Fides News Italianohttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usASIA/PAKISTAN - Ucciso uno studente cattolico nel villaggio di Kushpurhttp://www.fides.org/it/news/41553-ASIA_PAKISTAN_Ucciso_uno_studente_cattolico_nel_villaggio_di_Kushpurhttp://www.fides.org/it/news/41553-ASIA_PAKISTAN_Ucciso_uno_studente_cattolico_nel_villaggio_di_KushpurFaisalabad – Un attacco premeditato, un giovane cattolico ucciso, due feriti: è il bilancio dell’aggressione avvenuta nel villaggio di Kushpur, del distretto di Faisalabad, nella Provincia del Punjab. Kushpur è il villaggio famoso per essere “il cuore pulsante dei cattolici pakistani”: è tutto abitato da cristiani a ha dato i natali a uomini come Shahbaz Bhatti , oltre che a numerosi vescovi e sacerdoti.Secondo quanto conferma a Fides Fr. Khalid Rashid, Vicario generale della diocesi di Faislabad, l’omicidio, avvenuto il 17 maggio, è stato motivato dalla disputa su un pezzo di terra che alcuni abitanti cristiani di Khushpur hanno venduto a una famiglia musulmana. Nella spedizione punitiva è stato ucciso il 14enne cattolico Faisal Patras, mentre suo fratello Danish e suo padre Patras Masih sono rimasti gravemente feriti da colpi di arma da fuoco. La polizia è intervenuto e ha arrestato l’omicida, un uomo musulmano di 25 anni. P. Khalid Rashid, che ha celebrato i funerali del giovane, racconta a Fides: “C’era molta tristezza commozione. Tutto il villaggio si è stretto attorno alla famiglia colpita. Ho lanciato un messaggio di perdono e di pace: i cristiani non cercano vendetta. La giustizia farà il suo corso per le vie legali. L’omicidio non è motivato da odio religioso, ma da una lite fra contadini. Certo, i cristiani sono sempre i più vulnerabili. Confidiamo nel nuovo governo e speriamo possa fare qualcosa in più per la tutela delle minoranze”.Gli incidenti e le dispute fra piccoli agricoltori sono frequenti poiché, con il fenomeno dell’urbanizzazione, molti contadini cristiani dei villaggi del Punjab – che avevano ricevuto la terra in dono dai missionari cristiani – si spostano in città e vendono il terreno a contadini musulmani. L’attacco si aggiunge al grave incidente avvenuto in Sud Punjab, dove un villaggio nei pressi di Multan è stato abbandonato da oltre 1.500 fedeli cristiani che erano a rischio di uccisione di massa . Khalid Gill, responsabile della “All Pakistan Minorities Alliance” ha fermamente condannato l'attacco al villaggio di Khushpur chiedendo la punizione dell’assassino e la protezione dei cristiani. Tue, 21 May 2013 00:00:00 +0200ASIA/PAKISTAN - Nuova violenza sui cristiani in Sud Punjab: appello alla politicahttp://www.fides.org/it/news/41552-ASIA_PAKISTAN_Nuova_violenza_sui_cristiani_in_Sud_Punjab_appello_alla_politicahttp://www.fides.org/it/news/41552-ASIA_PAKISTAN_Nuova_violenza_sui_cristiani_in_Sud_Punjab_appello_alla_politicaMultan – Oltre 250 famiglie cristiane sono state minacciate di morte e cacciate dalle loro case, nel villaggio “Chak 31” nel distretto di Khanewal, in Sud Punjab, per paura di attacchi di massa e di un incendio doloso del loro villaggio. Quanto accaduto in Sud Punjab “testimonia l’aumento degli episodi di violenza e i soprusi contro le minoranze religiose in Pakistan” e “ricorda il grave episodio dell’attacco alla Jospeh Colony, quartiere cristiano di Lahore, avvenuto due mesi fa”, afferma un rapporto inviato all’Agenzia Fides, compilato da due organizzazioni della società civile pakistana, la “Human Rights Commission of Pakistan” e “Organization for Development and Peace” , impegnate nel promuovere la pace e difendere i diritti umani. Mentre la politica pakistana è arrovellata nella formazione del nuovo governo, dopo le elezioni generali, le due organizzazioni lanciano un pressante appello “a tutte le parti interessate, alla politica, ai partiti, alla società civile, alle organizzazioni religiose, perché operino attivamente per mitigare l'intolleranza religiosa e promuovere la coesione sociale”. L’appello è lanciato “nell’interesse del paese e non solo per la tutela dei diritti delle minoranze”. Ognuna delle famiglie messe in fuga dagli estremisti islamici aveva circa sei persone, dunque i fedeli attualmente senza tetto sono oltre 1.500. La fuga è stata la soluzione prescelta per evitare un massacro. Come riferito a Fides, tutto è nato da una provocazione: circa 15 giorni fa, alcuni musulmani hanno accusato un commerciante cristiano, Asher Yaqoob, proprietario di un piccolo negozio di alimentari, e i suoi clienti cristiani di aver atteggiamenti poco rispettosi verso l’islam, aizzando i fedeli del villaggio vicino, il “Chak 30” , tutto musulmano. I cristiani hanno chiamato la polizia, ma un ufficiale di polizia, invece di proteggerli, è giunto a capo di un folla di 60 musulmani che hanno cominciato a percuotere qualunque persona incontrassero, e a devastare case e negozi. Ne sono seguiti scontri e Asif Khan, un musulmano fra gli aggressori, è stato colpito da un sparo ed è deceduto. Alla notizia della morte, la folla ha minacciato un attacco di massa e di dare alle fiamme l’intero villaggio. Le famiglie cristiane non hanno avuto altra scelta che la fuga immediata. Negli scontri 20 cristiani sono stati arrestati dalla polizia. Le due organizzazioni HRCP e ODP hanno denunciato il tutto alla