Fides News Italianohttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usASIA/GIORDANIA - I Consigli pastorali delle parrocchie rispondono alle domande per il Sinodo sulla famigliahttp://www.fides.org/it/news/57116-ASIA_GIORDANIA_I_Consigli_pastorali_delle_parrocchie_rispondono_alle_domande_per_il_Sinodo_sulla_famigliahttp://www.fides.org/it/news/57116-ASIA_GIORDANIA_I_Consigli_pastorali_delle_parrocchie_rispondono_alle_domande_per_il_Sinodo_sulla_famigliaAmman – I membri dei Consigli pastorali delle parrocchie cattoliche presenti in Giordania si sono riuniti venerdì 27 febbraio presso il Centro Nostra Signora della Pace ad Amman, per dialogare sui temi e i problemi al centro del prossimo Sinodo sulla famiglia e rispondere al questionario di 46 domande inviato a tutte le Chiese locali dalla Segreteria del Sinodo, come strumento di preparazione e discernimento in vista dell'assise sinodale in programma a Roma per il prossimo ottobre. La riunione è stata presieduta dall'Arcivescovo Maroun Lahham, Vicario patriarcale per la Giordania del Patriarcato latino di Gerusalemme, ed ha visto la partecipazione di sacerdoti, diaconi, religiosi e laici appartenenti ai Consigli pastorali di Misdar, Jabal Luweibdeh, Jabal Al Hussein, Tla 'Al-Ali, Jubaiha, Irbid, Husun, Smakieh, e Zarqa.<br />Durante l'incontro, i partecipanti si sono lungamente confrontati sulle singole questioni e poi hanno risposto alla lista di 46 domande, consegnando i questionari compilati all'Arcivescovo Lahham. Mon, 02 Mar 2015 00:00:00 +0100AFRICA - “Non perdiamo la speranza suscitata dalla primavere arabe” dicono i Vescovi dell’Africa del nordhttp://www.fides.org/it/news/57115-AFRICA_Non_perdiamo_la_speranza_suscitata_dalla_primavere_arabe_dicono_i_Vescovi_dell_Africa_del_nordhttp://www.fides.org/it/news/57115-AFRICA_Non_perdiamo_la_speranza_suscitata_dalla_primavere_arabe_dicono_i_Vescovi_dell_Africa_del_nordCittà del Vaticano - “La nostra regione è in piena trasformazione, la Chiesa universale conosce importanti trasformazioni, le nostre Chiese locali sono in evoluzione: sentiamo forte l’appello del Signore a essere più che mai in Africa del Nord ‘Servitori della Speranza’” affermano i Vescovi della Conferenza Episcopale dell’Africa del Nord nella loro Lettera Pastorale inviata all’Agenzia Fides, che è stata presentata a Papa Francesco oggi, 2 marzo, in occasione della loro visita Ad Limina.<br />“La regione del nord dell’Africa si situa geograficamente e culturalmente all’incrocio dell’Africa, dell’Europa e del Medio Oriente” afferma il documento. “La dinamica delle ‘primavere arabe’, le questioni di sicurezza regionale e mediorientali, la crisi economica europea e le migrazioni provenienti dall’Africa subsahariana, comportano profonde mutazioni e nuove sfide per la nostra regione”.<br />In particolare le cosiddette “primavere arabe” hanno avuto dinamiche nettamente differenti nei due Paesi che rientrano nell’area della CERNA. “Se nel corso di un processo di dialogo nazionale, la Tunisia si è dotata di una nuova Costituzione nel gennaio 2014, la Libia conosce una situazione molto preoccupante, dove permangono tensioni e violenze sullo sfondo della profonda destabilizzazione dello Stato” affermano i Vescovi, che però ribadiscono: “ queste difficoltà non rimettono in causa questo sguardo di speranza” originato dalla “primavere arabe”.<br />I Vescovi sottolineano infatti che il processo di democratizzazione è un fenomeno lungo, “sempre in divenire, nel quale qualsiasi tentativo di copiare o imporre modelli esistenti sarebbe vano e inadeguato”. Nel documento si ribadisce la specificità della Chiesa in Africa del Nord, impegnata nel “dialogo di vita” con i musulmani e nel farsi “Chiesa cittadina” che intende “apportare il suo contributo alla vita e alla costruzione della società, senza militanza politica, né ricercata né desiderata”. Mon, 02 Mar 2015 00:00:00 +0100ASIA/SIRIA - Liberati 19 dei cristiani in mano ai jihadisti; per l’Arcivescovo Hindo: trattative delicate, meglio evitare iniziative scriteriatehttp://www.fides.org/it/news/57114-ASIA_SIRIA_Liberati_19_dei_cristiani_in_mano_ai_jihadisti_per_l_Arcivescovo_Hindo_trattative_delicate_meglio_evitare_iniziative_scriteriatehttp://www.fides.org/it/news/57114-ASIA_SIRIA_Liberati_19_dei_cristiani_in_mano_ai_jihadisti_per_l_Arcivescovo_Hindo_trattative_delicate_meglio_evitare_iniziative_scriteriateHassakè – Nel pomeriggio di ieri, domenica 1 marzo, sono stati rilasciati e sono arrivati ad Hassakè 19 dei cristiani assiri presi in ostaggio dai jihadisti dello Stato Islamico che li avevano prelevati durante l'offensiva da loro compiuta il 23 febbraio nell'area dei villaggi cristiani disseminati lungo il fiume Khabur, nella provincia nordorientale siriana di Jazira. “Si tratta di un gruppo esiguo, se paragonato alle centinaia di cristiani ancora prigionieri del Daesh , ma le trattative continuano per liberare anche gli altri, e abbiamo la speranza che ciò sia possibile” riferisce all'Agenzia Fides l'Arcivescovo