Fides News Italianohttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usASIA/LIBANO - “I cristiani e le altre minoranze in pericolo: fermate i violenti” ; appello dei Patriarchi delle Chiese Orientalihttp://www.fides.org/it/news/55822-ASIA_LIBANO_I_cristiani_e_le_altre_minoranze_in_pericolo_fermate_i_violenti_appello_dei_Patriarchi_delle_Chiese_Orientalihttp://www.fides.org/it/news/55822-ASIA_LIBANO_I_cristiani_e_le_altre_minoranze_in_pericolo_fermate_i_violenti_appello_dei_Patriarchi_delle_Chiese_OrientaliBeirut - In una dichiarazione pubblicata al termine della loro riunione che si è tenuta a Bkerké , i Patriarchi e i Capi delle Chiese orientali denunciano “i crimini contro l’umanità” commessi dallo Stato islamico in Iraq “contro i cristiani, gli yazidi e le altre minoranze”.<br />I Patriarchi sottolineano che la presenza cristiana è minacciata in diversi Paesi, in particolare in Egitto, Siria e Iraq. “I cristiani di questi Paesi sono vittime di aggressioni e di crimini odiosi, che li spingono ad emigrare a forza dai loro Paesi, dove sono cittadini originari da più di mille anni. Le società islamiche e arabe sono così private di una ricchezza umana, culturale, scientifica, economica e nazionale importante” afferma il documento pervenuto all’Agenzia Fides.<br />I Patriarchi ricordano la “grande catastrofe che si è abbattuta adesso sui cristiani dell’Iraq, su quelli di Mosul e dei 13 villaggi della piana di Ninive, così come sugli yazidi e sulle altre minoranze”. Dopo aver spinto all’esodo 120.000 persone, il Daech ha violato chiese, moschee e santuari, e ha demolito le abitazioni abbandonate da coloro che sono stati costretti a rifugiarsi nelle aree curde di Erbil e di Dohouk . Nel ringraziare coloro che offrono assistenza umanitaria agli sfollati, i Patriarchi chiedono un intervento deciso per fermare le “azioni criminali” del Daech. Si chiede in particolare alle istituzioni islamiche di pronunciarsi contro il Daech e gruppi simili, che con le loro azioni “danneggiano considerevolmente l’immagine dell’Islam nel mondo”.<br />Al termine della riunione i Patriarchi e i Capi delle Chiese orientali hanno incontrato Sua Ecc. Mons. Gabriele Caccia, Nunzio Apostolico a Beirut, e gli Ambasciatori di Stati Uniti, Russia e Gran Bretagna, oltre al rappresentante personale del Segretario Generale dell’ONU in Libano, e ai primi Consiglieri dell’ambasciata di Francia e di Cina. Thu, 28 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/PAKISTAN - Crisi politica e sociale: per i cristiani “l’unica via è il dialogo”http://www.fides.org/it/news/55821-ASIA_PAKISTAN_Crisi_politica_e_sociale_per_i_cristiani_l_unica_via_e_il_dialogohttp://www.fides.org/it/news/55821-ASIA_PAKISTAN_Crisi_politica_e_sociale_per_i_cristiani_l_unica_via_e_il_dialogoIslamabad – “L’unica via per affrontare e risolvere l’attuale crisi politica e sociale è il dialogo, nel rispetto dello stato di diritto e della Costituzione, fuori da misure populiste”: lo afferma all’Agenzia Fides p. Yousaf Emmanuel, Direttore nazionale della Commissione “Giustizia e Pace” dei Vescovi pakistani, commentando il delicato momento politico che vive la nazione. <br />La capitale Islamabad infatti è bloccata da oltre 20mila manifestanti di due partiti politici di opposizione. il Pakistan Tehrik-i-Insaaf , guidato dall’ ex-campione di cricket Imran Khan, e il Pakistan Awami Tehreek , con a capo il predicatore islamico Tahir ul-Qadri. I due chiedono le dimissioni del Premier Nawaz Sharif, che respinge l’ipotesi, e lo scioglimento del Parlamento. Nawaz Sharif, inoltre, è accusato formalmente da un tribunale di omicidio, dopo il raid della polizia che ha ucciso 14 persone e fatto 100 feriti tra i membri del movimento di Qadri, il 17 giugno scorso a Lahore.<br />P. Emmanuel spiega a Fides: “Alcuni leader politici hanno proposto una soluzione, finora senza successo. Bisogna sostenere la via del dialogo, fuori dal populismo e abbandonando posizioni radicali. Le dimissioni del Primo Ministro, secondo la nostra Carta costituzionale, possono avvenire solo con la sfiducia del Parlamento, non certo per l’invocazione della piazza”. Per ora la protesta è pacifica ma, nota il Direttore della Commissione, “proclami come quello del ‘giorno della rivoluzione’, annunciato da Qadri, sono pericolosi. Potrebbero generare violenza e conseguenze gravi, fino al golpe militare. Il Pakistan ha imboccato da pochi anni la strada della democrazia, che è ancora fragile. Bisogna tutelarla. L’esercito ha preso il potere già quattro volte nella nostra storia nazionale, non vorremmo avvenisse la quinta volta”. <br />Il sacerdote di Lahore conclude: “E’ vero che alcune istanze della protesta sono giuste, come la lotta alla povertà e alla corruzione o l’urgenza di fornire energia elettrica a tutta la popolazione. Fanno parte delle legittime esigenze di giustizia che tocca al governo affrontare. Ma la giustizia non si può mai disconnettere dalla pace: la via da percorrere è sempre la rivendicazione pacifica, nel rispetto dei diritti di tutti e della democrazia”. Thu, 28 Aug 2014 00:00:00 +0200AFRICA/CAMERUN - Dietro le azioni di Boko Haram in Camerun si nasconde una guerriglia locale?http://www.fides.org/it/news/55820-AFRICA_CAMERUN_Dietro_le_azioni_di_Boko_Haram_in_Camerun_si_nasconde_una_guerriglia_localehttp://www.fides.org/it/news/55820-AFRICA_CAMERUN_Dietro_le_azioni_di_Boko_Haram_in_Camerun_si_nasconde_una_guerriglia_localeYaoundé - L’esercito del Camerun ha affermato di aver respinto un attacco della setta islamista Boko Haram lungo il confine con la Nigeria, nella regione di Fotokol . Nel corso dei combattimenti almeno 27 appartenenti a Boko Haram sono stati uccisi.