polizia di Multan chiesto l’intervento delle autorità civili e religiose per riportare la pace fra i due villaggi. Tue, 21 May 2013 00:00:00 +0200ASIA/CINA - “Forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera”: un sussidio per pregare per i cattolici cinesihttp://www.fides.org/it/news/41551-ASIA_CINA_Forti_nella_tribolazione_perseveranti_nella_preghiera_un_sussidio_per_pregare_per_i_cattolici_cinesihttp://www.fides.org/it/news/41551-ASIA_CINA_Forti_nella_tribolazione_perseveranti_nella_preghiera_un_sussidio_per_pregare_per_i_cattolici_cinesiBologna - In vista della giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina – che si celebrerà in tutto il mondo il prossimo 24 maggio – esce il primo sussidio predisposto in Italia per accompagnare i fedeli che vogliono testimoniare la propria vicinanza orante ai fratelli cinesi attraverso un incontro di preghiera. L'opuscolo, intitolato Forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera è pubblicato dalla Editrice Missionaria Italiana e propone una veglia di preghiera integrata da importanti spunti di riflessione sulla storia e le vicende della Chiesa in Cina, segnate da sofferenze e da commoventi testimonianze di fede. Il sussidio raccoglie anche testi di Benedetto XVI e stralci della sua Lettera ai cattolici cinesi del 2007. In quel testo, il Papa esaltava la testimonianza resa dai cattolici di Cina invitandoli all’unità e ricordando che “nessuna difficoltà può separarci dall’amore di Cristo”. Nell'opuscolo si propone anche l'esperienza di don Bao, sacerdote cinese che racconta il suo cammino spirituale, sempre illuminato dalla fede. “La mia forza” dice don Bao “è Gesù stesso. Lui ha detto: Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi. Su questa strada io trovo la croce ma anche la gioia e la pace”.La pubblicazione è curata da Gerolamo Fazzini, caporedattore di Credere, e padre Angelo Lazzarotto, missionario del Pime con una lunga esperienza di rapporti con la Cina. “Pubblicare e diffondere il sussidio ci è sembrato un modo semplice e concreto per essere vicini ai nostri fratelli nella fede che vivono in Cina” dichiara all'Agenzia Fides Lorenzo Fazzini, direttore della EMI.La Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina è stata istituita da Benedetto XVI nel 2007. Il 24 maggio, nella festa di Santa Maria Ausiliatrice, i cattolici cinesi rendono omaggio in particolare alla Vergine nel Santuario di Sheshan, nei pressi di Shanghai. .Tue, 21 May 2013 00:00:00 +0200AMERICA/MESSICO - “C’è meno violenza, ma mancano ancora programmi sociali”, afferma Mons. Gallardohttp://www.fides.org/it/news/41550-AMERICA_MESSICO_C_e_meno_violenza_ma_mancano_ancora_programmi_sociali_afferma_Mons_Gallardohttp://www.fides.org/it/news/41550-AMERICA_MESSICO_C_e_meno_violenza_ma_mancano_ancora_programmi_sociali_afferma_Mons_GallardoVeracruz – Il Vescovo di Veracruz , Mons. Luis Felipe Gallardo Martin del Campo ha riconosciuto il lavoro svolto dalle autorità dell’omonimo Stato in materia di sicurezza e ha riferito che in due anni di amministrazione si è verificato un cambiamento radicale. Il Vescovo ha però osservato che occorrono sforzi maggiori per eliminare reati “minori”, se paragonati agli omicidi, come assalti, rapine, rapimenti ed estorsioni.A questo proposito ha osservato che anche la Chiesa cattolica è stata vittima di un rapimento a scopo d’estorsione quando, cinque mesi fa, due giovani seminaristi sono stati rapiti ad un mese l’uno dell’altro. Il direttore del seminario di Veracruz ricevette una richiesta di riscatto per liberare i due seminaristi.Nella nota pervenuta a Fides, il Vescovo, senza offrire ulteriori dettagli sul caso, ha spiegato che ha informato il governatore Javier Duarte de Ochoa in un incontro tenutosi la scorsa settimana. "Abbiamo subito anche noi un sequestro di persona che per fortuna non è finito male. I due seminaristi sono stati liberati grazia all'intervento dei militari della Marina”.Il governatore si è impegnato a dare ascolto alle richieste della Chiesa cattolica. Mons. Gallardo Martin ha sottolineato la necessità di programmi sociali che promuovono la cultura della legalità, della non violenza e l'armonia familiare. Tue, 21 May 2013 00:00:00 +0200AFRICA/NIGERIA - “Sì allo Stato d’emergenza ma occorre che i politici lavorino per la pace” affermano i Vescovihttp://www.fides.org/it/news/41549-AFRICA_NIGERIA_Si_allo_Stato_d_emergenza_ma_occorre_che_i_politici_lavorino_per_la_pace_affermano_i_Vescovihttp://www.fides.org/it/news/41549-AFRICA_NIGERIA_Si_allo_Stato_d_emergenza_ma_occorre_che_i_politici_lavorino_per_la_pace_affermano_i_VescoviAbuja -“Accogliamo gli sforzi del Presidente per mettere sotto controllo le sfide nazionali” ha affermato in una conferenza stampa Sua Ecc. Mons. Ignatius Ayau Kaigama Arcivescovo di Jos e Presidente della Conferenza Episcopale della Nigeria riferendosi alla proclamazione dello stato d’emergenza in tre Stati del nord-est, Borno, Yobe e Adamawa . L’esercito nigeriano ha avviato in questi Stati una serie di operazioni militari contro la setta Boko Haram, che ha visto pure l’impiego di aerei da combattimento.Mons. Kaigama ha riferito la posizione della Conferenza Episcopale da lui presieduta in una conferenza stampa convocata al termine di una settimana di ritiro