Jacques Behnan Hindo, a capo dell'arcieparchia siro-cattolica di Hassakè-Nisibi. <br />I capi delle Chiese e delle comunità locali cercano di tenere aperti i contatti e i negoziati con i miliziani dell'Is attraverso la mediazione di alcuni leader tribali musulmani locali. “Il momento è delicato - spiega l'Arcivescovo siriano - e ogni iniziativa o parola non calibrata e presa senza ponderazione può aumentare i rischi per tutti”. A questo proposito, Mons. Hindo commenta negativamente il comunicato pubblicato ieri in cui le milizie di auto-difesa presenti in Iraq e legate all'Assyrian Democratic Movement si sono dette pronte a intervenire in territorio siriano per difendere i cristiani di Jazira dagli attacchi jihadisti. “In questo frangente frantumato di guerra - spiega l'Arcivescovo - tirar fuori le milizie cristiane può alimentare equivoci e strumentalizzazioni, aumentando i rischi per i rapiti. Se vogliono combattere contro il Califfato, si arruolino con le forze regolari o coi curdi, senza creare altre milizie confessionali”. <br />I 19 sequestrati rilasciati domenica appartengono al villaggio di Tel Goran. Tra di loro ci sono due donne, una delle quali è incinta e ha dovuto lasciare in mano ai jihadisti una figlia di 6 anni. Intanto le milizie curde e anche l'esercito siriano hanno ripreso il controllo di settori dell’area prossima a Quamishli, ma non hanno ancora provato a recuperare i villaggi assiri della valle dal Khabur. “Da quando è iniziata l'offensiva jihadista su quei villaggi - ripete l'Arcivescovo Hindo - le incursioni aeree della coalizione internazionale contro le postazioni dello Stato islamico sono stranamente state sospese”. .Mon, 02 Mar 2015 00:00:00 +0100ASIA/INDONESIA - Ogni anno 50mila morti per acqua contaminata e condizioni igienico-sanitarie precariehttp://www.fides.org/it/news/57113-ASIA_INDONESIA_Ogni_anno_50mila_morti_per_acqua_contaminata_e_condizioni_igienico_sanitarie_precariehttp://www.fides.org/it/news/57113-ASIA_INDONESIA_Ogni_anno_50mila_morti_per_acqua_contaminata_e_condizioni_igienico_sanitarie_precarieGiakarta – Il grave inquinamento delle acque dei fiumi, causato dai rifiuti domestici e industriali nella provincia indonesiana di West Java, in particolare Ciliwung e Citarum, sta minacciando la salute di almeno 5 milioni di persone che vivono sulle loro rive. E’ quanto sostengono le autorità governative e gli esperti. Le precarie condizioni igienico-sanitarie causano ogni anno la morte di 50mila persone in Indonesia, per le acque reflue non trattate che causano il rilascio di oltre sei milioni di tonnellate di rifiuti umani. La gente usa il fiume come toilette e i bambini giocano in queste acque perchè non hanno altri posti dove nuotare. I pescatori di Ciliwung, per pescare più facilmente, usano bombe fatte con cherosene e fertilizzanti che vanno a contaminare ulteriormente l’acqua. <br />Secondo la KRuHA, che raggruppa oltre 30 ong indonesiane e si occupa dell’accesso sicuro all’acqua potabile, nessuno dei fiumi della capitale è sicuro per l’uso umano. Il 90% delle acque sotterranee di Giakarta è contaminato dal batterio Escherichia coli, che causa la morte di tanti bambini ed è la principale minaccia per le popolazioni che vivono nei pressi di questi fiumi. L’organizzazione mondiale della Sanità ha calcolato che ogni anno, in Indonesia, muoiono, a causa della diarrea, oltre 20 mila bambini di meno di 5 anni. Dengue e malaria, entrambe diffuse da mosquito che proliferano nelle acque stagnanti, rappresentano un ulteriore 3% di tutte le morti infantili. Il Ministero dell’Ambiente sta lanciando campagne educative per aumentare la consapevolezza dei pericoli dell’uso di acque insalubri e dell’utilizzo dei fiumi come toilette. Mon, 02 Mar 2015 00:00:00 +0100AMERICA/COLOMBIA - “A Cúcuta arrivano le promesse, mai le decisioni”: testimonianza di Mons. Vidalhttp://www.fides.org/it/news/57112-AMERICA_COLOMBIA_A_Cucuta_arrivano_le_promesse_mai_le_decisioni_testimonianza_di_Mons_Vidalhttp://www.fides.org/it/news/57112-AMERICA_COLOMBIA_A_Cucuta_arrivano_le_promesse_mai_le_decisioni_testimonianza_di_Mons_VidalCúcuta – “Cúcuta finora si è rapportata più con il Venezuela che con l'entroterra colombiano. Questa è una frontiera molto trafficata, dove molti cucuteños hanno famiglia in Venezuela. Gli studenti venezuelani poi vengono qui a studiare. Ho pensato che Cúcuta è come gli uccelli, che non hanno confini. Questo ci fa vivere una situazione tale che la crisi, in qualunque dei due Paesi, abbia subito un impatto anche qui”. Così si esprime Sua Ecc. Mons. Julio César Vidal Ortiz, Vescovo della diocesi di Cúcuta, in Colombia, in una lunga intervista al giornale “El Colombiano” inviata a Fides.<br />Mons. Vidal parla di questa comunità cristiana alla frontiera con il Venezuela, di cui è stato nominato Vescovo il 16 luglio 2011, dopo 10 anni di episcopato a Montería. Tra i problemi principali c’è il traffico di droga e la violenza. “Nella regione ci sono le FARC, l'ELN, l'EPL che costituiscono un altro motivo per destabilizzare la regione e Cúcuta" spiega il Vescovo.