Fides News Italianohttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usAMERICA/CILE - Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari: i rappresentanti Cileni a Romahttp://www.fides.org/it/news/56254-AMERICA_CILE_Incontro_Mondiale_dei_Movimenti_Popolari_i_rappresentanti_Cileni_a_Romahttp://www.fides.org/it/news/56254-AMERICA_CILE_Incontro_Mondiale_dei_Movimenti_Popolari_i_rappresentanti_Cileni_a_RomaAysen – Incoraggiati da Papa Francesco a “costruire una Chiesa povera e per i poveri”, oltre 100 laici, leader di gruppi sociali, 30 vescovi impegnati con le realtà e movimenti sociali nei loro paesi, e circa 50 operatori pastorali, nonché alcuni membri della Curia romana, parteciperanno all'Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari che si tiene a Roma dal 27 al 29 ottobre, organizzato e promosso dal Pontificio Consiglio della “Giustizia e della Pace”, in collaborazione con la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.<br /><br />Dal Cile partecipano il Vicario apostolico di Aysén, Sua Ecc. Mons. Luis Infanti Della Mora e Francisca Rodriguez di Santiago, direttrice della “Anamuri” “Associazione nazionale delle donne rurali ed indigene”. Mons. Infanti è sempre stato mediatore di gruppi sociali soprattutto nella difesa del diritto dell'acqua. Infatti per lui la proprietà dell'acqua è anche una questione di sovranità, come ha ripetuto diverse volte, citando il caso di Aysén .<br /><br />Francisca Rodriguez di Santiago è nota per la difesa dei diritti dei campesinos. Per anni ha addestrato migliaia di persone tramite “La Vía Campesina”, il movimento contadino internazionale, che afferma il diritto del popolo di definire il proprio sistema alimentare.<br /><br />Tra gli obiettivi dell’incontro, vi sono: condividere il pensiero sociale di Francesco; discutere le cause della crescente disuguaglianza e l'esclusione sociale in tutto il mondo; riflettere sulle esperienze di organizzazione di movimenti popolari nel risolvere i problemi del territorio; valutare il ruolo dei movimenti nel processo di costruzione della pace e di rispetto per l'ambiente; illustrare la relazione dei movimenti popolari con la Chiesa, e come pensare a una collaborazione permanente. Sat, 25 Oct 2014 00:00:00 +0200ASIA/IRAQ - I fondi per i rifugiati sottratti da funzionari corrotti. L'Arcivescovo Nona: rubano a povera gente che ha perso già tuttohttp://www.fides.org/it/news/56253-ASIA_IRAQ_I_fondi_per_i_rifugiati_sottratti_da_funzionari_corrotti_L_Arcivescovo_Nona_rubano_a_povera_gente_che_ha_perso_gia_tuttohttp://www.fides.org/it/news/56253-ASIA_IRAQ_I_fondi_per_i_rifugiati_sottratti_da_funzionari_corrotti_L_Arcivescovo_Nona_rubano_a_povera_gente_che_ha_perso_gia_tuttoBaghdad – Un'inchiesta parlamentare è in corso per verificare e punire fenomeni di corruzione riguardanti i fondi destinati alle famiglie di rifugiati costretti a abbandonare le proprie case davanti all'offensiva dei jihadisti dello Stato islamico. Lo rivelano fonti locali consultate dall'Agenzia Fides. La distrazione di fondi sarebbe opera soprattutto di alcuni funzionari e impiegati del Ministero per l'emigrazione e l'evacuazione. Alcuni di loro avrebbero applicato tangenti al trasferimento di fondi destinati ai profughi. Problemi nella gestione dei fondi sono stati ammessi anche dal vice-ministro Salam al-Khafaji, secondo il quale molti membri del personale ministeriale si sarebbero procurati falsi documenti per poter fruire degli aiuti destinati ai rifugiati. In alcuni casi le stesse famiglie destinatarie degli aiuti governativi si sarebbero viste rivolgere richieste di tangenti da parte di funzionari corrotti. Secondo i dati forniti dal Ministero, a ogni famiglia di sfollati dovrebbe essere corrisposta la cifra di un milione di dinari iracheni per poter acquistare beni di prima necessità nella condizione emergenziale in cui si trovano. "Purtroppo la corruzione in Iraq non è un'eccezione ma la regola, a tutti i livelli” spiega all'Agenzia Fides mons. Amel Shamon Nona, l'Arcivescovo caldeo di Mosul costretto a trovare rifugio insieme ai suoi fedeli a Ankawa, distretto a maggioranza cristiana di Erbil. “Ma nella situazione in cui ci troviamo" aggiunge l'Arcivescovo "il furto grida al cielo, perché si tratta di risorse destinate a povera gente che ha perso già tutto. E spiega perchè qui da noi, nonostante gli annunci, non abbiamo visto ancora arrivare nessun tipo di aiuto concreto da parte del governo centrale”. .Sat, 25 Oct 2014 00:00:00 +0200AMERICA/BOLIVIA - Il Cardinale Terrazas è un apostolo dei poveri: la Chiesa lo difendehttp://www.fides.org/it/news/56252-AMERICA_BOLIVIA_Il_Cardinale_Terrazas_e_un_apostolo_dei_poveri_la_Chiesa_lo_difendehttp://www.fides.org/it/news/56252-AMERICA_BOLIVIA_Il_Cardinale_Terrazas_e_un_apostolo_dei_poveri_la_Chiesa_lo_difendeLa Paz – “E' noto a tutti il percorso del Cardinale Julio Terrazas a favore dei gruppi più poveri del paese e la sua difesa incondizionata della verità e della giustizia sociale. Come Chiesa, sosteniamo con forza la sua testimonianza di vita e la sua parola profetica e siamo profondamente dispiaciuti per gli insulti e attacchi ingiusti, pervenuti da quanti ignorano il suo impegno”: è quanto si legge in un comunicato della Conferenza Episcopale Boliviana , inviato a Fides, in cui si esprime pieno sostegno al Cardinale Julio Terrazas. Il testo, inoltre afferma di “mantenere viva la speranza di una futura visita di Papa Francesco in Bolivia”.