Fides News Italianohttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usASIA/FILIPPINE - “Misericordia e compassione” è il tema della visita del Papahttp://www.fides.org/it/news/55983-ASIA_FILIPPINE_Misericordia_e_compassione_e_il_tema_della_visita_del_Papahttp://www.fides.org/it/news/55983-ASIA_FILIPPINE_Misericordia_e_compassione_e_il_tema_della_visita_del_PapaManila – Il tema che segnerà la visita di Papa Francesco nelle Filippine è “Misericordia e compassione”: lo annuncia, in una nota inviata all’Agenzia Fides, la Conferenza episcopale delle Filippine. La Chiesa filippina ha lanciato anche un sito web dedicato interamente all’evento, che contiene tutte le informazioni necessarie e seguirà in tutti gli aspetti la visita del Papa. <br />“Con la presenza del Papa, il Dio di misericordia e compassione si fa vicino a noi” afferma in un messaggio inviato a Fides, Sua Ecc. Mons. Mylo Vergara, Vescovo di Pasig e Presidente della Commissione episcopale per le Comunicazione sociali e i mass media. “Questa è una grande benedizione per la Chiesa filippina. La visita di Papa Francesco può essere considerata una visita di Dio al popolo filippino, bisognoso della Sua misericordia e compassione”. <br />I Vescovi esortano i fedeli a prepararsi attraverso le stesse parole di Francesco, e a farsi apostoli attraverso i mass media: “Cerchiamo di rendere nostri messaggi, citazioni, esortazioni apostoliche di Papa Francesco sul tema della misericordia e della compassione. Attraverso i social media – aggiunge Mons. Vergara – possiamo raccogliere e condividerli con gli altri”. In secondo luogo, si invitano i fedeli a “utilizzare quanto raccogliamo e riceviamo sull'insegnamento di Papa Francesco come materia di riflessione, preghiera e azione”. In tal modo “i mass media e i social network – conclude il Vescovo– possono diventare un potente strumento per farci praticare opere di misericordia come visitare i prigionieri, i malati e gli anziani, mostrando compassione soprattutto verso i più poveri”. Mon, 22 Sep 2014 00:00:00 +0200AFRICA/COSTA D’AVORIO - Rifugiati bloccati in Liberia a causa dell’Ebolahttp://www.fides.org/it/news/55982-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Rifugiati_bloccati_in_Liberia_a_causa_dell_Ebolahttp://www.fides.org/it/news/55982-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Rifugiati_bloccati_in_Liberia_a_causa_dell_EbolaAbidjan - Bloccato per diversi mesi, il rimpatrio volontario dei rifugiati ivoriani in Liberia sarebbe dovuto riprendere nel mese di luglio. L'epidemia di Ebola nel Paese limitrofo ha invece indotto le autorità ivoriane a chiudere i confini per prevenire la diffusione del virus, sospendendo il rientro dei profughi fino a nuove disposizioni. Secondo l'Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite , a partire dall'inizio del mese di gennaio 2014, 12 mila rifugiati sono tornati in Costa d’Avorio e 38.600 sono in attesa che il governo del Paese riapra le frontiere per permettere loro di tornare a casa. L’11 luglio circa 392 rifugiati ivoriani in Liberia, arrivati durante la crisi post-elettorale nel 2010-2011, sono stati respinti alla frontiera dalle autorità ivoriane mentre si preparavano a tornare a casa. Il Governo è stato costretto a chiudere le frontiere per motivi di sicurezza impegnandosi nell’organizzazione di misure di prevenzione e informazione sul virus. Le frontiere verranno riaperte appena la situazione sarà sotto controllo, hanno dichiarato i responsabili dell’ UNHCR. Il ministro della Sanità della Costa d'Avorio ha rivelato che circa 100 liberiani sono stati mandati a casa dopo aver cercato di entrare illegalmente nel Paese. Dal 14 settembre in Liberia sono stati segnalati 2.710 casi del virus e 1.459 decessi. La metà nelle ultime tre settimane. Mon, 22 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/SIRIA - I jihadisti dello Stato Islamico distruggono la chiesa-memoriale del genocidio armeno a Deir el-Zorhttp://www.fides.org/it/news/55981-ASIA_SIRIA_I_jihadisti_dello_Stato_Islamico_distruggono_la_chiesa_memoriale_del_genocidio_armeno_a_Deir_el_Zorhttp://www.fides.org/it/news/55981-ASIA_SIRIA_I_jihadisti_dello_Stato_Islamico_distruggono_la_chiesa_memoriale_del_genocidio_armeno_a_Deir_el_ZorDeir el-Zor – I Jihadisti dello Stato Islamico hanno distrutto una chiesa armena a Deir el Zor, la città a maggioranza curda da loro conquistata negli ultimi giorni. La notizia, diffusa da testimoni locali, è stata confermata dal Ministro degli Esteri armeno Edward Nalbandian, che ha condannato come “orribile barbarie” la distruzione della chiesa dove erano custoditi i resti delle vittime del Genocidio armeno. <br />La chiesa era stata consacrata nel 1991 come memoriale del Genocidio e comprendeva nella propria area anche un museo con i resti delle vittime dei massacri subiti un secolo fa dagli armeni in territorio ottomano, che avevano registrato una particolare concentrazione proprio nell'area desertica intorno a Deir el-Zor. <br />Nel governatorato di Deir el- Zor i jihadisti dell'IS lo scorso agosto hanno ucciso centinaia di appartenenti a clan tribali locali e nei mesi scorsi hanno combattuto anche con i miliziani islamisti della concorrente fazione al-Nusra per assicurarsi il controllo dell'area, ricca di petrolio. .Mon, 22 Sep 2014 00:00:00 +0200AFRICA/RD CONGO - Accusati di stregoneria e