<br />La testimonianza di Mons. Vidal è molto attuale dopo l'ordine del Venezuela di chiudere le frontiere per prevenire presunti interventi militari o paramilitari da parte di gruppi colombiani. Al riguardo il Vescovo dice: "La chiusura delle frontiere ha creato un grave problema alla gente semplice, alla gente povera, perché molti di qua andavano a comprare a San Antonio, in Venezuela, ma adesso è diverso per la crisi che c'è".<br />Riguardo al sostegno del governo colombiano per questa zona di frontiera, il Vescovo afferma: "A Cúcuta arrivano le promesse, mai le decisioni. So che hanno chiesto di diventare ‘zona franca’, per pagare meno tasse o ridurre l'Iva. Sono state fatte diverse proposte, ma non hanno avuto risposta. Quindi penso che il governo centrale sia in debito con Cúcuta nel cercare una soluzione obiettiva e adeguata alla situazione che esiste qui". Mon, 02 Mar 2015 00:00:00 +0100AMERICA/COSTA RICA - Aumento imprevisto di casi di rotavirus nei minori: mille alla settimanahttp://www.fides.org/it/news/57111-AMERICA_COSTA_RICA_Aumento_imprevisto_di_casi_di_rotavirus_nei_minori_mille_alla_settimanahttp://www.fides.org/it/news/57111-AMERICA_COSTA_RICA_Aumento_imprevisto_di_casi_di_rotavirus_nei_minori_mille_alla_settimanaSan José – La causa più comune della diarrea grave nei minori è dovuta all’infezione nota come rotavirus. Ogni anno le autorità sanitarie del Costa Rica sono pronte al picco della malattia a partire dal mese di marzo. Quest’anno invece, forse a causa dei cambiamenti climatici, nelle ultime settimane di febbraio presso l’ospedale Pediatrico Nazionale erano stati registrati già oltre mille casi. In un comunicato della direttrice dell’ospedale, pervenuto all’Agenzia Fides, si legge che fortunatamente non si tratta di casi gravi, anche se i malati finora ricoverati sono bambini molto piccoli. Molti sono anche gli studenti colpiti dal rotavirus e vengono curati in casa dai familiari tramite una corretta idratazione. Infatti, a causa della disidratazione, il flusso del sangue viene compromesso e, per i primi giorni i piccoli hanno solo vomito, poi diarrea che può durare fino ad oltre una settimana e da lì devono essere necessariamente ricoverati in ospedale. Mon, 02 Mar 2015 00:00:00 +0100AFRICA/LESOTHO - “Le elezioni si sono svolte nella calma” per gli osservatori della Chiesahttp://www.fides.org/it/news/57110-AFRICA_LESOTHO_Le_elezioni_si_sono_svolte_nella_calma_per_gli_osservatori_della_Chiesahttp://www.fides.org/it/news/57110-AFRICA_LESOTHO_Le_elezioni_si_sono_svolte_nella_calma_per_gli_osservatori_della_ChiesaMaseru - “Abbiamo letto che c’era ‘tensione in Lesotho’ ma non l’abbiamo incontrata. Non c’è stata tensione prima o durante le elezioni” afferma una nota degli osservatori elettorali dell’Inter-Regional Meeting of the Bishops of Southern Africa sulle elezioni legislative, tenutesi in Lesotho il 28 febbraio .<br />“Nel visitare i seggi elettorali sia a Maseru sia nelle aree rurali , abbiamo visto gli elettori mettersi in coda al mattino presto in attesa dell’apertura dei seggi, i delegati dei diversi partiti politici controllare l’arrivo dei votanti, e la doppia verifica del nome dei votanti. Era presente un capo locale per confermare l’identità delle persone in caso sorgessero problemi nella verifica dei documenti. Tutto era ben organizzato” afferma la nota pervenuta all’Agenzia Fides.<br />La delegazione dell’IMBISA, che è stata ben accolta ovunque si è recata, non ha notato alcuna forma di pressione sugli elettori né indebita pubblicità elettorale nei pressi dei seggi.<br />Prima del voto i Vescovi, in una Lettera pastorale, avevano ricordato che le elezioni devono servire al beneficio della nazione intera e non solo di una parte. Facendo riferimento al tentativo di golpe dei primi di settembre, il documento esortava i politici “a mettere da parte le proprie aspirazioni personali per il bene della nazione”.<br />Mentre continua lo spoglio dei voti, dai primi risultati ancora parziali appare in testa il partito del Primo Ministro uscente, Thomas Thabane. Mon, 02 Mar 2015 00:00:00 +0100EUROPA/SPAGNA - Non sempre l’occupazione comporta l’uscita dall’esclusione socialehttp://www.fides.org/it/news/57109-EUROPA_SPAGNA_Non_sempre_l_occupazione_comporta_l_uscita_dall_esclusione_socialehttp://www.fides.org/it/news/57109-EUROPA_SPAGNA_Non_sempre_l_occupazione_comporta_l_uscita_dall_esclusione_socialeCadiz – Il 24% della popolazione della provincia di Cadiz si trova in una situazione di esclusione sociale, si tratta di circa 297.000 persone. Questa realtà colpisce più di 100.000 nuclei familiari di Cadiz. Di questi 42.000 vivono in una situazione di povertà estrema. La percentuale di persone che sono a rischio di esclusione sociale nella provincia è molto simile al resto dell'Andalusia e della Spagna. Tuttavia Cadiz è caratterizzata dal fatto che quattro su cinque nuclei familiari si sono disgregati, dal momento che uno o più membri sono andati altrove in cerca di lavoro e di migliori condizioni di vita. Nel resto della Spagna due su tre famiglie sono disgregate.