dei Vescovi.L’Arcivescovo ha precisato che dopo aver esaminato la situazione, i Vescovi ritengono che le iniziative prese dal Capo dello Stato, Goodluck Jonathan, sono adatte e nell’interesse della nazione. “Pensiamo che di fronte alla serietà delle crisi, il Presidente debba usare tutte le risorse e le opportunità disponibili per risolvere le tensioni in diverse aree del Paese” ha affermato Mon. Kaigama.Il Presidente della CBCN ha aggiunto che le misure militari da sole non bastano a risolvere la situazione ma occorre pure un coinvolgimento responsabile della classe politica. “Ci sembra chiaro che tutti questi problemi sono il diretto risultato delle prossime elezioni che si terranno nel 2015” ha detto Mons. Kaigama riferendosi alle manipolazioni da parte di alcuni politici dei diversi gruppi armati nigeriani a fini elettorali. “Riteniamo la classe politica giustamente responsabile di assicurare la stabilità della nostra cara nazione ed è per questo che chiediamo al Presidente di mobilitare la leadership politica per risolvere le continue crisi del Paese” ha concluso Mons. Kaigama. Tue, 21 May 2013 00:00:00 +0200ASIA/SINGAPORE - “Spiritualità di comunione”: il manifesto del nuovo Arcivescovohttp://www.fides.org/it/news/41548-ASIA_SINGAPORE_Spiritualita_di_comunione_il_manifesto_del_nuovo_Arcivescovohttp://www.fides.org/it/news/41548-ASIA_SINGAPORE_Spiritualita_di_comunione_il_manifesto_del_nuovo_ArcivescovoSingapore – La “spiritualità di comunione” è lo stile e il manifesto pastorale del nuovo Arcivescovo di Singapore, appena nominato da Papa Francesco. Si tratta di S. Ecc. Mons. William Goh, che succede a S. Ecc.mons. Nicholas Chia Yeck Joo, del quale era coadiutore. Come riferisce un nota inviata all’Agenzia Fides dalla Chiesa di Singapore, Arcivescovo inizierò il suo ministero durante una Santa Messa che sarà celebrata il 24 maggio prossimo nella Cattedrale del Buon Pastore. “La Chiesa in Singapore intende ringraziare Dio per il contributo dato dall'Arcivescovo emerito, per il nuovo Arcivescovo e implorare su di lui la guida e protezione di Dio e della Vergine Maria”.“La Chiesa di Singapore potrà rinnovarsi tenendo come fondamento la preghiera e la spiritualità di comunione”, dichiara il nuovo Arcivescovo in un messaggio appena inviato al clero diocesano. L’Arcivescovo intende incontrare tutti i sacerdoti e religiosi nelle prossime settimane per condividere con loro i suoi piani pastorali per la Chiesa di Singapore. PAsserà il suo primo anno di ministero episcopale visitando parrocchie, istituzioni e organizzazioni religiose, per “conoscere intimamente le esigenze e le preoccupazioni dei fedeli”, informa.Mons. Goh ricorda le parole di Papa Wojtyla nella Lettera“Novo Millennio ineunte”: “La nostra testimonianza sarebbe insopportabilmente povera, se noi per primi non fossimo contemplatori del suo volto. Tutte le iniziative pastorali devono essere impostate in relazione alla santità”.Per dare il volto di una Chiesa “vivace ed evangelica”, l’Arcivescovo intende rafforzare i legami fraterni fra i sacerdoti e lo zelo pastorale, in modo che essi, a loro volta, possano aiutare i laici “a essere corresponsabile alla missione della Chiesa”. Questo è particolarmente vero – nota il messaggio – “nella protezione del matrimonio e della famiglia, nel promuover l’armonia e il dialogo interreligioso, nel farsi portatori di valori universali di verità e giustizia, promozione della vita e della dignità dei poveri”.Mons. Goh nota l’urgenza della “nuova evangelizzazione” che, afferma, inizia con i giovani. “Molti dei nostri giovani non riescono a trovare un significato nella fede, perché non vedono la rilevanza della loro fede in questo mondo laico, razionalista e relativista. Dobbiamo aiutarli a incontrare Gesù Cristo: senza questo incontro personale, non ci può essere vera missione o passione”. A Singapore vi sono circa 300mila cattolici battezzati, inclusi gli immigrati, su oltre 5 milioni di abitanti. Tue, 21 May 2013 00:00:00 +0200ASIA/IRAQ - Il Patriarca caldeo Sako: nella Chiesa non c'è maggioranza e minoranzahttp://www.fides.org/it/news/41547-ASIA_IRAQ_Il_Patriarca_caldeo_Sako_nella_Chiesa_non_c_e_maggioranza_e_minoranzahttp://www.fides.org/it/news/41547-ASIA_IRAQ_Il_Patriarca_caldeo_Sako_nella_Chiesa_non_c_e_maggioranza_e_minoranzaBaghdad – L'attaccamento alle proprie radici etniche e culturali “caldee” non deve diventare culto fanatico della propria identità nazionale, se non si vuole oscurare la cattolicità della Chiesa. E' questo il messaggio chiave che il Patriarca di Babilonia dei caldei Louis Raphael I Sako ha voluto esprimere in una lettera rivolta al clero della sua Chiesa, per condividere con vescovi, sacerdoti e religiosi le preoccupazioni e le speranze sull'attuale momento vissuto dalla compagine ecclesiale da lui guidata. Nella missiva, pervenuta all'Agenzia Fides, S.B. Sako descrive la Chiesa caldea come una realtà “ferita” e “dispersa”, delineando tra le cause di questa condizione deplorevole anche la destabilizzazione nel Paese seguita alla caduta del regime di Saddam e “la fuga di alcuni sacerdoti in Occidente, diversi dei quali sono passati a altre Chiese”.Riguardo ai richiami al nazionalismo caldeo che a volte suscitano controversie anche in ambito ecclesiale, il Patriarca