Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/MYANMAR - "Il futuro della nazione è nella compassione e nella riconciliazione": Lettera dei leader religiosi al popolohttp://www.fides.org/it/news/64243-ASIA_MYANMAR_Il_futuro_della_nazione_e_nella_compassione_e_nella_riconciliazione_Lettera_dei_leader_religiosi_al_popolohttp://www.fides.org/it/news/64243-ASIA_MYANMAR_Il_futuro_della_nazione_e_nella_compassione_e_nella_riconciliazione_Lettera_dei_leader_religiosi_al_popoloYangon - "Il futuro del Myanmar si basa sulla ricca storia e tradizione di convivenza multireligiosa e multietnica. A livello più profondo, questo promettente futuro è assicurato dai valori e dalle virtù della compassione, del benessere condiviso e della giustizia presenti nelle grandi tradizioni religiose del Myanmar". Lo affermano i leader religiosi del Myanmar, riuniti nel forum “Religions for Peace”, guidato dal Cardinale Charles Maung Bo, in una speciale Lettera alla popolazione diffusa oggi, 24 maggio, e inviata all’Agenzia Fides. <br />Nel testo si legge: "Come leader buddisti, cristiani, indù e musulmani del Myanmar e di tutta la regione, vi scriviamo in solidarietà con la speranza di pace. Siamo uniti ora in un momento cruciale, in cui si determina il futuro di questa nazione. Attraverso gli instancabili sforzi di innumerevoli uomini e donne, vi siete sforzati di superare la sofferenza e guarire le ferite del passato. Il Myanmar ha mostrato al mondo che era possibile una transizione pacifica del potere”.<br />La lettera ricorda che “durante il grande disastro del ciclone Nargis nel 2008 i monaci buddisti salvarono le persone colpite in tutti i villaggi; le agenzie umanitarie cristiane distribuirono aiuti a coloro che soffrivano; indù, musulmani e altri gruppi si unirono per aiutare i loro compatrioti” e afferma: "La compassione e la vita comune sono i valori fondamentali della gente del Myanmar e l'unità nella diversità è la forza di questa nazione”. <br />I leader religiosi ribadiscono: "Rifiutiamo l'uso improprio della religione e della razza per dividere il nostro popolo" e si impegnano a dare il loro contributo “per risolvere i conflitti intercomunitari e per far progredire la riconciliazione nazionale”, esprimendo "preghiere per la pace alla Conferenza di Panglong”, che “rafforzerà la transizione dalla dittatura alla democrazia, dal conflitto alla pace”, si rileva.<br />I leader prendono atto di "crescenti ostilità e grandi spostamenti di persone negli stati Kachin e Shan, che indeboliscono ulteriormente il processo di pace e riconciliazione", impegnandosi" a lavorare con il governo per raggiungere un accordo nazionale sulla base di un sistema federale democratico in Myanmar”.<br />La lettera afferma: "Condividiamo una visione dello sviluppo in Myanmar, che si basa sulla nozione di dignità umana, diritti umani e bene comune. Alla base della pace sostenibile c'è il rispetto e la realizzazione della dignità umana, l'innegabile e sacra essenza radicata nella nostra natura di esseri umani e di popoli”. I leader religiosi esortano a ricordare che “la profonda eredità spirituale del Myanmar si esprime negli insegnamenti delle grandi religioni del mondo praticate in questo paese", buddismo, cristianesimo, islam e induismo, tradizioni religiose che insegnano “compassione e riconciliazione", come ha ribadito Papa Francesco nella sua visita del paese.<br />Notando “l'incitamento all'odio sui social media che viola i principi spirituali fondamentali di tolleranza e rispetto" e le grandi masse di rifugiati , i leader "implorano il governo dell'Unione a intraprendere le azioni necessarie per assicurare la pace e il benessere delle popolazioni sfollate ed emarginate", citando la difficile situazione di tutte le comunità che vivono nello stato di Rakhine. <br />In quella situazione, si invitano le Nazioni Unite “a facilitare il processo per dare vita alla pace, allo sviluppo, all'istruzione e ai diritti umani per tutte le comunità nello Stato di Rakhine”, auspicando “una soluzione basata sulla dignità umana e sul benessere condiviso”. "Il futuro del popolo del Myanmar è nelle nostre preghiere", conclude la Lettera, firmata dal Cardinale Bo e da tutti i leader religiosi di “Religons for Peace” . <br />Thu, 24 May 2018 13:15:43 +0200AFRICA/MOZAMBICO - Cura dei malati di Aids: impegno della Confederazione delle Associazioni cattolichehttp://www.fides.org/it/news/64242-AFRICA_MOZAMBICO_Cura_dei_malati_di_Aids_impegno_della_Confederazione_delle_Associazioni_cattolichehttp://www.fides.org/it/news/64242-AFRICA_MOZAMBICO_Cura_dei_malati_di_Aids_impegno_della_Confederazione_delle_Associazioni_cattolicheMaputo - In Mozambico l’Aids è una malattia considerata un vero e proprio castigo e il malato spesso viene ripudiato dalla propria famiglia e abbandonato al suo destino. Nonostante la fornitura gratuita dei farmaci antiretrovirali, molti dei pazienti non riescono ad essere costanti nel trattamento e abbandonano le cure: da un lato non ci sono le condizioni per un’adeguata alimentazione e l’assunzione dei farmaci a stomaco vuoto provoca gastriti, vertigini e altri problemi di salute. Dall’altro, spesso è necessario integrare altri medicinali a pagamento e i pazienti non hanno i mezzi per coprire la spesa. A ciò si aggiunge anche la scarsa consapevolezza dell’importanza del trattamento e delle conseguenze, la poca comprensione delle informazioni del medico e altre motivazioni più personali.<br />Per cercare di far fronte a questo grave fenomeno, nel 2008 la Confederazione delle associazioni cattoliche presenti nel Paese africano ha fondato, a Maputo, il Centro Hakumana, che in xangana, lingua parlata in alcune zone nel centro-sud del Mozambico, significa “accoglienza, famiglia, focolare”. <br />“Si tratta di un centro diurno dove trovano ospitalità mamme con figli sieropositivi e che, sin da allora, offre supporto alimentare, sanitario-psicologico, informativo e di riabilitazione a tantissime famiglie che vivono nel Bairro Maxaquene, uno dei vari quartieri periferici che si sviluppano alla periferia della città di Maputo”, ha riferito a Fides suor Angelina Zenti, comboniana, referente del progetto.<br />Il progetto prevede sostegno a 500 ammalati di AIDS, per lo più donne e bambini, spesso orfani, malnutriti e loro stessi sieropositivi, assicurando loro medicine, cibo, ricovero e un pò di sostentamento settimanale per aiutare i più bisognosi con il pagamento dell’affitto o con la ristrutturazione delle loro case. <br />“Tra gli obiettivi - continua suor Angelina - ci siamo prefissate di offrire formazione e informazione sugli sviluppi della malattia per evitare inutili stigmatizzazioni e prevenirne la trasmissione; il miglioramento dell’alimentazione per le mamme e i bimbi sieropositivi; la realizzazione di corsi finalizzati al reinserimento nel mondo lavorativo; l’aiuto ai più bisognosi con il pagamento dell’affitto o con la ristrutturazione della propria casa”. <br />Il Centro offre inoltre la possibilità di seguire corsi di taglio e cucito per imparare un mestiere, corsi di informazione sulla malattia e di igiene, di avere un sopporto e una guida psicologica, mentre ai più piccoli è garantito il diritto allo studio con corsi di rinforzo scolastico e alfabetizzazione. Oggi le attività del centro si svolgono grazie alla collaborazione di volontari, sia personale medico specializzato che volontari, e delle suore missionarie comboniane insieme ad altre congregazioni religiose.