<br />Il testo dei Vescovi è stato letto dal segretario della CEB, Mons. Eugenio Scarpellini, che ha respinto al mittente le dichiarazioni di una alta autorità politica contro la persona del Cardinale Terrazas. Secondo quanto raccolto dai media locali, il presidente della Camera di deputati, Marcelo Elío, dando la notizia di un possibile incontro del presidente Morales con Papa Francesco nei prossimi giorni, si è rivolto al cardinale Terrazas, come “persona di destra, un imperialista, che difende una oligarchia ed è lontano dalla Bibbia”.<br />“Per quanto riguarda la possibilità che Papa Francesco visiti la Bolivia, abbiamo comunicato precedentemente che la CEB ha esteso l'invito ufficiale a maggio 2013 e attualmente si mantiene un dialogo aperto al riguardo”, conclude il comunicato. Sat, 25 Oct 2014 00:00:00 +0200ASIA/FILIPPINE - Le Filippine, locomotiva per l’abolizione della pena di morte in Asiahttp://www.fides.org/it/news/56251-ASIA_FILIPPINE_Le_Filippine_locomotiva_per_l_abolizione_della_pena_di_morte_in_Asiahttp://www.fides.org/it/news/56251-ASIA_FILIPPINE_Le_Filippine_locomotiva_per_l_abolizione_della_pena_di_morte_in_AsiaManila – Le Filippine intendono essere un paese locomotiva dell’Asia nella campagna per l’abolizione della pena di morte: è quanto affermano attivisti , politici, leader religiosi alla vigila di una conferenza continentale per che si tiene a Manila il 27 e 88 ottobre. Proprio per questo impegno, le Filippine, nazione esemplare nel contente, guideranno la prima Conferenza asiatica internazionale “Non c'è giustizia senza vita”, focalizzata sulla campagna di abolizione della pena capitale. Vi partecipano Ministri della giustizia di diverse nazioni, funzionari pubblici, sindaci, rappresentanti religiosi, testimoni della lotta per la giustizia e per i diritti umani provenienti da diversi paesi asiatici come Filippine, India, Giappone, Indonesia, Sri Lanka, Mongolia, Laos, Cambogia, Vietnam e altri. <br />La Conferenza – organizzata dal Dipartimento di giustizia delle Filippine e dalla Comunità di Sant'Egidio, in collaborazione con il Comune di Mandaluyong, nella metropoli di Manila – intende offrire una piattaforma di dialogo per i paesi interessati a una moratoria sulle esecuzioni capitali.<br />“Abbiamo una legge firmata il 24 giugno 2006 che abolisce la pena capitale”, ha ricordato il segretario alla Giustizia del governo filippino, Leila de Lima. A luglio 2014 i vescovi filippini hanno diramato una nota che esprimeva “contrarietà assoluta, con voce piena, sul ripristino della pena di morte”, di fronte al tentativo di alcune lobby di ripristinarla nella nazione.<br />La conferenza abolizionista si tiene in Asia “proprio perché la maggior parte dei paesi che tengono in vigore la pena capitale si trovano in Asia”, ha spiegato a Fides Leonardo Tranggono, addetto alle relazioni internazionali per la Comunità di Sant'Egidio. Negli ultimi anni, 114 paesi membri delle Nazioni Unite hanno concordato nel porre in vigore una moratoria o la cessazione di applicazione della pena di morte, mentre 58 paesi ancora la applicano, molti in Asia. Sat, 25 Oct 2014 00:00:00 +0200ASIA/INDIA - La Chiesa in prima linea per la pace in Nagalandhttp://www.fides.org/it/news/56250-ASIA_INDIA_La_Chiesa_in_prima_linea_per_la_pace_in_Nagalandhttp://www.fides.org/it/news/56250-ASIA_INDIA_La_Chiesa_in_prima_linea_per_la_pace_in_NagalandDispur – “Non bisogna perdere la speranza per la pace, ma costruirla anche quando i risultatai tardano ad arrivare”. È quanto dice in un nota inviata all’Agenzia Fides l’Arcivescovo salesiano Thomas Menamparampil, Arcivescovo emerito di Guwahatie attualmente amministratore apostolico della diocese of Jowai, che ha svolto un ruolo chiave negli ultimi sviluppi del percorso di riconciliazione in Nagaland, stato dell’India Nordorientale attraversato da conflitti e tensioni sociali e politiche.