<br />Questi dati, pervenuti a Fides dalla diocesi di Cadiz e Ceuta, sono stati presentati alla stampa dal responsabile della Caritas diocesana e dal Vescovo della diocesi, Sua Ecc. Mons. Rafael Zornoza Boy, frutto del lavoro di analisi di due anni portato avanti con molta fatica. Un membro dello staff della Caritas, alla presentazione dell'analisi, ha detto: "la disoccupazione è la porta di molte famiglie per la povertà e l'esclusione sociale, ma l'occupazione non sempre è l'uscita dall'esclusione sociale, perché lo stipendio ricevuto non è sufficiente a soddisfare le esigenze minime di una vita degna".<br /> Mon, 02 Mar 2015 00:00:00 +0100ASIA/SIRIA - Angoscia per i cristiani ostaggi dei Jihadisti; l’Arcivescovo siro-cattolico Hindo: evitare inutili allarmismihttp://www.fides.org/it/news/57108-ASIA_SIRIA_Angoscia_per_i_cristiani_ostaggi_dei_Jihadisti_l_Arcivescovo_siro_cattolico_Hindo_evitare_inutili_allarmismihttp://www.fides.org/it/news/57108-ASIA_SIRIA_Angoscia_per_i_cristiani_ostaggi_dei_Jihadisti_l_Arcivescovo_siro_cattolico_Hindo_evitare_inutili_allarmismiHassakè – Sale a più di trecento il numero dei cristiani assiri e caldei dei villaggi sul fiume Khabur presi in ostaggio e deportati dai jihadisti nelle loro roccaforti. “Se le prime notizie parlavano di 90 sequestrati - riferisce all'Agenzia Fides l'Arcivescovo Jacques Behnan Hindo - “adesso siamo in grado di dire che gli ostaggi nelle mani dei jihadisti sono intorno ai 350. Solo le verifiche e le raccolte di informazioni nei luoghi di raccolta dei rifugiati permettono, con il passare dei giorni, di stilare le liste dei sequestrati e di avere un quadro più chiaro della situazione, sempre soggetto a ulteriori aggiustamenti”.<br />Secondo quanto riferito al website curdo ARA News da Samir Taji, membro del Fronte al-Nusra , i miliziani dello Stato Islamico avrebbero prima tenuto i prigionieri assiri – compresi donne e bambini – in un centro di detenzione presso il Monte Abdulaziz, per poi disperderli in aree e centri sotto il loro controllo, compresa la loro roccaforte di Raqqa. Tra i prigionieri ci sarebbero anche quaranta soldati curdi e alcuni miliziani assiri della brigata di auto-protezione Sutoro. <br />Intanto, al momento, il flusso di sfollati verso le città di Hassakè e Qamishli e gli altri centri urbani è terminato. Ieri sono arrivati a Hassakè anche una cinquantina di beduini arabi, in fuga dall'area interessata dall'offensiva dei jihadisti. <br />In un contesto così incerto, l'Arcivescovo Hindo giudica fuorviante e condannabile la tendenza a diffondere voci non controllate e non verificabili che entrano nel circuito mediatico globale senza le opportune verifiche, trasformandosi in “notizie” . “I cristiani fuggiti dai villaggi del Khabur - spiega a Fides l'Arcivescovo siro-cattolico - ci dicono che durante l'assalto dei jihadisti sono stati uccisi quattro miliziani assiri, membri della milizia di auto-difesa assira conosciuta con il nome di Sutoro. A loro si deve aggiungere un altro cristiano, morto bruciato nel suo negozio incendiato dai jihadisti. Forse anche lui era armato e aveva provato a contrapporsi a quelli dello Stato Islamico. Al momento, non ci sono notizie confermate di altri morti. Non vedo proprio che senso abbia mettere in giro allarmi e voci non verificate anche sul numero dei morti, per dipingere come ancora più grave una situazione già così tragica”. <br />Mons. Hindo rinnova anche le sue critiche alla gestione dell'ennesima emergenza umanitaria da parte degli organismi assistenziali: “Soltanto ieri - riferisce l'Arcivescovo - la Mezzaluna Rossa ha distribuito 125 pacchi viveri, quando ne hanno migliaia a disposizione anche qui a Hassakè. Finora i rifugiati avevano ricevuto soccorso solo dal Patriarcato siro ortodosso”. .Fri, 27 Feb 2015 00:00:00 +0100ASIA/INDONESIA - A Giacarta Quaresima di missione verso le periferiehttp://www.fides.org/it/news/57107-ASIA_INDONESIA_A_Giacarta_Quaresima_di_missione_verso_le_periferiehttp://www.fides.org/it/news/57107-ASIA_INDONESIA_A_Giacarta_Quaresima_di_missione_verso_le_periferieGiacarta – Per i fedeli di Giacarta la Quaresima è un tempo privilegiato per la missione nelle periferie. Come appreso da Fides, le comunità dell’arcidiocesi, dalle parrocchie più grandi a quelle più piccole, dalle congregazioni religiose a gruppi e associazioni laicali, cercando di rispondere all’appello lanciato da Papa Francesco, hanno avviato uno speciale impegno pastorale per raggiungere e portare il Vangelo in situazioni di disagio, povertà, emarginazione. <br />La missione in periferia è il tema centrale della Lettera pastorale diffusa per la Quaresima dell’Arcivescovo di Giacarta, Sua Ccc. Mons. Ignatius Suharyo Hardjoatmodjo, e consegnata a tutte le comunità locali. Nel testo l’Arcivescovo chiede di pregare “affinché ciascuno di noi, le famiglie e la nostra comunità, siano sempre più grate e premurose” incoraggiando ogni fedele a “incarnare lo spirito della gratitudine”.