<br /> <br /><br />Thu, 24 May 2018 12:41:04 +0200ASIA/INDIA - Cresce la violenza anticristiana sotto il governo Modi: nuovo Rapportohttp://www.fides.org/it/news/64241-ASIA_INDIA_Cresce_la_violenza_anticristiana_sotto_il_governo_Modi_nuovo_Rapportohttp://www.fides.org/it/news/64241-ASIA_INDIA_Cresce_la_violenza_anticristiana_sotto_il_governo_Modi_nuovo_RapportoNew Delhi - - Durante il governo di quattro anni del partito nazionalista indù "Bharatiya Janata Party" , del Premier Narendra Modi, che ha guidato il governo della "National Development Alliance" , la comunità cristiana in India ha affrontato attacchi senza precedenti, condotti da gruppi nazionalisti indù: lo dice uno studio indipendente, pubblicato da un forum di esperti e organizzazioni della società civile impegnati soprattutto nel lavoro sociale con gruppi della popolazione emarginati e vulnerabili . Il forum si chiama Wada Na Todo Abhiyan ed è una piattaforma nazionale della società civile di oltre 4.000 organizzazioni e individui. Il suo focus principale è sulla responsabilità del governo per eliminare la povertà e l'esclusione sociale.<br />Secondo il dettagliato documento di 140 pagine, inviato all'Agenzia Fides e titolato "Rapporto dei cittadini sui quattro anni del governo NDA, 2014-18. Promesse e realtà", il quadriennio in oggetto è stato doloroso per la comunità cristiana,e il 2017 e i primi quattro mesi del 2018 sono i più traumatici. <br />La Commissione per la libertà religiosa dell'organismo “Evaglical Fellowship of India, che monitora i casi di violenza, ha documentato almeno 351 casi di violenza nel 2017. E molte volte le violenze non vengono segnalate perché la vittima è terrorizzata o la polizia rifiuta di registrare un rapporto. Secondo l'analisi dei dati del 2017, è il Tamil Nadu lo stato più ostile, con maggior numero di violenze sui cristiani, con 52 casi. Seguono Uttar Pradesh con 50, Chhattisgarh con 43, Madhya Pradesh con 36, Maharashtra con 38. Escludendo il Tamil Nadu, gli altri stati sono governati dal BJP direttamente o in coalizione. La violenza del Tamil Nadu è prettamente legata alla discriminazione di casta: le vittime provengono in gran parte dalle cosiddette "caste inferiori" dei villaggi dove i gruppi dominanti si oppongono ai gruppi di preghiera nella case, modalità tipica dei gruppi evangelicali. <br />Anche i bambini di cristiani sono tra le vittime. Un gruppo di bambini cristiani che viaggiavano per partecipare a una celebrazione religiosa è stato attaccato da attivisti Hindu e i bambini sequestrati. Aspetti terrificanti di questa violenza sono gli stupri, in particolare delle suore cattoliche, e altre violenze di genere. Sono stati registrati almeno tre casi di stupro nel quadriennio. <br />Negli ultimi quattro anni si registra una crescente tendenza alla polarizzazione, portando all'esclusione sociale. In tale contesto, le proteste dei gruppi cristiani contro le "violenze di stato" sono state brutalmente represse.<br />Le organizzazioni governative, inclusa la Commissione nazionale delle minoranze, hanno espresso la loro impotenza. Molte strutture e funzionari governativi restano invischiate nella burocrazia o "sono organi formati da uomini politici riluttanti a intraprendere azioni in tal senso", rileva il documento.<br />Il Rapporto nota anche la presenza di leggi che generano discriminazione e violenza: il Relatore speciale per la libertà di religione e di credo del Consiglio Onu per i diritti umani ha notato che l'articolo 341, comma 3 della Costituzione, criminalizza la conversione dei cittadini indiani, della caste pi basse, al cristianesimo e all'islam. VI sono misure punitive che negano alla popolazione dei 180 milioni di dalit l'accesso all'occupazione nella pubblica amministrazione e agli istituti di istruzione superiore. Le leggi "sulla libertà di religione" presenti in sette stati indiani "negano i diritti e la libertà di fede" o sembrano dare licenza per colpire i cristiani e le loro istituzioni. <br />Il Rapporto della WNTA indaga anche su questioni di sviluppo in materia di istruzione, sanità, acqua e servizi igienico-sanitari, diritti territoriali, economia, bilanci, politiche fiscali, spazio della società civile, media, diritti umani, lavoro e occupazione, ambiente, funzionamento del parlamento, governance. Il forum si avvale di un rete capilalre sparsa su tutto il territorio indiano. Thu, 24 May 2018 11:53:09 +0200AFRICA/CONGO RD - “Si vuole smembrare il Nord Kivu, con il rischio di distruggere l’intero Paese” denunciano i Vescovihttp://www.fides.org/it/news/64240-AFRICA_CONGO_RD_Si_vuole_smembrare_il_Nord_Kivu_con_il_rischio_di_distruggere_l_intero_Paese_denunciano_i_Vescovihttp://www.fides.org/it/news/64240-AFRICA_CONGO_RD_Si_vuole_smembrare_il_Nord_Kivu_con_il_rischio_di_distruggere_l_intero_Paese_denunciano_i_VescoviKinshasa - “Nel Nord Kivu, una certa tendenza politica sta spingendo alla frammentazione e allo spaccatura della provincia, per i suoi interessi particolari, in spregio alla volontà della popolazione desiderosa dell'unità del Nord Kivu in una Repubblica Democratica del Congo unita” afferma il messaggio pubblicato al termine della Sessione Ordinaria della Conferenza Episcopale Provinciale di Bukavu che si è tenuta a Goma dal 14 al 20 maggio.<br />Il Nord Kivu è una provincia nell’est della RDC che da decenni vive nell’insicurezza a causa delle presenza di decine di gruppi armati, alcuni dei quali di origine straniera, che ne sfruttano illegalmente le enormi risorse naturali e che tendono a volere separare questo territorio dal resto del Paese.<br />“C'è il rischio di far crollare l'intero Paese” avvertono i Vescovi nel messaggio, inviato all’Agenzia Fides, perché quello che avviene nel Nord Kivu può condurre a “istituzionalizzare lo spirito di tribalismo, divisione ed esclusione che si basa sulla stessa logica di quello della secessione”.<br />Secondo i Vescovi “esiste il pericolo di suscitare rivalità interetniche con ciò che ne consegue: violenza, pulizia etnica e crimini contro l'umanità”. “Questa dinamica potrebbe anche portarci alla soglia della violenza e delle atrocità che abbiamo sperimentato di recente qui e altrove: nel territorio di Beni, in lturi, nel Katanga settentrionale, nel Kasai, come ancora oggi, nel Sud Sudan”.<br />“L'insicurezza permanente, causata da gruppi armati, bande criminali, favorita da un governo instabile, sta causando la desolazione in tutto il Paese, nonostante la spettacolare militarizzazione, come si può vedere nelle aree di Beni e Butembo. Il rapimento e la mutilazione di bambini nel territorio di Uvira e Fizi, l'assassinio a Kichanga di don Etienne Nsengiyumva, l'8 aprile 2018, ha provocato in noi una grande emozione. Continuiamo a soffrire per l'assenza da noi di p. Charles Kipasa e p. Jean Pierre Akilimali rapiti a Bunyuka il 16 luglio 2017” affermano i Vescovi.<br />Di fronte a tale situazione e in vista delle elezioni del 23 dicembre, i Vescovi concludono raccomandando alla popolazione “di ritornare ai principi dell'insegnamento sociale della Chiesa, tra cui: la dignità della persona umana, il bene comune, la giustizia sociale, la pace e il lavoro”. “Dobbiamo liberarci dalla paura della morte perché Cristo ha vinto la morte. Coltiviamo i valori cristiani di libertà e sacrificio e restiamo vigili nella preghiera”. <br /><br /><br />Thu, 24 May 2018 11:27:30 +0200AMERICA/BRASILE - La Commissione anti-tratta riunita: come aiutare i migranti venezuelani in Brasile?http://www.fides.org/it/news/64239-AMERICA_BRASILE_La_Commissione_anti_tratta_riunita_come_aiutare_i_migranti_venezuelani_in_Brasilehttp://www.fides.org/it/news/64239-AMERICA_BRASILE_La_Commissione_anti_tratta_riunita_come_aiutare_i_migranti_venezuelani_in_BrasileBrasilia – E’ in corso a Brasilia, il 23 e 24 maggio, l'incontro della Commissione episcopale di pastorale speciale per il contrasto alla tratta di esseri umani , per riflettere sulla missione che la Commissione ha svolto a Roraima dal 1° al 4 marzo . In quella circostanza i membri della Commissione hanno voluto conoscere in prima persona la situazione dei migranti venezuelani a Boa Vista, la capitale dello stato che confina con il Venezuela, da dove centinaia di persone entrano ogni giorno per fuggire dalla situazione che sta attraversando il loro paese.