perseguitati oltre 70 mila bambinihttp://www.fides.org/it/news/55980-AFRICA_RD_CONGO_Accusati_di_stregoneria_e_perseguitati_oltre_70_mila_bambinihttp://www.fides.org/it/news/55980-AFRICA_RD_CONGO_Accusati_di_stregoneria_e_perseguitati_oltre_70_mila_bambiniKinshasa – Oltre 70 mila bambini congolesi sono stati torturati, abbandonati, uccisi, con l’accusa di stregoneria. Solo nella regione di Kinsasha 30 mila bambini di strada sono stati allontanati dalle rispettive famiglie per questo motivo. Buona parte della popolazione, dagli insegnanti, ai professionisti ai leader religiosi, crede alla stregoneria. Si tratta di un fenomeno molto diffuso nella cultura bantú e difficile da sradicare, secondo le denunce delle varie organizzazioni impegnate a combatterlo . I principali carnefici di queste piccole vittime sono gli stessi genitori, persone vicine e i predicatori di alcune chiese “indipendenti” che non corrispondono a nessuna struttura gerarchica, pratica o dottrina religiosa. I “pastori” di queste chiese, per ogni esorcismo praticato, ricevono donazioni dai familiari che vanno dai 300 ai 2 mila dollari per la “liberazione”. Alcuni degli esorcismi consistono nel rinchiudere le vittime in casa per giorni senza cibo nè acqua per prepararle a liberarsi dagli spiriti maligni. Poi i piccoli vengono presentati al pastore che inizia un rituale di urla, canti, balli che vanno avanti fino a quando i bambini cadono a terra esausti e storditi. Gli attivisti che lottano contro la pratica della magia nera si trovano di fronte all’indifferenza generale, al silenzio e alla passività delle autorità, e accusano la polizia di ostacolare la denuncia dei casi. Mon, 22 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/TERRA SANTA - I Vescovi cattolici: il riconoscimento della nazionalità “aramea” punta a dividere i cristiani palestinesi dagli altrihttp://www.fides.org/it/news/55979-ASIA_TERRA_SANTA_I_Vescovi_cattolici_il_riconoscimento_della_nazionalita_aramea_punta_a_dividere_i_cristiani_palestinesi_dagli_altrihttp://www.fides.org/it/news/55979-ASIA_TERRA_SANTA_I_Vescovi_cattolici_il_riconoscimento_della_nazionalita_aramea_punta_a_dividere_i_cristiani_palestinesi_dagli_altriGerusalemme – La decisione del Ministero degli Interni israeliano di consentire l'aggiunta della qualificazione “arameo” a quella di “cristiano”, per sostituire il termine “arabo” nelle carte di identità dei cristiani palestinesi cittadini d'Israele, viene denunciata come “un tentativo di separare i cristiani palestinesi dagli altri palestinesi” dai Vescovi cattolici di Terra Santa, che in un documento emesso dalla Commissione Giustizia e Pace del Consiglio dei Vescovi cattolici denunciano come pretestuose e ideologiche le motivazioni delle misure prese in tale direzione dal governo d'Israele. <br />Secondo quanto riportato dalla stampa israeliana, lo scorso 16 settembre il ministro degli Interni israeliano ha firmato un provvedimento per riconoscere l'identità “aramea” come identità nazionale distinta, da aggiungere nel registro delle nazionalità presenti nel Paese. La decisione è stata presa esplicitamente per permettere a 200 famiglie cristiane di identificarsi come appartenenti all'antica nazionalità, e così registrarsi come “aramei” piuttosto che come arabi nei documenti di identità. <br />Nel documento redatto lo stesso 16 settembre dalla Commissione Giustizia e Pace dei Vescovi cattolici di Terra Santa, si denuncia come operazione artificiale e politicamente orientata quella che spinge a recuperare nel passato remoto dei popoli del Medio Oriente una identità nazionale separata, da attribuire ai cristiani presenti in Israele: “La lingua aramaica - si legge nel documento, pervenuto all'Agenzia Fides - è stata la lingua degli ebrei per secoli. Questo fino alla reintroduzione dell’ebraico, solamente alla fine del 19esimo secolo. Gli arabi, nei paesi del Levante, hanno parlato attraverso la storia e nei secoli, l’aramaico, il greco e l’arabo fino alla diffusione definitiva dell’arabo. Oggi in Israele siamo palestinesi arabi. Se questo tentativo di separare i cristiani palestinesi dagli altri palestinesi ha come scopo quello di difendere i cristiani o proteggerli, come affermano alcune autorità israeliane - e il comunicato si rivolge al governo israeliano - noi dichiariamo: restituiteci come prima cosa le nostre case, le nostre terre e i nostri villaggi che avete confiscato. Seconda cosa: la migliore protezione per noi sarà di lasciarci con il nostro popolo. Terza: la migliore protezione per noi è che voi entriate seriamente sulla via della pace”.