<br />La Quaresima è “un tempo di pellegrinaggio spirituale che sarà più significativo se è contrassegnato dalla preghiera”, che permette di “cogliere i frutti di redenzione della vita nuova, donataci da Dio”, in cui “fare tutto a gloria di Dio”, scrive mons. Suharyo.<br />L’Arcivescovo riflette sulla “dinamica Eucaristica” e la propone come modello per ogni credente: come Cristo si fa “pane spezzato” che si offre per alimentare la vita dei discepoli, così ogni cristiano è chiamato a “farsi pane” offendo se stesso per la vita del prossimo. Soprattutto accompagnando e curando “i lebbrosi del nostro tempo”, gli emarginati di oggi, quanti sono reietti e abbandonati, vivono nell’indigenza, sono vittime di tratta di esseri umani o della criminalità, e la loro dignità umana è ampiamente calpestata. Fri, 27 Feb 2015 00:00:00 +0100ASIA/INDIA - Nuovi episodi di violenza contro chiese cristianehttp://www.fides.org/it/news/57106-ASIA_INDIA_Nuovi_episodi_di_violenza_contro_chiese_cristianehttp://www.fides.org/it/news/57106-ASIA_INDIA_Nuovi_episodi_di_violenza_contro_chiese_cristianeNew Delhi – Ci sono stati in India nuovi episodi di violenza contro strutture e comunità cristiane indiane. Un caso di vandalismo in chiesa è stato segnalato a Goa, in India occidentale. Uomini non identificati hanno colpito e danneggiato una statua della Madonna di Lourdes in una parrocchia di un villaggio. I fedeli sono preoccupati per la profanazione del luogo.<br />In un altro stato indiano, il Kerala, a sud dell’India, un cimitero cristiano nel distretto di Pathanamthitta è stato vandalizzato, con tombe e lapidi distrutte per due giorni consecutivi. Anche il muro del cimitero è stato deturpato da graffiti.<br />A Mangalore, nello stato del Karnataka, in India centrale, una sala di preghiera cattolica alla periferia di città è stata oggetto di lancio di sassi che hanno rotto le finestre. Secondo i cristiani locali “alcuni elementi anti-sociali stanno cercando di creare insicurezza e panico nella società”.<br />Un forum di Ong cristiane ricorda che “gli attacchi e i frequenti atti di vandalismo contro obiettivi cristiani in diverse parti del paese destano preoccupazione: le autorità civili hanno il compito di fermare i violenti, garantire pace e armonia nella società, tutelare lo stato di diritto e la libertà religiosa”. Fri, 27 Feb 2015 00:00:00 +0100AFRICA/BENIN - Centri di assistenza per oltre 500 bambini indigentihttp://www.fides.org/it/news/57105-AFRICA_BENIN_Centri_di_assistenza_per_oltre_500_bambini_indigentihttp://www.fides.org/it/news/57105-AFRICA_BENIN_Centri_di_assistenza_per_oltre_500_bambini_indigentiPorto-Novo – Sono tanti i bambini che vivono in totale stato di indigenza in Benin. Per far fronte a questo fenomeno, vengono organizzate diverse iniziative. Tra queste è in atto un progetto della ong spagnola Educo insieme all’organizzazione locale Foyer Don Bosco, per aiutare oltre 500 minori di varie città del sud del Paese africano, Ouémé, Plateau e Littoral. Due volte alla settimana gli educatori vanno in giro per i mercati alla ricerca dei piccoli che vivono per le strade, per garantire la loro sicurezza e fornire assistenza nelle "baracche" che l’organizzazione ha in questi villaggi. Queste baracche sono una sorta di aule improvvisate, dove educatori ed esperti assistono i bambini in attività ludiche, culturali e sportive, oltre a fornire istruzione di base, in particolare alfabetizzazione. Gli educatori cercano anche di incontrare i genitori dei minori per determinare, attraverso studi sociali, le condizioni degli stessi e valutare se esiste la possibilità di farli tornare con le loro famiglie o a scuola. Fri, 27 Feb 2015 00:00:00 +0100AMERICA/MESSICO - Continua a crescere il numero dei minori lavoratori, sfruttati e spesso non retribuitihttp://www.fides.org/it/news/57104-AMERICA_MESSICO_Continua_a_crescere_il_numero_dei_minori_lavoratori_sfruttati_e_spesso_non_retribuitihttp://www.fides.org/it/news/57104-AMERICA_MESSICO_Continua_a_crescere_il_numero_dei_minori_lavoratori_sfruttati_e_spesso_non_retribuitiCittà del Messico - Nel 2013 sono stati registrati, in Messico circa 2 milioni e 500 mila bambine, bambini e adolescenti lavoratori, nella fascia di età compresa tra 5 e 17 anni. Rappresentano l’8% del totale della popolazione infantile di questa fascia. Sette su 10 vivono in località con meno di 100 mila abitanti, il 22% sono soggetti alle condizioni economiche della famiglia, e il 23% subisce condizionamenti per poter studiare. E’ quanto emerso nell’ultimo rapporto elaborato dalla Rete per i Diritti dei Minori in Messico che evidenzia problemi strutturali per il benessere e lo sviluppo economico di bambini, bambine e adolescenti. Le condizioni di povertà e disuguaglianza dell’infanzia messicana obbligano migliaia di bambine a lavorare, il 15% di loro oltre 48 ore alla settimana e il 40% non riceve alcuna remunerazione economica. I dati dimostrano che il 