<br />A tale proposito, Mons. Enemesio Lazzaris, Vescovo di Balsas e presidente della Commissione, riconosce a Fides che questa missione "ha portato forza, maggiore solidità alla nostra Commissione. Da questa missione, da questa visita che abbiamo fatto, molte cose sono scaturite e si sono incamminate". Il Presule brasiliano continua: "stiamo lavorando affinché ciò che è stato pianificato, progettato, a poco a poco diventi realtà", un processo per il quale l'attuale incontro nella capitale brasiliana è molto importante.<br />Nelle sue dichiarazioni all'Agenzia Fides, il Vescovo di Balsas insiste sull'importanza del lavoro svolto: "i passi già compiuti avevano lo scopo di dare maggiore visibilità sia alla nostra Commissione che alla missione che portiamo avanti", un aspetto che secondo mons. Lazzaris “è apparso in modo molto concreto durante la 56ª Assemblea della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile - CNBB, che si è svolta ad Aparecida dall'11 al 20 aprile". Il Vescovo sottolinea infatti il ruolo che Mons. Mario Antonio da Silva, Vescovo di Roraima, ha avuto nell'Assemblea dell'Episcopato brasiliano, come confermato dal presidente della Commissione a Fides: il Vescovo di Roraima ha avuto "la possibilità di parlare alla plenaria per mezz'ora sulla realtà che sta accadendo a Roraima, partendo dal confine con il Venezuela", un aspetto che è stato anche affrontato da Mons. da Silva in una conferenza stampa e in alcune interviste.<br />Per Mons. Enemesio, è una grande gioia, come sottolinea all'Agenzia Fides, “che la CNBB accolga questa preoccupazione e assegni anche il 40% della raccolta della Campagna di Fraternità per questa realtà, per superare le prime necessità, le emergenze dei nostri fratelli e sorelle venezuelani”, in linea con l'atteggiamento del Vaticano, che recentemente ha stanziato risorse per aiutare i venezuelani presenti in diversi paesi dell'America Latina. <br />Thu, 24 May 2018 11:26:27 +0200ASIA/GIORDANIA - Il “Ristorante della Misericordia” offre il pasto serale quotidiano (iftar) ai musulmani durante il Ramadanhttp://www.fides.org/it/news/64238-ASIA_GIORDANIA_Il_Ristorante_della_Misericordia_offre_il_pasto_serale_quotidiano_iftar_ai_musulmani_durante_il_Ramadanhttp://www.fides.org/it/news/64238-ASIA_GIORDANIA_Il_Ristorante_della_Misericordia_offre_il_pasto_serale_quotidiano_iftar_ai_musulmani_durante_il_RamadanAmman - Anche quest'anno il "Ristorante della Misericordia", mensa per i poveri gestita ad Amman dalla Caritas, con il patrocinio del Vicariato patriarcale latino in Giordania, rimarrà aperto la sera per servire ai suoi avventori musulmani l'Iftar, il pasto che rompe il digiuno durante il mese sacro musulmano del Ramadan. I pasti Iftar saranno serviti dai volontari di Caritas Giordania e da gruppi di giovani delle parrocchie, che con questa iniziativa – sottolinea il sito abouna.org, diretto dal sacerdote giordano Rifat Bader – confermano la vocazione del "Ristorante della Misericordia" come segno “di unità e coesione della Giordania”. <br />Caritas Giordania, come già riferito da Fides ha avviato anche la campagna di distribuzione di alimenti a famiglie povere musulmane, e durante il Ramadan fornirà pacchi di generi alimentari di prima necessità a circa 3 mila nuclei familiari. <br />Il “Ristorante della Misericordia” ha aperto i battenti mercoledì 23 dicembre 2015, pochi giorni dopo l'inizio dell'Anno Santo della Misericordia indetto da Papa Francesco. Da allora il ristorante offre ogni giorno centinaia di pasti caldi gratuiti a chi ne ha bisogno. La mensa è situata nella vecchia sede dismessa della tipografia cattolica, nella zona di Jabal Luweibdeh, vicino alla parrocchia cattolica latina dedicata all'Annunziata. “Ci tenevamo” riferì a quel tempo all'Agenzia Fides Wael Suleiman, presidente di Caritas Giordania “a essere vicini a una parrocchia, per mostrare che anche questa iniziativa fa parte del cammino che tutta la Chiesa è chiamata a intraprendere. E anche per testimoniare che la Chiesa, quando è docile strumento della misericordia di Dio, abbraccia tutti, a partire dai poveri, senza fare distinzioni”. La stragrande maggioranza di coloro che approfittano dell'aiuto fornito dal “Ristorante della Misericordia” sono musulmani. Agenzia Fides 24/5/2018). Thu, 24 May 2018 11:22:25 +0200ASIA/CINA - I cattolici si preparano alla giornata di preghiera per la Chiesa in Cinahttp://www.fides.org/it/news/64237-ASIA_CINA_I_cattolici_si_preparano_alla_giornata_di_preghiera_per_la_Chiesa_in_Cinahttp://www.fides.org/it/news/64237-ASIA_CINA_I_cattolici_si_preparano_alla_giornata_di_preghiera_per_la_Chiesa_in_CinaPechino – I fedeli cattolici cinesi hanno celebrato la solennità di Pentecoste preparandosi a quello che per loro è l'appuntamento più atteso del mese mariano: la Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina, che ogni anno si tiene il 24 maggio, in coincidenza con la festa di Maria Ausiliatrice . La Giornata di Preghiera fu istituita da Papa Benedetto XVI con la Lettera ai cattolici cinesi, pubblicata nel 2007.<br />Secondo le informazioni raccolte dalla Agenzia Fides dai siti web di diverse diocesi, nel corso delle liturgie della festa di Pentecoste in diverse comunità locali è stato amministrato il sacramento della Confermazione a decine di adulti. <br />Quest'anno la tradizionale devozione mariana delle comunità cattoliche cinesi si è espressa anche in forme inedite. Il 12 maggio, la compagnia teatrale biblica "Guang Hua", dell’arcidiocesi di Ji Nan, ha aperto il suo tour nella diocesi mettendo in scena uno spettacolo dedicato alla vita della Beata Vergine Maria, in occasione del 160esimo anniversario delle apparizioni della Madonna a Lourdes. Anche i pellegrini del Santuario mariano di Hu Xian, nella Provincia di Shaan Xi, e tante altre comunità si sono unite al cammino del popolo cristiano verso il 24 maggio, culmine del mese mariano per cattolici cinesi. <br /><br />Wed, 23 May 2018 13:37:02 +0200AFRICA/NIGERIA - “Lo Stato garantisca la sicurezza dei cittadini” chiedono i Vescovi nel giorno dei funerali delle vittime del massacro di aprilehttp://www.fides.org/it/news/64234-AFRICA_NIGERIA_Lo_Stato_garantisca_la_sicurezza_dei_cittadini_chiedono_i_Vescovi_nel_giorno_dei_funerali_delle_vittime_del_massacro_di_aprilehttp://www.fides.org/it/news/64234-AFRICA_NIGERIA_Lo_Stato_garantisca_la_sicurezza_dei_cittadini_chiedono_i_Vescovi_nel_giorno_dei_funerali_delle_vittime_del_massacro_di_aprileAbuja - Lo Stato deve proteggere tutti i cittadini, qualunque sia la loro affiliazione etnica o religiosa, altrimenti la Nigeria rischia di cadere nel caos e nel terrore generalizzato. È il grido di allarme lanciato dai Vescovi nigeriani, ieri, 22 maggio, giorno nel quale si sono celebrate le esequie delle 17 vittime del massacro commesso il 23 aprile nel villaggio di Mbalom, nello Stato di Benue . Tra le vittime vi sono due sacerdoti, don Joseph Gor e don Felix Tyolaha. <br />In concomitanza con i funerali, la Conferenza Episcopale Nigeriana ha promosso una giornata di mobilitazione per protestare per i continui massacri di cristiani commessi dai pastori Fulani .