caldeo sottolinea che “non è un difetto amare la propria nazione e esserne orgoglioso. Il difetto consiste nel considerare essa come superiore alle altre, peggio ancora quando qualcuno insulta chi non appartiene alla sua identità nazionale. È successo qualcosa del genere negli ultimi tempi”. La deriva nazionalista identitaria – che sembra a volte contagiare alcuni siti internet e alcuni gruppi di militanti politici – secondo Louis Raphael I rischia a volte di oscurare la stessa cattolicità della Chiesa caldea: oggi in essa “ci sono assiri, arabi e curdi: dobbiamo farli tutti caldei? E che dovremmo dire sui caldei musulmani!” si chiede il Patriarca. A suo giudizio, le diverse sensibilità ecclesiali riguardo alla cosiddetta “caldeità” non vanno interpretate come contrapposizioni tra una “minoranza “ e una “maggioranza”. Parlare di queste dinamiche in termini di “vittoria, come se fossimo in guerra” rappresenta secondo il Patriarca “una vergogna”. Nella lettera, S.B. Sako ribadisce che l'impegno diretto in politica è una prerogativa propria dei laici e che i sacerdoti non possono proporsi come militanti o aderenti delle diverse sigle partitiche, perchè la loro vocazione sacerdotale è “al servizio di tutti, senza eccezione”. .Tue, 21 May 2013 00:00:00 +0200AFRICA/ETIOPIA - I bambini “invisibili” del continente sono privi di ogni dirittohttp://www.fides.org/it/news/41546-AFRICA_ETIOPIA_I_bambini_invisibili_del_continente_sono_privi_di_ogni_dirittohttp://www.fides.org/it/news/41546-AFRICA_ETIOPIA_I_bambini_invisibili_del_continente_sono_privi_di_ogni_dirittoAddis Abeba - La metà dei bambini africani sono “invisibili” in quanto non compaiono in nessun registro anagrafico. E’ quanto emerso in un comunicato rilasciato in occasione del XXI Meeting dell’Unione Africana appena iniziato ad Addis Abeba. Secondo l’Unicef solo il 44% dei minori di 5 anni di età in Africa risulta nel registro delle nascite. Senza alcuna identità legale, i piccoli sono privi di servizi sociali, istruzione, tutela contro il lavoro minorile, il reclutamento militare, la tratta di esseri umani e altre forme di sfruttamento. In questo contesto, il vertice della UA, che celebra il 50° anniversario dell’Organizzazione dell’Unione Africana , predecessore dell’UA, costituisce una grande opportunità per un impegno duraturo verso i bambini del continente. Per l’Unicef questo impegno deve prevedere soprattutto la possibilità di dare ad ogni bambino un nome e uno stato legale. Nell’Africa subsahariana lavorano circa un bambino su 3, ossia 69 milioni di minorenni. In totale, nel mondo lavorano circa 158 milioni di piccoli tra 5 e 14 anni. L’ong delle Nazioni Unite dichiara inoltre che la popolazione infantile del continente prima del 2015 arriverà ad essere di 130 milioni. Tue, 21 May 2013 00:00:00 +0200AMERICA/CILE - “Cile ha un debito con la comunità Mapuche”, Mons Vial nel suo saluto alla comunitàhttp://www.fides.org/it/news/41545-AMERICA_CILE_Cile_ha_un_debito_con_la_comunita_Mapuche_Mons_Vial_nel_suo_saluto_alla_comunitahttp://www.fides.org/it/news/41545-AMERICA_CILE_Cile_ha_un_debito_con_la_comunita_Mapuche_Mons_Vial_nel_suo_saluto_alla_comunitaTemuco – “Il Cile ha un debito con la comunità Mapuche”, ha riferito in una nota inviata a Fides Mons. Manuel Camilo Vial Risopatrón, che da una settimana è divenuto Vescovo Emerito di Temuco , che nei suoi undici anni a capo della diocesi la comunità si è impegnata con i Mapuche, ma ancora c'è molto da fare su questo campo dei diritti umani.Mons. Vial ha voluto salutare così la comunità nella celebrazione dei suoi 78 anni di vita nella cattedrale della capitale della Araucania. Mons. Vial ha detto che le persone non hanno cura e preoccupazione per il bene del Cile, aggiungendo che ci si appassiona per il Cile solo quando gioca la squadra di calcio della nazionale. Mons. Vial ha festeggiato 78 anni di vita, 33 di vescovo e 11 al servizio della diocesi di Temuco. Sette giorni fa è stato nominato Vescovo di Temuco, Mons. Héctor Eduardo Vargas Bastidas, S.D.B. . Mons. Vial ha riferito alla stampa che ha fissato la sua nuova residenza nella zona metropolitana di Temuco, e che continuerà a lavorare con le comunità Mapuche. Tue, 21 May 2013 00:00:00 +0200AMERICA/MESSICO - 18 mila bambini di strada sfruttati e a rischio di violenza fisica, psicologica e sessualehttp://www.fides.org/it/news/41544-AMERICA_MESSICO_18_mila_bambini_di_strada_sfruttati_e_a_rischio_di_violenza_fisica_psicologica_e_sessualehttp://www.fides.org/it/news/41544-AMERICA_MESSICO_18_mila_bambini_di_strada_sfruttati_e_a_rischio_di_violenza_fisica_psicologica_e_sessualeCittà del Messico – Il fenomeno dei bambini di strada in Messico è particolarmente grave e complicato da risolvere. Infatti, nonostante le istituzioni locali provino a proporre ogni genere di aiuto sia ai piccoli che alle rispettive famiglie, spesso sono gli stessi genitori a far si che i bambini continuino a mendicare per le vie delle città. Secondo le stime del Sistema per lo Sviluppo Integrale della Famiglia dello Stato del Messico , nel paese si registrano circa 18 mila di queste piccole vittime, e la cifra potrebbe aumentare per motivi sociali e familiari. In una dichiarazione della responsabile del DIFEM pervenuta all’Agenzia Fides, si legge che il