36% dei minori lavoratori non vanno a scuola, e il 61% lavora e studia. Inoltre 9 minori su 10 che lavorano come domestiche, sono bambine o adolescenti. Fri, 27 Feb 2015 00:00:00 +0100AMERICA/MESSICO - A 5 mesi dalla scomparsa degli studenti di Ayotzinapa: un atteggiamento sereno ma criticohttp://www.fides.org/it/news/57103-AMERICA_MESSICO_A_5_mesi_dalla_scomparsa_degli_studenti_di_Ayotzinapa_un_atteggiamento_sereno_ma_criticohttp://www.fides.org/it/news/57103-AMERICA_MESSICO_A_5_mesi_dalla_scomparsa_degli_studenti_di_Ayotzinapa_un_atteggiamento_sereno_ma_criticoZacatecas – Ricordando ieri, 26 febbraio, i cinque mesi dalla scomparsa dei 43 studenti di Iguala , il Vescovo della diocesi di Zacatecas, Sua Ecc. Mons. Sigifredo Noriega Barceló, ha detto che questo fatto rappresenta una realtà molto triste che modifica la visione e la personalità del paese. Mons. Noriega ha espresso la sua fiducia nelle autorità e nella società civile. Questo significa assumere un atteggiamento più sereno, ma sempre critico, perché è il modo migliore per trovare le soluzioni. "Non si tratta solo degli studenti e delle loro famiglie, ma qui emerge un problema molto vecchio che non siamo stati in grado di superare; Spero che questo momento ci aiuti a diventare messicani migliori per ciò che riguarda la riflessione e la critica".<br />Mons. Noriega Barceló ha parlato così durante un incontro con gli studenti della "Benemérita Escuela Normal Manuel Ávila Camacho" , in cui era stato invitato per proporre una conferenza sulla Formazione nei valori.<br />La nota inviata a Fides dalla diocesi informa che, dopo aver esposto i valori morali, etici e religiosi, il Vescovo ha invitato i giovani a realizzare la sintesi della trasformazione del Messico partendo dalle aule di scuola. Ha ribadito che "il modello educativo non risponde ai nuovi tempi perché il peso dei valori va verso la tecnologia e la scienza, ma questo non basta". "La tecnica, le conoscenze e le proprie abilità non sono capaci da sole a ripristinare il tessuto sociale, serve una visione integrale, non escludente, aperta e tollerante per una società pluralista con una visione trascendente" ha concluso il suo intervento.<br /> Fri, 27 Feb 2015 00:00:00 +0100AFRICA/CONGO RD - Ucciso un sacerdote nell’est del Paese; il Vescovo di Goma denuncia l’insicurezza nell’areahttp://www.fides.org/it/news/57102-AFRICA_CONGO_RD_Ucciso_un_sacerdote_nell_est_del_Paese_il_Vescovo_di_Goma_denuncia_l_insicurezza_nell_areahttp://www.fides.org/it/news/57102-AFRICA_CONGO_RD_Ucciso_un_sacerdote_nell_est_del_Paese_il_Vescovo_di_Goma_denuncia_l_insicurezza_nell_areaKinshasa - L’economo della parrocchia di Mweso , don Jean-Paul Kakule Kyalembera, è stato ucciso in un apparente tentativo di rapina la sera del 25 febbraio.<br />“Sembra essersi trattato di un atto di banditismo” conferma all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Théophile Kaboy Ruboneka, Vescovo di Goma, nella cui diocesi rientra Mweso. “Il sacerdote stava chiudendo le porte della chiesa quando ha scoperto uno o più banditi che erano nascosti da qualche parte. I criminali hanno sparato senza esitazione, colpendolo all’addome e al capo. Don Kakule è morto sul colpo”.<br />Mons. Kaboy aggiunge che “tre persone sospette sono state arrestate ed è in corso il loro interrogatorio. Non ho dettagli al riguardo anche perché mi trovo a Kinshasa e sto tornando a Goma. La salma di don Kakule è stata trasportata a Goma, dove verrà vegliata tutta la notte. La Messa e i funerali si celebreranno domani”.<br />Il Vescovo di Goma sottolinea che “nella nostra diocesi ci sono numerose bande che terrorizzano la popolazione e ci sono troppe armi in circolazione. Tra le vittime delle violenze e delle estorsioni vi sono pure delle religiose, che vengono minacciate di morte se non pagano un riscatto di 4.000 dollari. La situazione rimane quindi molto pericolosa” conclude Mons. Kyalembera.<br />Secondo informazioni pervenute all’Agenzia Fides, nel novembre scorso il parroco della stessa chiesa nella quale è stato ucciso don Kakule, era sfuggito a un tentativo d’omicidio. Sempre nel Nord Kivu, dal 19 ottobre 2012 non si hanno più notizie di tre sacerdoti assunzionisti rapiti nella loro parrocchia di Notre-Dame des Pauvres di Mbau, a 22 km da Beni . Un fatto che è stato ricordato da una nota della Conferenza Episcopale congolese sull’uccisione di don Kakule, che si conclude affermando: “dopo il rapimento di tre sacerdoti assunzionisti, la Chiesa della RDC è ancora in lutto per l’uccisione di un sacerdote il cui movente rimane incerto”. Fri, 27 Feb 2015 00:00:00 +0100AMERICA/VENEZUELA - “Basta con la violenza assassina!” chiedono i Vescovihttp://www.fides.org/it/news/57101-AMERICA_VENEZUELA_Basta_con_la_violenza_assassina_chiedono_i_Vescovihttp://www.fides.org/it/news/57101-AMERICA_VENEZUELA_Basta_con_la_violenza_assassina_chiedono_i_VescoviSan Cristobal – I Vescovi del Venezuela hanno chiesto alle autorità venezuelane di fermare la violenza e di non ricorrere a "metodi o armamenti che siano contrari alla legalità", facendo chiaro riferimento alla morte del quattordicenne Kluiverth Roa, ucciso da un colpo sparato da un poliziotto. "Esortiamo le autorità civili, militari e di polizia a non impiegare metodi o armamenti in contrasto con la legge e la dignità degli esseri umani", si legge nel comunicato firmato ieri, 26 febbraio, da Sua Ecc. Mons. Mario Moronta, Vescovo di San Cristobal, la città dove è stato assassinato il ragazzo , inviato a Fides.