<br />Le autorità di Yaoundé hanno inoltre dichiarato di aver prestato assistenza per il rimpatrio di un migliaio di soldati nigeriani che si erano ritirati in territorio camerunese di fronte all’offensiva di Boko Haram sul versante nigeriano della frontiera.<br />Nel frattempo sulla stampa camerunese, consultata dall’Agenzia Fides, si fa strada l’ipotesi che nell’estremo nord del Camerun, area che confina con la Nigeria, si sia creata una guerriglia locale che usa come schermo il gruppo nigeriano per mascherare le proprie azioni. Tra queste vi sarebbero i rapimenti di diversi cittadini stranieri avvenuti negli ultimi 18 mesi, compresi quelli di p. Georges Vandenbeusch, sacerdote Fidei Donum francese rapito nell’ottobre 2013 e rilasciato il 31 dicembre, e quelli dei due sacerdoti Fidei Donum italiani e di una suora canadese, rilasciati il 31 maggio. I rapimenti e gli assalti attribuiti a Boko Haram in Camerun non sono stati però rivendicati dalla setta islamista.<br />Il rinvenimento, sul luogo del rapimento di p. Vandenbeusch, di munizioni di fabbricazione israeliana , sembra essere un indizio di possibili complicità con i rapitori all’interno dei militari regolari. Secondo questa ipotesi, alcuni uomini politici ostili all’attuale dirigenza di Yaoundé, avrebbero reclutato diversi giovani della zona in vista di creare un gruppo di guerriglia, in parte finanziato con i rapimenti di cittadini stranieri. Boko Haram si sarebbe quindi incaricato solo di custodire gli ostaggi in territorio nigeriano per conto dei suoi complici camerunesi. Thu, 28 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/INDIA - Proibizione di alcolici in Kerala: riguarderà anche il vino per la Messa?http://www.fides.org/it/news/55819-ASIA_INDIA_Proibizione_di_alcolici_in_Kerala_riguardera_anche_il_vino_per_la_Messahttp://www.fides.org/it/news/55819-ASIA_INDIA_Proibizione_di_alcolici_in_Kerala_riguardera_anche_il_vino_per_la_MessaKochi – L’utilizzo del vino nella messa cattolica è divenuto parte del dibattito politico pubblico in Kerala: Oommen Chandy, Primo ministro dello stato dell’India meridionale – dove la presenza cristiana sfiora il 20% della popolazione – ha infatti annunciato la decisione dell’esecutivo locale di proibire la vendita e il consumo di alcolici nello stato, tramite un percorso in diverse fasi che, nell’arco di alcuni anni, diverrà divieto totale. <br />Come riferito a Fides, alcuni gruppi indù hanno paventato l’imposizione del divieto anche alle celebrazioni cristiane. V.M. Sudheeran, leader del partito del Congresso in Kerlala, nota che "la richiesta di vietare il vino nelle chiese non è corretta, ricordando che l’uso del vino è parte di un rituale e di una tradizione in voga da secoli". “Sarebbe una grave interferenza nel culto”, afferma.<br />Il divieto punta a limitare l’uso e l’abuso di alcol nello stato, riducendone progressivamente la concessione delle licenze di vendita e somministrazione. Ad esempio dal 1° aprile 2015, solo gli hotel a cinque stelle potranno somministrate alcolici. Con 8,3 litri pro capite all’anno, il Kerala registra il più alto consumo di alcolici in India, mentre il consumo medio pro capite nella nazione è di 4 litri l'anno.<br />Al fine di tutelare la salute pubblica e limitare la piaga dell’alcolismo, la Chiesa cattolica e le organizzazioni musulmane presenti nello stato hanno detto di appoggiare il percorso tracciato del governo con provvedimenti verso il proibizionismo. Thu, 28 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/PAKISTAN - Donne di diverse religioni: fermare le uccisioni di cristiani e musulmani in Iraqhttp://www.fides.org/it/news/55818-ASIA_PAKISTAN_Donne_di_diverse_religioni_fermare_le_uccisioni_di_cristiani_e_musulmani_in_Iraqhttp://www.fides.org/it/news/55818-ASIA_PAKISTAN_Donne_di_diverse_religioni_fermare_le_uccisioni_di_cristiani_e_musulmani_in_IraqLahore – Una solenne preghiera e un forte appello a fermare le uccisioni di musulmani e cristiani innocenti in corso in Iraq: è quanto chiede il Consiglio per il Dialogo interreligioso Pakistan, forum avviato dal frate cappuccino p. Francis Nadeem a Lahore. Come riferito a Fides da P. Nadeem, il Consiglio ha organizzato nei giorni scorsi un incontro di preghiera interconfessionale e interreligioso convocando, in special modo le donne. Donne cristiane e musulmane hanno pregato, fianco a fianco, per le vittime cristiani e musulmane in Iraq e a Gaza, elevando un grido di pace per il Medio Oriente. <br />Come riferisce p. Nadeem, che ha guidato l’incontro, donne rappresentanti di fedi diverse, appartenenti a diversi percorsi di vita e classi sociali, donne di organizzazioni della soceitò civile hanno partecipato in gran numero alla riunione.