fenomeno cresce anche quando ci sono in atto programmi governativi che ai bambini offrono la possibilità di frequentare la scuola e ai genitori propongono lavori che consentano di avere qualche entrata economica. Tuttavia, nonostante questi tentativi i piccoli continuano ad essere sfruttati, anche quando hanno una borsa di studio vengono mandati a lavorare per le strade, rischiando peraltro violenza fisica, psicologica e sessuale. Secondo gli esperti del settore occorre promuovere l’integrazione familiare e creare ulteriori fonti di lavoro per evitare che i minori tornino in strada a chiedere l’elemosina o a fare qualsiasi tipo di lavoro. Tue, 21 May 2013 00:00:00 +0200AMERICA/COLOMBIA - "Camminare verso la giustizia e la pace", settimana di preghiera per l’unità dei Cristianihttp://www.fides.org/it/news/41543-AMERICA_COLOMBIA_Camminare_verso_la_giustizia_e_la_pace_settimana_di_preghiera_per_l_unita_dei_Cristianihttp://www.fides.org/it/news/41543-AMERICA_COLOMBIA_Camminare_verso_la_giustizia_e_la_pace_settimana_di_preghiera_per_l_unita_dei_CristianiBogotà – "Camminare verso la giustizia e la pace" è questo il tema della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani in corso in diverse città della Colombia.“Questo anno, la riflessione è ispirata alla realtà complessa che affrontano i dalit. Secondo il sistema di caste dell'India, i dalit sono emarginati socialmente, sottorappresentati politicamente, sfruttati economicamente e culturalmente soggiogati”, si legge nella nota inviata a Fides dalla Conferenza Episcopale Colombiana. Anche in Brasile la situazione dei dalit è al centro della riflessione della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani .In Colombia, la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani coincide con il Foro Ecumenico per la Pace 2013. La Colombia vive ancora con lo sguardo rivolto al tavolo del dialogo di pace con i diversi gruppi della guerriglia e la comunità cattolica ha organizzato diversi eventi per appoggiare queste iniziative di pace per il paese. Mon, 20 May 2013 00:00:00 +0200AFRICA/LIBIA - Attentato nei pressi della chiesa cattolica di Bengasihttp://www.fides.org/it/news/41542-AFRICA_LIBIA_Attentato_nei_pressi_della_chiesa_cattolica_di_Bengasihttp://www.fides.org/it/news/41542-AFRICA_LIBIA_Attentato_nei_pressi_della_chiesa_cattolica_di_BengasiTripoli - Un attentato ha preso di mira la chiesa cattolica dell’Immacolata di Bengasi , nella notte del 17 maggio.“Hanno messo una bomba all’entrata del corridoio che porta al cortile dove si affaccia la porta della chiesa. La chiesa dunque non è stata toccata direttamente ma l’attentato è un segnale non positivo che ci offende” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli.Mons. Martinelli sottolinea la difficile situazione nella quale vive la piccola comunità cristiana nel capoluogo della Cirenaica a causa dell’estremismo islamico. “La Chiesa in Libia è in sofferenza. A Bengasi è stato colpita la chiesa copta, è stato ucciso il loro cappellano ed ora viene colpita la chiesa cattolica” dice il Vicario Apostolico di Tripoli. “Come ho riferito in altre occasioni, in Cirenaica diversi istituti religiosi femminili sono stati costretti a chiudere i battenti, a Tobruk, Derna, Beida, Barce, oltre che a Bengasi. Le suore che sono state costrette a partire hanno servito la popolazione con generosità” continua Mons. Martinelli.“ Però devo aggiungere che ieri, domenica di Pentecoste, a Bengasi nonostante l’attentato, alla Messa hanno partecipato diverse persone, soprattutto libici che hanno voluto portare la loro solidarietà ai sacerdoti e alle poche suore rimaste” sottolinea il Vicario Apostolico. “Basta con questa violenza che non ha senso, soprattutto di fronte alla volontà di dialogo che c’è sempre stata da parte nostra. Ho però fiducia nella buona volontà del popolo libico, che ci ama” conclude Mons. Martinelli. Mon, 20 May 2013 00:00:00 +0200ASIA/LIBANO - Duro monito del Patriarca Rai ai politici libanesi: costruite il vostro Paese, invece di invischiarvi nel conflitto sirianohttp://www.fides.org/it/news/41541-ASIA_LIBANO_Duro_monito_del_Patriarca_Rai_ai_politici_libanesi_costruite_il_vostro_Paese_invece_di_invischiarvi_nel_conflitto_sirianohttp://www.fides.org/it/news/41541-ASIA_LIBANO_Duro_monito_del_Patriarca_Rai_ai_politici_libanesi_costruite_il_vostro_Paese_invece_di_invischiarvi_nel_conflitto_sirianoBogotà - Nelle battute finali del lungo tour realizzato tra le comunità maronite dell'America Latina, il Patriarca di Antiochia dei Maroniti Boutros Bechara Rai ha rivolto un severo richiamo ai politici libanesi che non riescono a trovare un accordo per predisporre una nuova legge elettorale e far uscire il Paese dalla grave e pericolosa paralisi politico-istituzionale in cui è caduto. “Io” ha detto il Patriarca sabato 18 maggio nell'appello rilanciato a Bogotà e pervenuto all'Agenzia Fides “considero i politici libanesi responsabili davanti alla storia e alla coscienza nazionale. Se non riescono a approntare una legge elettorale degna del nostro Paese, loro provocheraranno la delusione del popolo”. Secondo il cardinale Rai “Il Libano ha bisogno di facce nuove che possano governarlo”. La perpetuazione dello stallo politico, l'impasse sulla legge elettorale e l'impossibilità