<br />Mons. Moronta ha ricordato alle forze di sicurezza che “è loro dovere” mantenere l'ordine, essere rispettose della legge e dei diritti umani”, allo stesso tempo ha ribadito che “la protesta è un diritto civile”, da esercitare nell’ambito della legge e deve "essere pacifica".<br />Sempre ieri, 26 febbraio, il Cardinale Jorge Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas, ha chiesto al governo di “vietare l'uso di forze letali per controllare le manifestazioni" e ha chiesto "la punizione per i colpevoli”, sia dell'omicidio del ragazzo Klievert Roa come di altri giovani studenti, vittime di funzionari di polizia.<br />Nella nota firmata anche dai Vescovi ausiliari di Caracas, pervenuta all’Agenzia Fides, il Cardinale Urosa afferma: "Con tutto il cuore deploriamo i recenti omicidi di diversi giovani a Táchira, Zulia e Caracas; due di loro da parte di funzionari della sicurezza dello Stato". Nello stesso tempo, esprime le sue condoglianze alle famiglie dei ragazzi.<br />"Dobbiamo superare atteggiamenti come il desiderio della ricchezza facile e la corruzione, la superbia politica, l'arroganza e la lussuria del potere, l'egoismo, la pigrizia, l'odio e la violenza. E dobbiamo salvare i principi della legalità, la legittimità e la moralità che sostengono il tessuto della convivenza sociale" afferma il Cardinale, che conclude con questa frase: “Basta con la violenza assassina!”. Fri, 27 Feb 2015 00:00:00 +0100ASIA/SIRIA - I jihadisti dello Stato islamico deportano i prigionieri cristiani dei villaggi del Khaburhttp://www.fides.org/it/news/57100-ASIA_SIRIA_I_jihadisti_dello_Stato_islamico_deportano_i_prigionieri_cristiani_dei_villaggi_del_Khaburhttp://www.fides.org/it/news/57100-ASIA_SIRIA_I_jihadisti_dello_Stato_islamico_deportano_i_prigionieri_cristiani_dei_villaggi_del_KhaburHassakè – Cresce con il passare del tempo il numero dei cristiani dei villaggi della valle del Khabur fatti prigionieri dai jihadisti dello Stato Islamico nella provincia siriana nord-orientale di Jazira. Secondo gli aggiornamenti forniti all'Agenzia Fides dall'Arcivescovo Jacques Behnan Hindo, ordinario dell'Arcieparchia siro-cattolica di Hassakè-Nisibi, sono più di 250 gli abitanti assiri e caldei dei villaggi che risultano essere finiti nelle mani dei jihadisti, e che sono stati da essi deportati verso i loro caposaldi nella zona di Sheddadi, 40 km a sud di Hassakè. <br />“Da lì - riferisce l'Arcivescovo Hindo - ci arrivano voci non confermate che i jihadisti stanno festeggiando. Noi cerchiamo di attivare canali di negoziato attraverso leader musulmani arabi in contatto con alcuni sheikh passati con lo Stato Islamico. Siamo preoccupati per la sorte degli ostaggi, tra cui ci sono molti anziani, molte donne e molti bambini”. <br />L'Arcivescovo non conferma voci non verificate che parlano di omicidi sommari e di stupri commessi dai jihadisti ai danni delle popolazioni cristiane aggredite, e pone interrogativi in merito alle incursioni aeree compiute da contingenti internazionali contro le postazioni dello Stato Islamico anche in Siria. “Prima - riferisce a Fides Mons. Hindo - sentivamo tutte le notti gli aerei passare sopra le nostre teste verso le tre di mattina. Negli ultimi quattro giorni, le operazioni aeree sono state sospese. E io mi chiedo come mai”. .Thu, 26 Feb 2015 00:00:00 +0100ASIA/TERRA SANTA - Attentato incendiario contro il Seminario teologico ortodosso a Gerusalemmehttp://www.fides.org/it/news/57099-ASIA_TERRA_SANTA_Attentato_incendiario_contro_il_Seminario_teologico_ortodosso_a_Gerusalemmehttp://www.fides.org/it/news/57099-ASIA_TERRA_SANTA_Attentato_incendiario_contro_il_Seminario_teologico_ortodosso_a_GerusalemmeGerusalemme - Alle prime ore di oggi, giovedì 26 febbraio, un attentato incendiario ha danneggiato il Seminario teologico del Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme, non lontano dalla Città Vecchia. L'incendio ha devastato una sala del seminario e alcuni locali annessi. Gli ignoti attentatori hanno anche tracciato sui muri scritte in ebraico con frasi blasfeme contro Cristo. <br />L'atto è stato immediatamente condannato con un comunicato – pervenuto all'Agenzia Fides - dal Consiglio delle Istituzioni religiose di Terra Santa, a cui aderisce anche il Gran Rabbinato di Israele. <br />La modalità dell'attentato e le scritte rinvenute sui muri fanno ritenere che l'attacco al Seminario greco-ortodosso rappresenti l'ennesimo episodio della lunga serie di profanazioni e atti intimidatori compiuti da gruppi di coloni ebrei estremisti a