<br />“Gli sforzi di pace – racconta l’Arcivescovo – erano a un punto morto e circa 10.000 tribali adivasi, cacciati dal Nagaland, stavano perdendo la speranza di ritornare nelle loro terre. Ma i leader di tutte le Chiese del Nordest si sono riuniti lanciando un'iniziativa unitaria per la pace, ispirata dalla missione di uno specifico ‘Peace Team’, già intervenuto in passato nel Nordest”.<br />Quella iniziativa ha sciolto dei nodi e ammorbidito le posizioni: Tarun Gogoi, il Primo Ministro di Assam, “si è congratulato con la comunità cristiana per una impresa creativa e costruttiva”. Anche Zeliang, il primo ministro del Nagaland, ha apprezzato questo sviluppo, invitando al dialogo fra le popolazioni tribali e le istituzioni.<br />I leader della Chiesa hanno invitato a guardare il problema in primo luogo dal punto di vista umanitario e dell'interesse delle persone che soffrono e non dal punto di vista politico o ideologico. <br />Gli adivasi sono preoccupati per le loro terre e per i raccolti, utili per la loro sopravvivenza. Una via possibile è quella di consentire, intanto, alle popolazioni cacciate di raccogliere il riso nelle risaie che essi avevano piantato. “L’importante è che il dialogo sia ripreso. C'è un desiderio di riconciliazione su entrambe le parti”, nota in conclusione mons. Menamparampil. Sat, 25 Oct 2014 00:00:00 +0200AFRICA/EGITTO - La Chiesa cattolica in Egitto condanna gli attentati terroristici del Sinaihttp://www.fides.org/it/news/56249-AFRICA_EGITTO_La_Chiesa_cattolica_in_Egitto_condanna_gli_attentati_terroristici_del_Sinaihttp://www.fides.org/it/news/56249-AFRICA_EGITTO_La_Chiesa_cattolica_in_Egitto_condanna_gli_attentati_terroristici_del_SinaiIl Cairo – La Chiesa cattolica in Egitto condanna con forza gli attentati terroristici che venerdì 24 ottobre hanno provocato la morte di almeno 30 soldati presso un check-point nella penisola del Sinai, a pochi chilometri dal confine con la Striscia di Gaza. “Nelle circostanze che attraversa la nostra amata Patria” si legge in un comunicato tempestivamente diffuso dal Patriarca copto cattolico Ibrahim Isaac Sidrak a nome dell'Assemblea dei Patriarchi e dei Vescovi delle Chiese cattoliche presenti in Egitto, “mentre poniamo le fondamenta di una nuova tappa piena di speranza e di luce per tutti gli egiziani che aspirano a un futuro migliore, cosa che richiede l'unità tra tutti noi, presentiamo le nostre sentite condoglianze al Presidente della Repubblica Abdel Fattah al-Sisi e a tutte le valorose Forze Armate egiziane”. Le condoglianze vengono anche presentate alle famiglie dei soldati uccisi, definiti “martiri”, nella certezza che “il sangue dei martiri è seme di progresso e non viene versato invano”. Il comunicato, pervenuto all'Agenzia Fides indica la via della concordia e dell'unità nazionale come unico antidoto davanti alle aggressioni terroristiche: “Noi egiziani” si legge nel documento “siamo un solo popolo, uniti con il Presidente e l'esercito egiziano, e tutti siamo disposti a offrirci in pegno per l'Egitto e per ogni granello di sabbia del Sinai”.<br />L'attentato, realizzato con l'esplosione coordinata di almeno due auto-bomba, rappresenta l'evento più sanguinoso avvenuto nel Sinai da quando è stato deposto il precedente presidente Mohammed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani. Dopo l'attentato, l'attuale presidente al-Sisi ha decretato per tutta la Penisola lo stato d'emergenza, destinato a durare tre mesi. .Sat, 25 Oct 2014 00:00:00 +0200ASIA/IRAQ - Organizzazione ortodossa russa al Presidente iracheno: liberate Tareq Azizhttp://www.fides.org/it/news/56248-ASIA_IRAQ_Organizzazione_ortodossa_russa_al_Presidente_iracheno_liberate_Tareq_Azizhttp://www.fides.org/it/news/56248-ASIA_IRAQ_Organizzazione_ortodossa_russa_al_Presidente_iracheno_liberate_Tareq_AzizMosca – Il Presidente della Società Imperiale di Palestina, Serghey Stapashin, ha inviato un messaggio al neo-Presidente iracheno Fuad Masum per chiedere che sia liberato l'ex ministro degli esteri e vice-premier iracheno Tareq Aziz, già braccio destro di Saddam Hussein, in carcere da 12 anni. “Questo anziano di 78 anni - si legge nella lettera-appello di Stapashin, inviata ai media nazionali russi e consultata dall'Agenzia Fides - è seriamente malato. Ha avuto un ictus, soffre di diabete in forma acuta e ha problemi cardiaci e polmonari”. Nella situazione irachena, segnata dalle “atrocità commesse dai terroristi dello Stato Islamico - si legge nella lettera di Stapashin – un atto di grazia nei confronti di Aziz aiuterebbe a promuovere i principi umanitari nella società irachena, e invierebbe un segnale chiaro e positivo all'intera comunità internazionale”. Indiscrezioni su una possibile imminente liberazione di Tareq Aziz erano già circolate all'inizio di settembre. In precedenza, nel 2010, la corte penale di Baghdad aveva emesso contro di lui una condanna a morte, riconoscendolo colpevole