il portale congregazione pp.oo.mm. collegio urbano urbaniana fides santa sede
testata banner mongolia
 
 HOME ITALIANO ESPAÑOL ENGLISH FRANÇAIS PORTUGUÉS DEUTSCH CHINESE
Attualità
360° News
Approfondimenti
Dossier
Vita della Chiesa
Statistiche
 
Opinioni
Block Notes
Interviste
Recensioni
 
Multimedia
RadioFides
Fotografie
 
In primo piano
Da non perdere
Le sfide della missione
 
 
Comunicati
Bollettino
 
EUROPA/ITALIA - LA PIU' ANTICA RIVISTA MISSIONARIA D'EUROPA SI RINNOVA PER RACCONTARE I PASSI DEL VANGELO NEL TERZO MILLENNIO

Intervista a Gerolamo Fazzini, condirettore di "Mondo e Missione"
Milano (Agenzia Fides) - Da gennaio 2003 "Mondo e Missione", mensile del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME), esce con una veste editoriale rinnovata: 96 pagine a colori, grafica più moderna, formato agile, nuove rubriche, nuovi autori, inchieste giornalistiche ampie e approfondite.
Perché la più antica testata missionaria europea abbia cambiato radicalmente la sua veste lo abbiamo chiesto a Gerolamo Fazzini, 40 anni, giornalista professionista, già inviato di Avvenire, da settembre 2001 condirettore della rivista, della quale direttore responsabile è padre Vincenzo Pavan, missionario del Pime con una lunga esperienza in Brasile.

Perché una rivista così antica ha deciso un cambiamento tanto vistoso?
In effetti la nostra è una rivista con una lunga e gloriosa tradizione. Siamo la più antica testata missionaria europea, edita con continuità dal 1872 a oggi. Fondata con il nome "Le Missioni cattoliche" da p. Giuseppe Marinoni, allora Superiore generale del "Seminario lombardo per le Missioni estere" (antesignano del Pime), dal 1969 "Mondo e Missione" ha assunto l'attuale denominazione per decisione di padre Piero Gheddo che per 35 anni (dal 1959 al 1994) ne ha retto il timone. Considero una fortuna lavorare, con un incarico tanto prestigioso quanto esigente, in questo giornale, anche se non è facile raccogliere la copiosa eredità di padre Gheddo. Comunque sia, ogni periodo storico conosce avventure editoriali diverse. Ed è per questo che, dopo un intenso lavoro di verifica, si è scelto di cambiare formula: pur nel solco di una tradizione e in fedeltà all'identità missionaria, abbiamo introdotto segnali di discontinuità e di novità rispetto al passato.
Perché cambiare? La missione della Chiesa è sempre la stessa...
La missione, nelle sue coordinate essenziali, è e rimane l'imperativo di sempre, che tocca tutti i cristiani. Ma cambiano senz'altro le forme in cui si deve declinare tale impegno. Oggi la missione ad gentes, mentre riafferma la centralità dell'annuncio di Gesù Cristo unico salvatore, non può prescindere da sfide e opportunità quali - per citarne alcune - l'inculturazione autentica, il dialogo interreligioso, una proposta cristiana sulla globalizzazione, l'ambito dove oggi si gioca la promozione umana, che deve accompagnare strettamente il cammino di evangelizzazione.
Cambiano i metodi della missione, dunque debbono cambiare i media missionari ?
Sì. Noi, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di dar vita a uno strumento che risponda ad alcune esigenze. In primo luogo vogliamo raccontare i passi del Vangelo nel mondo, le storie quotidiane di fede che avvengono nei continenti, per opera di Dio e grazie all'azione di missionari, laici… Ci sta a cuore il destino dei cristiani nei diversi Paesi, specie laddove, a causa delle ideologie, della sete esasperata di potere o di profitto, i credenti sono minacciati, osteggiati, discriminati. Ci interessa presentare la Chiesa cattolica nella sua unità e formidabile pluralità e ricchezza di espressioni culturali e tradizioni, ma anche testimoniare il cammino ecumenico che faticosamente i fedeli di varie Chiese sorelle stanno compiendo, in obbedienza allo Spirito. Cruciale, per una rivista che si presenta sul proscenio del terzo millennio, è l'attenzione al rapporto con le altre religioni, sia sul versante della ricerca teologica quanto, soprattutto, nella testimonianza che quotidianamente molti rendono con il "dialogo della vita".
Oggi si parla molto del nesso missione-globalizzazione…
Misurarsi con le problematiche legate allo sviluppo, all'ambiente, alle questioni sociali più drammatiche è ineludibile per una rivista che voglia dirsi missionaria, sempre provando, però, a dare una lettura dei fenomeni in atto sulla scia della Dottrina Sociale della Chiesa. La complessità della situazione e le varie sensibilità che albergano nel mondo cattolico rendono necessario, oltre che giornalisticamente fecondo, mettere a confronto posizioni diverse, in una logica di "discernimento comunitario", non di scontro. Per evitare di cadere tanto in una sorta di "pensiero unico" mutuato da residui ideologici, quanto di rifugiarsi nel mero e rituale richiamo ai principi dottrinali. Non è un impegno facile. Noi ci proviamo, saranno i lettori a dare le pagelle.
Nell'editoriale del primo numero di quest'anno lei ha scritto di non voler fare una "rivista ansiogena". Che significa?
Che è tempo di dare più spazio a esperienze positive dal Sud del mondo, sia che vengano dalle Chiese che dalla società civile. C'è, nei Paesi del Sud del mondo, instancabilmente solcato dai missionari, un patrimonio di umanità, di culture, di saggezza che ancora deve trovare pienamente cittadinanza nelle nostre riviste. Più spazio alle "buone notizie", insomma. Senza scivolare, però, in sdolcinate descrizioni o in quadretti agiografici.
Spesso ritorna la domanda circa il futuro del rapporto media-evangelizzazione. Come lo vede dal suo osservatorio?
Penso che la questione decisiva sia quella di formare coscienze che acquisiscano familiarità a muoversi, da credenti, nella cultura plasmata dai media. Il primo problema per la Chiesa, io credo, non sta tanto nel creare nuovi mezzi o nel "rimodernare" i vecchi, ma nel comprendere la portata dei cambiamenti in atto, legati appunto alla civiltà attuale, nella quale i mass media giocano un ruolo importante. Vorrei, però, al tempo stesso, mettere in guardia circa un eccesso di intellettualismo che talvolta vedo affiorare in alcuni approcci pastorali. L'uomo è e rimane tale nelle sue coordinate e domande fondamentali con il passare dei secoli. Ridurre l'evangelizzazione ad una questione di adeguamento di linguaggi, di aggiornamento teologico e/o tecnologico mi pare fuorviante. La comunicazione (anche quella del Vangelo) lo si voglia o no passa sempre da cuore a cuore. I media - giornali, siti, riviste che siano - sono strumenti, importanti e preziosi, cui tocca il compito di servire la verità e, per quanto possibile, toccare il cuore. (S.L.) (Agenzia Fides 19/2/2003 - Righe 75; Parole 930)

Precedente Torna all'indice Successiva
 

Palazzo "de Propaganda Fide" - 00120 - Città del Vaticano Tel. +39-06-69880115 - Fax. +39-06-69880107 - e-mail: fides@fides.va © AGENZIA FIDES