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AFRICA/SUDAN - Tutto quelle che si temeva è accaduto: quando le tensioni interne si sovrappongo agli interessi internazionali. Rotta una nuova tregua Africa

Khartoum (Agenzia Fides)- “Ora solo un’azione decisa della comunità internazionale può fermare la guerra nel Darfur” dice all’Agenzia Fides mons. Macram Max Gassis, Vescovo di El Obeid (Sudan), commentando la rotture della tregua nel Darfur.
Ieri, 24 novembre, uno dei due gruppi ribelli del Darfur, l’Esercito di Liberazione del Sudan (SLA), aveva annunciato di rompere la tregua e di riprendere la guerra “a tutto campo” accusando il governo di Khartoum di non avere onorato gli impegni sottoscritti: la cessazione delle ostilità, firmato l'anno scorso, e il protocollo di sicurezza firmato ad Abuja (Nigeria) il mese scorso.
“Continuo a ripetere che la crisi sudanese è molto complicata ed è molto difficile da risolvere” dice mons. Gassis. “Per questo non mi sento di approvare le dichiarazioni di facile ottimismo su una rapida soluzione della guerra nel sud Sudan. Come si pensa di risolvere questo conflitto, quando è aperta una crisi grave come quella del Darfur?” si chiede il Vescovo.
La comunità internazione si aspetta che entro la fine dell’anno governo e guerriglia dell’Esercito di Liberazione del Popolo del Sudan (SPLA) firmino la pace definitiva (vedi Fides 24 novembre 2004).
La fine del cessate il fuoco nel Darfur è stato condannata “nel modo più categorico” dalle Nazioni Unite. L’inviato speciale del segretario generale dell'ONU Kofi Annan in Sudan, Jan Pronk, ha rivolto un appello perché da entrambe le parti si metta fine alle ostilità nella regione, precipitata in una gravissima crisi umanitaria.
Pronk ha poi condannato ''l'uccisione di poliziotti e civili nei pressi del campo di Kalma”. La città, nel nord del Darfur, era stata teatro di scontri la scorsa domenica tra i ribelli e le milizie arabe Janjawid, sospettate di essere il braccio armato del governo sudanese. (L.M.) (Agenzia Fides 25/11/2004 righe 27 parole 320)

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