<br />Dall’assemblea si è levato un accorato appello alle Nazioni Unite, ai leder politici dei diversi sostai, alla comunità internazionale: urge prendere misure immediate per fermare le uccisioni di cristiani e musulmani innocenti in Iraq e a Gaza, tra i quali bambini, donne, giovani e anziani. <br />La preghiera ha poi abbracciato tutte quelle situazioni, in altre parti del mondo, in cui si versa il sangue di vittime innocenti, nella certezza che la vita dell’uomo è il dono più prezioso, da tutelare con ogni mezzo. Wed, 27 Aug 2014 00:00:00 +0200AFRICA/SENEGAL - Casamance: i giovani cattolici lanciano un appello per accelerare il processo di pacehttp://www.fides.org/it/news/55817-AFRICA_SENEGAL_Casamance_i_giovani_cattolici_lanciano_un_appello_per_accelerare_il_processo_di_pacehttp://www.fides.org/it/news/55817-AFRICA_SENEGAL_Casamance_i_giovani_cattolici_lanciano_un_appello_per_accelerare_il_processo_di_paceDakar - Un rinnovato appello per la pace nella regione secessionista senegalese della Casamance è stato lanciato dagli appartenenti della giovane corale Julien Jouga.<br />Secondo una nota inviata all’Agenzia Fides i giovani hanno chiesto allo Stato senegalese, al Movimento delle Forze Democratiche della Casamance e alla società civile perché accelerare il processo di pace.<br />Si chiede al governo di rispettare gli impegni presi nei confronti della popolazione locale, in particolare per quel che riguarda le politiche di sviluppo della regione, lo sminamento del territorio, il ritorno dei rifugiati e degli sfollati e l’assistenza alle vittime delle mine.<br />Si invita l’MFDC a tracciare un percorso per risolvere le divisioni interne e quindi presentare una posizione comune in vista di un dialogo costruttivo con il governo.<br />Alla società civile, i giovani chiedono infine di lanciare “un’offensiva di pace” nazionale per accompagnare la trattativa per mettere fine al conflitto nella Casamance. Wed, 27 Aug 2014 00:00:00 +0200AFRICA/CAMERUN - Boko Haram minaccia il nord del Camerunhttp://www.fides.org/it/news/55816-AFRICA_CAMERUN_Boko_Haram_minaccia_il_nord_del_Camerunhttp://www.fides.org/it/news/55816-AFRICA_CAMERUN_Boko_Haram_minaccia_il_nord_del_CamerunYaoundé - La setta islamista nigeriana Boko Haram estende le sue attività al Camerun, ingaggiando scontri con i militari di Yaoundé nei pressi della città di frontiera di Ashigashiya. <br />Secondo fonti di stampa gli i miliziani avrebbero già conquistato la parte nigeriana della città e si appresterebbe a conquistare l’area che si trova in territorio camerunese . Una fonte locale ha raccontato all’Agence France Press che durante un’incursione notturna nell’area camerunese i miliziani di Boko Haram avrebbe sgozzato tre persone sul sagrato della locale chiesa cattolica.<br />A 250 chilometri da Ashigashiya i guerriglieri di Boko Haram che hanno conquistato la città nigeriana di Gamboru Ngala, hanno cercato di far saltare il ponte che unisce la Nigeria al Camerun, dopo che l’esercito di Yaoundé ha respinto un attacco contro la città di frontiera di Fotokol, dove si sono ripiegati i soldati nigeriani che difendevano l’area.<br />Il 27 luglio il vice Premier del Camerun era scampato ad un tentativo di rapimento da parte di Boko Haram a Kolofata , nel corso del quale la moglie dell’uomo politico era stata sequestrata. La donna è ancora nella mani della setta islamista. Secondo fonti locale infine da alcuni giorni non si hanno notizie del principale negoziatore nelle trattative per la liberazione degli ostaggi stranieri rapiti da Boko Haram nel territorio del Camerun. Tra questi vi sono due sacerdoti Fidei Donum ed una suora canadese rilasciati il 31 maggio. Il deputato Abba Malla, è scomparso dopo aver effettuato una telefonata ad un suo collaboratore nella quale affermava di essersi recato nello Stato nigeriano di Borno per trattare la liberazione di alcuni lavoratori cinesi rapiti a metà maggio nel nord del Camerun. Wed, 27 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/IRAQ - I Vescovi australiani: condanna del terrorismo, solidarietà e preghiera per i perseguitatihttp://www.fides.org/it/news/55815-ASIA_IRAQ_I_Vescovi_australiani_condanna_del_terrorismo_solidarieta_e_preghiera_per_i_perseguitatihttp://www.fides.org/it/news/55815-ASIA_IRAQ_I_Vescovi_australiani_condanna_del_terrorismo_solidarieta_e_preghiera_per_i_perseguitatiSydney – Profonda preoccupazione per la crisi umanitaria che continua a peggiorare nel nord dell'Iraq, aperta condanna dell'uso del terrorismo in nome della religione: è quanto esprimono, in un comunicato inviato all’Agenzia Fides, i Vescovi australiani, intervenendo sulla crisi in Medio Oriente.<br />“Decine di migliaia di cristiani sono stati costretti a fuggire da Mosul, Qaraqosh e da altre zone del nord dell'Iraq, mentre i militati dello Stato islamico intimano loro di convertirsi all'Islam, pena la morte”, ricorda il testo, notando le gravi condizioni di yazidi, musulmani sciit, le minoranze etniche e religiose in Iraq. Constatando la brutalità dell’IS il testo nota che “il governo iracheno si è dimostrata incapace di difendere i propri cittadini da questi attacchi”. <br />“Di fronte a tale orrore – proseguono i Vescovi – i nostri cuori vanno a coloro che sono perseguitati e che stanno soffrendo a causa delle loro convinzioni. Noi siamo accanto ai nostri fratelli cristiani del Medio Oriente e invitiamo la comunità internazionale a garantire la sicurezza delle popolazioni del nord dell'Iraq, fermando la pulizia religiosa”. <br />I Vescovi ringraziano il governo australiano per la decisione di offrire aiuti umanitari in Iraq e affermano che “l’Australia ha un ruolo importante da svolgere come membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per garantire il futuro del popolo iracheno”.