di formare un nuovo governo confermerebbe che l'attuale classe politica libanese “è indegna e incapace di assumersi la leadership del Paese”.Parole forti sono state espresse del Patriarca maronita anche sull'atteggiamento delle diverse forze libanesi in merito al conflitto siriano: “La guerra in Siria” ha detto S. B. Rai “ha diviso i libanesi in due fazioni, una schierata con l'opposizione e l'altra col governo di Assad. Ma io affermo a alta voce che questo non è affar nostro, non dobbiamo interferire negli affari interni di nessun Paese. Dico ai politici e ai responsabili libanesi: pensate a costruire il vostro paese malridotto, invece di prendere parte alla guerra in Siria. Smettetela di giocare col destino del nostro Paese che ha dato tanto al mondo”. Il Patriarca maronita ha deplorato soprattutto la condizione dei giovani maroniti che dopo aver studiato nelle università sono spinti a emigrare dall'insicurezza e dalla precarietà che incombono sulla società libanese. Riguardo al tema specifico della legge elettorale - su cui soprattutto le formazioni politiche dei cristiani appaiono divise - secondo il Patriarca Rai i politici non devono perseguire il poprio tornaconto personale o settario, ma ciò che favorisce il bene comune della Nazione. Soprattutto, non si può rimanere senza governo in un frangente storico così delicato e pieno di insidie. “Io spero che questo appello entri nei cuori e nelle coscienze dei politici affinchè predispongano una legge elettorale che possa servire la dignità del Paese e del popolo libanese. In caso contrario – ha concluso il Patriarca – lascino tutti i propri posti di governo”. .Mon, 20 May 2013 00:00:00 +0200OCEANIA/AUSTRALIA - Nuovo progetto contro la tratta e il lavoro minorile in Indiahttp://www.fides.org/it/news/41540-OCEANIA_AUSTRALIA_Nuovo_progetto_contro_la_tratta_e_il_lavoro_minorile_in_Indiahttp://www.fides.org/it/news/41540-OCEANIA_AUSTRALIA_Nuovo_progetto_contro_la_tratta_e_il_lavoro_minorile_in_IndiaMelbourne - Ogni giorno tanti bambini vengono rapiti, contro la loro volontà, o venduti dalle loro stesse famiglie per essere sfruttati nei lavori domestici e nella prostituzione. Molti sono anche costretti a mendicare per le strade solo per sopravvivere. Alcuni vengono costretti alla vendita dei propri organi sul mercato nero. Sfortunatamente queste piccole vittime sono considerate dei semplici oggetti. In un comunicato di Catholic Mission Australia appena ricevuto dall’Agenzia Fides, si legge che l’organizzazione promuove ufficialmente la campagna 2013 della Propagazione della Fede dal tema ‘Non abbiate paura... Io vi salverò.’ Nei prossimi mesi Catholic Mission affronterà la risposta missionaria alla disperata realtà della tratta dei minori e del lavoro minorile in India e in tutto il mondo, in tutte le parrocchie dell’Australia, così come online e attraverso una campagna via mail. Tutte le donazioni raccolte verranno usate per finanziare le attività della Missione cattolica con le comunità in più di 160 paesi in tutto il mondo, fornendo sostegno ad intere parrocchie nel loro lavoro pastorale. La campagna si centra sul grande lavoro di suor Clara Devaraj e delle sue consorelle salesiane che lavorano instancabilmente a Chennai, precedentemente nota come Madras, dove salvano giovani ragazze dalle tragiche circostanze connesse con la povertà estrema, si prendono cura e forniscono loro un ambiente sicuro nella loro Casa dei Bambini Marialaya. Con il sostegno di Catholic Mission, le suore offrono a queste vittime, ragazze spesso traumatizzate, ospitalità, consulenza, assistenza medica, istruzione e formazione spirituale. Per le suore, fede e azione vanno insieme, quindi obiettivo è proteggere questi bambini e incoraggiarli a vedersi come figli amati da Dio. Suor Clara sarà in Australia, per conto di Catholic Mission, dal 6 al 27 giugno 2013 per promuovere il lavoro di Marialaya nelle parrocchie e nelle scuole. Mon, 20 May 2013 00:00:00 +0200AMERICA/BOLIVIA - “Riprendere il dialogo per evitare lo scontro tra fratelli”, la chiesa invita alla calmahttp://www.fides.org/it/news/41539-AMERICA_BOLIVIA_Riprendere_il_dialogo_per_evitare_lo_scontro_tra_fratelli_la_chiesa_invita_alla_calmahttp://www.fides.org/it/news/41539-AMERICA_BOLIVIA_Riprendere_il_dialogo_per_evitare_lo_scontro_tra_fratelli_la_chiesa_invita_alla_calmaLa Paz – La Chiesa cattolica in Bolivia ha espresso preoccupazione per le tensioni di questi giorni a causa delle proteste promosse dalla Central Obrera Boliviana con manifestazioni e marce pubbliche. L'intervento della Chiesa è dovuto al timore di possibili scontri di piazza anche perché il governo di Evo Morales ha esortato i propri sostenitori ad uscire per strada “per difendere il processo di cambiamento nel Paese”. I gruppi fedeli al Presidente stanno già preparando delle dimostrazioni, chiamate "contromarcia", volte a impedire gli assembramenti quotidiani dei lavoratori nelle diverse città del Paese."Gli annunci di radicalizzazione delle misure di pressione e gli appelli a nuove manifestazioni pubbliche possono portare allo scontro tra fratelli", ha ammonito la Conferenza Episcopale Boliviana, attraverso una nota inviata a Fides. Mons. Edmundo Abastoflor, Arcivescovo della Paz, ha ribadito che il dialogo "è l'unica via possibile e