<br />Il pronunciamento episcopale contiene anche un appello ad “alcuni cristiani palestinesi in Israele che sostengono questa idea”, e sono pronti a rivendicare la propria identità nazionale “aramea” per congedarsi dalla propria arabità e poter così vedere garantito il proprio accesso al servizio militare nell'esercito israeliano: “non è possibile” si legge nel documento “che facciate del male al vostro popolo per soddisfare i vostri interessi personali del momento. Con questa inclinazione, non fate del bene né a voi stessi né a Israele. Israele ha bisogno di cristiani a cui il Cristo ha detto: 'Beati gli operatori di pace' e non beato chi sfigura la propria identità”. Mon, 22 Sep 2014 00:00:00 +0200AMERICA/STATI UNITI - In attesa della riforma, le famiglie dei migranti continuano ad essere divisehttp://www.fides.org/it/news/55978-AMERICA_STATI_UNITI_In_attesa_della_riforma_le_famiglie_dei_migranti_continuano_ad_essere_divisehttp://www.fides.org/it/news/55978-AMERICA_STATI_UNITI_In_attesa_della_riforma_le_famiglie_dei_migranti_continuano_ad_essere_diviseLaredo – Il Vescovo della diocesi di Laredo , Sua Ecc. Mons. James Anthony Tamayo, si è lamentato che la prevista riforma dell'immigrazione non è ancora arrivata e le autorità federali continuano quindi a separare molte famiglie per mancanza di documenti. La nota inviata all’Agenzia Fides da una fonte locale riporta le parole del Vescovo: "A Laredo continuiamo ad aiutare le famiglie di centroamericani che arrivano per cercare di ricongiungersi con i loro parenti negli Stati Uniti. Forse non tutti sanno che la migrazione si è ridotta in modo significativo e ora arrivano solo da 5 a 10 famiglie al giorno e non come prima che erano oltre 100 al giorno". <br />Mons. Tamayo ha improvvisato una conferenza stampa ieri, dopo la Messa domenicale, informando che questi migranti vengono assistiti procurando loro cibo, vestiti e un posto dove lavarsi e poter cercare di contattare le loro famiglie negli Stati Uniti. Ha aggiunto che si sta lavorando con il governo americano e con le altre Chiese per cercare di trovare una soluzione definitiva al problema dell'immigrazione clandestina. <br />"Noi, come Chiesa, dobbiamo rispondere a questa situazione di emergenza e cercare di aiutare il prossimo, ma ciò richiede anche un cambiamento nelle leggi degli Stati Uniti, perché la riunificazione delle famiglie non diventi una cosa lunga - ha detto Mons. Tamayo -. Attualmente le famiglie hanno bisogno di circa 10 anni per poter rispondere ai requisiti richiesti e finalmente riunirsi, e sappiamo che i requisiti di ammissibilità sono troppo rigidi. La soluzione più pratica che vediamo è l'adozione di una riforma dell'immigrazione; questo paese ha bisogno di molti lavoratori nella campagna, negli alberghi e ristoranti, nella costruzione edile e queste persone vogliono solo lavorare".<br />Il 27 giugno 2013 il Senato ha approvato il disegno di legge S. 744 che prevede la cittadinanza per gli immigrati privi di documenti arrivati negli Stati Uniti prima del 31 dicembre 2011 e che non hanno precedenti penali. Tuttavia, a causa dei disaccordi tra democratici e repubblicani, la Camera non ha ancora fissato una data per la sua discussione in vista dell’approvazione definitiva . Mon, 22 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/PAKISTAN - L’IS cerca reclute in Pakistan, i cristiani si appellano al governohttp://www.fides.org/it/news/55977-ASIA_PAKISTAN_L_IS_cerca_reclute_in_Pakistan_i_cristiani_si_appellano_al_governohttp://www.fides.org/it/news/55977-ASIA_PAKISTAN_L_IS_cerca_reclute_in_Pakistan_i_cristiani_si_appellano_al_governoLahore – Lo Stato Islamico, la formazione jihadista che opera in Iraq, ha distribuito opuscoli a Peshawar e nelle province pakistane al confine con l'Afghanistan, invitando al reclutamento e facendo appello alla popolazione locale per sostenere la creazione di un califfato islamico. Come appreso da Fides, la notizia ha creato preoccupazione nella società civile pakistana, soprattutto tra i giovani cristiani e tra le organizzazioni che difendono i diritti umani: si chiede quindi al governo di bloccare la diffusione della propaganda dell’IS.<br />L’avvocato cristiano Sardar Mushtaq Gill, condividendo la preoccupazione per la diffusione di una ideologia che vuole infettare la società pakistana, spiega a Fides: “Il Pakistan vive già una situazione a rischio per la presenza di gruppi estremisti e terroristi, per lo scarso rispetto della libertà religiosa, per la discriminazione delle minoranze. Di fronte alle notizie dell’arrivo dell’IS, molti giovani cristiani sono venuti da me per esprimere le loro ansie. Li ho rassicurati, dicendo che Dio è con noi e che provvede ai suoi figli”.<br />Tuttavia, afferma Gill, “non possiamo ignorare la crescente minaccia dell’IS in Pakistan. Come cristiani, possiamo svolgere il nostro ruolo nella società, nel campo della cultura e dell’editoria, per contrastare questa ideologia di morte, portando una visione basata su valori come il rispetto della vita, la dignità di ogni uomo, i diritti umani, l’armonia. Auspichiamo che il governo pakistano dia una risposta efficace a livello federale, provinciale o locale, impedendo all’IS di penetrare in Pakistan”. Mon, 22 Sep 2014 00:00:00 +0200VATICANO - I Vescovi, chiamati a dare “un autentico impulso missionario” alle Comunità diocesanehttp://www.fides.org/it/news/55976-VATICANO_I_Vescovi_chiamati_a_dare_un_autentico_impulso_missionario_alle_Comunita_diocesanehttp://www.fides.org/it/news/55976-VATICANO_I_Vescovi_chiamati_a_dare_un_autentico_impulso_missionario_alle_Comunita_diocesaneCittà del Vaticano – “La Chiesa ha bisogno di Pastori, cioè servitori, di Vescovi che sappiano mettersi in ginocchio davanti agli altri per lavare loro i piedi. Pastori vicini alla gente, padri e fratelli miti, pazienti e misericordiosi; che amano la povertà…Voi siete chiamati a sorvegliare incessantemente il gregge a voi affidato, per mantenerlo unito e fedele al Vangelo e alla Chiesa. Sforzatevi di dare un autentico impulso missionario alle vostre Comunità diocesane, perché crescano sempre di più con nuovi membri... Siate vicini ai vostri sacerdoti, curate la vita religiosa, amate i poveri”. Sono le consegne che il Santo Padre Francesco ha affidato ai Vescovi di nomina recente che ha incontrato sabato 20 settembre, al termine del Seminario di aggiornamento organizzato per loro dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, che erano accompagnati dal Prefetto del Dicastero Missionario, il Card. Fernando Filoni.