<br />In solidarietà con il popolo iracheno, conclude l’appello dei Vescovi, “chiediamo ai fedeli cattolici di tutta l'Australia di rivolgere a Dio una speciale preghiera per il popolo iracheno in questo fine settimana, ringraziando per la grande fede che dimostra e chiedendo a Dio di proteggere e vegliare su tutti gli sfollati e su quanti soffrono”. Wed, 27 Aug 2014 00:00:00 +0200AFRICA/NIGERIA - “Il governo dice che Boko Haram non controlla Gwoza? Ci mostri i video” chiede Mons. Kaigamahttp://www.fides.org/it/news/55814-AFRICA_NIGERIA_Il_governo_dice_che_Boko_Haram_non_controlla_Gwoza_Ci_mostri_i_video_chiede_Mons_Kaigamahttp://www.fides.org/it/news/55814-AFRICA_NIGERIA_Il_governo_dice_che_Boko_Haram_non_controlla_Gwoza_Ci_mostri_i_video_chiede_Mons_KaigamaAbuja - “Vorremo vedere le prove visive che ci confermino quello che le autorità dicono a voce, ovvero che le aree sulle quali Boko Haram ha proclamato il Califfato sono tornate sotto il controllo del governo” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Ignatius Ayau Kaigama, Arcivescovo di Jos e Presidente della Conferenza Episcopale Nigeriana, dopo che il leader della setta islamista Boko Haram, Abubakar Muhammad Shekau, ha dichiarato di aver inglobato nel “califfato islamico” Gwoza, città nel nord-est della Nigeria, che sarebbe caduta sotto il controllo della milizia islamista .<br />“Finora abbiamo avuto solo comunicati di smentita da parte del governo- dice Mons. Kaigama- Vorremmo vedere i video che ci mostrino che l’esercito pattuglia Gwoza, che gli esercizi commerciali sono aperti e che la popolazione svolge liberamente le proprie attività. Insomma il governo ci deve convincere che Boko Haram non è in controllo dell’area”.<br />Mons. Kaigama lamenta inoltre “la sindrome da smentita che, finché non verrà supportata da fatti concreti, fa sì che viviamo nell’incertezza”. “È ora di finirla con le mezze verità: se i soldati sono costretti a fuggire di fronte a Boko Haram perché non sono dotati dei necessari equipaggiamenti lo si dica chiaramente e si trovino le soluzioni al problema” conclude l’Arcivescovo.<br />Secondo fonti di stampa locale circa 500 soldati nigeriani, insieme a migliaia di civili, sono fuggiti di fronte ad una nuova offensiva di Boko Haram dalla città di Gamboru Ngala a Fotokol, una città in territorio del Camerun alla frontiera con la Nigeria. Tue, 26 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/INDONESIA - I Vescovi: “I cattolici appoggiano il presidente Joko Widodo”http://www.fides.org/it/news/55813-ASIA_INDONESIA_I_Vescovi_I_cattolici_appoggiano_il_presidente_Joko_Widodohttp://www.fides.org/it/news/55813-ASIA_INDONESIA_I_Vescovi_I_cattolici_appoggiano_il_presidente_Joko_WidodoSemarang – "I cattolici indonesiani sostengono il nuovo presidente Joko Widodo. E accolgono con favore il passo di costituire una apposita Corte per i diritti umani in Indonesia”: lo dichiara all’Agenzia Fides S. Ecc. Mons. Johannes Pujasumarta, Arcivescovo di Semarang e Segretario della Conferenza Episcopale dell’Indonesia. <br />Secondo il Presule, “Widodo è un presidente animato da uno spirito costruttivo e sinceramente impegnato per il bene comune. Può essere un presidente che mette in pratica principi che appartengono anche alla dottrina sociale della Chiesa come: l’attenzione ai più poveri, la trasparenza, l’armonia interreligiosa, la tutela delle minoranze, il rispetto dei diritti umani, la giustizia sociale. I cristiani indonesiani apprezzano che ‘Jokowi’ si sia impegnato solennemente a seguire la Pancasila ”.<br />“La volontà di istituire una Corte speciale per i diritti umani in Indonesia, annunciata da Widodo – afferma il Segretario della Conferenza episcopale – è un ottimo inizio e mostra la buona volontà del presidente. Vediamo buone speranza per il futuro del paese: la presidenza inizia sotto i migliori auspici”.<br />Il nuovo presidente indonesiano Joko Widodo, eletto il 9 luglio, è stato confermato dopo la sentenza della Corte costituzionale che il 21 agosto ha respinto le accuse di brogli e irregolarità nel voto, denunciate in un ricorso dello sfidante Prabowo Subianto. I giudici hanno confermato la vittoria dell'ex governatore di Jakarta, il 50enne musulmano Widodo, che nel suo programma politico ha inserito e ampiamente usato parole-chiave come rispetto delle minoranze, tolleranza, armonia interreligiosa, lotta al fanatismo, democrazia, lotta alla corruzione. Tue, 26 Aug 2014 00:00:00 +0200AFRICA/CONGO RD - Offensiva contro l’ADF-Nalu; la società civile: “agire per liberare i 600 ostaggi detenuti dal gruppo”http://www.fides.org/it/news/55812-AFRICA_CONGO_RD_Offensiva_contro_l_ADF_Nalu_la_societa_civile_agire_per_liberare_i_600_ostaggi_detenuti_dal_gruppohttp://www.fides.org/it/news/55812-AFRICA_CONGO_RD_Offensiva_contro_l_ADF_Nalu_la_societa_civile_agire_per_liberare_i_600_ostaggi_detenuti_dal_gruppoKinshasa - Il Coordinamento della Società Civile del Nord Kivu in una nota inviata all’Agenzia Fides, “si felicita per i risultati finora conseguiti dalle forze armate della Repubblica Democratica del Congo nella caccia ai ribelli ugandesi dell’ADF-Nalu”. L’ADF-Nalu è un gruppo di guerriglia nato dall’unione di due precedenti movimenti che si battono contro il governo ugandese, l’Allied Democratic