danno di monasteri, chiese e cimiteri cristiani a partire dal febbraio 2012. Da allora, siglandosi spesso con la formula “il prezzo da pagare” , militanti oltranzisti di gruppi vicini al movimento dei coloni hanno portato attacchi anche contro moschee frequentate dagli arabi palestinesi di religione islamica. Nella giornata di ieri gli estremisti ebrei avevano dato alle fiamme una moschea nella città di Jabaa, a sud-ovest di Betlemme. .Thu, 26 Feb 2015 00:00:00 +0100AFRICA/LESOTHO - Elezioni: tra gli osservatori una delegazione dei Vescovi dell’Africa australehttp://www.fides.org/it/news/57098-AFRICA_LESOTHO_Elezioni_tra_gli_osservatori_una_delegazione_dei_Vescovi_dell_Africa_australehttp://www.fides.org/it/news/57098-AFRICA_LESOTHO_Elezioni_tra_gli_osservatori_una_delegazione_dei_Vescovi_dell_Africa_australeMaseru - Una delegazione dell’Inter-Regional Meeting of the Bishops of Southern Africa si trova in Lesotho come osservatore alle elezioni nazionali che si terranno il 28 febbraio. In una nota inviata all’Agenzia Fides, Sua Ecc. Mons. José Luis, Vescovo di Manzini , ricorda che l’IMBISA è un organo di collegamento e di collaborazione pastorale tra le Conferenze Episcopali di Angola e Sao Tomé ; Lesotho ; Mozambico ; Namibia ; Botswana, Sudafrica e Swaziland ; e Zimbabwe .<br />Nel 2012 in occasione delle elezioni che si sono tenute nello Zimbabwe, l’IMBISA ha deciso di formare un gruppo di Vescovi, uno per ogni Paese membro, come osservatore elettorale. <br />Nel corso degli anni, il team dell’IMBISA ha potuto incontrare diversi leader dell’Africa australe, come il Presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, e quello del Mozambico, Armando Guebuza, ed ha visitato diversi Paesi per imparare dall’esperienza di altri osservatori elettorali.<br />Il gruppo inviato nel Lesotho è composto da Vescovi di Angola, Mozambico e Swaziland e da due laici provenienti da Mozambico e Zimbabwe, oltre a p. Dos Reis che coordina l’ufficio Giustizia e Pace dell’IMBISA. <br />Le elezioni anticipate in Lesotho rivestono grande importanza perché avvengono a sei mesi da un fallito colpo di Stato . Thu, 26 Feb 2015 00:00:00 +0100ASIA/FILIPPINE - Offensiva militare a Mindanao; il Vescovo a Basilan: “Per la pace occorre sincerità”http://www.fides.org/it/news/57097-ASIA_FILIPPINE_Offensiva_militare_a_Mindanao_il_Vescovo_a_Basilan_Per_la_pace_occorre_sinceritahttp://www.fides.org/it/news/57097-ASIA_FILIPPINE_Offensiva_militare_a_Mindanao_il_Vescovo_a_Basilan_Per_la_pace_occorre_sinceritaBasilan – Non c’è pace a Mindanao. Dopo il massacro di Mamapasano, il 25 gennaio scorso, nel sud delle Filippine le Forze Armate hanno lanciato una offensiva militare contro i combattenti del gruppo islamico “Bangsamoro Islamic Freedom Fighters” , per “proteggere le comunità assaltate da elementi radicali”, come hanno comunicato i vertici del comando militare di Mindanao occidentale. “Sono almeno 20.000 gli sfollati, vittime di violenti attacchi perpetrati dal BIFF nei villaggi dell’entroterra. Faremo il nostro meglio per proteggere le persone e permettere loro di tornare alle loro case” ha dichiarato un portavoce militare. <br />Parallelamente un’altra operazione militare è stata avviata per colpire i militanti del gruppo terrorista “Abu Sayyaf” nella provincia delle Sulu, la corona di piccole isole che collegano Mindanao al Borneo malaysiano. Almeno 14 terroristi sono stati uccisi e 19 feriti: è questo il bilancio degli scontri in cui sono impegnati circa 300 miliziani islamici contro i Rangers e le Forze speciali. <br />“La tensione è molto aumentata dopo l’episodio di Mamapasano. Ci sono state manifestazioni dei gruppi ribelli islamici. Ora abbiamo sentito via radio di questa offensiva militare che comunque preoccupa. Ma con questi gruppi terroristi, irriducibili, era inevitabile pensare che, prima o poi, si potesse arrivare allo scontro militare” racconta a Fides Mons. Martin Jumoad, Vescovo della Prelatura di Isabela, sull’isola di Basilan, dove iniziano le Sulu. Il Vescovo guida 16 preti della Prelatura, che seguono in 10 parrocchie circa 130mila fedeli, in una società in prevalenza musulmana e in un territorio incluso nella Regione Autonoma musulmana.<br /> “Per la pace – nota – occorre uno sforzo di sincerità soprattutto da parte dei gruppi islamici. Non si può parlare di pace e poi sul terreno usare le armi. La galassia dei gruppi musulmani spesso risulta indistinta: i gruppi legali e riconosciuti come il Moro Islamic Liberation Front e quelli illegali e terroristi tendono a confondersi. I gruppi musulmani devono isolare i terroristi” nota il Vescovo. Sulla “Bangsamoro Basic Law”, che è all’esame del Parlamento, il Vescovo afferma: “La legge deve servire a disegnare un accordo che sia rispettoso della Costituzione, una pace che garantisca il benessere di tutti, con un approccio inclusivo, considerando musulmani, cristiani e lumads . Questo è il sentiero per una pace buona, giusta e durevole a Mindanao”. <br /> Thu, 26 Feb 2015 00:00:00 +0100