<br />“Come esseri umani siamo immersi nel dolore e molti di noi non si riprenderanno dallo shock per un tempo molto lungo. Ci sono state inspiegabili e imperdonabili ondate di omicidi a Benue prima del 23 aprile, quando questi martiri sono stati uccisi e altri sono stati uccisi in seguito” ha detto il Cardinale John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja, nella sua omelia durante i funerali delle vittime del massacro di Mbalom, presso il Se Sugh U Maria Pilgrimage Centre, ad Ayati, nello Stato di Benue.<br />"Non si può permettere di continuare questo stato di cose. Ogni vita umana è preziosa per Dio che ci ha fatto a sua immagine. Una vita uccisa è una di troppo. Non è il momento di contare il numero dei morti, ma uccidere persone nelle chiese o nelle moschee è un affronto a Dio” ha aggiunto il Cardinale che riaffermato che le autorità devono intervenire per garantire la sicurezza di tutti.<br />Un concetto ribadito da Sua Ecc. Mons. Alfred Adewale Martins, Arcivescovo di Lagos, durante una messa di suffragio per le vittime di Mbalom. “Il Presidente Muhammadu Buhari dovrebbe agire velocemente e cercare di ripristinare la fiducia della gente; è l'autorità e il padre della nazione. Esortiamo il Presidente a intervenire su questo problema per salvare il Paese dalla guerra tribale o religiosa, lo diciamo con il dovuto senso di patriottismo per la nostra nazione, la Nigeria, perché crediamo nella forza e unità della Nigeria ", ha detto Mons. Martin. <br />Dopo il massacro di Mbalom i Vescovi avevano pubblicato un duro comunicato nel quale chiedevano al Presidente Buhari di farsi da parte se non era in grado di garantire la sicurezza di tutti i nigeriani. <br />Wed, 23 May 2018 11:46:54 +0200VATICANO - Papa Francesco: preghiamo la Madonna di Sheshan per la riconciliazione tra i cattolici cinesihttp://www.fides.org/it/news/64236-VATICANO_Papa_Francesco_preghiamo_la_Madonna_di_Sheshan_per_la_riconciliazione_tra_i_cattolici_cinesihttp://www.fides.org/it/news/64236-VATICANO_Papa_Francesco_preghiamo_la_Madonna_di_Sheshan_per_la_riconciliazione_tra_i_cattolici_cinesiCittà del Vaticano - La festa della Vergine Maria “Aiuto dei cristiani”, particolarmente venerata nel santuario mariano di Sheshan, presso Shanghai, “ci invita a essere uniti spiritualmente a tutti i fedeli cattolici che vivono in Cina”. Lo ha ricordato Papa Francesco al termine dell'Udienza generale di oggi, mercoledì 23 maggio, vigilia del giorno dedicato alla memoria liturgica della Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani, invitando tutti a pregare la Madonna per i cattolici cinesi, “perché possano vivere la fede con generosità e serenità, e perché sappiano compiere gesti concreti di fraternità, concordia e riconciliazione, in piena comunione con il Successore di Pietro”.<br />Nella giornata del 24 maggio, a partire dall'anno 2008, si celebra in tutto il mondo anche la Giornata di preghiera per la Chiesa che è in Cina, istituita da Papa Benedetto XVI. Riferendosi a tale ricorrenza, Papa Francesco si è rivolto direttamente anche ai “carissimi discepoli del Signore in Cina”, ricordando loro che “la Chiesa universale prega con voi e per voi, affinché anche tra le difficoltà possiate continuare ad affidarvi alla volontà di Dio. La Madonna” ha rassicurato il Successore di Pietro “non vi farà mai mancare il suo aiuto e vi custodirà col suo amore di madre”. <br />Nella Lettera ai cattolici cinesi, firmata il 27 maggio 2007, nella solennità di Pentecoste, Benedetto XVI aveva suggerito che il giorno 24 maggio, dedicato alla memoria liturgica della Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani - venerata “con tanta devozione nel santuario mariano di Sheshan a Shanghai” - potesse divenire “occasione per i cattolici di tutto il mondo di unirsi in preghiera con la Chiesa che è in Cina”. A tale scopo, il Pontefice allora regnante aveva stabilito in quella data la “Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina”, da celebrarsi in tutte le comunità cattoliche del mondo. “Vi esorto a celebrarla” aveva scritto Benedetto XVI “rinnovando la vostra comunione di fede in Gesù Nostro Signore e di fedeltà al Papa, pregando affinché l'unità tra di voi sia sempre più profonda e visibile. Vi ricordo inoltre” aveva aggiunto il Pontefice “il comandamento d'amore che Gesù ci ha dato, di amare i nostri nemici e di pregare per coloro che ci perseguitano, nonché l'invito dell'Apostolo san Paolo: « Vi raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla, con tutta pietà e dignità. Questa è una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità » ”. In quella Lettera il Pontefice, sempre rivolto ai cattolici cinesi, aveva anche aggiunto che nella giornata di preghiera che la Chiesa che è in Cina “i cattolici nel mondo intero — in particolare quelli che sono di origine cinese — mostreranno la loro fraterna solidarietà e sollecitudine per voi, chiedendo al Signore della storia il dono della perseveranza nella testimonianza, certi che le vostre sofferenze passate e presenti per il santo Nome di Gesù e la vostra intrepida lealtà al Suo Vicario in terra saranno premiate, anche se talvolta tutto possa sembrare un triste fallimento”. . Wed, 23 May 2018 12:46:08 +0200AFRICA - Con la Pentecoste, la Chiesa in Africa va oltre le divisioni tribalihttp://www.fides.org/it/news/64232-AFRICA_Con_la_Pentecoste_la_Chiesa_in_Africa_va_oltre_le_divisioni_tribalihttp://www.fides.org/it/news/64232-AFRICA_Con_la_Pentecoste_la_Chiesa_in_Africa_va_oltre_le_divisioni_tribaliKara – “Si sono appena concluse le celebrazioni della festa di Pentecoste e il sogno di comunione, fraternità, amore è sempre più sentito nel continente. Le divisioni tribali, di clan ed etniche, anche all'interno della Chiesa, che costantemente alimentano il nostro quotidiano, ci ricordano che lo spirito separatista di Babele rimane sempre forte”: lo dice all’Agenzia Fides il teologo ivoriano p. Donald Zagore.<br />“Diventare cristiano – spiega – significa alimentare la communio e quindi entrare nel modo di essere dello Spirito Santo che è la forza della comunione, il mediatore unico e ultimo che rende possibile la comunicazione prima tra Dio e gli uomini e poi tra gli uomini stessi. Non si può pensare di vivere una vita cristiana separati dagli altri. La festa di Pentecoste ci ricorda costantemente l'essenza della nostra missione di Chiesa in Africa, che è quella di lavorare per la riconciliazione, l'unificazione delle nostre comunità religiose e dei nostri paesi”. <br />Papa Francesco, nella sua omelia di domenica 20 maggio, ha invocato lo Spirito Santo dicendo: “Soffia sulla Chiesa e spingila fino agli estremi confini perché, portata da te, non porti nient’altro che te. Soffia sul mondo il tepore delicato della pace e il fresco ristoro della speranza”.<br />Questo invito risuona tra i battezzati in Africa: “Non c'è uno scandalo più grande del vedere le Chiese divise, in particolare per questioni tribali, etniche e di clan”, continua padre Zagore. “Tribalizzazione e clanizzazione delle nostre comunità rimangono una seria distorsione all’azione dello Spirito Santo e alla natura stessa della Chiesa, poiché la Chiesa stessa è opera dello Spirito Santo. Tribalizzazione e clanizzazione delle nostre chiese sono essenzialmente un peccato contro lo Spirito Santo. Dove regna lo Spirito di Cristo, non c'è divisione, c'è piuttosto unità e riconciliazione”, nota.