di "crimini contro l'umanità". All'inizio del 2013 i suoi legali avevano reso nota la sua intenzione di appellarsi per scritto al Papa, per far sapere che preferiva essere giustiziato piuttosto che sopportare ancora la detenzione carceraria nelle condizioni penose in cui si trova. <br />Tareq Aziz, nativo di Tal Kaif, nella Piana di Ninive, appartiene a una famiglia cristiana di tradizione caldea. La Società Imperiale Ortodossa di Palestina, fondata nel 1882 dallo Zar Alessandro III anche per rafforzare la presenza della Russia zarista in Medio Oriente, fu chiusa dopo la Rivoluzione del 1917, ma dal 1992 è stata di nuovo registrata presso le autorità russe con il suo nome storico. .Fri, 24 Oct 2014 00:00:00 +0200ASIA/INDONESIA - La Chiesa appoggia la campagna contro lo sfruttamento minerario a Floreshttp://www.fides.org/it/news/56247-ASIA_INDONESIA_La_Chiesa_appoggia_la_campagna_contro_lo_sfruttamento_minerario_a_Floreshttp://www.fides.org/it/news/56247-ASIA_INDONESIA_La_Chiesa_appoggia_la_campagna_contro_lo_sfruttamento_minerario_a_FloresFlores – Migliaia di sacerdoti, religiosi, laici di tutte le parrocchie, studenti di scuole secondarie e università dell'isola di Flores, la roccaforte cattolica dell’Indonesia, si sono radunati per contestare i progetti di estrazione mineraria sull’isola. La campagna di sensibilizzazione contro lo sfruttamento minerario a Flores, che avrebbe seri danni sull’ambiente, va avanti da mesi e ha trovato un momento di forte visibilità il 13 ottobre. <br />Come riferisce il servizio di informazione della Conferenza episcopale dell’Indonesia, consultato da Fides, la diocesi locale di Ruteng ha ribadito ufficialmente la sua posizione contraria a progetti di estrazione mineraria. La diocesi comprende un territorio dove risiedono oltre 700mila fedeli cattolici, che costituiscono il 93% della popolazione totale. “La diocesi di Ruteng valuta che l’avvio di miniere per l’estrazione di manganese, oro e ferro provocherebbe seri danni ecologici e metterebbe in pericolo la vita delle persone a Flores. Lo sfruttamento minerario causerà un processo sistematico e massiccio di impoverimento della popolazione indigena”, con la possibile conseguenza di “scatenare il conflitto sociale, alterare le leggi tribali e statali”. Inoltre indurrà prevedibilmente, “le compagnie d’affari a ingaggiare squadre di sicurezza per intimidire i residenti”, recita un documento pubblicato nel 2014 dopo il Sinodo della diocesi di Ruteng. Tali dinamiche sono note e si registrano nella vicina isola filippina di Mindanao.<br />La manifestazione del 13 ottobre è stata organizzata dalla Commissione “Giustizia e pace” della diocesi di Ruteng ed è stata del tutto pacifica, con canti spirituali e recita di Rosari. Il Vescovo di Ruteng, Sua Ecc. Mons. Hubertus Leteng, ha rimarcato “il dovere di tutelare l’integrità del creato”. I manifestanti hanno chiesto al governo locale di bloccare i progetti e i permessi di estrazione mineraria. Domandano inoltre ai legislatori di promulgare un regolamento chiaro, per non lasciare alle compagnie straniere la gestione arbitraria dell’ambiente e della vita dell’isola. Fri, 24 Oct 2014 00:00:00 +0200ASIA/PAKISTAN - La condanna di Asia Bibi danneggia la tolleranza in Pakistanhttp://www.fides.org/it/news/56246-ASIA_PAKISTAN_La_condanna_di_Asia_Bibi_danneggia_la_tolleranza_in_Pakistanhttp://www.fides.org/it/news/56246-ASIA_PAKISTAN_La_condanna_di_Asia_Bibi_danneggia_la_tolleranza_in_PakistanLahore – “La tolleranza e il perdono sono i due valori importanti, presenti non solo nel cristianesimo ma anche nell'islam, e in altre religioni del mondo. Stiamo lavorando alacremente per l'armonia religiosa in Pakistan e per diffondere un messaggio di pace e tolleranza. Molti studiosi musulmani di spicco sono accanto a noi. La sentenza che conferma la pena di morte per Asia Bibi danneggia anche il cammino che stiamo percorrendo e l’opera che stiamo compiendo, in armonia con i leader musulmani”. E’ l’opinione espressa all’Agenzia Fides da p. Francis Nadeem OFM Cap, Superiore provinciale dei Cappuccini in Pakistan e fondatore del Consiglio per il Dialogo Interreligioso a Lahore. <br />Il frate afferma: “Siamo in totale disaccordo con la conferma della pena capitale. E’ un fatto molto doloroso e deludente. Il tribunale non ha dimostrato autentica giustizia, perché Asia non ha mai commesso blasfemia. Il processo si basa sulla testimonianza di due donne ma dietro le accuse c’è qualcos'altro, il processo è frutto di un complotto” conclude p. Naddem. I francescani del Pakistan continueranno a pregare per la salvezza di Asia Bibi e di tutte le vittime innocenti dell’uso scorretto della legge sulla blasfemia. Fri, 24 Oct 2014 00:00:00 +0200AFRICA/CONGO RD - I giovani del Sud Kivu con i Vescovi contro la modifica della Costituzionehttp://www.fides.org/it/news/56245-AFRICA_CONGO_RD_I_giovani_del_Sud_Kivu_con_i_Vescovi_contro_la_modifica_della_Costituzionehttp://www.fides.org/it/news/56245-AFRICA_CONGO_RD_I_giovani_del_Sud_Kivu_con_i_Vescovi_contro_la_modifica_della_CostituzioneKinshasa - Si moltiplicano le prese di posizioni a favore dei Vescovi della Repubblica Democratica del Congo che nella loro ultima Lettera pastorale si sono dichiarati contrari ad una revisione della Costituzione che darebbe modo al Presidente Joseph Kabila di concorrere per un terzo mandato presidenziale .