<br />Il Papa ha sottolineato come si avverta oggi “l’imperiosa necessità di una conversione missionaria… che riguarda ogni battezzato e ogni parrocchia, ma che naturalmente i Pastori sono chiamati a vivere e testimoniare per primi”, per questo ha esortato i Vescovi a orientare la loro vita e il ministero episcopale “a questa trasformazione missionaria che interpella oggi il Popolo di Dio”.<br />Un pensiero particolare è stato rivolto dal Papa ai Confratelli Vescovi che non erano presenti per vari motivi: “A tutti mando un saluto fraterno e benedicente. Come vorrei, ad esempio, che i Vescovi cinesi ordinati negli anni recenti fossero presenti all’incontro di oggi! In fondo al cuore, però, auspico che non sia lontano quel giorno! Desidero assicurarli non solo della mia e della nostra solidarietà, ma anche di quella dell’Episcopato mondiale perché, nella comune fede, sentano che, se a volte possono avere l’impressione di essere soli, più forte è la certezza che le loro sofferenze porteranno frutto – e gran frutto! – per il bene dei loro fedeli, dei loro concittadini e di tutta la Chiesa”. Nel clima del cammino sinodale sulla famiglia, Papa Francesco ha infine incoraggiato i Vescovi “a promuovere la pastorale familiare, affinché le famiglie, accompagnate e formate, possano dare sempre meglio il loro apporto alla vita della Chiesa e della società”. <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/ita/attachments/view/file/Ud_Sem_Cep_20092014.doc">Il testo integrale del discorso del Santo Padre, in italiano</a>Mon, 22 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/INDIA - Appello dei Vescovi per la libertà religiosa dei dalithttp://www.fides.org/it/news/55975-ASIA_INDIA_Appello_dei_Vescovi_per_la_liberta_religiosa_dei_dalithttp://www.fides.org/it/news/55975-ASIA_INDIA_Appello_dei_Vescovi_per_la_liberta_religiosa_dei_dalitBhopal – “Urge proteggere il diritto dei dalit in Madhya Pradesh a professare e praticare la propria religione”: è l’accorato appello giunto a Fides dalla Commissione “Giustizia, Pace e Sviluppo” della Conferenza episcopale dell’India. P. Charles Irudayam, Segretario della Commissione, spiega a Fides. “I dalit del distretto di Shivpuri, in Madhya Pradesh non hanno libertà. Quanti perseguono tale libertà sono trattati come criminali. La loro vita è una vera schiavitù: questo è un affronto per qualsiasi società civilizzata. Occorre ripristinare le libertà fondamentali dei dalit e garantire una vita dignitosa per loro, cittadini dell'India come gli altri”. <br />La Commissione “Giustizia, Pace e Sviluppo” ha inviato una lettera alla Commissione Nazionale per le Minoranze e alla Commissione Nazionale per i Diritti umani, chiedendo un intervento urgente. P. Irudayam segnala “gravi violazioni dei diritti e delle libertà fondamentali. I dalit che dicono dei volersi convertire alla religione musulmana o cristiana vengono aggrediti e sottoposti forzatamente a riti di purificazione per tornare all'induismo. La comunità, oltre all’ignominia dell’intoccabilità, subisce pesanti coercizioni e intimidazioni dai gruppi estremisti indù, che bloccano la possibilità di abbracciare una fede di propria scelta”<br />La Commissione chiede al governo e agli organi preposti di intervenire immediatamente, per garantire la vita dei dalit e proteggere la loro libertà di cambiare fede e di professare e praticare la propria religione. Sat, 20 Sep 2014 00:00:00 +0200AFRICA/SIERRA LEONE - La comunità cattolica al tempo di ebola: testimonianza dell’Arcivescovo di Freetownhttp://www.fides.org/it/news/55974-AFRICA_SIERRA_LEONE_La_comunita_cattolica_al_tempo_di_ebola_testimonianza_dell_Arcivescovo_di_Freetownhttp://www.fides.org/it/news/55974-AFRICA_SIERRA_LEONE_La_comunita_cattolica_al_tempo_di_ebola_testimonianza_dell_Arcivescovo_di_FreetownFreetown – “L'epidemia di Ebola non ha avuto finora effetti sulla frequenza in chiesa dei fedeli, anche se c’è un diffuso timore di essere infettati dal virus. Le persone continuano a venire in chiesa come usavano fare prima che l'epidemia scoppiasse. Abbiamo composto delle preghiere speciali per invocare l'assistenza divina nella nostra lotta contro l'epidemia, che si recitano in ogni Messa in tutto il paese”. E’ quanto afferma Sua Ecc. Mons. Edward Tamba Charles, Arcivescovo di Freetown, capitale della Sierra Leone, uno degli Stati africani più colpiti dal virus, dove per tre giorni, fino alle ore 7 del 22 settembre, la popolazione deve rimanere in casa per evitare l’ulteriore diffondersi del contagio. <br />L’Agenzia Fides ha chiesto all’Arcivescovo di descrivere come la comunità cattolica sta vivendo questa emergenza sanitaria. “L'epidemia ha avuto inizio nel distretto di Kailahun – racconta Mons. Tamba Charles -, ma ha fatto presto sentire la sua presenza in tutto il paese, tranne che nel distretto di Koinadugu, che fino ad ora non ha riportato alcun caso di Ebola. Ciò significa che anche la Chiesa cattolica è stata colpita in diversi modi, anche se nessun sacerdote o suora o fratello religioso ha finora contratto il virus. Alcuni fedeli laici sono comunque morti nei due epicentri dell'epidemia, Kailahun e Kenema”.