<br />Il teologo conclude: “Lo Spirito Santo si offre alla comunità di coloro che si sostengono a vicenda attraverso Cristo. La Pentecoste è, prima di tutto, la festa dell'unità e della comunione della Chiesa e di tutta l'umanità. Attraverso la Pentecoste, tutta la Chiesa, tutta l'umanità parla la stessa lingua: quella dell'amore. Solo un amore più forte di tutti gli interessi personali è in grado di costruire e rendere fertile una comunità di uomini uniti e riconciliati. Questo amore più forte di qualsiasi cosa non è altro che quello di Cristo. Va detto con forza, l’unità della Chiesa è impregnata dall’unico amore di Cristo morto e risorto per la salvezza di tutti”. <br /> Wed, 23 May 2018 11:06:16 +0200AMERICA/COSTA RICA - Il Vescovo di Limón chiede al nuovo Presidente un commissario per gli indigeni del paesehttp://www.fides.org/it/news/64231-AMERICA_COSTA_RICA_Il_Vescovo_di_Limon_chiede_al_nuovo_Presidente_un_commissario_per_gli_indigeni_del_paesehttp://www.fides.org/it/news/64231-AMERICA_COSTA_RICA_Il_Vescovo_di_Limon_chiede_al_nuovo_Presidente_un_commissario_per_gli_indigeni_del_paeseLimón – “I nostri nativi hanno bisogno di un commissario per difendere i loro diritti umani! Così mi permetto formalmente di suggerire al Presidente Carlos Alvarado un commissario per i popoli indigeni del nostro paese, per poter intervenire dinanzi alle molteplici e permanenti violazioni dei diritti umani fondamentali subite da questi fratelli, in modo sistematico e per tanti anni": queste le parole di Mons. Javier Román, Vescovo della diocesi di Limón in Costa Rica, in una lettera al nuovo Presidente del paese, inviata anche a Fides.<br />“Questo governo ha iniziato la sua attività – continua il Vescovo - ribadendo la volontà di far rispettare i diritti umani di tutti i costaricani, per questo ha nominato un commissario che opera al fine di garantire e sostenere i diritti delle persone che lo richiedono".<br />"I nostri indigeni stanno morendo di fame per la mancanza di cure mediche, hanno bisogno di strade, ponti, scuole, progetti produttivi, sicurezza e opportunità di lavoro. Un commissario potrebbe intervenire presso le istituzioni, denunciando la mancanza di assistenza e di presenza, per promuovere la cultura e contribuire a risolvere i conflitti interni dei popoli indigeni”. Il Vescovo, che possiede una ricca esperienza pastorale, conclude rivolgendosi al Presidente con queste parole: “Dalla sua esperienza come ministro, sappiamo della sua sensibilità sociale e della voglia di fare le cose bene. Cominciamo facendo giustizia per questi fratelli, che hanno veramente bisogno del sostegno di tutti, oggi". <br />A 15 giorni dal suo insediamento come Presidente, il giornalista e politologo Carlos Andrés Alvarado Quesada ha costituito un governo di unità nazionale che dovrà affrontare una situazione economica fragile, a causa di un deficit fiscale pressante. La situazione delle popolazioni indigene in Costa Rica è quella descritta da Mons. Román, triste e grave, perché sono lasciati senza protezione da parte delle autorità. I problemi e le conseguenze delle tragedie ambientali hanno spento le poche speranze di molte persone in luoghi dove l'assistenza del governo non arriva o è completamente assente.<br /> <br />Wed, 23 May 2018 10:52:42 +0200ASIA/FILIPPINE - Marawi un anno dopo l’assedio: la missione della Chiesa tra dialogo e ricostruzionehttp://www.fides.org/it/news/64230-ASIA_FILIPPINE_Marawi_un_anno_dopo_l_assedio_la_missione_della_Chiesa_tra_dialogo_e_ricostruzionehttp://www.fides.org/it/news/64230-ASIA_FILIPPINE_Marawi_un_anno_dopo_l_assedio_la_missione_della_Chiesa_tra_dialogo_e_ricostruzioneMarawi – Il 23 maggio di un anno fa iniziò l’invasione di gruppi terroristi legati allo Stato Islamico che si asserragliarono nella città di Marawi, sull’isola di Mindanao. Oltre 360 mila furono i profughi, costretti a fuggire dalla città, mentre si avviò l’assedio dell’esercito filippino che durò cinque mesi di intensi combattimenti.<br />Oggi cristiani e musulmani sono impegnati nel promuovere pace e concordia a Marawi. “La Prelatura di Marawi lavora instancabilmente per promuovere la pace, il rispetto, l'uguaglianza e l'amore tra cristiani e musulmani nella nostra comunità" dice a Fides Maria Teresa Soriano, docente universitaria cattolica di Marawi. Preti, suore e laici stanno lavorando per motivare e ispirare giovani e anziani a impegnarsi per ricostruire le loro vite e le loro case nel periodo immediatamente successivo alla distruzione, rileva Soriano. Il Vescovo Edwin de la Peña, che guida la Prelatura di Marawi, ha lanciato un appello a tutte le persone “affinché lavorino insieme per la ricostruzione di Marawi”. Nel frattempo il governo ha avviato la ricostruzione della città e la riabilitazione degli sfollati con un piano dettagliato, tramite l'assistenza di agenzie umanitarie internazionali e i governi di tutto il mondo. Secondo le previsioni, potrebbero essere necessari circa quattro anni per ricostruire la città.<br />Tuttavia, non è cessato l’allarme per la presenza di gruppi radicali che si stanno raggruppando nelle regioni di Lanao del Sur e Lanao del Norte, nelle aree rurali fuori dalla città di Marawi, e in altre province di Mindanao.<br />La situazione della sicurezza a Mindanao continua a rimanere precaria ed è tuttora in vigore la legge marziale. Il Segretariato nazionale per l'azione sociale - che è la Caritas delle Filippine – ha lanciato e diffuso in tutte le diocesi una raccolta di fondi per il programma di riabilitazione in corso nella città di Marawi. <br />In particolare la Caritas della diocesi di Manila ha assistito le famiglie sfollate a Marawi, fornendo assistenza alimentare e igiene, mezzi di sussistenza, accompagnamento psico-sociale ai bambini e accogliendo circa 500 famiglie sfollate, cristiane e musulmane. “Urge testimoniare la misericordia e l'amore di Cristo verso coloro che ne hanno bisogno a Marawi”, ha spegato p. Anton CT Pascual, Direttore esecutivo di Caritas Manila. Wed, 23 May 2018 10:27:51 +0200AMERICA/NICARAGUA - Minacce di morte a mons. Silvio Báez, impegnato nel Dialogo nazionalehttp://www.fides.org/it/news/64235-AMERICA_NICARAGUA_Minacce_di_morte_a_mons_Silvio_Baez_impegnato_nel_Dialogo_nazionalehttp://www.fides.org/it/news/64235-AMERICA_NICARAGUA_Minacce_di_morte_a_mons_Silvio_Baez_impegnato_nel_Dialogo_nazionaleManagua - “Ci troviamo nell'urgente necessità di informare il nostro popolo circa la campagna per screditare Vescovi e sacerdoti e le minacce di morte di cui siamo oggetto, e in particolare il nostro buon fratello mons. Silvio Báez Ortega, Vescovo ausiliare di Managua”: lo rende noto la Conferenza episcopale del Nicaragua in un comunicato pervenuto all'Agenzia Fides. Le minacce e le diffamazioni denunciate giungono attraverso “attacchi del Governo orchestrati per mezzo di giornalisti e media statali e mediante utenti falsi od occulti nelle reti sociali come facebook e twitter”, segnala il testo. <br />Tali attacchi avvengono mentre si svolgono i colloqui del “Dialogo nazionale” - ai quali partecipa mons. Báez - convocati dalla Chiesa nel tentativo di mediare tra il Governo e le parti sociali, dopo circa un mese di proteste che hanno provocato la morte di almeno 76 persone e il ferimento di 868. “Ricordiamo agli aggressori che siamo un corpo unico”, avverte la CEN, “se si attacca un Vescovo o un sacerdote si attacca la Chiesa: non rinunceremo ad accompagnare in quest'ora decisiva il popolo nicaraguense che sotto il bianco e il blu della nostra bandiera è uscito nelle piazze per reclamare i suoi legittimi diritti”. <br />In questo frangente, uno