democratica", e ha esortato il presidente Morales e i dirigenti sindacali a riprendere i negoziati sulla riforma della legge pensionistica. Mon, 20 May 2013 00:00:00 +0200AFRICA - “Maggiore trasparenza finanziaria” chiedono due Vescovi all’Unione Europeahttp://www.fides.org/it/news/41538-AFRICA_Maggiore_trasparenza_finanziaria_chiedono_due_Vescovi_all_Unione_Europeahttp://www.fides.org/it/news/41538-AFRICA_Maggiore_trasparenza_finanziaria_chiedono_due_Vescovi_all_Unione_EuropeaRoma - “La sfida di mettere in atto le riforme strutturali necessarie per contrastare l'evasione fiscale e l'opacità del sistema finanziario è urgente” afferma una lettera aperta firmata da Mons. Gabriel Mbilingi, Arcivescovo di Lubango, Presidente della Conferenza Episcopale di Angola e Sao Tomé e Vice Presidente del SECAM , e da Mons. Ludwig Schwarz, Vescovo di Linz, in Austria, in occasione della riunione del 22 maggio a Bruxelles del Consiglio dell’Unione Europa dedicato tra l’altro ad una più giusta tassazione ed alla lotta all’evasione fiscale. Il documento, inviato all’Agenzia Fides, sottolinea che “ogni anno, i Paesi di tutto il mondo perdono miliardi di potenziali entrate, con una media annuale di denaro illecitamente portato all’estero dai Paesi in via di sviluppo che va da 725 a 810 miliardi”.Ricordando i precedenti impegni presi del Consiglio dell’Unione Europea per combattere il trasferimento illecito di denaro da un Paese all’altro, i due Vescovi auspicano che siano adottati provvedimenti concreti in questo campo. Tra questi vi sono: la creazione di un standard internazionale per lo scambio automatico di informazioni finanziarie anche al di fuori dell’UE; la creazione di registri bancari nazionali e regionali facilmente accessibili alle autorità fiscali e giudiziarie; l’imposizione alle società che ricevono sussidi o contratti pubblici rigide norme di trasparenza; il rafforzamento delle norme contro le frodi fiscali e i flussi finanziari illegali. Mon, 20 May 2013 00:00:00 +0200ASIA/PAKISTAN - Pentecoste per i cristiani in Pakistan: “Uniti nella diversità”http://www.fides.org/it/news/41537-ASIA_PAKISTAN_Pentecoste_per_i_cristiani_in_Pakistan_Uniti_nella_diversitahttp://www.fides.org/it/news/41537-ASIA_PAKISTAN_Pentecoste_per_i_cristiani_in_Pakistan_Uniti_nella_diversitaLahore – Il soffio dello Spirito Santo opera per l’unità dei cristiani in Pakistan. Una veglia ecumenica ha segnato la celebrazione della Pentecoste per le diverse comunità cristiane di Lahore, capitale del Punjab, che si sono ritrovate per un incontro di preghiera e riflessione, con lo scopo di rafforzare lo spirito di comunione e condivisione. Alla veglia, tenutasi alla vigilia di Pentecoste nella chiesa di san Giuseppe a Lahore, e organizzata dal “Comitato di Unità Ecumenica”, hanno preso parte centinaia di fedeli e i rappresentanti delle quattro principali comunità cristiane in Pakistan: Mons. Sebastian F. Shaw, Amministratore Apostolico di Lahore ; i Vescovi Samuel Robert Azaria e Irfan Jamil ; il rev Salamat Masih il rev. Arif M. Siraj . “La fede dei primi cristiani era basata sulla loro esperienza personale: avevano visto il Signore, lo avevano sentito, lo avevano toccato e lo mostravano ai fedeli attraverso la fraternità, la condivisione del pane e la testimonianza”, ha ricordato il Vescovo Irfan Jamil. “Abbiamo bisogno di riscoprire la fraternità come quella della Chiesa primitiva, che era radicata nella fede”. Il Vescovo ha messo l’accento anche sull’evangelizzazione, chiedendo ai fedeli di condividere l’annuncio: “Cristo è risorto dai morti e noi siamo suoi testimoni”.Mons. Sebastian Shaw OFM, incoraggiando le iniziative e gli sforzi ecumenici, ha rimarcato che la solidarietà fra i cristiani si vede nelle difficoltà, ma anche nei programmi sociali che “stimolano ad avvicinarsi gli uni agli altri”. Il rev. Arif Siraj, il moderatore della Chiesa presbiteriana in Pakistan, ha sottolineato “l’urgenza e la bellezza dell’unità, che è dono dello Spirito Santo”. “Ringraziamo il Signore per il dono del suo Santo Spirito, nella Pentecoste: lo Spirito è con noi sempre. L'unità tra le Chiese deve essere visibile. In un paese islamico come il Pakistan siamo chiamati a essere testimoni di Cristo”, ha concluso il Vescovo Samuel Robert Azaria. I cristiani in Pakistan sono, complessivamente, il 3% della popolazione, che conta circa 180 milioni di abitanti. Mon, 20 May 2013 00:00:00 +0200VATICANO - Il Papa lancia “Missio”, una “App” per smartphone con le notizie Fideshttp://www.fides.org/it/news/41536-VATICANO_Il_Papa_lancia_Missio_una_App_per_smartphone_con_le_notizie_Fideshttp://www.fides.org/it/news/41536-VATICANO_Il_Papa_lancia_Missio_una_App_per_smartphone_con_le_notizie_FidesCittà del Vaticano – Le notizie dell’Agenzia Fides sono disponibili, in otto lingue, anche su una “App” per smartphone, chiamata “Missio”, che si può scaricare gratuitamente. Il servizio è stato inaugurato da Papa Francesco durante l'udienza con i Direttori Nazionali delle Pontificie Opere Missionarie e con il personale dell’Agenzia Fides, il 17 maggio scorso in Vaticano. Papa Francesco ha cliccato su un iPad, lanciando l’applicazione, realizzata da p. Andrew Small, OMI, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie negli Stati Uniti. L’app “Missio” contiene le notizie pubblicate sul sito “news.va”, foto, filmati e omelie del Papa, le notizie della Chiesa nel mondo tramite il servizio in otto lingue dell'Agenzia Fides.