<br />“I Movimenti del Rinnovamento Carismatico – prosegue l’Arcivescovo - hanno organizzato veglie di preghiera durate tutta la notte per invocare la guida dello Spirito Santo in questo momento terribile della nostra storia nazionale. Come è naturale, la maggior parte delle preghiere di questo periodo sono legate all'epidemia di Ebola e al suo veloce contenimento. Abbiamo usato anche queste occasioni di preghiera per sensibilizzare i fedeli sulla natura del virus Ebola, su come si trasmette e come evitare il contagio”.<br />A causa dell'epidemia, la riapertura delle scuole e dei collegi è stata rinviata a tempo indeterminato, influisce anche sui corsi di catechismo e sugli incontri domenicali, che coinvolgono per lo più studenti. <br />Per quanto riguarda iniziative speciali della comunità cattolica per le persone in isolamento, l’Arcivescovo spiega: “inizialmente il Ministero della Salute ed Igiene aveva dato l'impressione che avrebbe fornito tutto il sostegno necessario per i ricoverati nei centri Ebola a Kenema e a Kailahun, e per quanti sono in quarantena in case e comunità in diverse parti del paese. Così le famiglie e i gruppi non si sono preoccupati. Quando poi è stato rilevato che i pazienti non ricevevano molto sostegno in termini di alimentazione e di altre necessità, le famiglie e i gruppi hanno iniziato a mandare cibo e altre cose ai centri di isolamento. So che il Programma alimentare mondiale sta ora fornendo cibo a quei centri. Caritas Freetown ha donato cibo per gli orfani e le vedove dell'epidemia, mentre la San Vincenzo de Paoli dell'arcidiocesi di Freetown si sta preparando a portare una grande partita di prodotti alimentari alla diocesi di Kenema per i pazienti affetti da Ebola e altre persone contagiate”. Sat, 20 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/SINGAPORE - L’Arcivescovo Goh: “Centralità alla famiglia per vincere la secolarizzazione”http://www.fides.org/it/news/55973-ASIA_SINGAPORE_L_Arcivescovo_Goh_Centralita_alla_famiglia_per_vincere_la_secolarizzazionehttp://www.fides.org/it/news/55973-ASIA_SINGAPORE_L_Arcivescovo_Goh_Centralita_alla_famiglia_per_vincere_la_secolarizzazioneSingapore – “Per vincere la sfida della secolarizzazione, che la società a Singapore sta affrontando, e che tocca credenti di tutte le religioni, abbiamo deciso di restituire centralità alla famiglia”: lo afferma in un colloquio con l’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. William Goh, Arcivescovo di Singapore, alla vigilia del Sinodo sulla famiglia che si celebra in Vaticano in ottobre. “Singapore – spiega – è un paese post moderno, industrializzato, dove la secolarizzazione si avverte fortemente. Va detto però che siamo in un paese asiatico, e gli asiatici sono persone di per sé spirituali. Oggi la nostra priorità è rinnovare la fede, costruendo una Chiesa fondata sul Vangelo e missionaria”. Per dare nuovo impulso all’evangelizzazione, prosegue, “la strada è rafforzare il clero e puntare sulla formazione del laicato. Abbiamo istituito una specifica Commissione perché vogliamo che i laici siano coinvolti e protagonisti nella vita pastorale. In tal modo la Chiesa si apre di più al dialogo con la società”. <br />L’Arcivescovo afferma: “In questo processo, è essenziale dare centralità alla famiglia. In diocesi ci sono diverse realtà di movimenti e associazioni dedicate all’amore familiare: le abbiamo riunite in un unico coordinamento, per armonizzare la pastorale e l’evangelizzazione. Il cammino di fede nella famiglia è decisivo per il futuro della Chiesa”. Mons. Goh conclude: “un’attenzione particolare va data anche ai giovani, soprattutto nelle scuole, nei campus, perchè da lì inizia il percorso per formare una buona leadership della Chiesa di domani, con persone di fede e di azione”. Sat, 20 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/PAKISTAN - Memoria e richiesta di risarcimenti, a un anno dall’attentato nella chiesa di Peshawarhttp://www.fides.org/it/news/55972-ASIA_PAKISTAN_Memoria_e_richiesta_di_risarcimenti_a_un_anno_dall_attentato_nella_chiesa_di_Peshawarhttp://www.fides.org/it/news/55972-ASIA_PAKISTAN_Memoria_e_richiesta_di_risarcimenti_a_un_anno_dall_attentato_nella_chiesa_di_PeshawarPeshawar – Sante Messe, veglie di preghiera, incontri in tutte le diocesi del Pakistan segneranno il primo anniversario del grave attentato che il 22 settembre 2013 colpì la chiesa di Tutti i Santi a Peshawar. Come appreso da Fides, i cristiani pakistani si riuniranno per commemorare le vittime. Da molti luoghi si alzerà un appello di pace, mentre la nazione vive giorni difficili, segnati dalla crisi politica. <br />I fedeli pakistani ricordano anche che, trascorso un anno, il governo non ha ancora mantenuto la sua promessa di risarcire le vittime dell'attentato. In una nota inviata a Fides, l’Ong internazionale “Christian Solidarity Worldwide” ricorda che, nel giugno scorso, la Corte Suprema ha invitato l’esecutivo a dare seguito alla legittima richiesta di compensazione. Una sentenza della Corte ordinava al governo di risarcire le vittime rapidamente, rimarcando la necessità di una “speciale forza di polizia militare con il compito di proteggere