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Città del Vaticano (Agenzia Fides) - L’Udienza Generale di mercoledì
2 aprile si è svolta in Piazza San Pietro, dove il Santo Padre
ha incontrato pellegrini e fedeli ed ha continuato il ciclo di
catechesi sui Salmi e i Cantici della preghiera mattutina delle
Lodi, commentando il Cantico “Inni al Signore vittorioso e salvatore”
(Is 42,10-16). L’inno si apre con l’invito a “cantare al Signore
un canto nuovo” dopo il ritorno dall’esilio di Babilonia, in quanto
davanti al popolo ebraico si apre l’orizzonte della libertà. “Dopo
il solenne invito al canto, il profeta fa entrare in scena il
Signore, rappresentato come il Dio dell’Esodo, che ha liberato
il suo popolo dalla schiavitù egiziana – ha spiegato il Santo
Padre -. Entrato in scena, il Signore parla e le sue parole veementi
intrecciano giudizio e salvezza. Egli comincia con il ricordare
che «per molto tempo» ha «fatto silenzio», cioè non è intervenuto.
Il silenzio divino è spesso motivo di perplessità per il giusto
e persino di scandalo, come attesta il lungo grido di Giobbe.
Tuttavia non si tratta di un silenzio che indica un’assenza, quasi
che la storia sia lasciata in mano ai perversi e il Signore rimanga
indifferente e impassibile. In realtà, quel tacere sfocia in una
reazione simile al travaglio di una partoriente che s’affanna,
sbuffa e urla. È il giudizio divino sul male, raffigurato con
immagini di aridità, distruzione, deserto, che ha come meta un
risultato vivo e fecondo. Infatti, il Signore fa sorgere un mondo
nuovo, un’èra di libertà e di salvezza. A chi era cieco vengono
aperti gli occhi perché goda della luce che sfolgora. Il cammino
si fa agile e la speranza fiorisce, rendendo possibile continuare
a confidare in Dio e nel suo futuro di pace e di felicità.” Infine
il Santo Padre ha sottolineato: “Ogni giorno il credente deve
saper scorgere i segni dell’azione divina, anche quando essa è
nascosta dal fluire, apparentemente monotono e senza meta, del
tempo.” Il
testo integrale della catechesi del Santo Padre, plurilingue,
è sul nostro sito (S.L.) (Agenzia Fides 3/4/2003; Righe
21 – Parole 338)
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