualità del divorzio, ha esortato: “il problema va affrontato insieme, con la fede e la spiritualità matrimoniale, magari con l’aiuto degli altri - sacerdoti, suore, catechisti - vista la varietà di sfide che la società odierna ci impone”. I partecipanti si sono detti molto soddisfati dell’esperienza, soprattutto le coppie non cristiane, che erano visibilmente commosse. <br />Sat, 23 Jul 2016 08:22:11 +0200