<br />La posizione dei Vescovi ha suscitato una serie di azioni intimidatorie da parte di sedicenti “giovani cattolici”: dal tentativo di consegnare alla Nunziatura di Kinshasa una petizione a Papa Francesco all’aggressione contro due sacerdoti “rei” di aver letto la Lettera pastorale durante la Messa .<br />In risposta a queste azioni intimidatorie, i giovani cattolici e non della società civile del Sud Kivu hanno lanciato la sottoscrizione di una petizione a sostegno della Conferenza Episcopale della RDC. “Respingiamo le azioni di alcuni giovani egoisti manipolati, sedicenti cattolici ma che sono in gran parte partigiani di quei politici che hanno distrutto il Paese e che offuscano l’avvenire delle generazioni future con le loro politiche egocentriche” si legge nel testo della petizione, inviata all’Agenzia Fides.<br />Ricordando che i giovani sono il 70% della popolazione congolese, i sottoscrittori invitano le nuove generazioni ad evitare di farsi manipolare dai politici: “Siamo la punta di lancia della nazione. Per questo dobbiamo prendere coscienza della nostra responsabilità per l’avvenire democratico del Paese”.<br />Anche i Vescovi degli Stati Uniti hanno offerto il loro sostengo ai loro confratelli congolesi con una lettera inviata da Sua Ecc. Mons. Richard Pates, Vescovo di Des Moines e Presidente della Commissione Internazionale “Giustizia e Pace” della Conferenza Episcopale statunitense, a Russ Feingold, inviato speciale americano nella Regione dei Grandi Laghi e nella RDC. Nella lettera si critica il tentativo di Kabila di cercare di cambiare la Costituzione. “Questa manovra politica esclude l’opposizione e distrugge il pacifico processo democratico” afferma Mons. Pates. Fri, 24 Oct 2014 00:00:00 +0200AMERICA/BOLIVIA - Il 50% dei bambini che nascono con il morbo di Chagas non riceve alcuna cura medicahttp://www.fides.org/it/news/56244-AMERICA_BOLIVIA_Il_50_dei_bambini_che_nascono_con_il_morbo_di_Chagas_non_riceve_alcuna_cura_medicahttp://www.fides.org/it/news/56244-AMERICA_BOLIVIA_Il_50_dei_bambini_che_nascono_con_il_morbo_di_Chagas_non_riceve_alcuna_cura_medicaLa Paz - Il morbo di Chagas è una malattia infettiva trasmessa dalla puntura di cimici di diverso genere. Provoca dolori di stomaco, cardiopatie ed è anche causa di morte. In Bolivia la metà dei bambini che risultano contagiati da Chagas congenito non riceve alcuna cura perché, per problemi di natura culturale, i genitori si oppongono. In aiuto a questa emergenza, l’ambasciata brasiliana ha appena donato 30 mila farmaci per 250 bambini nati con la malattia. Secondo il responsabile del Programma Nazionale del morbo di Chagas del Ministero della Sanità, nel 2013 sono state poste sotto controllo 67.327 donne incinte. Di queste 19.327 sono risultate positive alla malattia. L’esame è stato fatto anche su 15.055 bambini nati nella regione del Chaco, tra questi 232 sono risultati positivi e solo 130 hanno ricevuto i farmaci. Vale a dire che circa il 50% dei piccoli affetti da Chagas congenito non accede alle cure. <br />In alcune piccole comunità del Chaco i genitori si rifiutano di firmare il consenso perché temono per la vita del bambino. Attualmente le autorità sanitarie locali si sono impegnate nella diffusione di informazioni sulla malattia con l’obiettivo che le mamme inizino a fidarsi della medicina e permettano ai loro figli di ricevere le cure. Secondo i dati del Programma Nazionale per il morbo di Chagas, in Bolivia dal 2006 fino ad oggi sono stati registrati 2.581 casi tra bambini da uno a cinque anni, 23.544 nella fascia di età tra 5 e 15 anni e in 58.580 persone con oltre 15 anni. Il Governo realizza campagne di prevenzione nelle zone endemiche del Paese che sono i dipartimenti di Cochabamba, Tarija e Chuquisaca. Fri, 24 Oct 2014 00:00:00 +0200AMERICA/BRASILE - Comunicato dei Vescovi: “Nessuna marcia indietro sui diritti dei popoli indigeni”http://www.fides.org/it/news/56243-AMERICA_BRASILE_Comunicato_dei_Vescovi_Nessuna_marcia_indietro_sui_diritti_dei_popoli_indigenihttp://www.fides.org/it/news/56243-AMERICA_BRASILE_Comunicato_dei_Vescovi_Nessuna_marcia_indietro_sui_diritti_dei_popoli_indigeniBrasilia – La Presidenza della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile ha diffuso ieri, 23 ottobre, un comunicato esprimendo la sua preoccupazione riguardo ai diritti dei popoli indigeni, dopo la decisione della Corte Suprema Federale di annullare gli effetti delle ordinanze del Ministero della Giustizia che riconosceva i territori occupati dalle popolazioni indigene negli stati di Maranhão e del Mato Grosso do Sul. Il comunicato, pervenuto all’Agenzia Fides, è stato approvato dal Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale, che si è riunito a Brasilia, dal 21 al 23 ottobre.