dei più critici della storia del paese, i Vescovi stigmatizzano la “cruda repressione del Governo, che cerca di evadere la sua responsabilità come principale attore delle aggressioni”. Nell'esercizio del “ministero profetico che denuncia ed annuncia” e “come mediatori e testimoni del dialogo nazionale”, scrivono i Vescovi, “siamo chiamati a proporre e promuovere tutte le vie possibili” per la democratizzazione della nazione, e pertanto “è nostro sacro dovere pronunciare la Parola Vera che ci farà liberi”. Da parte sua, Mons. Báez Ortega ha affermato via twitter: “Coloro che mi insultano e mi calunniano e vogliono persino la mia morte, sappiano che non ho paura e che non mi piegheranno né mi costringeranno al silenzio. La mia fedeltà a Gesù Cristo e il mio amore al popolo del Nicaragua sono più solidi che mai”. <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://fidesorg.blogspot.it/2018/05/nicaragua-mons-baez-amenazado-de-muertte.html">Lettera della CEN:</a>Wed, 23 May 2018 12:10:36 +0200AMERICA/MESSICO - Il neo Cardinale Sergio Obeso Rivera: “A Veracruz vivere la perseveranza evangelica”http://www.fides.org/it/news/64229-AMERICA_MESSICO_Il_neo_Cardinale_Sergio_Obeso_Rivera_A_Veracruz_vivere_la_perseveranza_evangelicahttp://www.fides.org/it/news/64229-AMERICA_MESSICO_Il_neo_Cardinale_Sergio_Obeso_Rivera_A_Veracruz_vivere_la_perseveranza_evangelicaVeracruz – “Gesù ci ha detto di non odiare chi la pensa diversamente da noi o ci fa del male. Dobbiamo perseverare, fedeli alla nostra fede, ed attendere il momento in cui 'la verità ci farà liberi', come dice il Vangelo. Non è il miglior momento per Veracruz, ma noi cristiani dobbiamo cercare di superarci e cercare di costruire uno stato che sa sorridere, anche con le risorse che ci vengono dalle antiche civilizzazioni”: è quanto dichiara all’Agenzia Fides il neo Cardinale Sergio Obeso Rivera, parlando, subito dopo la sua nomina, della drammatica situazione di violenza che soffre lo stato di Veracruz, dove sorge l'arcidiocesi e di cui è nativo, e sugli attacchi ai cattolici che difendono i diritti umani in quel contesto. <br />Tra i 14 nuovi Cardinali che Papa Francesco creerà il 29 giugno, c'è anche Sergio Obeso Rivera, che per 28 anni ha guidato l'arcidiocesi della quale è ora arcivescovo emerito, quella di Xalapa. Sulla chiamata alla dignità cardinalizia, afferma: “Papa Francesco vuole dirmi: continua a servire la Chiesa con le tue doti, poche o tante che siano. L’esempio che il Papa ci dona va oltre il suo magistero intellettuale”. Per mons. Sergio Obeso il cardinalato è uno sprone a “mantenere le braccia aperte verso tutti, senza distinzioni”. <br />Il neo Porporato dice: “Non me lo aspettavo. Ho già 86 anni e sono limitato fisicamente”. L'annuncio dato da mons. Reyes durante la messa di Pentecoste in Cattedrale ha provocato un'ovazione tra i fedeli presenti. Mons. Obeso Rivera è infatti molto amato. Tra i suoi meriti più riconosciuti c'è il suo lavoro come Presidente della Conferenza episcopale messicana, per ben tre volte. In quel periodo, come ha spiegato all'Agenzia Fides don Rafael González, già rettore del seminario minore, vicario giudiziale e postulatore arcidiocesano, mons. Sergio “grazie alle sue relazioni diplomatiche con i presidenti della Repubblica Miguel de la Madrid e Carlos Salinas de Gortari, riuscì a ristabilire i rapporti tra Stato e Chiesa, interrotti dall'epoca del presidente Benito Juárez ”. “E’ uomo molto intelligente, saggio, con i lineamenti del Pastore” afferma don Rafael, che sottolinea il suo lavoro in un'arcidiocesi molto estesa, divisa in tre proprio durante il suo episcopato. Merito di mons. Obeso Rivera anche l'elevazone agli altari di san Rafael Guízar, patrono dei Vescovi messicani. <br />Il Cardinale José Francisco Robles Ortega, di Guadalajara, Presidente della Conferenza episcopale messicana, ha definito mons. Obeso “ uomo semplice, austero, estremamente disponibile al servizio e attento alle realtà sociali del Messico”. <br />Mons. Sergio Obeso Rivera è nato a Xalapa il 31 ottobre 1931 ed è stato ordinato sacerdote a Roma, dove ha studiato presso il Pontificio Collegio Pío Latino Americano, nel 1954. E' stato nominato Vescovo di Papantla dal Beato Papa Paolo VI nel 1971, a soli 39 anni. Per 33 anni ha servito la sua arcidiocesi natale di Xalapa, fino al 2007 per raggiunti limiti di età. <br />Wed, 23 May 2018 09:25:58 +0200AMERICA/NICARAGUA - I Vescovi: “Stiamo facendo tutto il possibile per amore di Gesù Cristo e per amore della nostra patria"http://www.fides.org/it/news/64227-AMERICA_NICARAGUA_I_Vescovi_Stiamo_facendo_tutto_il_possibile_per_amore_di_Gesu_Cristo_e_per_amore_della_nostra_patriahttp://www.fides.org/it/news/64227-AMERICA_NICARAGUA_I_Vescovi_Stiamo_facendo_tutto_il_possibile_per_amore_di_Gesu_Cristo_e_per_amore_della_nostra_patriaManagua – "La pace che stiamo cercando non è la pace dei cimiteri, né quella degli schiavi sottomessi, è la pace che nasce delle persone riconciliate. Noi abbiamo accettato di essere mediatori del Dialogo Nazionale per non invitare delegazioni straniere o internazionali. Noi, come Vescovi, abbiamo visto la possibilità di poter incontrare i diversi gruppi, di per poter presentare la nostra preoccupazione e la nostra mancanza di fiducia sugli accordi fatti precedentemente senza trasparenza e in segreto": queste le parole di Mons. José Silvio Baez, Ausiliare di Managua, delegato dalla Conferenza Episcopale del Nicaragua ad informare la stampa sul processo di dialogo in corso al Seminario di Managua.<br />Nella conferenza stampa di ieri il Vescovo ha voluto sottolineare, attraverso un video inviato all’Agenzia Fides, che "è finito il gioco sporco in Nicaragua, Basta imbrogli, basta gioco sporco di nascosto! Noi, come Vescovi, non lo accettiamo in questo dialogo, non si vedrà!" Alla fine ha detto: "Bisogna fidarsi dei Vescovi, non vogliamo deludere nessuno! Stiamo facendo tutto il possibile per amore di Gesù Cristo e per amore della nostra patria, il Nicaragua!"<br />Continua così il Dialogo Nazionale che ha fatto sedere allo stesso tavolo il presidente Ortega, imprenditori, studenti e rappresentanti della società, per risolvere la situazione di crisi sociale e politica che vive il paese, e che ha causato, in un primo bilancio, più di 70 morti . Nel terzo giorno di lavoro, lunedì 21 maggio, gli studenti hanno presentato al presidente Ortega la loro richiesta che lasci l’incarico. Il rappresentante degli studenti, Lesther Aleman, ha detto che la crisi continuerà in Nicaragua finchè il presidente Daniel Ortega continuerà a rimanere al potere: "Possiamo essere pochi ma ci sono migliaia che ci sostengono fuori, anzi milioni" ha detto.<br />Il cancelliere Denis Moncada, a nome del governo, ha denunciato che, insieme alla protesta degli studenti universitari, nelle manifestazioni c'è anche dell’attività criminale, e ha aggiunto che le barricate fatte dagli studenti violano i diritti alla mobilitazione e causano perdite all'economia.