i luoghi di culto delle minoranze”. <br />In quello che è ampiamente riconosciuto come il peggiore attacco contro una chiesa nella storia del Pakistan, due attentatori suicidi si fecero esplodere in rapida successione mentre la chiesa era gremita da circa 600 fedeli. I morti furono 85, i feriti 150. Nonostante le promesse di aiuti, le vittime devono ancora ricevere un sostegno adeguato e non hanno potuto ricevere cure mediche adeguate, che sono particolarmente costose, data la loro condizione di indigenza. Il governo di Islamabad non ha ancora tenuto fede al suo impegno di destinare 200 milioni di rupie ad un fondo di soccorso per gli orfani e le vedove. CSW chiede “giustizia e la giusta compensazione”, invitando il governo del Pakistan ad impegnarsi nella lotta contro l'estremismo e il terrorismo. Sat, 20 Sep 2014 00:00:00 +0200EUROPA/POLONIA - Laici coinvolti nell’opera missionaria, verso il Congresso missionario nazionale del 2015http://www.fides.org/it/news/55971-EUROPA_POLONIA_Laici_coinvolti_nell_opera_missionaria_verso_il_Congresso_missionario_nazionale_del_2015http://www.fides.org/it/news/55971-EUROPA_POLONIA_Laici_coinvolti_nell_opera_missionaria_verso_il_Congresso_missionario_nazionale_del_2015Czestochowa – “I Laici nell’opera missionaria della Chiesa” è stato il tema di una riunione delle Pontificie Opere Missionarie e di altre organizzazioni missionarie presenti in Polonia, che si è tenuta presso il Seminario diocesano a Czestochowa, dal 15 al 17 settembre, ed ha visto riunite un centinaio di persone, tra Direttori diocesani delle POM, incaricati per le missioni delle congregazioni religiose, animatori missionari laici. Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, p. Tomasz Atlas, Direttore nazionale delle POM, ha aperto l'incontro invitando i partecipanti a lavorare insieme per trovare i modi più adatti per coinvolgere i laici nella cooperazione missionaria.<br />Gli oratori, sacerdoti diocesani e religiosi, hanno presentato le possibilità di cooperazione nelle missioni per i fedeli laici, alcuni esempi di cooperazione nell’animazione missionaria, la Scuola degli animatori missionari , il volontariato missionario. Hanno inoltre preso la parola alcuni missionari laici che hanno parlato delle loro esperienze.<br />Durante i tre giorni di lavoro, non sono mancati i momenti di preghiera per le missioni. Sua Ecc. Mons. Waclaw Depo, Arcivescovo di Czestochowa, ha presieduto l'Eucaristia il 16 settembre. L'incontro si è concluso con una Messa celebrata da Sua Ecc. Mons. Jerzy Mazur, Presidente della Commissione Episcopale per le missioni, il quale ha inoltre presieduto l'ultima parte della riunione dedicata ai preparativi per il Quarto Congresso Missionario Nazionale, previsto dal 12 al 14 giugno 2015. Sat, 20 Sep 2014 00:00:00 +0200AFRICA/TOGO - Migliaia di bambini maltrattati o uccisi con l’accusa di stregoneriahttp://www.fides.org/it/news/55970-AFRICA_TOGO_Migliaia_di_bambini_maltrattati_o_uccisi_con_l_accusa_di_stregoneriahttp://www.fides.org/it/news/55970-AFRICA_TOGO_Migliaia_di_bambini_maltrattati_o_uccisi_con_l_accusa_di_stregoneriaKara - Nel 2013, nella regione di Kara, Togo, migliaia di bambini e bambine sono stati maltrattati e uccisi con l’accusa di stregoneria,. E’ quanto emerge dal documento Niños acusados de brujería en la región de Kara che l’organizzazione spagnola Misiones Salesianas presenterà prossimamente. Lo studio, elaborato dalla responsabile dei Progetti di Misiones Salesianas, di cui è stata inviata notizia all’Agenzia Fides, dimostra le cause e le conseguenze di questa realtà che colpisce tanti bambini che oggi vivono nella casa Don Bosco di Kara. La presentazione di questo lavoro rientra nella campagna denominata Yo No Soy Bruja , promossa dall’organizzazione, con l’obiettivo di sensibilizzare le famiglie, la società, i governi e la comunità internazionale affinchè gli aggressori non rimangano impuniti. Sat, 20 Sep 2014 00:00:00 +0200AMERICA/HONDURAS - Progetti idroelettrici e diritti delle piccole comunitàhttp://www.fides.org/it/news/55969-AMERICA_HONDURAS_Progetti_idroelettrici_e_diritti_delle_piccole_comunitahttp://www.fides.org/it/news/55969-AMERICA_HONDURAS_Progetti_idroelettrici_e_diritti_delle_piccole_comunitaChiquila – Il Centro per lo Studio della democrazia dell’Honduras mette in guardia sui problemi che le comunità disseminate lungo i fiumi cominciano ad avere in seguito allo sviluppo idroelettrico nel Dipartimento di Santa Barbara, la regione a nord ovest dell’Honduras. Di recente il CESPAD ha presentato uno studio relativo alla zona di Chiquila, realizzato nel periodo gennaio-giugno 2014, con il titolo "Dighe idroelettriche ed esclusione: conflitto sociale nelle valli del nord di Santa Barbara", in cui analizza i disastri e le conseguenze negative del progetto idroelettrico "Chamelecon 280", dell'impresa Generacion Electrica S.A. , che da un anno lavora nella regione. <br />Secondo la nota pervenuta all’Agenzia Fides, lo studio prova che la realizzazione dei progetti idroelettrici comporta problemi ambientali e crea conflitti nel territorio. Le comunità che vi abitano sono vittime di questi conflitti, in quanto non ricevono alcun beneficio significativo e non vengono nemmeno consultate in merito agli interventi sulla loro terra. Gli interessi delle grandi società che lavorano a questi progetti sarebbero