<br />“La Conferenza episcopale si aspetta che non ci sia una ‘marcia indietro’ nella conquista dei diritti degli indigeni, in particolare per quanto riguarda la delimitazione dei loro territori” dice la nota. “La garanzia dei territori dei popoli indigeni è un diritto conquistato e ratificato nella Costituzione federale, attraverso la lotta ardua di molte persone della società brasiliana - si legge in altro passo del comunicato -. Purtroppo gli interessi economici hanno impedito la demarcazione delle terre indigene, che è la realizzazione del diritto costituzionale. Pertanto gran parte delle popolazioni indigene del Brasile continua a vivere in esilio dalla propria terra a causa della spoliazione e della violenza storica commesse contro le loro comunità”. <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/por/attachments/view/file/cnbb_povos_indigenas_23102014.doc">Il comunicato in portoghese della Conferenza Episcopale del Brasile</a>Fri, 24 Oct 2014 00:00:00 +0200ASIA/TERRA SANTA - L'ecologia, “terreno comune” per le tre religioni abramitichehttp://www.fides.org/it/news/56242-ASIA_TERRA_SANTA_L_ecologia_terreno_comune_per_le_tre_religioni_abramitichehttp://www.fides.org/it/news/56242-ASIA_TERRA_SANTA_L_ecologia_terreno_comune_per_le_tre_religioni_abramiticheGerusalemme – In un mondo segnato dal riesplodere di integralismi e settarismi etnico-religiosi, l'ecologia si pone come possibile terreno di convergenza e collaborazione tra le diverse tradizioni religiose, a cominciare da quelle che condividono la stessa origine in Abramo, padre di tutti i credenti. E' questo il messaggio-chiave venuto dal convegno intitolato “Fede e Ecologia”, svoltosi mercoledì 22 ottobre a Gerusalemme e co-organizzato dall'Interfaith Center for Sustainable Development, dalla Fondazione Konrad Adenauer e dallo Studium Theologicum Salesianum. <br />Diversi interventi del convegno sono stati curati da membri rappresentativi delle tre religioni monoteistiche presenti in Terra santa. Tra gli altri, il padre Biju Michael SDB, direttore dello Studium Theologicum Salesianum, ha dato conto dell'interesse crescente per le problematiche ambientali sviluppatosi in ambito cattolico soprattutto sulla scia del magistero degli ultimi Papi, con riferimenti dettagliati ai pronunciamenti di San Giovanni Paolo II. Il rabbino Michael Melchior ha richiamato la vocazione propria delle tradizione religiose nel contribuire alla salvaguardia del Creato, anche a vantaggio delle generazioni future. Mentre il Vescovo William Shomali, Vicario patriarcale del patriarcato di Gerusalemme dei latini, ha riproposto il fondamento biblico della salvaguardia del Creato, facendo riferimento al racconto della Genesi in cui Dio stesso consegna all'uomo l'opera buona uscita dalle Sue mani, comandando di proteggerla. <br />Monsignor Shomali – come riportano le fonti ufficiali del Patriarcato latino, consultate dall'Agenzia Fides - non si è limitato a dichiarazioni di principio, ricordando che l'inquinamento dell'acqua nella Striscia di Gaza e nella regione di Gerusalemme rappresenta un problema reale anche per le popolazioni della Terra Santa. Dal canto suo, l'Imam Wisam Bahrum ha esposto la prospettiva islamica sulle problematiche ambientali, interpretando il racconto di Noè e dell'Arca dell'Alleanza come espressione del comando divino di proteggere le piante e gli animali. Mentre la studiosa Nurit Yaffe, dell'Academic College of Tel Aviv Yaffo, affrontando la questione ambientale da una prospettiva scientifica ha richiamato l'urgenza di scelte politiche globali ispirate dalla presa d'atto che “le risorse che condividiamo sulla terra sono limitate” e alcune di esse – come il petrolio – non sono rinnovabili. Per questo – ha ribadito l'accademica israeliana - tutto il genere umano è per forza di cose coinvolto nelle problematiche riguardanti la gestione sostenibile dell'ambiente, e anche le diverse tradizioni religiose trovano in tale ambito un potenziale terreno di azione comune. .Fri, 24 Oct 2014 00:00:00 +0200AMERICA/STATI UNITI - Milioni di bambini e giovani si sentono in pericolo nelle loro