Forces e il National Army for the Liberation of Uganda. <br />L’ADF-Nalu in realtà più che combattere in territorio ugandese contro l’esercito di Kampala, si è insediato da tempo nel Nord-Kivu congolese e, analogamente ad altri gruppi simili presenti nell’est della RDC, si dedica al taglieggiamento della popolazione civile e allo sfruttamento illegale delle risorse naturali congolesi. La nota ricorda che i guerriglieri “detengono più di 600 ostaggi” e chiede, ora che sono stati indeboliti e isolati dalle loro zone di rifornimento, di intensificare le operazione per portare alla liberazione delle persone rapite. Tra queste vi sarebbero i 3 padri assunzionisti di nazionalità congolese, Jean-Pierre Ndulani, Anselme Wasikundi e Edmond Bamutute, scomparsi la sera del 19 ottobre 2012 nella loro parrocchia Notre-Dame des Pauvres di Mbau, a 22 km da Beni .<br />Di recente era stata diffusa la notizia della loro uccisione perché “si sarebbero rifiutati di convertirsi all’islam integralista dei terroristi dell’ADF-Nalu” . Una notizia che non ha finora trovata conferma. Tue, 26 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/LAOS - Cristiani riconosciuti non colpevoli di omicidio, ma ancora detenutihttp://www.fides.org/it/news/55811-ASIA_LAOS_Cristiani_riconosciuti_non_colpevoli_di_omicidio_ma_ancora_detenutihttp://www.fides.org/it/news/55811-ASIA_LAOS_Cristiani_riconosciuti_non_colpevoli_di_omicidio_ma_ancora_detenutiSavannakhet – Cinque cristiani accusati dell'omicidio di una donna convertitasi al cristianesimo nella provincia di Savannakhet, sono stati riconosciuti “non colpevoli”, ma non sono ancora stati rilasciati. Come riferito all’Agenzia Fides dall’organizzazione “Human Rights Watch per Lao Religious Freedom” i cinque accusati sono il Pastore Kaithong, altri tre leader di nome Puphet, Muk e Hasadee, e un altro cristiano conosciuto come Tiang. Sono detenuti dal 23 giugno senza aver commesso alcun reato e nessuna data è stata fissata per il loro rilascio. <br />I cinque cristiani furono accusati di aver ucciso la signora Chan, una donna convertitasi al cristianesimo, deceduta dopo due anni di malattia . I cinque, conoscendo le sue gravi condizioni di salute, erano andati a visitarla nel villaggio di Atsaphangthong, per portarle conforto. Deceduta mentre i cinque erano là, ai cristiani locali è stato anche impedito di celebrare per lei un funerale cristiano. Le autorità di polizia hanno poi arrestato il Pastore Kaithong e gli altri quattro cristiani, accusandoli di aver avvelenato la donna. <br />Quella di Savannakhet risulta essere una delle peggiori province per le violazioni della libertà religiosa in Laos: negli ultimi anni sono stati frequenti episodi di minacce, sfratto, arresto e detenzione, interruzione di incontri e servizi religiosi, a danno dei cristiani locali. <br />L’Ong Christian Solidarity Worldwide, che monitora la libertà religiosa nel mondo, invita il governo provinciale di Savannakhet a rilasciare subito i cinque cristiani innocenti. Tue, 26 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/INDIA - Violenze e abusi sui cristiani da parte di militanti indùhttp://www.fides.org/it/news/55810-ASIA_INDIA_Violenze_e_abusi_sui_cristiani_da_parte_di_militanti_induhttp://www.fides.org/it/news/55810-ASIA_INDIA_Violenze_e_abusi_sui_cristiani_da_parte_di_militanti_induNew Delhi – Una vedova percossa da estremisti indù nello stato di Jharkhand; gruppi cristiani minacciati in Karnataka; un celebrazione di culto interrotta in Uttar Pradesh: come riferisce a Fides l’Evangelical Fellowship of India, proseguono gli episodi di violenza, più o meno gravi, perpetrati da estremisti indù a danno dei cristiani. “I cristiani indiani intendono solo servire la nazione e condividere il Vangelo di Gesù Cristo che porta la riconciliazione con Dio e tra gli uomini”, afferma la nota di EFI inviata a Fides.<br />Tra gli episodi riferiti, quello in cui alcuni estremisti indù nello stato di Jharkhand ostacolano e boicottano una donna indiana vedova che vuole seguire Cristo: per questo l’hanno percossa, impedendole di attingere l’acqua da un pozzo pubblico, solo a causa della sua fede.<br />In Karnataka, invece, gruppi estremisti indù del gruppo etnico yadav hanno più volte minacciato i cristiani della stessa etnia, intimando loro di convertirsi all'induismo e accusando ingiustamente un Pastore cristiano di conversioni forzate.<br />Le comunità cristiane in Uttar Pradesh, infine, continuano a subire abusi e violenze dal gruppo estremista Rashtriya Swayamsevak Sangh : nelle scorse settimane i militanti indù hanno fatto irruzione in una riunione di culto cristiano nei pressi di Agra, insultando e percuotendo i presenti. Mon, 25 Aug 2014 00:00:00 +0200AMERICA/EL SALVADOR - La Chiesa cattolica attende il rilascio di un sacerdote accusato di legami con la criminalitàhttp://www.fides.org/it/news/55809-AMERICA_EL_SALVADOR_La_Chiesa_cattolica_attende_il_rilascio_di_un_sacerdote_accusato_di_legami_con_la_criminalitahttp://www.fides.org/it/news/55809-AMERICA_EL_SALVADOR_La_Chiesa_cattolica_attende_il_rilascio_di_un_sacerdote_accusato_di_legami_con_la_criminalitaSan Salvador – Rilasciare immediatamente padre Antonio Rodriguez, noto come “padre Tono”, sacerdote impegnato nella Pastorale carceraria, accusato di avere legami con bande criminali: è quanto chiede l’Arcivescovo José Luis Escobar