<br />Nel suo intervento Medardo Mairena, rappresentante dei contadini, ha sostenuto che non si può chiedere ai dimostranti di togliere la barricate, perché non ci sono garanzie sulla propria sicurezza una volta liberate le strade e gli ingressi ai centri abitati. Alla fine della giornata i partecipanti al Dialogo hanno accettato di attuare le raccomandazioni della Commissione Internazionale per i diritti umani, che, tra le altre cose, stabilisce: mettere fine alla repressione, garantire il diritto alla protesta, "creare un meccanismo investigativo internazionale sugli atti di violenza verificatisi, con garanzie di autonomia e indipendenza per garantire il diritto alla verità e identificare adeguatamente i responsabili". <br /> <br />Tue, 22 May 2018 11:50:40 +0200AFRICA/CONGO RD - Ebola; i Vescovi: “Non cedere alla rassegnazione, ma lavorare insieme per contenere l’epidemia”http://www.fides.org/it/news/64226-AFRICA_CONGO_RD_Ebola_i_Vescovi_Non_cedere_alla_rassegnazione_ma_lavorare_insieme_per_contenere_l_epidemiahttp://www.fides.org/it/news/64226-AFRICA_CONGO_RD_Ebola_i_Vescovi_Non_cedere_alla_rassegnazione_ma_lavorare_insieme_per_contenere_l_epidemiaKinshasa - “La conferma di un primo caso di Ebola, a Mbandaka, un’area urbana, ci preoccupa profondamente dato il rischio molto elevato di propagazione e di contaminazione della malattia” scrive Sua Ecc. Mons. Marcel Utembi Tapa, Arcivescovo di Kisangani e Presidente della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo , in un messaggio sull’epidemia di Ebola che da due settimane colpisce la provincia dell’Equatore, nelle aree di Bikoro, Wangata et Iboko. Finora i casi segnalati sono 45 dei quali 25 mortali.<br />Nell’esprimere a nome della CENCO la vicinanza alle popolazioni colpite e le condoglianze ai familiari delle vittime della febbre emorragica, Mons. Utembi sottolinea i rischi della diffusione dell’infezione nella città di Mbandaka, capoluogo della Provincia dell’Equatore. “Vista la natura della malattia e la mancanza di informazioni, è da temere il rischio della sua propagazione in una città di 1,2 milioni di abitanti e in quelle vicine” scrive Mons. Utembi. “Diversi fattori preoccupanti rischiano d’amplificare l’epidemia mortale il cui tasso di letalità va dal 20 al 90%. La minaccia dell’epidemia di Ebola è quindi da prendere seriamente a livello provinciale, nazionale e regionale”.<br />Mons. Utembi rivolge un appello a nome della CENCO alle autorità congolesi, alle ONG locali e internazionali, all’Organizzazione Mondiale della Sanità , al fine di prendere con urgenza “le misure necessarie per dare una risposta efficace all’emergenza e contenere la propagazione della malattia e garantire la sicurezza e la salute della popolazione”.<br />La CENCO loda il pronto intervento dell’OMS che ha inviato una nutrita delegazione guidata dal Direttore Generale, e una squadra di esperti. “La loro presenza testimonia la solidarietà nazionale offerta alla RDC per far fronte a questa malattia” sottolinea il messaggio.<br />Nel rivolgersi alle popolazioni delle zone colpite dall’epidemia, Mons. Utembi le invita a non cadere nella disperazione e nella rassegnazione, nonostante le gravi difficoltà, confidando nell’aiuto di Dio, a facilitare il lavoro delle squadre sanitarie e “a non cedere alla paura e alla stigmatizzazione che rischiano di ostacolare la risposta all’epidemia”. <br />Tue, 22 May 2018 11:44:41 +0200AFRICA/TANZANIA - Nomina del Vescovo di Mbuluhttp://www.fides.org/it/news/64228-AFRICA_TANZANIA_Nomina_del_Vescovo_di_Mbuluhttp://www.fides.org/it/news/64228-AFRICA_TANZANIA_Nomina_del_Vescovo_di_MbuluCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato oggi Vescovo di Mbulu il rev. Anthony Lagwen, del clero della medesima diocesi, finora Economo della suddetta Circoscrizione Ecclesiastica.<br />Il nuovo Vescovo è nato il 5 luglio 1967 a Tlawi, diocesi di Mbulu. Dopo gli studi primari nel paese natale e quelli secondari nel Seminario Minore Sanu, a Mbulu, ha studiato Filosofia nel Seminario St. Anthony a Ntungamo, Bukoba, e Teologia nel Seminario Maggiore Interdiocesano St. Paul a Kipalapala, Tabora. È stato ordinato sacerdote il 18 ottobre 1999 per la Diocesi di Mbulu.<br />Dopo l’ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi: dal 1999 al 2000: Vicario parrocchiale di Bashay; dal 2000 al 2004: studi di Business Administration nell’Università Cattolica Sant’Agostino a Mwanza; dal 2004 al 2009: Economo della Diocesi di Mbulu; dal 2009 al 2011: studi presso l’East and Southern Africa Management Institute ad Arusha; dal 2012: Economo della Diocesi di Mbulu. <br />Tue, 22 May 2018 12:22:20 +0200EUROPA/ITALIA - Dalla beatificazione di suor Leonella venga un impulso per la missione e per le vocazionihttp://www.fides.org/it/news/64225-EUROPA_ITALIA_Dalla_beatificazione_di_suor_Leonella_venga_un_impulso_per_la_missione_e_per_le_vocazionihttp://www.fides.org/it/news/64225-EUROPA_ITALIA_Dalla_beatificazione_di_suor_Leonella_venga_un_impulso_per_la_missione_e_per_le_vocazioniRoma – “Dalla beatificazione di suor Leonella ci attendiamo una grande forza per la missione e per le vocazioni, perché guardando a lei le giovani di tutto il mondo possano interrogarsi sulla possibilità di dare la loro vita per il Signore Gesù”. Suor Renata Conti, Missionaria della Consolata, postulatrice della causa di beatificazione della sua consorella, suor Leonella Sgorbati, parla all’Agenzia Fides alla vigilia della beatificazione, che sarà celebrata sabato prossimo, 26 maggio, nella Cattedrale di Piacenza, suo luogo di nascita. <br />Suor Leonella Sgorbati, missionaria italiana, venne uccisa il 17 settembre 2006 a Mogadiscio , colpita a morte da alcuni sicari mentre si recava all’ospedale in cui prestava servizio. Con lei rimase ucciso anche Mohamed Mahamud, la guardia che aveva tentato di salvarla .<br />“Come istituto e come comunità – prosegue suor Renata - viviamo questo momento con tanta gioia e anche tanto impegno, perché la figura e il martirio di suor Leonella sono un forte richiamo al nostro carisma: noi siamo chiamate a vivere per la missione fino a dare la vita, questo è scritto nelle nostre costituzioni e questo ci raccomandava il nostro fondatore, il Beato Giuseppe Allamano. Il martirio quindi è un richiamo a tutto l’istituto. La nostra superiora generale, madre Simona Brambilla, nella sua lettera sottolinea che dobbiamo guardare a suor Leonella come ad un modello carismatico, un modello che ci stimola a essere quelle che dobbiamo essere”. <br />Nelle comunità delle Missionarie della Consolata sparse in quattro continenti, questo tempo di preparazione è stato vissuto con iniziative locali diverse, che culmineranno il giorno della beaticazione, quando in comunione con la celebrazione di Piacenza, verrà celebrata una eucaristia solenne in tutte le parti del mondo dove sono presenti le Missionarie della Consolata.<br />Suor Leonella ha donato la sua vita di missionaria all’Africa, dove venne inviata nel 1970 e rimase fino alla sua morte, il 17 settembre 2006, qui il suo ricordo è ancora particolarmente vivo. I Vescovi della Conferenza Episcopale Latina delle Regioni Arabe , al termine della loro visita Ad Limina, nel marzo scorso, hanno scritto nel comunicato conclusivo: “Fra le buone notizie, abbiamo saputo che fra i tanti martiri che sono morti per la fede nelle nostre diocesi rispettive, Sr. Leonella Sgorbati, missionaria della Consolata, martirizzata a Mogadiscio nell’anno 2006, sarà beatificata il 26 maggio 2018 a Piacenza. Pensando alla vita di questa sorella e a migliaia di martiri per la fede, ci ricordiamo che il loro sangue è fonte d’incoraggiamento e di speranza nel nostro impegno a favore dei poveri. Salutiamo con rispetto e affetto le congregazioni religiose, i sacerdoti e i fedeli che lavorano in situazioni drammatiche...”.<br />Al rito di beatificazione, che sarà presieduto dal Card. Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, sarà presente una nutrita delegazione del Kenya, spiega suor Renata: il Cardinale Arcivescovo di Nairobi, John Njue, l’Arcivescovo di Nyeri e il Vescovo di Meru, oltre ad un gruppo di rappresentanti della comunità ecclesiale locale, sacerdoti diocesani, religiose, le sue ex alunne… “Saranno presenti anche altri Vescovi – prosegue suor Renata -, Mons. Giorgio Bertin, Vescovo di Djibuti e amministratore apostolico di Mogadiscio, che la conobbe bene, naturalmente il Vescovo di Piacenza, sua città natale, e l’Arcivescovo di Milano, dal momento che suor Leonella visse anche a Sesto San Giovanni. E’ già stata programmata per il 18 giugno, nel Santuario della Consolata in Kenya, una Messa solenne di ringraziamento per la beatificazione, a cui si prevede parteciperà moltissima gente, perchè suor Leonella era molto conosciuta e amata”.<br />Tra i momenti più significativi della celebrazione di beatificazione, suor Renata ricorda che “le nostre novizie africane, insieme ai seminaristi dei Missionari della Consolata africani, eseguiranno una danza offertoriale tipica della liturgia africana, portando la palma, segno del martirio”. Inoltre insieme alla sua reliquia, che verrà portata dalla superiora generale dopo il decreto di beatificazione, la superiora della comunità che era presente in quel periodo, porterà i due diari scritti da suor Leonella. “L’ultima frase è del 12 settembre 2006, ed è incompleta: ‘spero che il Signore mi aiuterà a…’. Vorremmo pubblicarli perché testimoniano un forte cammino di donazione in piena unione con Gesù Eucaristia” conclude suor Renata. <br />Tue, 22 May 2018 11:17:03 +0200AFRICA/CONGO RD - Prevenire l’epidemia di ebola: mobilitazione di Caritas e Onghttp://www.fides.org/it/news/64224-AFRICA_CONGO_RD_Prevenire_l_epidemia_di_ebola_mobilitazione_di_Caritas_e_Onghttp://www.fides.org/it/news/64224-AFRICA_CONGO_RD_Prevenire_l_epidemia_di_ebola_mobilitazione_di_Caritas_e_OngBikoro – “La situazione è allarmante perché si tratta di una epidemia urbana di ebola, a differenza di quelle precedenti” dice la dott.ssa Rose Mkunu a capo di una delegazione di Caritas Congo in visita a Mbandaka, insieme con l’ufficio diocesano di chirurgia medica di Mbandaka-Bikoro. “La Caritas sta facendo tutto il possibile per sensibilizzare e informare i leader di comunità e religiosi sulla malattia, nonché i mezzi per la protezione e la sorveglianza, ma siamo limitati dai nostri mezzi”, rileva..<br />L’8 maggio le autorità congolesi hanno dichiarato una epidemia di Ebola nel Nord-Ovest del Paese che finora ha causato 25 decessi su un totale di 45 casi di infezioni, di cui 14 confermati. I dati, diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità, non sono rassicuranti, poiché si teme un’escalation epidemica. Le morti si sono verificate a Bikoro, 150 km da Mbandaka. Il ministero della salute del Paese ha annunciato un numero crescente di casi sospetti e di morti accertate. <br />Caritas Mbandaka-Bikoro ha riferito di dozzine di persone con sintomi di febbre, dolori addominali, diarrea ed emorragia dall’inizio di aprile, ma le dimensioni e la portata dell’epidemia non sono state ancora pienamente comprese. Con il governo congolese, l’Oms e altre agenzie, vi è una mobilitazione congiunta per rispondere all’emergenza e impedire la diffusione in altri Paesi. Quest’ultima epidemia di Ebola è la nona che si è verificata in Congo ma è la prima volta che il virus è stato identificato in questa zona urbana.<br />La nuova epidemia comporta un rischio molto elevato di contaminazione perché il suo epicentro, Bikoro, si trova sulle rive del Lago Tumba che ha accesso diretto al fiume Congo che si collega direttamente a Kinshasa, dove vivono 12 milioni di persone, così come Brazzaville e Bangui. Mbandaka ha una popolazione di oltre un milione di persone ed è vicino all'epicentro. Si teme che la malattia possa essere trasmessa dai viaggiatori da una località remota a un centro urbano.<br />Tra i casi segnalati ci sono tre operatori sanitari ammalati, un,o dei quali è già morto, e c’è il timore che i medici potrebbero essere stati in stretto contatto con i pazienti e potrebbero trasmettere la malattia. Caritas Congo ha già pianificato di fornire cibo e assistenza sanitaria a 1500 famiglie. “Intendiamo concentrare i nostri sforzi su prevenzione, acqua, igiene, mobilitazione e informazione. Per questo, contiamo sul coinvolgimento di sacerdoti, religiosi e religiose, insegnanti e personale infermieristico che lavorano nelle aree colpite”, ha riferito in una nota l’organizzazione cattolica. <br />Il virus Ebola è stato scoperto per la prima volta in Congo nel 1976. Secondo le cifre della Commissione europea da allora sono stati segnalati 1.056 casi e 756 persone sono morte. <br /> <br />Tue, 22 May 2018 11:11:34 +0200OCEANIA/AUSTRALIA - Attenzione ai giovani e all'istruzione in Myanmar: l'impegno di Catholic Missionhttp://www.fides.org/it/news/64223-OCEANIA_AUSTRALIA_Attenzione_ai_giovani_e_all_istruzione_in_Myanmar_l_impegno_di_Catholic_Missionhttp://www.fides.org/it/news/64223-OCEANIA_AUSTRALIA_Attenzione_ai_giovani_e_all_istruzione_in_Myanmar_l_impegno_di_Catholic_MissionSydeny - "Dopo il grande successo del Festival della Gioventù cattolica australiana a Sydney, alla fine dello scorso anno, la nostra sfida come Chiesa in Australia è quella di accompagnare i giovani e aiutarli a diventare discepoli missionari di Cristo": lo dice, in una nota inviata all'Agenzia Fides, don Brian Lucas, Direttore nazionale di "Catholic Mission" Australia, direzione australiana delle Pontificie Opere Missionarie, commentando il Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale e notando l'importanza dei giovani per l'evangelizzazione.<br />Papa Francesco ha sottolineato l'importanza dei giovani nella vita e nella missione della Chiesa nel suo messaggio per la 92a Giornata Missionaria Mondiale, prevista il 21 ottobre 2018. La Giornata Missionaria Mondiale si tiene ogni anno in tutto il mondo per testimoniare l'impegno missionario delle comunità cattoliche e sensibilizzare tutto il popolo di Dio sull'urgenza dell'annuncio del Vangelo.<br />In particolare "Catholic Mission" Australia ha focalizzato la sua attenzione sul Myanmar: da diversi anni, la collaborazione di Catholic Mission Australia con la comunità cattolica di questa nazione è stata specificatamente rivolta alla crescita e alla promozione dell'educazione dei giovani. <br />"L'istruzione è uno dei modi principali con cui il Myanmar, dopo decenni di conflitti interni e lotte politiche, si sta muovendo verso una nuova era della democrazia" afferma "Catholic Mission", rilanciando un programma di cooperazione.<br />Circa dieci anni fa, il Cardinale Charles Bo, Arcivescovo di Yangon, ha fondato un Centro di formazione per insegnanti chiamato "Pyinya Sanyae Institute of Education" per aiutare a sostenere l'istruzione in tutto il paese, attraverso la formazione degli insegnanti e l'implementazione di un'educazione alternativa, incentrata sul bambino. Catholic Mission ha scelto di coadiuvare la Chiesa del Myanmar in questo sforzo di dare priorità all'educazione, avviando un programma di aiuti economici e di sostegno spirituale- Si punta ad avere insegnanti ben formati, oltre a sostenere la costruzione e la ristrutturazione delle scuole, perché i bambini nelle zone più remote del Myanmar abbiano un migliore accesso a un'istruzione di qualità.<br />"Con l'importo di 50 dollari australiani si può finanziare la formazione di un insegnante al PSIE per tre giorni. Con 100 dollari si contribuirà al costo delle risorse educative per le scuole remote sostenute dalla Chiesa in Myanmar", si afferma. Catholic Mission si impegna a sostenere, in particolare, la scuola cattolica di San Giovanni nella remota città settentrionale di Hakha. <br /><br />Tue, 22 May 2018 10:39:46 +0200