famigliehttp://www.fides.org/it/news/56241-AMERICA_STATI_UNITI_Milioni_di_bambini_e_giovani_si_sentono_in_pericolo_nelle_loro_famigliehttp://www.fides.org/it/news/56241-AMERICA_STATI_UNITI_Milioni_di_bambini_e_giovani_si_sentono_in_pericolo_nelle_loro_famiglieNew York – In tutto il mondo, ogni cinque minuti, muore un bambino a causa di atti di violenza. Secondo un recente rapporto reso noto dall’Unicef, intitolato “Bambini in pericolo: Agisci per porre fine alla violenza contro i piccoli”, milioni di bambini e giovani con meno di 20 anni si sentono insicuri nelle loro case, scuole e comunità. Tra i dati inquietanti risulta che, in tutto il mondo, muore un bambino ogni 5 minuti per le violenze subite. Il fenomeno riguarda tutto il mondo, non è una rarità o qualcosa che si limita ai Paesi più remoti. Infatti risulta che il 75% delle morti infantili che si registrano nel mondo avvengono fuori dalle zone dei conflitti bellici. Si tratta di un problema globale di dimensioni epidemiche. Fri, 24 Oct 2014 00:00:00 +0200AFRICA/LIBIA - Nonostante gli scontri, a Bengasi i mercati sono ben fornitihttp://www.fides.org/it/news/56240-AFRICA_LIBIA_Nonostante_gli_scontri_a_Bengasi_i_mercati_sono_ben_fornitihttp://www.fides.org/it/news/56240-AFRICA_LIBIA_Nonostante_gli_scontri_a_Bengasi_i_mercati_sono_ben_fornitiBengasi - “Si continua a vivere nella paura e nell’insicurezza. Speriamo che giungano presto tempi migliori” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Sylvester Carmel Magro, Vicario Apostolico di Bengasi, capoluogo della Cirenaica, dove dice “ogni giorno sentiamo gli echi degli scontri alla periferia della città”, tra le forze del generale Haftar e i gruppi islamisti che la controllano. Mons. Magro informa che, nonostante i combattimenti, “grazie a Dio non mancano i rifornimenti alimentari. Il pane c’è e mercati e supermercati sono ben forniti”. “Sono tempi di preghiera e di pazienza” conclude Mons. Magro, che si appresta ad accogliere i fedeli rimasti per la Messa domenicale, anticipata al venerdì. Fri, 24 Oct 2014 00:00:00 +0200AMERICA/MESSICO - “Fateli tornare vivi”: appello e preghiere per gli studenti rapitihttp://www.fides.org/it/news/56239-AMERICA_MESSICO_Fateli_tornare_vivi_appello_e_preghiere_per_gli_studenti_rapitihttp://www.fides.org/it/news/56239-AMERICA_MESSICO_Fateli_tornare_vivi_appello_e_preghiere_per_gli_studenti_rapitiChilpancingo – Si è conclusa con un appello alla riconciliazione da parte del Vescovo di Chilpancingo-Chilapa , Sua Ecc. Mons. Alejo Zavala Castro, e con la sua richiesta ai rapitori dei 43 studenti di “farli tornare vivi”, la marcia-pellegrinaggio svoltasi ieri, 23 ottobre. La marcia ha avuto inizio dalla "Normal rurale Ayotzinapa", la scuola frequentata dai ragazzi rapiti, e vi hanno preso parte genitori, insegnanti, studenti, membri di congregazioni religiose e abitanti della zona. Dopo quattro ore di cammino, si è conclusa con la celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Zavala Castro. <br />Secondo la nota inviata all’Agenzia Fides da fonti locali, il Vescovo ha così espresso i sentimenti di tutti i partecipanti: "proviamo un dolore profondo per questa scomparsa, e questa messa è celebrata per chiedere al Creatore che siano in vita, per invitare a vivere nell’armonia e per il rispetto della vita". La messa è iniziata alle 17 e, per coincidenza, si è conclusa alle 17,56, nello stesso momento in cui, secondo la stampa locale, si diffondeva la notizia che il governatore di Guerrero, Angel Aguirre Rivero, si era dimesso dal suo incarico.<br />I 43 studenti sono stati rapiti da uomini armati mentre tenevano una conferenza stampa in cui raccontavano l’aggressione subita il 26 settembre . In seguito diversi membri della polizia municipale locale sono stati arrestati perché riconosciuti autori della prima aggressione armata che ha provocato 6 morti e una ventina di feriti. Pochi giorni dopo sono state trovate delle fosse comuni con i corpi di persone assassinate anche dalla polizia municipale. Fri, 24 Oct 2014 00:00:00 +0200AFRICA/COSTA D’AVORIO - Nomina del Rettore del Seminario maggiore “San Paolo” nella diocesi di Yopougonhttp://www.fides.org/it/news/56238-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_maggiore_San_Paolo_nella_diocesi_di_Yopougonhttp://www.fides.org/it/news/56238-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_maggiore_San_Paolo_nella_diocesi_di_YopougonCittà del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 19 settembre 2014 ha nominato Rettore del Seminario maggiore nazionale filosofico “San Paolo”, detto “Abadjin-Kouté”, nella diocesi di Yopougon , il rev. Bonzo Jean Kouassi, del clero diocesano di Grand-Bassam. <br />Il nuovo Rettore è nato a Dabou il 30 marzo 1972 ed è stato ordinato sacerdote il 26 aprile 