opposti a quelli delle comunità locali, visto che la gestione delle dighe e dei fiumi soddisfa interessi finanziari e politici, mentre le comunità hanno bisogno di queste dighe e di questi fiumi per il loro sostentamento. Sat, 20 Sep 2014 00:00:00 +0200AFRICA/GUINEA BISSAU - Comunicato dei Vescovi: sensibilizzazione e prevenzione dell’epidemia di Ebolahttp://www.fides.org/it/news/55968-AFRICA_GUINEA_BISSAU_Comunicato_dei_Vescovi_sensibilizzazione_e_prevenzione_dell_epidemia_di_Ebolahttp://www.fides.org/it/news/55968-AFRICA_GUINEA_BISSAU_Comunicato_dei_Vescovi_sensibilizzazione_e_prevenzione_dell_epidemia_di_EbolaBissau – “Preoccupati per la reale minaccia del virus, invitiamo tutte le nostre comunità a cercare sempre più informazioni sull’evoluzione della situazione e a continuare a mettere in pratica tutte le misure necessarie per evitare la diffusione del virus”: lo scrivono i Vescovi della Guinea Bissau , in una lettera ai fedeli sulla diffusione del virus ebola. Nel testo, inviato all’Agenzia Fides dalla curia di Bissau, i Vescovi invitano a mettere secchi con acqua e disinfettante all’entrata delle chiese e dei luoghi di incontro perchè tutti possano lavarsi le mani; ad evitare raduni; a ricevere la Comunione sulla mano; a non scambiarsi l’abbraccio di pace durante la celebrazione della Santa Messa. <br />I due Vescovi apprezzano l’impegno del governo, degli organismi internazionali e delle comunità religiose per prevenire l’epidemia in Guinea Bissau, e notano con soddisfazione “il grande sforzo” delle comunità parrocchiali per la sensibilizzazione. “Attraverso Caritas Guinea-Bissau, la Commissione Giustizia e Pace e Radio Sol Mansi – prosegue il testo - sarà sviluppato un programma di formazione che permetterà alle nostre comunità di partecipare attivamente alla sensibilizzazione e alla prevenzione dell’epidemia di Ebola e di altre epidemie. Che tutte le parrocchie e le missioni siano aperte alle linee guida che saranno emesse”. Il comunicato conclude: “Come cristiani, radicati nella fede, continuiamo a chiedere al Signore che allontani questa malattia dai nostri paesi e ci aiuti a trovare forme concrete di solidarietà verso le popolazioni più colpite. Fiduciosi nel Dio della vita, affrontiamo questa sfida con lungimiranza e coraggio”. Fri, 19 Sep 2014 00:00:00 +0200AFRICA/SUD SUDAN - Riprendono le trasmissioni di Radio Bakhita, ma senza temi politicihttp://www.fides.org/it/news/55967-AFRICA_SUD_SUDAN_Riprendono_le_trasmissioni_di_Radio_Bakhita_ma_senza_temi_politicihttp://www.fides.org/it/news/55967-AFRICA_SUD_SUDAN_Riprendono_le_trasmissioni_di_Radio_Bakhita_ma_senza_temi_politiciJuba - Riprenderanno presto le trasmissioni di Radio Bhakita, promossa dall’Arcidiocesi di Juba, capitale del Sud Sudan. Lo ha dichiarato all’Agenzia CISA di Nairobi, il direttore dell’emittente, Albino Tokwaro, che ha precisato che le autorità gli hanno proibito di seguire “materie politiche”. Il 16 agosto le autorità locali avevano imposto la chiusura dell’emittente ed arrestato il capo redattore, Ochan David Nicholas , in seguito alla notizia diffusa dalla radio che il 15 agosto, nello Stato di Bentiu, le truppe governative fedeli al Presidente Salva Kiir si erano scontrate con quelle dell’opposizione, legate all’ex Vice Presidente Riek Machar . “Le chiavi della sede della radio ci sono state restituite il 12 settembre ed ora stiamo aspettando l’approvazione dell’Arcivescovo per riprendere le trasmissioni” ha detto il direttore dell’emittente, aggiungendo che facendo seguito agli avvertimenti del servizio di sicurezza, “la radio sarà incentrata solo su programmi relativi allo sviluppo e all’educazione”.<br />Secondo fonti di Fides, da quando è scoppiata la crisi politica nel Sud Sudan, nel dicembre 2013, si sono accentuate le pressioni sui media locali per limitare la diffusione di notizie sgradite al governo. Fri, 19 Sep 2014 00:00:00 +0200AFRICA/EGITTO - L'esercito restaura una scuola cattolica devastata dagli islamisti a Beni Suefhttp://www.fides.org/it/news/55966-AFRICA_EGITTO_L_esercito_restaura_una_scuola_cattolica_devastata_dagli_islamisti_a_Beni_Suefhttp://www.fides.org/it/news/55966-AFRICA_EGITTO_L_esercito_restaura_una_scuola_cattolica_devastata_dagli_islamisti_a_Beni_SuefBeni Suef – E’ stata riconsegnata in tempo utile per iniziare il nuovo anno scolastico – che comincia domani - la scuola primaria di Beni Suef, gestita dalle suore francescane del Cuore Immacolato di Maria, che era stata incendiata e distrutta durante gli assalti islamisti subiti da chiese e scuole cristiane durante i disordini dell'agosto 2013. A garantire la ricostruzione della scuola nella città situata 115 km a sud del Cairo, è stato l'esercito egiziano, che dopo la fiammata di violenza fomentata da gruppi salafiti o vicini ai Fratelli Musulmani aveva annunciato l'intenzione di riparare gli edifici cristiani devastati. “La settimana scorsa - riferisce all'Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Adel Zaki OFM, Vicario episcopale di Alessandreia d'Egitto per i cattolici di rito latino - è stata organizzata una grande festa dove tanti ex allievi, cristiani e musulmani, hanno manifestato riconoscenza per il lavoro svolto da tanti anni dalle suore. La croce della scuola, non lontana dalla stazione, era ben visibile anche dai passeggeri dei treni di passaggio. La riapertura dell'istituto