Alasdijo, che ha dichiarato di avere trovato una risposta positiva da parte delle autorità. “Come una chiesa cattolica ci aspettiamo l'immediato rilascio del sacerdote”, afferma in un messaggio giunto a Fides, dato che tutti ritengono l’uomo pienamente innocente rispetto alle accuse mossegli. Il Presule ha detto che, dopo il proficuo incontro con le autorità, ci si può attendere una sua liberazione: “Siamo molto vicini al p. Rodrigueza. Stiamo pregando per la sua liberazione. E’ importante tenere a mente ciò che il padre Tono ha fatto in oltre 10 anni di vicinanza ai bisognosi e agli emarginati”<br />Don Antonio Rodriguez è stato arrestato la mattina del 30 ottobre 2013, con l’accusa di “associazione a una banda criminale”. Nei mesi scorsi molte organizzazioni della società civile e della Chiesa salvadoregna hanno mostrato forte sostegno e solidarietà verso il sacerdote, organizzando numerose manifestazioni per ribadire la sua innocenza. Mon, 25 Aug 2014 00:00:00 +0200AFRICA/MOZAMBICO - Firmato il cessate il fuoco con la Renamo in vista delle elezioni di ottobrehttp://www.fides.org/it/news/55808-AFRICA_MOZAMBICO_Firmato_il_cessate_il_fuoco_con_la_Renamo_in_vista_delle_elezioni_di_ottobrehttp://www.fides.org/it/news/55808-AFRICA_MOZAMBICO_Firmato_il_cessate_il_fuoco_con_la_Renamo_in_vista_delle_elezioni_di_ottobreMaputo -Firmato ieri, domenica 24 agosto, un accordo per il cessate il fuoco tra il governo mozambicano, guidato dal Frelimo, e gli ex guerriglieri della Renamo che pone fine a due anni di guerra cosiddetta “ a bassa intensità” che aveva provocato qualche centinaia di vittime.<br />La Renamo è l’ex gruppo di guerriglia che all’indomani dell’indipendenza nazionale dal Portogallo, nel 1975 si era scontrato fino al 1992 con il governo del Frelimo . <br />Da allora la Renamo è diventato il principale partito d’opposizione, ma negli ultimi due anni era risorta la sua ala militare dopo che nel 2012 il suo leader Afonso Dhlakama si era nascosto in una base nella foresta di Gorongosa, per chiedere una migliore condivisione delle ricchezze nazionali.<br />L’accordo segnato ieri renderà possibile la tenuta il 15 ottobre delle elezioni presidenziali e legislative. In base alle intese i militari della Renamo verranno integrati nelle forze armate regolari anche se Dhlakama potrà mantenere alcune centinaia di uomini armati come guardie del corpo. Mon, 25 Aug 2014 00:00:00 +0200AFRICA/LIBIA - “Stiamo vivendo l’ascetica francescana “grazie” ai combattimenti” dice Mons. Martinellihttp://www.fides.org/it/news/55807-AFRICA_LIBIA_Stiamo_vivendo_l_ascetica_francescana_grazie_ai_combattimenti_dice_Mons_Martinellihttp://www.fides.org/it/news/55807-AFRICA_LIBIA_Stiamo_vivendo_l_ascetica_francescana_grazie_ai_combattimenti_dice_Mons_MartinelliTripoli - “Fino a questa mattina presto abbiamo sentito esplosioni e combattimenti ma ora sembra esserci una tregua. Alcuni dicono che la situazione dovrebbe migliorare ma non ci credo finché non lo vedrò, finché non riusciremo a dormire la notte” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli Vicario Apostolico di Tripoli, dove negli ultimi giorni si sono registrati pesanti combattimenti per il controllo dell’aeroporto e di altri punti chiave della capitale libica. Alcuni aerei, non si sa se libici o più verosimilmente di Stati limitrofi, hanno effettuato alcuni raid sulle milizie di Misurata che sembrano avere preso il controllo dello scalo aeroportuale, strappandole a quelle di Zintan.<br />Mons. Martinelli sottolinea che la penuria di carburante le frequenti interruzione dell’erogazione dell’elettricità, che possono durare anche 6-10 ore, creano pesanti disagi alla popolazione. “Diciamo- dice il Vicario Apostolico che è un francescano- che la Libia ci aiuta a vivere l’ascetica della privazione, del distacco dai beni materiali, della perfetta letizia per dirla in termini francescani”<br />Per quel che concerna la situazione della piccola comunità cristiana, Mons. Martinelli dice che “la Chiesa si svuota sempre di più ma resta un gruppo che vuole continuare ad andare avanti. Forse 300-400 persone, in gran parte filippine e soprattutto africani, che svolgono lavori occasionali in particolare nell’edilizia. Cercheremo di resistere anche noi per offrire un servizio a questi nostri fratelli”.<br />“Imploro tutti di pregare per la Libia, chiedendo l’intercessione di Maria, perché solo la preghiera ci può dare la forza di superare questi momenti” conclude Mons. Martinelli Mon, 25 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/PAKISTAN - La Commissione Giustizia e Pace: urge istituire il Consiglio nazionale per i diritti delle minoranzehttp://www.fides.org/it/news/55806-ASIA_PAKISTAN_La_Commissione_Giustizia_e_Pace_urge_istituire_il_Consiglio_nazionale_per_i_diritti_delle_minoranzehttp://www.fides.org/it/news/55806-ASIA_PAKISTAN_La_Commissione_Giustizia_e_Pace_urge_istituire_il_Consiglio_nazionale_per_i_diritti_delle_minoranzeLahore – Urge istituire in Pakistan il Consiglio nazionale per i diritti delle minoranze, realizzando quanto stabilito dalla Corte Suprema: è quanto afferma la Commissione Giustizia e la Pace in seno alla Conferenza episcopale del Pakistan. Come appreso da Fides, la Commissione ha tenuto nelle tre principali città pakistane, Karachi, Lahore e Islamabad consultazioni e meeting con esperti della società civile, intellettuali, associazioni, leader religiosi. Gli incontri intendevano esplorare le vie da seguire per migliorare la protezione dei diritti delle minoranze religiose. Un passo fondamentale – è emerso – è dare seguito e applicare la recente sentenza della Corte Suprema del Pakistan: infatti, con un provvedimento “Suo motu” , dopo la strage nella chiesa di Peshawar avvenuta settembre 2013, il presidente della Corte Suprema del Pakistan, Tassaduq Hussain Dilani, ha stabilito che il governo deve istituire un Consiglio nazionale per i diritti delle minoranze, deve formare gruppi speciali delle forze dell’ordine per proteggere i luoghi di culto non musulmani, e creare uno specifico Centro studi per combattere l’intolleranza religiosa.