“Santo Padre, vogliamo mettere il Vangelo nella tasca di ogni giovane del mondo”, ha detto Small al Papa, che ha toccato un pulsante su cui era scritto “Evangelizantur”, che in latino significa “Siano evangelizzati”. Nel primo giorno di vita, l’App è stata scaricata da 1.140 persone in 27 paesi diversi. “Il nostro fine è aiutare la gente a guardare il mondo attraverso gli occhi della fede”, ha spiegato p. Small. L’applicazione può essere scaricata gratuitamente su iTunes App Store e su Google Play. E’ disponibile in otto lingue: inglese, spagnolo, italiano, tedesco, francese, portoghese, cinese e arabo. Mon, 20 May 2013 00:00:00 +0200AMERICA/CILE - “I candidati devono entusiasmare la gente con un progetto reale” afferma il Vescovo di Rancaguahttp://www.fides.org/it/news/41534-AMERICA_CILE_I_candidati_devono_entusiasmare_la_gente_con_un_progetto_reale_afferma_il_Vescovo_di_Rancaguahttp://www.fides.org/it/news/41534-AMERICA_CILE_I_candidati_devono_entusiasmare_la_gente_con_un_progetto_reale_afferma_il_Vescovo_di_RancaguaPunta Arenas – "Oggi il Paese possiede una formazione che anni fa non aveva, i social network hanno provocato un’enorme trasformazione culturale, e quelli che desiderano governare il Paese devono tener conto di questo” così si è espresso Sua Ecc. Mons. Alejandro Goic Karmelic, Vescovo di Rancagua e vicepresidente della Conferenza Episcopale del Cile, a proposito delle prossime elezioni presidenziali “I candidati- ha aggiunto Mons. Goic Karmelic -devono anche presentare un progetto nazionale che riesca ad entusiasmare la stragrande maggioranza dei cileni",Mons. Goic Karmelic, ha parlato a lungo con i giornalisti nel contesto delle celebrazioni dei 50 anni della parrocchia della Madonna di Fatima a Punta Arenas e dove è stato parroco 44 anni fa.Nella nota inviata a Fides, egli ha osservato inoltre che nella prossima campagna politica, il cosiddetto "stipendio etico" deve essere un altro problema da discutere, “perché ciò che manca in Cile è una più distribuzione del reddito. Gli specialisti e gli studi lo dicono: questo è uno dei Paesi più diseguali della terra perché ci sono pochi che guadagnano tanto e molti che guadagnano poco, così come possiamo rendere una società più equa?, ha sottolineato il Vescovo di Rancagua."Dobbiamo metterci al posto dei poveri e pensare che un lavoratore con una famiglia di 4 o 5 figli, come farà a vivere con quello che oggi si chiama salario minimo?", ha concluso Mons. Goic Karmelic.Le elezioni presidenziali in Cile si terranno il 17 novembre di questo anno, ma già è iniziata la scelta dei candidati da parte dei partiti. Sat, 18 May 2013 00:00:00 +0200AFRICA/SUDAFRICA - I Vescovi chiedono spiegazioni sull’uso dei beni dello Stato per un matrimonio privatohttp://www.fides.org/it/news/41533-AFRICA_SUDAFRICA_I_Vescovi_chiedono_spiegazioni_sull_uso_dei_beni_dello_Stato_per_un_matrimonio_privatohttp://www.fides.org/it/news/41533-AFRICA_SUDAFRICA_I_Vescovi_chiedono_spiegazioni_sull_uso_dei_beni_dello_Stato_per_un_matrimonio_privatoJohannesburg - “Il governo deve ai sudafricani un’accurata e celere spiegazione sull’apparente abuso di personale e di proprietà dello Stato da parte di persone associate con il matrimonio della famiglia Gupta” afferma una nota della Southern African Catholic Bishops’ Conference. I Vescovi sudafricani intervengono così per chiedere trasparenza sulla vicenda del matrimonio di un membro della famiglia Gupta, imprenditori di origine indiana che hanno in Sudafrica vasti interessi nel campo minerario, dell’aviazione, dei media e delle alte tecnologie, che ha visto la mobilitazione di strutture e personale dello Stato. Nella loro dichiarazione i Vescovi ricordano in particolare “l’impiego della squadra volante della polizia e di altre elementi delle forze di sicurezza, l’uso di una base dell’aeronautica militare da parte di un jet privato, e il fatto che le dogane siano state tenute all’oscuro. Tutto questo è indizio di gravi irregolarità ad alto livello nel processo decisionale”.La stampa sudafricana ha riferito l’atterraggio nell’aeroporto militare di Waterkloof, nei pressi di Pretoria, di un aereo privato che portava gli invitati al matrimonio provenienti dall’India. Il corteo nuziale è stato poi scortato dalla polizia fino a Sun City, la “Las Vegas sudafricana”.“È particolarmente preoccupante la notizia riferita dai giornali che circa 60 poliziotti sono stati impiegati nello scortare gli ospiti a Sun City” affermano i Vescovi. “La polizia sudafricana dovrebbe impegnarsi nel combattere il crimine, per la qual cosa si avverte l’urgente necessità, non per fornire un servizio di sicurezza privato a spese del contribuente”.“L'intero episodio non fa che rafforzare la percezione che le persone che sono ben collegate politicamente non devono rispettare le stesse regole di cittadini comuni” rimarca la dichiarazione. “Non possiamo permetterci di guadagnare la reputazione di essere un Paese dove conta chi ha le giuste conoscenze, e dove la ricchezza può comprare un trattamento privilegiato da parte delle autorità” concludono i Vescovi. Sat, 18 May 2013 00:00:00 +0200