educativo ha rappresentato in qualche modo un'occasione di riconciliazione tra cristiani e musulmani della zona, nel segno della riconoscenza condivisa per il lavoro svolto dalle suore al servizio di tutta la popolazione del governatorato”. .Fri, 19 Sep 2014 00:00:00 +0200AFRICA/NIGERIA - Sono 25 le città in mano a Boko Haram: la denuncia del Vescovo di Maidugurihttp://www.fides.org/it/news/55965-AFRICA_NIGERIA_Sono_25_le_citta_in_mano_a_Boko_Haram_la_denuncia_del_Vescovo_di_Maidugurihttp://www.fides.org/it/news/55965-AFRICA_NIGERIA_Sono_25_le_citta_in_mano_a_Boko_Haram_la_denuncia_del_Vescovo_di_MaiduguriAbuja - Boko Haram ha preso il controllo di 25 città nel nord-est della Nigeria: lo ha affermato Sua Ecc. Mons. Oliver Dashe Doeme, Vescovo di Maiduguri, la capitale dello Stato del Borno minacciata dall’avanzata del gruppo islamista. Mons. Doeme, che è stato costretto a rifugiarsi insieme a migliaia di fedeli nella parrocchia Santa Teresa di Yola, nello Stato di Adamawa , ha tracciato un bilancio dell’azione di Boko Haram nel corso della riunione della Conferenza Episcopale a Warri, nel Delta del Niger.<br />In una dichiarazione di cui è pervenuta copia all’Agenzia Fides, il Vescovo di Maiduguri ha affermato che le devastazioni compiute dalla setta islamista nell’ultimo mese possono essere comparabili a quelle commesse dall’ISIL in Iraq e Siria.<br />“Migliaia di persone sono state costrette a rifugiarsi nelle grotte sulle montagne o nelle foreste; quei pochi che sono riusciti a fuggire sono assistiti dagli amici a Maiduguri, Mubi e Yola. Migliaia sono fuggiti in Camerun e vivono in condizioni miserevoli”.<br />Mons. Doeme sottolinea l’armamento sofisticato del quale si è dotato il gruppo islamista negli ultimi mesi mentre accusa i militari regolari di essere rimasti “tiepidi” di fronte alla minaccia rappresentata dalla setta.<br />Il Vescovo nota infine che sebbene le violenze di Boko Haram colpiscano sia i cristiani che i musulmani, “c’è un sottofondo religioso nell’intero problema . Possiamo essere timorosi, rimanere silenti e incapaci di parlare di un piano per islamizzare il nord della Nigeria o l’intera Nigeria. Ma quello a cui stiamo assistendo nel Nord Adamawa, è una conferma chiara del dispiegarsi di questa agenda” ha concluso Mons. Doeme.<br />L’esercito ha affermato negli ultimi giorni di avere inflitto pesanti perdite a Boko Haram, al punto che, secondo le autorità, la setta islamista starebbe progettando una serie di attentati in altri Stati nigeriani per distogliere l’attenzione dalle perdite subite nel nord-est. Fri, 19 Sep 2014 00:00:00 +0200AMERICA/COLOMBIA - Portare il Vangelo nel contesto amazzonico: la sfida per il Vescovo di Puerto Leguízamo-Solanohttp://www.fides.org/it/news/55964-AMERICA_COLOMBIA_Portare_il_Vangelo_nel_contesto_amazzonico_la_sfida_per_il_Vescovo_di_Puerto_Leguizamo_Solanohttp://www.fides.org/it/news/55964-AMERICA_COLOMBIA_Portare_il_Vangelo_nel_contesto_amazzonico_la_sfida_per_il_Vescovo_di_Puerto_Leguizamo_SolanoRoma – "Benché la realtà si presenti piuttosto interculturale, la Chiesa cattolica resta sempre l'unica istituzione che goda credibilità": con queste parole si esprime Sua Ecc. Mons. Joaquin Humberto Pinzón Güiza, IMC, Vescovo del Vicariato apostolico di Puerto Leguízamo-Solano , che l’Agenzia Fides ha incontrato a Roma, dove sta partecipando al Seminario per i Vescovi di nuova nomina organizzato dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. <br />"Il Vicariato è stato eretto da poco, esattamente il 21 febbraio 2013, e lo stesso giorno ne fui nominato Vescovo, così abbiamo appena iniziato questo cammino di Chiesa locale" racconta Mons. Pinzón, che ci descrive la realtà in cui opera: "Ci sono tre aspetti positivi che mi sembrano di vitale importanza. Il primo è l'eredità missionaria che ho trovato, vale a dire il lavoro missionario lasciato dai missionari Cappuccini catalani, che poi è stato proseguito dai Missionari della Consolata. Ci hanno lasciato una ricchezza di strutture e non solo, che ha permesso di creare questa nuova giurisdizione ecclesiastica. Si tratta di una eredità di inestimabile valore missionario! Il secondo aspetto da rilevare è la buona disposizione della popolazione verso la religione e verso il messaggio del Vangelo che proponiamo. Devo dire, in qualche modo in sintonia con questo, che nella zona la Chiesa cattolica ha una grande credibilità, e continua ad averla in quel territorio, malgrado sia molto lontano dalla capitale della Colombia”. <br />“Il terzo aspetto – conclude il Vicario apostolico - è la possibilità di annunciare il Vangelo in un contesto amazzonico, con tutta l'importanza che riveste il territorio dell’Amazzonia. Voglio specificare che mi riferisco all'aspetto interculturale, perché ci sono molte comunità indigene in questa zona che sono ancora in attesa di ricevere il Vangelo, e questo rappresenta una grande sfida per noi”.<br />Il Vicariato apostolico di Puerto Leguízamo-Solano si trova nella regione meridionale dell’Amazzonia colombiana e abbraccia parte dei dipartimenti del Putumayo, Caqueta’ e Amazonas, sull’asse dei fiumi omonimi e della frontiera con Ecuador e Perù. Ha una superficie di 64.000 kmq, una popolazione di 46.000 abitanti, di cui 36.000 cattolici. Le parrocchie sono 6, i sacerdoti religiosi 7 e le religiose 8. Fri, 19 Sep 2014 00:00:00 +0200