<br />I numerosi rappresentanti della società civile interpellati hanno rimarcato che questa sentenza è molto importante per la tutela dei diritti delle minoranze. La sentenza viene apprezzata “perché rappresenta uno strumento giuridico per salvaguardare la libertà religiosa in Pakistan: oggi lo stato ha raccomandazioni vincolanti, ed è un passo notevole”, hanno concordato gli esperti. <br />I partecipanti hanno auspicato un'alleanza delle diverse organizzazioni che operano per la tutela delle minoranze, invitandole a continuare nella campagna e a tenere alta l’attenzione dei mass-media: occorre fare pressioni sul governo perchè, senza indugiare, provveda a istituire il Consiglio.<br />Tra i passi necessari per i gruppi della società civile, occorre maggiore coinvolgimento dei leader religiosi, accrescere la consapevolezza a livello di base, mettere in rete le competenze e collaborare a livello giuridico. Mon, 25 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/INDIA - Massacri in Orissa, l’Arcivescovo Barwa: “Fare memoria per avere giustizia”http://www.fides.org/it/news/55805-ASIA_INDIA_Massacri_in_Orissa_l_Arcivescovo_Barwa_Fare_memoria_per_avere_giustiziahttp://www.fides.org/it/news/55805-ASIA_INDIA_Massacri_in_Orissa_l_Arcivescovo_Barwa_Fare_memoria_per_avere_giustiziaBhubaneswar – “Fare memoria dei massacri anticristiani in Orissa è utile per dire a tutta l’India: non accada più tale violenza. Per noi significa guardare con speranza il futuro, ma la speranza non può esser vuota: va riempita con la giustizia”: è quanto dice all’Agenzia Fides S. Ecc. mons. John Barwa SVD, Arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, nello stato indiano di Orissa, a sei anni dai massacri che nel 2008 colpirono al comunità cristiana nel distretto di Khandamal, nell’ovest dello stato. <br />Come riferito a Fides, l’anniversario sarà celebrato con una speciale “Giornata del Memoria” che il 25 agosto vedrà presenti nella capitale dello stato, Bhubaneswar, numerosi esponenti della società civile intellettuali e leader religiosi. Previsti convegni, manifestazioni pubbliche, marce per la pace, veglie di preghiera, per ricordare una pagina nera della storia indiana e che giustizia per le vittime. “E’ essenziale per i cittadini cristiani indiani, vittime della violenza, ottenere giustizia, che significa un risarcimenti, ricostruzione delle case, possibilità di tornare nei luoghi di origine. Vi sono ancora dei processi in corso davanti alla Corte Suprema e attendiamo l’esito con fiducia: i cittadini di fede cristiana chiedono di essere trattati come tutti gli altri, secondo principi uguaglianza e giustizia”, spiega l’Arcivescovo. <br />Mons. Barwa si recherà il 27 agosto proprio sui luoghi dei massacri, nel distretto di Khandamal per visitare le vittime e portare un messaggio di solidarietà e speranza. “Anche se l’estremismo indù è ancora presente in alcune aree, in questi cinque anni abbiamo lavorato e pregato per un cambiamento reale: alle manifestazioni della Giornata della Memoria sanno presenti anche cittadini e leader indù e di altre religioni. Saremo uniti per scongiurare ogni futura violenza”, conclude. <br />Secondo cifre fornite a Fides, duranti e massacri anticristiani registrati in Orissa nel 2008, quando oltre 400 villaggi furono “ripuliti” di tutti i cristiani; più di 5.600 case e 296 chiese furono bruciate, i morti furono 100 , migliaia i feriti, diverse donne violentate, 56.000 uomini, donne e bambini restarono senza casa. Suor Meena Barwa, nipote dell’Arcivescovo, fu violentata da più uomini e umiliata, costretta a sfilare seminuda per le strade dai suoi aguzzini, come trofeo di violenza. Nel marzo scorso un tribunale di primo grado nel distretto di Kandhamal, ha condanno tre persone e ne ha assolte sei per lo stupro della suora.<br />Come appreso da Fides, sulle 1.541 denunce presentate dai cristiani, 828 sono state effettivamente convertite in processo. In 169 casi, i procedimenti si sono già conclusi con piena assoluzione . Le assoluzioni, spiegano fonti di Fides, avvengono perché spesso i testimoni-chiave sono minacciati, intimiditi o impauriti. Altri 86 processi hanno visto condanne molto lievi. In altri 90 casi, le indagini sono ancora in corso, ma più passa il tempo, minori sono le possibilità di raccogliere prove inconfutabili. Sat, 23 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/IRAQ - Profughi cristiani accolti anche a Baghdad. Riunione per affrontare “l'emergenza-inverno”http://www.fides.org/it/news/55804-ASIA_IRAQ_Profughi_cristiani_accolti_anche_a_Baghdad_Riunione_per_affrontare_l_emergenza_invernohttp://www.fides.org/it/news/55804-ASIA_IRAQ_Profughi_cristiani_accolti_anche_a_Baghdad_Riunione_per_affrontare_l_emergenza_invernoErbil – Le Chiese presenti in Iraq si coordinano per affrontare insieme anche sui tempi medio-lunghi le emergenze vissute dalla moltitudine di iracheni coinvolti nell'esodo di massa da Mosul e dalle aree cadute sotto il controllo dei miliziani jihadisti dello Stato Islamico . A tale scopo una riunione operativa svoltasi nella giornata di venerdì 22 agosto presso la sede del Patriarcato caldeo situata a Ankawa – sobborgo a maggioranza cristiana di Erbil – ha visto i capi di tre Chiese orientali incontrarsi con i responsabili locali delle sigle politiche cristiane e di varie organizzazioni della società civile per iniziare a mettere a punto un piano coordinato di affronto dei problemi dei profughi in vista dell'inizio dell'anno scolastico e dell'avvicinarsi delle stagioni più fredde. All'incontro hanno preso parte il Patriarca caldeo Louis Raphael I, il Patriarca siro cattolico Ignatius Joseph III e il Patriarca siro ortodosso Ignatius Aphrem II, insieme a circa 40 membri di formazioni politiche e organizzazioni locali operanti nel Kurdistan iracheno. Tra le altre cose, è stato stabilito di creare comitati incaricati di svolgere riunioni periodiche di programmazione e coordinamento e si è insistito sulla necessità urgente di fornire alle famiglie di profughi complessi residenziali decenti o abitazioni prefabbricate per affrontare l'arrivo dell'autunno e dell'inverno. “La realtà” spiega all'Agenzia Fides Saad Sirop Hanna, Vescovo ausiliare di Babilonia del Caldei – è che il numero dei profughi è altissimo, e finora non si vede la possibilità di un loro ritorno nelle proprie case. I pochi villaggi liberati non sono ancora sicuri. Chi era andato a fare sopralluoghi per controllare lo stato delle proprie abitazioni è capitato di vedersi arrivare addosso colpi di mortaio lanciati dai jihadisti. E dal governo centrale finora non è ancora venuta nessuna iniziativa organica per affrontare il dramma dei profughi. La nuova squadra governativa non è ancora stata formata, ma le emergenze di chi ha perso tutto per fuggire e salvarsi la vita non possono aspettare i tempi lunghi della politica”. <br />Intanto, in assenza di un piano sostenuto dalle istituzioni centrali, anche i profughi cristiani trovano soluzioni autonome per sottrarsi al congestionamento delle strutture ricettive operanti in Kurdistan, messe a dura prova dall'emergenza umanitaria: “Molte famiglie cristiane fuggite da Mosul e dalla Piana di Ninive” riferisce a Fides il Vescovo Saad Sirop Hanna “negli ultimi giorni sono arrivate anche a Baghdad, dove hanno parenti e amici che hanno posto per ospitarli”. .Sat, 23 Aug 2014 00:00:00 +0200AFRICA/CONGO RD - Pesanti conseguenze umanitarie delle operazioni contro i gruppi di guerrigliahttp://www.fides.org/it/news/55803-AFRICA_CONGO_RD_Pesanti_conseguenze_umanitarie_delle_operazioni_contro_i_gruppi_di_guerrigliahttp://www.fides.org/it/news/55803-AFRICA_CONGO_RD_Pesanti_conseguenze_umanitarie_delle_operazioni_contro_i_gruppi_di_guerrigliaKinshasa -Le operazioni delle forze armate congolesi, appoggiate dai Caschi Blu della Missione ONU nella Repubblica Democratica del Congo , contro i gruppi ribelli che operano nell’est del Paese, stanno avendo pesanti conseguenze sulle popolazioni delle zone interessate dai combattimenti.<br />Secondo una nota inviata all’Agenzia Fides dall’Ufficio ONU per il coordinamento degli Affari Umanitari, più di 20.000 persone sono sfollate nell’area di Balobe, Territorio di Bafwesende, Distretto di Tshopo, nella Provincia Orientale, da quando a metà aprile l’esercito ha intrapreso un’azione militare contro la milizia del “maggiore” Luc Yabili, uno dei diversi gruppi armati che contribuiscono a creare il caos in ampie zone della RDC per poter sfruttare a proprio favore le immense risorse naturali nazionali.<br />Nel Nord Kivu l’esercito congolese è impegnato per smantellare la milizia Mayi-Mayi Tcheka e le Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda mentre nel Sud Kivu è in atto un’offensiva contro il Fronte Nazionale di Liberazione di origine burundese. Secondo la stampa congolese, gli scontri tra l’esercito e i guerriglieri dell’FNL, iniziati il 21 agosto, sono concentrati nelle aree di Kazimwe, Kisanga e Muhungu, la cui popolazione è in fuga verso Kiliba e Kahwuzi.<br />Per quanto riguarda l’FDLR nonostante che sia stata avviata l’operazione di disarmo e smobilitazione dei suoi combattenti, la società civile di Lubero ha accusato il 4 agosto le FDLR di aver ferito, a colpi di machete, nel corso delle ultime due settimane, dieci persone, nella zona di Magelegele, a circa 200 km a ovest di Butembo . Il presidente della società civile di Lubero, Joseph Malikidogo, ha inoltre accusato le FDLR di costringere la popolazione a lavori forzati, ed ha dichiarato di dubitare sull’esito finale del processo di disarmo volontario delle FDLR, perché esse continuano a commettere troppe atrocità contro la popolazione civile. Lo scorso giugno, anche la MONUSCO aveva espresso la sua preoccupazione per le violazioni dei diritti umani commesse dall’FDLR a Walikale, Lubero e Rutshuru, sempre nel Nord Kivu, compresi arresti arbitrari, furti di prodotti agricoli, minacce di morte, incendi di villaggi e torture fisiche. Sat, 23 Aug 2014 00:00:00 +0200