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AFRICA/SUDAFRICA - “Lo sciopero di ieri è il segnale di un forte disagio sociale causato dall’alto tasso di disoccupazione” dice a Fides il responsabile delle comunicazioni della Conferenza Episcopale Sudafricana

Johannesburg (Agenzia Fides)- “Lo sciopero di ieri è un segnale di un forte disagio sociale, anzi di una situazione che rischia di diventare esplosiva” dice all’Agenzia Fides, Efrem Tresoldi, comboniano, responsabile delle comunicazioni della SACBC (Southern African Catholic Bishops' Conference) commentando lo sciopero dei lavoratori dell’industria mineraria, di quella manifatturiera e del settore dei trasporti che si è svolto ieri, 27 giugno, in Sudafrica.
“Alla base dello sciopero vi è la grave crisi economica che ha colpito l’industria mineraria, soprattutto quella estrattiva, oro e diamanti, oltre a quella tessile” afferma p. Tresoldi. “Le ragioni di questa crisi sono diverse. L’industria estrattive risente della forte rivalutazione del Rand, la moneta sudafricana, che penalizza le esportazioni, mentre l’industria tessile deve far fronte alla forte concorrenza dei prodotti cinesi”.
“Lo sciopero ha visto unito una buona parte del mondo del lavoro” prosegue il missionario. “I lavoratori dell’industria automobilistica sono scesi in sciopero più come forma di solidarietà con i lavoratori degli altri comparti, che per difendere il loro posto di lavoro. In effetti il settore automobilistico appare in espansione, al punto che negli ultimi anni, le grandi aziende automobilistiche giapponesi e tedesche hanno investito in modo massiccio in Sudafrica per creare stabilimenti”.
“Gli organizzatori dello sciopero vogliono mandare un segnale forte al governo e ai responsabili economici perché affrontino la drammatica situazione dell’occupazione: il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 40% della forza lavoro” dice p. Tresoldi. “È ancora presto per trarre un bilancio dello sciopero però penso che la manifestazione avrà un impatto e che i responsabili politici ed economici prenderanno provvedimenti”
Tra le richieste avanzate vi sono l’imposizione di dazi sui prodotti tessili stranieri e la riduzione del valore del Rand per favorire le esportazioni.
Il forte tasso di disoccupazione del Sudafrica ha gravi conseguenze anche per i lavoratori stranieri che vivono nel Paese. “Tra i primi a risentire della contrazione dei posti di lavoro in Sudafrica vi sono gli immigrati provenienti da Mozambico, Lesotho, Malawi. Paesi poverissimi che adesso devono farsi carico di coloro che rientrano dal Sudafrica dopo aver perso il lavoro” dice p. Tresoldi.
Accanto alla crisi economica, il Sudafrica deve far fronte alla crisi politica dovuta alle accuse di corruzione nei confronti del Vicepresidente Jacob Zuma, che è stato costretto alle dimissioni dal Presidente Thabo Mbeki. Al suo posto è stata nominata Phumzile Mlambo-Ngcuka, ex Ministro delle miniere e dell’energia, e prima donna a diventare Vicepresidente del Sudafrica. (L.M.) (Agenzia Fides 28/6/2005 righe 39 parole 436)

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