2003. Ha studiato filosofia al Seminario maggiore Abadjin-Kouté e teologia al Seminario maggiore di Anyama. Nel 2008 ha conseguito la Licenza in Teologia dogmatica presso l’Université catholique de l’Afrique de l’Ouest e nel 2011 il Dottorato presso la Pontificia Università Urbaniana, a Roma. Ha ricoperto diversi incarichi pastorali, a livello diocesano e nazionale, anche prima dell’ordinazione. Fri, 24 Oct 2014 00:00:00 +0200AMERICA/HONDURAS - Una nuova sede del centro di reclusione di San Pedro Sula per il bene dei prigionierihttp://www.fides.org/it/news/56237-AMERICA_HONDURAS_Una_nuova_sede_del_centro_di_reclusione_di_San_Pedro_Sula_per_il_bene_dei_prigionierihttp://www.fides.org/it/news/56237-AMERICA_HONDURAS_Una_nuova_sede_del_centro_di_reclusione_di_San_Pedro_Sula_per_il_bene_dei_prigionieriSan Pedro Sula – “Sono ormai cinque mesi di lavori senza interruzione”, osserva con soddisfazione Mons. Rómulo Emiliani Sánchez, C.M.F., Vescovo ausiliare di San Pedro Sula , che auspica l’arrivo di altre risorse per portare così a termine la nuova sede del carcere della sua diocesi il prossimo anno. In questo modo la popolazione carceraria verrà trasferita nei nuovi complessi dove le celle, i laboratori e gli spazi per le attività contribuiranno a migliorare la qualità di vita dei prigionieri.<br />Secondo le statistiche, sono più di 16.000 i detenuti nelle 24 carceri del paese e il più affollato è proprio quello di San Pedro Sula, che si trova nel centro della città. Il nuovo complesso in costruzione si trova fuori città. In questo momento il carcere di San Pedro Sula supera del doppio la capacità di detenuti che potrebbe accogliere, con evidenti conseguenze sulla dignità delle persone recluse. Thu, 23 Oct 2014 00:00:00 +0200AFRICA/NIGERIA - Nuovi attentati e altre 60 ragazze rapite: sfuma la possibilità di una tregua con Boko Haramhttp://www.fides.org/it/news/56236-AFRICA_NIGERIA_Nuovi_attentati_e_altre_60_ragazze_rapite_sfuma_la_possibilita_di_una_tregua_con_Boko_Haramhttp://www.fides.org/it/news/56236-AFRICA_NIGERIA_Nuovi_attentati_e_altre_60_ragazze_rapite_sfuma_la_possibilita_di_una_tregua_con_Boko_HaramAbuja - Si indeboliscono le speranze di pace dopo i 5 morti in un attentato esplosivo avvenuto questa mattina in una stazione di bus ad Azari, nello Stato di Bauchi , e il rapimento di 60 ragazze in due diverse località dello Stato di Adamawe. Secondo la stampa locale, 40 ragazze sono state rapite a Waga Mangoro, e altre 20 a Garta, in due attacchi nel corso dei quali diverse abitazioni sono state date alle fiamme.<br />Nei giorni scorsi si erano sparse voci su un possibile accordo di tregua tra il governo di Abuja e il gruppo islamista Boko Haram che avrebbe previsto la liberazione delle famose 200 ragazze rapite a Chibock ad aprile. <br />La notizia dei nuovi rapimenti è giunta mentre il Parlamento di Abuja stava approvando la richiesta del Presidente Goodluck Jonathan di un miliardo di dollari di fondi d’emergenza per acquistare armamenti per contrastare Boko Haram. Thu, 23 Oct 2014 00:00:00 +0200AFRICA/ALGERIA - Domani inizia l'Assemblea interdiocesana della Chiesa cattolicahttp://www.fides.org/it/news/56235-AFRICA_ALGERIA_Domani_inizia_l_Assemblea_interdiocesana_della_Chiesa_cattolicahttp://www.fides.org/it/news/56235-AFRICA_ALGERIA_Domani_inizia_l_Assemblea_interdiocesana_della_Chiesa_cattolicaAlgeri – Una quarantina di rappresentanti delle quattro diocesi cattoliche dell’Algeria si incontrano ad Algeri venerdì 24 e sabato 25 ottobre per l’Assemblea interdiocesana nazionale della Chiesa cattolica. L’incontro di riflessione, preghiera e studio dei problemi si svolgerà presso la chiesa di Notre Dame D'Afrique e presso la Cattedrale del Sacro Cuore. L'Assemblea rappresenta un passaggio importante nel cammino compiuto dalle comunità cattoliche algerine nell'anno in corso, scandito da diversi momenti di comunione e di confronto inter-diocesani. <br />“Fin dai primi secoli - si legge nella preghiera composta in occasione dell'Anno interdiocesano e distribuita a tutte le comunità algerine - Tu non hai cessato di chiamare i discepoli ad essere segni della tua predilezione per tutti, senza distinzione, nel nostro Paese. Dai tempi dei primi martiri fino ai nostri giorni, Tu non hai cessato di mostrare il cammino del Tuo vangelo attraverso le vite dei santi e delle sante del nostro popolo. Tu vedi, Signore, che il nostro quotidiano non è sempre facile. Ci succede di non essere ben accolti, di essere a volte umiliati, respinti, ma noi sappiamo che non ci abbandoni mai nella prova. Perdonaci quando non siamo fedeli o quando la paura ci fa rinnegare te. E grazie per il tuo Spirito ardente, che ci guida durante il nostro pellegrinaggio sulla terra”. .Thu, 23 Oct 2014 00:00:00 +0200